True
2021-11-02
Mentre noi insistiamo con i divieti il resto d’Europa torna in libertà
Ansa
Paese che vai, emergenza che trovi, o in molti casi che non trovi: mentre l'Italia si prepara a prolungare lo stato di emergenza per il Covid-19, e conseguentemente l'obbligo del green pass fino alla prossima estate, nel resto dell'Europa governi e Parlamenti agiscono o hanno agito in maniera molto diversa, al di là degli orientamenti politici degli esecutivi in carica. Lo stato di emergenza, ricordiamolo sempre, è indispensabile per poter poi, a cascata, decretare norme e leggi che limitano le libertà personali: l'obbligo del certificato verde è la più clamorosa di queste limitazioni. Un paio di esempi: il giorno in cui cesserà lo stato di emergenza, non esisteranno più alcuni organismi creati per affrontare la pandemia, come il commissario straordinario e il Comitato tecnico scientifico (istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute).
Lo stato di emergenza, in Italia, non può durare più di 12 mesi, prorogabili per altri 12: è stato introdotto dal governo guidato da Giuseppe Conte il 31 gennaio 2020 ed è poi stato prorogato varie volte, l'ultima a luglio 2021 da Mario Draghi, con scadenza al 31 dicembre 2021. Potrebbe quindi, in teoria, essere prorogato solo fino al 31 gennaio 2022, quando scadranno i 24 mesi, ma il Parlamento può, con una apposita legge, allungare ancora i tempi, come ha intenzione di fare il governo tramite il ministro della Salute Roberto Speranza: «Se sarà necessario prorogheremo lo stato di emergenza, non ci tireremo indietro, ma decideremo a ridosso della scadenza». Vediamo cosa succede in altri Paesi europei.
In Germania, lo stato di emergenza termina il prossimo 25 novembre, e non c'è all'orizzonte l'ipotesi di una proroga. «Non ci saranno più chiusure delle scuole, lockdown o coprifuoco», ha affermato Dirk Wiese, vicepresidente del gruppo parlamentare dei Socialdemocratici, «la pandemia deve ancora essere gestita in modo responsabile, ma le restrizioni ai diritti civili devono essere nuovamente allentate». D'accordo con lui anche la capogruppo degli ambientalisti, Katrin Goering-Eckardt, e il responsabile organizzativo dell'Fdp al Bundestag, Marco Buschmann, alleati dei Socialdemocratici in quella coalizione «semaforo», (verdi, rossi della Spd e gialli della Fpd), che si appresa a formare il nuovo governo guidato da Olaf Scholz. Uno stop che non impedirebbe comunque, attraverso la legge ordinaria per la protezione dalle infezioni, di continuare a disporre l'obbligo della mascherina per i luoghi al chiuso. L'orizzonte entro il quale abolire tutte le restrizioni è marzo 2022.
In Francia, appena giovedì scorso, il Senato ha stoppato i propositi ultra restrittivi del governo, che aveva intenzione di prorogare lo stato di emergenza, con conseguente mantenimento in vigore del passaporto sanitario, il nostro green pass, fino al 31 luglio 2022. La decisione deliberata dal Consiglio dei ministri era stata avallata dalla Camera, ma il Senato ha detto no, prorogando lo stato di emergenza sanitaria in Francia solo fino al 28 febbraio 2022, anticipando quindi di cinque mesi il ritorno alla normalità. Non solo: il Senato ha anche deciso di far rientrare di nuovo, tra i documenti che consentono di ottenere il certificato, un autotest effettuato sotto la supervisione di un operatore sanitario. Inoltre, nei dipartimenti in cui si supera la percentuale dell'80% di vaccinati, il certificato viene abolito.
In Inghilterra, lo scorso 19 luglio, il cosiddetto Freedom day, sono state revocate per volontà del premier Boris Johnson quasi tutte le restrizioni. Stadi e auditorium hanno ripreso a funzionare a pieno regime, le discoteche hanno riaperto, nei pub è tornato il servizio bar, sono stati aboliti i limiti ai raduni. Niente più obbligo di mascherina sui mezzi di trasporto e negli esercizi commerciali (il governo ha semplicemente raccomandato ai cittadini di indossarla nei luoghi molto affollati, come ad esempio le metropolitane), niente smart working obbligatorio. Nonostante le pressioni che arrivano da esperti e addetti ai lavori, Johnson non ha intenzione di passare al «piano B», che vorrebbe dire una reintroduzione di limitazioni e restrizioni.
