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2025-06-17
Missione Meloni: trattare con il tycoon
Giorgia Meloni al G7 in Canada (Ansa)
G7, ovvero Giorgia7: la riunione dei capi di Stato e di governo delle 7 nazioni più industrializzate del mondo in corso a Kananaskis, in Canada, vede il presidente del Consiglio italiano vestire i panni della protagonista assoluta. Il motivo, o uno dei motivi, è che sarà molto difficile stavolta trovare una intesa piena su tutti i temi più scottanti tra Donald Trump e gli altri leader, e l’unica che può tentare in qualche modo di ammorbidire il tycoon è proprio Giorgia Meloni. Detto ciò, tentare non significa riuscire, non stavolta, non in questo G7 che fonti diplomatiche definiscono alla Verità come «concitato», con il conflitto tra Israele e Iran che tiene banco e rischia di offuscare gli altri dossier sul tavolo, dalla situazione in Ucraina a quella a Gaza, per finire ai dazi. Concitazione e pure «confusione», ci viene riferito, con la proposta di Trump di far svolgere a Vladimir Putin il ruolo di mediatore tra Israele e Iran che ha acuito la frattura tra il tycoon e gli altri leader; un clima di incertezza testimoniato ad esempio dalla indiscrezione rilanciata dalla Reuters ieri pomeriggio alle 17.20 ora italiana, le 11.20 in Canada, che riferisce che Donald Trump non avrebbe ancora firmato il comunicato congiunto per la de-escalation del conflitto tra Israele e Iran. La bozza contiene l'impegno per salvaguardare la stabilità dei mercati, quelli energetici, e sostiene che Israele ha il diritto di difendersi. Tanto per non farsi mancare niente, tra l’altro, prima di arrivare in Canada, Emmanuel Macron è andato in Groenlandia, accolto dalla premier danese Mette Frederiksen, e ha rifilato una bella stoccata a Trump: «Sono venuto», ha detto Macron, «per trasmettere un messaggio di solidarietà alla Danimarca, alla Groenlandia e al popolo groenlandese: la Groenlandia non può essere venduta». Tornando alla Meloni, prima dell’apertura dei lavori il premier ha partecipato a una riunione di coordinamento europeo con Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Nella serata precedente c’era già stato un lungo colloquio informale tra la Meloni, Macron, Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il primo ministro canadese, Mark Carney. L’obiettivo di questi colloqui, trovare una posizione coordinata dei Paesi europei e del Canada sul conflitto in Medio Oriente per poi cercare tutti insieme un punto d’incontro con Trump. Non solo: a quanto si apprende, nelle discussioni con i leader del G7 a margine dei lavori del vertice, Giorgia Meloni si è impegnata per proporre un’iniziativa comune per un cessate il fuoco a Gaza, su cui ha riscontrato aperture da parte dei partner europei. Potrebbe essere inquadrato in questa cornice il colloquio telefonico che la Meloni ha avuto con l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani. Con Starmer e Merz la Meloni ha avuto anche due incontri bilaterali: il presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco, ha riferito Palazzo Chigi, hanno tra l'altro avuto uno scambio di vedute sui più recenti sviluppi in Medio Oriente e sulla guerra in Ucraina, nel quadro delle relazioni transatlantiche e in vista del prossimo vertice Nato dell’Aja. A breve distanza dal loro recente colloquio a Palazzo Chigi, prosegue la nota, «l’incontro ha permesso di confermare la comune volontà di riunire a Roma, a inizio 2026, una nuova edizione del vertice intergovernativo tra Italia e Germania e di mantenere uno stretto coordinamento sui principali temi dell’agenda Ue, come il contrasto alle migrazioni irregolari e la competitività». Fruttuoso anche il bilaterale con Starmer, con il quale pure si è discusso di Ucraina e Medio Oriente: «Penso che sia un’ottima occasione», ha detto la Meloni incontrando il leader britannico, «trascorrere due giorni insieme in questo momento difficile e cercare di discutere tutti i temi: i recenti avvenimenti in Medio Oriente, il percorso verso una pace giusta e duratura in Ucraina, e poi gli sforzi che dovremo compiere in Europa per rafforzare la nostra difesa e la nostra sicurezza, che ci porteranno al vertice della Nato. E molti temi bilaterali, molte cose importantissime che l'Italia e il Regno Unito stanno facendo insieme, anche ad esempio in materia di difesa con il Gcap e altre iniziative molto strategiche. Sono molto soddisfatta», ha sottolineato la Meloni, «della nostra cooperazione in materia di migrazione». A proposito di migrazione, l’argomento è stato uno dei più importanti tra quelli trattati nella quarta sessione dei lavori di ieri, che si è conclusa quando in Italia era notte fonda, dedicata al tema «rendere sicuro il mondo»: non a caso, il coordinamento di questa sessione è stato affidato proprio a Giorgia Meloni, che ha avuto nel pomeriggio di ieri un altro bilaterale con il padrone di casa, il premier canadese Carney. Fonti diplomatiche fanno notare alla Verità che sul tema della migrazione e del contrasto al traffico di essere umani la presidenza del G7 canadese sta procedendo in continuità con quella italiana. Parlando di dazi, invece, il cancelliere tedesco Merz ha auspicato «progressi nella controversia sui dazi con gli Stati Uniti. Io, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni», ha detto Merz, «siamo determinati a tentare di discutere nuovamente la questione dei dazi con la controparte statunitense durante questi due giorni. Non ci sarà una soluzione in questo vertice, ma forse potremmo avvicinarci a una soluzione a piccoli passi». Oggi in Canada arriva anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che dovrebbe avere un bilaterale con la Meloni. Infine, una curiosità: mentre si avvicinavano alla tavola rotonda del vertice, ieri sera, il nostro premier ha scambiato qualche parola con Donald Trump e poi con Macron: con l’inquilino dell’Eliseo il dialogo è stato fitto e, a quanto si vede in filmati che hanno fatto subito il giro dei social, l’espressione della Meloni dopo aver ascoltato le parole del leader francese è stata un mix tra lo stupore e l’incredulità.
