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2018-09-12
Lo schiaffo di Toninelli ai Benetton: sul ponte affido diretto a Fincantieri
Ansa
Una tragedia che hanno visto e seguito in tutta Europa, un'emergenza decisamente eccezionale e un ponte da ricostruire il prima possibile, ovviamente a cura dello Stato. Insomma, il ponte Morandi val bene un'eccezione alle regole europee sugli appalti pubblici e allora venerdì arriverà un «decretone» per Genova, con l'affido diretto della ricostruzione a Fincantieri, quotata in Borsa, ma controllata per il 71% dalla solita Cassa depositi e prestiti. L'annuncio l'ha dato ieri alla Camera Danilo Toninelli, anticipando che ci sono «segnali positivi» dai primi colloqui con Bruxelles. Per il governo di Giuseppe Conte si tratta di derogare platealmente al Codice degli appalti, se non altro per dare un altro schiaffone ad Atlantia e alla famiglia Benetton che vorrebbero essere della partita. E se non sarà semaforo verde per l'affidamento diretto, da Palazzo Chigi si aspettano quantomeno il via libera a una procedura ristretta con la chiamata di due, massimo tre soggetti. Insomma, una cosa veloce.
Il ministro delle Infrastrutture ha scoperto le carte in un'audizione alla commissione Ambiente di Montecitorio, ribadendo che Autostrade resta fuori dalla partita della ricostruzione, da cui, anche come immagine, avrebbe sicuri benefici. «Nei prossimi giorni», ha spiegato, «nel Consiglio dei ministri di venerdì, il governo approverà un decreto legge in cui ci saranno importantissime misure per Genova e per i genovesi. L'obiettivo è far ripartire una delle città più importanti del nostro Paese».
Venerdì dovrebbe essere dunque approvato un decreto, il cui punto nodale sarà l'affidamento diretto della ricostruzione del ponte Morandi a Fincantieri, guidata dal settantaquattrenne Giuseppe Bono, che scade nel 2019 ma a questo punto ha in tasca, come minimo, la riconferma ai vertici della cantieristica di Stato, dove si è installato nel lontano 2002. In Borsa, Fincantieri ha chiuso piatta (+0,14% sulla vigilia), segno che la maxicommessa è al momento giudicata dal mercato qualcosa di simile al non profit. Sul fronte Atlantia, Piazza Affari ha fatto spallucce e il titolo ha recuperato l'1,36%, forse aiutato anche dalle parole di Giovanni Tria. Il ministro dell'Economia, interrogato dai giornalisti dopo l'audizione del collega Toninelli, se l'è cavata alla Andreotti: «Ho già il problema della nota di aggiornamento al Def e della legge di Bilancio. Aspetto per vedere che succede». Ma certo, intanto, ieri in Parlamento è stata prospettata una sorta di punizione esemplare per Autostrade. E Toninelli l'ha motivata con chiarezza: «Partiremo dalle regole attuali del codice e sulla base dell'eccezionalità potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l'appalto per la ricostruzione del ponte». Anche perché, ha aggiunto il ministro, «il crollo del ponte Morandi non è dovuto a tragica casualità, ma a una mancata manutenzione che spettava ad Autostrade per l'Italia».
E questa punizione esemplare spazza via anche i progetti di Giovanni Toti, governatore ligure assai attivo sulla vicenda nonostante le sue competenze di legge limitate, insieme all'architetto e senatore a vita Renzo Piano. Agli occhi dei 5 stelle, i due sarebbero un po' il ventre molle delle istituzioni di fronte ad Autostrade e al suo ad, Giovanni Castellucci, ansiosi di rientrare in gioco. Ma Fincantieri, in ogni caso, rischia di dover lavorare chiedendo il «permesso» ad Autostrade, titolare della concessione. E non è un problema da poco.
Mentre Toninelli parlava, il governo stava iniziando a trattare a Bruxelles sulla deroga alla gara europea, spingendo molto sul fatto che la tragedia della vigilia di Ferragosto è paragonabile a un'alluvione o a un terremoto, e che Fincantieri è statale. Ieri sera, fonti dell'esecutivo davano per «cautamente positivo» l'esito delle prime discussioni con la Commissione Ue, anche se non escludevano l'arrivo di una controproposta «ragionevole», come una gara a invito di «due o tre massimo general contractor».
