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2018-09-01
Senza il Qe i mutui torneranno a salire. La nostra guida per comprare casa
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Ci sono passati in tanti. Entrare in banca per chiedere un mutuo. Fisso, variabile, a cinque, dieci, 20 o 30 anni. È un dilemma che una buona fetta di italiani (il 72,9% possiede una casa) ha dovuto affrontare. D'altronde sul mercato l'offerta non manca. Il problema è quindi sapersi districare. Soprattutto se entrò fine anno cesserà il Qe voluto dal presidente della Bce, Mario Draghi, che probabilmente porterà a una risalita dei tassi. Inoltre lo spread, che ieri ha chiuso a 291 punti (+2% in un giorno, e che continua a restare su livelli alti), sta mettendo in difficoltà le banche che potrebbero decidere di cambiare le condizioni di credito, al momento molto vantaggiose. Tanto che nelle ultime settimane il livello del tasso fisso con scadenza a dieci anni, come ha scritto il Corriere della Sera, è sceso sotto l'1% contribuendo a rendere questo tipo di mutuo il più gettonato (è la scelta dell'86% degli italiani). Per questo, abbiamo chiesto a Facile.it, uno dei maggiori comparatori di mutui, di trovare le offerte più vantaggiose basandosi su tre simulazioni.
Il primo dei tre profili riguarda un immobile da 180.000 euro per cui si richiede un mutuo di 126.000 euro da estinguere in 25 anni. Si tratta dunque del 70% del valore della casa. Considerando i primi dieci migliori prodotti sul mercato italiano dei mutui a tasso fisso, si nota subito che la rata mensile varia da 517 a 546 euro. Quasi 30 euro al mese di differenza, a cui si devono aggiungere dai 200 ai 320 euro per le perizie e dai 400 ai 1.000 per l'istruttoria.
Con questi parametri, il Mutuo fisso di Webank risulta il più conveniente (517,65 euro al mese), seguito dal Mutuo acquisto tasso fisso last minute di Banco Bpm (518,85 euro al mese) e dal Mutuo domus fisso - Piano base di Intesa Sanpaolo (sempre 518,85 euro al mese).
Con il costo del denaro ancora basso, il mutuo a tasso variabile offre buone opportunità (a patto di essere pronti a rialzi, soprattutto se si sceglie un finanziamento a lungo termine). Le spese di perizia e istruttoria sono simili a quelle di un tasso fisso. In questa categoria, Mutuo arancio acquisto di Ing direct ottiene il primo posto, con una rata a regime di 462,42 euro (anche se le prime due sono di 493,74). Seguono Intesa Sanpaolo con il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base (rata mensile richiesta di 464,89 euro) e l'Hello! home variabile di Hello bank! con 465,17 euro.
Considerando, invece, un immobile del valore di 300.000 euro per cui si chiede un finanziamento di 180.000 euro (il 60% del totale) da restituire in 20 anni, le differenze sono ancora più evidenti. Nel caso di un mutuo a tasso fisso, tra i primi dieci migliori prodotti disponibili sul mercato il valore della rata può oscillare tra gli 861,98 e i 910,59 euro.
Anche in questa categoria Intesa Sanpaolo si difende bene. Con il Mutuoup fisso - Piano base, chi scegli l'offerta di Ca' De Sass spende 861,98 euro al mese, circa 11 in meno del Mutuo a tasso fisso di Iwbank, dove sono richiesti 872,73 euro al mese. In terza posizione il Mutuo a tasso fisso di Ubi banca, che offre la stessa rata del secondo in classifica.
Più contenute, invece, le differenze di prezzo per chi sceglie - con gli stessi parametri - un prodotto a tasso variabile. In questo caso, a parità di spese accessorie, si va da 801 a 826 euro nella top ten dei migliori prodotti. Intesa Sanpaolo la fa ancora da padrone. Al primo posto il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base offre una rata di 801,9 euro, di poco inferiore all'Hello! home variabile di Hello bank!. In questo caso la rata mensile è di 802,29 euro. La stessa richiesta a chi sottoscrive il Mutuo variabile di Bnl.
Le differenze maggiori si notano con la terza simulazione. In questo caso il valore totale dell'immobile è di 400.000 euro, per cui si chiede un finanziamento di 320.000 da estinguere in 20 anni (l'80% del valore). La differenza di rata tra i dieci migliori prodotti a tasso fisso oscilla tra i 1.557 euro e i 1.618 euro.
Nella categoria del tasso fisso, Webank si aggiudica il primo posto della classifica con una rata di 1.557 euro. Di poco inferiore al Mutuo acquisto tasso fisso last minute di Banco Bpm che richiede un esborso mensile di 1.560,39 euro. Medaglia di bronzo per Hello bank!: l'Hello! home fisso richiede 1.566,32 euro al mese.
Meno marcate le differenze di prezzo per il tasso variabile. Intesa Sanpaolo si conferma in prima posizione con il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base. In questo caso l'esborso è di 1.446,67 euro. Poco meno del Mutuo promo a tasso variabile di Banco Bpm (1.447,1 euro) e dell'Hello! home variabile targato Hello bank! (1.447,38 euro al mese).
Nel caso di quest'ultima simulazione, le spese accessorie diventano importanti. Se i costi di perizia variano sempre tra i 200 e i 500 euro, a lievitare sono le spese di istruttoria. La spesa può essere davvero ingente: da 400 a 2.240 euro.
A questi costi, poi, bisogna aggiungere altre spese non obbligatorie per legge, ma spesso imposte. Si tratta, ad esempio, delle spese per sottoscrivere un'assicurazione in caso di malattia o di perdita del lavoro. Molti istituti vi offriranno un mutuo solo nel caso della sottoscrizione di una polizza o se aprirete un conto presso il loro istituto. È bene sapere che si tratta di stratagemmi che il mutuatario ha il diritto di rifiutare. La sottoscrizione di una polizza è facoltativa, così come l'apertura di un conto (e le relative spese).
Le variabili in gioco per scegliere un mutuo, dunque, sono molte. Un consiglio sempre valido è tenere sempre bene a mente che anche pochi centesimi di euro al mese possono significare diverse migliaia di euro durante tutta la durata del mutuo.
INFOGRAFICA
«La formula migliore cambia in base alla durata del finanziamento»
Purtroppo un manuale di istruzioni per scegliere il mutuo migliore ancora non è stato scritto. Le variabili in gioco possono essere davvero tante: la prima è sicuramente la durata del finanziamento. Ma non l'unica. Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, Ivano Cresto, responsabile della divisione mutui di Facile.it
Variabile o fisso, quale scegliere?
