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2022-11-16
«Missili russi sulla Polonia»: Nato in allerta
Il luogo dell'impatto a Przewodów, Polonia (Ansa)
Prima o poi doveva succedere e il caso ha voluto che proprio mentre è in corso il G20 a Giacarta (Indonesia), avvenisse quello che possiamo definire come il più pericoloso incidente dall’inizio della guerra in Ucraina a oggi. Al termine di una giornata che ha visto il Paese bombardato in almeno 11 delle sue 28 regioni e in cui sia Kiev che Leopoli, Zhytomyr, Kharkiv sono rimaste al buio dopo i missili e le bombe russe. Nel tardo pomeriggio di ieri diversi media polacchi e un alto funzionario dell’intelligence statunitense hanno reso noto che almeno due missili russi sono si sono abbattuti sulla Polonia, Paese membro della Nato, uccidendo due persone. Secondo quanto riferito, i missili si sono schiantati contro il villaggio di Przewodów, una città di confine a soli 70 chilometri dalla principale città dell’Ucraina occidentale, Leopoli. Anche i media Usa confermano che due missili russi sono caduti nel territorio della Polonia, membro della Nato dal 1999. Lo sostiene l’agenzia Bloomberg citando l’Associated Press che, a sua volta, cita un funzionario dell’intelligence americana. Mentre scriviamo la situazione è ancora confusa e alcuni media sostengono che i missili caduti potrebbero essere razzi ucraini che sono stati abbattuti dai russi. Vero o falso? Impossibile saperlo con certezza. Mosca, ad esempio, come riferito dall’agenzia Tass, nega responsabilità e definisce una «provocazione» i report sull’incidente. Solo una cosa è sicura: la Polonia è un membro della Nato e di conseguenza quanto accaduto potrebbe segnare una svolta pericolosissima nel conflitto ucraino, perché se verrà accertato che c’è stato un lancio di missili russi in territorio polacco, la Nato esaminerà l’opportunità di una risposta, come prevede l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, siglato nel 1949, che recita: « Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali». Nervi saldi; la reazione all’attacco non è automatica, anche se viene legittimata. Quella della risposta armata è, praticamente, una fra le opzioni possibili. A chi tocca valutare la risposta della Nato? Al Consiglio di sicurezza dei Paesi membri: «Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso», prosegue l’articolo 5, «saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali».
Subito dopo l’attacco, il presidente del Consiglio polacco Mateusz Morawiecki ha convocato «una riunione urgente del Comitato per la sicurezza nazionale e la difesa». Lo ha annunciato su Twitter Piotr Müller, il portavoce di Morawiecki, che comunque ha invitato a «non pubblicare informazioni non confermate», finché tutte le ipotesi saranno esaminate. Va ricordato che nel marzo scorso il presidente americano, Joe Biden, aveva ribadito all’omologo polacco, Andrzej Duda, riferendosi all’articolo 5 del Trattato, che esso costituisce «un vincolo sacro». Anche l’Ungheria ha convocato il suo consiglio di Difesa: «In risposta allo stop dei trasferimenti di petrolio attraverso l’oleodotto di Druzhba e il missile che ha colpito il territorio della Polonia, il premier Viktor Orbán ha convocato il consiglio di Difesa per le 20», ha scritto su Twitter il portavoce del governo Zoltan Kovacs. La centrale elettrica che si trova nei pressi dell’oleodotto di Druzhba, nel pomeriggio, secondo gli ucraini è stata colpita da un razzo russo.
Infine, in serata, il portavoce del Pentagono, il generale Pat Ryder, in un briefing con la stampa ha dichiarato: «Siamo al corrente delle notizie di stampa sulla caduta di missili russi in Polonia. Al momento non abbiamo altre informazioni che possano confermarle. Stiamo indagando. Gli Stati Uniti difenderanno ogni centimetro di territorio Nato», come prevede l’articolo 5» ha concluso Ryder. Parole che mettono i brividi.
