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2023-04-19
La mortalità in Ue scende dopo tre anni. Mentre in Italia torna ad aumentare
Un doppio rimbalzo: uno - quello europeo - positivo; l’altro - quello italiano, negativo. Sono i nuovi dati sull’extra mortalità nel Vecchio continente, diffusi ieri da Eurostat. Che consentono di tirare un primo, si spera definitivo, sospiro di sollievo: a febbraio 2023, per la prima volta in tre anni, non è stato registrato un eccesso di morti. La pandemia e i suoi strascichi sono davvero finiti?
La buona notizia, quindi, è che l’indicatore utilizzato dall’istituto di statistica è sceso al di sotto del valore di riferimento, che coincide con il numero medio dei decessi nello stesso periodo del 2016-2019. Due mesi fa, l’Unione è arrivata a -2%. Un anno prima, era stato rilevato un macabro +8%; nel 2021, un +6%. A raffreddare l’entusiasmo, tuttavia, c’è la consapevolezza che il miglioramento lieve arriva solo al termine di un periodo nero: nell’ultimo trimestre dello scorso anno, infatti, la mortalità si è mantenuta a livelli molto sostenuti, dal +12% di ottobre, al +9% di novembre, fino all’inquietante picco di dicembre, con il +19%, il valore più alto dell’intero 2022. A gennaio 2023, era iniziato il trend calante, con un +3%, preludio al risultato di febbraio. Mese nel quale due terzi dei Paesi Ue non hanno registrato morti in eccesso. Adesso, non rimane da sperare che la tendenza si consolidi.
Tuttavia, in Italia abbiamo poco da festeggiare: il tasso di decessi, a febbraio, ha fatto registrare un sia pur modesto +0,8%, che giunge dopo il marcato e incoraggiante calo (-4,7%) di gennaio.
Lo Stivale, come noto, viene fuori da annate particolarmente difficili. Nel 2022 ci sono state 67.879 dipartite di troppo. Nel 2021, 63.415. Anomalie ben superiori alle fluttuazioni del periodo 2015-2019, quando la deviazione massima era arrivata ai 12.960 decessi. Per di più, considerando come annus horribilis per eccellenza il 2020, quando il Covid ha picchiato più duro, salta all’occhio che, dopo la diminuzione della mortalità nel 2021, c’è stato un nuovo incremento nel 2022, sebbene non ai livelli del primo anno di pandemia. Una stranezza che la stessa Istat ha provato ad attribuire al cambiamento climatico, con un’inferenza che è eufemistico definire debole.
Come avevano notato gli autori del report dell’associazione Umanità e ragione, in effetti, sia nel 2021 sia nel 2022, le morti si sono mantenute in «lineare e progressivo aumento». Il che porterebbe a escludere l’influsso di «fenomeni stagionali, quali l’influenza, il freddo o il caldo».
Non nascondiamoci dietro a un dito. Sul banco degli imputati per i numeri tremendi del complicato triennio che ci stiamo lasciando alle spalle, ci sono le restrizioni e i vaccini. Le prime possono aver agito indirettamente: piuttosto inefficaci nel limitare la diffusione del contagio, hanno invece contribuito a far saltare screening e cure per malattie serie, da quelle cardiovascolari a quelle oncologiche. Il che spiegherebbe il boom di trapassi nei mesi successivi a quelli più caldi dell’emergenza. Sarebbero gli effetti collaterali dei lockdown, dei quali nel Regno Unito, tanto per citare un Paese, si discute da almeno la scorsa estate.