«A oggi più dell'80% degli italiani sceglie un tasso fisso. Gli spread sono molto bassi e le condizioni sul prodotto non sono mai state tanto convenienti. Del resto le banche spingono il cliente sul fisso per una ragione: le banche hanno pagato il prezzo della surroga e oggi preferiscono offrire un tasso fisso competitivo nella speranza di non perdere clienti in futuro. Con il variabile, se i tassi dovessero salire molto, un cliente potrebbe spaventarsi e cercare nuove offerte altrove. A ogni modo, per almeno cinque anni circa chi ha un variabile non deve preoccuparsi».
Quali altri fattori sono da tenere in considerazione?
«Sapere quale tipo di mutuo scegliere non è facile, dipende da che tipo di operazione vuole fare il cliente. Se io oggi volessi comprare un bilocale, è molto probabile che lo terrei per qualche anno e poi passerei a una casa più grande. Ma, se io per comprarlo ho scelto un mutuo di 25 anni, in realtà so già che ho fatto un mutuo per un tempo probabilmente più lungo rispetto a quello in cui abiterò nell'immobile. In questo caso scegliere un mutuo a tasso fisso non sarebbe conveniente perché non utilizzerò mai la copertura sul lungo periodo offerta da una rata fissa. Quindi sarebbe stato meglio scegliere un prodotto a tasso variabile o con Cap, di quelli cioè per cui il tasso non può salire sopra una certa soglia. È tutta una questione di orizzonte temporale: basti sapere che, secondo le statistiche, oggi un cliente italiano tiene un mutuo in media sette o otto anni. Poi lo chiude».
Le soluzioni «intemerdie» come il variabile con Cap quando hanno un senso?
«Sostanzialmente le soluzioni a tasso misto hanno senso quando si ha in previsione di non stare troppo a lungo in un immobile. Esistono tante soluzioni a tasso misto, ma quello che principalmente fanno è dare la possibilità al cliente di muoversi più liberamente tra un tasso fisso o un variabile in determinati periodi di tempo. Se oggi inizio con una rata fissa a cinque anni e poi in futuro decido di passare a un variabile, nel lungo periodo avrò comunque risparmiato rispetto a un fisso. Certo, bisogna tenere a mente che queste opzioni si pagano in termini di spread perché di solito sono più care rispetto a soluzioni più tradizionali. Spesso, poi, sono più complicate da spiegare al cliente e sono più adatte a chi è un po' più esperto in tema di mutui. Tendenzialmente si tratta di mutui scelti da meno del 10% della clientela».
Prevedete un rialzo dei tassi nel medio breve periodo? Vi siete fatti un'idea di quanto potranno salire?
«Al momento il prossimo grande cambiamento in termini macro economici sarà la fine del programma di riacquisto titoli voluto da Mario Draghi. Gli analisti ritengono che l'uscita da questo programma sarà piuttosto dolce. Al momento le previsioni ritengono che l'indice Euribor tornerà a zero intorno al 2021-2022. Avremo quindi altri anni relativamente tranquilli. Inoltre va detto che la maggior parte delle offerte bancarie hanno già un floor (limite) a zero. In poche parole, se un prodotto a tasso variabile ha un Euribor a -0,32, in realtà molte banche lo conteggiano comuqnue a zero. Quindi se il tasso dovesse salire da -0,32 a zero, in realtà ciò non avrebbe un impatto sulla rata mensile. Per chi apre oggi un mutuo ciò è un vantaggio, perché tutta la risalita dell'indice non si sentirà».
La Polizia Postale avverte: «Attenti alle truffe online»
Attenzione alle proposte di mutuo online troppo vantaggiose. In alcuni casi potrebbero essere delle truffe. A dirlo, attraverso la propria pagina Facebook, è la Polizia Postale in un post di fine agosto. Attraverso la pagina dal titolo «Commissariato di Ps Online – Italia», la Polizia ha voluto sottolineare l'aumento costante delle denunce ricevute e per invitare la cittadinanza alla massima prudenza quando si vuol stipulare un mutuo o richiedere un finanziamento.
Stanno infatti dilagando i casi di persone che si sono viste sottrarre denaro attraverso proposte di accesso al credito con mutui e finanziamenti a condizioni fin troppo vantaggiose.
Di solito, ai malcapitati viene chiesto un anticipo sull'attività di intermediazione che dovrebbe dar via al mutuo per poi sparire dopo aver sottratto anche dati bancari e personali.
È questo il testo del messaggio lanciato dalla Polizia Postale: «Sono diverse le segnalazioni di truffe ai danni di utenti che attirati da banner, che compaiono sulle pagine web durante la comune navigazione, offrono mutui a condizioni vantaggiose», spiegano gli inquirenti.
«Dobbiamo prestare attenzione a questo tipo di offerte cercando di rivolgere le nostre istanze di mutuo a istituti di credito o finanziari autorizzati allo svolgimento di attività bancarie e finanziarie».
Come spiega la Polizia Postale, esiste una sezione del sito della Banca d'Italia in cui sono presenti i nomi degli istituti ritenuti affidabili. «Possiamo accertarci di questo accedendo», continua la Polizia Postale, «ad una speciale sezione del sito ufficiale della Banca d'Italia raggiungibile a questo link https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/albi-elenchi/».
Se il nome dell'istituto che ci ha proposto un mutuo non compare tra quelli presenti sul sito della Banca d'Italia, allora guardatevi bene dal condividere dati o inviare somme di denaro. Inoltre, chi si trova in una situazione «sospetta», può sempre rivolgersi direttamente alla Polizia Postale segnalando il caso attraverso l'indirizzo www.commissariatodips.it
Basta ricordarsi che gli istituti bancari non chiedono mai dati dell'utente, soprattutto quando la richiesta avviene per via telematica attraverso email o sms. Anche la richiesta di dati al telefono può essere rischiosa: non mancano le società con call center fasulli, nati solo per sottrarre dati ai clienti e dare la parvenza di essere una realtà seria.
L'unica certezza per non avere problemi, insomma, è che la società con cui il cliente si trova ad avere a che fare compaia negli elenchi delle Banca d'Italia.
Nel terzo trimestre del 2018 l'83,0% degli italiani ha preferito il tasso fisso
Gli italiani preferiscono il tasso fisso e per una durata media di 20 anni. A dirlo è l'Osservatorio di Mutuionline.it secondo cui nel terzo trimestre del 2018 l'83,0% degli italiani ha preferito il tasso fisso (era l'82,5% lo scorso trimestre). Una preferenza mostrata anche dalle banche che offrono questo tipo di prodotto nell'86,6% dei casi.
La ragione è chiara: una rata costante si traduce in maggiore solvibilità del mutuatario, inoltre, allo stesso tempo, gli stessi clienti saranno meno indotti in futuro a cambiare banca, visto che le condizioni ottenute adesso saranno con molta probabilità migliori di quelle future.