La Spagna ha revocato lo stato di emergenza in vigore dal 9 novembre 2020 lo scorso 10 maggio 2021, lasciando alle varie Regioni la facoltà di introdurre misure di prevenzione in base all'andamento della curva epidemica. La Corte costituzionale spagnola, inoltre, ha dichiarato incostituzionale questo stato di emergenza e ha ordinato al governo centrale di Madrid, guidato dal socialista Pedro Sánchez, di rimborsare tutte le multe riscosse sia durante il primo stato di emergenza sanitaria proclamato nel marzo 2020, sia durante il secondo periodo in cui la legislazione speciale è rimasta in vigore, appunto fino al 10 maggio 2021: si tratta di più di un milione di contravvenzioni elevate a cittadini che non avevano rispettato le restrizioni.
In Norvegia, lo scorso 25 settembre sono state abolite tutte le restrizioni, compreso il distanziamento sociale, per decisione del governo guidato da Erna Solberg, sulla scia della Danimarca che aveva già preso questa decisione il 10 settembre. In Bulgaria, lo stato di emergenza terminerà il 30 novembre.
I dati provano il flop del green pass
Nonostante il green pass, la curva dei contagi ha ripreso a crescere e, mentre per le festività crollano i tamponi, aumenta sostanzialmente la pressione sugli ospedali. Ieri, il numero dei ricoveri ha fatto un balzo che non si registrava da mesi. È questo il dato più significativo del bollettino diffuso dal ministero della Salute e dalla Protezione civile. Aumenta infatti il numero dei pazienti in terapia intensiva con un saldo tra entrate e uscite di 22 persone in più rispetto a sabato. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 33, quasi il doppio rispetto ai 17 del giorno prima. Attualmente in Italia sono 364 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid. Crescono anche i ricoveri nei reparti ordinari di medicina e pneumologia. Ieri si sono aggiunti 109 pazienti, il numero più alto da settimane. Il giorno precedente erano stati 47 i nuovi degenti nelle corsie ordinarie. Complessivamente, negli ospedali italiani, sono attualmente presenti 2.863 persone positive al Covid e con sintomi.
Apparentemente più rassicuranti i dati su decessi e contagi, ma è il calo tipico del weekend. Sono state 20 le vittime contro le 26 di sabato, portando a 132.120 il totale dei decessi da inizio pandemia. Ieri i positivi si sono quasi dimezzati, con un calo a 2.818 contro i 4.526 del giorno prima. Dati, questi, che sono in riduzione, come del resto succede ogni fine di settimana, quando il numero dei test eseguiti si riduce. Ieri è crollato il numero dei tamponi che si è fermato a 148.725, mentre erano stati 350.170 sabato. La festività di lunedì ha messo il naso di molti lavoratori a riposo, visto che non son stati eseguiti gli ormai consueti circa 500.000 tamponi quotidiani necessari per scaricare il green pass richiesto anche per recarsi in ufficio. Colpisce però il tasso di positività, cioè il rapporto tra positivi e numero dei test eseguiti, che sale all'1,9%, pari a un +0,6% rispetto all'1,3% del giorno prima.
La curva dei contagi in Italia è tornata a salire negli ultimi giorni. E anche quella dei ricoveri. Secondo le analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche, i casi di infezione stanno raddoppiando in Italia a intervalli di circa tre settimane, con una crescita esponenziale che procede lentamente, con un ritmo confrontabile a quello che si registrava tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2020. Nell'ultima settimana, come segnala la Fondazione Gimbe, la curva dei contagi da Covid ha invertito la tendenza (+43% di nuovi casi) e sono aumentati anche i ricoveri (+7,5%). Questo, mentre in sette giorni si è assistito a un calo del -52,9% di nuovi vaccinati e al raggiungimento di 1,2 milioni di terze dosi. L'ennesima conferma che il green pass applicato in maniera restrittiva non solo non ferma i contagi, ma non fa incrementare nemmeno i nuovi vaccinati.
