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2023-10-17
Nido «leggero» e più soldi a chi ha 2 figli
Nella manovra il governo vara un pacchetto di incentivi alla natalità per combattere l’inverno demografico che l’Italia attraversa ormai da anni. «Oltre ai provvedimenti dello scorso anno, che confermiamo, aggiungiamo altre tre misure per un ulteriore miliardo di euro. Aggiungiamo in particolare un altro mese di congedo parentale retribuito al 60%, aumentiamo in modo significativo, di circa 150-180 milioni, il fondo per gli asili nido. Il nostro obiettivo è dire che dal secondo figlio l’asilo nido è gratis. Ma la misura più significativa di queste misure per un miliardo di euro è che le madri con due figli o più non pagheranno i contributi a carico del lavoratore. La quota sarà pagata dallo Stato, ovviamente con dei limiti», ha spiegato ieri il premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Tra le misure della manovra c’è quindi il sostegno alla natalità e alle famiglie numerose, con la gratuità del nido per i secondi figli e gli sgravi per le aziende che assumono madri con almeno due figli. In favore delle famiglie numerose e per alzare il tasso di natalità sono destinate risorse pari a 1 miliardo di euro.
Quello che la Meloni ha presentato come il provvedimento più importante è la decontribuzione per le mamme dal secondo figlio: non pagheranno la loro quota contributiva. Il senso del provvedimento è anche chiarire che «una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società, e lo Stato cerca di compensare pagando i contributi previdenziali». In particolare, ha precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze, «la decontribuzione assume un volto nuovo con riferimento alle donne lavoratrici, prevedendo che la quota dello sgravio sia pari all’intera quota dei contributi a carico delle lavoratrici stesse, per un anno se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo e permanente per quelle che hanno 3 figli fino ai 18 anni del più piccolo», ha poi precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze.
Facciamo degli esempi pratici partendo da una premessa: il 9,19% è la percentuale di contribuzione che lo Stato va ad integrare sul valore di prelievo contributivo sul lordo totale. Considerando questo punto tecnico, vediamo l’impatto sugli stipendi netti. Prendiamo una lavoratrice che prenda uno stipendio di 2.000 euro netti, in busta paga si ritroverà con 2.300 euro. Se lo stipendio netto è di 1.700 euro, se ne ritroverà 1.900. Ipotizzando che percepisca 900 euro netti, e considerata anche in questo caso la quota dei contributi sul lordo complessivo integrata dallo Stato (80 euro), domani ne avrà 980. Se invece prende 1.450 se ne ritroverà 1.620. La mossa è coerente con le promesse fatte dalla Meloni per combattere il calo demografico. Il problema, però, è che il governo sta usando fondi destinati ad abbattere le tasse, che sono per il solo 2024. In sostanza, annuncia interventi strutturali con fondi di copertura che strutturali non sono. E con di fronte uno scenario macroeconomico che diventerà sempre più complicato.
Ma torniamo alle misure annunciate ieri. Al congedo parentale già previsto, sia per mamme sia per papà, si aggiunge un ulteriore mese utilizzabile fino a 6 anni di vita del bambino retribuito al 60%. Nelle parole del premier restano poi confermati gli altri mesi con indennità al 30% e l’indennità all’80% prevista dalla legge bilancio 2023 per un mese di congedo parentale entro il sesto anno. Sono stanziati 150 milioni di euro circa per il Fondo asili nido per avvicinarsi all’obiettivo di assicurare asilo nido gratis dal secondo figlio in poi. La Meloni ha ricordato un principio dichiarato sin dalla campagna elettorale: «Più assumi meno paghi». E per questo, ha detto il premier: «Per le imprese introduciamo una super deduzione del costo lavoro per chi assume a tempo indeterminato: il 120%, che arriva fino al 130% per chi assume mamme, under 30 percettori del reddito di cittadinanza e persone con invalidità». «Il principio per le aziende è che più alta è l’incidenza dei dipendenti in rapporto al fatturato, meno tasse si devono allo Stato. Si sostituisce alla decontribuzione che era prevista per giovani e donne ma si aggiunge alla decontribuzione per chi assume nel mezzogiorno prevista nel decreto sulla Zes», ha aggiunto il premier. Aumenta l’assegno unico e universale per il terzo figlio, almeno fino all’età di 6 anni. È allo studio la gratuità del bollo auto per i nuclei familiari numerosi.
«Sui fringe benefit l’anno scorso siamo interventi in maniera significativa, quest’anno lo rendiamo strutturale con modifiche per il 2024: portiamo il tetto a 2.000 euro per i lavoratori con figli e a 1.000 euro per tutti gli altri», ha poi aggiunto la Meloni. Un lavoratore dunque potrà fare richiesta al suo datore per benefit che non vengono tassati né per l’azienda né per il lavoratore.
