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2021-05-02
Dal lago d'Iseo a New York: storia dei minisommergibili italiani
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Il Caproni CA 2 testato sul lago di Iseo (da "Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo")
La scelta del luogo fu dovuta al fatto che le industrie Caproni (costruzioni aeronautiche e navali) possedevano una fabbrica a Montecolino, a poca distanza dalla sponda meridionale del lago, dove sin dagli anni '10 venivano assemblati e testati gli idrovolanti dell'azienda che aveva inglobato anche l'azienda automobilistica Isotta Fraschini, produttrice di auto e propulsori per aviazione. Alla metà degli anni trenta la Caproni rispose ad una specifica della Regia Marina per la progettazione e la sperimentazione di un prototipo di minisommergibile come mezzo d'assalto che fosse in grado di muoversi agilmente attraverso gli stretti e che fosse adatto all'assalto sottomarino alle navi nemiche nei porti, caratteristiche che ne facevano l'evoluzione naturale del Siluro a Lunga Corsa (SLC) prodotto dall'Ansaldo e utilizzato dagli incursori di Marina già dal primo conflitto mondiale. Inizialmente progettati negli uffici tecnici della Caproni di Taliedo, a Milano, i primi due minisommergibili Caproni classe CA furono portati a Montecolino nel 1938 e poco più tardi furono caricati sui vagoni della ferrovia Brescia-Edolo e trasferiti a Pilzone per le prove nell'acqua dolce del lago d'Iseo. I prototipi CA 1 e CA 2 erano estremamente compatti rispetto ad un sommergibile normale. La lunghezza comprensiva del timone era di soli 10 metri e ridottissima la larghezza, di soli 196 centimetri. La stazza da 13 tonnellate era mossa da un motore diesel MAN da 60 Cv fuori dall'acqua e da un motore elettrico Marelli da 20 Cv per l'immersione che facevano raggiungere al minisommergibile la velocità di 4 nodi (7,5 Km/h) in emersione e di 2 nodi sott'acqua, per un'autonomia rispettivamente di 700 miglia (1.300 Km) fuori acqua e 70 miglia (130 Km) in immersione. Le prove in acqua dolce a Pilzone e poi quelle successive nelle acque salate di Venezia e La Spezia diedero tuttavia risultati deludenti, soprattutto in termini di stabilità e abitabilità, dato che la vita a bordo per i tre membri inizialmente pensati risultava insopportabile. Il progetto fu momentaneamente accantonato e verrà ripreso solo nel 1941, a guerra iniziata da oltre un anno. Lo stimolo alla ripresa dell'idea del minisommergibile fu dovuta ai successi delle incursioni nei porti nemici di quell'anno, sopra tutte quella di Alessandria durante la quale gli incursori della X Mas della Regia Marina penetrarono in immersione nel porto della Royal Navy a bordo dei vecchi siluri a lenta corsa riuscendo ad affondare tre navi da guerra. In seguito al successo, la Regia Marina vide nei progetti Caproni la naturale evoluzione degli SLC e i due prototipi, a cui se ne aggiunsero altri due (CA 3 e 4) furono riportati sulla sponda dell'Iseo dove furono sottoposti a modifiche come una nuova deriva e la sostituzione dei siluri, nonché una botola per l'uscita degli incursori con le cariche da piazzare sulla chiglia delle navi nemiche. Mentre i piccoli sommergibili venivano sottoposti a nuovi test, si sviluppò l'idea di un'impresa che avrebbe potuto avere un effetto incredibile nel panorama del conflitto, l'attacco al simbolo degli Stati Uniti, il porto di New York.
Il ribaltamento delle sorti della guerra, fino al 1942 a favore dell'Asse, aveva spinto Germania Giappone ed Italia a tentare di portare la guerra oltreoceano e di interdire le principali rotte del naviglio alleato attraverso l'Atlantico. All'inizio del 1943 il Terzo Reich tramite la sezione AMT VI del Servizio di Sicurezza del Reich (ReichsSicherheitsHauptamt- RSHA) preparò l'operazione "Pellicano" contro la diga di Gatun che regolava le acque del canale di Panama. All'interno di un sommergibile avrebbero dovuto essere trasportati due Stukas che, decollati da un'isola dei Caraibi una volta rimontati, avrebbero dovuto colpire lo sbarramento che avrebbe sommerso il canale. L'operazione fallì quando gli Stukas erano già nella stiva dell'U-Boot perché gli Americani avevano decifrato i messaggi in codice e si erano appostati in attesa dell'attacco. Anche il Giappone incaricò la Marina Imperiale di attaccare a sorpresa il canale di Panama, con obiettivo le grandi chiuse di Miraflores. In questo caso fu costruito appositamente un maxi sommergibile in grado di ospitare due idrovolanti da bombardamento, l' I-401, che assomigliava ad uno dei sottomarini nucleari costruiti nei decenni successivi. Anche in questo caso la missione non fu portata a termine a causa della grande pressione a cui fu sottoposta la Marina nipponica nel Pacifico ed il sommergibile sarà ritrovato nel 1945 dagli Americani che si resero conto in quel frangente di cosa avrebbero potuto realizzare i loro nemici se soltanto la guerra fosse proseguita.
