Lo ha vinto il suo capo della segreteria tecnica: Carlo Monti, l’unico - guarda caso - a potersi presentare. Infatti, Monti lo ha vinto perché l’unico rimasto in lizza degli otto candidati interessati alla nomina ma esclusi dalla selezione prima della valutazione finale; si trattava di molti dirigenti di varie regioni e anche della stessa Aifa. Ma niente, sembrava che nessuno meritasse quanto il «Carlé de Colle Oppio» (come pure qualcuno lo chiamava), oggi capo della segreteria tecnica di Orazio Schillaci. In poche parole si era ritrovato nella posizione di vincitore in assenza di gara: una situazione talmente imbarazzante che alla fine ha rifiutato l’incarico. Chissà se il ministro Schillaci stavolta saprà darci una risposta o se tirerà dritto come finora ha fatto ogni volta che inciampava nelle sue stesse stringhe, dalla nomina del Parisi sbagliato allo scioglimento della commissione vaccini dopo le polemiche su due profili prima scelti e poi scaricati dal ministero perché cosiddetti «no vax»; dal rifiuto di parlare con le vittime degli affetti avversi da vaccino Covid alla truffa delle liste d’attesa che ha scoperto quando sono finite in tv e in prima pagina. Chissà cosa dirà ora che nel mezzo del bando ci è finito un uomo di sua stretta fiducia, cioè il capo della sua segreteria tecnica: perché ha rifiutato, dopo che era stato individuato come l’unico in grado di meritare quel posto così strategico? Cosa succederà adesso al settore dell’Agenzia del farmaco per cui era stato bandito il concorso vinto da Monti? Lo scioglierà? Sarebbe una notizia eclatante se si pensa che poco tempo fa l’Hta veniva presentata dal presidente di Aifa Robert Nisticò come fiore all’occhiello, come «uno strumento essenziale per il governo di una spesa farmaceutica spinta verso l’alto proprio dai costi dell’innovazione e dall’invecchiamento della popolazione». Così si parlava nella conferenza stampa di presentazione del progetto: «È sull’Hta che la nuova Aifa punta per garantire accesso all’innovazione e sostenibilità economica, dettagliando funzioni e compiti di quest’area considerata strategica. L’Area Accesso al farmaco e Hta coordina le attività di supporto alla Commissione scientifica ed economica (Cse), quelle sull’accesso ai farmaci e sull’Hta, oltre alle attività relative a prezzi e rimborsi». Stavolta ci metterà la faccia? Darà la colpa a «una certa stampa» che scopre le cose (stavolta lo ha fatto Repubblica.it prima di noi), oppure ancora troverà nel Titolo V una bella scusa per lavarsene le mani? Tutto è possibile quando c’è di mezzo «Mago Orazio», l’unico ministro in grado di far sparire commissioni, interscambiare i premi Nobel e cose del genere. Al momento gli unici a parlare sono quelli di Aifa con un comunicato: «Preso atto della rinuncia del dirigente individuato per il conferimento del relativo incarico dirigenziale, la procedura si è conclusa con esito infruttuoso». Pertanto il settore resta nelle mani del direttore scientifico di Aifa Pierluigi Russo, il quale sta accumulando vari incarichi senza che Schillaci abbia da eccepire: Russo si occupa praticamente di tutte le fasi che portano all’ingresso (sempre più costoso) dei farmaci nel sistema sanitario italiano. Ai piani alti del ministero intanto c’è il caos: il suo capo della segreteria tecnica (resterà ancora lì?) vince un bando Aifa dove era l’unico candidato ma si ritira, e il suo capo di gabinetto Marco Mattei riesce a piazzare una sua ex consigliera comunale (di quando era sindaco ad Albano) come capo ufficio stampa di Aifa. Ovviamente Schillaci non c’entra nulla. Infatti il suo ministero… «scoppia» di Salute. Giusto tenerlo lì e difenderlo…
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