(Gruppo Fs)
- Aumentano i Frecciarossa in servizio e le corse notturne per Puglia e Calabria. I Regionali raggiungono 1.700 località italiane e oltre lo Stretto di Messina c'è il convoglio turistico Sicilia Express.
- Dal 2 aprile al 17 maggio esposte vetture storiche, auto d'epoca e icone del design italiano al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.
Lo speciale contiene due articoli
Circa 28 milioni di persone hanno scelto il treno per viaggiare durante i ponti primaverili che includono le festività di Pasqua, del 25 aprile e del 1° maggio. E il gruppo Fs, tramite le società controllate Trenitalia, Fs Treni Turistici Italiani e Busitalia, ha messo in campo un’offerta potenziata.
Per rispondere alle esigenze di mobilità, sono stati attivati in alcune giornate sette Frecciarossa in più tra Milano, Roma e Napoli, con l’impiego di treni in doppia composizione per raddoppiare i posti disponibili. In aggiunta, tornano i Frecciarossa notturni, disponibili in alcuni giorni fra Milano e la Calabria e fra Milano e la Puglia. Sulla costa Adriatica, lAlta velocità prevede due collegamenti aggiuntivi tra Milano e Pescara in giornate dedicate, e sei treni supplementari che fermeranno a Riccione nei giorni di maggior flusso, raggiungendo un totale di dieci collegamenti al giorno con la località. Grazie ai collegamenti di autobus dedicati Freccialink, si possono raggiungere mete come Pompei, Matera, Assisi, Perugia e destinazioni alpine come Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio.
Intercity e collegamenti internazionali in aumento
Fino al 2 giugno, il gruppo Fs renderà disponibili circa 240.000 posti aggiuntivi sui treni Intercity e Intercity Notte. Gli Intercity servono le principali tratte lungo le dorsali tirrenica e adriatica, mentre gli Intercity Notte collegano Nord, Centro, Sud e Sicilia con partenze serali e arrivi al mattino. Forte anche la richiesta per l’opzione Eurocity da e per la Svizzera, che incrementa i collegamenti tra Milano e Zurigo e Basilea. Sono attivi servizi lungo gli assi del Gottardo e del Sempione, verso Zurigo, Basilea, Ginevra e Berna. L’offerta internazionale è completata dagli Euronight, che collegano Roma, Firenze e Bologna con Austria e Germania, arrivando a Vienna, Salisburgo e Monaco di Baviera.
Potenziamento del Regionale e Sicilia Express
Il Regionale raggiunge 1.700 località italiane, proponendosi come soluzione ideale per visitare città d’arte, borghi e località di mare e montagna. Per Lunedì dell'Angelo, sono previsti 12 treni straordinari tra Pescara, Giulianova e Teramo per l’evento Arrostiland. L’offerta è stata rafforzata verso le località balneari della Riviera ligure, la costa ionica siciliana e il Veneto. In Emilia-Romagna, Trenitalia Tper aggiunge 117 corse e oltre 70.000 posti, in particolare verso la Riviera romagnola. Inoltre, per il ponte pasquale, Fs Treni Turistici Italiani ripropone il Sicilia Express, un collegamento tra Piemonte e Sicilia destinato ai residenti siciliani al Nord, con corse attive il 7 aprile. Anche Busitalia rafforza la propria offerta con collegamenti verso aeroporti, città d’arte e mete naturalistiche. Sono potenziati gli Airlink verso gli aeroporti di Bergamo Orio al Serio e Venezia Marco Polo, e l’Assisi Link per agevolare il raggiungimento del centro storico. Le prenotazioni vedono in testa le città del Sud: Bari, Foggia, Lecce e Brindisi in Puglia; Lamezia Terme e Villa San Giovanni in Calabria, e Salerno in Campania. Tra le mete marittime, prevalgono Termoli e San Benedetto del Tronto sull’Adriatico, e La Spezia sul Tirreno.
La storia della mobilità italiana in mostra a Napoli
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa presenta Vintage Vibes: Passioni su Ruote, mostra promossa dalla Fondazione Fs Italiane e aperta al pubblico dal 2 aprile al 17 maggio. L’esposizione propone un percorso immersivo dedicato all’evoluzione della mobilità italiana: un dialogo inedito tra treni storici, automobili d’epoca e icone del design del Novecento.
La mostra include prestigiosi esemplari provenienti dalla Collezione Lopresto - tra le più autorevoli raccolte italiane di automobili d’epoca - tra cui l’Alfa Romeo 1900L del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e la Fiat 1500 appartenuta ad Anna Magnani, simboli dell’eleganza e delle trasformazioni sociali del Dopoguerra.