Quanto alle iniezioni, i sospetti ricadono sulle reazioni avverse, specialmente miocarditi, pericarditi e trombosi, associate ai vaccini. Per onestà, va sottolineato che è impossibile stabilire con certezza una correlazione, sia pure in presenza di indizi. Tra essi, i dati inglesi di cui vi abbiamo dato conto ieri, dai quali si evince che, per uno strano caso, nei vaccinati (specie dopo la prima dose), aumentavano i decessi per cause diverse dal Covid. Coincidenza non significativa? Una colpa imputabile all’uso di Astrazeneca, da subito dimostratosi un preparato più problematico? Fatto sta che, dopo la pubblicazione del cruscotto di Eurostat, i maliziosi troveranno altro pane per i loro denti. È vero, difatti, che l’andamento delle morti era rimasto al di sopra della media fino alla fine dell’anno scorso. Ma è altrettanto vero che i segnali positivi del 2023 arrivano in un periodo in cui, di vaccinazioni, non si sente più parlare. Il grosso delle seconde e terze dosi è stato somministrato fino alla primavera 2021; poi, è stata la volta della campagna, decisamente meno efficace, per le quarte. Ma ormai, a porgere il braccio, praticamente non vanno nemmeno più i fragili.
Lo ribadiamo: non è lecito trarre alcuna conclusione affrettata sia dai riscontri allarmanti del periodo appena trascorso, sia dall’auspicabile miglioramento in atto. Solo, continuiamo a chiedere chiarezza. Ad esempio, in Italia, la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid dovrebbe riuscire a ottenere dati scorporati sui decessi Covid e non Covid come quelli prodotti dall’Istat inglese. Se è andato tutto bene, come recitava uno slogan pandemico invecchiato malissimo, non c’è nulla da nascondere. Giusto?
«Il 71% degli effetti avversi gravi proveniva da specifiche fiale Pfizer»
Dopo l’ampia letteratura scientifica sugli effetti della proteina Spike, un nuovo allarme, stavolta su lotti fallati di vaccini anti Covid, sta infiammando il mondo politico in Danimarca. La preoccupante notizia dell’esistenza di fiale «difettose» di Pfizer, evidentemente causata da assenza di controlli nel corso della somministrazione di massa, è stata comunicata da un trio di ricercatori danesi guidati da Peter Riis Hansen, h-Index 64, professore presso il Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Gentofte dell’Università di Copenhagen. Hansen ha pubblicato, insieme con i due colleghi Max Schmeling e Vibeke Manniche, una lettera sulla rivista peer reviewed European Journal of Clinical Investigation, nella quale i tre scienziati richiamano l’attenzione sulla «sicurezza dipendente da lotti di vaccino mRna Pfizer», così è intitolato il loro documento. L’articolo ha rilevato che su quasi 8 milioni di dosi di vaccino anti Covid somministrate in Danimarca (popolazione, 5.8 milioni di persone) da dicembre 2020 a gennaio 2022, su un totale di 52 lotti di vaccino, si sono verificati quasi 69.000 sospetti eventi avversi: più di 14.000 di questi eventi sospetti sono stati classificati come gravi, senza contare che sono stati registrati 579 decessi.
I ricercatori hanno suddiviso i 52 lotti in tre gruppi: quelli con tasso di segnalazione non grave, grave (ospedalizzazione, malattia pericolosa per la vita, disabilità permanente) o decesso.
Lo studio ha utilizzato i dati ufficiali registrati presso l’Agenzia danese per i medicinali (Danish Medical Agency, l’Aifa danese) e altri sistemi di segnalazione, tutti simili al Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers) utilizzato negli Stati Uniti; i dati sui numeri di lotto sono registrati presso lo Statens Serum Institut.
«Considerando i 701 milioni di dosi del vaccino Pfizer (somministrate in quel lasso di tempo, ndr) collegate a 971.021 segnalazioni di sospetti effetti avversi nello Spazio economico europeo, la possibilità di variazioni dipendenti dai lotti sembra degna di indagine», ammoniscono i ricercatori, «tenendo anche in considerazione l’autorizzazione concessa per uso di emergenza e la rapida attuazione di programmi di vaccinazione su larga scala». I tre scienziati nel loro articolo ricordano anche che nel 2021 in Giappone, in tre lotti di vaccini Moderna contenenti 1,6 milioni di dosi, sono state ritrovate 39 fiale contaminate da particelle di acciaio.