In termini di durata, quella più gettonata non supera le due decadi. Sia le banche che la clientela preferiscono non andare oltre i 20 anni, laddove possibile. Non è un caso se, secondo l'Osservatorio, le banche concedono mutui a 20 anni al 38,0% dei richiedenti, quasi otto punti in più rispetto al 30,4% del trimestre precedente.
Dal lato della domanda, dopo i 20 anni il periodo più richiesto è quello tra i 30 e 40 anni (22,8%), seguono, poi, i 25 anni con il 17,8%. Anche per le erogazioni (cioè i mutui a cui le banche danno l'ok), ai 20 anni seguono i 30-40 anni, concessi nel 20% dei casi, seguiti dal periodo più breve dei 10 anni con il 14,9% delle concessioni.
Più fiducia, condizioni più favorevoli e banche più disponibili alla contrattazione in un clima altamente competitivo, hanno come risultato importi più alti: 124.458 euro per la domanda, 128.564 per l'offerta. Quest'ultimo dato è il più rilevante dell'Osservatorio nel terzo trimestre dell'anno, con quasi 5.000 euro in più rispetto all'importo medio del trimestre precedente.
Ma qual è la richiesta media per chi richiede un mutuo? Una buona parte dei mutuatari (il 36,0%) richiede tra i 50.000 e i 100.000 euro, il 31,6% dai 100.000 ai 150.000 euro. Stessa proporzione per i finanziamenti concessi, che per il 36,1% sono nella prima fascia dei 50-100.000 euro e per il 33,4% sono tra i 100 e i 150.000 euro.
Cifre che di solito servono a coprire al massimo l'80% del valore totale dell'immobile. A guardare le statistiche dell'Osservatorio, un terzo e oltre delle richieste e delle erogazioni sono per un loan-to-value (richiesta di finanziamento rispetto al prezzo dell'immobile) dal 70 all'80% del valore della casa, nello specifico il 35,8% della domanda e il 33,3% delle concessioni. Subito dopo troviamo una percentuale molto più piccola (17%) di mutui richiesti per un valore dell'immobile dal 60 al 70%, seguiti dall'intervallo 40-50%. In quest'ultimo caso solo il 15% della popolazione dei mutuatari italiani ha fatto richiesta per una cifra che copre circa metà del valore della casa.
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I tassi variabili sono ancora bassi ma cresceranno. I fissi convengono a medio-lungo termine: a dieci anni sono sotto l'1% . «La formula migliore cambia in base alla durata del finanziamento». Ivano Cresto di Facile.it: «In media i prestiti vengono chiusi dopo otto anni. Chi acquista oggi ma pensa un domani di trasferirsi valuti strumenti con Cap». Stanno dilagando i casi di persone che si sono viste sottrarre denaro attraverso proposte di accesso al credito con mutui e finanziamenti a condizioni fin troppo vantaggiose. Una buona parte dei mutuatari (il 36,0%) richiede tra i 50.000 e i 100.000 euro, il 31,6% dai 100.000 ai 150.000 euro. Lo speciale contiene quattro articoli. Ci sono passati in tanti. Entrare in banca per chiedere un mutuo. Fisso, variabile, a cinque, dieci, 20 o 30 anni. È un dilemma che una buona fetta di italiani (il 72,9% possiede una casa) ha dovuto affrontare. D'altronde sul mercato l'offerta non manca. Il problema è quindi sapersi districare. Soprattutto se entrò fine anno cesserà il Qe voluto dal presidente della Bce, Mario Draghi, che probabilmente porterà a una risalita dei tassi. Inoltre lo spread, che ieri ha chiuso a 291 punti (+2% in un giorno, e che continua a restare su livelli alti), sta mettendo in difficoltà le banche che potrebbero decidere di cambiare le condizioni di credito, al momento molto vantaggiose. Tanto che nelle ultime settimane il livello del tasso fisso con scadenza a dieci anni, come ha scritto il Corriere della Sera, è sceso sotto l'1% contribuendo a rendere questo tipo di mutuo il più gettonato (è la scelta dell'86% degli italiani). Per questo, abbiamo chiesto a Facile.it, uno dei maggiori comparatori di mutui, di trovare le offerte più vantaggiose basandosi su tre simulazioni. Il primo dei tre profili riguarda un immobile da 180.000 euro per cui si richiede un mutuo di 126.000 euro da estinguere in 25 anni. Si tratta dunque del 70% del valore della casa. Considerando i primi dieci migliori prodotti sul mercato italiano dei mutui a tasso fisso, si nota subito che la rata mensile varia da 517 a 546 euro. Quasi 30 euro al mese di differenza, a cui si devono aggiungere dai 200 ai 320 euro per le perizie e dai 400 ai 1.000 per l'istruttoria. Con questi parametri, il Mutuo fisso di Webank risulta il più conveniente (517,65 euro al mese), seguito dal Mutuo acquisto tasso fisso last minute di Banco Bpm (518,85 euro al mese) e dal Mutuo domus fisso - Piano base di Intesa Sanpaolo (sempre 518,85 euro al mese). Con il costo del denaro ancora basso, il mutuo a tasso variabile offre buone opportunità (a patto di essere pronti a rialzi, soprattutto se si sceglie un finanziamento a lungo termine). Le spese di perizia e istruttoria sono simili a quelle di un tasso fisso. In questa categoria, Mutuo arancio acquisto di Ing direct ottiene il primo posto, con una rata a regime di 462,42 euro (anche se le prime due sono di 493,74). Seguono Intesa Sanpaolo con il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base (rata mensile richiesta di 464,89 euro) e l'Hello! home variabile di Hello bank! con 465,17 euro. Considerando, invece, un immobile del valore di 300.000 euro per cui si chiede un finanziamento di 180.000 euro (il 60% del totale) da restituire in 20 anni, le differenze sono ancora più evidenti. Nel caso di un mutuo a tasso fisso, tra i primi dieci migliori prodotti disponibili sul mercato il valore della rata può oscillare tra gli 861,98 e i 910,59 euro. Anche in questa categoria Intesa Sanpaolo si difende bene. Con il Mutuoup fisso - Piano base, chi scegli l'offerta di Ca' De Sass spende 861,98 euro al mese, circa 11 in meno del Mutuo a tasso fisso di Iwbank, dove sono richiesti 872,73 euro al mese. In terza posizione il Mutuo a tasso fisso di Ubi banca, che offre la stessa rata del secondo in classifica. Più contenute, invece, le differenze di prezzo per chi sceglie - con gli stessi parametri - un prodotto a tasso variabile. In questo caso, a parità di spese accessorie, si va da 801 a 826 euro nella top ten dei migliori prodotti. Intesa Sanpaolo la fa ancora da padrone. Al primo posto il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base offre una rata di 801,9 euro, di poco inferiore all'Hello! home variabile di Hello bank!. In questo caso la rata mensile è di 802,29 euro. La stessa