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2021-11-02
Mentre noi insistiamo con i divieti il resto d’Europa torna in libertà
Ansa
Paese che vai, emergenza che trovi, o in molti casi che non trovi: mentre l'Italia si prepara a prolungare lo stato di emergenza per il Covid-19, e conseguentemente l'obbligo del green pass fino alla prossima estate, nel resto dell'Europa governi e Parlamenti agiscono o hanno agito in maniera molto diversa, al di là degli orientamenti politici degli esecutivi in carica. Lo stato di emergenza, ricordiamolo sempre, è indispensabile per poter poi, a cascata, decretare norme e leggi che limitano le libertà personali: l'obbligo del certificato verde è la più clamorosa di queste limitazioni. Un paio di esempi: il giorno in cui cesserà lo stato di emergenza, non esisteranno più alcuni organismi creati per affrontare la pandemia, come il commissario straordinario e il Comitato tecnico scientifico (istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute).
Lo stato di emergenza, in Italia, non può durare più di 12 mesi, prorogabili per altri 12: è stato introdotto dal governo guidato da Giuseppe Conte il 31 gennaio 2020 ed è poi stato prorogato varie volte, l'ultima a luglio 2021 da Mario Draghi, con scadenza al 31 dicembre 2021. Potrebbe quindi, in teoria, essere prorogato solo fino al 31 gennaio 2022, quando scadranno i 24 mesi, ma il Parlamento può, con una apposita legge, allungare ancora i tempi, come ha intenzione di fare il governo tramite il ministro della Salute Roberto Speranza: «Se sarà necessario prorogheremo lo stato di emergenza, non ci tireremo indietro, ma decideremo a ridosso della scadenza». Vediamo cosa succede in altri Paesi europei.
In Germania, lo stato di emergenza termina il prossimo 25 novembre, e non c'è all'orizzonte l'ipotesi di una proroga. «Non ci saranno più chiusure delle scuole, lockdown o coprifuoco», ha affermato Dirk Wiese, vicepresidente del gruppo parlamentare dei Socialdemocratici, «la pandemia deve ancora essere gestita in modo responsabile, ma le restrizioni ai diritti civili devono essere nuovamente allentate». D'accordo con lui anche la capogruppo degli ambientalisti, Katrin Goering-Eckardt, e il responsabile organizzativo dell'Fdp al Bundestag, Marco Buschmann, alleati dei Socialdemocratici in quella coalizione «semaforo», (verdi, rossi della Spd e gialli della Fpd), che si appresa a formare il nuovo governo guidato da Olaf Scholz. Uno stop che non impedirebbe comunque, attraverso la legge ordinaria per la protezione dalle infezioni, di continuare a disporre l'obbligo della mascherina per i luoghi al chiuso. L'orizzonte entro il quale abolire tutte le restrizioni è marzo 2022.
In Francia, appena giovedì scorso, il Senato ha stoppato i propositi ultra restrittivi del governo, che aveva intenzione di prorogare lo stato di emergenza, con conseguente mantenimento in vigore del passaporto sanitario, il nostro green pass, fino al 31 luglio 2022. La decisione deliberata dal Consiglio dei ministri era stata avallata dalla Camera, ma il Senato ha detto no, prorogando lo stato di emergenza sanitaria in Francia solo fino al 28 febbraio 2022, anticipando quindi di cinque mesi il ritorno alla normalità. Non solo: il Senato ha anche deciso di far rientrare di nuovo, tra i documenti che consentono di ottenere il certificato, un autotest effettuato sotto la supervisione di un operatore sanitario. Inoltre, nei dipartimenti in cui si supera la percentuale dell'80% di vaccinati, il certificato viene abolito.
In Inghilterra, lo scorso 19 luglio, il cosiddetto Freedom day, sono state revocate per volontà del premier Boris Johnson quasi tutte le restrizioni. Stadi e auditorium hanno ripreso a funzionare a pieno regime, le discoteche hanno riaperto, nei pub è tornato il servizio bar, sono stati aboliti i limiti ai raduni. Niente più obbligo di mascherina sui mezzi di trasporto e negli esercizi commerciali (il governo ha semplicemente raccomandato ai cittadini di indossarla nei luoghi molto affollati, come ad esempio le metropolitane), niente smart working obbligatorio. Nonostante le pressioni che arrivano da esperti e addetti ai lavori, Johnson non ha intenzione di passare al «piano B», che vorrebbe dire una reintroduzione di limitazioni e restrizioni.
