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2023-03-28
La nave di Banksy ferma 20 giorni. La Procura non esclude l’inchiesta
La nave Louise Michel a Lampedusa (Ansa)
Alla Louise Michel, ex imbarcazione della Marina francese finanziata dal graffitaro Banksy, è stato notificato il verbale di accertamento con il quale la Guardia costiera contesta alla Ong di aver violato le norme del Decreto immigrazione e di aver ostacolato il soccorso dei 180 passeggeri ritardando lo sbarco. Il fermo amministrativo, della durata di 20 giorni, si sviluppa su cinque pagine dattiloscritte, ed è scattato per tre precise ragioni: la nave ha effettuato salvataggi operati autonomamente in area Sar libica e maltese, non ha rispettato le indicazioni delle autorità italiane e ha caricato a bordo numero di persone eccessivo rispetto ai 60 posti per i quali è stata omologata. In particolare, la terza presunta violazione, fa riferimento all’ultima delle operazioni in mare, nella notte tra il 24 e il 25 marzo, durante la quale c’è stata una collaborazione tra la Guardia costiera italiana e l’equipaggio della nave Ong. Tra i naufraghi c’erano un adulto e un bambino in stato di incoscienza che «necessitavano di cure immediate per sindrome da annegamento». «Gli stessi», annota la Guardia costiera, «venivano trasbordati sulla motovedetta militare assieme al medico di bordo della Louise Michel e portati a Lampedusa». Inoltre, «mentre la nave procedeva verso nord, le stesse autorità italiane», è scritto nel verbale, avrebbero «chiesto alla Louise Michel di dirigersi rapidamente a Lampedusa a causa dei rischi dovuti al sovraffollamento a bordo». Con la sua condotta, quindi, la Louis Michel avrebbe «rallentato il raggiungimento di un porto di sbarco per i migranti salvati durante il primo intervento [...] inducendo così a ridisegnare la decisione in modo da far convergere l’arrivo della Ong, per motivi di sicurezza e di urgenza, nel porto di Lampedusa».
La Banksy boat si trova quindi in stato di «fermo amministrativo», spiegano dalla Guardia costiera. «Abbiamo ricevuto un ordine di detenzione ufficiale domenica pomeriggio», spiegano gli attivisti della Ong, «e stiamo valutando i prossimi passi contro questo ordine». In Procura per ora si sono limitati a raccogliere una rassegna stampa, in attesa che dalla Guardia costiera depositino le informative in cui, in modo particolare, viene ricostruita la contestazione che riguarda l’ostacolo delle operazioni di soccorso. «Al momento», spiega a La Verità il capo della Procura di Agrigento, Salvatore Vella, «si tratta di un procedimento amministrativo. Aspettiamo la documentazione e, se dovessero emergere questioni di rilievo penale o ipotesi di reato, ce ne occuperemo». Mentre dalla Ong, sprezzanti del provvedimento di fermo, alzano il tiro: «Siamo a conoscenza di decine di imbarcazioni in difficoltà proprio davanti all’isola in questo momento, eppure ci viene impedito di prestare assistenza. È inaccettabile! Le autorità europee sono perfettamente consapevoli delle persone in difficoltà nella loro zona Sar, tuttavia impediscono alla Louise Michel di lasciare il porto e di prestare assistenza».
Non solo. Morana Milijanovic, capomissione della Louise Michel, fornisce una versione totalmente in contrasto con quella fornita dalla Guardia costiera: «Dopo il primo salvataggio non abbiamo ricevuto subito l’indicazione di un porto sicuro, che è arrivata solo dopo qualche ora. Nel frattempo siamo stati impegnati in una seconda operazione, quindi ci siamo diretti a Trapani, come ci era stato ordinato. Ma lungo la rotta abbiamo sentito il mayday lanciato da un aereo di Frontex e abbiamo risposto, come le leggi internazionali prevedono». Ma c’erano, come ricostruito dalla Guardia costiera, delle motovedette già in arrivo nel luogo segnalato. «Noi», replica Milijanovic, «non abbiamo visto nessuno, né le autorità italiane ce lo hanno comunicato. Invece abbiamo sentito chiaramente che ai pescatori tunisini che segnalavano barche in difficoltà veniva detto di aspettare, perché le motovedette erano tutte impegnate. C’erano molte imbarcazioni che chiedevano aiuto contemporaneamente e la Guardia costiera non era in condizioni di rispondere subito a tutti».