richiesta a chi sottoscrive il Mutuo variabile di Bnl. Le differenze maggiori si notano con la terza simulazione. In questo caso il valore totale dell'immobile è di 400.000 euro, per cui si chiede un finanziamento di 320.000 da estinguere in 20 anni (l'80% del valore). La differenza di rata tra i dieci migliori prodotti a tasso fisso oscilla tra i 1.557 euro e i 1.618 euro. Nella categoria del tasso fisso, Webank si aggiudica il primo posto della classifica con una rata di 1.557 euro. Di poco inferiore al Mutuo acquisto tasso fisso last minute di Banco Bpm che richiede un esborso mensile di 1.560,39 euro. Medaglia di bronzo per Hello bank!: l'Hello! home fisso richiede 1.566,32 euro al mese. Meno marcate le differenze di prezzo per il tasso variabile. Intesa Sanpaolo si conferma in prima posizione con il Mutuo domus variabile Euribor - Piano base. In questo caso l'esborso è di 1.446,67 euro. Poco meno del Mutuo promo a tasso variabile di Banco Bpm (1.447,1 euro) e dell'Hello! home variabile targato Hello bank! (1.447,38 euro al mese). Nel caso di quest'ultima simulazione, le spese accessorie diventano importanti. Se i costi di perizia variano sempre tra i 200 e i 500 euro, a lievitare sono le spese di istruttoria. La spesa può essere davvero ingente: da 400 a 2.240 euro. A questi costi, poi, bisogna aggiungere altre spese non obbligatorie per legge, ma spesso imposte. Si tratta, ad esempio, delle spese per sottoscrivere un'assicurazione in caso di malattia o di perdita del lavoro. Molti istituti vi offriranno un mutuo solo nel caso della sottoscrizione di una polizza o se aprirete un conto presso il loro istituto. È bene sapere che si tratta di stratagemmi che il mutuatario ha il diritto di rifiutare. La sottoscrizione di una polizza è facoltativa, così come l'apertura di un conto (e le relative spese). Le variabili in gioco per scegliere un mutuo, dunque, sono molte. Un consiglio sempre valido è tenere sempre bene a mente che anche pochi centesimi di euro al mese possono significare diverse migliaia di euro durante tutta la durata del mutuo. 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Le variabili in gioco possono essere davvero tante: la prima è sicuramente la durata del finanziamento. Ma non l'unica. Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, Ivano Cresto, responsabile della divisione mutui di Facile.it Variabile o fisso, quale scegliere? «A oggi più dell'80% degli italiani sceglie un tasso fisso. Gli spread sono molto bassi e le condizioni sul prodotto non sono mai state tanto convenienti. Del resto le banche spingono il cliente sul fisso per una ragione: le banche hanno pagato il prezzo della surroga e oggi preferiscono offrire un tasso fisso competitivo nella speranza di non perdere clienti in futuro. Con il variabile, se i tassi dovessero salire molto, un cliente potrebbe spaventarsi e cercare nuove offerte altrove. A ogni modo, per almeno cinque anni circa chi ha un variabile non deve preoccuparsi». Quali altri fattori sono da tenere in considerazione? «Sapere quale tipo di mutuo scegliere non è facile, dipende da che tipo di operazione vuole fare il cliente. Se io oggi volessi comprare un bilocale, è molto probabile che lo terrei per qualche anno e poi passerei a una casa più grande. Ma, se io per comprarlo ho scelto un mutuo di 25 anni, in realtà so già che ho fatto un mutuo per un tempo probabilmente più lungo rispetto a quello in cui abiterò nell'immobile. In questo caso scegliere un mutuo a tasso fisso non sarebbe conveniente perché non utilizzerò mai la copertura sul lungo periodo offerta da una rata fissa. Quindi sarebbe stato meglio scegliere un prodotto a tasso variabile o con Cap, di quelli cioè per cui il tasso non può salire sopra una certa soglia. È tutta una questione di orizzonte temporale: basti sapere che, secondo le statistiche, oggi un cliente italiano tiene un mutuo in media sette o otto anni. Poi lo chiude». Le soluzioni «intemerdie» come il variabile con Cap quando hanno un senso? «Sostanzialmente le soluzioni a tasso misto hanno senso quando si ha in previsione di non stare troppo a lungo in un immobile. Esistono tante soluzioni a tasso misto, ma quello che principalmente fanno è dare la possibilità al cliente di muoversi più liberamente tra un tasso fisso o un variabile in determinati periodi di tempo. Se oggi inizio con una rata fissa a cinque anni e poi in futuro decido di passare a un variabile, nel lungo periodo avrò comunque risparmiato rispetto a un fisso. Certo, bisogna tenere a mente che queste opzioni si pagano in termini di spread perché di solito sono più care rispetto a soluzioni più tradizionali. Spesso, poi, sono più complicate da spiegare al cliente e sono più adatte a chi è un po' più esperto in tema di mutui. Tendenzialmente si tratta di mutui scelti da meno del 10% della clientela». Prevedete un rialzo dei tassi nel medio breve periodo? Vi siete fatti un'idea di quanto potranno salire? «Al momento il prossimo grande cambiamento in termini macro economici sarà la fine del programma di riacquisto titoli voluto da Mario Draghi. Gli analisti ritengono che l'uscita da questo programma sarà piuttosto dolce. Al momento le previsioni ritengono che l'indice Euribor tornerà a zero intorno al 2021-2022. Avremo quindi altri anni relativamente tranquilli. Inoltre va detto che la maggior parte delle offerte bancarie hanno già un floor (limite) a zero. In poche parole, se un prodotto a tasso variabile ha un Euribor a -0,32, in realtà molte banche lo conteggiano comuqnue a zero. Quindi se il tasso dovesse salire da -0,32 a zero, in realtà ciò non avrebbe un impatto sulla rata mensile. 