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2025-09-16
«Ho l’opportunità di eliminarlo...». Ecco i messaggi del killer su Kirk
Il killer di Charlie Kirk, Tyler Robinson (Ansa)
Procedono gli sviluppi sull’omicidio di Charlie Kirk. Oggi, il sospetto assassino, Tyler Robinson, comparirà davanti a un giudice in un’aula di tribunale. Il diretto interessato è al momento in cella sotto «sorveglianza speciale» da parte delle autorità dello Utah, in attesa che venga completata una valutazione della sua salute mentale. Tutto questo, mentre ieri il direttore dell’Fbi, Kash Patel, ha rivelato che è stato rinvenuto il Dna dello stesso Robinson su un cacciavite e un asciugamano, trovati nei pressi del luogo del delitto. Non solo. Patel ha anche detto di essere in possesso di «prove forensi» di un messaggio, in cui Robinson aveva scritto: «Ho l’opportunità di eliminare Charlie Kirk e ho intenzione di coglierla». Sempre ieri, il vicedirettore del Bureau, Dan Bongino, ha riferito che i federali starebbero indagando sulla possibilità che ci fosse una «rete estesa» attorno al killer.
Nel frattempo, il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha fatto sapere che l’assassino «non sta cooperando» con le autorità, descrivendolo inoltre come una «persona profondamente indottrinata dall’ideologia di sinistra»: circostanza, questa, ribadita anche da Patel. Cox ha altresì confermato che il killer aveva una relazione sentimentale con il suo coinquilino transgender, Lance Twiggs, il quale, oltre a essere stato definito da un funzionario dell’Fbi «estremamente collaborativo», non risulta incriminato. Lo stesso Cox ha detto che costui «non aveva idea» dei propositi omicidiari del compagno. Ci si chiede tuttavia se Twiggs possa avere avuto o meno una qualche influenza su Robinson.
Domenica, una parente del coinquilino del killer è stata ascoltata, dietro anonimato, da Fox News. La donna ha raccontato che Twiggs, cresciuto in una famiglia conservatrice e attualmente in un processo di transizione da uomo a donna, sarebbe cambiato a 18 anni, cominciando a odiare i cristiani e i conservatori. «Odia i conservatori e i cristiani», ha detto la parente, «odiava noi. Non è stato cresciuto in quel modo, ma nel corso degli anni è diventato molto distaccato e si è radicalizzato». «Penso che Tyler sia peggiorato parecchio nell’ultimo anno in cui si sono frequentati. Sono grandi appassionati di videogiochi e ovviamente hanno quel gruppo che li influenza, così come gli altri. Ma il mio istinto mi dice che (il coinquilino, ndr) ha avuto più influenza», ha anche detto. Inoltre, secondo il Daily Mail, Twiggs risulterebbe l’autore di un post su Reddit che sembrerebbe esprimere sostegno per Joe Biden.
Nel frattempo, Donald Trump ha aperto alla possibilità di revocare i visti agli stranieri che, residenti negli Stati Uniti, hanno esultato per l’assassinio di Kirk, il cui funerale si terrà il 21 settembre a Glendale, in Arizona. «Non abbiamo ancora iniziato a revocare i visti, ma stiamo valutando i nomi», ha dichiarato il presidente americano, per poi aggiungere: «Non festeggeremmo, se succedesse qualcosa dalla loro parte. E non lo facciamo. Queste sono persone malate. Sono persone davvero squilibrate». «Non dovremmo dare visti a persone che vengono negli Stati Uniti per celebrare l’assassinio di un personaggio politico», ha rincarato la dose il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
Domenica, si è inoltre tenuta una cerimonia commemorativa in onore di Kirk al Kennedy Center, a cui hanno partecipato, tra gli altri, la direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, e lo Speaker della Camera, Mike Johnson. Tutto questo, mentre ieri JD Vance ha condotto una puntata del «The Charlie Kirk Show». «Non credo di essere l’unico a dire che Charlie è stato il politico più intelligente che abbia mai incontrato», ha affermato il vicepresidente americano nell’occasione. Inoltre, sempre ieri, commentando l’assassinio di Kirk, Benjamin Netanyahu ha sottolineato di essere anche lui vittima di violenza politica. «Io stesso sono stato preso di mira con minacce di morte praticamente quotidiane. La mia famiglia è presa di mira, così come ministri e personaggi pubblici. Sono molestati. Sono minacciati in Israele e in America. E questa è una sfida alla nostra democrazia», ha dichiarato.