Aumenta l’imposta per gli extracomunitari che si curano in Italia
Tra gli articoli della manovra 2024 c’è anche una norma che adegua al rialzo il contributo che devono versare per potersi curare in Italia alcune specifiche categorie di stranieri. La quota riguarda gli extracomunitari che volontariamente decidono di iscriversi nelle liste degli assistiti dal Sistema sanitario nazionale e non gli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno che sono iscritti obbligatoriamente al Ssn, coloro che aspettano il permesso di soggiorno e i minori stranieri non accompagnati. L’aumento del contributo, che aggiorna una normativa del 1998, riguarda quindi gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, ma che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria e sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, di infortunio e per maternità mediante la stipula di una polizza assicurativa privata o con iscrizione volontaria al Ssn attraverso il pagamento di un contributo forfettario annuale. Fra questi compaiono anche il personale religioso, il personale diplomatico e consolare delle rappresentanze estere operanti in Italia, i dipendenti stranieri di organizzazioni internazionali operanti in Italia, gli stranieri che partecipano a programmi di volontariato, i genitori ultra sessantacinquenni con ingresso in Italia per ricongiungimento familiare dopo il 5 novembre 2008.
«Per i residenti stranieri cittadini di Paesi non aderenti all’Unione europea», spiega una nota del Mef, «si prevede la possibilità di iscrizione negli elenchi degli aventi diritto alle prestazioni del Ssn, versando un contributo di 2.000 euro annui. L’importo del contributo è ridotto per gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio o per quelli collocati alla pari».
Per i residenti in Italia con permesso di soggiorno per motivi di studio, il contributo al Sistema sanitario nazionale passa dagli attuali 149 euro a 700 euro (+470%); per i cittadini collocati alla pari il contributo passa da 219 euro a 1.200 euro (+547%), come si legge nella relazione tecnica visionata dall’Ansa. Per i lavoratori che intendono iscriversi volontariamente al Ssn, invece, finora il contributo era calcolato su un’aliquota del 7,50% fino a un reddito pari a 20.658,28 euro e l'aliquota del 4% sugli importi eccedenti ai 20.658,28 e fino al limite dei 51.645,69 euro. «Si stima che in media il contributo pagato dai cittadini stranieri», si legge nella relazione tecnica, «fino al 2022 fosse di circa 1.200 euro. La nuova norma prevede che il contributo salga a 2.000 euro (+66%). Va considerato che la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia nel 2022 è stata pari a 2.102 euro».
Nonostante la norma non miri assolutamente a negare l’accesso alle cure agli immigrati che lavorano in regola, la sua approvazione ha fatto subito insorgere la sinistra che ha accusato il governo e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci di voler attaccare i poveri.
«L’articolo 32 della Costituzione tutela gli individui, oltre che la collettività. E sottolinea che le cure debbono essere gratuite per i poveri. Se gli stranieri extracomunitari sono nullatenenti devono essere assistiti gratuitamente: non si parla di cittadini ma di individui. E a mio parere, quindi, il diritto alla salute deve essere garantito comunque a chi non può pagare», ha detto il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.
La Fp-Cgil ha rincarato la dose, sostenendo che la misura è «analoga a quella che prevede una cauzione di 5.000 euro per i richiedenti per evitare i Cpt». Mentre la senatrice del Pd Vincenza Rando ha parlato di una decisione «immorale».
I sommersi e i salvati della manovra. Meno Iperf e cuneo ma meno detrazioni
Ieri il cdm ha approvato una legge di bilancio da 24 miliardi che contiene misure che vanno dalla riduzione degli scaglioni Irpef, alla conferma del taglio del cuneo fiscale, fino alle agevolazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato. Nel dettaglio parliamo di 10 miliardi di euro, destinati alla decontribuzione per le mamme che lavorano con almeno due figli; di 4,5 miliardi destinati alla riduzione degli scaglioni Irpef, 3 miliardi alla sanità e 5 al rinnovo dei contratti della Pa. In conferenza stampa Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha spiegato come per quanto riguarda le coperture «5 miliardi derivano da tagli di bilancio, 2,5 -2,6 miliardi da rimodulazioni di spesa, che ha liberato spazi per il 2024. Il Parlamento non ha intaccato il fondo per la rimodulazione fiscale che consente di fare l’operazione sullo scalone Irpef», ai quali si devono aggiungere quasi 15,7 miliardi di extradeficit.
Per l’anno 2024 vengono rivisti gli attuali quattro scaglioni Irpef che diventano tre, grazie all’accorpamento dei primi due. Per i redditi fino a 28.000 euro è prevista un’aliquota del 23%, dai 28.001 ai 50.000 euro si passa al 35% e oltre i 50.000 euro si avrà una tassazione del 43%. Il vantaggio maggiore viene concentrato nei redditi da 15.001 a 28.000 che con la precedente suddivisione Irpef andavano a pagare imposte pari al 25%. Si tratta dunque di un taglio di due punti percentuali. Aumenta anche la no tax area per i lavoratori dipendenti che passa da 8.145 euro a 8.500 euro, equiparandola a quella già attualmente prevista per i pensionati, per rispettare l’equità orizzontale.
