Jeffrey Epstein (Ansa)
Sarah Kellen, assistente del faccendiere, teneva l’elenco delle «massaggiatrici»: non è mai stata processata. Leon Black, fondatore di Apollo Global Management, è stato accusato di violenze. Eppure non è incriminato.
L’ala liberal delle élites mondiali sta uscendo con le ossa rotte dal rilascio degli Epstein files. La sinistra statunitense (e quella europea che la rincorre a fatica) cerca pretestuosamente di rigirare lo scandalo contro Donald Trump - in Italia ci provano con Matteo Salvini -, ma la rete del faccendiere era notoriamente intrecciata coi democratici, di cui è stato un generoso finanziatore per anni. Oltre alla solita battaglia destra-sinistra, però, c’è una partita più ampia e bipartisan: quella per la trasparenza. La sta conducendo, fosse anche per mere ambizioni personali, il repubblicano Thomas Massie, e il suo pressing sta dando frutti, anche a costo di far vacillare la figura della procuratrice generale Pam Bondi. Massie, in un’intervista rilasciata mercoledì, ha raccontato di un’inusuale cena dell’anno scorso a cui Bondi aveva invitato tutti i rappresentanti repubblicani. A un certo punto le ha chiesto: «Quando esce la prossima tranche di file?». Risposta di Bondi: «Tutto ciò che resta è materiale pornografico con bambini, ed è disgustoso. Nessuno vuole vedere quella roba».
In primo luogo, dunque, il ministro della Giustizia di Trump non ha detto la verità. È comprensibile cercare un equilibrio tra trasparenza e buon senso - il rischio di una caccia alle streghe è altissimo, basta vedere le squallide operazioni in corso per far passare lo scandalo come un affaire nero - ma quanto fatto finora non basta. Una fetta importante del mondo Maga ora chiede le dimissioni di Bondi, nonostante Trump la difenda a spada tratta (ieri l’ha elogiata sul suo social Truth). In secondo luogo, le frasi della Bondi confermano, ancora una volta, l’esistenza di materiale inimmaginabile. Lo aveva già anticipato il suo vice Todd Blanche in conferenza stampa: «Abbiamo escluso le immagini riguardanti morte, violenze fisiche e ferite». Nessun complotto: lo hanno detto le autorità stesse. E se si vuole limitare la caccia alle streghe, forse è il caso che vengano chiariti i tanti punti oscuri rimasti.
Per esempio, oltre al già menzionato su queste pagine Les Wexner, miliardario ed ex numero uno di Victoria Secret, nei fogli delle indagini dell’Fbi compare tra i «co-conspirator» anche Sarah Kellen (per intenderci, nella stessa lista c’è anche la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, condannata a 20 anni di carcere). Assistente personale del faccendiere, gestiva la logistica quotidiana dello sfruttamento sessuale: teneva elenchi di giovani donne da reclutare come «massaggiatrici», prenotava i loro viaggi, era una habitué del Lolita Express. Diverse vittime hanno testimoniato di essere state accompagnate da lei nella stanza dei massaggi a Palm Beach, con l’ammonizione di non fiatare su ciò che accadeva. Particolare non da poco, è stata nominata come co-conspiratrice non incriminata (insieme a Nadia Marcinkova, Lesley Groff e Adriana Ross) anche nell’accordo di non-prosecuzione del 2008, cioè durante la prima indagine in cui è stato condannato Epstein. Nella sentenza del 2022 su Maxwell, il giudice federale Alison Nathan ha descritto Sarah Kellen come «partecipante consapevole e criminalmente responsabile» nella cospirazione. Eppure, non risulta abbia avuto processi a carico.