Nel frattempo, vari influencer e autori afroamericani, come Deon Joseph, hanno difeso la figura di Kirk dalle critiche e dalle accuse di razzismo mossegli dalle galassie progressiste. «Charlie Kirk non era un razzista e non starò a guardare mentre la gente diffonde questa bugia», ha, tra l’altro, dichiarato il comico afroamericano Terrence K. Williams. Sostegno alla figura dell’attivista ucciso è stato espresso anche dalla nipote di Martin Luther King, Alveda.
Infuria intanto la polemica politica. «Il problema è a sinistra. Non è a destra. E quando si guarda all’agitatore, quando si guarda alla feccia che parla così male del nostro Paese, alle bandiere americane che bruciano ovunque, quella è la sinistra. Quella non è la destra», ha dichiarato Trump. «Molte delle persone che tradizionalmente si direbbe siano di sinistra, sono già sotto inchiesta», ha proseguito. Parole, che hanno irritato il governatore della Pennsylvania e probabile candidato alla nomination presidenziale dem del 2028, Josh Shapiro. «Usare la retorica della rabbia e chiamare alcuni dei nostri concittadini americani “feccia”, indipendentemente da quanto siano profonde le nostre differenze, non fa che creare ulteriore divisione e rende più difficile la guarigione», ha affermato. Frattanto, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto al Congresso di approvare 58 milioni di dollari aggiuntivi per rafforzare la sicurezza degli esponenti del potere esecutivo e di quello giudiziario.
Sfregio a Charlie: «Riposi nella pipì»
Il 25 maggio del 2020, a Minneapolis, la polizia uccide George Floyd. L’agente Derek Chauvin gli preme il ginocchio sul collo per nove minuti, togliendogli la vita. «I can't breathe», dice l’uomo prima di morire. Non riesco a respirare. Questa immagine terribile viene ripresa e comincia a circolare sui social. L’omicidio scatena la rabbia delle comunità afro che mettono a ferro e fuoco la città. Poca favilla, gran fiamma seconda. Da una scintilla l’incendio divampa e brucia le più importanti metropoli Usa. Vengono decapitate le statue di quelli che sono considerati, a torto o a ragione, schiavisti. Tra di loro ci sono alcuni tra i più importanti personaggi della storia americana. Si registrano scontri e saccheggi. Le proteste proseguono per mesi.
Il 10 settembre scorso, Tyler Robinson ammazza l’attivista Maga Charlie Kirk. La sua comunità, a partire dai vertici politici, si stringe attorno alla sua famiglia. Non ci sono proteste. Non c’è rabbia. È solo il tempo del dolore. Delle lacrime. E, soprattutto, della preghiera. I giovani riempiono le chiese, oppure si abbracciano per le strade, mormorando parole per chiedere la salvezza di Charlie. Questo è quello che succede oggi in America, mentre a sinistra, nel nuovo come nel Vecchio continente, si continua a sfregiare il cadavere di Kirk.
In Germania, per esempio, sono stati distrutti i fiori e i manifesti che erano stati messi per ricordare lui e Iryna Zarutska, la rifugiata ucraina massacrata senza motivo da Decarlos Brown nella metropolitana di Charlotte. Le loro facce davano fastidio. Ricordavano che esiste una violenza cieca e mortifera che non arriva da destra, come invece certa stampa vorrebbe far credere.
Ma l’atto più spregevole è arrivato dal rapper Bob Vylan che, durante un concerto, ha detto: «Voglio dedicare il prossimo brano a un vero e proprio pezzo di merda di essere umano». Il pezzo di merda sarebbe Kirk, un ragazzo che, semplicemente, amava il confronto. Soprattutto con chi la pensava diversamente e per questo è stato ucciso. Vylan, non contento, è andato oltre e durante il concerto ha detto, sempre riferito a Charlie: «Rest in piss». Un gioco di parole dove «peace», pace, è stato sostituito con «piss», piscio. Il rapper, con il coraggio tipico del coniglio, ha poi negato di aver pronunciato queste parole, che però sono state registrate. E che dimostrano che il clima d’odio non è certo fomentato a destra, ma a sinistra. Anche, e verrebbe dire soprattutto, nei movimenti afro, che si considerano in lotta perenne con il sistema, incarnato dagli uomini bianchi. La figlia di The Rock, Ava Raine, a cadavere ancora caldo, è riuscita a commentare così la morte di Charlie: «Se vuoi che le persone ti dicano parole gentili quando passi, dovresti dire parole gentili anche tu quando sei vivo». Inutile ricordare come è morto il più pacifico degli attivisti, Mahatma Gandhi, è morto perché un fanatico indù gli ha sparato tre colpi di pistola nel petto.
