Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 5 marzo con Carlo Cambi
Entrano in vigore le nuove norme per la tutela della nostra eccellenza troppo spesso minacciata da prodotti stranieri
Ankara convoca l’ambasciatore di Teheran per il missile abbattuto dagli Usa. Il Qatar arresta cellule dei Pasdaran. Sotto attacco pure Arabia Saudita, Emirati e Kuwait.
Nel pieno dell’escalation che sta attraversando il Medio Oriente, la massima autorità religiosa sciita dell’Iraq, il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani, ha condannato quella che ha definito una «guerra ingiusta» contro l’Iran e ha invitato la comunità internazionale, «in particolare i Paesi islamici», ad adoperarsi per un cessate il fuoco immediato.
In un comunicato diffuso dal suo ufficio e rilanciato dall’agenzia irachena Ina, il religioso - considerato una delle figure spirituali più influenti del mondo sciita - ha invitato i musulmani e «tutte le persone libere del mondo» a denunciare il conflitto e a dimostrare solidarietà verso quello che viene definito «l’oppresso popolo iraniano». Sistani, nato nella città iraniana di Mashhad come l’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un attacco di Stati Uniti e Israele, ha sollecitato governi e organizzazioni internazionali a fare «tutto il possibile» per fermare immediatamente la guerra e trovare una soluzione pacifica alla questione nucleare iraniana nel rispetto del diritto internazionale.
Dopo il suo appello, il ministero dell’Energia di Baghdad ha riferito che la fornitura di energia elettrica è stata interrotta totalmente in tutte le province dell’Iraq e, mentre andiamo in stampa, nuove esplosioni, secondo i giornalisti sul posto, vengono sentite a Erbil e all’aeroporto di Baghdad. Inoltre, diverse segnalazioni indicano che sistemi radar e apparecchiature militari francesi sarebbero stati dispiegati a Baghdad, mentre l’ambasciata statunitense a Baghdad ha intimato ai suoi cittadini di lasciare immediatamente l’Iraq.
Mentre dal mondo sciita arrivano appelli alla solidarietà con Teheran, sul terreno la situazione racconta una realtà molto diversa. Nelle ultime ore l’Iran ha continuato a lanciare missili e droni contro diversi Paesi della regione, ampliando ulteriormente la tensione nel Golfo e nel Medio Oriente. Uno degli episodi più delicati ha riguardato la Turchia. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco, dopo aver sorvolato Siria e Iraq, è stato abbattuto nel Mediterraneo orientale da un cacciatorpediniere della Marina statunitense. Lo riferisce la Cnn citando due fonti informate. La Nato ha condannato l’episodio: la portavoce dell’Alleanza Atlantica, Allison Hart, ha parlato di «attacco dell’Iran» alla Turchia. Mentre secondo Pete Hegseth, segretario della Difesa Usa, l’incidente turco non attiva l’articolo 5 della Nato. Il ministero della Difesa di Ankara ha precisato che non ci sono state vittime, né feriti. Il governo turco ha reagito convocando l’ambasciatore iraniano e ribadendo di riservarsi il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile, sottolineando di non essere coinvolto nelle operazioni militari né di aver autorizzato l’uso del proprio spazio aereo o delle basi sul territorio.
Nel Golfo la tensione resta altissima. Il Qatar ha riferito di aver intercettato missili da crociera e droni lanciati dall’Iran verso il proprio territorio. Le autorità di Doha hanno inoltre arrestato almeno dieci persone sospettate di appartenere a due cellule delle Guardie della rivoluzione iraniane impegnate in attività di spionaggio e sabotaggio.
Secondo l’agenzia ufficiale Qna, sette dei fermati erano incaricati di raccogliere informazioni su infrastrutture sensibili e installazioni militari, mentre gli altri erano stati addestrati per operazioni di sabotaggio e per l’utilizzo di droni. Durante le indagini gli investigatori hanno trovato coordinate di obiettivi strategici e apparecchiature tecnologiche e i sospettati avrebbero ammesso i loro legami con i Pasdaran. Sul piano diplomatico si è registrato anche un duro scambio tra Doha e Teheran. Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, respingendo con fermezza la versione iraniana secondo cui gli attacchi avrebbero colpito esclusivamente infrastrutture Usa nel Golfo. Secondo Doha, «i fatti sul terreno dimostrano il contrario»: missili e droni avrebbero raggiunto aree civili e residenziali del Qatar, inclusi i dintorni dell’aeroporto internazionale Hamad e zone industriali legate alla produzione di gas naturale liquefatto. Il premier qatariota ha definito questi attacchi «una chiara violazione della sovranità del Qatar e del diritto internazionale».
Anche il Kuwait è stato colpito dall’ondata di attacchi. Le autorità militari hanno riferito di aver affrontato numerosi missili e droni entrati nello spazio aereo del Paese. Il ministero della Salute kuwaitiano ha comunicato che una bambina di 11 anni è morta dopo essere stata colpita da schegge provocate dalle esplosioni. Nonostante i tentativi di rianimazione effettuati durante il trasporto in ospedale e proseguiti all’arrivo presso l’ospedale Al-Amiri, la giovane è deceduta a causa delle ferite. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto due missili e nove droni diretti verso la città di Al-Kharj. In una nota ufficiale, il ministero della Difesa saudita ha ribadito che il Regno farà «tutto il necessario per difendere la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini». Segnalazioni di allarmi aerei e intercettazioni sono arrivate anche dagli Emirati Arabi Uniti, dove le difese aeree sono state attivate per neutralizzare droni diretti verso infrastrutture sensibili.