Un’altra figura più che controversa è quella di Leon Black, miliardario co-fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo, con un patrimonio stimato in oltre 10 miliardi di dollari. Black ha versato a Epstein almeno 158 milioni tra il 2012 e il 2017 (alcuni documenti indicano 170 milioni) per presunti servizi di consulenza fiscale e patrimoniale, ma molti pensano - con delle buone ragioni - che il denaro servisse ad altro. Nel luglio 2023 (accordo siglato a gennaio dello stesso anno), Black ha pagato 62,5 milioni di dollari in contanti alle Isole Vergini per risolvere potenziali rivendicazioni civili legate a Epstein, ottenendo in cambio immunità da future azioni civili nel territorio. Su Black, però, grava l’ombra di testimonianze e accuse che vanno ben al di là della sfera civile. Un’email risalente al 2023 dell’importante avvocato Jeanne M. Christensen menziona dieci ragazze che avrebbero denunciato aggressioni sessuali da parte di Black. Il legale, inoltre, esprime indignazione per il fatto che non siano state rivolte accuse penali contro il miliardario. Un’altra email, verosimilmente interna a qualche ufficio investigativo statale o federale, ha come oggetto quella che sembra la testimonianza di una vittima di Black sempre difesa da Christensen. Si tratta di una donna abusata per 7-8 anni, con cui Black si sarebbe macchiato di violenze sessuali terribili: le mordeva parti della vagina, eccitandosi per la violenza, causandole dolore estremo. Atti analoghi sono provati anche da un altro file contente quella che sembra la trascrizione di un diario: «Ho rovinato il loro viaggio e io sarei quella drammatica perché quel grasso schifoso mi ha morso! Mi ha buttato a terra e sangue ovunque sul tappeto di Jeffrey e io sarei il problema? Chi c.. morde qualcuno? Malato! Nessuno è così importante e Leon può andare a farsi fottere».
Un’altra vittima (sentita da Christensen) descrive uno stupro intorno al 2001-2002 nella residenza di Epstein a Manhattan. Poi c’è un’altra ragazza di 16 anni affetta da autismo che, nel 2002, sarebbe stata violentata con sex toys sempre in quella abitazione (probabilmente è la stessa di una causa intentata nel 2023 e non ancora conclusa, con l’imputato che nega categoricamente ogni accusa). Un ulteriore file identifica una vittima trafficata dal 2001 alla fine del 2004 da una persona legata al network Epstein/Maxwell, costretta a rapporti sessuali con almeno 25 uomini diversi. La giovane, secondo il documento, fu portata alla villa di Epstein a Manhattan per incontrare Leon Black (descritto come «amico speciale» dell’uomo), che con Epstein parlava di lei come di una bambina «di 10 anni». Referti medici indicano traumi da abusi sessuali, inclusa lacerazione rettale e riferimenti a stupro violento. Insomma, di quest’uomo sono attestati passaggi di denaro verso un condannato per traffico sessuale e abusi su minori, e al contempo contro di lui sono state lanciate diverse accuse per violenze sessuali. Ad oggi, ancora nessuna incriminazione.
Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, nei documenti desecretati ci sarebbe anche un riferimento a Maddie McCann, la bimba inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori. Un testimone del 2009, dopo aver visto in tv la foto di Ghislaine Maxwell, ha notato una somiglianza con la donna che aveva visto insieme a una bambina simile a Maddie. L’identikit fornito all’epoca presenta diversi punti in comune con la socia di Epstein.
E se nello staff di Keir Starmer ieri è caduta un’altra testa, quella del capo del Civil Service, il numero uno dei funzionari pubblici del Regno Unito, e segretario del Consiglio di gabinetto, sir Chris Wormald, in Norvegia, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione a Oslo dell’ex primo ministro laburista Thorbjorn Jagland, indagato per corruzione aggravata nell’ambito di quanto emerso dagli Epstein files. A Jagland è stata revocata l’immunità dal Consiglio d’Europa, di cui è stato segretario generale dal 2009 al 2019. L’uomo, inoltre, è stato presidente del comitato Nobel norvegese (quello, per intenderci, che assegna il Nobel per la pace) dal 2009 (anno in cui lo vinse Obama) al 2015. Un altro bel ritratto della galassia liberal, quella che per decenni si è autoproclamata argine morale del mondo.
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Sergio Mattarella (Ansa)
Il capo dello Stato salta con disinvoltura dalle Olimpiadi, in cui si intrattiene amabilmente con gli atleti, al Festival, passando per le foibe e i ricevimenti con gli statisti stranieri. E i media spandono saliva: «Porta fortuna ed è pure super competente».