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Attraverso la pagina dal titolo «Commissariato di Ps Online – Italia», la Polizia ha voluto sottolineare l'aumento costante delle denunce ricevute e per invitare la cittadinanza alla massima prudenza quando si vuol stipulare un mutuo o richiedere un finanziamento.Stanno infatti dilagando i casi di persone che si sono viste sottrarre denaro attraverso proposte di accesso al credito con mutui e finanziamenti a condizioni fin troppo vantaggiose.Di solito, ai malcapitati viene chiesto un anticipo sull'attività di intermediazione che dovrebbe dar via al mutuo per poi sparire dopo aver sottratto anche dati bancari e personali. È questo il testo del messaggio lanciato dalla Polizia Postale: «Sono diverse le segnalazioni di truffe ai danni di utenti che attirati da banner, che compaiono sulle pagine web durante la comune navigazione, offrono mutui a condizioni vantaggiose», spiegano gli inquirenti. «Dobbiamo prestare attenzione a questo tipo di offerte cercando di rivolgere le nostre istanze di mutuo a istituti di credito o finanziari autorizzati allo svolgimento di attività bancarie e finanziarie».Come spiega la Polizia Postale, esiste una sezione del sito della Banca d'Italia in cui sono presenti i nomi degli istituti ritenuti affidabili. «Possiamo accertarci di questo accedendo», continua la Polizia Postale, «ad una speciale sezione del sito ufficiale della Banca d'Italia raggiungibile a questo link https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/albi-elenchi/». Se il nome dell'istituto che ci ha proposto un mutuo non compare tra quelli presenti sul sito della Banca d'Italia, allora guardatevi bene dal condividere dati o inviare somme di denaro. Inoltre, chi si trova in una situazione «sospetta», può sempre rivolgersi direttamente alla Polizia Postale segnalando il caso attraverso l'indirizzo www.commissariatodips.itBasta ricordarsi che gli istituti bancari non chiedono mai dati dell'utente, soprattutto quando la richiesta avviene per via telematica attraverso email o sms. Anche la richiesta di dati al telefono può essere rischiosa: non mancano le società con call center fasulli, nati solo per sottrarre dati ai clienti e dare la parvenza di essere una realtà seria. L'unica certezza per non avere problemi, insomma, è che la società con cui il cliente si trova ad avere a che fare compaia negli elenchi delle Banca d'Italia. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mutui-2600371010.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="nel-terzo-trimestre-del-2018-l83-0-degli-italiani-ha-preferito-il-tasso-fisso" data-post-id="2600371010" data-published-at="1780173094" data-use-pagination="False"> Nel terzo trimestre del 2018 l'83,0% degli italiani ha preferito il tasso fisso Gli italiani preferiscono il tasso fisso e per una durata media di 20 anni. A dirlo è l'Osservatorio di Mutuionline.it secondo cui nel terzo trimestre del 2018 l'83,0% degli italiani ha preferito il tasso fisso (era l'82,5% lo scorso trimestre). Una preferenza mostrata anche dalle banche che offrono questo tipo di prodotto nell'86,6% dei casi.La ragione è chiara: una rata costante si traduce in maggiore solvibilità del mutuatario, inoltre, allo stesso tempo, gli stessi clienti saranno meno indotti in futuro a cambiare banca, visto che le condizioni ottenute adesso saranno con molta probabilità migliori di quelle future.In termini di durata, quella più gettonata non supera le due decadi. Sia le banche che la clientela preferiscono non andare oltre i 20 anni, laddove possibile. Non è un caso se, secondo l'Osservatorio, le banche concedono mutui a 20 anni al 38,0% dei richiedenti, quasi otto punti in più rispetto al 30,4% del trimestre precedente. Dal lato della domanda, dopo i 20 anni il periodo più richiesto è quello tra i 30 e 40 anni (22,8%), seguono, poi, i 25 anni con il 17,8%. Anche per le erogazioni (cioè i mutui a cui le banche danno l'ok), ai 20 anni seguono i 30-40 anni, concessi nel 20% dei casi, seguiti dal periodo più breve dei 10 anni con il 14,9% delle concessioni.Più fiducia, condizioni più favorevoli e banche più disponibili alla contrattazione in un clima altamente competitivo, hanno come risultato importi più alti: 124.458 euro per la domanda, 128.564 per l'offerta. Quest'ultimo dato è il più rilevante dell'Osservatorio nel terzo trimestre dell'anno, con quasi 5.000 euro in più rispetto all'importo medio del trimestre precedente.Ma qual è la richiesta media per chi richiede un mutuo? Una buona parte dei mutuatari (il 36,0%) richiede tra i 50.000 e i 100.000 euro, il 31,6% dai 100.000 ai 150.000 euro. Stessa proporzione per i finanziamenti concessi, che per il 36,1% sono nella prima fascia dei 50-100.000 euro e per il 33,4% sono tra i 100 e i 150.000 euro.Cifre che di solito servono a coprire al massimo l'80% del valore totale dell'immobile. A guardare le statistiche dell'Osservatorio, un terzo e oltre delle richieste e delle erogazioni sono per un loan-to-value (richiesta di finanziamento rispetto al prezzo dell'immobile) dal 70 all'80% del valore della casa, nello specifico il 35,8% della domanda e il 33,3% delle concessioni. Subito dopo troviamo una percentuale molto più piccola (17%) di mutui richiesti per un valore dell'immobile dal 60 al 70%, seguiti dall'intervallo 40-50%. In quest'ultimo caso solo il 15% della popolazione dei mutuatari italiani ha fatto richiesta per una cifra che copre circa metà del valore della casa.
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Da giugno a settembre, infatti, il calendario si fa fitto: nei prossimi mesi si avvicenderanno, nella romantica cornice delle fortezze trentine, esperienze guidate, mostre, laboratori e iniziative didattiche, per la gioia di un pubblico eterogeneo quanto a età e interessi.
A partire da Castel Beseno, a Besenello: aperto dal 1° maggio al 1° novembre prossimo tra le 10 e le 18 (a eccezione del lunedì), è il più grande castello del Trentino. Gli avventori possono ammirare, prima di tutto, la sezione museale dedicata alla battaglia di Calliano, combattuta nel 1487 tra le truppe della Repubblica di Venezia e quelle del Principato vescovile di Trento e della Contea del Tirolo. Passeggiare tra le cucine, le cantine e la cinta muraria è una vera e propria un’immersione nella storia e nella natura trentine. Per conoscere tutti gli appuntamenti, tra cui le rievocazioni storiche che avranno luogo su questo pregiato palcoscenico, basta scrivere a info@buonconsiglio.it o chiamare lo 0464-834600.
C’è poi Castel Nanno, situato a Ville d’Anaunia: ogni domenica, dal 7 al 28 giugno, sarà possibile sperimentare un picnic di livello. «Visita e picnic sull’erba nei giardini di Castel Nanno» è la formula che propone prodotti a chilometro zero abbinata a una visita guidata. Il prezzo è di 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni e 8 euro per i bambini sotto i 4 anni. La prenotazione, obbligatoria entro le 12 del giorno prima, può essere effettuata chiamando lo 0463-830133 o scrivendo a info@visitvaldinon.it. Castel Nanno è comunque aperto alle visite libere tutte le domeniche fino al 1° novembre, dalle 10 alle 17, con apertura straordinaria i primi due giorni di giugno e a Ferragosto.
