Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)
- Il ministro: «Servono misure straordinarie, come quelle adottate dopo la guerra in Ucraina. L’instabilità energetica compromette la nostra sicurezza economica». In agenda anche un pezzo del «piano casa».
- Sui tassi arriva una doppia mazzata. Il mercato ormai dà per quasi certi due rialzi nel 2026, per un totale di 50 punti base. Così la Bce punta ad arginare l’inflazione. Ma a farne le spese sarà la crescita.
Lo speciale contiene due articoli.
L’ipotesi più probabile è che si stia lavorando ad un pacchetto ampio per sterilizzare l’emergenza prezzi dovuta all’attacco all’Iran. Quindi non solo accise mobile come già annunciato dal premier Giorgia Meloni. Su questo l’esecutivo è al lavoro da giorni. Ieri al Mimit il ministro Adolfo Urso ha convocato una cabina di regia urgente della Commissione allerta rapida con il ministero dell’Economia e delle finanze, il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la Guardia di Finanza, Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) della presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm). Ore di riunione per un’analisi dell’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e per fornire immediati riscontri al governo che è al lavoro per verificare la necessità di eventuali interventi e la loro natura, soprattutto nell’ipotesi in cui dovesse continuare il fenomeno della speculazione sui prezzi. La cabina di regia ha osservato che «i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Una dinamica che sarà ora oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi».
Per quanto riguarda l’ipotesi accise, dal marzo 2023 è prevista, «ai fini della tutela del cittadino consumatore», la possibilità, con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, di disporre una riduzione delle aliquote di accisa sui prodotti energetici usati come carburanti o combustibili per riscaldamento per usi civili, a fronte delle maggiori entrate Iva derivanti dalle variazioni di prezzo internazionale del petrolio greggio. Questo meccanismo può essere attivato se il prezzo aumenta, sulla media del mese precedente, rispetto al valore di riferimento, espresso in euro, indicato nell’ultimo Documento di economia e finanza o nella relativa Nota di aggiornamento presentati alle Camere. Il presidente della Federazione italiana gestori carburanti e affini (Fegica), Roberto Di Vincenzo, ha spiegato che però c’è un problema perché il meccanismo «non prevede una rapida applicazione con un decreto interministeriale, ma l’analisi del benchmark di un differenziale fra i due mesi precedenti, per capire se lo scostamento possa giustificare un un’applicazione. So che stanno facendo dei calcoli e probabilmente domani (oggi, ndr) in consiglio dei ministri arriveranno con questa proposta, anche perché con un prezzo del gasolio a 2 euro l’Iva è salita quasi di 10 centesimi; quindi, sarebbe immediatamente fruibile a gettito invariato». Oggi in cdm ogni ministero porterà la sua proposta di intervento. Sul tavolo potrebbe esserci anche la presentazione di un pezzo del piano casa.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che sta lavorando alla possibilità di eventuali coperture per tamponare l’emergenza prezzi dell’energia coglie un altro aspetto dell’emergenza: «L’Italia è leader in Europa per produzione manifatturiera ma non ha indipendenza energetica: un mix che in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo diventa pericoloso. L’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende ma anche la nostra sicurezza economica». E poi avverte: «Per l’Europa non ci sono le condizioni d’emergenza e invece per noi dovrebbe valutare l’adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle adottate nel 2022 all’indomani dell’attacco russo contro l’Ucraina. Agire subito stoppando i prezzi dell’energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel 2022».
Intanto la Lega ha presentato alcuni emendamenti per migliorare il decreto bollette promossi dal viceministro del Mase, Vannia Gava. Si lavora su accise e sulle centrali a carbone. Si interviene sull’idroelettrico per consentire alle Regioni di riassegnare le concessioni scadute. Sul biogas la Lega propone di evitare il taglio degli incentivi, perché un taglio metterebbe a rischio la sostenibilità economica degli impianti esistenti, con la concreta possibilità di chiusura di oltre mille strutture, mentre il beneficio sulla bolletta sarebbe marginale, poco più di un euro. Infine su riserve e stoccaggi un emendamento propone la soppressione dell’articolo 9, che prevedeva la vendita di parte del gas stoccato nel 2022 per finanziare riduzioni temporanee di alcune componenti tariffarie, anche qui l’impatto sarebbe marginale.