Perché alla fine puoi essere il più pacifico degli attivisti ma se dici qualcosa che va oltre il pensiero comune rischi di fare una brutta fine. Come è successo a Kirk, del resto. Con buona pace di Vylan e degli altri villani che circolano in rete.
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Tyler Robinson premeditava l’omicidio, forse incoraggiato dal suo compagno in transizione sessuale. Trovato il suo Dna sull’asciugamano che avvolgeva il fucile. L’Fbi: «Non sta collaborando con noi».In Germania distrutti i manifesti che ricordano l’attivista e l’ucraina Iryna Zarutska. La figlia di The Rock, Ava Raine: «Doveva dire parole gentili». Il rapper afro l’oltraggia sul palco.Lo speciale contiene due articoli.Procedono gli sviluppi sull’omicidio di Charlie Kirk. Oggi, il sospetto assassino, Tyler Robinson, comparirà davanti a un giudice in un’aula di tribunale. Il diretto interessato è al momento in cella sotto «sorveglianza speciale» da parte delle autorità dello Utah, in attesa che venga completata una valutazione della sua salute mentale. Tutto questo, mentre ieri il direttore dell’Fbi, Kash Patel, ha rivelato che è stato rinvenuto il Dna dello stesso Robinson su un cacciavite e un asciugamano, trovati nei pressi del luogo del delitto. Non solo. Patel ha anche detto di essere in possesso di «prove forensi» di un messaggio, in cui Robinson aveva scritto: «Ho l’opportunità di eliminare Charlie Kirk e ho intenzione di coglierla». Sempre ieri, il vicedirettore del Bureau, Dan Bongino, ha riferito che i federali starebbero indagando sulla possibilità che ci fosse una «rete estesa» attorno al killer.Nel frattempo, il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha fatto sapere che l’assassino «non sta cooperando» con le autorità, descrivendolo inoltre come una «persona profondamente indottrinata dall’ideologia di sinistra»: circostanza, questa, ribadita anche da Patel. Cox ha altresì confermato che il killer aveva una relazione sentimentale con il suo coinquilino transgender, Lance Twiggs, il quale, oltre a essere stato definito da un funzionario dell’Fbi «estremamente collaborativo», non risulta incriminato. Lo stesso Cox ha detto che costui «non aveva idea» dei propositi omicidiari del compagno. Ci si chiede tuttavia se Twiggs possa avere avuto o meno una qualche influenza su Robinson.Domenica, una parente del coinquilino del killer è stata ascoltata, dietro anonimato, da Fox News. La donna ha raccontato che Twiggs, cresciuto in una famiglia conservatrice e attualmente in un processo di transizione da uomo a donna, sarebbe cambiato a 18 anni, cominciando a odiare i cristiani e i conservatori. «Odia i conservatori e i cristiani», ha detto la parente, «odiava noi. Non è stato cresciuto in quel modo, ma nel corso degli anni è diventato molto distaccato e si è radicalizzato». «Penso che Tyler sia peggiorato parecchio nell’ultimo anno in cui si sono frequentati. Sono grandi appassionati di videogiochi e ovviamente hanno quel gruppo che li influenza, così come gli altri. Ma il mio istinto mi dice che (il coinquilino, ndr) ha avuto più influenza», ha anche detto. Inoltre, secondo il Daily Mail, Twiggs risulterebbe l’autore di un post su Reddit che sembrerebbe esprimere sostegno per Joe Biden.Nel frattempo, Donald Trump ha aperto alla possibilità di revocare i visti agli stranieri che, residenti negli Stati Uniti, hanno esultato per l’assassinio di Kirk, il cui funerale si terrà il 21 settembre a Glendale, in Arizona. «Non abbiamo ancora iniziato a revocare i visti, ma stiamo valutando i nomi», ha dichiarato il presidente americano, per poi aggiungere: «Non festeggeremmo, se succedesse qualcosa dalla loro parte. E non lo facciamo. Queste sono persone malate. Sono persone davvero squilibrate». «Non dovremmo dare visti a persone che vengono negli Stati Uniti per celebrare l’assassinio di un personaggio politico», ha