Per il divertimento dei bambini l’ideale è invece Castel Valer, sempre a Ville d’Anaunia (frazione Tassullo). I più giovani potranno andare a caccia dell’indizio per ricostruire gli antichi fasti di questa fortezza. Facile diventare detective tra queste pareti, trattandosi di uno dei manieri più ricchi della Val di Non, che al suo interno custodisce un inestimabile patrimonio di oggetti e arredi appartenuti alla nobile famiglia Spaur.
La proposta, pensata per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sarà valida tutte le domeniche, a partire dalle 10. Un’esperienza di un’ora e mezza, che prevede per i più piccoli la guida verso i dettagli più curiosi e per i più grandi enigmi e giochi investigativi per apprendere la storia del luogo. Alla fine dei giochi, ciascuno potrà vivere un momento memorabile, come la trasformazione in conte di Castel Valer. L’intero nucleo familiare può accedere al costo di 30 euro.
Infine «Dal Castello alla Montagna» è il percorso che collega Folgaria a Castel Beseno, seguendo l’antica viabilità medievale. Un itinerario lungo poco più di 8 chilometri, che parte dall’altopiano e raggiunge il fondovalle attraversando luoghi di rara bellezza, come la chiesetta cinquecentesca di San Valentino, Mezzomonte di sopra e di sotto, il maso Ponte di Folgaria e il torrente Rio Cavallo Rosspach. Una volta arrivati a Castel Beseno, è obbligatoria una visita senza preoccuparsi troppo degli orari: il rientro può avvenire in pullman; ma se si hanno ancora energie a disposizione, il consiglio è di percorrere a piedi il versante orografico sinistro, che offre magnifiche visuali e luoghi storici lungo il percorso.
Un altro indimenticabile modo di vivere il Trentino al meglio è il treno: il Trenino dei Castelli è l’esperienza di un’intera giornata tra la Val di Sole e la Val di Non, che consente di scoprire il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico del territorio. Si parte da Trento e si viene sospinti tra castelli arroccati su speroni di roccia o adagiati su dolci colline. Si potranno così visitare il Castello di San Michele a Ossana o Castel Caldes, gotico maniero legato alle leggende riguardanti la nobildonna Olinda.
Castel Valer e Castel Thun sono due delle altre dimore storiche che popolano la zona attraversata dal trenino ed entrambi hanno molto da offrire al visitatore: se il primo si distingue per la ricchezza degli arredi e le ricche collezioni e della cappella di San Valerio, il secondo è uno dei più visitati, sia per il contesto in cui sorge che per la sua ricchezza architettonica e artistica.
Presso molte strutture ricettive è possibile richiedere la Trentino Guest Card, che consente la visita gratuita a oltre 60 castelli e 20 musei, tra cui Mart, Muse e Castello di Avio. La si può usare anche per i trasporti pubblici provinciali e per ottenere sconti sui prodotti locali.
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Il Paris Saint-Germain festeggia la Champions League dopo aver battuto ai rigori l'Arsenal nella finale di Budapest (Ansa)
La storia continua e si arricchisce di un nuovo capitolo. Nell’ormai infinita saga dell’esasperato dibattito tra risultatisti e giochisti, stavolta tocca a quest’ultimi festeggiare. Tocca al Paris Saint-Germain di Luis Enrique, che dopo aver iscritto lo scorso anno i parigini nell’albo d’oro della Champions League per la prima volta, si ripete e concede il bis battendo nella finale di Budapest l’Arsenal dell’allievo Mikel Arteta.
Due mondi opposti e due filosofie a confronto, hanno detto in molti alla vigilia, guardando, stile di gioco, numeri e statistiche. Da una parte il pragmatismo e l’organizzazione dell’Arsenal, capace di concedere appena sei gol agli avversari in tutto il torneo, prima della finale. Dall’altra le 45 reti messe a segno dal Psg, eguagliando il record stabilito nel 1999/2000 dal Barcellona, nella cui rosa figurava proprio Luis Enrique. Alla fine, nella serata della Puskas Arena, a fare la differenza è stata la qualità offensiva dei campioni di Francia e d’Europa, l’esperienza e quel pizzico di buona sorte necessari in appuntamenti del genere. Tuttavia, la finale si è rivelata essere più equilibrata e meno scontata di quanto si potesse ipotizzare alla vigilia. A dimostrarlo non è solo il fatto che la banda di Luis Enrique abbia avuto bisogno dei tempi supplementari e dei rigori per sbrogliare la matassa che aveva preparato Arteta. Ma anche l’approccio e l’atteggiamento tattico dell’Arsenal, arrivato in Ungheria con legittime ambizioni e reduce dalla conquista della Premier League, ventidue anni dopo l’ultima firmata da Arsène Wenger. Il Psg aveva tutto dalla sua per confermarsi sul tetto d’Europa: forza, qualità della rosa, blasone, esperienza, favore del pronostico. L’Arsenal si è dimostrato comunque all’altezza con Arteta che si è addirittura concesso il lusso di iniziare la partita con 152 milioni di euro dell’ultima campagna acquisti parcheggiati in panchina. Il tecnico spagnolo ha infatti sorpreso tutti preferendo in attacco Kai Havertz allo svedese Viktor Gyokeres, pagato allo Sporting Lisbona 73 milioni di euro, e scegliendo di rimpolpare il centrocampo con il giovane Lewis-Skelly a scapito della mezza punta Eberechi Eze, strappato al Crystal Palace per 79 milioni. Scelte, specialmente la prima, che si stavano rivelando azzeccate visto che pronti via, al 5’ Havertz, che già una finale di Champions l’aveva decisa nel 2021, quando con il Chelsea trionfò nel derby inglese contro il Manchester City di Pep Guardiola, approfitta di un rimpallo a metà campo con Marquinhos e fugge verso la porta di Safonov: il mancino potente sotto la traversa è una sentenza che gela i tifosi del Psg e manda in delirio quelli inglesi.
Da quel momento in poi la partita prende esattamente la piega immaginata da Arteta. L’Arsenal si chiude, concede il pallone agli avversari e difende con ordine, densità e pazienza. Il Psg controlla il possesso, ma per lunghi tratti lo fa in maniera sterile. Kvaratskhelia e Doué faticano ad accendersi, Dembélé appare lontano dalla versione dominante ammirata per tutta la stagione e le occasioni arrivano con il contagocce. I campioni d’Europa rientrano dagli spogliatoi con un atteggiamento più aggressivo, ma rischiano addirittura di subire il raddoppio quando ancora Havertz si presenta dalle parti di Safonov. È il preludio alla svolta dell’incontro. Al 62' Mosquera interviene in ritardo su Kvaratskhelia all’interno dell’area. Siebert indica il dischetto e il Var conferma. Dembélé non sbaglia, spiazza Raya e riporta il risultato in equilibrio.
