True
2025-09-16
«Ho l’opportunità di eliminarlo...». Ecco i messaggi del killer su Kirk
Il killer di Charlie Kirk, Tyler Robinson (Ansa)
Procedono gli sviluppi sull’omicidio di Charlie Kirk. Oggi, il sospetto assassino, Tyler Robinson, comparirà davanti a un giudice in un’aula di tribunale. Il diretto interessato è al momento in cella sotto «sorveglianza speciale» da parte delle autorità dello Utah, in attesa che venga completata una valutazione della sua salute mentale. Tutto questo, mentre ieri il direttore dell’Fbi, Kash Patel, ha rivelato che è stato rinvenuto il Dna dello stesso Robinson su un cacciavite e un asciugamano, trovati nei pressi del luogo del delitto. Non solo. Patel ha anche detto di essere in possesso di «prove forensi» di un messaggio, in cui Robinson aveva scritto: «Ho l’opportunità di eliminare Charlie Kirk e ho intenzione di coglierla». Sempre ieri, il vicedirettore del Bureau, Dan Bongino, ha riferito che i federali starebbero indagando sulla possibilità che ci fosse una «rete estesa» attorno al killer.
Nel frattempo, il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha fatto sapere che l’assassino «non sta cooperando» con le autorità, descrivendolo inoltre come una «persona profondamente indottrinata dall’ideologia di sinistra»: circostanza, questa, ribadita anche da Patel. Cox ha altresì confermato che il killer aveva una relazione sentimentale con il suo coinquilino transgender, Lance Twiggs, il quale, oltre a essere stato definito da un funzionario dell’Fbi «estremamente collaborativo», non risulta incriminato. Lo stesso Cox ha detto che costui «non aveva idea» dei propositi omicidiari del compagno. Ci si chiede tuttavia se Twiggs possa avere avuto o meno una qualche influenza su Robinson.
Domenica, una parente del coinquilino del killer è stata ascoltata, dietro anonimato, da Fox News. La donna ha raccontato che Twiggs, cresciuto in una famiglia conservatrice e attualmente in un processo di transizione da uomo a donna, sarebbe cambiato a 18 anni, cominciando a odiare i cristiani e i conservatori. «Odia i conservatori e i cristiani», ha detto la parente, «odiava noi. Non è stato cresciuto in quel modo, ma nel corso degli anni è diventato molto distaccato e si è radicalizzato». «Penso che Tyler sia peggiorato parecchio nell’ultimo anno in cui si sono frequentati. Sono grandi appassionati di videogiochi e ovviamente hanno quel gruppo che li influenza, così come gli altri. Ma il mio istinto mi dice che (il coinquilino, ndr) ha avuto più influenza», ha anche detto. Inoltre, secondo il Daily Mail, Twiggs risulterebbe l’autore di un post su Reddit che sembrerebbe esprimere sostegno per Joe Biden.
Nel frattempo, Donald Trump ha aperto alla possibilità di revocare i visti agli stranieri che, residenti negli Stati Uniti, hanno esultato per l’assassinio di Kirk, il cui funerale si terrà il 21 settembre a Glendale, in Arizona. «Non abbiamo ancora iniziato a revocare i visti, ma stiamo valutando i nomi», ha dichiarato il presidente americano, per poi aggiungere: «Non festeggeremmo, se succedesse qualcosa dalla loro parte. E non lo facciamo. Queste sono persone malate. Sono persone davvero squilibrate». «Non dovremmo dare visti a persone che vengono negli Stati Uniti per celebrare l’assassinio di un personaggio politico», ha rincarato la dose il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
Domenica, si è inoltre tenuta una cerimonia commemorativa in onore di Kirk al Kennedy Center, a cui hanno partecipato, tra gli altri, la direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, e lo Speaker della Camera, Mike Johnson. Tutto questo, mentre ieri JD Vance ha condotto una puntata del «The Charlie Kirk Show». «Non credo di essere l’unico a dire che Charlie è stato il politico più intelligente che abbia mai incontrato», ha affermato il vicepresidente americano nell’occasione. Inoltre, sempre ieri, commentando l’assassinio di Kirk, Benjamin Netanyahu ha sottolineato di essere anche lui vittima di violenza politica. «Io stesso sono stato preso di mira con minacce di morte praticamente quotidiane. La mia famiglia è presa di mira, così come ministri e personaggi pubblici. Sono molestati. Sono minacciati in Israele e in America. E questa è una sfida alla nostra democrazia», ha dichiarato.