Continua a leggereRiduci
Spagna, Norvegia, Danimarca e Inghilterra hanno abolito da tempo lo stato di emergenza. Entro fine mese seguiranno Germania e Bulgaria. Invece il nostro governo pensa di estenderlo malgrado la Costituzione.I dati provano il flop del green pass. Tasso di positività all'1,9%, il più alto da metà settembre complice il calo dei tamponi, e 109 nuovi ricoveri. Il lasciapassare è discriminatorio e non serve a bloccare i contagi.Lo speciale comprende due articoli. Paese che vai, emergenza che trovi, o in molti casi che non trovi: mentre l'Italia si prepara a prolungare lo stato di emergenza per il Covid-19, e conseguentemente l'obbligo del green pass fino alla prossima estate, nel resto dell'Europa governi e Parlamenti agiscono o hanno agito in maniera molto diversa, al di là degli orientamenti politici degli esecutivi in carica. Lo stato di emergenza, ricordiamolo sempre, è indispensabile per poter poi, a cascata, decretare norme e leggi che limitano le libertà personali: l'obbligo del certificato verde è la più clamorosa di queste limitazioni. Un paio di esempi: il giorno in cui cesserà lo stato di emergenza, non esisteranno più alcuni organismi creati per affrontare la pandemia, come il commissario straordinario e il Comitato tecnico scientifico (istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute). Lo stato di emergenza, in Italia, non può durare più di 12 mesi, prorogabili per altri 12: è stato introdotto dal governo guidato da Giuseppe Conte il 31 gennaio 2020 ed è poi stato prorogato varie volte, l'ultima a luglio 2021 da Mario Draghi, con scadenza al 31 dicembre 2021. Potrebbe quindi, in teoria, essere prorogato solo fino al 31 gennaio 2022, quando scadranno i 24 mesi, ma il Parlamento può, con una apposita legge, allungare ancora i tempi, come ha intenzione di fare il governo tramite il ministro della Salute Roberto Speranza: «Se sarà necessario prorogheremo lo stato di emergenza, non ci tireremo indietro, ma decideremo a ridosso della scadenza». Vediamo cosa succede in altri Paesi europei. In Germania, lo stato di emergenza termina il prossimo 25 novembre, e non c'è all'orizzonte l'ipotesi di una proroga. «Non ci saranno più chiusure delle scuole, lockdown o coprifuoco», ha affermato Dirk Wiese, vicepresidente del gruppo parlamentare dei Socialdemocratici, «la pandemia deve ancora essere gestita in modo responsabile, ma le restrizioni ai diritti civili devono essere nuovamente allentate». D'accordo con lui anche la capogruppo degli ambientalisti, Katrin Goering-Eckardt, e il responsabile organizzativo dell'Fdp al Bundestag, Marco Buschmann, alleati dei Socialdemocratici in quella coalizione «semaforo», (verdi, rossi della Spd e gialli della Fpd), che si appresa a formare il nuovo governo guidato da Olaf Scholz. Uno stop che non impedirebbe comunque, attraverso la legge ordinaria per la protezione dalle infezioni, di continuare a disporre l'obbligo della mascherina per i luoghi al chiuso. L'orizzonte entro il quale abolire tutte le restrizioni è marzo 2022. In Francia, appena giovedì scorso, il Senato ha stoppato i propositi ultra restrittivi del governo, che aveva intenzione di prorogare lo stato di emergenza, con conseguente mantenimento in vigore del passaporto sanitario, il nostro green pass, fino al 31 luglio 2022. La decisione deliberata dal Consiglio dei ministri era stata avallata dalla Camera, ma il Senato ha detto no, prorogando lo stato di emergenza sanitaria in Francia solo fino al 28 febbraio 2022, anticipando quindi di cinque mesi il ritorno alla normalità. Non solo: il Senato ha anche deciso di far rientrare di nuovo, tra i documenti che consentono di ottenere il certificato, un autotest effettuato sotto la supervisione di un operatore sanitario. Inoltre, nei dipartimenti in cui si supera la percentuale dell'80% di vaccinati, il certificato viene abolito. In Inghilterra, lo scorso 19 luglio, il cosiddetto Freedom day, sono state revocate per volontà del premier Boris Johnson quasi tutte le restrizioni. Stadi e auditorium hanno ripreso a funzionare a pieno regime, le discoteche hanno riaperto, nei pub è tornato il servizio bar, sono stati aboliti i limiti ai raduni. Niente più obbligo di mascherina sui mezzi di trasporto e negli esercizi commerciali (il governo ha semplicemente raccomandato ai cittadini di indossarla nei luoghi molto affollati, come ad esempio le metropolitane), niente smart working obbligatorio. Nonostante le pressioni che arrivano da esperti e addetti ai lavori, Johnson non ha intenzione di passare al «piano B», che vorrebbe dire una reintroduzione di limitazioni e restrizioni. La Spagna ha revocato lo stato di emergenza in vigore dal 9 novembre 2020 lo scorso 10 maggio 2021, lasciando alle varie Regioni la facoltà di introdurre misure di prevenzione in base all'andamento della curva epidemica. La Corte costituzionale spagnola, inoltre, ha dichiarato incostituzionale questo stato