Tornando al lago d'Iseo e ai minisommergibili italiani classe CA, questi saranno i protagonisti principali dell'impresa d'oltreoceano progettata dalla Regia Marina contro il porto della Grande Mela. Dalle rive di Pilzone i prototipi furono trasportati alla base sommergibili di Bordeaux (BETASOM) nella Francia occupata, dove furono presi in carico da uno dei loro ex collaudatori, il Tenente di Vascello Eugenio Massano, già vice comandante della scuola sommozzatori di Livorno. L'ufficiale di Marina fu tra i principali sostenitori dell'impiego dei minisommergibili assieme al comandante degli incursori di Marina Eugenio Wolk, il quale nel 1941 portò a termine diverse dimostrazioni a La Spezia, senza tuttavia riuscire a convincere i vertici di Supermarina, lo Stato Maggiore delle forze navali. La sua eredità fu accolta da Massano, al quale tuttavia la Regia Marina scelse di consegnare non mezzi già testati, bensì i due prototipi del Caproni CA modificati e poi lasciati in secca a La Spezia dopo le ultime prove infruttuose. La scelta dei mezzi nati sul lago d'Iseo era stato dettato anche dalle crescenti difficoltà nell'uso dei Siluri a Lenta Corsa dopo che la Marina britannica prese contromisure i seguito alle incursioni italiane, come il continuo lancio dalle vedette di bombe di profondità dai cui effetti gli uomini rana italiani non avrebbero avuto protezione. Il piano di attacco italiano era stato previsto per il settembre del 1943 e prevedeva il trasporto dei minisommergibili nel ventre di un sottomarino-madre, nel caso specifico fu scelto il "Leonardo da Vinci", un sommergibile della classe Marconi varato a Trieste nel 1939. A Bordeaux, sotto la guida di Massano, il sommergibile-madre fu modificato in configurazione "marsupiale" con l'eliminazione del cannone prodiero (al posto del quale sarebbe spuntata la prua del CA). Il mezzo d'assalto tascabile fu assicurato al "Leonardo da Vinci" per mezzo di morse e ganci appositamente progettati. Le prove di rilascio del minisommergibile furono svolte a Bordeaux nei primi mesi del 1943 in attesa che la Caproni terminasse la costruzione degli altri due prototipi CA e diede risultati giudicati soddisfacenti nelle operazioni di rilascio del mezzo d'assalto. Nel 1942 i due "rottami" accantonati a La Spezia furono nuovamente trasferiti sul Lago d'Iseo e nuovamente testati dallo stesso Massano nelle acque gelide dello specchio d'acqua, tra mille difficoltà e ritardi da parte della Caproni che anteponeva altri programmi alle esigenze degli incursori di Marina, i quali tuttavia riuscirono a portare il sottomarino tascabile alla quota record di -47 metri. Alla fine a Bordeaux era giunto soltanto il CA 2 con le migliorie realizzate sull'Iseo, vale a dire con l'eliminazione del propulsore diesel sostituito da un secondo motore elettrico, con nuove derive e con otto cariche da 100 Kg ciascuna fissate all'esterno dello scafo per essere utilizzate dagli incursori una volta usciti dal portello del minisommergibile. il piano delle operazioni contro il porto di New York prevedeva che il Leonardo da Vinci liberasse il CA alla foce del fiume Hudson, lungo il quale il mezzo avrebbe dovuto risalire in immersione durante le ore diurne, motivo per cui il rumoroso motore diesel fu sostituito dal secondo propulsore elettrico. Altri ritocchi furono pensati nella base BETASOM di Bordeaux per aumentare la stabilità del minisommergibile, quando all'improvviso dal comando della X Flottiglia Mas giunse la notizia che l'operazione contro New York sarebbe stata imminente. L'equipaggio fu costituito dallo stesso Massano, dal marconista Giovanni Cavalieri e da Angelo Renzi, che proseguirono le sortite di prova nelle acque dell'Atlantico. Nella primavera del 1943 sembrava tutto pronto per l'impresa che fu coordinata da Junio Valerio Borghese il quale la rivelò ai tedeschi, perché soltanto i servizi segreti del Terzo Reich erano in possesso della situazione aggiornata del naviglio da guerra ormeggiato a New York. Il 22 maggio però il primo grande ostacolo si interpose alla madre di tutte le incursioni sottomarine. Il sommergibile "canguro" Leonardo