Nel frattempo, vari influencer e autori afroamericani, come Deon Joseph, hanno difeso la figura di Kirk dalle critiche e dalle accuse di razzismo mossegli dalle galassie progressiste. «Charlie Kirk non era un razzista e non starò a guardare mentre la gente diffonde questa bugia», ha, tra l’altro, dichiarato il comico afroamericano Terrence K. Williams. Sostegno alla figura dell’attivista ucciso è stato espresso anche dalla nipote di Martin Luther King, Alveda.
Infuria intanto la polemica politica. «Il problema è a sinistra. Non è a destra. E quando si guarda all’agitatore, quando si guarda alla feccia che parla così male del nostro Paese, alle bandiere americane che bruciano ovunque, quella è la sinistra. Quella non è la destra», ha dichiarato Trump. «Molte delle persone che tradizionalmente si direbbe siano di sinistra, sono già sotto inchiesta», ha proseguito. Parole, che hanno irritato il governatore della Pennsylvania e probabile candidato alla nomination presidenziale dem del 2028, Josh Shapiro. «Usare la retorica della rabbia e chiamare alcuni dei nostri concittadini americani “feccia”, indipendentemente da quanto siano profonde le nostre differenze, non fa che creare ulteriore divisione e rende più difficile la guarigione», ha affermato. Frattanto, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto al Congresso di approvare 58 milioni di dollari aggiuntivi per rafforzare la sicurezza degli esponenti del potere esecutivo e di quello giudiziario.
Sfregio a Charlie: «Riposi nella pipì»
Il 25 maggio del 2020, a Minneapolis, la polizia uccide George Floyd. L’agente Derek Chauvin gli preme il ginocchio sul collo per nove minuti, togliendogli la vita. «I can't breathe», dice l’uomo prima di morire. Non riesco a respirare. Questa immagine terribile viene ripresa e comincia a circolare sui social. L’omicidio scatena la rabbia delle comunità afro che mettono a ferro e fuoco la città. Poca favilla, gran fiamma seconda. Da una scintilla l’incendio divampa e brucia le più importanti metropoli Usa. Vengono decapitate le statue di quelli che sono considerati, a torto o a ragione, schiavisti. Tra di loro ci sono alcuni tra i più importanti personaggi della storia americana. Si registrano scontri e saccheggi. Le proteste proseguono per mesi.
Il 10 settembre scorso, Tyler Robinson ammazza l’attivista Maga Charlie Kirk. La sua comunità, a partire dai vertici politici, si stringe attorno alla sua famiglia. Non ci sono proteste. Non c’è rabbia. È solo il tempo del dolore. Delle lacrime. E, soprattutto, della preghiera. I giovani riempiono le chiese, oppure si abbracciano per le strade, mormorando parole per chiedere la salvezza di Charlie. Questo è quello che succede oggi in America, mentre a sinistra, nel nuovo come nel Vecchio continente, si continua a sfregiare il cadavere di Kirk.
In Germania, per esempio, sono stati distrutti i fiori e i manifesti che erano stati messi per ricordare lui e Iryna Zarutska, la rifugiata ucraina massacrata senza motivo da Decarlos Brown nella metropolitana di Charlotte. Le loro facce davano fastidio. Ricordavano che esiste una violenza cieca e mortifera che non arriva da destra, come invece certa stampa vorrebbe far credere.