di emergenza e ha ordinato al governo centrale di Madrid, guidato dal socialista Pedro Sánchez, di rimborsare tutte le multe riscosse sia durante il primo stato di emergenza sanitaria proclamato nel marzo 2020, sia durante il secondo periodo in cui la legislazione speciale è rimasta in vigore, appunto fino al 10 maggio 2021: si tratta di più di un milione di contravvenzioni elevate a cittadini che non avevano rispettato le restrizioni. In Norvegia, lo scorso 25 settembre sono state abolite tutte le restrizioni, compreso il distanziamento sociale, per decisione del governo guidato da Erna Solberg, sulla scia della Danimarca che aveva già preso questa decisione il 10 settembre. In Bulgaria, lo stato di emergenza terminerà il 30 novembre. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mentre-noi-insistiamo-con-i-divieti-il-resto-deuropa-torna-in-liberta-2655476213.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-dati-provano-il-flop-del-green-pass" data-post-id="2655476213" data-published-at="1635811902" data-use-pagination="False"> I dati provano il flop del green pass Nonostante il green pass, la curva dei contagi ha ripreso a crescere e, mentre per le festività crollano i tamponi, aumenta sostanzialmente la pressione sugli ospedali. Ieri, il numero dei ricoveri ha fatto un balzo che non si registrava da mesi. È questo il dato più significativo del bollettino diffuso dal ministero della Salute e dalla Protezione civile. Aumenta infatti il numero dei pazienti in terapia intensiva con un saldo tra entrate e uscite di 22 persone in più rispetto a sabato. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 33, quasi il doppio rispetto ai 17 del giorno prima. Attualmente in Italia sono 364 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid. Crescono anche i ricoveri nei reparti ordinari di medicina e pneumologia. Ieri si sono aggiunti 109 pazienti, il numero più alto da settimane. Il giorno precedente erano stati 47 i nuovi degenti nelle corsie ordinarie. Complessivamente, negli ospedali italiani, sono attualmente presenti 2.863 persone positive al Covid e con sintomi. Apparentemente più rassicuranti i dati su decessi e contagi, ma è il calo tipico del weekend. Sono state 20 le vittime contro le 26 di sabato, portando a 132.120 il totale dei decessi da inizio pandemia. Ieri i positivi si sono quasi dimezzati, con un calo a 2.818 contro i 4.526 del giorno prima. Dati, questi, che sono in riduzione, come del resto succede ogni fine di settimana, quando il numero dei test eseguiti si riduce. Ieri è crollato il numero dei tamponi che si è fermato a 148.725, mentre erano stati 350.170 sabato. La festività di lunedì ha messo il naso di molti lavoratori a riposo, visto che non son stati eseguiti gli ormai consueti circa 500.000 tamponi quotidiani necessari per scaricare il green pass richiesto anche per recarsi in ufficio. Colpisce però il tasso di positività, cioè il rapporto tra positivi e numero dei test eseguiti, che sale all'1,9%, pari a un +0,6% rispetto all'1,3% del giorno prima. La curva dei contagi in Italia è tornata a salire negli ultimi giorni. E anche quella dei ricoveri. Secondo le analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche, i casi di infezione stanno raddoppiando in Italia a intervalli di circa tre settimane, con una crescita esponenziale che procede lentamente, con un ritmo confrontabile a quello che si registrava tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2020. Nell'ultima settimana, come segnala la Fondazione Gimbe, la curva dei contagi da Covid ha invertito la tendenza (+43% di nuovi casi) e sono aumentati anche i ricoveri (+7,5%). Questo, mentre in sette giorni si è assistito a un calo del -52,9% di nuovi vaccinati e al raggiungimento di 1,2 milioni di terze dosi. L'ennesima conferma che il green pass applicato in maniera restrittiva non solo non ferma i contagi, ma non fa incrementare nemmeno i nuovi vaccinati.
Clamorose novità su Garlasco: convocati in procura anche Marco Poggi e le gemelle Cappa.E intanto ci si interroga sui messaggi che Andrea Sempio scriveva nelle comunità online di seduttori. Che personalità rivelano quegli scritti ambigui?
«Da tempo gli Stati Uniti discutono di un disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido. L’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette».
Così il premier Giorgia Meloni, da Erevan, commentando l’annuncio di Trump sul ritiro di militari americani dalle basi europee, Italia inclusa. Ha aggiunto di ritenere probabile un prossimo incontro con Rubio.
Il presidente della Bce Christine Lagarde (Ansa)
Tassi fermi solo in apparenza: i mercati prevedono nuovi rialzi della Bce entro fine anno. Mentre il caro energia continua a pesare, arrivano segnali negativi anche sul fronte dei mutui, con le famiglie esposte al variabile sempre più sotto pressione e una finestra sempre più stretta per chi vuole bloccare condizioni ancora favorevoli.
