I media che gridano «al lupo no vax» creano solo terrore ingiustificato
Dopo aver lanciato l’allarme di un attacco dei barbari, i giornali festeggiano per il flop di chi contesta il pass. Ma stavolta non ci sono cattivi maestri, né compagni che sbagliano. Fuori di testa ci sono soltanto i loro titoli.

I giornaloni se la cantano e se la suonano. Prima lanciano l’allarme, paventando orde di barbari no vax pronti a invadere i binari e fermare il traffico ferroviario. Poi, quando scoprono che non è successo nulla e che i manifestanti scesi in strada sono poche decine, scrivono di fallimento del blocco, di flop e di vittoria dell’Italia normale. La verità è che non è mai esistito un concreto pericolo di scontri fra no vax e pro vax e nemmeno di problemi di ordine pubblico. La sola cosa che si è registrata è la ridicola paura dei commentatori, i quali non hanno esitato a tirare in ballo il terrorismo, i cattivi maestri e i compagni che sbagliano, senza rendersi conto che i soli a sbagliare, per i toni usati, erano proprio loro.

In Italia, come nel resto del mondo (in America, in Germania o in Gran Bretagna) esiste una fascia di persone che diffida dei vaccini e in generale della scienza. Tuttavia, nel resto del mondo nessuno si allarma più di tanto: di certo non mobilitano le truppe, né si demonizza chi ritiene di non doversi vaccinare. Da noi no, la tifoseria è sempre pronta a menar le mani, alzando i toni e surriscaldando gli animi, con i risultati a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sì, certo, ci sono stati un paio di episodi con minacce e spintoni ai giornalisti, né più né meno di quel che succede durante le partite o nel mezzo di una manifestazione dei centri sociali. E allora? C’era bisogno di fare dei titoli a caratteri cubitali? È vero, qualche professore è stato insultato e uno è anche stato seguito fin sotto casa e gli sono state rivolte minacce, ma è forse la prima volta che un personaggio noto alle cronache e sostenitore di opinioni non da tutti condivise viene fatto oggetto di pesanti attacchi? L’elenco delle vittime di certi esagitati è lungo (basta digitare su Google «minacce a…» per rendersene conto), ma di solito i giornali liquidano la faccenda con una breve, mica ci fanno un titolo d’apertura in prima pagina.

Sì, i giornaloni hanno gonfiato il pericolo e poi lo hanno sgonfiato, facendo tutto da soli e giustificando il rientrato allarme con lo schieramento di mezzi da parte del Viminale, che avrebbe scoraggiato i facinorosi. La verità è che l’esercito di scalmanati era nella testa di coloro che ne annunciavano l’arrivo e basta, non serviva un esperto per comprendere che i no vax intesi come gruppo violento danno meno preoccupazioni di quante ne diede il movimento dei forconi, fenomeno che si esaurì dopo un paio di manifestazioni e di blocchi stradali.

Per il resto, lasciando perdere gli «assalti no vax» con stazioni blindate e la «caccia all’uomo» annunciata da alcune testate i cui cronisti la testa l’hanno sbattuta contro il muro, rimane il dato di fatto che l’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di vaccinati. A essere pignoli, con 38 milioni di italiani che hanno ricevuto prima e seconda dose siamo davanti a Francia e Germania, ma né a Parigi né a Berlino si registra il clima da caccia ai non vaccinati che si vede da noi. I governi provano con le buone a convincere gli scettici e i timorosi, ma a nessuno viene in mente di istituire liste di proscrizione sapendo che, questo sì, rischia di trasformarsi in un fenomeno pericoloso, perché convincere le persone a vaccinarsi con la forza anziché con la persuasione può provocare l’effetto contrario, ovvero la nascita di un vero e proprio movimento no vax. Ma i pasdaran del siero, i duri e puri dell’inoculazione, questo sembrano non comprenderlo. La legge e l’ordine che non sanno far rispettare nemmeno quando qualche migliaio di sballati occupa terreni e proprietà altrui, la vogliono applicare sui renitenti all’iniezione, passando direttamente dalla falce e martello che fino a ieri adoravano, ad ago e moschetto. Ma sì, mandate le forze dell’ordine in assetto da sommossa contro chi ha dubbi o anche solo paure. Del resto, come sa bene Andrea Romano, onorevole del Pd che ha studiato a Mosca, questo è ciò che si faceva in Unione Sovietica e si fa tuttora nei regimi comunisti. È lo Stato a decidere il bene comune, non l’individuo, e se lo Stato decide che ci si deve vaccinare, tutti devono porgere il braccio senza deroghe.

L’ho detto e l’ho ridetto fino allo sfinimento: sono a favore del vaccino, perché anche se non ci dà completa copertura dal Covid, evita il peggio. Però penso che invece di inventarsi il green pass, sarebbe stato più utile il passaggio di un medico di famiglia a casa dei non vaccinati, per parlare con loro e convincerli. Si è preferito un’altra strada, ossia un obbligo che però non è dichiarato tale, ma è una costrizione velata, che priva piano piano di alcuni diritti e di alcune libertà. Personalmente non credo sia la strada migliore. A questo punto, sarebbe stato perfino meglio un provvedimento che dichiarasse senza infingimenti l’obbligatorietà del vaccino. Ma in Italia, come si sa, si preferisce sempre la via traversa, che spesso si rivela più complicata di quella diritta. Però, almeno, non lamentatevi se non tutti la seguono.

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