La Spagna ha revocato lo stato di emergenza in vigore dal 9 novembre 2020 lo scorso 10 maggio 2021, lasciando alle varie Regioni la facoltà di introdurre misure di prevenzione in base all'andamento della curva epidemica. La Corte costituzionale spagnola, inoltre, ha dichiarato incostituzionale questo stato di emergenza e ha ordinato al governo centrale di Madrid, guidato dal socialista Pedro Sánchez, di rimborsare tutte le multe riscosse sia durante il primo stato di emergenza sanitaria proclamato nel marzo 2020, sia durante il secondo periodo in cui la legislazione speciale è rimasta in vigore, appunto fino al 10 maggio 2021: si tratta di più di un milione di contravvenzioni elevate a cittadini che non avevano rispettato le restrizioni.
In Norvegia, lo scorso 25 settembre sono state abolite tutte le restrizioni, compreso il distanziamento sociale, per decisione del governo guidato da Erna Solberg, sulla scia della Danimarca che aveva già preso questa decisione il 10 settembre. In Bulgaria, lo stato di emergenza terminerà il 30 novembre.
I dati provano il flop del green pass
Nonostante il green pass, la curva dei contagi ha ripreso a crescere e, mentre per le festività crollano i tamponi, aumenta sostanzialmente la pressione sugli ospedali. Ieri, il numero dei ricoveri ha fatto un balzo che non si registrava da mesi. È questo il dato più significativo del bollettino diffuso dal ministero della Salute e dalla Protezione civile. Aumenta infatti il numero dei pazienti in terapia intensiva con un saldo tra entrate e uscite di 22 persone in più rispetto a sabato. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 33, quasi il doppio rispetto ai 17 del giorno prima. Attualmente in Italia sono 364 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid. Crescono anche i ricoveri nei reparti ordinari di medicina e pneumologia. Ieri si sono aggiunti 109 pazienti, il numero più alto da settimane. Il giorno precedente erano stati 47 i nuovi degenti nelle corsie ordinarie. Complessivamente, negli ospedali italiani, sono attualmente presenti 2.863 persone positive al Covid e con sintomi.
Apparentemente più rassicuranti i dati su decessi e contagi, ma è il calo tipico del weekend. Sono state 20 le vittime contro le 26 di sabato, portando a 132.120 il totale dei decessi da inizio pandemia. Ieri i positivi si sono quasi dimezzati, con un calo a 2.818 contro i 4.526 del giorno prima. Dati, questi, che sono in riduzione, come del resto succede ogni fine di settimana, quando il numero dei test eseguiti si riduce. Ieri è crollato il numero dei tamponi che si è fermato a 148.725, mentre erano stati 350.170 sabato. La festività di lunedì ha messo il naso di molti lavoratori a riposo, visto che non son stati eseguiti gli ormai consueti circa 500.000 tamponi quotidiani necessari per scaricare il green pass richiesto anche per recarsi in ufficio. Colpisce però il tasso di positività, cioè il rapporto tra positivi e numero dei test eseguiti, che sale all'1,9%, pari a un +0,6% rispetto all'1,3% del giorno prima.
La curva dei contagi in Italia è tornata a salire negli ultimi giorni. E anche quella dei ricoveri. Secondo le analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche, i casi di infezione stanno raddoppiando in Italia a intervalli di circa tre settimane, con una crescita esponenziale che procede lentamente, con un ritmo confrontabile a quello che si registrava tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2020. Nell'ultima settimana, come segnala la Fondazione Gimbe, la curva dei contagi da Covid ha invertito la tendenza (+43% di nuovi casi) e sono aumentati anche i ricoveri (+7,5%). Questo, mentre in sette giorni si è assistito a un calo del -52,9% di nuovi vaccinati e al raggiungimento di 1,2 milioni di terze dosi. L'ennesima conferma che il green pass applicato in maniera restrittiva non solo non ferma i contagi, ma non fa incrementare nemmeno i nuovi vaccinati.