Un approfondimento di particolare rilievo è dedicato al contributo di Pininfarina, protagonista nel definire l’estetica dell’automobile italiana e nel trasferire il proprio linguaggio progettuale innovativo anche al mondo ferroviario. Pur non essendo un produttore di treni o motori, Pininfarina ha lasciato un’impronta determinante sul design di molti convogli delle Ferrovie dello Stato.
La mostra presenta anche la Lancia Florida Pininfarina, esemplare unico e pietra miliare del design italiano, vincitrice del Concorso di Eleganza di Cortina nel 1955. Un ulteriore elemento di forte impatto emotivo è costituito dalla presenza della Vespa appartenuta ad un celebre fuoriclasse del calcio mondiale, simbolo del legame popolare tra mobilità, sport e identità italiana. Di particolare interesse anche modellini, giocattoli d’epoca, trenini, manifesti e fotografie originali che raccontano l’immaginario visivo del viaggio nel Novecento.
Vintage Vibes valorizza il ruolo di Fondazione FS Italiane, custode della memoria ferroviaria nazionale e dell’identità stessa della mobilità italiana, insieme al grande patrimonio storico e culturale custodito nei padiglioni del Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.
Il programma completo della mostra è disponibile su fondazionefs.it, sulla pagina Facebook della Fondazione Fs, chiamando lo 081.472003 o scrivendo a museopietrarsa@fondazionefs.it.
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Ecco #DimmiLaVerità del 3 aprile 2026. Il nostro Fabio Amendolara commenta l'inchiesta a carico di 7 carabinieri per la morte di Ramy.
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2026-04-03
Le nuove tecnologie ridisegnano l’umano. Regolarle non basterà a salvarci dall’abisso
iStock
Secondo Mariano Bizzarri, coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo spazio, l’Intelligenza artificiale spaccia l’interazione con un algoritmo per un confronto reale. Una deriva che manipola il pensiero.
Le nuove tecnologie ci stanno rubando la vita. Anche se per molti costituiscono una sorta di promessa messianica, destinata a rimediare a tutti i mali dell’uomo, dalla miseria alle malattie. Un ruolo preminente in questo revival «spiritual- tecnologico» è svolto dall’Intelligenza artificiale (Ia). L'Ia non ha nulla di intelligente, essendo solo un sistema che grazie ad algoritmi è in grado di computare masse imponenti di dati in base ai quali fornisce previsioni e linee di condotta.
Eppure l’Ia è considerata una nuova «pietra filosofale», «macchina di grazia» come dice il fondatore di Anthropic, destinata a portarci la salvezza che le religioni possono solo promettere a parole. La tecnologia è la nuova divinità in cui politica e cultura cercano oggi la loro legittimazione. Ma la verità è ben altra: le nuove tecnologie alterano la struttura stessa dei nostri interessi fondamentali - le cose a cui pensiamo. Lo stesso eccesso di «dati», ci frastorna la mente: è una forma di rumore, una sovrastimolazione sensoriale e cognitiva che impedisce di pensare. Nel contempo modifica la natura dei simboli su cui costruiamo le nostre riflessioni: cambia il modo in cui ragioniamo, suggerendoci percorsi e priorità che non hanno nulla a che vedere con i nostri bisogni reali.
E infine stravolgono la comunità all’interno della quale sviluppiamo pensieri e credenze, che viene a essere sostituita da piattaforme su cui operano i social, le reti anonime di utenti assoggettati al nuovo mercato digitale. In questo modo stanno ridisegnando una nuova ontologia dell’essere umano, ridefinendo e anzi mischiando i confini tra natura e artificio, che una volta erano assolutamente distinti. Per taluni questo è un vantaggio. Ma stiamo barattando velocità ed efficienza con perdita di senso e libertà.
In questo scenario, il «dossier digitale» non riguarda più soltanto regole o governance - come accadeva di fronte alle grandi innovazioni del passato - ma investe il piano stesso delle possibilità dell’esistenza: libertà, autodeterminazione, dignità. Quali giochi restano ancora praticabili quando la tecnologia incide sulla struttura dell’essere, il nostro stesso cervello - vero oggetto del contendere - che verrà parassitato da bisogni e pensieri ispirati da altri che alimentano e incoraggiano le tendenze peggiori dell’animo umano, cullandolo nella falsa convinzione di quanto sia straordinario nei suoi limiti e inadeguatezze?