E mentre si lavora sulle ripercussioni economiche della guerra rispunta Francesco Saverio Garofani, il consigliere del Colle beccato dalla Verità a una cena di tifosi della Roma a Terrazza Borromini, mentre parlava di eventuali scenari per far cadere il governo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti convocato il Consiglio supremo di Difesa per venerdì alle 10. Ordine del giorno: la guerra in Iran e in Medioriente. Come prevedibile. Alla riunione da prassi parteciperanno sia Garofani che Meloni, nella prima riunione ufficiale dopo i fatti di Terrazza Borromini.
Sui tassi arriva una doppia mazzata
La guerra in Iran e l’impennata dei prezzi dell’energia hanno riaperto, in poche sedute, un capitolo che i mercati sembravano aver già chiuso: la possibilità che il 2026 non sia l’anno dei tagli, ma di nuovi rialzi dei tassi da parte della Bce. La catena di cause che ha scatenato tutto è chiara: shock geopolitico, premio per il rischio sulle materie prime, aspettative d’inflazione in salita e rendimenti obbligazionari sotto pressione.
Il detonatore, sia chiaro, è l’energia. Il Brent è balzato ieri fino a ridosso dei 120 dollari al barile, massimo da metà 2022, mentre la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per una quota stimata intorno a un quinto dei flussi globali di petrolio e Gnl – ha congelato parte dei traffici e alzato il costo dell’assicurazione del rischio. Nel Golfo, poi, tagli di produzione e catene logistiche sotto scacco hanno reso più credibile lo scenario di un’offerta meno elastica. Anche il gas europeo (Ttf) è tornato a muoversi in modo violento, con rialzi giornalieri a doppia cifra.
Il riprezzamento è diventato nitido anche sui derivati: gli swap indicizzati alle scadenze di policy della Bce implicano ora circa il 70% di probabilità di due rialzi da 25 punti base nel 2026 scrive Bloomberg, contro l’unico rialzo che solo fino a venerdì scorso si riteneva plausibile quest’anno. Un primo aumento risulta dunque interamente prezzato entro luglio. In più, un altro rialzo potrebbe arrivare verso la fine dell’anno.
Per la Banca centrale europea il dilemma è chiaro: «guardare oltre» un puro shock dell’offerta di energia, oppure reagire al più presto per evitare che l’energia si trasformi in inflazione persistente attraverso salari e servizi. La Bce ha confermato il 5 febbraio i tassi (con quelli sui depositi al 2%), ribadendo un approccio guidato dai dati («data-dependent»), con una prudente riduzione del costo del denaro a fronte di un’inflazione in calo verso l’obiettivo del 2%.
Ora, molti economisti avvertono che, sei i mercati reagiranno a questa crisi in modo eccessivo, questo potrebbe comportare un rischio per l’economia del Vecchio Continente: una stretta aggressiva su uno shock energetico potrebbe peggiorare la crescita senza spegnere la componente importata dell’inflazione. Ma, se i prezzi restano elevati a lungo, l’impatto sull’inflazione potrebbe valere fino a circa un punto percentuale aggiuntivo, riaprendo anche lo spettro della stagflazione. Il punto è che il 2022 (in cui l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia aveva spaventato non poco i mercati energetici) ha lasciato cicatrici di incertezza: oggi, però, la tolleranza per un nuovo shock energetico sembra più bassa.
Sul fronte politico, il G7 discute l’eventuale ricorso alle riserve strategiche coordinato dall’Agenzia internazionale dell’energia. Una mossa del genere potrebbe attenuare la corsa dei prezzi e comprare tempo, ma non cancella il rischio geopolitico: la variabile decisiva resta la durata del conflitto, la tenuta delle rotte energetiche e la capacità di evitare che il rialzo dell’energia diventi inflazione strutturale.
Ora, insomma, la Bce è a un bivio: tagliare i tassi ne minerebbe probabilmente la credibilità, alzarli rischierebbe di frenare la crescita. Lo stesso vale anche per la Banca centrale inglese e, più in generale, per tutti i mercati europei. Quello che è certo è che, senza una soluzione immediata, per le tasche dei cittadini europei rischia di tornare lo spettro di una inflazione al galoppo.
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Un attacco aereo israeliano colpisce il quartiere di Dahiyeh, nella zona sud di Beirut (Ansa)
Il presidente del Libano apre a un accordo con Israele che preveda concessioni e una conciliazione duratura. Continuano i raid dell’Idf sulla parte Sud del Paese.