Già che c'era, anche per rovinare la serata agli altri oligopolisti del casello come il gruppo Gavio, il ministro delle Infrastrutture ha anche minacciato novità sulle concessioni: «Intendo dare un segnale di svolta ben preciso: d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nelle manutenzioni, a cominciare da ponti e gallerie». Non solo, ma in attesa delle nuove regole, nei prossimi giorni il ministero convocherà tutti i concessionari, che dovranno presentarsi ognuno con un piano ben preciso di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e con la previsione dettagliata delle risorse dedicate.
Nella sua audizione alla Camera, il ministro di Cremona ha infine calato la pietra tombale su Fs-Anas, «che non staranno più insieme». «Stiamo studiando», ha spiegato Toninelli, «se procedere con una scissione che possa essere fatta internamente alla holding Fs o per decreto. Anas ha un obiettivo d'impresa che non è compatibile con Fs». Insomma, va bene non privatizzare più Ferrovie, come già aveva deciso il centrosinistra dopo i sogni di gloria di Matteo Renzi, ma non si vede perché affossarla con l'Anas.
Francesco Bonazzi
Interrogatori: venti dirigenti indagati attesi in Procura a partire da venerdì
Inizieranno venerdì gli interrogatori degli indagati per il crollo del ponte Morandi di Genova. Sono venti in tutto, tra vertici di Autostrade per l'Italia, dirigenti del ministero delle Infrastrutture, dipendenti di Spea engineering e dirigenti del provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d'Aosta, ai quali si aggiunge la stessa società Autostrade. I primi a essere interrogati, a quanto risulta alla Verità, saranno gli ingegneri Giuseppe Sisca, Mario Servetto e Antonio Brencich, che facevano parte del comitato tecnico del provveditorato che esaminò il progetto di retrofitting del ponte (Brencich in una prima fase fu anche inserito nella commissione d'inchiesta sul crollo del ministero, ma si è dimesso pochi giorni dopo); sarà interrogato anche il provveditore, Roberto Ferrazza (pure lui ex membro della commissione ministeriale), e il collega Salvatore Buonaccorso, relatori anche loro del progetto.
Gli altri indagati inizieranno a sfilare in Procura dalla prossima settimana, quando sarà il turno, tra gli altri, dell'ad di Autostrade, Giovanni Castellucci. Gli inquirenti però stanno ascoltando anche persone informate sui fatti. Domani dovrebbe essere il turno di Antonino Galatà, non indagato, ad di Spea engineering, controllata dal gruppo Atlantia-Autostrade, che ha realizzato il progetto per il ponte e aveva il compito di realizzare dossier trimestrali sulla sicurezza. Attraverso dei blitz messi a segno in tutta Italia, gli uomini del primo gruppo della Guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno acquisito le copie delle memorie dei cellulari di 15 persone, tra top manager, dirigenti e impiegati di Autostrade e Spea, oltre a diversi documenti. In queste memorie ci sono molte conversazioni in chat, alcune delle quali risalenti alle settimane precedenti il crollo dello scorso 14 agosto, altre immediatamente successive alla tragedia. I pm, guidati dal procuratore di Genova, Francesco Cozzi, hanno intenzione di contestare alcune frasi specifiche agli indagati anche per cercare di contestualizzarle. Nelle prime carte depositate dalla Procura, nelle mani della Verità, c'è anche una comunicazione del comandante della Capitaneria di porto, Nicola Carlone, che lancia un allarme sull'inquinamento e l'operatività dello scalo. A causa dell'interruzione della linea ferroviaria interessata dal crollo, scrive Carlone, «è aumentato notevolmente il traffico di cisterne su ruota, e concretizzando un'indesiderabile maggiore presenza in porto di camion con prodotti infiammabili», che si trovano a «convivere con molteplici traffici collaterali, primo tra tutti quello di autovetture di passeggeri». Non solo: «L'alternativa del traffico a mezzo autobotti stradali», aggiunge Carlone, «compensa parzialmente la richiesta di combustibili a basso tenore di zolfo, necessari alle navi traghetto roro-passeggeri, in servizio di linea anche su destinazioni internazionali. Dette navi devono quindi rifornirsi di combustibili ad alto tenore di zolfo, normalmente destinati solo alle navi mercantili». La Procura, intanto, sta esaminando un nuovo video fornito da Ansaldo Energia. La telecamera ha ripreso il momento del crollo del ponte, immerse però in una «nuvola bianca».
Carlo Tarallo
Calcinacci giù dal viadotto della A24
I tecnici li definiscono «microdistacchi». Ma il ferro, visibile dopo la caduta del calcestruzzo, appare già molto ossidato. Le strade italiane continuano a cadere a pezzi: questa volta l'epicentro è la A24 Roma-Teramo (Strada dei Parchi a gestione Toto), colpita in modo duro dai terremoti, ma anche dalla scarsa manutenzione ordinaria, pur a fronte di un aumento costante dei pedaggi.