Da Vinci fu affondato poco al largo di Vigo (Spagna) dal cacciatorpediniere Active e dalla fregata Ness. Il CA 2 aveva perso il suo accompagnatore, e fu necessario cercare un nuovo sommergibile per portare a termine l'impresa. Quando già il comando della X Mas aveva in mano tutte le carte e le mappature del porto di New York, quando i sommergibili gemelli CA 3 e CA 4 stavano per essere ultimati, arrivò la scure dell'armistizio che fece affondare per sempre il progetto. Nell'Italia spaccata in due si divisero anche gli incursori di Marina, con Borghese al fianco dei Tedeschi e il resto inquadrato successivamente nell'Esercito Co-belligerante. I due minisommergibili nati e testati sull'Iseo rimasero abbandonati alla base di Bordeaux ora occupata dalla sola Reichsmarine dopo la dissoluzione della Regia Marina. il padre dell'impresa, Eugenio Massano, fu costretto a nascondersi fino alla fine della guerra in quanto convintamente monarchico. Quando Bordeaux fu liberata, il CA 2 fu trovato mentre giaceva abbandonato su un vagone ferroviario all'esterno di una rimessa della base BETASOM e successivamente distrutto, assieme all'idea di mettere a ferro e fuoco il porto della città-simbolo degli Stati Uniti con un solo minisommergibile.
Per approfondire la storia delle attività della Caproni sul lago d'Iseo nella prima metà del novecento, si segnala il volume di Robert Robison "Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo", edito nel 2020.
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Chi ai giorni nostri si trova a passeggiare sul lungolago del pittoresco comune di Pilzone, sulla sponda bresciana del lago, non potrebbe mai sospettare che ottant'anni fa dalle acque pescose e quiete dello specchio d'acqua lombardo fu concepita un'incursione di sommergibili che avrebbe dovuto colpire il cuore dell'America: il porto di New York. Le premesse possono sembrare tratte da una fiction hollywoodiana, ma le fonti storiche confermano che la missione fu davvero organizzata ed ebbe origine dalla sperimentazione di nuovi minisommergibili nelle acque dell'Iseo.La scelta del luogo fu dovuta al fatto che le industrie Caproni (costruzioni aeronautiche e navali) possedevano una fabbrica a Montecolino, a poca distanza dalla sponda meridionale del lago, dove sin dagli anni '10 venivano assemblati e testati gli idrovolanti dell'azienda che aveva inglobato anche l'azienda automobilistica Isotta Fraschini, produttrice di auto e propulsori per aviazione. Alla metà degli anni trenta la Caproni rispose ad una specifica della Regia Marina per la progettazione e la sperimentazione di un prototipo di minisommergibile come mezzo d'assalto che fosse in grado di muoversi agilmente attraverso gli stretti e che fosse adatto all'assalto sottomarino alle navi nemiche nei porti, caratteristiche che ne facevano l'evoluzione naturale del Siluro a Lunga Corsa (SLC) prodotto dall'Ansaldo e utilizzato dagli incursori di Marina già dal primo conflitto mondiale. Inizialmente progettati negli uffici tecnici della Caproni di Taliedo, a Milano, i primi due minisommergibili Caproni classe CA furono portati a Montecolino nel 1938 e poco più tardi furono caricati sui vagoni della ferrovia Brescia-Edolo e trasferiti a Pilzone per le prove nell'acqua dolce del lago d'Iseo. I prototipi CA 1 e CA 2 erano estremamente compatti rispetto ad un sommergibile normale. La lunghezza comprensiva del timone era di soli 10 metri e ridottissima la larghezza, di soli 196 centimetri. La stazza da 13 tonnellate era mossa da un motore diesel MAN da 60 Cv fuori dall'acqua e da un motore elettrico Marelli da 20 Cv per l'immersione che facevano raggiungere al minisommergibile la velocità di 4 nodi (7,5 Km/h) in emersione e di 2 nodi sott'acqua, per un'autonomia rispettivamente di 700 miglia (1.300 Km) fuori acqua e 70 miglia (130 Km) in immersione. Le prove in acqua dolce a Pilzone e poi quelle successive nelle acque salate di Venezia e La Spezia diedero tuttavia risultati deludenti, soprattutto in termini di stabilità e abitabilità, dato che la vita a bordo per i tre membri inizialmente pensati risultava