A questa modifica si affiancano altre due misure rilevanti. Da una parte la conferma per tutto il 2024 del taglio del cuneo fiscali per i lavoratori con redditi medio-bassi: «È un aumento in busta paga che corrisponde a 100 euro al mese e che coinvolge una platea di 14 milioni di cittadini», ha sottolineato in conferenza stampa il premier, Giorgia Meloni. E dall’altra il taglio delle detrazioni fiscali per tutti quei contribuenti che hanno un reddito superiore ai 50.000 che ha l’obiettivo di recuperare risorse da destinare ai redditi più bassi «e di non creare vantaggio alle fasce superiori dall’estensione della prima aliquota Irpef», ha spiegato Maurizio Leo, viceministro all’Economia. Escluse da questo ragionamento le tax expenditure riferite alle spese mediche. Il governo ha dunque introdotto una franchigia di 260 euro per l’ammontare delle detrazioni 2024 in relazione agli oneri la cui detraibilità è fissata al 19%, per le erogazioni liberali a favore di Onlus, iniziative umanitarie, religiose, partiti politici, enti del Terzo settore e per i premi di assicurazioni per rischio di eventi calamitosi. Ovviamente si tratta di una misura che va a pesare, in termini di maggiori spese fiscali non scaricabili, su tutti quei contribuenti che percepiscono un reddito annuo sopra i 50.000 euro. Per le altre categorie di reddito non sono previsti per il momento tagli alle detrazioni e deduzioni fiscali.
Sempre in tema Irpef, per i lavoratori autonomi è previsto lo stop dell’acconto sull’imposta sul reddito prevista per questo novembre. Per chi vorrà si potrà spalmare l’anticipo Irpef in sei rate da gennaio a giugno 2024. A beneficiare di questa manovra saranno più di 3 milioni di contribuenti, tra professionisti e partite Iva, per un giro di affari fino a 500.000 euro.
Per le imprese che assumono a tempo indeterminato sono previste due deduzioni. L’agevolazione maggiore è prevista nel caso in cui l’impresa dovesse assumere soggetti svantaggiati. In generale il costo imponibile del personale di nuova assunzione con contratto indeterminato è maggiorato, ai fini della determinazione del reddito, di un importo pari al 20%. Percentuale che viene aumentata di altri 10 punti percentuali, arrivando dunque al 30% nel caso di assunzione di soggetti fragili come donne, percettori del Reddito di cittadinanza, invalidi e giovani ammessi agli incentivi all’occupazione giovanile. Le disposizioni attuative saranno poi emanate entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della disciplina dal ministero dell’Economia, di concerto con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
L’Ace (Aiuto alla crescita economica) viene abrogata. Alla luce dell’introduzione delle nuove agevolazioni per le imprese che assumono nuovo personale e delle global minimum tax, «incentivi come l’Ace non sono più ammessi», sottolinea Leo.
La manovra conferma poi la detassazione dei premi di produttività al 5% e la soglia fino a 2.000 euro dei fringe benefit per i lavoratori con figli a carico, e fino a 1.000 per tutti gli altri.
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Sostegno alle madri che lavorano. Confermati taglio del cuneo e tre scaglioni Irpef, ma per molti addio detrazioni. Fondi per il ponte sullo Stretto, il canone Rai in bolletta scenderà a 70 euro. In pensione con Quota 104 ibrida, cancellate Opzione donna e Ape sociale. Sale a 2.000 euro il contributo degli stranieri per accedere al servizio sanitario: scoppia la polemica.Nella manovra il governo vara un pacchetto di incentivi alla natalità per combattere l’inverno demografico che l’Italia attraversa ormai da anni. «Oltre ai provvedimenti dello scorso anno, che confermiamo, aggiungiamo altre tre misure per un ulteriore miliardo di euro. Aggiungiamo in particolare un altro mese di congedo parentale retribuito al 60%, aumentiamo in modo significativo, di circa 150-180 milioni, il fondo per gli asili nido. Il nostro obiettivo è dire che dal secondo figlio l’asilo nido è gratis. Ma la misura più significativa di queste misure per un miliardo di euro è che le madri con due figli o più non pagheranno i contributi a carico del lavoratore. La quota sarà pagata dallo Stato, ovviamente con dei limiti», ha spiegato ieri il premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Tra le misure della manovra c’è quindi il sostegno alla natalità e alle famiglie numerose, con la gratuità del nido per i secondi figli e gli sgravi per le aziende che assumono madri con almeno due figli. In favore delle famiglie numerose e per alzare il tasso di natalità sono destinate risorse pari a 1 miliardo di euro.Quello che la Meloni ha presentato come il provvedimento più importante è la decontribuzione per le mamme dal secondo figlio: non pagheranno la loro quota contributiva. Il senso del provvedimento è anche chiarire che «una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società, e lo Stato cerca di compensare pagando i contributi previdenziali». In particolare, ha precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze, «la decontribuzione assume un volto nuovo con riferimento alle donne lavoratrici, prevedendo che la quota dello sgravio sia pari all’intera quota dei contributi a carico delle lavoratrici stesse, per un anno se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo e permanente per quelle che hanno 3 figli fino ai 18 anni del più piccolo», ha poi precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze.Facciamo degli esempi pratici partendo da una premessa: il 9,19% è la percentuale di contribuzione che lo Stato va ad integrare sul valore di prelievo contributivo sul lordo totale. Considerando questo punto tecnico, vediamo l’impatto sugli stipendi netti. Prendiamo una lavoratrice che prenda uno stipendio di 2.000 euro netti, in