Tempesta di fuoco sull’Ucraina. Blackout: cittadini al gelo e al buio
Piovono missili sull’Ucraina e la capitale torna a essere uno degli obiettivi di Mosca. Ci sarebbe almeno un morto a Kiev dopo che i russi hanno lanciato quattro missili, di cui due andati a segno, su edifici residenziali nel centro della città. Il sindaco, Vitaliy Klitschko, ha espresso preoccupazione per quanto avvenuto alla presenza di autorità estere. La delegazione olandese, in visita in Ucraina, è riuscita a mettersi al sicuro in un rifugio antiaereo. Il governo dei Paesi Bassi ha assicurato che il ministro degli Esteri, Wopke Hoekstra, anche lui tra i presenti, non ha riportato ferite e sta bene. Secondo il capo dell’ufficio della presidenza ucraina, Andriy Yermak, i pesanti bombardamenti sarebbero la reazione russa al discorso del presidente Volodymyr Zelensky al G20. «La Russia risponde al potente discorso di Zelensky al G20 con un nuovo attacco missilistico. Veramente qualcuno pensa seriamente che il Cremlino voglia la pace? Comunque alla fine i terroristi perdono sempre», ha scritto.
I «massicci bombardamenti» sono «l’umiliazione russa di tutti i leader che hanno sostenuto l’idea del dialogo con l’aggressore», dice a sua volta il consigliere presidenziale ucraino, Mikhailo Podolyak. La giornata di ieri è stata caratterizzata da un record negativo, stando ai dati forniti dal portavoce del comando dell’Aeronautica militare delle Forze armate ucraine, Yuriy Ignat, secondo il quale gli invasori russi hanno lanciato un centinaio di missili su tutto il territorio, superando così l’attacco del 10 ottobre, quando furono lanciati 84 missili. Due di questi sarebbero caduti in Polonia provocando due morti.
Anche la situazione per le infrastrutture energetiche peggiora, essendo queste prese di mira per lasciare gli ucraini al freddo e al buio. La maggior parte degli attacchi sono stati registrati nel centro e nel Nord del Paese. La situazione nella capitale è difficile e l’operatore del sistema di trasmissione dell’elettricità Ukrenergo dichiara di «essere costretto ad avviare blackout di emergenza per bilanciare il sistema di alimentazione ed evitare incidenti alle apparecchiature». Secondo il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, però, gli obiettivi principali non sono le infrastrutture elettriche ma «le armi letali fornite all’Ucraina, così come i mercenari stranieri che combattono dalla parte di Kiev». Esplosioni e raid sono state segnalati anche a Leopoli e Kharkiv. Per quanto riguarda la regione di Kherson, i russi dell’amministrazione di Novaya Kakhovka hanno lasciato la città a causa dei bombardamenti delle forze ucraine, trasferendosi in aree più sicure: «Il fuoco indiscriminato proveniente dalla sponda occidentale del Dnepr ha reso la vita della città insicura», afferma il servizio stampa. Più in generale, le truppe russe si sono ritirate di circa 15-20 chilometri dalle linee attrezzate sulla riva sinistra del Dnepr, e vanno verso l’entroterra per proteggersi dai bombardamenti ucraini.
Circa i tempi del ritiro da Kherson, arriva una «soffiata» dell’intelligence americana. I russi avrebbero aspettato il voto di midterm prima di annunciarlo, per evitare di avvantaggiare elettoralmente il presidente americano Joe Biden. Polemiche sono sorte, intanto, per un video della Cnn che mostra un ucraino che, entrando nella città riconquistata, alza il braccio per fare il saluto romano. Duri combattimenti sono in corso anche nel Donbass, in particolare nel Lugansk, dove le truppe ucraine si stanno avvicinando alle principali città della regione, come Rubizhne e Kremennaya. Il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Serghei Gaidai, ha ammesso però che le forze armate ucraine non possono avanzare rapidamente, perché «lì il nemico è riuscito a prepararsi un po’». In ogni caso, secondo l’alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, l’Ucraina avrebbe «già recuperato il 50% dei territori occupati dalla Russia dal 24 febbraio».