La timoniera della Louise Michel, Pia Klemp, una biologa marina tedesca trentacinquenne che era stata indagata nell’inchiesta sulla Iuventa (ha fatto parte anche dell’equipaggio della Sea Watch), ha dato subito forza ai motori. Ed è a lei, considerata responsabile della manovra, che è stato notificato il fermo amministrativo.
Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, nel frattempo ha fatto sapere di essere «in contatto con le autorità italiane. Ma», ha spiegato, «dobbiamo ancora vedere esattamente quali sono le condizioni specifiche sullo stato di fermo». I Radicali sono subito scesi in campo: «Offriamo un’alternativa concreta per contrastare quella che vuole essere l’orbanizzazione dell’Italia». Mentre dalla Ong Mediterranea di Luca Casarini mandano un messaggio al presidente Sergio Mattarella nel quale si chiede a Giorgia Meloni di «fermare la guerra alle Ong e di cooperare per salvare in mare più vite possibili, anche spingendo la latitante Unione europea a mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di una estate che si preannuncia terribile». Con le Organizzazioni non governative che già si sfregano le mani.
L’ondata investe le coste calabresi
Se a Lampedusa la giornata ventosa sembra aver concesso una tregua, che permette così alla Prefettura di Agrigento di portare avanti il piano di alleggerimento dell’hotspot che l’altro giorno era arrivato a contenere oltre 2.400 ospiti, non si ferma il flusso verso la costa calabrese. Lunedì notte con un peschereccio di 30 metri partito dalla Libia e sfuggito a ogni controllo sono approdati in 650 nel porto di Roccella Jonica. Sono tutti uomini e provengono da Siria, Pakistan, Egitto e Bangladesh. Hanno viaggiato per cinque giorni prima di entrare in porto. Il peschereccio ha completato la sua navigazione andando a sbattere contro un’altra imbarcazione utilizzata per un precedente approdo.
I migranti sono stati sistemati al momento su una delle aree del porto attigue alla piccola tensostruttura, che dopo gli ultimi sbarchi è già piena. L’ulteriore struttura, che era stata promessa dall’ex ministro Luciana Lamorgese, non è mai stata ultimata. E, così, Roccella è andata di nuovo in affanno. Negli ultimi cinque giorni nel piccolo porto turistico sono giunte in totale 1.500 persone. Il governatore calabrese Roberto Occhiuto alla Verità qualche settimana fa aveva spiegato che anche il Cara di Isola Capo Rizzuto (che può contenere circa 650 ospiti) ha bisogno di essere alleggerito. E ora bisognerà rimediare all’incuria con la quale è stata gestita l’accoglienza dal precedente governo.
Nei Centri d’accoglienza calabresi ci sono già 2.554 migranti. Altri 2.988 sono ospitati dalla rete Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione che ospita richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria.
Forse anche per questa ragione il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cambiato idea sullo sbarco a Reggio Calabria della nave militare Diciotti, impegnata ad alleggerire l’hotspot di Lampedusa, che trasportava 600 passeggeri e che ora dividerà il carico tra Augusta e Catania. I sindaci sono già in allarme. E non solo in Calabria. «Se gli sbarchi dei migranti continueranno con questo trend, il sistema dell’accoglienza non reggerà. Per far fronte all’emergenza servono almeno 600 milioni di euro in più. E se le cose dovessero peggiorare, si farà presto a superare il miliardo di euro». Ad affermarlo è il delegato dell’Anci all’Immigrazione Matteo Biffoni, sindaco di Prato. «Se per l’accoglienza di ogni migrante adulto servono dai 50 ai 60 euro a testa al giorno e gli sbarchi continuano con questo trend, si fa presto ad arrivare al miliardo», ha detto Biffoni in un’intervista al Quotidiano nazionale, aggiungendo: «Si tenga conto che per l’accoglienza di persone con patologie, malati psichiatrici o minori non accompagnati il costo sale fino a 100 euro al giorno. Fra inizio gennaio e il 20 marzo sono arrivati in Italia 20.000 migranti. Se si continua di questo passo, a fine anno conteremo 200.000 migranti da prendere in carico».