«Pronto, qui Tajani». Telefonate in serie agli omologhi: negoziare
Nella corsa contro il tempo per disinnescare l’escalation tra Israele e Iran, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avuto dei colloqui telefonici direttamente con i protagonisti del conflitto.
Parlando con il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, Tajani, ha esortato «le parti coinvolte nel conflitto a ritrovare un dialogo», chiedendo anche «di continuare a tutelare la sicurezza degli italiani presenti nella regione». Nel post condiviso su X, il vicepremier ha confermato: «Lavoriamo per una ripresa del negoziato, l’Italia ribadisce la sua contrarietà alla ricerca nucleare a uso militare in Iran». E ha sottolineato l’importanza che resti «aperto lo stretto di Hormuz», visto che è «fondamentale snodo per il commercio internazionale». La de-escalation e la tutela degli italiani sono state al centro anche della conversazione con l’omologo israeliano, Gideon Sa'ar.
«Ho ribadito l’importanza di riprendere il dialogo attraverso i negoziati», senza dimenticare la richiesta di «garantire l’incolumità dei cittadini italiani in Israele» ha spiegato il vicepremier. Dall’altra parte, l’impegno del governo italiano è orientato «a proteggere le sedi diplomatiche israeliane e i luoghi di culto ebraici in Italia» e «a prevenire tutti i rischi di attentati».
Ma la costante attività diplomatica del titolare della Farnesina si è estesa anche ad altri Paesi mediorientali su cui incombe il rischio dell’allargamento del conflitto, con potenziali effetti economici inclusi. Con il principe dell’Arabia Saudita, Faisal Bin Farhan al Saud, oltre a ripetere l’appello per il ritorno dell’Iran al tavolo dei negoziati sul nucleare e l’invito alla de-escalation, ha affrontato i pericoli connessi alla navigazione nello stretto di Hormuz. Anche riguardo alle attività svolte dai tecnici internazionali, nonché italiani, nelle infrastrutture petrolifere. I due si sono anche espressi su Gaza, ribadendo la necessità del cessate il fuoco, della tutela dei gazawi e della ripresa degli aiuti umanitari. Tajani ha espresso le stesse posizioni anche con il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e con il vice primo ministro e ministro degli Esteri dell’Iraq, Fuad Hussein. Il primo ha fatto presente i rischi delle operazioni militari per il Qatar, ponendo l’accento anche sui 10.000 tecnici internazionali che lavorano sulle piattaforme petrolifere off-shore nel Paese. Verso il secondo, Tajani ha rivolto parole di apprezzamento per la linea moderata intrapresa dall’Iraq, auspicando anche che Baghdad eserciti un ruolo importante per convincere Teheran a riprendere i negoziati. Dall’altra parte, Fuad Hussein ha fornito informazioni «sulla agibilità momentanea dei punti di imbarco del petrolio iracheno» come afferma un comunicato del ministero. Gli stessi argomenti sono stati affrontati nella riunione di Tajani con gli ambasciatori delle sedi interessate dal conflitto. Tra l’altro, i consolati e le ambasciate stanno fornendo assistenza agli italiani che intendono andarsene da Israele e dall’Iran.