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Giallo su due razzi di Mosca che potrebbero essere stati abbattuti da Kiev. Confermate due vittime nel villaggio di Przewodow. Washington: «Difenderemo ogni centimetro dell’Alleanza atlantica». Varsavia e Budapest in allarme. Ora si teme l’escalation.Oltre a Kiev colpita duramente Kharkiv. L’esercito russo tiene le posizioni nel Lugansk.Lo speciale contiene due articoli.Prima o poi doveva succedere e il caso ha voluto che proprio mentre è in corso il G20 a Giacarta (Indonesia), avvenisse quello che possiamo definire come il più pericoloso incidente dall’inizio della guerra in Ucraina a oggi. Al termine di una giornata che ha visto il Paese bombardato in almeno 11 delle sue 28 regioni e in cui sia Kiev che Leopoli, Zhytomyr, Kharkiv sono rimaste al buio dopo i missili e le bombe russe. Nel tardo pomeriggio di ieri diversi media polacchi e un alto funzionario dell’intelligence statunitense hanno reso noto che almeno due missili russi sono si sono abbattuti sulla Polonia, Paese membro della Nato, uccidendo due persone. Secondo quanto riferito, i missili si sono schiantati contro il villaggio di Przewodów, una città di confine a soli 70 chilometri dalla principale città dell’Ucraina occidentale, Leopoli. Anche i media Usa confermano che due missili russi sono caduti nel territorio della Polonia, membro della Nato dal 1999. Lo sostiene l’agenzia Bloomberg citando l’Associated Press che, a sua volta, cita un funzionario dell’intelligence americana. Mentre scriviamo la situazione è ancora confusa e alcuni media sostengono che i missili caduti potrebbero essere razzi ucraini che sono stati abbattuti dai russi. Vero o falso? Impossibile saperlo con certezza. Mosca, ad esempio, come riferito dall’agenzia Tass, nega responsabilità e definisce una «provocazione» i report sull’incidente. Solo una cosa è sicura: la Polonia è un membro della Nato e di conseguenza quanto accaduto potrebbe segnare una svolta pericolosissima nel conflitto ucraino, perché se verrà accertato che c’è stato un lancio di missili russi in territorio polacco, la Nato esaminerà l’opportunità di una risposta, come prevede l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, siglato nel 1949, che recita: « Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali». Nervi saldi; la reazione all’attacco non è automatica, anche se viene legittimata. Quella della risposta armata è, praticamente, una fra le opzioni possibili. A chi tocca valutare la risposta della Nato? Al Consiglio di sicurezza dei Paesi membri: «Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso», prosegue l’articolo 5, «saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali». Subito dopo l’attacco, il presidente del Consiglio polacco Mateusz Morawiecki ha convocato «una riunione urgente del Comitato per la sicurezza nazionale e la difesa». Lo ha annunciato su Twitter Piotr Müller, il portavoce di Morawiecki, che comunque ha invitato a «non pubblicare informazioni non confermate», finché tutte le ipotesi saranno esaminate. Va ricordato che nel marzo scorso il presidente americano, Joe Biden, aveva ribadito all’omologo polacco, Andrzej Duda, riferendosi all’articolo 5 del Trattato, che esso costituisce «un vincolo sacro». Anche l’Ungheria ha convocato il suo consiglio di Difesa: «In risposta allo stop dei trasferimenti di petrolio attraverso l’oleodotto di Druzhba e il missile che ha colpito il territorio della Polonia, il premier Viktor Orbán ha convocato il consiglio di Difesa per le 20», ha scritto su Twitter il portavoce del governo Zoltan Kovacs. La centrale elettrica che si trova nei pressi dell’oleodotto di Druzhba, nel pomeriggio, secondo gli ucraini è stata colpita da un razzo russo. Infine, in serata, il portavoce del Pentagono, il generale Pat Ryder, in un briefing con la stampa ha dichiarato: «Siamo al corrente delle notizie di stampa sulla caduta di missili russi in Polonia. Al momento non abbiamo altre informazioni che possano confermarle. Stiamo indagando. Gli Stati Uniti difenderanno ogni centimetro di territorio Nato», come prevede l’articolo 5» ha concluso Ryder. Parole che mettono i brividi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/missili-russi-polonia-2658669455.