
Non poteva dirlo, ma Sergio Mattarella deve averlo pensato. Ah, se a Roma ci fosse Pedro Sánchez invece che Giorgia Meloni! In un passaggio della sua lectio magistralis per il conferimento della laurea ad honorem in filologia ieri, all’università di Salamanca, ha scandito: «Senza Spagna e Italia non si può comprendere l’Europa».
Già l’Europa; per Mattarella è una riedizione dell’«I have a dream». Ma erano altri tempi e altri personaggi. Eppure a imitazione di Martin Luther King il presidente ha un sogno di fronte a quella che considera una continua erosione del diritto internazionale, con la messa in discussione dell’Onu: «Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti». Sottolinea Mattarella: «Oggi Iran, Libano, l’intera regione mediorientale e del Golfo sono al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni. Dall’assalto russo all’Ucraina in poi si è intensificata la convinzione che l’aggressione possa essere regolarmente praticata». E dunque ci vuole più Europa.
Una domanda a cui nel suo lunghissimo e dotto discorso Mattarella non dà una risposta è: quale Europa? La sua Bruxelles è quella che sa «prendere atto dei cambiamenti in corso» e non si limita «a subirli: significa avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte. Una visione e dei principi al cui servizio dobbiamo porre strumenti e modalità d’azione nuovi e flessibili. Adatti ai tempi e fondati su un pensiero sviluppatosi nei secoli, a cui Spagna e Italia hanno ampiamente contribuito». Eccola la nostalgia di Sánchez perché serve un’Europa che si opponga ai sovranisti, che sappia dire a Donald Trump, come già ha detto a Vladimir Putin - senza apprezzabili risultati peraltro - che si deve tornare al diritto internazionale. Scandisce Mattarella e sembra parlare di Trump senza nominarlo: «Riemerge un’insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite. Avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto. Ne deriva un vuoto, un’arbitraria terra di nessuno, ambito per ingiustificate scorrerie - in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza - con un processo che va a gravare pesantemente sui più poveri». Barriera a tutto questo è l’Europa.
Qualcuno deve avvertire Sergio Mattarella che quell’Europa non c’è. Pronti a muoversi per riaprire Hormuz sono in sei ma solo quattro europei. C’è l’Italia, ma non c’è la Spagna. Il sogno del presidente è forse l’Europa che si divide sulla sospensione degli Ets e del Green deal con l’Italia e altri nove Paesi che lo chiedono e con la Spagna che insieme alla Germania e altri cinque stanno invece dall’altra parte? È l’Europa di Kaya Kallas - l’Alto rappresentante per la politica estera - che afferma: «Non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran», ma poi passa ore al telefono con il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian Araghchi, a cui intima di liberare Hormuz sentendosi rispondere che non se ne parla nemmeno. Viene anche da domandarsi se il sovranismo è solo quello di Trump e in subordine di Benjamin Netanyahu o anche quello di Emanuel Macron che vuole mettersi in proprio per fermare gli attacchi ai gasdotti. E del sovranismo tedesco di Friedrich Merz, che intende costruire lui l’esercito europeo, nulla c’è da dire? Il protagonismo europeo rivendicato da Mattarella non è anch’esso un sovranismo? Non solo, senza il sovranismo Usa oggi avremmo un diritto internazionale? Ma c’è un passaggio del discorso del presidente della Repubblica che merita molta attenzione. Sostiene Mattarella, a proposito della carta dell’Onu: «C’è una norma che definisce i confini della legittimità del potere politico nei rapporti internazionali, rimuovendo la pretesa che la sovranità degli Stati possa consistere nel diritto di muovere guerra». Peccato che il 24 marzo del 1999, in Senato, lo stesso Mattarella sostenne che era legittimo bombardare la Jugoslavia usando arei e basi italiane. E l’Onu non ne sapeva nulla.






