
Il governo vara il fermo preventivo per impedire ai violenti di partecipare agli scontri in piazza? E i giudici varano la firma facoltativa: dopo i fatti di Torino, il soggetto obbligato a sottoscrivere il foglio presenze sotto gli occhi di poliziotti e carabinieri non sarà più costretto alla visita quotidiana in questura o in caserma, ma potrà regolarsi in base alle proprie esigenze.
Oggi ci vado, domani forse rinvio, dopodomani vedrò se mi va, mentre sabato marco visita e scendo in piazza. Cioè, se un tizio non è impegnato in una manifestazione può presentarsi alle forze dell’ordine, ma se ha altro da fare, come ad esempio un corteo, può legittimamente evitare, perché la giustizia è buona, paziente e anche un po’ intermittente. In fondo, quelli di Askatasuna sono molto impegnati e non hanno tempo da perdere con le formalità previste dal codice penale. Dunque, i magistrati di Torino che hanno dovuto prendere provvedimenti dopo la guerriglia urbana scatenata dal centro sociale hanno deciso di usare i guanti bianchi, emettendo un’ordinanza che prevede sì l’obbligo di firma, «ma compatibilmente con le esigenze personali del sottoposto alla misura». Altro che repressione, come denunciano ormai ogni giorno Elly Schlein e compagni: qui siamo alla comprensione, manca solo l’indulgenza plenaria. Infatti, c’è l’obbligo di firma, ma con giudizio, perché la magistratura è gentile e sa bene che i provvedimenti devono essere tolleranti e adattarsi alle necessità dei singoli.
Del resto, non è quello che hanno fatto anche i colleghi togati di Milano? Dopo gli scontri attorno alla stazione Centrale durante una delle manifestazioni pro Pal di settembre, prima hanno messo ai domiciliari alcuni dei fermati, ma subito dopo li hanno rimessi in libertà, con la motivazione che chiusi in casa i poverini non avrebbero potuto partecipare alle lezioni. Cioè essere studenti è stata considerata un’attenuante, anzi un’esimente. Dunque, anche se responsabili di essersi scontrati con le forze dell’ordine e di aver scatenato violenti scontri, bisogna capirli. Nell’ordinanza è mancato il buffetto e l’ammonimento a non commettere altre «marachelle», ma il senso era quello.
Certo, non sempre la giustizia è così comprensiva e tollerante. A Torino, qualche tempo fa, un imputato che aveva chiesto il rinvio di un’udienza processuale perché avrebbe dovuto partecipare al funerale del padre, si è visto negare la sospensione in quanto la cerimonia di tumulazione dello stretto congiunto non è stata ritenuta un «legittimo impedimento» a presenziare al dibattimento. In fondo, il babbo era morto senza avvisare i giudici e senza tener conto della loro agenda fitta di impegni. E poi, diciamola tutta, anche se fosse stato presente l’imputato non avrebbe contribuito granché alle esequie. Dunque, i giudici hanno tirato diritto, emettendo la sentenza, che ovviamente è stata di condanna.
Il caso non ha scosso le coscienze neppure dei magistrati della Corte di cassazione, i quali se la sono cavata dicendo che l’imputato la mattina alle 10 avrebbe potuto recarsi in tribunale e subito dopo precipitarsi a Milano per partecipare ai funerali, fissati alle 14.30: dove sta il problema? In meno di due ore l’uomo avrebbe potuto dismettere i panni dell’imputato per indossare quelli dell’orfano. Passare dalle accuse alle condoglianze, insomma, è una questione di orario, che evidentemente non si è posta per i militanti di Askatasuna, ai quali infatti con l’ordinanza di cui sopra non è stata messa fretta, ma è stato consentito di fare con comodo e di scegliere quando presentarsi. Optando per l’orario facilitato e magari pure per la settimana corta della firma, con l’esclusione dunque del weekend, in modo da poter fare una gita al mare e in montagna oppure una trasferta per partecipare a qualche altro pacifico corteo di protesta.
Ma attenzione a criticare la decisione dei giudici: come minino si rischia una pratica a tutela del Csm e come massimo una denuncia. Che ovviamente non terrà conto delle esigenze personali del denunciato, perché sulle querele i magistrati sono assai meno comprensivi