busta paga si ritroverà con 2.300 euro. Se lo stipendio netto è di 1.700 euro, se ne ritroverà 1.900. Ipotizzando che percepisca 900 euro netti, e considerata anche in questo caso la quota dei contributi sul lordo complessivo integrata dallo Stato (80 euro), domani ne avrà 980. Se invece prende 1.450 se ne ritroverà 1.620. La mossa è coerente con le promesse fatte dalla Meloni per combattere il calo demografico. Il problema, però, è che il governo sta usando fondi destinati ad abbattere le tasse, che sono per il solo 2024. In sostanza, annuncia interventi strutturali con fondi di copertura che strutturali non sono. E con di fronte uno scenario macroeconomico che diventerà sempre più complicato.Ma torniamo alle misure annunciate ieri. Al congedo parentale già previsto, sia per mamme sia per papà, si aggiunge un ulteriore mese utilizzabile fino a 6 anni di vita del bambino retribuito al 60%. Nelle parole del premier restano poi confermati gli altri mesi con indennità al 30% e l’indennità all’80% prevista dalla legge bilancio 2023 per un mese di congedo parentale entro il sesto anno. Sono stanziati 150 milioni di euro circa per il Fondo asili nido per avvicinarsi all’obiettivo di assicurare asilo nido gratis dal secondo figlio in poi. La Meloni ha ricordato un principio dichiarato sin dalla campagna elettorale: «Più assumi meno paghi». E per questo, ha detto il premier: «Per le imprese introduciamo una super deduzione del costo lavoro per chi assume a tempo indeterminato: il 120%, che arriva fino al 130% per chi assume mamme, under 30 percettori del reddito di cittadinanza e persone con invalidità». «Il principio per le aziende è che più alta è l’incidenza dei dipendenti in rapporto al fatturato, meno tasse si devono allo Stato. Si sostituisce alla decontribuzione che era prevista per giovani e donne ma si aggiunge alla decontribuzione per chi assume nel mezzogiorno prevista nel decreto sulla Zes», ha aggiunto il premier. Aumenta l’assegno unico e universale per il terzo figlio, almeno fino all’età di 6 anni. È allo studio la gratuità del bollo auto per i nuclei familiari numerosi.«Sui fringe benefit l’anno scorso siamo interventi in maniera significativa, quest’anno lo rendiamo strutturale con modifiche per il 2024: portiamo il tetto a 2.000 euro per i lavoratori con figli e a 1.000 euro per tutti gli altri», ha poi aggiunto la Meloni. Un lavoratore dunque potrà fare richiesta al suo datore per benefit che non vengono tassati né per l’azienda né per il lavoratore.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/nido-leggero-e-piu-soldi-a-chi-ha-2-figli-2665981118.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="aumenta-limposta-per-gli-extracomunitari-che-si-curano-in-italia" data-post-id="2665981118" data-published-at="1697482485" data-use-pagination="False"> Aumenta l’imposta per gli extracomunitari che si curano in Italia Tra gli articoli della manovra 2024 c’è anche una norma che adegua al rialzo il contributo che devono versare per potersi curare in Italia alcune specifiche categorie di stranieri. La quota riguarda gli extracomunitari che volontariamente decidono di iscriversi nelle liste degli assistiti dal Sistema sanitario nazionale e non gli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno che sono iscritti obbligatoriamente al Ssn, coloro che aspettano il permesso di soggiorno e i minori stranieri non accompagnati. L’aumento del contributo, che aggiorna una normativa del 1998, riguarda quindi gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, ma che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria e sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, di infortunio e per maternità mediante la stipula di una polizza assicurativa privata o con iscrizione volontaria al Ssn attraverso il pagamento di un contributo forfettario annuale. Fra questi compaiono anche il personale religioso, il personale diplomatico e consolare delle rappresentanze estere operanti in Italia, i dipendenti stranieri di organizzazioni internazionali operanti in Italia, gli stranieri che partecipano a programmi di volontariato, i genitori ultra sessantacinquenni con ingresso in Italia per ricongiungimento familiare dopo il 5 novembre 2008.«Per i residenti stranieri cittadini di Paesi non aderenti all’Unione europea», spiega una nota del Mef, «si prevede la possibilità di iscrizione negli elenchi degli aventi diritto alle prestazioni del Ssn, versando un contributo di 2.000 euro annui. L’importo del contributo è ridotto per gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio o per quelli collocati alla pari».Per i residenti in Italia con permesso di soggiorno per motivi di studio, il contributo al Sistema sanitario nazionale passa dagli attuali 149 euro a 700 euro (+470%); per i cittadini collocati alla pari il contributo passa da 219 euro a 1.200 euro (+547%), come si legge nella relazione tecnica visionata dall’Ansa. Per i lavoratori che intendono iscriversi volontariamente al Ssn, invece, finora il contributo era calcolato su un’aliquota del 7,50% fino a un reddito pari a 20.658,28 euro e l'aliquota del 4% sugli importi eccedenti ai 20.658,28 e fino al limite dei 51.645,69 euro. «Si stima che in media il contributo pagato dai cittadini stranieri», si legge nella relazione tecnica, «fino al 2022 fosse di circa 1.200 euro. La nuova norma prevede che il contributo salga a 2.000 euro (+66%). Va considerato che la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia nel 2022 è stata pari a 2.102 euro».Nonostante la norma non miri assolutamente a negare l’accesso alle cure agli immigrati che lavorano in regola, la sua approvazione ha fatto subito insorgere la sinistra che ha accusato il governo e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci di voler attaccare i poveri.