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Il presidente del Consiglio protagonista di vari bilaterali in Canada per stemperare le tensioni tra capi di Stato e governo. Poi rilancia l’iniziativa per il cessate fuoco a Gaza. Sul tavolo anche le contrattazioni sulla rimodulazione dei dazi.Il ministro degli Esteri italiano e l’angoscia per il conflitto che minaccia italiani e filiera del petrolio.Lo speciale contiene due articoliG7, ovvero Giorgia7: la riunione dei capi di Stato e di governo delle 7 nazioni più industrializzate del mondo in corso a Kananaskis, in Canada, vede il presidente del Consiglio italiano vestire i panni della protagonista assoluta. Il motivo, o uno dei motivi, è che sarà molto difficile stavolta trovare una intesa piena su tutti i temi più scottanti tra Donald Trump e gli altri leader, e l’unica che può tentare in qualche modo di ammorbidire il tycoon è proprio Giorgia Meloni. Detto ciò, tentare non significa riuscire, non stavolta, non in questo G7 che fonti diplomatiche definiscono alla Verità come «concitato», con il conflitto tra Israele e Iran che tiene banco e rischia di offuscare gli altri dossier sul tavolo, dalla situazione in Ucraina a quella a Gaza, per finire ai dazi. Concitazione e pure «confusione», ci viene riferito, con la proposta di Trump di far svolgere a Vladimir Putin il ruolo di mediatore tra Israele e Iran che ha acuito la frattura tra il tycoon e gli altri leader; un clima di incertezza testimoniato ad esempio dalla indiscrezione rilanciata dalla Reuters ieri pomeriggio alle 17.20 ora italiana, le 11.20 in Canada, che riferisce che Donald Trump non avrebbe ancora firmato il comunicato congiunto per la de-escalation del conflitto tra Israele e Iran. La bozza contiene l'impegno per salvaguardare la stabilità dei mercati, quelli energetici, e sostiene che Israele ha il diritto di difendersi. Tanto per non farsi mancare niente, tra l’altro, prima di arrivare in Canada, Emmanuel Macron è andato in Groenlandia, accolto dalla premier danese Mette Frederiksen, e ha rifilato una bella stoccata a Trump: «Sono venuto», ha detto Macron, «per trasmettere un messaggio di solidarietà alla Danimarca, alla Groenlandia e al popolo groenlandese: la Groenlandia non può essere venduta». Tornando alla Meloni, prima dell’apertura dei lavori il premier ha partecipato a una riunione di coordinamento europeo con Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Nella serata precedente c’era già stato un lungo colloquio informale tra la Meloni, Macron, Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il primo ministro canadese, Mark Carney. L’obiettivo di questi colloqui, trovare una posizione coordinata dei Paesi europei e del Canada sul conflitto in Medio Oriente per poi cercare tutti insieme un punto d’incontro con Trump. Non solo: a quanto si apprende, nelle discussioni con i leader del G7 a margine dei lavori del vertice, Giorgia Meloni si è impegnata per proporre un’iniziativa comune per un cessate il fuoco a Gaza, su cui ha riscontrato aperture da parte dei partner europei. Potrebbe essere inquadrato in questa cornice il colloquio telefonico che la Meloni ha avuto con l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani. Con Starmer e Merz la Meloni ha avuto anche due incontri bilaterali: il presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco, ha riferito Palazzo Chigi, hanno tra l'altro avuto uno scambio di vedute sui più recenti sviluppi in Medio Oriente e sulla guerra in Ucraina, nel quadro delle relazioni transatlantiche e in vista del prossimo vertice Nato dell’Aja. A breve distanza dal loro recente colloquio a Palazzo Chigi, prosegue la nota, «l’incontro ha permesso di confermare la comune volontà di riunire a Roma, a inizio 2026, una nuova edizione del vertice intergovernativo tra Italia e Germania e di mantenere uno stretto coordinamento sui principali temi dell’agenda Ue, come il contrasto alle migrazioni irregolari e la competitività». Fruttuoso anche il bilaterale con Starmer, con il quale pure si è discusso di Ucraina e Medio Oriente: «Penso che sia un’ottima occasione», ha detto la Meloni incontrando il leader britannico, «trascorrere due giorni insieme in questo momento difficile e cercare di discutere tutti i temi: i recenti avvenimenti in Medio Oriente, il percorso verso una pace giusta e duratura in Ucraina, e poi gli sforzi che dovremo compiere in Europa per rafforzare la nostra difesa e la nostra sicurezza, che ci porteranno al vertice della Nato. E molti temi bilaterali, molte cose importantissime che l'Italia e il Regno Unito stanno facendo insieme, anche ad esempio in materia di difesa con il Gcap e altre iniziative molto strategiche. Sono molto soddisfatta», ha sottolineato la Meloni, «della nostra cooperazione in materia di migrazione». A proposito di migrazione, l’argomento è stato uno dei più importanti tra quelli trattati nella quarta sessione dei lavori di ieri, che si è conclusa quando in