L’offensiva delle Forze di difesa israeliane continua incessantemente a colpire le infrastrutture di Hezbollah nel Sud del Libano e nei quartieri meridionali della capitale Beirut, senza risparmiare la valle della Bekaa e alcune aree intorno a Monte Libano.
Lo scontro contro gli alleati dell’Iran ha causato 486 morti soltanto nell’ultima settimana, tra i quali 83 bambini e 42 donne, secondo quanto dichiarato ieri sera dal ministro della Sanità libanese, Rakan Nassereddine. Tra i morti di ieri figura anche Padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, località del Sud del Libano. L’ultima zona colpita da Tel Aviv è l’area costiera di Tiro, dove sono dispiegate anche forze dell’esercito nazionale libanese e dove i bombardamenti sono caduti su alcuni centri abitati causando la distruzione di case, infrastrutture e reti di servizi essenziali e almeno undici morti con decine di feriti. Un’altra area costantemente sotto attacco è quella di Dahieh, nella periferia Sud della capitale, roccaforte di Ezbollah che ospita mezzo milione di persone.
Israele ha emanato una serie di ordini di evacuazione soprattutto a Dahieh, a Sud e nella Bekaa, provocando diverse centinaia di migliaia di sfollati. Human Rights Watch ha accusato Tel Aviv di aver usato armi al fosforo bianco in Libano, nelle aree residenziali nella città di Yohmor, ma l’Idf ha dichiarato di non essere a conoscenza di questi fatti e non poter confermare l’utilizzo di munizioni contenenti fosforo bianco nel Paese dei Cedri. Il portavoce dell’esercito ha detto non di aver visionato le immagini utilizzate da Human Rights Watch e di non poter quindi rilasciare dichiarazioni in merito al caso, anche se l’Idf, come molti eserciti occidentali, possiede proiettili contenenti fosforo bianco in quantità legale secondo il diritto internazionale.
Intanto Hezbollah ha giurato fedeltà alla nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, che succede al padre, l’ayatollah Ali Khamenei. In una nota, il movimento sciita filoiraniano ha promesso la sua lealtà e ribadito la sua incrollabile fedeltà sostenendo che questa decisione invia un messaggio a Stati Uniti e Israele: l’Iran non si lascerà intimidire dal terrorismo degli aggressori e dai tentativi di indebolire la rivoluzione. Un attacco missilistico di Hezbollah nel centro di Israele, inoltre, ha provocato 16 feriti.
Mentre sul terreno si continua a combattere, il presidente libanese Joseph Aoun, in un’intervista pubblicata dal quotidiano L’Orient-Le Jour, il principale quotidiano in lingua francese, ha detto che il governo è pronto a riprendere il negoziato con Israele per arrivare a una pace solida, duratura ed efficace, fondata sulla formula «terra in cambio di pace». Il Libano avrebbe già informato le Nazioni Unite e le maggiori potenze di essere pronto a un confronto con Israele per evitare l’escalation (secondo i media americani, è stato chiesto di mediare all’amministrazione Trump). Il leader cristiano maronita ha definito gli attacchi contro l’esercito libanese inaccettabili, sorprendenti e sospetti, accusando contemporaneamente Hezbollah di volere la distruzione di Beirut. «La decisione sulla guerra e sulla pace deve restare prerogativa esclusiva dello stato libanese e ci impegniamo nel continuare il disarmo di Hezbollah», ha concluso Joseph Aoun.
Anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno espresso la loro profonda preoccupazione per l’impatto della crisi regionale sul Libano e per le gravi conseguenze sui civili e sui delicati equilibri mediorientali.
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
Il sultano di Ankara: «Provocazioni che mettono a dura prova amicizia millenaria».
Poco dopo che l’Iran ha negato di aver lanciato attacchi alle porte dell’Europa, la Nato ha intercettato un missile diretto proprio sulla Turchia. Il raid iraniano è stato reso noto dal ministero della Difesa turco: il missile balistico è stato abbattuto nello spazio aereo della Turchia dalle difese della Nato stanziate nel Mediterraneo orientale. Il portavoce dell’Alleanza atlantica ha poi confermato l’intervento: «La Nato ha nuovamente intercettato un missile diretto verso la Turchia».