La pausa decisa dalla Banca centrale europea sui tassi d’interesse somiglia più a una sospensione temporanea che a un vero cambio di rotta. I mercati, infatti, continuano a scommettere su nuovi rialzi entro la fine dell’anno, con conseguenze dirette per milioni di famiglie italiane alle prese con un mutuo.
Secondo le indicazioni che emergono dall’analisi della curva dei futures, le attese sono per almeno due aumenti complessivi pari allo 0,50% entro i prossimi mesi. Un percorso che, salvo scossoni improvvisi sul piano globale, potrebbe non esaurirsi nel breve periodo: le stime indicano infatti un ulteriore possibile ritocco all’inizio del 2027, seguito poi da una fase di stabilità dei tassi fino alla prima metà del 2029. Nel frattempo, l’impatto più immediato si scarica su chi ha scelto il tasso variabile. In un contesto già segnato dall’aumento del costo dell’energia e dall’inflazione su beni e servizi, il rincaro del denaro rischia di comprimere ulteriormente i bilanci familiari. Il meccanismo è diretto: l’Euribor, indice di riferimento per i mutui variabili, tende infatti a seguire da vicino le decisioni della Bce.
Le simulazioni parlano chiaro. Per un mutuo da 150.000 euro della durata di 30 anni - una delle formule più diffuse in Italia - un aumento dei tassi dello 0,50% si traduce in circa 42 euro in più al mese, pari a oltre 500 euro l’anno. Un aggravio che, moltiplicato per la durata del finanziamento, assume un peso tutt’altro che marginale. Diversa la situazione per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso: in questo caso, le condizioni restano invariate e non si registrano effetti diretti delle decisioni della Bce. Il quadro cambia invece per chi è in procinto di acquistare casa. In questa fase di transizione, alcune banche mantengono ancora offerte con tassi bloccati per chi riesce a chiudere l’operazione entro l’estate. È il caso, ad esempio, di istituti che garantiscono le condizioni per i contratti firmati entro la fine di agosto o settembre. Una finestra temporale che potrebbe rivelarsi decisiva.
Chi invece rimanda la scelta si troverà con ogni probabilità ad affrontare condizioni meno favorevoli, con tassi già influenzati dai rialzi attesi e rate mensili più onerose. In altre parole, il costo del rinvio rischia di essere concreto. La pausa della Bce, dunque, non basta a rassicurare. Piuttosto, segnala una fase di attesa carica di incertezza, in cui famiglie e mercato immobiliare restano esposti alle prossime mosse della politica monetaria.
Continua a leggereRiduci
iStock
La vendita di denaro falso è una delle attività criminali più diffuse e, al tempo stesso, più sottovalutate nel dibattito pubblico. Non si tratta solo di piccoli truffatori che immettono banconote contraffatte nel circuito commerciale: dietro questo fenomeno esistono reti organizzate, spesso transnazionali, che sfruttano tecnologia avanzata, canali digitali e sistemi di pagamento difficilmente tracciabili. Il commercio di banconote false avviene principalmente attraverso il dark web, piattaforme criptate e, sempre più spesso, anche tramite social network e app di messaggistica. I venditori propongono «pacchetti» di contanti contraffatti con sconti progressivi: più si acquista, meno si paga. In alcuni casi, 1.000 euro falsi o mille dollari possono essere venduti per poche centinaia di euro reali. Le organizzazioni criminali utilizzano stampanti professionali, inchiostri speciali e tecniche sofisticate per replicare elementi di sicurezza sempre più complessi. Tuttavia, la qualità varia: accanto a copie grossolane esistono falsi di alta fattura, difficili da individuare a occhio nudo. «Buongiorno, sono interessato all’acquisto di 50.000 euro in banconote da 50, 100, 20 e 10 euro. Tuttavia, vorrei sapere quale qualità potete garantire, che tipo di pagamento prevedete e i tempi di consegna. Resto in attesa di una vostra risposta». Così inizia, su Tor Market, il nostro viaggio nel dark web alla ricerca di soldi falsi. Nel sito si possono acquistare non solo euro falsi, ma anche dollari americani, dollari australiani, dollari canadesi e rupie indiane. La risposta arriva dopo pochi minuti: «Salve, noi utilizziamo la nuova tecnologia 2026! Stampiamo e vendiamo banconote contraffatte di qualità Grade-A di tutte le valute in tutto il mondo. Le nostre banconote sono stampate utilizzando fibra di cotone (80-99%), originariamente derivata da comuni stracci di lino bianco, fibra di legno (1-3%), biossido di titanio (2-3,5% del peso totale della fibra di legno), poliammide epicloridrina (0,5-2% del peso totale della fibra di cotone), cloruro di alluminio, resina melamminica-formaldeide e colla animale. Superano i test Uv e della penna allo iodio e possono quindi essere utilizzate in negozi, banche locali, casinò, sportelli Atm e cambiavalute. Le nostre banconote contengono le seguenti caratteristiche di sicurezza che le rendono apparentemente autentiche».