rincarato la dose il segretario di Stato americano, Marco Rubio.Domenica, si è inoltre tenuta una cerimonia commemorativa in onore di Kirk al Kennedy Center, a cui hanno partecipato, tra gli altri, la direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, e lo Speaker della Camera, Mike Johnson. Tutto questo, mentre ieri JD Vance ha condotto una puntata del «The Charlie Kirk Show». «Non credo di essere l’unico a dire che Charlie è stato il politico più intelligente che abbia mai incontrato», ha affermato il vicepresidente americano nell’occasione. Inoltre, sempre ieri, commentando l’assassinio di Kirk, Benjamin Netanyahu ha sottolineato di essere anche lui vittima di violenza politica. «Io stesso sono stato preso di mira con minacce di morte praticamente quotidiane. La mia famiglia è presa di mira, così come ministri e personaggi pubblici. Sono molestati. Sono minacciati in Israele e in America. E questa è una sfida alla nostra democrazia», ha dichiarato.Nel frattempo, vari influencer e autori afroamericani, come Deon Joseph, hanno difeso la figura di Kirk dalle critiche e dalle accuse di razzismo mossegli dalle galassie progressiste. «Charlie Kirk non era un razzista e non starò a guardare mentre la gente diffonde questa bugia», ha, tra l’altro, dichiarato il comico afroamericano Terrence K. Williams. Sostegno alla figura dell’attivista ucciso è stato espresso anche dalla nipote di Martin Luther King, Alveda.Infuria intanto la polemica politica. «Il problema è a sinistra. Non è a destra. E quando si guarda all’agitatore, quando si guarda alla feccia che parla così male del nostro Paese, alle bandiere americane che bruciano ovunque, quella è la sinistra. Quella non è la destra», ha dichiarato Trump. «Molte delle persone che tradizionalmente si direbbe siano di sinistra, sono già sotto inchiesta», ha proseguito. Parole, che hanno irritato il governatore della Pennsylvania e probabile candidato alla nomination presidenziale dem del 2028, Josh Shapiro. «Usare la retorica della rabbia e chiamare alcuni dei nostri concittadini americani “feccia”, indipendentemente da quanto siano profonde le nostre differenze, non fa che creare ulteriore divisione e rende più difficile la guarigione», ha affermato. Frattanto, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto al Congresso di approvare 58 milioni di dollari aggiuntivi per rafforzare la sicurezza degli esponenti del potere esecutivo e di quello giudiziario.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/messaggi-del-killer-su-kirk-2673997373.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sfregio-a-charlie-riposi-nella-pipi" data-post-id="2673997373" data-published-at="1758003111" data-use-pagination="False"> Sfregio a Charlie: «Riposi nella pipì» Il 25 maggio del 2020, a Minneapolis, la polizia uccide George Floyd. L’agente Derek Chauvin gli preme il ginocchio sul collo per nove minuti, togliendogli la vita. «I can't breathe», dice l’uomo prima di morire. Non riesco a respirare. Questa immagine terribile viene ripresa e comincia a circolare sui social. L’omicidio scatena la rabbia delle comunità afro che mettono a ferro e fuoco la città. Poca favilla, gran fiamma seconda. Da una scintilla l’incendio divampa e brucia le più importanti metropoli Usa. Vengono decapitate le statue di quelli che sono considerati, a torto o a ragione, schiavisti. Tra di loro ci sono alcuni tra i più importanti personaggi della storia americana. Si registrano scontri e saccheggi. Le proteste proseguono per mesi.Il 10 settembre scorso, Tyler Robinson ammazza l’attivista Maga Charlie Kirk. La sua comunità, a partire dai vertici politici, si stringe attorno alla sua famiglia. Non ci sono proteste. Non c’è rabbia. È solo il tempo del dolore. Delle lacrime. E, soprattutto, della preghiera. I giovani riempiono le chiese, oppure si abbracciano per le strade, mormorando parole