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Spagna, Norvegia, Danimarca e Inghilterra hanno abolito da tempo lo stato di emergenza. Entro fine mese seguiranno Germania e Bulgaria. Invece il nostro governo pensa di estenderlo malgrado la Costituzione.I dati provano il flop del green pass. Tasso di positività all'1,9%, il più alto da metà settembre complice il calo dei tamponi, e 109 nuovi ricoveri. Il lasciapassare è discriminatorio e non serve a bloccare i contagi.Lo speciale comprende due articoli. Paese che vai, emergenza che trovi, o in molti casi che non trovi: mentre l'Italia si prepara a prolungare lo stato di emergenza per il Covid-19, e conseguentemente l'obbligo del green pass fino alla prossima estate, nel resto dell'Europa governi e Parlamenti agiscono o hanno agito in maniera molto diversa, al di là degli orientamenti politici degli esecutivi in carica. Lo stato di emergenza, ricordiamolo sempre, è indispensabile per poter poi, a cascata, decretare norme e leggi che limitano le libertà personali: l'obbligo del certificato verde è la più clamorosa di queste limitazioni. Un paio di esempi: il giorno in cui cesserà lo stato di emergenza, non esisteranno più alcuni organismi creati per affrontare la pandemia, come il commissario straordinario e il Comitato tecnico scientifico (istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute). Lo stato di emergenza, in Italia, non può durare più di 12 mesi, prorogabili per altri 12: è stato introdotto dal governo guidato da Giuseppe Conte il 31 gennaio 2020 ed è poi stato prorogato varie volte, l'ultima a luglio 2021 da Mario Draghi, con scadenza al 31 dicembre 2021. Potrebbe quindi, in teoria, essere prorogato solo fino al 31 gennaio 2022, quando scadranno i 24 mesi, ma il Parlamento può, con una apposita legge, allungare ancora i tempi, come ha intenzione di fare il governo tramite il ministro della Salute Roberto Speranza: «Se sarà necessario prorogheremo lo stato di emergenza, non ci tireremo indietro, ma decideremo a ridosso della scadenza». Vediamo cosa succede in altri Paesi europei. In Germania, lo stato di emergenza termina il prossimo 25 novembre, e non c'è all'orizzonte l'ipotesi di una proroga. «Non ci saranno più chiusure delle scuole, lockdown o coprifuoco», ha affermato Dirk Wiese, vicepresidente del gruppo parlamentare dei Socialdemocratici, «la pandemia deve ancora essere gestita in modo responsabile, ma le restrizioni ai diritti civili devono essere nuovamente allentate». D'accordo con lui anche la capogruppo degli ambientalisti, Katrin Goering-Eckardt, e il responsabile organizzativo dell'Fdp al Bundestag, Marco Buschmann, alleati dei Socialdemocratici in quella coalizione «semaforo», (verdi, rossi della Spd e gialli della Fpd), che si appresa a formare il nuovo governo guidato da Olaf Scholz. Uno stop che non impedirebbe comunque, attraverso la legge ordinaria per la protezione dalle infezioni, di continuare a disporre l'obbligo della mascherina per i luoghi al chiuso. L'orizzonte entro il quale abolire tutte le restrizioni è marzo 2022. In Francia, appena giovedì scorso, il Senato ha stoppato i propositi ultra restrittivi del governo, che aveva intenzione di prorogare lo stato di emergenza, con conseguente mantenimento in vigore del passaporto sanitario, il nostro green pass, fino al 31 luglio 2022. La decisione deliberata dal Consiglio dei ministri era stata avallata dalla Camera, ma il Senato ha detto no, prorogando lo stato di emergenza sanitaria in Francia solo fino al 28 febbraio 2022, anticipando quindi di cinque mesi il ritorno alla normalità. Non solo: il Senato ha anche deciso di far rientrare di nuovo, tra i documenti che consentono di ottenere il certificato, un autotest effettuato sotto la supervisione di un operatore sanitario. Inoltre, nei dipartimenti in cui si supera la percentuale dell'80% di vaccinati, il certificato viene abolito. In Inghilterra, lo scorso 19 luglio, il cosiddetto Freedom day, sono state revocate per volontà del premier Boris Johnson quasi tutte le restrizioni. Stadi e auditorium hanno ripreso a funzionare a pieno regime, le discoteche hanno riaperto, nei pub è tornato il servizio bar, sono stati aboliti i limiti ai raduni. Niente più obbligo di mascherina sui mezzi di trasporto e negli esercizi commerciali (il governo ha semplicemente raccomandato ai cittadini di indossarla nei luoghi molto affollati, come ad esempio le metropolitane), niente smart working obbligatorio. Nonostante le pressioni che arrivano da esperti e addetti ai lavori, Johnson non ha intenzione di passare al «piano B», che vorrebbe dire una