Le organizzazioni criminali che operano nel settore non sono improvvisate. Si tratta spesso di reti transnazionali che utilizzano tecnologie avanzate per replicare gli elementi di sicurezza delle banconote: filigrane, ologrammi, inchiostri speciali. Accanto a falsi di bassa qualità, facilmente individuabili, circolano copie sempre più sofisticate, difficili da riconoscere senza strumenti adeguati. Non a caso, i tagli più contraffatti restano quelli da 20 e 50 euro, più semplici da spendere e meno soggetti a controlli approfonditi. Il cuore del business, però, non è solo la produzione, ma la distribuzione. La vendita di denaro falso si è progressivamente spostata online, sfruttando piattaforme criptate, circuiti del dark web e canali di messaggistica difficilmente monitorabili. Qui le banconote vengono offerte in veri e propri «listini»: mille euro falsi oppure dollari americani possono essere acquistati per poche centinaia di euro reali, con sconti crescenti al crescere dei volumi. Il pagamento avviene quasi sempre in criptovalute come Bitcoin, che garantiscono un certo grado di anonimato e rendono più complesso il lavoro delle forze di polizia. Una volta acquistato, il denaro contraffatto viene immesso nel circuito economico attraverso canali difficili da tracciare. Piccoli esercizi commerciali, mercati affollati, locali notturni: sono questi i contesti in cui le banconote false riescono più facilmente a passare inosservate.
In altri casi, il contante viene utilizzato all’interno di economie parallele, legate al traffico di droga o ad altre attività illegali, dove i controlli sono praticamente assenti. Il dato economico complessivo, seppur difficile da quantificare con precisione, è significativo. Considerando un valore medio di 50 euro per banconota, si può stimare che ogni anno vengano intercettati oltre 20 milioni di euro falsi nell’Eurozona. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg: una parte consistente sfugge inevitabilmente ai controlli. A rendere il fenomeno ancora più insidioso è la sua evoluzione tecnologica. L’accesso a strumenti di stampa sempre più avanzati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale stanno abbassando la soglia d’ingresso per nuovi attori criminali. In questo contesto, la digitalizzazione dei pagamenti non ha eliminato il contante, che continua a essere ampiamente utilizzato e, proprio per questo, resta un obiettivo privilegiato. La geografia del denaro falso non ha più confini netti, ma segue rotte precise. Le indagini europee e internazionali delineano una mappa ricorrente, fatta di hub produttivi, snodi logistici e canali di distribuzione che attraversano più continenti. L’Europa orientale – in particolare Bulgaria, Romania e Ucraina – resta uno dei principali poli di produzione. Qui i costi contenuti e la disponibilità di competenze tecniche favoriscono la nascita di laboratori clandestini capaci di realizzare falsi anche sofisticati. Diverso il ruolo di Italia e Spagna, che si configurano soprattutto come piattaforme di distribuzione: il denaro contraffatto arriva, viene smistato e immesso nei circuiti economici. In Italia, diverse inchieste hanno individuato centri attivi tra Campania e Lazio, spesso collegati alla criminalità organizzata. A fare da cerniera tra Europa e Medio Oriente è la Turchia, utilizzata come crocevia per il transito delle banconote. Sul fronte sud, il Nord Africa – con Marocco e Algeria – svolge un ruolo chiave nella diffusione locale e nel passaggio verso l’Europa. Più a est, la Cina è spesso associata alla produzione di materiali, strumenti e, in alcuni casi, di banconote di qualità elevata.