Oggi tocca a Carlo Conti e Laura Pausini. L’agenda di re Sergio è fittissima. Un impegno gravoso dopo l’altro e chissà come farà «il Matta» per altri quattro anni, fino al termine del secondo mandato. Comunque. Dopo gli auspici per Sofia Goggia, ieri, in trasferta sulle nevi di Cortina, si è complimentato con Federica Brignone per la medaglia in SuperG. «Ci contavo!», le ha detto, precipitandosi dalla tribuna sull’atleta a fine gara. «Io non tanto», ha sorriso lei nel tripudio degli spettatori, mentre il presidente tornava sugli spalti. Olimpia e foibe, Supergigante e referendum sulla giustizia, Alcide De Gasperi e Achille Lauro.
Nessuno come lui sa unire personalità così lontane e padroneggiare materie tanto divergenti. Mattarella è il «presidente pop e top» (Mario Ajello, Il Messaggero). Ogni tocco un prodigio. Ogni parola una stilla. Eclettico, poliedrico, multitasking. Un capo dello Stato tanto in vetrina come lui non ce lo ricordiamo dai tempi di... Ecco, non ce lo ricordiamo. Sempre in prima fila. Protagonista. Risolutore. Catalizzatore. Sta bene su tutto, come il grigio. Basta ascoltare i tg o leggere i giornali e i siti online. Una passerella dietro l’altra. Una tribuna. Un palco. Un pulpito. Un’esortazione, una prolusione, una premiazione. Non gli sfugge nulla. Oggi riceverà i big del Festival di Sanremo e chissà se all’ultimo, al Quirinale o all’Ariston, spunterà anche Roberto Benigni. Del resto, ormai gli uomini del presidente decidono chi fa o non fa le telecronache delle Olimpiadi, rinominate Mattarelliadi. Dare un’occhiata ai telegiornali Rai per credere. A proposito, proprio all’Ariston di tre anni fa, alla serata d’apertura del Festival officiato da Amadeus, l’uomo del Colle apparve per applaudire il monologo del comico toscano sulla Costituzione più bella del mondo. Benigni si scoperchiò di elogi, inchini e riverenze e da allora re Sergio non si perde un riflettore o un selfie che sia uno. Un acrobata, un globetrotter delle passerelle. Le sue sono apparizioni. Come quelle dei santi. Infatti, «porta bene» (o no, Sofia?), scrive il giornalone unificato. Stende la sua grazia sulle gare degli italiani. Incoraggia, sprona, conforta. E come certi santi ha il dono dell’ubiquità. È dappertutto, contemporaneamente. A pranzo con gli atleti al Villaggio olimpico di Milano. Alla cena di gala con re, regine e capi di Stato. Alla Cerimonia inaugurale delle venticinquesime Olimpiadi invernali, ma anche a quella delle «quindicesime». «Un presidente rockstar», per l’ex capo del Cio Thomas Bach, stupito dai cori che l’hanno accolto a San Siro. Dal bagno di folla allo stadio al Quirinale per firmare il decreto di indizione del referendum sulla separazione delle carriere. In Parlamento alla commemorazione delle foibe. Al Circolo ufficiali della Marina militare di Cortina d’Ampezzo. A Casa Italia per festeggiare le medaglie di giornata evitando, però, appropriazioni indebite: «Sono degli atleti. Sono stato fortunato io a essere qui in questi giorni», precisa rispondendo al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che gli attribuisce capacità taumaturgiche.
È dovunque come Padre Pio. Anzi no, troppo brusco il frate di Pietrelcina. Come San Francesco, più soave e inclusivo. Più mainstream (purtroppo). Sorella neve e fratello Festival. Il presidente francescano. E anche un po’ bergogliano. Telefona agli atleti medagliati: «Pronto, c’è Arianna? Sei Olimpiadi e sei successi, una gara formidabile».