Ma l’atto più spregevole è arrivato dal rapper Bob Vylan che, durante un concerto, ha detto: «Voglio dedicare il prossimo brano a un vero e proprio pezzo di merda di essere umano». Il pezzo di merda sarebbe Kirk, un ragazzo che, semplicemente, amava il confronto. Soprattutto con chi la pensava diversamente e per questo è stato ucciso. Vylan, non contento, è andato oltre e durante il concerto ha detto, sempre riferito a Charlie: «Rest in piss». Un gioco di parole dove «peace», pace, è stato sostituito con «piss», piscio. Il rapper, con il coraggio tipico del coniglio, ha poi negato di aver pronunciato queste parole, che però sono state registrate. E che dimostrano che il clima d’odio non è certo fomentato a destra, ma a sinistra. Anche, e verrebbe dire soprattutto, nei movimenti afro, che si considerano in lotta perenne con il sistema, incarnato dagli uomini bianchi. La figlia di The Rock, Ava Raine, a cadavere ancora caldo, è riuscita a commentare così la morte di Charlie: «Se vuoi che le persone ti dicano parole gentili quando passi, dovresti dire parole gentili anche tu quando sei vivo». Inutile ricordare come è morto il più pacifico degli attivisti, Mahatma Gandhi, è morto perché un fanatico indù gli ha sparato tre colpi di pistola nel petto.
Perché alla fine puoi essere il più pacifico degli attivisti ma se dici qualcosa che va oltre il pensiero comune rischi di fare una brutta fine. Come è successo a Kirk, del resto. Con buona pace di Vylan e degli altri villani che circolano in rete.
Continua a leggereRiduci
Tyler Robinson premeditava l’omicidio, forse incoraggiato dal suo compagno in transizione sessuale. Trovato il suo Dna sull’asciugamano che avvolgeva il fucile. L’Fbi: «Non sta collaborando con noi».In Germania distrutti i manifesti che ricordano l’attivista e l’ucraina Iryna Zarutska. La figlia di The Rock, Ava Raine: «Doveva dire parole gentili». Il rapper afro l’oltraggia sul palco.Lo speciale contiene due articoli.Procedono gli sviluppi sull’omicidio di Charlie Kirk. Oggi, il sospetto assassino, Tyler Robinson, comparirà davanti a un giudice in un’aula di tribunale. Il diretto interessato è al momento in cella sotto «sorveglianza speciale» da parte delle autorità dello Utah, in attesa che venga completata una valutazione della sua salute mentale. Tutto questo, mentre ieri il direttore dell’Fbi, Kash Patel, ha rivelato che è stato rinvenuto il Dna dello stesso Robinson su un cacciavite e un asciugamano, trovati nei pressi del luogo del delitto. Non solo. Patel ha anche detto di essere in possesso di «prove forensi» di un messaggio, in cui Robinson aveva scritto: «Ho l’opportunità di eliminare Charlie Kirk e ho intenzione di coglierla». Sempre ieri, il vicedirettore del Bureau, Dan Bongino, ha riferito che i federali starebbero indagando sulla possibilità che ci fosse una «rete estesa» attorno al killer.Nel frattempo, il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha fatto sapere che l’assassino «non sta cooperando» con le autorità, descrivendolo inoltre come una «persona profondamente indottrinata dall’ideologia di sinistra»: circostanza, questa, ribadita anche da Patel. Cox ha altresì confermato che il killer aveva una relazione sentimentale con il suo coinquilino transgender, Lance Twiggs, il quale, oltre a essere stato definito da un funzionario dell’Fbi «estremamente collaborativo», non risulta incriminato. Lo stesso Cox ha detto che costui «non aveva idea» dei propositi omicidiari del compagno. Ci si chiede tuttavia se Twiggs possa avere avuto o meno una qualche influenza su Robinson.Domenica, una parente del coinquilino del killer è stata ascoltata, dietro anonimato, da Fox News. La donna ha raccontato che Twiggs, cresciuto in una famiglia conservatrice