reintroduzione di limitazioni e restrizioni. La Spagna ha revocato lo stato di emergenza in vigore dal 9 novembre 2020 lo scorso 10 maggio 2021, lasciando alle varie Regioni la facoltà di introdurre misure di prevenzione in base all'andamento della curva epidemica. La Corte costituzionale spagnola, inoltre, ha dichiarato incostituzionale questo stato di emergenza e ha ordinato al governo centrale di Madrid, guidato dal socialista Pedro Sánchez, di rimborsare tutte le multe riscosse sia durante il primo stato di emergenza sanitaria proclamato nel marzo 2020, sia durante il secondo periodo in cui la legislazione speciale è rimasta in vigore, appunto fino al 10 maggio 2021: si tratta di più di un milione di contravvenzioni elevate a cittadini che non avevano rispettato le restrizioni. In Norvegia, lo scorso 25 settembre sono state abolite tutte le restrizioni, compreso il distanziamento sociale, per decisione del governo guidato da Erna Solberg, sulla scia della Danimarca che aveva già preso questa decisione il 10 settembre. In Bulgaria, lo stato di emergenza terminerà il 30 novembre. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mentre-noi-insistiamo-con-i-divieti-il-resto-deuropa-torna-in-liberta-2655476213.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-dati-provano-il-flop-del-green-pass" data-post-id="2655476213" data-published-at="1635811902" data-use-pagination="False"> I dati provano il flop del green pass Nonostante il green pass, la curva dei contagi ha ripreso a crescere e, mentre per le festività crollano i tamponi, aumenta sostanzialmente la pressione sugli ospedali. Ieri, il numero dei ricoveri ha fatto un balzo che non si registrava da mesi. È questo il dato più significativo del bollettino diffuso dal ministero della Salute e dalla Protezione civile. Aumenta infatti il numero dei pazienti in terapia intensiva con un saldo tra entrate e uscite di 22 persone in più rispetto a sabato. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 33, quasi il doppio rispetto ai 17 del giorno prima. Attualmente in Italia sono 364 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid. Crescono anche i ricoveri nei reparti ordinari di medicina e pneumologia. Ieri si sono aggiunti 109 pazienti, il numero più alto da settimane. Il giorno precedente erano stati 47 i nuovi degenti nelle corsie ordinarie. Complessivamente, negli ospedali italiani, sono attualmente presenti 2.863 persone positive al Covid e con sintomi. Apparentemente più rassicuranti i dati su decessi e contagi, ma è il calo tipico del weekend. Sono state 20 le vittime contro le 26 di sabato, portando a 132.120 il totale dei decessi da inizio pandemia. Ieri i positivi si sono quasi dimezzati, con un calo a 2.818 contro i 4.526 del giorno prima. Dati, questi, che sono in riduzione, come del resto succede ogni fine di settimana, quando il numero dei test eseguiti si riduce. Ieri è crollato il numero dei tamponi che si è fermato a 148.725, mentre erano stati 350.170 sabato. La festività di lunedì ha messo il naso di molti lavoratori a riposo, visto che non son stati eseguiti gli ormai consueti circa 500.000 tamponi quotidiani necessari per scaricare il green pass richiesto anche per recarsi in ufficio. Colpisce però il tasso di positività, cioè il rapporto tra positivi e numero dei test eseguiti, che sale all'1,9%, pari a un +0,6% rispetto all'1,3% del giorno prima. La curva dei contagi in Italia è tornata a salire negli ultimi giorni. E anche quella dei ricoveri. Secondo le analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche, i casi di infezione stanno raddoppiando in Italia a intervalli di circa tre settimane, con una crescita esponenziale che procede lentamente, con un ritmo confrontabile a quello che si registrava tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2020. Nell'ultima settimana, come segnala la Fondazione Gimbe, la curva dei contagi da Covid ha invertito la tendenza (+43% di nuovi casi) e sono aumentati anche i ricoveri (+7,5%). Questo, mentre in sette giorni si è assistito a un calo del -52,9% di nuovi vaccinati e al raggiungimento di 1,2 milioni di terze dosi. L'ennesima conferma che il green pass applicato in maniera restrittiva non solo non ferma i contagi, ma non fa incrementare nemmeno i nuovi vaccinati.
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Volodymye Zelensky seduto insieme a Donald Trump (Ansa)
«Non solo lo pubblicherò, ma probabilmente terrò una conferenza stampa e lo leggerò parola per parola affinché venga riportato correttamente», ha dichiarato il presidente statunitense, definendo il documento «molto importante».