Peter McCullough, citatissimo cardiologo americano (h-Index 100), censurato da Twitter per aver opposto dubbi scientifici sulla vaccinazione anti Covid di massa, ha spiegato che lo studio danese ha rilevato che «il 71% degli eventi avversi gravi proveniva dal 4,2% delle dosi», Di conseguenza «i dati confermano che la maggior parte dei rischi sono legati alla dose somministrata, e non alla persona che la riceve: sono risultati di fondamentale importanza», ha chiosato McCullough, perché «implicano che la débâcle del vaccino anti Covid sia davvero un problema del prodotto, non dovuto alla suscettibilità del paziente. Inoltre, la mancanza di controlli ha generato un disastro per la sicurezza. Alcuni sfortunati pazienti hanno ricevuto troppo mRna, altri mRna contaminato o entrambi, quindi sono stati e sono tuttora esposti a iniezioni dannose e, in alcuni casi, letali».
I ricercatori sono stati chiari nel sottolineare che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i loro risultati e, ha confermato la ricercatrice Jessica Rose, «un’indagine più approfondita è necessaria per definire con più precisione per quale motivo i cittadini stanno subendo questa varietà di eventi avversi (di cui in Danimarca si parla senza più pudore, ndr)». Eventi avversi su cui in Italia la comunità scientifica continua colpevolmente a tacere, se non addirittura negare.
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Lieve risalita a febbraio nello Stivale. Al contrario, in Europa il trend si è invertito. Proprio dopo la frenata delle vaccinazioni.Uno studio danese mostra la correlazione tra danni collaterali e alcuni lotti del farmaco.Lo speciale contiene due articoli.Un doppio rimbalzo: uno - quello europeo - positivo; l’altro - quello italiano, negativo. Sono i nuovi dati sull’extra mortalità nel Vecchio continente, diffusi ieri da Eurostat. Che consentono di tirare un primo, si spera definitivo, sospiro di sollievo: a febbraio 2023, per la prima volta in tre anni, non è stato registrato un eccesso di morti. La pandemia e i suoi strascichi sono davvero finiti? La buona notizia, quindi, è che l’indicatore utilizzato dall’istituto di statistica è sceso al di sotto del valore di riferimento, che coincide con il numero medio dei decessi nello stesso periodo del 2016-2019. Due mesi fa, l’Unione è arrivata a -2%. Un anno prima, era stato rilevato un macabro +8%; nel 2021, un +6%. A raffreddare l’entusiasmo, tuttavia, c’è la consapevolezza che il miglioramento lieve arriva solo al termine di un periodo nero: nell’ultimo trimestre dello scorso anno, infatti, la mortalità si è mantenuta a livelli molto sostenuti, dal +12% di ottobre, al +9% di novembre, fino all’inquietante picco di dicembre, con il +19%, il valore più alto dell’intero 2022. A gennaio 2023, era iniziato il trend calante, con un +3%, preludio al risultato di febbraio. Mese nel quale due terzi dei Paesi Ue non hanno registrato morti in eccesso. Adesso, non rimane da sperare che la tendenza si consolidi.Tuttavia, in Italia abbiamo poco da festeggiare: il tasso di decessi, a febbraio, ha fatto registrare un sia pur modesto +0,8%, che giunge dopo il marcato e incoraggiante calo (-4,7%) di gennaio. Lo Stivale, come noto, viene fuori da annate particolarmente difficili. Nel 2022 ci sono state 67.879 dipartite di troppo. Nel 2021, 63.415. Anomalie ben superiori alle fluttuazioni del periodo 2015-2019, quando la deviazione massima era arrivata ai 12.960 decessi. Per di più, considerando come annus horribilis per eccellenza il 2020, quando il Covid ha picchiato più duro, salta all’occhio che, dopo la diminuzione della mortalità nel 2021, c’è stato un nuovo incremento nel 2022, sebbene non ai livelli del primo anno di pandemia. Una stranezza che la stessa Istat ha provato ad attribuire al cambiamento climatico, con un’inferenza che è eufemistico definire debole. Come avevano notato gli autori del report dell’associazione Umanità e ragione, in effetti, sia nel 2021 sia nel 2022, le morti si sono mantenute in «lineare e progressivo aumento». Il che porterebbe a escludere l’influsso di «fenomeni stagionali, quali l’influenza, il freddo o il caldo». Non nascondiamoci dietro a un dito. Sul banco degli imputati per i numeri tremendi del complicato triennio che ci stiamo lasciando alle spalle, ci sono le restrizioni e i vaccini. Le prime possono aver agito indirettamente: piuttosto inefficaci nel limitare la diffusione del contagio, hanno invece contribuito a far saltare screening e cure per malattie serie, da quelle cardiovascolari a quelle oncologiche. Il che spiegherebbe il boom di trapassi nei mesi successivi a quelli più caldi dell’emergenza. Sarebbero gli effetti collaterali dei lockdown, dei quali nel Regno Unito, tanto per citare un Paese, si discute da almeno la scorsa estate. Quanto alle iniezioni, i sospetti ricadono sulle reazioni avverse, specialmente miocarditi, pericarditi e trombosi, associate ai vaccini. Per onestà, va sottolineato che è impossibile stabilire con certezza una correlazione, sia pure in presenza di indizi. Tra essi, i dati inglesi di cui vi abbiamo dato conto ieri, dai quali si evince che, per uno strano caso, nei vaccinati (specie dopo la prima dose), aumentavano i decessi per cause diverse dal Covid. Coincidenza non significativa? Una colpa imputabile all’uso di Astrazeneca, da subito dimostratosi un preparato più problematico? Fatto sta che, dopo la pubblicazione del cruscotto di Eurostat, i maliziosi troveranno altro pane per i loro denti. È vero, difatti, che l’andamento delle morti era rimasto al di sopra della media fino alla fine dell’anno scorso. Ma è altrettanto vero che i segnali positivi del 2023 arrivano in un periodo in cui, di vaccinazioni, non si sente più parlare. Il grosso delle seconde e terze dosi è stato somministrato fino alla primavera 2021; poi, è stata la volta della campagna, decisamente meno efficace, per le quarte. Ma ormai, a porgere il braccio, praticamente non vanno nemmeno più i fragili.Lo ribadiamo: non è lecito trarre alcuna conclusione affrettata sia dai riscontri allarmanti del periodo appena trascorso, sia dall’auspicabile miglioramento in atto. Solo, continuiamo a chiedere chiarezza. Ad esempio, in Italia, la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid dovrebbe riuscire a ottenere dati scorporati sui decessi Covid e non Covid come quelli prodotti dall’Istat inglese. Se è andato tutto bene, come recitava uno slogan pandemico invecchiato malissimo, non c’è nulla da nascondere. Giusto?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mortalita-ue-scende-3-anni-2659877828.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-71-degli-effetti-avversi-gravi-proveniva-da-specifiche-fiale-pfizer" data-post-id="2659877828" data-published-at="1681881607" data-use-pagination="False"> «Il 71% degli effetti avversi gravi proveniva da specifiche fiale Pfizer» Dopo l’ampia letteratura scientifica sugli effetti della proteina Spike, un nuovo allarme, stavolta su lotti fallati di vaccini anti Covid, sta infiammando il mondo politico in Danimarca. La preoccupante notizia dell’esistenza di fiale «difettose» di Pfizer, evidentemente causata da assenza di controlli nel corso della somministrazione di massa, è stata comunicata da un trio di ricercatori danesi guidati da Peter Riis Hansen, h-Index 64, professore presso il Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Gentofte dell’Università di Copenhagen. Hansen ha pubblicato, insieme con i due colleghi Max Schmeling e Vibeke Manniche, una lettera sulla rivista peer reviewed European Journal of Clinical Investigation, nella quale i tre scienziati richiamano l’attenzione sulla «sicurezza dipendente da lotti di vaccino mRna Pfizer», così è intitolato il loro documento. L’articolo ha rilevato che su quasi 8 milioni di dosi di vaccino anti Covid somministrate in Danimarca (popolazione, 5.8 milioni di persone) da dicembre 2020 a gennaio 2022, su un totale di 52 lotti di vaccino, si sono verificati quasi 69.000 sospetti eventi avversi: più di 