«L’articolo 32 della Costituzione tutela gli individui, oltre che la collettività. E sottolinea che le cure debbono essere gratuite per i poveri. Se gli stranieri extracomunitari sono nullatenenti devono essere assistiti gratuitamente: non si parla di cittadini ma di individui. E a mio parere, quindi, il diritto alla salute deve essere garantito comunque a chi non può pagare», ha detto il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.La Fp-Cgil ha rincarato la dose, sostenendo che la misura è «analoga a quella che prevede una cauzione di 5.000 euro per i richiedenti per evitare i Cpt». Mentre la senatrice del Pd Vincenza Rando ha parlato di una decisione «immorale». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/nido-leggero-e-piu-soldi-a-chi-ha-2-figli-2665981118.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-sommersi-e-i-salvati-della-manovra-meno-iperf-e-cuneo-ma-meno-detrazioni" data-post-id="2665981118" data-published-at="1697483420" data-use-pagination="False"> I sommersi e i salvati della manovra. Meno Iperf e cuneo ma meno detrazioni Ieri il cdm ha approvato una legge di bilancio da 24 miliardi che contiene misure che vanno dalla riduzione degli scaglioni Irpef, alla conferma del taglio del cuneo fiscale, fino alle agevolazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato. Nel dettaglio parliamo di 10 miliardi di euro, destinati alla decontribuzione per le mamme che lavorano con almeno due figli; di 4,5 miliardi destinati alla riduzione degli scaglioni Irpef, 3 miliardi alla sanità e 5 al rinnovo dei contratti della Pa. In conferenza stampa Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha spiegato come per quanto riguarda le coperture «5 miliardi derivano da tagli di bilancio, 2,5 -2,6 miliardi da rimodulazioni di spesa, che ha liberato spazi per il 2024. Il Parlamento non ha intaccato il fondo per la rimodulazione fiscale che consente di fare l’operazione sullo scalone Irpef», ai quali si devono aggiungere quasi 15,7 miliardi di extradeficit.Per l’anno 2024 vengono rivisti gli attuali quattro scaglioni Irpef che diventano tre, grazie all’accorpamento dei primi due. Per i redditi fino a 28.000 euro è prevista un’aliquota del 23%, dai 28.001 ai 50.000 euro si passa al 35% e oltre i 50.000 euro si avrà una tassazione del 43%. Il vantaggio maggiore viene concentrato nei redditi da 15.001 a 28.000 che con la precedente suddivisione Irpef andavano a pagare imposte pari al 25%. Si tratta dunque di un taglio di due punti percentuali. Aumenta anche la no tax area per i lavoratori dipendenti che passa da 8.145 euro a 8.500 euro, equiparandola a quella già attualmente prevista per i pensionati, per rispettare l’equità orizzontale.A questa modifica si affiancano altre due misure rilevanti. Da una parte la conferma per tutto il 2024 del taglio del cuneo fiscali per i lavoratori con redditi medio-bassi: «È un aumento in busta paga che corrisponde a 100 euro al mese e che coinvolge una platea di 14 milioni di cittadini», ha sottolineato in conferenza stampa il premier, Giorgia Meloni. E dall’altra il taglio delle detrazioni fiscali per tutti quei contribuenti che hanno un reddito superiore ai 50.000 che ha l’obiettivo di recuperare risorse da destinare ai redditi più bassi «e di non creare vantaggio alle fasce superiori dall’estensione della prima aliquota Irpef», ha spiegato Maurizio Leo, viceministro all’Economia. Escluse da questo ragionamento le tax expenditure riferite alle spese mediche. Il governo ha dunque introdotto una franchigia di 260 euro per l’ammontare delle detrazioni 2024 in relazione agli oneri la cui detraibilità è fissata al 19%, per le erogazioni liberali a favore di Onlus, iniziative umanitarie, religiose, partiti politici, enti del Terzo settore e per i premi di assicurazioni per rischio di eventi calamitosi. Ovviamente si tratta di una misura che va a pesare, in termini di maggiori spese fiscali non scaricabili, su tutti quei contribuenti che percepiscono un reddito annuo sopra i 50.000 euro. Per le altre categorie di reddito non sono previsti per il momento tagli alle detrazioni e deduzioni fiscali.Sempre in tema Irpef, per i lavoratori autonomi è previsto lo stop dell’acconto sull’imposta sul reddito prevista per questo novembre. Per chi vorrà si potrà spalmare l’anticipo Irpef in sei rate da gennaio a giugno 2024. A beneficiare di questa manovra saranno più di 3 milioni di contribuenti, tra professionisti e partite Iva, per un giro di affari fino a 500.000 euro.Per le imprese che assumono a tempo indeterminato sono previste due deduzioni. L’agevolazione maggiore è prevista nel caso in cui l’impresa dovesse assumere soggetti svantaggiati. In generale il costo imponibile del personale di nuova assunzione con contratto indeterminato è maggiorato, ai fini della determinazione del reddito, di un importo pari al 20%. Percentuale che viene aumentata di altri 10 punti percentuali, arrivando dunque al 30% nel caso di assunzione di soggetti fragili come donne, percettori del Reddito di cittadinanza, invalidi e giovani ammessi agli incentivi all’occupazione giovanile. Le disposizioni attuative saranno poi emanate entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della disciplina dal ministero dell’Economia, di concerto con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali.L’Ace (Aiuto alla crescita economica) viene abrogata. Alla luce dell’introduzione delle nuove agevolazioni per le imprese che assumono nuovo personale e delle global minimum tax, «incentivi come l’Ace non sono più ammessi», sottolinea Leo.La manovra conferma poi la detassazione dei premi di produttività al 5% e la soglia fino a 2.000 euro dei fringe benefit per i lavoratori con figli a carico, e fino a 1.000 per tutti gli altri.