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tempesta-di-fuoco-sullucraina-blackout-cittadini-al-gelo-e-al-buio" data-post-id="2658669455" data-published-at="1668609715" data-use-pagination="False"> Tempesta di fuoco sull’Ucraina. Blackout: cittadini al gelo e al buio Piovono missili sull’Ucraina e la capitale torna a essere uno degli obiettivi di Mosca. Ci sarebbe almeno un morto a Kiev dopo che i russi hanno lanciato quattro missili, di cui due andati a segno, su edifici residenziali nel centro della città. Il sindaco, Vitaliy Klitschko, ha espresso preoccupazione per quanto avvenuto alla presenza di autorità estere. La delegazione olandese, in visita in Ucraina, è riuscita a mettersi al sicuro in un rifugio antiaereo. Il governo dei Paesi Bassi ha assicurato che il ministro degli Esteri, Wopke Hoekstra, anche lui tra i presenti, non ha riportato ferite e sta bene. Secondo il capo dell’ufficio della presidenza ucraina, Andriy Yermak, i pesanti bombardamenti sarebbero la reazione russa al discorso del presidente Volodymyr Zelensky al G20. «La Russia risponde al potente discorso di Zelensky al G20 con un nuovo attacco missilistico. Veramente qualcuno pensa seriamente che il Cremlino voglia la pace? Comunque alla fine i terroristi perdono sempre», ha scritto. I «massicci bombardamenti» sono «l’umiliazione russa di tutti i leader che hanno sostenuto l’idea del dialogo con l’aggressore», dice a sua volta il consigliere presidenziale ucraino, Mikhailo Podolyak. La giornata di ieri è stata caratterizzata da un record negativo, stando ai dati forniti dal portavoce del comando dell’Aeronautica militare delle Forze armate ucraine, Yuriy Ignat, secondo il quale gli invasori russi hanno lanciato un centinaio di missili su tutto il territorio, superando così l’attacco del 10 ottobre, quando furono lanciati 84 missili. Due di questi sarebbero caduti in Polonia provocando due morti. Anche la situazione per le infrastrutture energetiche peggiora, essendo queste prese di mira per lasciare gli ucraini al freddo e al buio. La maggior parte degli attacchi sono stati registrati nel centro e nel Nord del Paese. La situazione nella capitale è difficile e l’operatore del sistema di trasmissione dell’elettricità Ukrenergo dichiara di «essere costretto ad avviare blackout di emergenza per bilanciare il sistema di alimentazione ed evitare incidenti alle apparecchiature». Secondo il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, però, gli obiettivi principali non sono le infrastrutture elettriche ma «le armi letali fornite all’Ucraina, così come i mercenari stranieri che combattono dalla parte di Kiev». Esplosioni e raid sono state segnalati anche a Leopoli e Kharkiv. Per quanto riguarda la regione di Kherson, i russi dell’amministrazione di Novaya Kakhovka hanno lasciato la città a causa dei bombardamenti delle forze ucraine, trasferendosi in aree più sicure: «Il fuoco indiscriminato proveniente dalla sponda occidentale del Dnepr ha reso la vita della città insicura», afferma il servizio stampa. Più in generale, le truppe russe si sono ritirate di circa 15-20 chilometri dalle linee attrezzate sulla riva sinistra del Dnepr, e vanno verso l’entroterra per proteggersi dai bombardamenti ucraini. Circa i tempi del ritiro da Kherson, arriva una «soffiata» dell’intelligence americana. I russi avrebbero aspettato il voto di midterm prima di annunciarlo, per evitare di avvantaggiare elettoralmente il presidente americano Joe Biden. Polemiche sono sorte, intanto, per un video della Cnn che mostra un ucraino che, entrando nella città riconquistata, alza il braccio per fare il saluto romano. Duri combattimenti sono in corso anche nel Donbass, in particolare nel Lugansk, dove le truppe ucraine si stanno avvicinando alle principali città della regione, come Rubizhne e Kremennaya. Il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Serghei Gaidai, ha ammesso però che le forze armate ucraine non possono avanzare rapidamente, perché «lì il nemico è riuscito a prepararsi un po’». In ogni caso, secondo l’alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, l’Ucraina avrebbe «già recuperato il 50% dei territori occupati dalla Russia dal 24 febbraio».