14.000 di questi eventi sospetti sono stati classificati come gravi, senza contare che sono stati registrati 579 decessi. I ricercatori hanno suddiviso i 52 lotti in tre gruppi: quelli con tasso di segnalazione non grave, grave (ospedalizzazione, malattia pericolosa per la vita, disabilità permanente) o decesso. Lo studio ha utilizzato i dati ufficiali registrati presso l’Agenzia danese per i medicinali (Danish Medical Agency, l’Aifa danese) e altri sistemi di segnalazione, tutti simili al Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers) utilizzato negli Stati Uniti; i dati sui numeri di lotto sono registrati presso lo Statens Serum Institut. «Considerando i 701 milioni di dosi del vaccino Pfizer (somministrate in quel lasso di tempo, ndr) collegate a 971.021 segnalazioni di sospetti effetti avversi nello Spazio economico europeo, la possibilità di variazioni dipendenti dai lotti sembra degna di indagine», ammoniscono i ricercatori, «tenendo anche in considerazione l’autorizzazione concessa per uso di emergenza e la rapida attuazione di programmi di vaccinazione su larga scala». I tre scienziati nel loro articolo ricordano anche che nel 2021 in Giappone, in tre lotti di vaccini Moderna contenenti 1,6 milioni di dosi, sono state ritrovate 39 fiale contaminate da particelle di acciaio. Peter McCullough, citatissimo cardiologo americano (h-Index 100), censurato da Twitter per aver opposto dubbi scientifici sulla vaccinazione anti Covid di massa, ha spiegato che lo studio danese ha rilevato che «il 71% degli eventi avversi gravi proveniva dal 4,2% delle dosi», Di conseguenza «i dati confermano che la maggior parte dei rischi sono legati alla dose somministrata, e non alla persona che la riceve: sono risultati di fondamentale importanza», ha chiosato McCullough, perché «implicano che la débâcle del vaccino anti Covid sia davvero un problema del prodotto, non dovuto alla suscettibilità del paziente. Inoltre, la mancanza di controlli ha generato un disastro per la sicurezza. Alcuni sfortunati pazienti hanno ricevuto troppo mRna, altri mRna contaminato o entrambi, quindi sono stati e sono tuttora esposti a iniezioni dannose e, in alcuni casi, letali». I ricercatori sono stati chiari nel sottolineare che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i loro risultati e, ha confermato la ricercatrice Jessica Rose, «un’indagine più approfondita è necessaria per definire con più precisione per quale motivo i cittadini stanno subendo questa varietà di eventi avversi (di cui in Danimarca si parla senza più pudore, ndr)». Eventi avversi su cui in Italia la comunità scientifica continua colpevolmente a tacere, se non addirittura negare.
Ansa
La diplomazia tra Washington e Teheran è in salita. Ciononostante, i colloqui tenutisi sabato a Islamabad certificano il crescente peso del Pakistan.
Negli scorsi anni, i rapporti tra lo stesso Pakistan e gli Stati Uniti erano stati tutt’altro che idilliaci. Eppure, la situazione ha iniziato a mutare a maggio dell’anno scorso: in particolare, dopo che Donald Trump aveva dichiarato di aver mediato un accordo di cessate il fuoco tra Nuova Delhi e Islamabad. Il governo pakistano aveva quindi candidato il presidente americano al Nobel per la Pace. Non solo. Da allora, Trump ha costantemente rafforzato la propria sponda con il capo delle Forze armate di Islamabad, il generale Asim Munir.
È in questo quadro che, a luglio, Stati Uniti e Pakistan hanno raggiunto un accordo sulla cui base Washington si è impegnata a ridurre i propri dazi a Islamabad. Inoltre, sempre in virtù dell’intesa, gli Usa hanno acquisito la possibilità di effettuare esplorazioni petrolifere in territorio pakistano. Era inoltre lo scorso gennaio, quando Islamabad ha formalmente accettato l’invito di Trump a entrare nel Board of Peace per Gaza. Senza trascurare che, il mese precedente, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva ringraziato il Pakistan per la sua offerta a prender parte alle forze di stabilizzazione nella Striscia.