Il problema è che una nuova tecnologia, una volta inserita nel circuito economico, non può essere ignorata né disinnescata. Possiamo regolarla, introducendo anche sistemi sofisticati (con il loro pesante correlato burocratico), ma comunque inadeguati rispetto a ciò che è in gioco. Qualcuno ha suggerito di opporre «resistenza», adottando un atteggiamento critico e distaccato, cercando, per quanto possibile, di evitare che siano i nuovi dispositivi ad «usarci». Mantenere una distanza per tutelare la psiche è certamente lodevole, ma temo insufficiente. Le nuove tecnologie purtroppo hanno un grande appeal, perché promettono di ottenere molto con il minimo della fatica.
Fra pochissimo le macchine ci solleveranno anche dall’incombenza di pensare: basta l’Ia a scegliere, ragionare, decidere, scrivere e sentire al nostro posto. Qui siamo oltre la manipolazione del consenso ottenuto tramite informazioni manipolate: l’Ia può infatti alterare alla radice la possibilità di distinguere il vero dal falso, modificando immagini e voci, imitando le persone, sostituendosi ad esse, anche fisicamente tramite la progressiva introduzione di dispositivi cibernetici che interagiscono direttamente con il nostro cervello. Si annuncia l’era del cyber-umano, realizzazione principe del transumanesimo. È questa l’ambizione del tecno-spiritualismo che configura, come ha scritto Marcello Veneziani, il volto inatteso dell’Anticristo.
Tutto questo lo chiamano progresso, ma è solo il disegno portato avanti da tempo dall’infausta alleanza tra capitalismo finanziario e tecnocrazia, finalizzato a stravolgere il mondo intero. Ci avviamo verso un futuro distopico in cui saremo circondati da «cose» che avranno la pretesa di essere trattate come esseri umani, senza esserlo, e in cui uomini e dispositivi tecnologici co-evolveranno in modo imprevedibile.
Tutto questo è stato da tempo denunciato, nella pressoché totale indifferenza dei decisori politici. Ed è tremendamente doloroso per me riproporre l’allarme, dopo una vita spesa per la scienza e la tecnologia. Quello che vedo in prospettiva atterrisce, soprattutto pensando alle nuove generazioni che sono prive di anticorpi, alla totale mercé di tecnologie che stravolgono la loro vita. La politica è inadeguata comprendere mentre farfuglia di controlli e regolamentazioni che funzionano solo nella loro testa. Di questi giorni è il rifiuto della società Anthropic di sottostare alle direttive Usa che prevedono la possibilità di usare l’Ia per gestire la guerra, indipendentemente dal controllo umano. Uno scenario apocalittico, come quello descritto da film come Terminator. Quanto ci metteranno le macchine per capire che l’uomo è di intralcio per l’esecuzione dei loro programmi? E chi sarà allora in grado di fermarle?
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Una scena dal film «Fight Club» (20th Century Fox)
Nel 1996 usciva «Fight Club». Nel bestseller di Chuck Palahniuk, giovani uomini provavano a fuggire dalla mediocrità picchiandosi. Oggi è ancora peggio: contro la solitudine i ragazzi scelgono la violenza, ma tramite il Web, alienandosi ancor di più dalla realtà.
«Ho pensato: ok, siamo entrati in un periodo di azione radicale. E vedremo un periodo di attacchi, rapimenti e cose terribili compiute da lupi solitari. Forse anche qualche attentato dinamitardo. E poi ci sono le sette. In questo momento, i giovani sono davvero suscettibili a diversi modelli sociali. Vedo le sette come il fenomeno principale. Le vedo come un settore in forte crescita. Sette segrete».
Chuck Palahniuk ha pronunciato queste parole più o meno un anno fa, nel corso di una intervista concessa al Daily Telegraph per presentare il suo romanzo più recente, Shock induction. E se si scorre la cronaca italiana di questi giorni è difficile pensare che lo scrittore americano non avesse ragione. A ben vedere, le vicende dei minorenni di casa nostra che si fanno coinvolgere sulla Rete da gruppi ferocemente estremi e poi si mettono a progettare stragi e omicidi di professori o genitori sembrano uscite da un libro di Chuck.
Secondo Palahniuk ciò che avviene oggi non è del tutto inedito. «Non credo che i momenti storici siano unici», ha detto ancora al Telegraph. «Penso a un periodo simile alla fine degli anni Sessanta, quando gli ideali hippie e le forme di protesta non funzionavano più, le persone hanno iniziato a intraprendere azioni sempre più radicali, come il rapimento di Hearst, l’omicidio di Aldo Moro e gli omicidi di Sharon Tate.