«Il mondo in cui viviamo è un mondo di conflitti, incertezza e instabilità». Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, all’arrivo al Consiglio Competitività a Bruxelles, criticando l’accavallarsi delle riforme europee e i tempi dell’Industrial Acceleration Act, che a suo giudizio non può entrare in vigore fra tre anni se l’obiettivo è accelerare gli investimenti delle imprese.
Christine Lagarde (Ansa)
Christine Lagarde nel Financial Stability Review – è il bollettino sull’andamento dell’economia che l’Eurotower pubblica due volte l’anno – manda a dire all’Italia di non esagerare con i sostegni a famiglie ed imprese per calmierare gli effetti del caro energia, perché stimoli fiscali finirebbero «mettere ulteriormente sotto pressione i conti pubblici di alcuni Paesi dell’area euro altamente indebitati» e fare alzare lo spread. Quindi Giorgia Meloni è bene non si faccia illusioni anche perché sempre la Lagarde, alla richiesta avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di una flessibilità del Patto di stabilità legata al caro energia, ha seccamente risposto: «Ci sono delle regole e quelle si rispettano. Semmai in Europa è importante agire tutti insieme». Ma per ora non s’è fatto nulla.
Nel bollettino della Bce ci sono altre pessime notizie. Ammette la Lagarde che il sistema bancario ha tenuto, ma ci sono rischi di deterioramento del credito – dunque lo sa anche lei che l’economia rallenta – e a fronte di questa impennata d’inflazione l’11 giugno lei rialzerà i tassi. Al contrario di quello che fa la Federal Reserve che li tiene fermi o li abbassa perché sa che in tempi di guerra bisogna far bere il cavallo. È del tutto ovvio che Christine Lagarde dice e fa solo ciò che interessa alla Germania, ma qualcuno deve avvertirla che non tutti godono del suo stipendio. La signora si mette in tasca 726.000 euro l’anno, ma il suo stipendiuccio è soggetto a rivalutazione di circa il 5% annuo come tutti i «dipendenti» del sistema europeo. Allo stipendio base di 430.000 euro assomma 130.000 euro di missione a cui si aggiungono quest’anno 140.000 d’indennità e 26.000 euro di recupero dell’inflazione. Lei ha bisogno solo di stimoli per frequentare la toelette perché la signora che guadagna cinque volte il presidente della Fed ha la paga base rivalutata automaticamente e la piglia anche se da quattro anni la Bce (spera di tornare in utile quest’anno) è in rosso.
Bene fa Matteo Salvini a metterla alla berlina affermando: «La Bce invita a fare attenzione ai singoli éaesi a non spendere troppo per il caro energia: “Mi raccomando Italia, non aiutare troppo le famiglie”. Questa è fuori dal mondo, dal buonsenso e dall’attualità. Avanti con il suicidio tenendo conto di cinque Paesi dell’Ue che comprano petrolio dalla Russia e della Bce che non risponde a niente e nessuno». Come illustrava ieri Il Sole 24 Ore, Francia in testa, Ungheria, Bulgaria e la tanto celebrata Spagna regno delle rinnovabili continuano a comprare gas a mano franca da quel cattivone di Vladimir Putin.