insopportabile. Il progetto fu momentaneamente accantonato e verrà ripreso solo nel 1941, a guerra iniziata da oltre un anno. Lo stimolo alla ripresa dell'idea del minisommergibile fu dovuta ai successi delle incursioni nei porti nemici di quell'anno, sopra tutte quella di Alessandria durante la quale gli incursori della X Mas della Regia Marina penetrarono in immersione nel porto della Royal Navy a bordo dei vecchi siluri a lenta corsa riuscendo ad affondare tre navi da guerra. In seguito al successo, la Regia Marina vide nei progetti Caproni la naturale evoluzione degli SLC e i due prototipi, a cui se ne aggiunsero altri due (CA 3 e 4) furono riportati sulla sponda dell'Iseo dove furono sottoposti a modifiche come una nuova deriva e la sostituzione dei siluri, nonché una botola per l'uscita degli incursori con le cariche da piazzare sulla chiglia delle navi nemiche. Mentre i piccoli sommergibili venivano sottoposti a nuovi test, si sviluppò l'idea di un'impresa che avrebbe potuto avere un effetto incredibile nel panorama del conflitto, l'attacco al simbolo degli Stati Uniti, il porto di New York. Il ribaltamento delle sorti della guerra, fino al 1942 a favore dell'Asse, aveva spinto Germania Giappone ed Italia a tentare di portare la guerra oltreoceano e di interdire le principali rotte del naviglio alleato attraverso l'Atlantico. All'inizio del 1943 il Terzo Reich tramite la sezione AMT VI del Servizio di Sicurezza del Reich (ReichsSicherheitsHauptamt- RSHA) preparò l'operazione "Pellicano" contro la diga di Gatun che regolava le acque del canale di Panama. All'interno di un sommergibile avrebbero dovuto essere trasportati due Stukas che, decollati da un'isola dei Caraibi una volta rimontati, avrebbero dovuto colpire lo sbarramento che avrebbe sommerso il canale. L'operazione fallì quando gli Stukas erano già nella stiva dell'U-Boot perché gli Americani avevano decifrato i messaggi in codice e si erano appostati in attesa dell'attacco. Anche il Giappone incaricò la Marina Imperiale di attaccare a sorpresa il canale di Panama, con obiettivo le grandi chiuse di Miraflores. In questo caso fu costruito appositamente un maxi sommergibile in grado di ospitare due idrovolanti da bombardamento, l' I-401, che assomigliava ad uno dei sottomarini nucleari costruiti nei decenni successivi. Anche in questo caso la missione non fu portata a termine a causa della grande pressione a cui fu sottoposta la Marina nipponica nel Pacifico ed il sommergibile sarà ritrovato nel 1945 dagli Americani che si resero conto in quel frangente di cosa avrebbero potuto realizzare i loro nemici se soltanto la guerra fosse proseguita. Tornando al lago d'Iseo e ai minisommergibili italiani classe CA, questi saranno i protagonisti principali dell'impresa d'oltreoceano progettata dalla Regia Marina contro il porto della Grande Mela. Dalle rive di Pilzone i prototipi furono trasportati alla base sommergibili di Bordeaux (BETASOM) nella Francia occupata, dove furono presi in carico da uno dei loro ex collaudatori, il Tenente di Vascello Eugenio Massano, già vice comandante della scuola sommozzatori di Livorno. L'ufficiale di Marina fu tra i principali sostenitori dell'impiego dei minisommergibili assieme al comandante degli incursori di Marina Eugenio Wolk, il quale nel 1941 portò a termine diverse dimostrazioni a La Spezia, senza tuttavia riuscire a convincere i vertici di Supermarina, lo Stato Maggiore delle forze navali. La sua eredità fu accolta da Massano, al quale tuttavia la Regia Marina scelse di consegnare non mezzi già testati, bensì i due prototipi del Caproni CA modificati e poi lasciati in secca a La Spezia dopo le ultime prove infruttuose. La scelta dei mezzi nati sul lago d'Iseo era stato dettato anche dalle crescenti difficoltà nell'uso dei Siluri a Lenta Corsa dopo che la Marina britannica prese contromisure i seguito alle incursioni italiane, come il continuo lancio dalle vedette di bombe di profondità dai cui effetti gli uomini rana italiani non avrebbero avuto protezione. Il piano di attacco italiano era stato previsto per il settembre del 1943 e prevedeva il