per chiedere la salvezza di Charlie. Questo è quello che succede oggi in America, mentre a sinistra, nel nuovo come nel Vecchio continente, si continua a sfregiare il cadavere di Kirk.In Germania, per esempio, sono stati distrutti i fiori e i manifesti che erano stati messi per ricordare lui e Iryna Zarutska, la rifugiata ucraina massacrata senza motivo da Decarlos Brown nella metropolitana di Charlotte. Le loro facce davano fastidio. Ricordavano che esiste una violenza cieca e mortifera che non arriva da destra, come invece certa stampa vorrebbe far credere.Ma l’atto più spregevole è arrivato dal rapper Bob Vylan che, durante un concerto, ha detto: «Voglio dedicare il prossimo brano a un vero e proprio pezzo di merda di essere umano». Il pezzo di merda sarebbe Kirk, un ragazzo che, semplicemente, amava il confronto. Soprattutto con chi la pensava diversamente e per questo è stato ucciso. Vylan, non contento, è andato oltre e durante il concerto ha detto, sempre riferito a Charlie: «Rest in piss». Un gioco di parole dove «peace», pace, è stato sostituito con «piss», piscio. Il rapper, con il coraggio tipico del coniglio, ha poi negato di aver pronunciato queste parole, che però sono state registrate. E che dimostrano che il clima d’odio non è certo fomentato a destra, ma a sinistra. Anche, e verrebbe dire soprattutto, nei movimenti afro, che si considerano in lotta perenne con il sistema, incarnato dagli uomini bianchi. La figlia di The Rock, Ava Raine, a cadavere ancora caldo, è riuscita a commentare così la morte di Charlie: «Se vuoi che le persone ti dicano parole gentili quando passi, dovresti dire parole gentili anche tu quando sei vivo». Inutile ricordare come è morto il più pacifico degli attivisti, Mahatma Gandhi, è morto perché un fanatico indù gli ha sparato tre colpi di pistola nel petto.Perché alla fine puoi essere il più pacifico degli attivisti ma se dici qualcosa che va oltre il pensiero comune rischi di fare una brutta fine. Come è successo a Kirk, del resto. Con buona pace di Vylan e degli altri villani che circolano in rete.
Albert Bourla, ceo di Pfizer (Ansa)
Ci venderà le medicine a prezzo più alto. È così che Pfizer ha intenzione di ringraziare l’Europa per i contratti capestro dei vaccini Covid, grazie ai quali ha incassato oltre 30 miliardi di euro. Come ha riferito il Financial Times, l’amministratore delegato della società, Albert Bourla, si è messo alla testa della cordata di case farmaceutiche intenzionate ad aumentare le tariffe nel Vecchio continente, oppure a ritardare il lancio di terapie aggiornate.
La mossa di Big pharma è la conseguenza dell’accordo stipulato a dicembre con Donald Trump e presentato pochi giorni fa sul sito della Casa Bianca: in virtù del patto con ben 16 colossi del settore, comprese vecchie conoscenze pandemiche, dalla stessa Pfizer ad Astrazeneca, negli Stati Uniti, il costo dei farmaci salvavita sarà ribassato fino al 90% e allineato a quello europeo. Già, perché prima che il puzzone intervenisse, i prodotti delle grandi case venivano smerciati a cifre molto più alte negli Usa, dove il meccanismo concorrenziale pubblico-privato limita le capacità negoziali del sistema sanitario. A differenza - sostengono gli analisti - che nei Paesi come i nostri, nei quali la nazionalizzazione ha portato a fissare un tetto ai prezzi.
Non c’è dubbio che Trump abbia agito nell’interesse degli americani. Correggendo, oltre a un’ingiustizia sociale, un’indubbia stortura globale: le industrie approfittano del propizio contesto statunitense per generare sviluppo; e i fruitori all’estero ne beneficiano, sborsando meno delle controparti Usa. Il che getta pure qualche dubbio sulla presunta potenza politica della mano pubblica: evidentemente, se in Europa avevamo dei vantaggi, non era solo grazie ai sistemi sanitari statali, ma anche perché qualcun altro si svenava al posto nostro.