Oltretutto Christine Lagarde, se da una parte fa infuriare chi campa di uno stipendio fisso, anche sul piano tecnico fa un errore madornale. Non dare sostegno ai redditi significa precipitare l’Europa e l’Italia in particolare in stagflazione, che è la peggiore pestilenza economica. Se non sostieni i redditi blocchi la domanda, se blocchi la domanda non fai aumentare il Pil. Per questa via si condanna l’Europa all’immobilismo.
A «governare» l’economia e a dire ai cittadini che devono stringere la cinghia ci sono altre due dame di denari. La prima è Ursula von der Leyen che di allentare il Patto di stabilità non ne vuole sapere, anche perché lei ha un misero salario di 40.000 euro lordi al mese che si rivaluta con un meccanismo automatico applicato a tutti i funzionari dell’Ue. La presidente della Commissione è passata da circa 28.400 euro nel 2020 ai 40.860 di oggi. La terza dama di denari è la direttrice del Fondo monetario internazionale. Kristalina Goergevia – stipendio annuo esentasse di 660.000 euro – che ieri ha pubblicato il suo report sull’Italia e scrive: «La recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili». Si vede che non fa la spesa perché non ce la fa a capire che se il trasporto costa troppo si scarica sui cartellini dei prezzi. La Goergevia ci fa sapere che «le misure per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, e qualsiasi nuova spesa, compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale». I rimedi: non mandare la gente in pensione e rendere più efficiente la spesa pubblica contenendola perché «l’elevato livello di debito dell’Italia e la spesa per l’invecchiamento limitano le opzioni per stimolare la crescita». Parola delle tre Parche con Ursula come Cloto che fila, Kristalina-Lachesi che sorteggia chi deve morire e Christine-Atropo che taglia il filo. Alla francese viene bene ricordare Maria Antonietta. Al popolo voleva offrire le brioche; finì che le tagliarono non il filo, ma la testa.
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L’operazione odierna rappresenta la prosecuzione delle indagini economico-finanziarie condotte dal Nucleo PEF di Aosta, su delega e con il coordinamento della Procura della Repubblica, che avevano fatto emergere un articolato sistema di riciclaggio legato alla casa da gioco valdostana. Le indagini avevano inoltre portato al sequestro di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, nei confronti di oltre trenta persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tali condotte sarebbero state rese possibili anche dall’inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, che non avrebbero adottato un sistema organizzativo adeguato a prevenire la commissione dei reati contestati. In particolare, sarebbero emerse significative carenze nella struttura organizzativa dell’ente, unite a un atteggiamento sostanzialmente passivo che avrebbe favorito, nel tempo, il consolidarsi di fenomeni illeciti, soprattutto in materia di corruzione e riciclaggio.
I vertici del casinò, pur non risultando direttamente coinvolti nei reati contestati, avrebbero ignorato numerosi segnali d’allarme senza intervenire in modo concreto ed efficace, omettendo di adempiere agli obblighi di controllo e segnalazione previsti anche dalla normativa antiriciclaggio.
Secondo l’impostazione accusatoria, questa condotta configurerebbe la cosiddetta «colpa di organizzazione»: la società, infatti, pur essendosi formalmente dotata di procedure e modelli di prevenzione previsti dal Decreto Legislativo n. 231/2001, non ne avrebbe garantito un’effettiva applicazione.
Alla luce di queste criticità, il Tribunale della prevenzione ha disposto un’attività di «tutoraggio» affidata a due Amministratori giudiziari nominati dalla stessa Autorità. Per un periodo iniziale di un anno, i due professionisti eserciteranno specifici poteri di amministrazione con l’obiettivo di rimuovere le carenze emerse e rafforzare i sistemi di controllo interno.
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