L’1-1 cambia l’inerzia della finale. Il Psg aumenta la pressione, l’Arsenal perde qualche certezza e la gara si apre. Vitinha sfiora il vantaggio con una conclusione dalla distanza, poi è Kvaratskhelia ad avere la palla più pesante della serata quando approfitta di un errore di Saliba e si presenta davanti a Raya: il portiere spagnolo devia il sinistro del georgiano sul palo, tenendo in vita i Gunners. Nel finale dei tempi regolamentari le occasioni migliori capitano ancora ai francesi. Vitinha manca di poco il bersaglio grosso e, in pieno recupero, Barcola spreca clamorosamente un contropiede che avrebbe potuto chiudere i conti.
I supplementari sono molto più nervosi che spettacolari. L’Arsenal protesta per un contatto tra Nuno Mendes e Madueke, ma per Siebert non ci sono gli estremi per il rigore. Dall’altra parte il Psg continua ad avere una maggiore iniziativa, senza però trovare il colpo decisivo. Così, per la prima volta dal 2016, una finale di Champions si decide ai rigori. Dal dischetto Ramos e Doué trasformano i primi due tentativi, mentre Eze condanna subito l’Arsenal calciando fuori il secondo penalty della serie. Raya tiene aperto uno spiraglio parando la conclusione di Nuno Mendes, ma Rice risponde soltanto in parte. Hakimi e Beraldo non tremano, mentre dall’altra parte Martinelli segna prima che Gabriel spedisca alto il rigore che consegna definitivamente la coppa al Psg e a Luis Enrique. Per il club francese è un successo che prolunga il ciclo aperto dodici mesi fa e si conferma sul tetto d’Europa. I francesi entrano così nel ristretto gruppo di squadre capaci di vincere la Champions League per almeno due stagioni consecutive, diventando al tempo stesso il primo e unico club francese a riuscire nell’impresa. Per Luis Enrique, invece, è la terza coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo.
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Matteo Berrettini (Ansa)
Ma soprattutto di tennis e di nerbo. Il trentenne romano esce vittorioso da una battaglia di cinque ore e 23 minuti nel terzo turno del Roland Garros contro «El Tiburon» Comesana, argentino specialista della terra battuta: 7-6, 5-7, 6-7, 6-4, 7-6 con vittoria a 13 nel supertiebreak. Il risultato è già indizio di un match senza esclusione di colpi, in cui il Thor nostrano ha ritrovato sprazzi del suo gioco migliore, quel predominio di servizio esplosivo e dritto potente e arrotato, che negli anni scorsi lo ha condotto a una finale a Wimbledon persa contro Djokovic, a due vittorie al Queen’s, alle semifinali all’Australian Open e allo Us Open. Numeri da capogiro per un tennista italiano, Sinner a parte. Gli infortuni ne hanno funestato il fisicone di 196 cm per 95 kg, ma la naturalezza con cui ha tenuto i turni di battuta e risposto alle rotazioni geometriche dell’avversario, indicano degli ottavi di finale guadagnati con la calma olimpica del pescatore di fiume. Matteo ha soltanto bisogno di disputare tante partite. Solo così potrà ritrovare lo smalto e, perché no, riproporre la sua candidatura in una classifica a oggi impietosa. Buone nuove pure dal terzo turno di Flavio Cobolli, vincitore per 6-2 6-2 6-3 su Learner Tien. Nella racchetta regolare del fiorentino Flavio c’è qualcosa che pare spezzarsi da un momento all’altro, parcellizzandosi in un sistema di possibilità vertiginoso. Il suo è un tennis di Schrödinger: può elevarsi fino a toccare vette da top 20 quale oggi è (quest’anno vanta una finale raggiunta a Monaco di Baviera svillaneggiando in semifinale Zverev e una vittoria al master 500 di Acapulco sconfiggendo l’esperto Tiafoe), oppure, con la stessa disinvoltura, può perdere incontri semplici, scivolando nella coltre dell’anonimato. Tien, mancino statunitense di origini vietnamite, 20 anni, pupillo di quel Michael Chang che nel 1989, a soli 17 anni, vinse proprio al Roland Garros prendendosi gioco di un Ivan Lendl furibondo, è, assieme a Fonseca, Jodar, Mensik, Fils e al diciassettenne francese Kouame, una promessa in parte già mantenuta. Ha vinto il master 250 di Ginevra poco più di una settimana fa, ma contro Flavio pareva appannato, ha sbagliato parecchio, spianandogli la strada verso un match quasi rilassato. Ora Cobolli se la vedrà agli ottavi con Zachary Svajda, numero 85 Atp, che si è preso in cinque set lo scalpo di Francisco Cerundolo, fratello maggiore di Juan Manuel, avversario di Sinner nella partita di giovedì. Con l’eliminazione di Djokovic in cinque set per mano del «Sinnerzinho» brasiliano Joao Fonseca, si saggerà la consistenza agonistica di Sascha Zverev. Il tedesco di origini russe, artefice di una carriera ciclotimica, non si è mai imposto in un trofeo del Grande Slam, quel genere di tornei stanno a lui come Diabolik all’ispettore Ginko. Con Alcaraz e Sinner fermi ai box, ecco giunta la sua fatidica occasione. Sulla sua strada potrebbe trovare nei quarti di finale il tirannico diciannovenne Rafael Jodar. Lo spagnolo, si diceva, assieme a Fonseca e al ceco Jakub Mensik, rappresenta a buon diritto la nuova generazione di atleti destinata a inserirsi nella rivalità tra il nostro altoatesino e il murciano Carlitos. Anche di questi giovani classe 2005/06 si verificheranno presto le qualità.
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Da qui l’intuizione di Fernando Raris e Bepo Maffioli, nel 1976, di creare un circuito dedicato di ristoratori che, in stagione, declinavano finferli e porcini in vario modo a tutto menù, ovvero il Cocofungo. Il primo circuito nazionale dedicato a un singolo prodotto da cui, nella stagione invernale, «gemmò» il Cocoradicchio, creato nel 1988, seguito a ruota da un altro circuito gemello, «I ristoranti del radicchio».
Insegne diverse, ma missione comune. Quella di valorizzare la gustosa cicoria locale tanto è vero che, nel 1999, prende il via il «Radicchio d’oro», una sorta di Campiello gastronomico con premi ad eccellenze nazionali in vari settori. Dallo sport alla cultura, passando per gastronomia, giornalismo e altro ancora, con i premiati omaggiati su palco nientemeno che dal sorriso della Miss Italia millesimata di anno in anno. Ritorniamo alla realtà.