trasporto dei minisommergibili nel ventre di un sottomarino-madre, nel caso specifico fu scelto il "Leonardo da Vinci", un sommergibile della classe Marconi varato a Trieste nel 1939. A Bordeaux, sotto la guida di Massano, il sommergibile-madre fu modificato in configurazione "marsupiale" con l'eliminazione del cannone prodiero (al posto del quale sarebbe spuntata la prua del CA). Il mezzo d'assalto tascabile fu assicurato al "Leonardo da Vinci" per mezzo di morse e ganci appositamente progettati. Le prove di rilascio del minisommergibile furono svolte a Bordeaux nei primi mesi del 1943 in attesa che la Caproni terminasse la costruzione degli altri due prototipi CA e diede risultati giudicati soddisfacenti nelle operazioni di rilascio del mezzo d'assalto. Nel 1942 i due "rottami" accantonati a La Spezia furono nuovamente trasferiti sul Lago d'Iseo e nuovamente testati dallo stesso Massano nelle acque gelide dello specchio d'acqua, tra mille difficoltà e ritardi da parte della Caproni che anteponeva altri programmi alle esigenze degli incursori di Marina, i quali tuttavia riuscirono a portare il sottomarino tascabile alla quota record di -47 metri. Alla fine a Bordeaux era giunto soltanto il CA 2 con le migliorie realizzate sull'Iseo, vale a dire con l'eliminazione del propulsore diesel sostituito da un secondo motore elettrico, con nuove derive e con otto cariche da 100 Kg ciascuna fissate all'esterno dello scafo per essere utilizzate dagli incursori una volta usciti dal portello del minisommergibile. il piano delle operazioni contro il porto di New York prevedeva che il Leonardo da Vinci liberasse il CA alla foce del fiume Hudson, lungo il quale il mezzo avrebbe dovuto risalire in immersione durante le ore diurne, motivo per cui il rumoroso motore diesel fu sostituito dal secondo propulsore elettrico. Altri ritocchi furono pensati nella base BETASOM di Bordeaux per aumentare la stabilità del minisommergibile, quando all'improvviso dal comando della X Flottiglia Mas giunse la notizia che l'operazione contro New York sarebbe stata imminente. L'equipaggio fu costituito dallo stesso Massano, dal marconista Giovanni Cavalieri e da Angelo Renzi, che proseguirono le sortite di prova nelle acque dell'Atlantico. Nella primavera del 1943 sembrava tutto pronto per l'impresa che fu coordinata da Junio Valerio Borghese il quale la rivelò ai tedeschi, perché soltanto i servizi segreti del Terzo Reich erano in possesso della situazione aggiornata del naviglio da guerra ormeggiato a New York. Il 22 maggio però il primo grande ostacolo si interpose alla madre di tutte le incursioni sottomarine. Il sommergibile "canguro" Leonardo Da Vinci fu affondato poco al largo di Vigo (Spagna) dal cacciatorpediniere Active e dalla fregata Ness. Il CA 2 aveva perso il suo accompagnatore, e fu necessario cercare un nuovo sommergibile per portare a termine l'impresa. Quando già il comando della X Mas aveva in mano tutte le carte e le mappature del porto di New York, quando i sommergibili gemelli CA 3 e CA 4 stavano per essere ultimati, arrivò la scure dell'armistizio che fece affondare per sempre il progetto. Nell'Italia spaccata in due si divisero anche gli incursori di Marina, con Borghese al fianco dei Tedeschi e il resto inquadrato successivamente nell'Esercito Co-belligerante. I due minisommergibili nati e testati sull'Iseo rimasero abbandonati alla base di Bordeaux ora occupata dalla sola Reichsmarine dopo la dissoluzione della Regia Marina. il padre dell'impresa, Eugenio Massano, fu costretto a nascondersi fino alla fine della guerra in quanto convintamente monarchico. Quando Bordeaux fu liberata, il CA 2 fu trovato mentre giaceva abbandonato su un vagone ferroviario all'esterno di una rimessa della base BETASOM e successivamente distrutto, assieme all'idea di mettere a ferro e fuoco il porto della città-simbolo degli Stati Uniti con un solo minisommergibile.Per approfondire la storia delle attività della Caproni sul lago d'Iseo nella prima metà del novecento, si segnala il volume di Robert Robison "Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo", edito nel 2020.