Italia era notte fonda, dedicata al tema «rendere sicuro il mondo»: non a caso, il coordinamento di questa sessione è stato affidato proprio a Giorgia Meloni, che ha avuto nel pomeriggio di ieri un altro bilaterale con il padrone di casa, il premier canadese Carney. Fonti diplomatiche fanno notare alla Verità che sul tema della migrazione e del contrasto al traffico di essere umani la presidenza del G7 canadese sta procedendo in continuità con quella italiana. Parlando di dazi, invece, il cancelliere tedesco Merz ha auspicato «progressi nella controversia sui dazi con gli Stati Uniti. Io, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni», ha detto Merz, «siamo determinati a tentare di discutere nuovamente la questione dei dazi con la controparte statunitense durante questi due giorni. Non ci sarà una soluzione in questo vertice, ma forse potremmo avvicinarci a una soluzione a piccoli passi». Oggi in Canada arriva anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che dovrebbe avere un bilaterale con la Meloni. Infine, una curiosità: mentre si avvicinavano alla tavola rotonda del vertice, ieri sera, il nostro premier ha scambiato qualche parola con Donald Trump e poi con Macron: con l’inquilino dell’Eliseo il dialogo è stato fitto e, a quanto si vede in filmati che hanno fatto subito il giro dei social, l’espressione della Meloni dopo aver ascoltato le parole del leader francese è stata un mix tra lo stupore e l’incredulità.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/missione-meloni-trattare-con-trump-2672383029.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pronto-qui-tajani-telefonate-in-serie-agli-omologhi-negoziare" data-post-id="2672383029" data-published-at="1750144643" data-use-pagination="False"> «Pronto, qui Tajani». Telefonate in serie agli omologhi: negoziare Nella corsa contro il tempo per disinnescare l’escalation tra Israele e Iran, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avuto dei colloqui telefonici direttamente con i protagonisti del conflitto.Parlando con il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, Tajani, ha esortato «le parti coinvolte nel conflitto a ritrovare un dialogo», chiedendo anche «di continuare a tutelare la sicurezza degli italiani presenti nella regione». Nel post condiviso su X, il vicepremier ha confermato: «Lavoriamo per una ripresa del negoziato, l’Italia ribadisce la sua contrarietà alla ricerca nucleare a uso militare in Iran». E ha sottolineato l’importanza che resti «aperto lo stretto di Hormuz», visto che è «fondamentale snodo per il commercio internazionale». La de-escalation e la tutela degli italiani sono state al centro anche della conversazione con l’omologo israeliano, Gideon Sa'ar.«Ho ribadito l’importanza di riprendere il dialogo attraverso i negoziati», senza dimenticare la richiesta di «garantire l’incolumità dei cittadini italiani in Israele» ha spiegato il vicepremier. Dall’altra parte, l’impegno del governo italiano è orientato «a proteggere le sedi diplomatiche israeliane e i luoghi di culto ebraici in Italia» e «a prevenire tutti i rischi di attentati».Ma la costante attività diplomatica del titolare della Farnesina si è estesa anche ad altri Paesi mediorientali su cui incombe il rischio dell’allargamento del conflitto, con potenziali effetti economici inclusi. Con il principe dell’Arabia Saudita, Faisal Bin Farhan al Saud, oltre a ripetere l’appello per il ritorno dell’Iran al tavolo dei negoziati sul nucleare e l’invito alla de-escalation, ha affrontato i pericoli connessi alla navigazione nello stretto di Hormuz. Anche riguardo alle attività svolte dai tecnici internazionali, nonché italiani, nelle infrastrutture petrolifere. I due si sono anche espressi su Gaza, ribadendo la necessità del cessate il fuoco, della tutela dei gazawi e della ripresa degli aiuti umanitari. Tajani ha espresso le stesse posizioni anche con il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e con il vice primo ministro e ministro degli Esteri dell’Iraq, Fuad Hussein. Il primo ha fatto presente i rischi delle operazioni militari per il Qatar, ponendo l’accento anche sui 10.000 tecnici internazionali che lavorano sulle piattaforme petrolifere off-shore nel Paese. Verso il secondo, Tajani ha rivolto parole di apprezzamento per la linea moderata intrapresa dall’Iraq, auspicando anche che Baghdad eserciti un ruolo importante per convincere Teheran a riprendere i negoziati. Dall’altra parte, Fuad Hussein ha fornito informazioni «sulla agibilità momentanea dei punti di imbarco del petrolio iracheno» come afferma un comunicato del ministero. Gli stessi argomenti sono stati affrontati nella riunione di Tajani con gli ambasciatori delle sedi interessate dal conflitto. Tra l’altro, i consolati e le ambasciate stanno fornendo assistenza agli italiani che intendono andarsene da Israele e dall’Iran.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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