2024-05-28
L’Oms seppellisce il Trattato e frigna. «Negoziati minati dalle fake news»
Tedros Adhanom Ghebreyesus (Ansa)
Iniziata ieri l’Assemblea dell’agenzia, costretta ad archiviare (per ora) l’accordo. Tedros Adhanom Ghebreyesus: «Resto fiducioso, colpa della disinformazione». Intanto, Orazio Schillaci gli fa l’occhiolino: «Supportiamo l’approccio One Health».Game over: il Trattato pandemico dell’Oms non vedrà la luce, almeno per ora. Il fallimento dell’Organizzazione mondiale della sanità era cosa nota da giorni ma, ieri, anche il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dovuto metterlo nero su bianco e sventolare bandiera bianca: «Tutti avremmo voluto riuscire a raggiungere un accordo in tempo. Tuttavia, rimango fiducioso che lo farete, perché laddove c’è la volontà la strada si trova. So che tra voi rimane la volontà comune di realizzare tutto ciò, quindi deve esserci anche un modo. Spetta ora a questa Assemblea mondiale della Sanità decidere quale sia questa modalità», ha dichiarato ieri a Ginevra, all’apertura della settantasettesima Assemblea mondiale della Sanità, che proseguirà fino a sabato. Un summit della resa, che i funzionari Oms hanno cercato di evitare fino all’ultimo. E la cui responsabilità, manco a dirlo, anche ieri è stata attribuita dal leader eritreo dell’Organizzazione a un «torrente di disinformazione che ha minato i negoziati». Non è un caso che tra i punti salienti del Trattato ci fosse proprio una non meglio precisata «lotta all’infodemia e contrasto alla disinformazione», facilmente traducibile in censura tout court in nome della lotta alle fake news. All’evento inaugurato ieri, come La Verità nei giorni scorsi ha riportato, sarebbe dovuto arrivare il testo dell’accordo da sottoporre al voto dei 194 Paesi membri dell’Organizzazione ma, dopo oltre due anni di trattative, il progetto è naufragato soprattutto a causa del muro di Europa, Usa, Canada, Africa, Svizzera e Gran Bretagna. «Non siamo dove speravamo di essere quando abbiamo avviato questo processo», aveva detto già venerdì scorso Roland Driece, copresidente del comitato negoziale dell’Oms per l’accordo, confermando lo stallo. Ufficialmente l’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità era quello di creare uno strumento per garantire fondi adeguati e linee guida univoche per gli Stati nel caso di una nuova emergenza, data per certa nel prossimo futuro: «Non è una questione di se, ma di quando ci sarà la prossima pandemia», è il mantra dell’Agenzia Onu. Ma, se da un lato, l’accordo garantiva «il principio della sovranità degli Stati nell’affrontare questioni di salute pubblica», dall’altro gli aderenti al trattato avrebbero dovuto riconoscere «il ruolo centrale dell’Oms, quale autorità di indirizzo e coordinamento del lavoro sanitario internazionale, nella prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie», nonché nel «generare prove scientifiche». Malgrado le molteplici criticità del Trattato, però, sono state le motivazioni economiche a far tirare il freno a mano al blocco dei Paesi contrari al via libera. Di fronte al potenziale rischio di perdere la propria sovranità e di dover concedere i pieni poteri all’Oms nel rendere obbligatorie le proprie raccomandazioni per gli Stati, imponendo (anche solo in previsione di potenziali pandemie) pesanti restrizioni e un green pass globale, a far saltare il tavolo sono stati gli interessi dei colossi farmaceutici. La bozza dell’intesa, difatti, prevedeva un meccanismo di ripartizione dei vaccini, compresa una clausola che chiedeva ai produttori farmaceutici di riservare un 10% dei preparati da donare all’Oms e un altro 10% che l’Agenzia Onu avrebbe potuto acquistare a prezzi di costo per distribuirlo a Paesi terzi. Una perdita di ricavi inaccettabile per Big Pharma, che grazie alla pandemia di Covid-19 ha registrato utili stratosferici e, finita l’emergenza, è pronta a buttarsi a capofitto sulla tecnologia a mRna. Ma il Trattato appena sotterrato non è l’unica minaccia (per ora) disinnescata. A Ginevra si sta infatti tenendo anche il negoziato sugli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, fino a qualche settimana fa blindati, oggi in discussione. Come il Trattato, anche il Rsi ha tra i suoi scopi il «miglioramento della capacità globale e del coordinamento per affrontare la minaccia di emergenze sanitarie come epidemie e pandemie». Non è un caso che il Regolamento sia stato definito, dagli addetti ai lavori, un «cavallo di Troia» del Trattato. L’opposizione al «blitz» dell’Oms, soprattutto dagli Stati Uniti, ha messo in stand by anche la pratica degli emendamenti. Ma il ritorno alla carica dell’Oms, spalleggiato da Bruxelles, è sempre dietro l’angolo. Giusto pochi giorni fa, l’Ue ha adottato la nuova comunicazione sull’«Unione europea della salute», un documento che ripropone i contenuti e le criticità del Trattato appena saltato. Ma se l’Organizzazione ieri ha dovuto fare i conti con la batosta dell’accordo fallito, una strizzatina d’occhio le è arrivata invece dal ministro della Salute italiano, Orazio Schillaci che, da Parigi, durante la cerimonia per il centenario dell’Organizzazione mondiale della sanità animale, ha ribadito il sostegno del governo all’approccio «One Health», caro all’Agenzia Onu. «L’interazione tra la salute umana, animale e l’ambiente ci pone di fronte a sfide che dobbiamo essere in grado di affrontare e gestire in modo sempre più coeso. L’Organizzazione mondiale della sanità animale, in tutti questi anni, ha contribuito in maniera significativa al passaggio da una visione della salute centrata sull’uomo a quella One Health e l’Italia, che è tra i fondatori di questa importante Organizzazione, continuerà a garantire il proprio supporto, ha spiegato il titolare della Salute. Ma cosa si intende per «One Health»? Sulla carta, è «un approccio metodologico di tipo olistico, che consiste nel considerare importante la salute globale del pianeta al pari di quella dei singoli individui, pertanto si propone di affrontare le problematiche con collaborazioni interdisciplinari». In pratica, una strategia che impone vincoli progressivi e sempre più stringenti agli individui per un presunto bene collettivo. Suona familiare? Probabile, perché è esattamente quanto avvenne durante la pandemia.
Giancarlo Giorgetti (Ansa)