Il fumo si alza dopo gli attacchi aerei sui depositi di petrolio dell'8 marzo a Teheran (Getty Images)
Per la prima volta nella storia recente, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un attacco diretto contro l’Iran, prendendo di mira un impianto di desalinizzazione. Il raid segna un’escalation significativa nel conflitto in Medio Oriente, che vede ormai coinvolti Stati Uniti, Israele e diversi Paesi del Golfo. Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato la maggior parte dei missili e dei droni provenienti dall’Iran, pur confermando quattro vittime tra cittadini stranieri e feriti in un bilancio che ha incluso persone di più di una decina di nazionalità.
Il bombardamento degli Emirati arriva in una giornata già segnata da nuove tensioni sul fronte iraniano. L’Assemblea degli Esperti ha raggiunto un accordo sulla scelta del nuovo leader supremo della Repubblica Islamica dopo la morte di Ali Khamenei, aprendo uno scenario di incertezza politica interna che si intreccia con l’emergenza militare. L’ayatollah Mohammad-Mahdi Mirbagheri ha dichiarato che sono stati compiuti «grandi sforzi per determinare la guida» e che è stato concordato «un parere decisivo e unanime». Secondo altri membri dell’Assemblea, il candidato scelto dovrebbe essere «odiato dal nemico», citando addirittura gli Stati Uniti, che avrebbero già fatto il nome del prescelto. Il figlio di Khamenei, Mojtaba, resta tra i favoriti, ma la sua candidatura ha incontrato la ferma opposizione di Washington.
Sul terreno, la guerra si manifesta con numeri impressionanti di vittime e distruzione. Gli attacchi israeliani in Libano hanno provocato almeno 394 morti, tra cui 83 bambini e 42 donne, mentre gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono senza sosta. In Iran, oltre 1.200 persone sono rimaste uccise negli attacchi statunitensi e israeliani, con quasi diecimila edifici civili danneggiati o distrutti, secondo la Mezzaluna Rossa. La città di Teheran è avvolta da fumo e da una pioggia nera, contaminata dal petrolio che le bombe hanno fatto fuoriuscire dai depositi colpiti.
Il conflitto ha ormai travalicato i confini iraniani. Missili e droni iraniani hanno preso di mira Israele, la Giordania, il Kuwait e gli Emirati, causando danni materiali e morti tra civili e operatori di sicurezza. Secondo Abu Dhabi, gli attacchi dell’Iran hanno incluso 16 missili balistici e 117 droni, in gran parte intercettati dalle difese aeree locali. L’Iran, dal canto suo, dichiara di poter sostenere la guerra su vasta scala per almeno sei mesi, forte di un arsenale di missili e droni pronti all’impiego. La crisi ha provocato anche flussi di rifugiati: molti iraniani stanno attraversando il confine con la Turchia per sfuggire al conflitto, ricordando scenari già vissuti durante la guerra siriana. Il rischio di un’escalation regionale è evidente, con Paesi del Golfo vulnerabili e la produzione petrolifera in pericolo, minacciando ripercussioni globali. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ammonito che «se la guerra continua, non ci sarà modo di vendere petrolio, né la capacità di produrlo nella regione».
Anche la diplomazia internazionale accelera. Il presidente francese Emmanuel Macron si recherà a Cipro per riaffermare la solidarietà europea e cercare di contribuire alla de-escalation nel Mediterraneo orientale. La Cina, attraverso il ministro degli Esteri Wang Yi, ha richiamato tutte le potenze a svolgere «un ruolo costruttivo» e a evitare che la forza diventi diritto. In questo contesto, le parole di papa Leone XIV all’Angelus domenicale risuonano come un monito: «Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi» in Iran e in tutto il Medio Oriente, affinché la guerra non trascini nella destabilizzazione anche il Libano e i paesi circostanti.
Il conflitto sembra ormai destinato a protrarsi, con un intreccio di vendette, alleanze e interessi strategici che rende sempre più difficile prevedere il prossimo sviluppo. La prima volta degli Emirati contro Teheran non è soltanto un episodio isolato: potrebbe essere il segnale che la guerra, finora circoscritta, rischia di allargarsi a nuovi fronti.
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Il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa, che insieme formano un duo nella musica classica come nella vita, presentano la loro idea per abbattere la barriera tra artisti e pubblico. E ci regalano una meravigliosa pagina di Rachmaninoff.