Siamo infatti già a quota 26.927. E solo negli ultimi cinque giorni il numero degli sbarcati è arrivato a 6.564. Sono ripresi anche gli sbarchi in Sardegna. Nel Sulcis sono approdati in 14, tutti provenienti dall’Algeria. Uno degli sbarcati era già stato in Italia ed era stato condannato a 2 anni e 9 mesi di carcere in via definitiva per detenzione e spaccio di droga. Ha tentato lo stesso di tornare ma, appena sbarcato, al momento dell’identificazione gli è stata notificata la sentenza di condanna ed è stato arrestato.
Per le prossime ore è invece previsto lo sbarco della Life Support, diretta a Ortona (Chieti) con 161 passeggeri. La Ocean Viking di Sos Mediterranée, dopo essere stata allontanata dalle acque Sar libiche da una motovedetta della Guardia costiera di Tripoli, attende ancora al largo di Tunisi qualche barchino da agganciare.
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La Louise Michel, l’imbarcazione finanziata dal graffitaro, colpita da un provvedimento amministrativo. I pm attendono l’informativa della Guardia costiera. Poi possono aprire un fascicolo per ostacolo dei soccorsi.Non si blocca il flusso di migranti verso Roccella Jonica: 650 arrivi solo lunedì notte. Sono ripresi anche gli sbarchi in Sardegna. Va avanti l’alleggerimento di Lampedusa.Lo speciale contiene due articoli.Alla Louise Michel, ex imbarcazione della Marina francese finanziata dal graffitaro Banksy, è stato notificato il verbale di accertamento con il quale la Guardia costiera contesta alla Ong di aver violato le norme del Decreto immigrazione e di aver ostacolato il soccorso dei 180 passeggeri ritardando lo sbarco. Il fermo amministrativo, della durata di 20 giorni, si sviluppa su cinque pagine dattiloscritte, ed è scattato per tre precise ragioni: la nave ha effettuato salvataggi operati autonomamente in area Sar libica e maltese, non ha rispettato le indicazioni delle autorità italiane e ha caricato a bordo numero di persone eccessivo rispetto ai 60 posti per i quali è stata omologata. In particolare, la terza presunta violazione, fa riferimento all’ultima delle operazioni in mare, nella notte tra il 24 e il 25 marzo, durante la quale c’è stata una collaborazione tra la Guardia costiera italiana e l’equipaggio della nave Ong. Tra i naufraghi c’erano un adulto e un bambino in stato di incoscienza che «necessitavano di cure immediate per sindrome da annegamento». «Gli stessi», annota la Guardia costiera, «venivano trasbordati sulla motovedetta militare assieme al medico di bordo della Louise Michel e portati a Lampedusa». Inoltre, «mentre la nave procedeva verso nord, le stesse autorità italiane», è scritto nel verbale, avrebbero «chiesto alla Louise Michel di dirigersi rapidamente a Lampedusa a causa dei rischi dovuti al sovraffollamento a bordo». Con la sua condotta, quindi, la Louis Michel avrebbe «rallentato il raggiungimento di un porto di sbarco per i migranti salvati durante il primo intervento [...] inducendo così a ridisegnare la decisione in modo da far convergere l’arrivo della Ong, per motivi di sicurezza e di urgenza, nel porto di Lampedusa». La Banksy boat si trova quindi in stato di «fermo amministrativo», spiegano dalla Guardia costiera. «Abbiamo ricevuto un ordine di detenzione ufficiale domenica pomeriggio», spiegano gli attivisti della Ong, «e stiamo valutando i prossimi passi contro questo ordine». In Procura per ora si sono limitati a raccogliere una rassegna stampa, in attesa che dalla Guardia costiera depositino le informative in cui, in modo particolare, viene ricostruita la contestazione che riguarda l’ostacolo delle operazioni di soccorso. «Al momento», spiega a La Verità il capo della Procura di Agrigento, Salvatore Vella, «si tratta di un procedimento amministrativo. Aspettiamo la documentazione e, se dovessero emergere questioni di rilievo penale o ipotesi di reato, ce ne occuperemo». Mentre dalla Ong, sprezzanti del provvedimento di fermo, alzano il tiro: «Siamo a conoscenza di decine di imbarcazioni in difficoltà proprio davanti all’isola in questo momento, eppure ci viene impedito di prestare assistenza. È inaccettabile! Le autorità europee sono perfettamente consapevoli delle persone in difficoltà nella loro zona Sar, tuttavia impediscono alla Louise Michel di lasciare il porto e di prestare assistenza». Non solo. Morana Milijanovic, capomissione della Louise Michel, fornisce una versione totalmente in