Il fenomeno resta globale. Anche il dollaro è un bersaglio prioritario, con reti attive in Sud America e nel Sud-Est asiatico, come evidenziato dall’Us Secret Service. In questo scenario, l’Italia rappresenta un caso emblematico. Il Paese ha una lunga storia legata alla contraffazione di valuta: negli anni, le forze dell’ordine hanno smantellato vere e proprie «fabbriche» di banconote false. Alcune organizzazioni hanno raggiunto livelli tali da costruirsi una reputazione internazionale per la qualità dei falsi, poi esportati in tutta Europa. Nel mondo della contraffazione esiste una storia che, più di altre, restituisce il livello raggiunto da alcune reti criminali: quella della cosiddetta «superdollar», la banconota da 100 dollari falsa quasi indistinguibile dall’originale. Non si tratta del classico falso grossolano, ma di un prodotto realizzato con una cura maniacale: carta simile a quella autentica, inchiostri sofisticati e dettagli di sicurezza riprodotti con precisione tale da mettere in difficoltà persino gli esperti. Secondo diverse indagini dell’Us Secret Service, la qualità di queste banconote ha alimentato per anni sospetti su una possibile produzione sostenuta da strutture ben più avanzate rispetto alla criminalità tradizionale. Ma il vero elemento sorprendente non è solo tecnico: è strategico. A differenza dei falsi comuni, immessi sul mercato in grandi quantità, la «superdollar» veniva utilizzata con estrema cautela: piccole dosi, distribuite nel tempo, per evitare di attirare l’attenzione e mantenere intatto il valore del falso.
Così i nuovi dollari sfidano l'IA
Negli Stati Uniti il denaro falso continua a circolare, ma i numeri raccontano una realtà molto distante dall’allarme spesso percepito. Non siamo di fronte a un fenomeno fuori controllo, bensì a una minaccia costante ma contenuta, monitorata con attenzione dalle autorità federali e progressivamente ridimensionata grazie all’evoluzione tecnologica. Secondo le stime della Federal reserve, il valore complessivo delle banconote contraffatte in circolazione oscilla tra i 15 e i 30 milioni di dollari. Una cifra che può sembrare rilevante, ma che cambia radicalmente significato se confrontata con la massa monetaria statunitense: oltre 2.000 miliardi di dollari in contanti. In termini pratici, si parla di una banconota falsa ogni decine di migliaia di esemplari autentici.
Il rischio, per il cittadino medio, resta quindi estremamente basso. Il contrasto operativo è affidato in gran parte allo United States Secret Service, che ogni anno sequestra decine di milioni di dollari contraffatti. Le operazioni colpiscono soprattutto reti organizzate, spesso legate a circuiti internazionali, ma non mancano casi più rudimentali. In diverse città americane sono state smantellate tipografie clandestine capaci di produrre migliaia di banconote, soprattutto da 20 e 100 dollari, i tagli più utilizzati nella vita quotidiana e quindi più facili da «spendere» senza destare sospetti.
Un caso emblematico riguarda un sequestro avvenuto nel Midwest, dove le autorità hanno individuato una rete che distribuiva dollari falsi attraverso piccoli esercizi commerciali e distributori automatici. In un’altra operazione sulla costa Ovest, invece, è stato scoperto un sistema più sofisticato che utilizzava stampanti ad alta definizione e carta trattata chimicamente per imitare le caratteristiche tattili delle banconote originali. Nonostante questi episodi, il trend generale è in calo. Le nuove banconote statunitensi integrano elementi di sicurezza sempre più avanzati: filigrane tridimensionali, inchiostri cangianti, microstampe e bande di sicurezza difficili da replicare. A questo si aggiunge il ruolo crescente della tecnologia digitale: software di analisi, scanner intelligenti e sistemi di tracciamento permettono di individuare le anomalie con maggiore rapidità.
Ma la vera trasformazione riguarda il fronte della falsificazione. Se in passato il rischio principale era legato alle tipografie clandestine, oggi emergono nuove minacce ibride. L’Intelligenza artificiale consente di migliorare la qualità delle riproduzioni, mentre le reti criminali sfruttano il web e le criptovalute per distribuire e monetizzare il falso con maggiore discrezione. Non è un caso che le autorità stiano spostando sempre più risorse sul monitoraggio digitale, dove il confine tra contraffazione, frode e cybercrime diventa sempre più sottile.
In definitiva, il denaro falso negli Stati Uniti esiste e continua a rappresentare un problema operativo per forze dell’ordine e commercianti. Tuttavia, i dati indicano con chiarezza che si tratta di un fenomeno marginale rispetto alla dimensione complessiva dell’economia. La vera sfida, oggi, non è tanto la quantità di banconote contraffatte in circolazione, quanto la capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi a un contesto tecnologico che continua ad essere in rapida evoluzione.