e attualmente in un processo di transizione da uomo a donna, sarebbe cambiato a 18 anni, cominciando a odiare i cristiani e i conservatori. «Odia i conservatori e i cristiani», ha detto la parente, «odiava noi. Non è stato cresciuto in quel modo, ma nel corso degli anni è diventato molto distaccato e si è radicalizzato». «Penso che Tyler sia peggiorato parecchio nell’ultimo anno in cui si sono frequentati. Sono grandi appassionati di videogiochi e ovviamente hanno quel gruppo che li influenza, così come gli altri. Ma il mio istinto mi dice che (il coinquilino, ndr) ha avuto più influenza», ha anche detto. Inoltre, secondo il Daily Mail, Twiggs risulterebbe l’autore di un post su Reddit che sembrerebbe esprimere sostegno per Joe Biden.Nel frattempo, Donald Trump ha aperto alla possibilità di revocare i visti agli stranieri che, residenti negli Stati Uniti, hanno esultato per l’assassinio di Kirk, il cui funerale si terrà il 21 settembre a Glendale, in Arizona. «Non abbiamo ancora iniziato a revocare i visti, ma stiamo valutando i nomi», ha dichiarato il presidente americano, per poi aggiungere: «Non festeggeremmo, se succedesse qualcosa dalla loro parte. E non lo facciamo. Queste sono persone malate. Sono persone davvero squilibrate». «Non dovremmo dare visti a persone che vengono negli Stati Uniti per celebrare l’assassinio di un personaggio politico», ha rincarato la dose il segretario di Stato americano, Marco Rubio.Domenica, si è inoltre tenuta una cerimonia commemorativa in onore di Kirk al Kennedy Center, a cui hanno partecipato, tra gli altri, la direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, e lo Speaker della Camera, Mike Johnson. Tutto questo, mentre ieri JD Vance ha condotto una puntata del «The Charlie Kirk Show». «Non credo di essere l’unico a dire che Charlie è stato il politico più intelligente che abbia mai incontrato», ha affermato il vicepresidente americano nell’occasione. Inoltre, sempre ieri, commentando l’assassinio di Kirk, Benjamin Netanyahu ha sottolineato di essere anche lui vittima di violenza politica. «Io stesso sono stato preso di mira con minacce di morte praticamente quotidiane. La mia famiglia è presa di mira, così come ministri e personaggi pubblici. Sono molestati. Sono minacciati in Israele e in America. E questa è una sfida alla nostra democrazia», ha dichiarato.Nel frattempo, vari influencer e autori afroamericani, come Deon Joseph, hanno difeso la figura di Kirk dalle critiche e dalle accuse di razzismo mossegli dalle galassie progressiste. «Charlie Kirk non era un razzista e non starò a guardare mentre la gente diffonde questa bugia», ha, tra l’altro, dichiarato il comico afroamericano Terrence K. Williams. Sostegno alla figura dell’attivista ucciso è stato espresso anche dalla nipote di Martin Luther King, Alveda.Infuria intanto la polemica politica. «Il problema è a sinistra. Non è a destra. E quando si guarda all’agitatore, quando si guarda alla feccia che parla così male del nostro Paese, alle bandiere americane che bruciano ovunque, quella è la sinistra. Quella non è la destra», ha dichiarato Trump. «Molte delle persone che tradizionalmente si direbbe siano di sinistra, sono già sotto inchiesta», ha proseguito. Parole, che hanno irritato il governatore della Pennsylvania e probabile candidato alla nomination presidenziale dem del 2028, Josh Shapiro. «Usare la retorica della rabbia e chiamare alcuni dei nostri concittadini americani “feccia”, indipendentemente da quanto siano profonde le nostre differenze, non fa che creare ulteriore divisione e rende più difficile la guarigione», ha affermato. Frattanto, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto al Congresso di approvare 58 milioni di dollari aggiuntivi per rafforzare la sicurezza degli esponenti del potere esecutivo e di quello giudiziario.