Milena Gabanelli (Ansa)
Non solo, nel sottotitolo ecco la fosca previsione: «Con il decreto Caivano saranno multati i genitori, ma si taglia sulla prevenzione». Ma è davvero così? Non è compito dei giornali difendere i governi, anche perché la realtà di solito si difende benissimo da sola, ma l’esplosione della violenza giovanile è un problema talmente grave da meritare più riflessioni e meno slogan.
Cominciamo dai numeri. In base ai dati del ministero della Giustizia, i minori indagati in carico ai servizi sociali erano 20.963 nel 2019 e sono diventati 23.862 alla fine del 2025, con un aumento del 13,8%. Il governo guidato da Giorgia Meloni è in carica da settembre 2022 e in questi tre anni la crescita è stata del 9,3%. Sicuramente sulla dinamica del dato degli indagati incide anche il decreto Caivano, convertito in legge alla fine del 2023, che ha inasprito le pene e ha reso possibile l’arresto dei minori anche per lo spaccio di lieve entità, il furto aggravato e la resistenza alle forze dell’ordine. A parte l’uso discutibile di queste statistiche, comprese quelle sugli arresti preventivi, va detto che se con lo stesso metro si misurassero le politiche di contrasto ai femminicidi si sarebbe costretti ad affermare che le nuove leggi più severe non funzionano, o che l’aumento degli assassinii è colpa della Meloni e di Carlo Nordio. Sono due evidenti bestialità.
Resta aperta l’indagine sulle cause dell’aumento della violenza giovanile. E qui, a patto di sganciarlo dall’uso politico o dalla continua manipolazione dei codici, il dibattito è ovviamente benvenuto e importante. Scrive il giornale diretto da Luciano Fontana che «dopo il Covid il fenomeno è esploso e ha cambiato pelle». Una notazione interessante, ma purtroppo gli autori dell’articolo, Milena Gabanelli e Andrea Priante, non la sviluppano in alcun modo. Forse il motivo è questo, ed è un motivo che i lettori della Verità conosco bene: fin dai tempi del primo lockdown, che colpì sia i lavoratori cinquantenni sia bambini e ragazzi in età scolare, pediatri e psicologi avvertirono che si rischiava un aumento dell’aggressività dei minori. Il fenomeno fu rilevato in tempi abbastanza brevi in famiglia, a danno dei genitori, e poi si vide a scuola quando riaprirono le classi. Nulla di più facile da capire. Se prendi un ragazzino e lo rinchiudi in casa, levandogli la possibilità di socializzare e di fare sport, prima o poi esplode e te la fa pagare. Insomma, se per decreto prendi un dodicenne e lo fai vivere recluso, quando tutto intorno era chiaro che il Covid stava mietendo vittime tra persone già malate o anziane, poi non c’è da stupirsi se rischi di avere una generazione mezzo bruciata. Non per colpa sua, ovviamente. Ma certo, riflessioni del genere su giornali che hanno avallato persino il Green pass non sono ancora possibili.
Se poi si passa ai modi per contrastare questo picco di violenza, il Corriere incolpa il governo attuale (tra il 2019 e il 2022 c’erano Conte e Draghi e i bambini erano tutti buoni) e attacca sul fronte dei fondi disponibili per la prevenzione. A un certo punto scrive che «sui Comuni, sempre a corto di risorse, sono stati scaricati i 17.500 minori stranieri non accompagnati che rappresentano la vera grande emergenza perché sono i più esposti al reclutamento da parte della criminalità». Un passaggio notevole, almeno per gli standard buonisti della narrazione democratica ed inclusiva dominante, perché riconosce l’esistenza di minori stranieri che delinquono, un fenomeno che questo giornale segnala da anni in perfetta solitudine, beccandosi anche surreali accuse di razzismo. E accorgersi oggi dei ragazzi stranieri «reclutati» dalla criminalità è fuori tempo massimo, se si pensa che a settembre 2022, quando la Verità osò scrivere di «migranti scaricati» da un porto all’altro, fu accusata di parlarne come pacchi postali. Ma a ben vedere, se si guardano le cronache quasi quotidiane dei minori migranti arrestati, si nota che ci sono molte violenze sessuali. Non è chiaro se anche gli stupri possano essere organizzati dalla criminalità nostrana, ma certo che anche parlare di una vaga, fantomatica e onnipotente «criminalità» che recluta i minori aiuta a non fare i conti con la realtà dell’immigrazione clandestina.