Il culto della personalità dilaga come un virus. Tutti pazzi per Matta. L’infodemia ha contagiato tg ammiragli e siti che predicano trasgressività e razzolano con l’establishment. I servizi dei notiziari sono un format di rosolio. Se re Sergio saluta la Goggia nel salottino del Circolo ufficiali diventa la notizia d’apertura dei tg serali. La strage in una scuola del Canada (nove morti e 27 feriti), il blocco navale per i migranti deciso dal governo e l’alleanza Italia Germania in Europa possono attendere. Sarà mica che, vista la fine del povero Auro Bulbarelli, silurato dalla telecronaca della Cerimonia d’apertura per aver anticipato il Matta a San Siro, è meglio tenersi buoni gli uomini del presidente?
Mattarella superstar nobilita ogni cosa che tocca. «Consegnato alla storia delle Olimpiadi il tram milanese pilotato da Valentino Rossi, a Cortina il presidente della Repubblica è arrivato in elicottero» (Monica Guerzoni, sul Corriere della Sera). A Predazzo stanno lustrando il gatto delle nevi. «Nel pomeriggio, neanche il tempo di arrivare da Trento, dove ha inaugurato la biblioteca dell’università dedicata ad Alcide De Gasperi, che subito vuole incontrare Goggia… Mattarella ama lo sport nel profondo. Lo conosce nelle pieghe tecniche e regolamentari» (Concetto Vecchio, Repubblica). Il senso di Matta per la neve. «Emozioni e speranze, ma anche dettagli tecnici perché è un appassionato, non si perde una gara e si interessa persino dell’altezza e della compattezza della neve (Guerzoni)». «Quanto è preparato», sussurra Sofia a Buonfiglio, «ma come fa a sapere tutto?», riporta il Corrierone. Infatti. È onnisciente. Mica ha un nutrito staff che lavora per lui. Però, chissà che fatica festeggiare gli ori azzurri. «Quando sono già le 23, decide di ricevere le due ragazze, Andrea Vötter e Marion Oberhofer: “Siete state favolose!”. Inevitabile il selfie (Vecchio)».
Oggi però si inaugurano le Sanremiadi. E ci saranno Carlo con la sua abbronzatura, Laura che non canta Bella ciao e tutti i big del Festival. Insomma, il presidente pop è sempre al top. E guai a chi rompe l’incantesimo come ha fatto ieri l’ex assessore alla Cultura di Livorno, Simone Lenzi, chiedendogli su X se sia ammissibile che un Procuratore capo come Nicola Gratteri, diffami «milioni di cittadini perbene che non la pensano come lui», dicendo che «voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria».
Chissà se re Sergio risponderà. Più facile che risponda all’invito di Buonfiglio che vorrebbe averlo sempre a Cortina a «portare bene». Circola voce che Sofia Goggia preferisca l’invio di un cartonato.
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2026-02-13
Competitività, Meloni: «I temi sono molti. A nome dell’Italia mi concentrerò sui prezzi dell’energia»
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Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio a margine dell’incontro informale dei leader dell’Unione europea al Castello di Alden Biesen in Belgio.
Ansa
Blitz degli agenti in varie sedi: sotto i riflettori c’è il passaggio di 23 edifici dall’esecutivo comunitario a una società finanziaria controllata dallo Stato belga. Un’operazione dal valore di 900 milioni di euro.
Un’ennesima bufera giudiziaria si è abbattuta sull’Ue, che ormai ricorda sempre più da vicino l’Italia dei tempi di Mani pulite. Ieri mattina la polizia belga ha compiuto perquisizioni negli uffici della Commissione europea nell’ambito di un’inchiesta sulla vendita di immobili. Lo ha reso noto il quotidiano Financial Times citando due fonti informate sull’operazione. Il blitz è avvenuto in diverse sedi della Commissione Ue a Bruxelles, tra cui il dipartimento di bilancio. Gli investigatori avrebbero inoltre perquisito diverse sedi di società e abitazioni, ma allo stato attuale non sono stati emessi provvedimenti cautelari nei confronti di nessuna persona coinvolta nell’inchiesta.