Il problema, infatti, è che da quando Trump ha battuto i pugni sul tavolo, i margini di profitto, per le compagnie, si sono ridotti. Dunque, la loro soluzione è spremere gli acquirenti più fortunati. Bourla, rivolgendosi alla stampa durante una conferenza di JpMorgan, la scorsa settimana, è stato chiarissimo: «Se facciamo i conti, dovremmo ridurre il prezzo americano al livello della Francia, oppure smettere di rifornire la Francia? Smetteremo di rifornire la Francia», è stata l’ovvia conclusione. «Così loro», ha proseguito l’ad, «si ritroveranno senza nuovi medicinali. Il sistema ci costringerà a non essere in condizione di accettare i prezzi più bassi», praticati finora. Anche se alcune voci, nel Vecchio continente, ci tengono a minimizzare il trattamento di favore: «In Germania paghiamo chiaramente troppo», ha dichiarato al Financial Times, ad esempio, uno dei vertici della compagnia assicurativa Techniker Krankenkasse, secondo il quale la vicenda ricorda «il modo in cui Trump ha gestito la Nato». E, magari, l’affare Groenlandia. È vero: il tycoon non adotta particolari riguardi con gli alleati. Il fatto è che gli Usa non hanno più voglia di essere presi per fessi. Né da chi, dopo decenni di silenzio, ha riscoperto l’Artico solo per via delle rivendicazioni di The Donald; né da chi, incapace di sfornare innovazioni, in un complesso economico ingessato da regolamentazioni e burocrazia, si è cullato sugli allori di ricerca e sviluppo a stelle e strisce.
Fessi, a quanto pare, lo siamo stati pure noialtri, ricoprendo d’oro Bourla e compagni, allorché cercavamo nei loro vaccini anti Covid la panacea. Ursula von der Leyen si era spesa alacremente per assicurarsi le preziose fiale, tanto da trattare in via riservata, tramite le famose chat sparite nel nulla, direttamente con il manager di Pfizer. Il risultato? Non uno sconto sulle dosi. Anzi: Big pharma si è assicurata consegne ben oltre il necessario (molte sono rimaste nei depositi a marcire), insieme a una provvidenziale manleva. In caso di eventi avversi, insomma, sarebbe toccato agli Stati membri Ue sborsare. A pochi mesi dal suo insediamento, persino il ministro della Salute del governo Meloni, Orazio Schillaci, un uomo che non brilla per coraggio e spirito d’iniziativa, aveva protestato per le clausole svantaggiose imposte alle capitali in seguito ai negoziati centralizzati.
Adesso, dopo il danno, arriverà la beffa. E se, ai tempi del coronavirus, gli europeisti pontificavano sulla necessità di accodarci a Bruxelles per essere più forti, oggi gli aedi dell’Unione si nascondono. E la Commissione tarda a pronunciarsi sull’incombente stangata. Ursula avrà perso il numero di Bourla?
La solidarietà Ue: furti di mascherine
L’audizione in commissione Covid del professor Marcello Minenna, già direttore generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli nel triennio pandemico, ha fornito un’ulteriore fotografia della disastrosa gestione pandemica. Non tanto dell’Agenzia delle dogane, stando alle dichiarazioni dell’ex funzionario che ovviamente non poteva dire, del suo stesso operato, che non fosse stato a regola d’arte. Sarebbero state, piuttosto, le autorità politiche del nostro Paese, ossia il governo Pd-M5s guidato da Giuseppe Conte, il ministero della Salute diretto da Roberto Speranza (Pd) e anche la Commissione europea di Ursula von der Leyen, ad aver dato dimostrazione di inadeguatezza.
Minenna ha raccontato che il 12 marzo 2020 aveva appena fatto in tempo a emanare una direttiva, la numero 2, dove l’Agenzia delle dogane definiva lo sdoganamento merci come «attività indifferibile», che lo stesso giorno, e quindi il giorno dopo il Dpcm che chiuse l’Italia, è stato il ministero della Salute a «scendere in campo». Come? In maniera opposta: «Ci ha detto chiaro e in maniera piana: snellire le operazioni di sdoganamento. E con riferimento ai dispositivi medici, addirittura ha previsto», ha spiegato Minenna, «che il nulla osta sanitario dell’Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, agenzia del ministero della Salute, ndr), senza il quale per i dispositivi medici non si muove foglia, poteva avvenire successivamente all’importazione. Quindi inizia già in nuce a comparire nella regolamentazione operativa degli apparati dello Stato la circostanza che la merce non si deve fermare negli uffici delle dogane». Nello scaricabarile Minenna coinvolge anche l’opposizione: «Credo che in parte questa disposizione sia stata anche figlia della pressione dell’opposizione», che all’epoca puntava giustamente il dito contro il governo perché in Italia le mascherine non si trovavano. Secondo la ricostruzione del funzionario, dunque, il governo Conte e il ministero di Speranza avrebbero facilitato lo sdoganamento di Dpi anche contraffatti pur di bloccare le critiche dell’opposizione di centrodestra.