Il Corriere, sistemato il governo, si dedica poi alla consueta predica da barbagianni sull’uso dei telefoni cellulari e sulla violenza dei contenuti online, come se non fossero il terminale ultimo di un disastro educativo e di una disumanizzazione della società. I cellulari sono un mezzo, non un fine e neppure un inizio. Sarebbe molto più interessante ragionare su quali siano gli spazi a disposizione di questi ragazzi per sfogare e gestire la violenza. Ovviamente non è il caso di rimpiangere l’epoca in cui i giovani si prendevano a sprangate per motivi politici o calcistici, ma forse una riflessione su come evitate che tanti minorenni si sentano compressi sarebbe utile. Anche perché se la si lascia allo Stato, la risposta non può che essere in gran parte repressiva. Per il Corriere, «la repressione non serve se non è accompagnata da interventi di politiche sociali, con il diretto coinvolgimento della famiglia e soprattutto, della scuola». In quel soprattutto c’è una buona dose dei motivi per cui siamo conciati così male: il disprezzo della famiglia. E poi, finalino da incorniciare: «A oggi, nel programma scolastico, l’educazione alle relazioni e affettività non è ancora materia obbligatoria». La non violenza ce la insegnerà lo Stato, che come scriveva Max Weber ne ha il monopolio legalizzato.
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Nel riquadro Anna Maria Cisint (Imagoeconomica)
Da anni, Anna Maria Cisint (Lega) segue il fenomeno dell’islamizzazione. Prima da sindaco di Monfalcone e, oggi, da eurodeputata.
Siamo già sottomessi?
«L’Italia deve essere in grado di reagire ora, prima che sia troppo tardi. E io lo so, lo so meglio di altri: l’ho visto e l’ho vissuto sulla mia pelle a Monfalcone già dieci anni fa. Ho ascoltato le voci spezzate di ragazze poco più che bambine, che mi hanno raccontato la gabbia in cui vivevano prima di trovare la forza di denunciare e fuggire da quello che è, a tutti gli effetti, un sistema ideologico di controllo della comunità, nel quale la religione diventa lo strumento di gestione del potere e del terrore su una comunità interamente sottomessa a ciò che impone il sedicente imam all’interno di moschee, per lo più abusive. Sono loro a insegnare ai bambini che è giusto sposarsi con una bambina e alcuni lo dicono anche perché così l’uomo può provare più piacere. Una vera e propria operazione di indottrinamento tramite il lavaggio del cervello».
Cosa intendete fare per fermare l’islamizzazione del Paese?
«Serve un’azione forte. Ed è esattamente ciò che vogliamo fare con l’introduzione di un nuovo impianto normativo. L’obiettivo principale è il raggiungimento dell’intesa prevista dalla Costituzione. Ma per l’inerzia degli islamici tale traguardo è ancora lontano. Per questo è necessario promulgare una legge: regole chiare, che definiscano il perimetro di legalità dell’esercizio del culto islamico in Italia. Sei dentro? Bene. Altrimenti non possiamo concederti nulla, neppure mezzo metro. Intendiamo istituire un registro dei predicatori e dei ministri di culto, vincolandone l’iscrizione alla sottoscrizione di una nuova “Carta dei valori degli enti religiosi”. Una carta che impone precise responsabilità e obblighi sia ai predicatori sia ai referenti delle associazioni islamiche: dal rispetto del nostro ordinamento giuridico, alla tutela della dignità della persona e della donna».
Cosa prevede la proposta di legge a cui state lavorando? Ci può anticipare alcuni punti?
«Vogliamo introdurre requisiti stringenti, come la conoscenza della lingua, la residenza in Italia e l’assenza di condanne penali. A ciò si affiancherà un sistema di monitoraggio costante, anche successivi all’iscrizione. Le sanzioni severe: espulsioni velocizzate, reclusione per chi predica violenza o contenuti contrari all’ordinamento, revoca definitiva dell’iscrizione al registro e quindi l’impossibilità di poter predicare in Italia e sanzioni alle associazioni islamiche che consentano attività di culto a predicatori non iscritti all’albo».
Tra i vari problemi ci sono anche i finanziamenti, poco limpidi, che le moschee ricevono dall’estero…
«Ce lo ha insegnato l’inchiesta sul cosiddetto “pizzo islamico” a Monfalcone, con soldi estorti ai lavoratori bengalesi per essere destinati alle moschee; il report dell’intelligence francese, che accende un faro sui finanziamenti provenienti da organizzazioni, fondazioni e Paesi vicini alla Fratellanza musulmana; e l’inchiesta su Hannoun e sui fondi sporchi utilizzati per finanziare Hamas. Tutto questo ci impone di pretendere trasparenza e tracciabilità nei bilanci di tutte le associazioni islamiche. Nella nostra proposta introduciamo, infatti, l’obbligo di pubblicazione dei bilanci e il blocco dei finanziamenti dall’estero, salvo esplicita autorizzazione. Non possiamo permettere che realtà come l’Ucoii, braccio operativo della Fratellanza musulmana in Italia, non pubblichi i propri bilanci dal 2020 e, nel frattempo, faccia da tramite per il finanziamento di decine di moschee nel nostro Paese per milioni di euro».
L’immigrazione islamica si può fermare? Se sì come?
«Si può fermare e si deve fermare è una questione di sopravvivenza per il nostro Paese e di difesa dei nostri valori e della nostra identità, di un’incompatibilità profonda con un sistema - quello islamico - che punta a espandersi anche attraverso l’arma degli ingressi, sia regolari che irregolari».
È soddisfatta delle misure che sono state messe in atto?