Nel 1996 il radicchio di Treviso è stato il primo ortaggio italiano a ottenere il riconoscimento Igp europeo, ed ecco un’altra medaglia di primogenitura di Marca che si affianca al Festival della cucina trevigiana così come al Cocofungo. Varie le ipotesi di come sia sorta questa variante sulle rive del Sile, alcune romantiche (i suoi semi deposti da uccelli migratori sul campanile di Dosson, e le pianticelle curate poi da dei fraticelli del vicino convento), altre vedono protagonista Francesco van den Borre, architetto di parchi e giardini delle ville venete, che applicò a questo ortaggio tecniche di sbiancamento utilizzate nel Belgio nativo per la locale cicoria. Vi è poi la variante ruspante, quella della civiltà rurale legata alla sussistenza quotidiana. In un tempo in cui non si buttava via niente, i cespi di radicchio venivano messi a riposare in un angolo della stalla ricoperti da un telo per prolungarne il consumo oltre il tempo della raccolta. Un utilizzo non solo alimentare. Le madri di famiglia ne bollivano le radici per ottenere un’acqua depurativa per i disturbi digestivi. In tempi di autarchia, durante il ventennio, le stesse radici venivano tostate e macinate quale surrogato del caffè. I nonni creativi le distillavano per ottenere poi grappe ritenute il miglior digestivo dopo pasti generosi.
Una radicata tradizione familiare, ben descritta da Bepi Mazzotti: «Vengono lavorati sotto i portici o nelle stalle in tempo di filò, le foglie aperte con l’arte consumata dei fiorai». Vari libri dedicati con ricettari che hanno permesso al radicchio di Treviso di scalare pazientemente la gerarchia culinaria, da umile contorno delle cucine rurali a ricercata leccornia di tavole (anche) stellate. Vi è poi il fratellino minore, ovvero il radicchio variegato di Castelfranco, nato da un casuale incrocio di necessità tra radicchio di Treviso e indivia scarola. Ma anche qui il tocco d’artista di Maffioli fa entrare la storia nella leggenda. Nel suo ultimo libro, uscito con le ricette di Onorio Barbesin, accenna a una nobildonna castellana invitata da una famiglia di pari lignaggio a una prima della Scala a Milano. Aveva preparato degna sartoria conseguente, abbellita da una fascinosa orchidea. Ma allora i treni sbuffavano lentamente, con emissioni di nerofumo. L’orchidea ne risentì, ma la nobildonna fece di necessità virtù. Si era fatta preparare dai suoi mezzadri un bel cesto di radicchio variegato, coperto da una tela, per farne omaggio agli amici milanesi. Giunse a Milano intatto nei suoi colori e profumi. Dopo adeguata toilette vegetale, lo indossò con orgoglio in attesa delle arie di Puccini non prima di aver raccolto i complimenti per l’insolita veste che la accompagnava e, alla domanda di che specie fosse, risose «Un fiore che si mangia», aizzando così ulteriore curiosità negli astanti.
Altra coccola golosa di cui la Marca trevigiana ha l’esclusiva è la sopa coada, ovvero una zuppa di pane, brodo e carne di piccione. Anche qui un’origine che incrocia storia e leggenda. Un tempo i piccioni erano allevati nelle piccionaie, ovvero i solai delle case benestanti così come nelle torri di campagna, residuo delle lotte tra le signorie medioevali e poi riprese dalle architetture del Palladio per le ville della nobiltà veneziana. Dopo l’Unità d’Italia, grazie all’intuizione di qualche oste trevigiano, si abbinarono le carni, dopo lenta cottura nel brodo, al pane raffermo, così per ottimizzare gusto e necessità. Coada dalla doppia chiave di lettura. Covata, cotta lentamente per ore per spremere dalle carni tutti i sapori. Ma anche coperta, con le fette di pane inzuppato a proteggerne i gusti. Immancabili, poi, le varianti. A Motta di Livenza si utilizzava la gallina ruspante per dare sostegno nutriente ai mercanti che giungevano con le loro chiatte dalla Laguna. Vi è poi la variante con il fagiano, a Zenson di Piave, e pure quella con l’oca a Falzè di Trevignano. Ma, al di là delle possibili variabili pennute, c’è una regola senza se e senza ma, stabilita dalla storica Adriana Vigneri: «È un piatto che deve essere nominato rigorosamente in dialetto, l’unico modo per inquadrarlo nel contesto che lo rende unico».
Un’antica regola recita «a boca no a xè straca se no a sa de vaca». E quindi, sui titoli di coda, non può mancare un’altra identità trevigiana, la Casatella. Nel 2008 è stato il primo formaggio a pasta morbida ad ottenere la certificazione Dop, prima ancora del ben conosciuto Squacquerone romagnolo. Un tempo era il residuo della lavorazione del burro, fonte di pronto incasso monetario per gli allevatori. Con l’aggiunta di caglio e ben pressato dentro uno stampo, veniva posto sul davanzale, nelle stagioni fredde, per asciugarsi quel minimo sufficiente ad essere poi consumato. Spesso utilizzato anche come merce di scambio quando si andava a far la spesa dal casoin. Poi, dalla metà degli anni Cinquanta, con il progressivo svilupparsi dei caseifici, la produzione non solo è migliorata ma si è provveduto alla stesura di un disciplinare che ne ha consolidato la qualità e, grazie anche alla sua versatilità organolettica, abbinata al basso contenuto di grassi, protagonista di un ricettario che ha visto coinvolti, progressivamente, anche ristoratori di molte altre Regioni.
Al dolce finale non può mancare il tiramisù che pochi ancora sanno essere il dolce italiano più venduto all’estero, con buona pace del panettone. Anche qui non potevano mancare le rivendicazioni di campanile, con la friulana Tolmezzo a sostenere la paternità primigenia. Le radici documentate iniziano verso la metà degli anni Cinquanta quando Roberto «Loly» Linguanotto, pasticcere dello storico Beccherie della famiglia Campeol, mette a punto un originale mix a base di uova, zucchero, savoiardi, cacao, mascarpone e caffè. Già il nome «tiramisù» ha ispirato varie riletture goliardiche, partendo dal fatto che, proprio in quegli anni, la dolce vita trevigiana era stata ironicamente descritta da quel Signore e signori di Pietro Germi che non ebbe vita facile con il perbenismo di quel tempo. Vari i suoi ambasciatori. Da Bepo Maffioli che, nel 1981, fu il primo a darne memoria scritta con la ricetta conseguente, ai Toulà di Alfredo Beltrame, che lo fece conoscere e apprezzare nel mondo, per giungere al 2010 quando l’Accademia italiana della cucina ne deposita la ricetta originale. E mentre nella carnica Tolmezzo continuavano a sbuffare neanche tanto dolcemente, a Treviso, nel 2017, parte la prima edizione della World cup, il Campionato mondiale del tiramisù, tra artisti pasticceri e semplici cultori della materia che, con entusiasmo, si fiondano nella città dove «Sile e Cagnan s’accompagnano», e se assieme ad un buon tiramisù ancor meglio.
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