L’indagine, a quanto si apprende da fonti della Procura europea, riguarderebbe l’accordo finalizzato il 29 aprile 2024 dall’esecutivo comunitario con il fondo sovrano Federal Holding and Investment Company per la vendita di 23 edifici della Commissione. Bruxelles aveva presentato l’operazione come un passaggio chiave per trasformare il quartiere europeo in un’area «moderna, attrattiva e più verde», in cui uffici, residenze, negozi e spazi ricreativi potessero convivere armoniosamente. L’intesa era stata definita «vantaggiosa per il quartiere europeo» e funzionale all’obiettivo della Commissione di ridurre del 25% la superficie dei propri uffici entro il 2030, modernizzando e rendendo più sostenibile il patrimonio immobiliare e diminuendone l’impronta di carbonio. Il piano, secondo quanto spiegato allora dall’esecutivo Ue, avrebbe inoltre consentito economie di scala, concentrando il personale in un numero più limitato di edifici, più grandi ed efficienti dal punto di vista energetico. Secondo quanto riferisce il quotidiano belga Le Soir, la Commissione ha confermato di essere stata oggetto di indagini in merito alla vendita dei 23 edifici allo Stato belga nel 2024. Un portavoce, sempre secondo quanto riferito dal quotidiano belga, ha affermato che la Commissione è fiduciosa nel fatto che «il processo (di vendita, ndr) si sia svolto nel rispetto delle norme». L’operazione immobiliare oggetto dell’indagine rientra quadro del disinvestimento di circa un quarto degli uffici entro il 2030 e gli immobili ceduti allo Stato belga, per un prezzo stimato di circa 900 milioni di euro, dovrebbero essere destinati ad abitazioni, attività commerciali o negozi per un prezzo di vendita stimato in 900 milioni di euro. Nell’aprile scorso Commissione e Stato belga hanno quindi annunciato «la finalizzazione di un accordo» in base al quale la Federal Holding and Investment Company, il braccio finanziario del governo federale, sarebbe diventata proprietaria di questi edifici prima di trasferirli agli sviluppatori immobiliari. La società pubblica, i cui uffici si trovano in Avenue Louise a Bruxelles, ha confermato a Le Soir di essere stata anch’essa oggetto di una perquisizione giovedì. «La società sta collaborando pienamente con le autorità competenti e fornisce loro le informazioni richieste, nel rigoroso rispetto del quadro giuridico. In quanto società il cui azionista è un ente pubblico, la Fhic opera costantemente con elevati standard in termini di governance, integrità e conformità alla legge», assicura il braccio finanziario dello Stato belga. «Continuerà a svolgere le sue missioni nel rispetto di questi principi. Le operazioni della Fhic proseguono normalmente. In conformità con la richiesta di riservatezza degli inquirenti e al fine di garantire il corretto svolgimento del procedimento, non verranno rilasciati ulteriori commenti in questa fase».
Una portavoce della Procura europea (Eppo), Tine Hollevoet, ha confermato che sono state condotte «attività di raccolta probatoria nell’ambito di un’inchiesta in corso». «Non possiamo condividere altro in questa fase al fine di non pregiudicare le procedure in corso e il loro esito», ha aggiunto la portavoce.
I membri della Commissione non hanno commentato l’ennesima inchiesta che riguarda le istituzioni di Bruxelles. Nel dicembre scorso, infatti, un altro scossone, quello relativo alla vicenda delle presunte frodi sulla formazione dei diplomatici aveva fatto tremare i palazzi dell’Ue. Complice anche il coinvolgimento dell’ex Alto Rappresentante per la politica estera europea dal 2014 al 2019, Federica Mogherini, inizialmente fermata e poi rilasciata. Dopo l’ennesimo scandalo, ieri il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo Paolo Borchia ha attaccato chiedendo chiarezza: «Ricordiamo che la credibilità della Commissione europea, già da tempo, non gode di buona salute. Ora serve chiarezza, con risposte esaustive da parte di Ursula von der Leyen, a differenza di quanto avvenuto col Pfizergate». Un chiaro riferimento allo scandalo nato dalla mancanza di trasparenza nelle trattative tra la Commissione europea e la casa farmaceutica Pfizer per l’acquisto di vaccini anti-Covid, incentrato in particolare su scambi di messaggi privati tra la Von der Leyen e il ceo di Pfizer, Albert Bourla.
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