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I giudici della Corte d’appello di Firenze hanno negato l’estradizione di un uomo che ad Atene è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione: «Rischia un trattamento incompatibile con i diritti Cedu»
Può un pakistano presunto omicida non essere estradato in Grecia e restare in Italia, a piede libero?
Sì, almeno secondo i giudici della Corte d’appello di Firenze, che hanno disposto la scarcerazione di K.Y., nato nel 1999, domiciliato a Siena, ma che utilizza anche un alias che lo «invecchia» di tre anni e che gli attribuisce un domicilio diverso, in un paesino sul versante senese del Monte Amiata.
Secondo le toghe del capoluogo toscano, lo straniero, sul quale pende un mandato di cattura europeo per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio, non può essere estradato perché, in base alla documentazione pervenuta da Atene, non è stato possibile «escludere, in concreto, il rischio che l’interessato, in caso di consegna, possa essere sottoposto a condizioni di detenzione incompatibili con gli articoli 3 Cedu e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea». Ma non basta: secondo le toghe, «deve, inoltre, considerarsi che K.Y. è sottoposto a custodia cautelare in carcere in Italia dal 10 dicembre 2025 e che il procedimento di consegna si colloca in prossimità della scadenza del termine massimo di durata della misura custodiate applicata per la presente causa».
«In tale contesto», prosegue la sentenza, «l’ulteriore protrazione della restrizione della libertà personale, in assenza di informazioni idonee a escludere il rischio di trattamenti inumani o degradanti nello Stato richiedente, risulterebbe incompatibile con il carattere assoluto e non bilanciabile della tutela apprestata dall’articolo 3 Cedu». In poche parole, deve essere liberato, in Italia, con tutti i rischi che questo comporta rispetto alla possibilità di procedere in futuro all’estradizione.
In Grecia sull’uomo pendono due mandati di cattura, emessi dal Giudice Istruttore presso il tribunale di Kilkis. Il primo, risalente al 15 settembre scorso, per «favoreggiamento dell’uscita dal territorio greco di cittadini extracomunitari senza essere sottoposti al controllo di cui all’articolo 5 legge 5038/2023, commesso allo scopo di lucro», il secondo, del 21 ottobre scorso, oltre a contenere il primo reato contestato, aggiunge quello di «omicidio volontario in uno stato d’animo tranquillo».
E il 10 dicembre la squadra mobile di Siena procede all’arresto dell’uomo, che finisce in carcere.
Ecco la drammatica ricostruzione dell’omicidio che le autorità greche attribuiscono al ventiseienne e che merita di essere riportata integralmente per la pericolosità che le autorità greche attribuiscono all’uomo: «Nell’area di Evzonoi (Kilkis) e precisamente nel cortile dell’albergo Chara, il giorno 15 ottobre 2025 e verso le ore 20, con intento doloso e in stato d’animo tranquillo, avendo deciso di uccidere il cittadino della Sierra Leone, M.J., il cui trasporto e uscita dal Paese dietro un compenso e senza essere sottoposto alle formalità di controllo, aveva assunto, quando quest’ultimo ha chiesto che gli fosse restituito l’importo versato al ricercato a titolo di compenso a tal fine, visto che i tentativi non erano fin allora riusciti, aveva informato gli altri connazionali che lo aveva rintracciato e prima che essi lo avessero rintracciato lo ha colpito con fuoco d’arma tre volte».
La sentenza precisa che «l’imputato ha ammesso in sede di interrogatorio di essere a conoscenza della vicenda giudiziaria occorsa in Grecia, a seguito della quale è stato ucciso un giovane, pur negando fermamente ogni responsabilità personale in ordine alla commissione del fatto».
Il 29 gennaio scorso, durante l’udienza, il difensore dell’uomo si è opposto alla consegna «per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza» e ha dedotto, inoltre, «che le condizioni carcerarie della Grecia sono disumane e degradanti, producendo documentazione in tal senso, tra cui la sentenza della cassazione del 12 luglio 2023. La Corte ha richiesto dettagliate informazioni su quale istituto penitenziario sarà detenuto in caso di consegna e sulle condizioni carcerarie di tale istituto». Secondo quando riportato nella sentenza, però, al 2 marzo era «pervenuta come unica risposta dalla Procura della Repubblica ellenica l’indicazione che il K., se consegnato, potrebbe essere detenuto o nel carcere di Nigrita o in quello di Salonicco. Nessuna informazione è pervenuta in merito alle condizioni carcerarie dell’istituto di custodia ove l’imputato sarà detenuto in Grecia, oggetto di richiesta specifica di questa Corte sin dal 29 gennaio 2026». Per i giudici fiorentini, che fanno più volte riferimento alla giurisprudenza della Cedu, «il Rapporto Cpt contiene rilievi puntuali sul carcere di Nigrita, ove, a fronte di una capienza ufficiale di circa 600 posti, erano presenti oltre 700 detenuti, con segnalazione di celle sovraffollate, condizioni igienico-sanitarie degradate in alcune sezioni, carenza di prodotti per l’igiene personale, grave insufficienza di personale di custodia e assistenza sanitaria non continuativa, con presenza medica limitata e assenza di copertura notturna e nei giorni festivi». Parole, che, a bene vedere, potrebbero fare riferimento a qualsiasi carcere del nostro Paese. Mentre per il carcere di «Salonicco (verosimilmente Diavata), deve richiamarsi la sentenza della Corte Cedu, 14 gennaio 2021, Kargakis contro Grecia, che ha accertato la violazione dell’articolo 3 Cedu in relazione alle pessime condizioni di detenzione in tale istituto».
Da tutto questo «consegue che, allo stato degli atti, il rischio di trattamenti inumani o degradanti non risulta neutralizzato, con conseguente necessità di negare la consegna».
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