La «fabbrica di euro» è l’Est Europa, Madrid e Roma hub di smistamento
Il denaro falso continua a circolare nei sistemi economici europei, ma i dati restituiscono un quadro meno allarmante rispetto alla percezione diffusa. Non si tratta di un’emergenza sistemica, bensì di un fenomeno stabile, attentamente monitorato e, negli ultimi anni, in progressiva riduzione. Resta però una minaccia concreta per cittadini ed esercenti, soprattutto nei contesti di pagamento rapido. Secondo la Bce, nel 2025 sono state ritirate circa 444.000 banconote contraffatte, in calo rispetto alle oltre 550.000 individuate nel 2024. Numeri che, se considerati isolatamente, possono apparire rilevanti, ma che cambiano significato se rapportati alla massa di denaro autentico in circolazione: decine di miliardi di banconote. In termini proporzionali, si parla di circa 14 falsi per ogni milione di esemplari veri, una probabilità estremamente bassa per il singolo cittadino.Il fenomeno, tuttavia, non è scomparso: si è trasformato, adattandosi alle logiche delle organizzazioni criminali. I tagli più colpiti restano quelli da 20 e 50 euro, che rappresentano circa l’80% delle banconote false intercettate. La scelta è strategica: sono i tagli più utilizzati nella quotidianità e quindi più facili da immettere in circolazione senza attirare controlli. Al contrario, le banconote da 100 e 200 euro risultano meno appetibili, perché più soggette a verifiche. Dal punto di vista geografico, oltre il 95% dei falsi viene individuato all’interno dell’area euro. Questo conferma l’esistenza di reti criminali radicate in Europa, spesso con basi operative nei Paesi dell’Est, ma capaci di operare su scala transnazionale. La contraffazione non è più un’attività artigianale isolata, bensì un sistema organizzato e flessibile. In questo scenario, l’Intelligenza artificiale rappresenta un fattore di evoluzione. I modelli di generazione di immagini ad alta risoluzione consentono di riprodurre con crescente precisione dettagli complessi: sfumature cromatiche, microelementi grafici e texture. Software avanzati permettono di simulare effetti ottici e imperfezioni tipiche delle banconote autentiche. Il risultato non è perfetto, ma spesso sufficiente a superare controlli superficiali.Anche la fase di stampa ha subito una trasformazione: le tipografie clandestine sono state in parte sostituite da stampanti di alta gamma, abbinate a sistemi di elaborazione digitale. Questo consente produzioni più rapide e meno costose. L’Intelligenza artificiale interviene inoltre nel miglioramento continuo: analizza gli errori, corregge i difetti e aumenta progressivamente la qualità delle copie. La tecnologia gioca un ruolo anche nella distribuzione. Le reti criminali utilizzano piattaforme digitali, chat criptate e social network per vendere banconote false a intermediari di basso livello. In alcuni casi, sistemi automatizzati selezionano i potenziali acquirenti e gestiscono i contatti, riducendo il rischio di infiltrazioni e rendendo la filiera più difficile da intercettare. Le indagini condotte negli ultimi anni in diversi Paesi europei confermano questo salto qualitativo. In Italia, a Napoli, è stata smantellata una delle principali centrali di produzione di euro falsi, con il sequestro di migliaia di banconote da 20 e 50 euro pronte per la distribuzione. Il laboratorio disponeva di macchinari sofisticati, capaci di riprodurre con buona precisione gli elementi di sicurezza.In Spagna, la Guardia Civil ha individuato una rete attiva lungo la costa mediterranea, dove i falsi venivano immessi soprattutto nel circuito turistico, sfruttando l’elevato volume di transazioni e la minore attenzione nei pagamenti in contanti. In Germania, invece, un’operazione coordinata ha portato alla scoperta di un sistema di vendita online, con banconote contraffatte cedute a prezzo ridotto a intermediari incaricati di inserirle nel mercato. Questi casi dimostrano come la contraffazione sia oggi un vero business criminale, capace di adattarsi sia ai contesti economici sia all’innovazione tecnologica. Nonostante ciò, le banconote della serie «Europa» mantengono un elevato livello di sicurezza. Filigrane, ologrammi dinamici, numeri in rilievo ed elementi visibili sotto luce ultravioletta rendono estremamente complessa una riproduzione completa e convincente.I falsari, infatti, non puntano alla perfezione assoluta, ma a copie «abbastanza credibili» da non destare sospetti immediati. È su questa soglia di ambiguità che si gioca la partita. Per questo il contrasto si basa su un doppio livello: da un lato l’aggiornamento continuo dei sistemi di controllo, dall’altro la prevenzione. Le autorità europee e nazionali investono nella formazione degli operatori e nella diffusione di pratiche di verifica semplici ma efficaci: controllare al tatto, osservare in controluce, verificare gli elementi di sicurezza. In definitiva, il denaro falso rappresenta una minaccia reale ma contenuta. I numeri indicano che il sistema regge, ma la presenza costante di reti criminali e l’evoluzione tecnologica impongono attenzione. La sfida resta aperta e si gioca ogni giorno tra innovazione e vigilanza quotidiana.
Continua a leggereRiduci