contrasto con quella fornita dalla Guardia costiera: «Dopo il primo salvataggio non abbiamo ricevuto subito l’indicazione di un porto sicuro, che è arrivata solo dopo qualche ora. Nel frattempo siamo stati impegnati in una seconda operazione, quindi ci siamo diretti a Trapani, come ci era stato ordinato. Ma lungo la rotta abbiamo sentito il mayday lanciato da un aereo di Frontex e abbiamo risposto, come le leggi internazionali prevedono». Ma c’erano, come ricostruito dalla Guardia costiera, delle motovedette già in arrivo nel luogo segnalato. «Noi», replica Milijanovic, «non abbiamo visto nessuno, né le autorità italiane ce lo hanno comunicato. Invece abbiamo sentito chiaramente che ai pescatori tunisini che segnalavano barche in difficoltà veniva detto di aspettare, perché le motovedette erano tutte impegnate. C’erano molte imbarcazioni che chiedevano aiuto contemporaneamente e la Guardia costiera non era in condizioni di rispondere subito a tutti». La timoniera della Louise Michel, Pia Klemp, una biologa marina tedesca trentacinquenne che era stata indagata nell’inchiesta sulla Iuventa (ha fatto parte anche dell’equipaggio della Sea Watch), ha dato subito forza ai motori. Ed è a lei, considerata responsabile della manovra, che è stato notificato il fermo amministrativo. Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, nel frattempo ha fatto sapere di essere «in contatto con le autorità italiane. Ma», ha spiegato, «dobbiamo ancora vedere esattamente quali sono le condizioni specifiche sullo stato di fermo». I Radicali sono subito scesi in campo: «Offriamo un’alternativa concreta per contrastare quella che vuole essere l’orbanizzazione dell’Italia». Mentre dalla Ong Mediterranea di Luca Casarini mandano un messaggio al presidente Sergio Mattarella nel quale si chiede a Giorgia Meloni di «fermare la guerra alle Ong e di cooperare per salvare in mare più vite possibili, anche spingendo la latitante Unione europea a mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di una estate che si preannuncia terribile». Con le Organizzazioni non governative che già si sfregano le mani.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/louise-michel-ong-sequestro-2659661938.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="londata-investe-le-coste-calabresi" data-post-id="2659661938" data-published-at="1679948829" data-use-pagination="False"> L’ondata investe le coste calabresi Se a Lampedusa la giornata ventosa sembra aver concesso una tregua, che permette così alla Prefettura di Agrigento di portare avanti il piano di alleggerimento dell’hotspot che l’altro giorno era arrivato a contenere oltre 2.400 ospiti, non si ferma il flusso verso la costa calabrese. Lunedì notte con un peschereccio di 30 metri partito dalla Libia e sfuggito a ogni controllo sono approdati in 650 nel porto di Roccella Jonica. Sono tutti uomini e provengono da Siria, Pakistan, Egitto e Bangladesh. Hanno viaggiato per cinque giorni prima di entrare in porto. Il peschereccio ha completato la sua navigazione andando a sbattere contro un’altra imbarcazione utilizzata per un precedente approdo. I migranti sono stati sistemati al momento su una delle aree del porto attigue alla piccola tensostruttura, che dopo gli ultimi sbarchi è già piena. L’ulteriore struttura, che era stata promessa dall’ex ministro Luciana Lamorgese, non è mai stata ultimata. E, così, Roccella è andata di nuovo in affanno. Negli ultimi cinque giorni nel piccolo porto turistico sono giunte in totale 1.500 persone. Il governatore calabrese Roberto Occhiuto alla Verità qualche settimana fa aveva spiegato che anche il Cara di Isola Capo Rizzuto (che può contenere circa 650 ospiti) ha bisogno di essere alleggerito. E ora bisognerà rimediare all’incuria con la quale è stata gestita l’accoglienza dal precedente governo. Nei Centri d’accoglienza calabresi ci sono già 2.554 migranti. Altri 2.988 sono ospitati dalla rete Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione che ospita richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria. Forse anche per questa ragione il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cambiato idea sullo sbarco a Reggio Calabria della nave militare Diciotti, impegnata ad alleggerire l’hotspot di Lampedusa, che trasportava 600 passeggeri e che ora dividerà il carico tra Augusta e Catania. I sindaci sono già in allarme. E non solo in Calabria. «Se gli sbarchi