Trump ha spiegato che il punto centrale dell’accordo riguarda esclusivamente il programma nucleare iraniano. «L’unica cosa che mi interessa è che l’Iran non possieda mai un’arma nucleare», ha affermato. Washington continuerà a monitorare i siti dove viene arricchito l’uranio e, secondo il presidente, dispone delle capacità tecnologiche necessarie per raggiungere anche impianti sotterranei particolarmente protetti. «Stiamo controllando quei siti e vogliamo eliminare la minaccia, non semplicemente gestirla», ha aggiunto. Il presidente americano ha definito l’intesa «un accordo giusto» e si è detto convinto che la seconda fase dei negoziati sarà più semplice rispetto a quella appena conclusa. Allo stesso tempo ha lanciato un monito a Teheran, sostenendo che eventuali violazioni degli impegni assunti comporterebbero conseguenze molto severe.
Nel corso degli incontri bilaterali, Trump ha inoltre smentito le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti sarebbero pronti a investire nell’economia iraniana. «È una notizia ridicola. Non abbiamo alcun obbligo di investire denaro in Iran. Possiamo farlo se lo riteniamo opportuno, ma non stiamo investendo nulla», ha precisato durante un colloquio con il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al Thani. Sul piano politico, il presidente ha escluso che l’obiettivo americano sia stato un cambio di regime nella Repubblica islamica. Pur riconoscendo che il conflitto abbia colpito duramente i vertici politici e militari iraniani, Trump ha ribadito di non credere alle strategie di rovesciamento dei governi dall’esterno. «Per anni abbiamo assistito a cambi di regime che non hanno funzionato. Se devono verificarsi, devono nascere da dinamiche interne», ha dichiarato.
«Bisogna chiedere la pace sempre, chiedere negoziati: grazie a Dio c'è questo memorandum. Ci saranno ancora diversi punti da decidere, ma sempre meglio farlo con il dialogo, la negoziazione. Mi auguro sia davvero una soluzione, che la guerra sia finita, che vengano eliminate le armi nucleari, e si possano risolvere i problemi di tutti i popoli».
A margine del summit, il leader americano ha anche elogiato il presidente francese Emmanuel Macron, spiegando di aver modificato i propri programmi per partecipare alla cena organizzata a Versailles in occasione delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza americana. «Macron è una persona davvero squisita. Mi ha invitato a Versailles e ho accettato con piacere, anche se questo significherà rientrare negli Stati Uniti più tardi del previsto», ha affermato. Le questioni mediorientali si sono intrecciate con il dossier ucraino. Trump ha confermato di aver incontrato il presidente Volodymyr Zelensky a Evian e di aver parlato nei giorni precedenti con Vladimir Putin. Secondo il presidente americano, il conflitto continua a provocare perdite enormi da entrambe le parti. «Continuano a combattere e a perdere soldati in numeri che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale», ha osservato. Pur dichiarandosi favorevole a una soluzione negoziata, ha ammesso che le posizioni di Mosca e Kiev restano molto distanti. «Pensavo fosse la guerra più facile da fermare, ma i due leader non riescono a trovare un punto d’incontro». Trump ha comunque assicurato che continuerà a lavorare per favorire un accordo, ribadendo che «la Russia deve arrivare a un’intesa».
Uno dei passaggi più delicati delle sue dichiarazioni ha riguardato il Libano. Il presidente americano ha criticato apertamente il recente raid israeliano contro Beirut, effettuato dopo un attacco con droni attribuito a Hezbollah. «Non è necessario demolire un intero edificio ogni volta che si cerca una persona. In quei palazzi vivono anche civili che non hanno nulla a che fare con Hezbollah», ha dichiarato. Il presidente ha definito Hezbollah «una piccola spina nel fianco», sostenendo però che il movimento sciita continui a rappresentare un elemento di instabilità per la regione. In questo contesto ha elogiato l’approccio del presidente siriano Ahmed al-Shaara, suggerendo che Damasco potrebbe svolgere un ruolo più efficace nel contenimento del gruppo libanese.
«Israele combatte Hezbollah da troppo tempo e troppe persone continuano a morire. Credo che la Siria possa affrontare questa minaccia in modo più efficace», ha affermato. Alla domanda se l’accordo con l’Iran possa sopravvivere a eventuali nuove operazioni militari israeliane in Libano, Trump ha risposto in modo affermativo, mostrando fiducia nella solidità dell’intesa appena raggiunta. Le dichiarazioni rilasciate a Evian delineano una strategia che punta a ridurre le tensioni regionali attraverso la diplomazia. Dall’accordo con Teheran alla guerra in Ucraina, passando per il Libano, Trump ha cercato di presentarsi come il promotore di una nuova fase negoziale. Resta ora da capire se il memorandum con l’Iran riuscirà davvero a consolidare gli equilibri regionali o se le tensioni ancora aperte in Medio Oriente finiranno per metterne alla prova la tenuta.
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