Improvvisamente i ricchi hanno dovuto avere delle guardie del corpo. Ci sono stati tutti questi atti di azione radicale perché l’azione organizzata non funzionava più». In effetti, le azioni radicali sembrano essere in crescita, se non altro come reazione all’apatia generale. E, di nuovo, Chuck aveva previsto tutto in un capolavoro intitolato Fight club, di cui quest’anno ricorre il trentennale. In quel romanzo, Palahniuk aveva concentrato una diagnosi puntualissima dei mali occidentali, aveva intuito le esplosioni di violenza ottusa che ci hanno accompagnato negli ultimi tempi, e ne aveva a suo modo spiegato le cause. Nel romanzo, un numero crescente di maschi americani, alienati dallo stile di vita consumistico e abbrutiti dalla mediocrità quotidiana, trovava una nuova ragione di vita nella partecipazione a club clandestini di lotta particolarmente rude e brutale. I punti in faccia, le nocche sbucciate, le costole dolenti: erano un modo - per quanto rabbioso e parecchio sofferto - di riappropriarsi del proprio corpo inflaccidito dalla comodità, per provare nuovamente emozioni sopite sotto la coltre di aridità contemporanea.
Il bisogno di lotta univa gli uomini, il richiamo dei muscoli tesi li faceva riscoprire simili e fratelli. Poi tutto degenerava: la violenza diventava culto e poi sovversione, la macchina del Fight club si trasformava in una sorta di setta segreta al servizio del guru Tyler Durden. A cui oggi cercano di assomigliare, disperatamente e con risultati un po’ patetici, varie personalità del Web, soprattutto all’interno della cosiddetta «manosfera». Il fatto è che sulla Rete non ci sono soltanto influencer machisti e un po’ ridicoli. Ci sono anche gruppi decisamente più pericolosi come quelli a cui i minorenni violenti italiani si abbeveravano.
In Fight club il vero punto di partenza del dramma era l’alienazione individuale, la separazione dalla realtà che spingeva i singoli e cercare di ritrovare sé stessi nello scontro fisico: soffrire e sfinirsi per dimostrare di essere ancora vivi. Ora, grazie alla Rete, tutto questo è pesantemente degenerato. I ragazzini sono ancora più separati dal reale e trovano nelle sette una falsa via di uscita che in realtà è ancora più alienante.
I partecipanti al Fight club mettevano in gioco i loro corpi, le loro membra, si facevano male e sanguinavano, ritrovavano bruscamente alla realtà a colpi di cazzotti. Con il Web è tutto diverso: la violenza non è più scontro fisico, ma attacco a mano armata. Non è vera, è di nuovo mediata e irreale. Si spara come in un videogame, non si esce mai dal virtuale. Anzi, si sprofonda ancora di più dentro di esso fino a perdersi del tutto, tanto che nemmeno l’atto più brutale è percepito nella sua concretezza pesante.
Eppure il rimedio all’alienazione assassina, per Palahniuk almeno, è sempre lo stesso: ritornare al reale. Uscire dallo «spazio sicuro» che la società del (presunto) benessere ha costruito attorno ai singoli e rimettersi in gioco, anche rischiando grosso. Questo è il centro della questione: avere il coraggio di uscire dalla bolla protettiva. Prima riconoscere l’esistenza di limiti e poi tentare di superarli, ma per un fine sensato. L’ultimo romanzo di Palahniuk ruota tutto attorno a questo concetto. Racconta di un gruppo segreto che monitora i giovani, ne misura le performance scolastiche e poi cerca di reclutarli offrendo loro parecchio denaro in cambio della sottomissione per la vita.
La grande scelta è dunque fra la schiavitù rassicurante e la totale incertezza della libertà. «È un destino che i giovani si trovano ad affrontare molto presto nella vita», ha detto Chuck a riguardo. «Accetto il lavoro alle poste perché offre vantaggi, stabilità e perché posso farlo, oppure seguo la mia passione? E ci sono persone che riescono a fare entrambe le cose, come Bukowski, che consegna la posta e scrive. Ma ci sono molte persone che scelgono un lavoro stabile e cercano di coltivare la propria passione nel tempo libero.
Verso la fine della loro vita, però, mettono da parte tutta la loro passione e si rendono conto, molto tardi, che hanno perso l’occasione di formarsi e sviluppare il proprio talento. E una volta che quell’occasione si è chiusa, dovranno fare i conti con il fatto di aver scelto la stabilità e la sicurezza invece di quella cosa che li entusiasmava da giovani. E penso che sia una scelta terrificante». Intendiamoci: non si tratta del banale invito a «seguire i propri sogni». Il punto è: siate disposti a giocarvi tutto. Perché l’alternativa è un’apatia che genera mostri.
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