Insomma, negli ultimi dodici mesi i rapporti tra Washington e Islamabad si sono significativamente rafforzati. Tanto che la Casa Bianca si è affidata principalmente al Pakistan per cercare di avviare un processo diplomatico volto a chiudere la guerra in Iran. Ma quali sono state le ragioni di questa svolta? Trump ha innanzitutto visto nel Pakistan un attore che gli consentisse di controbilanciare l’India: quell’India con cui gli Stati Uniti, nel 2025, hanno avuto notevoli tensioni commerciali. In secondo luogo, la Casa Bianca punta a indebolire gli storici legami che intercorrono tra Islamabad e Pechino. Infine, ma non ultimo, Trump guarda con interesse anche alle risorse minerarie del Pakistan (non a caso, a ottobre il Paese ha de facto avviato con gli Usa una partnership nel settore dei minerali strategici).
Dall’altra parte, anche Islamabad fa ovviamente i suoi calcoli. Il Pakistan voleva ricucire con Washington dopo anni di rapporti complicati. Inoltre, venendo al conflitto iraniano, Islamabad teme di finirci coinvolta a causa di un patto di mutua assistenza che ha sottoscritto con l’Arabia Saudita. È anche per questo che il governo pakistano sta cercando in tutti i modi di promuovere la diplomazia tra Washington e Teheran.
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Francesco Sofia (direttore Digital Transformation di Agea): «Stiamo investendo molto sull'intelligenza artificiale come strumento di semplificazione».
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Imprese, filiere, territori. Osservatorio sul Merito racconta un sistema vivo, che evolve senza perdere la propria identità.
C’è un’Italia che, pur tra le incertezze globali, continua a produrre, innovare e competere. È l’Italia del Made in Italy, che celebra ogni 15 aprile la sua Giornata Nazionale, non con un singolo prodotto o un unico settore, ma con la sua innata capacità di coniugare bellezza e innovazione, visione strategica e cultura d’impresa.
Dalle politiche del ministero delle Imprese e del Made in Italy (rappresentato dal vice ministro Valentino Valentini e da Paolo Quercia, direttore della Divisione studi e analisi) alle strategie di internazionalizzazione (Paolo De Castro, presidente Nomisma), dall’accesso ai capitali (Marta Testi, ceo Elite- Gruppo Euronext) alla sostenibilità, fino al ruolo centrale delle filiere e del capitale umano, Osservatorio sul Merito restituisce una lettura articolata e concreta delle traiettorie di sviluppo del Paese. Percorsi che richiedono competenze specifiche, come ricordano il sottosegretario al ministero dell'Istruzione, Paola Frassinetti, e Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione imprese e competenze per il Made in Italy. Valorizzare l’eccellenza dei nostri settori di punta significa attrarre e formare le nuove generazioni affinché ne raccolgano l'eredità, conducendola nel futuro. Rendere strutturale il dialogo tra aziende, scuola e territorio è ormai un passaggio imprescindibile. Così come serve un cambio di paradigma per le Pmi, chiamate a fare sistema, condividere competenze e sviluppare sinergie per affrontare mercati esteri, transizione digitale e sostenibilità. Vincenzo Polidoro, numero uno di AssoNEXT, indica direttrici da seguire e le criticità da superare.
I leader del made in Italy. In un momento storico in cui l’identità produttiva italiana rappresenta non solo un patrimonio culturale ma anche una leva strategica per la competitività globale, il ruolo di chi promuove e tutela il made in Italy diventa centrale. Romina Nicoletti, che guida l'Italian Delegation Made in Italy con misure tese a rafforzare la reputazione dei prodotti italiani sui mercati internazionali, presenta il Premio Leader del Made in Italy Award, che rende omaggio agli imprenditori distintisi nella promozione del saper fare italiano nel mondo. La cerimonia di premiazione, che si terrà a Roma il 19 maggio, sarà anticipata da una conferenza di alto livello, che farà da piattaforma di confronto sulla competitività del Paese.