«Su questo il nostro Governo si sta muovendo bene: gli sbarchi sono diminuiti e poi in Europa abbiamo ottenuto l’accordo per schierare uomini e mezzi di Frontex in Bosnia, così da frenare la Rotta balcanica e una nuova lista dei Paesi sicuri dove poter rimpatriare i clandestini; con Molteni abbiamo introdotto nel prossimo decreto sicurezza una stretta importantissima sui ricongiungimenti familiari, che ridurrà ulteriormente gli ingressi; e serve poi introdurre il test osseo per accertare la reale età dei presunti stranieri non accompagnati e rimandare a casa chi truffa lo Stato e commette reati. È inoltre positiva la proposta di un nuovo permesso di soggiorno a punti lanciata da Salvini. Ma se in Italia esiste un problema di islamizzazione, dobbiamo bloccare anche l’arrivo di manodopera a basso costo di fede islamica. Basta bengalesi e pakistani, sì a chi ha radici comuni alle nostre come i popoli latini».
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Ansa
Commenti di questo genere ne abbiamo letti parecchi nelle ultime settimane, tipo quelli di Ilaria Salis secondo cui «negli Usa la caccia agli immigrati diventa rastrellamento di massa». Queste frasi sono indicative di una strategia nota ma sempre subdolamente efficace che consiste appunto nel sovrapporre ciò che avviene all’estero a quanto accade in Italia. A furia di osservare le immagini degli uomini dell’Ice che battono le città americane in cerca di clandestini, a furia di vedere sparatorie e uccisioni e a furia di sentire le grida di dolore della nostra sinistra, il grande pubblico potrebbe cominciare a pensare che sia davvero in corso chissà quale tentativo di pulizia etnica. E, soprattutto, che ci riguardi. Dunque è bene ribadirlo ed essere molto chiari: ciò che avviene negli Usa è lontano anni luce dalla nostra situazione. Quanto sta accadendo a Minneapolis e altrove ha davvero pochissimi punti di contatto con quanto si verifica da noi. Se proprio vogliamo trovare un punto in comune dobbiamo guardare alla truffa del Minnesota, cioè al mucchio di soldi spesi dai contribuenti americani per sostenere accoglienza e integrazione della comunità somala che in realtà venivano sperperati o usati per finanziare servizi inesistenti. Ecco, questo ricorda in parte quanto fatto in Italia da coop disoneste e amministratori furbetti. Per il resto, qui ci si muove su altre coordinate. Per prima cosa, a differenza degli Usa, l’Italia non è una nazione costruita sull’immigrazione di massa. Non ha ridotto gli africani in schiavitù per coltivare i campi né ha applicato nel passato un modello multiculturale basato sulla creazione di ghetti. Ha una omogeneità culturale e una tradizione differente e paradossalmente risente di più degli ingressi massivi di stranieri. Qui non esistono forze come l’Ice e di sicuro nessuno pensa di inviare la polizia o i carabinieri casa per casa a prelevare i clandestini e i loro figli. Anzi, abbiamo difficoltà a espellere persino i criminali abituali e i soggetti più pericolosi. I metodi delle nostre forze dell’ordine sono - per fortuna - radicalmente diversi, meno esaltati e giustamente più rispettosi. Prima di aprire il fuoco su un uomo indifeso o di sparare dentro una macchina con una donna alla guida ci pensano due volte. Anzi, a dirla tutta qui non appena un agente o un carabiniere apre il fuoco passa enormi guai. Lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio il caso di Emanuele Marroccella, che ha sparato per salvare un collega e ha preso una condanna a tre anni con l’infamante aggiunta di un cospicuo risarcimento da corrispondere ai familiari del migrante irregolare e violento che ha involontariamente ucciso. Lo conferma l’ultimo caso avvenuto proprio ieri a Milano. Durante un controllo antidroga a San Donato Milanese un nordafricano - con precedenti manco a dirlo - pare che abbia estratto una pistola a salve. Un poliziotto presente sul posto ha sparato e lo ha ucciso. Subito vengono aperte indagini sull’accaduto, ma è già chiaro a tutti che i colpi vengono esplosi solo per estrema difesa, e anche così chi preme il grilletto sa che non avrà vita facile. Ed è proprio questo il nocciolo della questione. Non ci piacciono gli Stati di polizia, né i giustizieri invasati che se ne vanno in giro ad ammazzare la gente, anche se si tratta di manifestanti ideologizzati e talvolta minacciosi. Non ci piacciono i bambini trascinati via a forza o altre brutalità di questo tipo. In Italia, in Europa, grazie al cielo non ci si comporta così: abbiamo un rispetto diverso, una cultura diversa. E questa diversità ci terremmo a mantenerla. Ecco perché è necessario, dalle nostre parti, cambiare registro. Non per fare come l’Ice, ma per porre rimedio a violenze e soprusi che sono quotidiani, per permettere a tutti coloro che vivono onestamente di operare liberi e sicuri. Chi suggerisce che una stretta sull’immigrazione in Italia ci precipiterebbe nella brutalità dell’Ice compie un errore gravissimo: servono regole più severe, più espulsioni e più rimpatri proprio per evitare che, un domani non troppo lontano, il clima si esasperi del tutto. A quel punto potremmo trovarci di fronte a qualcosa di perfino peggiore delle retate trumpiane.
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