I detriti sono caduti nei campi vuoti a Gaziantep, nel Sud-est del Paese. Poco prima dell’annuncio, gli Stati Uniti avevano ordinato allo staff diplomatico non essenziale «di lasciare il consolato generale di Adana». La reazione turca non è tardata ad arrivare, con il ministero degli Esteri che ha convocato l’ambasciatore iraniano. Sull’altra area calda, ovvero Cipro, Ankara ha comunicato che schiererà sei caccia F-16 nel Nord del Paese. Nonostante «i nostri sinceri avvertimenti, continuano a essere intrapresi passi estremamente sbagliati e provocatori che metteranno a dura prova l'amicizia della Turchia», ha tuonato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro Teheran.
E mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che «non ci sono più italiani che vogliono tornare in Italia dai Paesi del Golfo», continua la rappresaglia iraniana. Dall’inizio degli scontri, il Bahrein ha intercettato 102 missili e 171 droni. E gli attacchi sono proseguiti anche ieri: all’alba, un drone iraniano ha colpito la regione di Sitra, ferendo 32 persone. Un altro attacco di Teheran ha preso di mira l’impianto petrolifero di Al Ma’ameer, causando un incendio «con danni materiali segnalati». In seguito, la società energetica statale Bapco Energies ha comunicato «lo stato di forza maggiore sulle attività». Tra l’altro, i caccia britannici Typhoon hanno distrutto droni iraniani diretti in Bahrein e in Giordania. Nella serata è stato riferito di «operazioni aeree difensive» in corso a supporto degli Emirati Arabi Uniti, dove solo ieri sono stati intercettati 12 missili e 17 droni. Sempre negli Emirati, è scoppiato un incendio nella zona petrolifera di Fujairah. E ad Abu Dhabi la caduta dei detriti dei droni intercettati hanno ferito un cittadino giordano e uno egiziano. Le esplosioni sono state avvertite anche a Doha, con il ministero della Difesa qatariota che ha parlato di 17 missili e sei droni intercettati. Le autorità del Qatar intanto hanno cercato di mettere un freno alla diffusione di immagini dei raid ritenute false, facendo scattare le manette per 300 persone. In Arabia Saudita, Riad ha intercettato altri droni verso il giacimento petrolifero di Shaybah.
Contro il principale nemico, Teheran ha sganciato diverse ondate di missili, con gli allarmi che sono scattati a Tel Aviv, a Haifa e nel Sud di Israele. Stando a quanto riferito dal Times of Israel, l’Iran ha lanciato munizioni a grappolo colpendo almeno sei siti, tra cui Yehud, Holon e Bat Yam. A seguito della morte di una persona e del ferimento di altre due, che si trovavano fuori dai rifugi, il capo del Comando del Fronte interno, Shai Klapper, ha ricordato alla popolazione di attenersi alle linee guida di emergenza.
Dall’altra parte, prosegue l’operazione Furia epica in Iran. L’Aeronautica militare israeliana ha rivelato di aver colpito «il quartier generale dell’organismo regionale del regime iraniano, il centro di comando delle Forze di sicurezza interna a Isfahan, un’ulteriore base utilizzata dai Guardiani della rivoluzione e dai Basij e il quartier generale della polizia dei Guardiani». Le esplosioni hanno interessato Teheran, Isfahan, Karaj, Malard e Shahriar. Tra i bersagli delle Idf anche «un impianto di produzione di motori per razzi» e 16 aerei da trasporto appartenenti al Corpo del Quds iraniano. In Iraq, un raid ha colpito una base del gruppo Hashed al-Shaabi, vicino a Mosul. Per un funzionario dell’ex organizzazione paramilitare, dietro l’attacco ci sarebbe l’aviazione statunitense.
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La famiglia Trevallion (Ansa)
Il tribunale dei minori si lamenta del «clamore mediatico». Mentre i legali della famiglia nel bosco fanno ricorso per rimediare alla separazione. Il Garante: «Ignorata la mia Pec per incontrare i bambini».
«È il caso Tortora dei bambini». Così rilancia sui social Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. «Non ricordo chi l’abbia detto, ma condivido. Le decisioni nei confronti della “famiglia nel bosco”, l’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi figli e la volontà di spostarli in un’altra struttura rischiano di essere un clamoroso errore giudiziario».