A proposito di mascherine, Minenna ha raccontato un episodio alquanto increscioso: le nostre importazioni di materiale di contrasto al Covid avvenivano tramite voli intercontinentali. Se questi voli avevano uno scalo, il Paese dove avveniva lo scalo, «fosse pure dell’Unione europea», si accaparrava le nostre mascherine. «A Francoforte atterrava un aereo intercontinentale con Dpi e mascherine», ha spiegato Minenna, «diretto in Italia, ma il nostro materiale finiva in Germania, lo facevano scendere e se lo prendevano». L’ex dirigente delle Dogane dichiara di aver suggerito a Speranza di fare un’ordinanza affinché si accettassero soltanto merci provenienti da voli senza scalo.
A contribuire alla confusione generale, osserva il funzionario, ci si è messa anche l’Unione europea che, il 13 marzo, ha raccomandato di snellire le operazioni di sdoganamento. È chiaro, l’organo comunitario non poteva dire espressamente «se il marchio Ce è irregolare ignorate il problema», «ma tra le righe questo è il segnale che voleva essere mandato». Tra le carte depositate da Minenna, ci sarebbe anche un documento dove l’Ue «in maniera inequivoca ha dichiarato la regolarità di queste sigle per le mascherine, ovviamente a pandemia finita». Non è tutto: «Il 17 marzo 2020 il decreto Cura Italia stabilisce una disciplina derogatoria alle procedure doganali in essere, stabilendo che è consentito produrre, importare e mettere in commercio mascherine e Dpi in deroga alle vigenti disposizioni». Il problema è che nessuno aveva i macchinari per verificare gli aspetti regolatori delle mascherine previsti anche dalla normativa comunitaria. «Facevamo soltanto controlli documentali, non è che qualcuno facesse la verifica del fit-test o dell’anti-batterial o delle altre norme previste per le capacità di filtraggio delle microparticelle». Minenna diede disposizione di acquistare quei macchinari, ma lo scenario che emerge a livello italiano ed europeo non è affatto lusinghiero.
Il funzionario sarà riascoltato giovedì 29 gennaio, quando toccherà ai commissari della commissione Covid sottoporlo alle domande relative alla sua relazione esposta ieri al Senato.
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(Arma dei Carabinieri)
L'attività investigativa - avviata nell’ottobre 2024 e conclusa nell’aprile 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale.
Grazie all’indagine è stata scoperta la pratica di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, che venivano poi subito portati ad Arghillà. Come ricostruito dal Gip una volta trasferiti i veicoli rubati venivano sottoposti ad una rapidissima e professionale attività di cannibalizzazione. In almeno due casi si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi cosiddetti di «cavallo di ritorno», in cui gli indagati hanno praticato l'estorsione per costringere i proprietari delle auto rubate a pagare un compenso per ottenerne la restituzione.
È inoltre stato riconosciuto dal Gip come alcuni indagati adottassero costantemente contromisure per eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle Forze dell'ordine in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai co-indagati.
Si è ritenuto degno di particolare allarme sociale il fatto che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza quotidiana anche durante le festività natalizie, sia di giorno che di notte. Si aggiunga che alcuni episodi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di ospedali e che, in un caso, ad essere vittima dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà.
Nell’ordinanza è inoltre ben evidenziato come la costante cannibalizzazione dei mezzi rubati rappresenti sicuramente un impatto ambientale, per la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa.
Si sottolinea, inoltre, come le molte attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio hanno portato al ritrovamento di più autovetture oggetto di furto, di molte parte di ricambio e anche al reperimento ad al sequestro di armi.
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