
La campagna elettorale per le presidenziali francesi si è conclusa alla mezzanotte di ieri senza che il presidente uscente Emmanuel Macron sia riuscito a fare il botto nei sondaggi. Secondo gli ultimi pubblicati prima del silenzio elettorale in attesa del voto di domenica, l’attuale inquilino dell’Eliseo potrebbe ottenere il 55% dei voti mentre la sua sfidante, Marine Le Pen, il 45%. Il dibattito tv di mercoledì non ha fatto crescere le preferenze per il capo dello Stato uscente. Il vantaggio è evidente ma, anche nelle file dei macronisti, non è ancora il momento di festeggiare. I più prudenti temono uno scenario all’americana o alla britannica, peraltro molto remoto, dove i sondaggi non avevano assolutamente previsto le vittorie di Donald Trump né dei favorevoli alla Brexit. Tra questi figura il direttore della fondazione laica Jean-Jaurès, Gaël Brustier, che sul sito Slate ha dichiarato che dopo i risultati inaspettati alla fine delle elezioni Usa e del referendum britannico del 2016 «ormai dovremmo tutti a prepararci a delle sorprese quando si vota».
Tra le incognite che aleggiano sul voto francese di domani, quella più importante è sicuramente l’astensione. Sempre secondo gli ultimi sondaggi di ieri, circa il 25% degli aventi diritto transalpini non si recherà alle urne. I più tentati dall’astensione sembrano essere gli elettori del leader di estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, che con il 22% dei voti ottenuti al primo turno del 10 aprile scorso, è stato il primo non classificato al ballottaggio. Se questa previsione fosse confermata, Macron potrebbe trovarsi in vantaggio. Questo perché - ragionano gli analisti - per molti elettori melenchonisti sarebbe più difficile votare Le Pen piuttosto che astenersi. Quindi tra i votanti di estrema sinistra che si recheranno comunque ai seggi, ci sarebbe una maggioranza di elettori disposti a votare per il capo dello Stato uscente, seppur turandosi il naso.
C’è poi un’altra considerazione di ordine sociologico da non trascurare: quella dell’età. Checché ne dicano i capricciosi studenti che hanno occupato (e danneggiato) la Sorbona e Science Po, perché delusi dai risultati del primo turno, poco meno del 50% degli elettori tra i 18 e il 34 anni ha disertato le urne. Al contrario, i votanti ultracinquantenni hanno espletato il loro dovere civico con una partecipazione massiccia alle elezioni: 80% tra il 50 e i 59 anni; 88% tra il 60 e i 69 anni; 77% oltre i 70 anni. Queste due ultime fasce d’età hanno largamente preferito Emmanuel Macron, che ha ottenuto il 30% dei voti espressi dagli elettori tra 60 e 69 anni e oltre 41% di quelli degli ultrasettantenni. Tra i giovani invece è stato Mélenchon a fare la parte del leone con oltre il 30% delle preferenze. In pratica Macron è andato al ballottaggio soprattutto grazie ai voti dei cosiddetti baby boomers, la generazione che ha ottenuto il meglio di tutto. È nata dopo la guerra, è cresciuta nel boom economico, ha beneficiato del pieno impiego e, a fine carriera, della pensione a 40 o 50 anni. Nonostante questa serie di fortune questa generazione è riuscita, soprattutto in Francia, a trovare dei motivi di insoddisfazione che hanno portato alle contestazioni del maggio ’68, agli slogan del tipo «vietato vietare», all’aborto, al divorzio e purtroppo anche al terrorismo rosso. Un po’ come era già accaduto ai tempi dell’elezione di Trump e del voto sulla Brexit, gli elettori più anziani - ex ribelli diventati conservatori - si sono attirati un mare di critiche. Così qualche «mente illuminata» di Franceinfo - il canale d’informazione pubblico transalpino - ha pensato bene di proporre una ponderazione del voto dei seniores. Un articolo pubblicato il 16 aprile sul sito della testata pubblica era intitolato «Presidenziali: e se si limitasse il voto degli anziani che è così pesante nelle urne?». Gli autori del testo sono riusciti a scomodare persino il «sistema elettorale» usato in Vaticano per eleggere i pontefici, riservato ai soli cardinali con meno di 75 anni. La provocazione ha scatenato un putiferio, ma qualcuno sembra non aver accantonato del tutto l’idea anche perché, dopo il Covid, c’è chi azzarda ipotesi deliranti come quella secondo la quale Macron avrebbe deciso i lockdown per proteggere proprio questi anziani elettori. I giornalisti di Franceinfo e i giovani contestatori delle esclusive università parigine dimenticano che per «influenzare» un’elezione basterebbe parteciparvi.
Curiosamente però, ieri le strade dei giovani elettori francesi e della Santa Sede si sono incrociate di nuovo. Questo perché, ricevendo giovedì alcuni vescovi transalpini, papa Francesco ha espresso preoccupazione per l’astensionismo tra i più giovani, senza ovviamente esprimersi sui candidati all’Eliseo. Sempre ieri Macron e Le Pen hanno fatto gli ultimi bagni di folla con gli elettori. Ora la palla passa ai cittadini francesi che domani eleggeranno il loro nuovo presidente.