La salute psico-fisica di questi bimbi, già pesantemente compromessa con il primo strappo dai genitori lo scorso 20 novembre, quando vennero portati nella struttura protetta di Vasto, deve essere elemento di preoccupazione per tutte le figure a vario titolo coinvolte in questa brutta storia di separazione familiare. Invece, ogni azione avviene a rilento per i tempi della giustizia. Ieri, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, legali dei Trevallion Birmingham, hanno presentato ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila per chiedere la sospensiva dell’ordinanza di giovedì scorso. Si augurano una decisione rapida, intanto però i bimbi sono senza la mamma e sempre destinati a un’altra casa-famiglia come disposto dal tribunale dei minorenni. Se ancora restano a Vasto è perché non risulta facile trovare una struttura disposta ad accoglierli, con il clamore mediatico che giustamente avvolge questa vicenda.
«Venerdì ho inviato una pec a tutti gli interlocutori istituzionali, chiedendo di incontrare i bambini accompagnata da esperti medici rigorosamente indipendenti. Nessuno si è degnato di rispondere», dichiara sconcertata Terragni. Questo è il rispetto, la considerazione del tribunale dell’Aquila, delle assistenti sociali, per la figura del Garante nazionale per l’infanzia. Domenica sera, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla trasmissione Fuori dal coro (Rete 4), ha detto: «Il caso della famiglia nel bosco a me lascia senza parole. La decisione di allontanare la madre dalla struttura protetta non penso faccia stare meglio questi bambini. Penso che infligga loro un altro pesantissimo trauma. Siamo oltre, dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono, secondo me, figlie anche di letture ideologiche». La presidente del Consiglio ha annunciato l’invio degli ispettori all’Aquila ed effettivamente al ministero della Giustizia è stata aperta una nuova procedura, alla luce degli ultimi fatti (allontanamento madre e disposizione di spostamento bambini). Al momento è solo richiesta di ulteriore documentazione, come quella fatta pervenire al ministro Carlo Nordio da quando è stata aperta l’istruttoria, in concomitanza con la decisione del tribunale per i minori di sospendere la potestà genitoriale di Nathan e Catherine.
Nei prossimi giorni, è probabile che avvenga anche la prima ispezione negli uffici giudiziari dell’Aquila. «Direi che ora è arrivato il momento di arrivare a una definitiva conclusione di questa vicenda», ha detto lunedì il ministro Nordio. Dal tribunale, invece, si è pensato solo a far uscire una nota congiunta della presidente, Cecilia Angrisano, e del procuratore della Repubblica, David Mancini, piena di disappunto. «In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria, da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili e in particolare, presso il tribunale per i minorenni di L’Aquila e la Procura minorile di L’Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale», si legge nel documento. Parole che contrastano con il contenuto dell’ordinanza, a firma Cecilia Angrisano, che ha allontanato una mamma dai suoi bambini. La stampa di sinistra ha riportato solo i passaggi che evidenziavano l’esasperazione di Catherine, l’irrequietezza dei piccoli e altri comportamenti che in realtà dimostrano il fallimento dell’operato delle assistenti sociali, mentre si sono omesse affermazioni sconcertanti.
Come quelle riportate dalla Verità: «L’umore materno è andato col tempo peggiorando verosimilmente poiché la signora mostra di avere per qualche ragione coltivato l’illusione di una permanenza in comunità molto breve e di un sollecito ripristino della convivenza di tutta la famiglia presso la propria abitazione», scrive nel provvedimento la presidente, prendendo per buone unicamente le parti più negative delle relazioni del servizio sociale.
Così come quando viene stigmatizzato il comportamento dei tre piccoli: «Si sono moltiplicati i tentativi dei minori di accedere autonomamente ai piani superiori della struttura, dove sono ubicati l’ufficio della responsabile, lo spazio neutro per gli incontri protetti, la stanza studio e l’appartamento assegnato alla madre». Sarebbe questa l’attenzione per le necessità delle «persone di minore età»? Piccoli già provati duramente, eppure si è deciso di sottoporli allo stress di un nuovo spostamento.
Il tribunale, in via provvisoria e urgente, «ordina l’allontanamento dei minori dalla comunità in cui sono attualmente ospitati e il loro collocamento in diversa struttura, senza la madre», è stata la sconcertante decisione affatto attenta al benessere psico-fisico di tre creature, a dispetto dei proclami.
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