dei migranti continueranno con questo trend, il sistema dell’accoglienza non reggerà. Per far fronte all’emergenza servono almeno 600 milioni di euro in più. E se le cose dovessero peggiorare, si farà presto a superare il miliardo di euro». Ad affermarlo è il delegato dell’Anci all’Immigrazione Matteo Biffoni, sindaco di Prato. «Se per l’accoglienza di ogni migrante adulto servono dai 50 ai 60 euro a testa al giorno e gli sbarchi continuano con questo trend, si fa presto ad arrivare al miliardo», ha detto Biffoni in un’intervista al Quotidiano nazionale, aggiungendo: «Si tenga conto che per l’accoglienza di persone con patologie, malati psichiatrici o minori non accompagnati il costo sale fino a 100 euro al giorno. Fra inizio gennaio e il 20 marzo sono arrivati in Italia 20.000 migranti. Se si continua di questo passo, a fine anno conteremo 200.000 migranti da prendere in carico». Siamo infatti già a quota 26.927. E solo negli ultimi cinque giorni il numero degli sbarcati è arrivato a 6.564. Sono ripresi anche gli sbarchi in Sardegna. Nel Sulcis sono approdati in 14, tutti provenienti dall’Algeria. Uno degli sbarcati era già stato in Italia ed era stato condannato a 2 anni e 9 mesi di carcere in via definitiva per detenzione e spaccio di droga. Ha tentato lo stesso di tornare ma, appena sbarcato, al momento dell’identificazione gli è stata notificata la sentenza di condanna ed è stato arrestato. Per le prossime ore è invece previsto lo sbarco della Life Support, diretta a Ortona (Chieti) con 161 passeggeri. La Ocean Viking di Sos Mediterranée, dopo essere stata allontanata dalle acque Sar libiche da una motovedetta della Guardia costiera di Tripoli, attende ancora al largo di Tunisi qualche barchino da agganciare.
Achille Lauro e Laura Pausini sul palco dell'Ariston (Ansa)
Seconda serata del Festival di Sanremo 2026 tra musica, ospiti e momenti di spettacolo più o meno riusciti. Sul palco dell’Ariston si alternano cantanti, co-conduttori e incursioni comiche: queste le pagelle ai protagonisti della serata.
Laura Pausini 8 Più che spalla, padrona di casa. Conti le concede l’apertura e ripaga la fiducia. A proprio agio anche da conduttrice, s’improvvisa corista dell’Anffas. Lo stile pop porta spontaneità al protocollo. Disinvolta.
Patty Pravo 5 Santi e peccatori/ Naviganti e sognatori. L’unicità di ogni essere umano, come la sua all’Ariston, ultima resistente dell’era beat. Proprio indispensabile?
Achille Lauro 7,5 Accolto dal tifo organizzato. La sua Perdutamente, intonata al funerale di Achille Barosi, morto nel rogo del Constellation, canta la precarietà umana. E se bastasse una notte, sì, per farci sparire/ Cancellarci in un lampo come un meteorite. Momento clou con coro lirico. E un pizzico d’enfasi di troppo.
Lillo 6,5 Si finge apprendista presentatore. Infila i luoghi comuni del mestiere, la «splendida cornice», il «voltiamo pagina», il «proprio su questo palcoscenico»… Si dilunga, imposta la voce attoriale, esagera con l’enfasi. Autoironico.
Vincenzo De Lucia 4 La performance meno riuscita del Festival. L’imitazione di Laura Pausini non è credibile e soprattutto non diverte. Conti fa il finto tonto. Gli autori dove sono? Numero da oratorio.
Elettra Lamborghini 6 Media voto tra Voilà, esile canzonzina da spiaggia sostenuta dal balletto glamour, e la protesta fuori programma contro le «festine bilaterali» che l’hanno costretta alla notte insonne. Il fuori palco irrompe sul palco. Strappacopione.
Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi 6 Vincitrici di tre ori olimpici, emozionate più che sul ghiaccio e sulla neve di Milano Cortina. Dove stanno per cimentarsi anche gli atleti paralimpici. Non manca l’onnipresente ex presidente del Coni, Giovanni Malagò. Passaggio del testimone, forzato, da un evento all’altro.
Levante 7 Sei tu, la più difficile delle canzoni in gara. Recitata, sussurrata, commossa. Se l’amore sei tu/ Ma ho già perso il controllo/ Non mi segue più il corpo. Un brano romantico vecchia maniera, scritto da sola. Cantautrice ispirata.
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A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
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Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
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Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
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