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/messaggi-del-killer-su-kirk-2673997373.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sfregio-a-charlie-riposi-nella-pipi" data-post-id="2673997373" data-published-at="1758003111" data-use-pagination="False"> Sfregio a Charlie: «Riposi nella pipì» Il 25 maggio del 2020, a Minneapolis, la polizia uccide George Floyd. L’agente Derek Chauvin gli preme il ginocchio sul collo per nove minuti, togliendogli la vita. «I can't breathe», dice l’uomo prima di morire. Non riesco a respirare. Questa immagine terribile viene ripresa e comincia a circolare sui social. L’omicidio scatena la rabbia delle comunità afro che mettono a ferro e fuoco la città. Poca favilla, gran fiamma seconda. Da una scintilla l’incendio divampa e brucia le più importanti metropoli Usa. Vengono decapitate le statue di quelli che sono considerati, a torto o a ragione, schiavisti. Tra di loro ci sono alcuni tra i più importanti personaggi della storia americana. Si registrano scontri e saccheggi. Le proteste proseguono per mesi.Il 10 settembre scorso, Tyler Robinson ammazza l’attivista Maga Charlie Kirk. La sua comunità, a partire dai vertici politici, si stringe attorno alla sua famiglia. Non ci sono proteste. Non c’è rabbia. È solo il tempo del dolore. Delle lacrime. E, soprattutto, della preghiera. I giovani riempiono le chiese, oppure si abbracciano per le strade, mormorando parole per chiedere la salvezza di Charlie. Questo è quello che succede oggi in America, mentre a sinistra, nel nuovo come nel Vecchio continente, si continua a sfregiare il cadavere di Kirk.In Germania, per esempio, sono stati distrutti i fiori e i manifesti che erano stati messi per ricordare lui e Iryna Zarutska, la rifugiata ucraina massacrata senza motivo da Decarlos Brown nella metropolitana di Charlotte. Le loro facce davano fastidio. Ricordavano che esiste una violenza cieca e mortifera che non arriva da destra, come invece certa stampa vorrebbe far credere.Ma l’atto più spregevole è arrivato dal rapper Bob Vylan che, durante un concerto, ha detto: «Voglio dedicare il prossimo brano a un vero e proprio pezzo di merda di essere umano». Il pezzo di merda sarebbe Kirk, un ragazzo che, semplicemente, amava il confronto. Soprattutto con chi la pensava diversamente e per questo è stato ucciso. Vylan, non contento, è andato oltre e durante il concerto ha detto, sempre riferito a Charlie: «Rest in piss». Un gioco di parole dove «peace», pace, è stato sostituito con «piss», piscio. Il rapper, con il coraggio tipico del coniglio, ha poi negato di aver pronunciato queste parole, che però sono state registrate. E che dimostrano che il clima d’odio non è certo fomentato a destra, ma a sinistra. Anche, e verrebbe dire soprattutto, nei movimenti afro, che si considerano in lotta perenne con il sistema, incarnato dagli uomini bianchi. La figlia di The Rock, Ava Raine, a cadavere ancora caldo, è riuscita a commentare così la morte di Charlie: «Se vuoi che le persone ti dicano parole gentili quando passi, dovresti dire parole gentili anche tu quando sei vivo». Inutile ricordare come è morto il più pacifico degli attivisti, Mahatma Gandhi, è morto perché un fanatico indù gli ha sparato tre colpi di pistola nel petto.Perché alla fine puoi essere il più pacifico degli attivisti ma se dici qualcosa che va oltre il pensiero comune rischi di fare una brutta fine. Come è successo a Kirk, del resto. Con buona pace di Vylan e degli altri villani che circolano in rete.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
Continua a leggereRiduci
iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
Continua a leggereRiduci