Fedeli alla qualità. In Osservatorio sul Merito emergono le esperienze di imprenditori e imprenditrici di settori diversi (Paglieri, Fiorentini Alimentari, Gentili Mosconi, Bruno Generators, Kartell) unite però da una stessa tensione: restare fedeli alla qualità del made in Italy e, allo stesso tempo, affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso. Dalla manifattura all’agroalimentare, dall’energia alla finanza, fino al design e alla ristorazione, emerge una visione chiara: innovare non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per restare competitivi. Lo scenario internazionale richiede strategie sempre più selettive. E sullo sfondo resta la necessità di un sistema capace di accompagnare davvero la crescita, mettendo in relazione imprese, istituzioni e finanza. L'Italia può continuare a distinguersi solo se saprà fare sistema, valorizzare le proprie radici e trasformarle in leva per il futuro. Perché il vero punto di forza, oggi più che mai, non è soltanto ciò che il Paese produce, ma il modo in cui riesce a farlo.
Per scaricare il numero di «Osservatorio sul Merito» basta cliccare sul link qui sotto.
Osservatorio sul Merito - Aprile 2026.pdf
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Matteo Salvini (Ansa)
Lo stesso sindaco, Beppe Sala, ha ammesso che non ci sono elementi per vietarla ma, nonostante questo, Buscemi non ha intenzione di ritirare l’ordine del giorno, che arriverà regolarmente in Aula oggi. La piddina chiede «un voto politico all’aula contro il Remigration summit, che è assolutamente xenofobo e razzista». Un voto che andrebbe contro il parere di Questore e Prefetto, unici titolati a decidere sui requisiti di ordine pubblico dell’evento e che avevano già dato il proprio assenso in nome del diritto di espressione di tutti. «Buscemi ha chiesto al prefetto di vietare piazza Duomo. Ma chi è? Il Duce? Poi ognuno la pensi come vuole. Non le piace la piazza dei Patrioti? Non ci sarà. Però io non ho mai presentato un ordine del giorno come Lega per impedire un comizio di Schlein, Conte, Renzi o chiunque altro. Mi sembra un atteggiamento volgarmente violento», ha dichiarato ieri il vicepremier Matteo Salvini. «Mi fa strano che un partito che si dice democratico voglia impedire che in piazza Duomo ci siano cittadini italiani che non la pensano come la sinistra, che vogliono aiutare famiglie e imprese. Quindi è un atteggiamento da vecchi fascisti, non da democratici». Inoltre il leader del Carroccio ha precisato: «Parleremo di sicurezza, di pace, di identità e di contrasto al fanatismo islamico: non c’è in nessun manifesto il termine “remigrazione”. Che, peraltro, non mi spaventa perché siamo in democrazia e ognuno è libero di portare avanti le sue idee. Noi vogliamo un contrasto serio, importante e ancora più deciso all’immigrazione clandestina ma nessuno si sogna di rimandare a casa gli immigrati regolari per bene che sono qua», ha aggiunto Salvini.
Contro la censura rossa il deputato leghista Igor Iezzi: «I tentativi della sinistra di bloccare la manifestazione sono sconcertanti e avvelenano il clima politico. Non vorremmo ci fossero reazioni violente come quelle viste in altre occasioni, anche all’estero, e ricordo con preoccupazione le accuse che le autorità ungheresi hanno mosso a Ilaria Salis e ad altri estremisti di sinistra. Sto valutando di andare in procura per denunciare gli esponenti di sinistra che hanno invocato il bavaglio per istigazione a delinquere».
Nel frattempo anche i centri sociali milanesi hanno deciso di mobilitarsi come annunciato con un comunicato online che mistifica i reali presupposti dell’evento: «Salvini ha chiamato a raduno le sue schiere per ospitare un ripugnante comizio che invocherà odio, razzismo, sessismo, repressione, controllo dei corpi, militarizzazione e suprematismo». Ad intervenire contro l’intolleranza dell’estrema sinistra anche l’europarlamentare della Lega Silvia Sardone: «Comunicando la loro presenza, i delinquenti dei centri sociali ci regalano un annuncio delirante».
E sempre ieri Salvini è tornato a parlare della situazione economica: «O lo cambiano, sto patto di stabilità, oppure se continueranno a non sentirci, faremo da soli. La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo. La cosa assurda è che ancora oggi con le crisi in corso Bruxelles permetta agli Stati di spendere miliardi per le armi, ma impedisca all’Italia di spendere altrettanti soldi per aiutare chi non ce la fa».
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