Il tratto è quello che attraversa l'Aquila. Il viadotto autostradale interessato è il San Giacomo. I calcinacci, invece, sono finiti sul manto stradale di via Gabriele Rossetti, zona periferica non lontana dallo stadio Fattori. Non ci sono stati feriti. Ma la preoccupazione dei residenti, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, si è amplificata a grande velocità. Sul posto sono intervenute anche pattuglie della polizia stradale e della polizia municipale, per garantire l'ordine pubblico. E la strada è stata chiusa. Cinque unità dei vigili del fuoco sono entrate in azione con un'autoscala per rimuovere da una superficie di 200 metri le parti di copriferro che ancora non si sono staccate, ma che stavano per cedere. Il viadotto autostradale, invece, è rimasto percorribile. I tecnici della società conciessionaria, dopo il primo sopralluogo di ieri mattina, ritengono di non aver rilevato danni strutturali.
Strada dei parchi, sul suo sito, ricorda che sul viadotto da pochi mesi sono terminati i lavori di messa in sicurezza urgente degli appoggi, dopo i terremoti che hanno colpito L'Aquila dal 2009 a oggi. Si tratta di una prima tornata di interventi che la concessionaria ha realizzato su tutti i 197 viadotti di A24 e A25. Sulla seconda parte del progetto di messa in sicurezza straordinaria, invece, «rimane aperto il nodo all'autorizzazione al completamento», precisano dalla concessionaria. Dopo gli interventi sugli appoggi che, secondo Strada dei parchi, ora sono più sicuri, grazie agli interventi «antiscalinamento», che in sostanza non sono altro che il ripristino dei ritegni sismici originari. Ora bisognerebbe intervenire anche sui piloni e sugli impalcati, soprattutto per risolvere il problema del decorticamento del calcestruzzo, ossia dei distacchi provocati dal tempo e soprattutto dall'uso di sale durante i mesi invernali. Ma a causa delle beghe messe sul tavolo del ministero dalla concessionaria (ma anche da una buona fetta di parlamentari del Partito democratico) è tutto fermo.
I vigili del fuoco, che hanno rilevato un degrado strutturale del calcestruzzo che copre i ferri, tra l'altro ossidati, in atto nella parte di sotto del viadotto, hanno segnalato già ieri mattina la situazione alla prefettura e al Comune dell'Aquila. Secondo i vigili del fuoco, tocca ora alla concessionaria effettuare controlli statici con strumenti ad hoc anche sul viadotto. Da Roma fanno sapere che il governo sta valutando un provvedimento normativo per poter finanziare la prosecuzione degli interventi di adeguamento, aggirando l'ostacolo del contenzioso. Ad annunciarlo è stato proprio il ministro Danilo Toninelli, ascoltato ieri alla Camera. Il ministro pentastellato ha spiegato che gli interventi di adeguamento sono ormai «urgenti e improcrastinabili». Da parte ci sarebbe un tesoretto da 192 milioni di euro. Ma bisognerà procedere a una verifica sulle modalità di revisione del rapporto concessorio con Strada dei parchi. «In considerazione delle differenti posizioni manifestate dalla società», spiega il ministro, «si prevede un allungamento dei tempi per l'aggiornamento del piano finanziario».
Fabio Amendolara
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Il ministro delle Infrastrutture prepara il decreto per tagliare fuori Atlantia dalla ricostruzione. Se Bruxelles si mette di mezzo, si ripiegherà su una gara ristretta. Nessun passo verso Giovanni Toti e Giovanni Tria sceglie il no comment.Interrogatori: venti dirigenti indagati attesi in Procura a partire da venerdì. Convocati i vertici di Autostrade, ministero, Spea e dei provveditorati regionali.Calcinacci giù dal viadotto della A24. Le strade continuano a perdere i pezzi: blocchi di calcestruzzo sulla Roma-Teramo, vicino all'Aquila. Non ci sono feriti, ma i vigili del fuoco rilevano un degrado strutturale.Lo speciale contiene tre articoli. Una tragedia che hanno visto e seguito in tutta Europa, un'emergenza decisamente eccezionale e un ponte da ricostruire il prima possibile, ovviamente a cura dello Stato. Insomma, il ponte Morandi val bene un'eccezione alle regole europee sugli appalti pubblici e allora venerdì arriverà un «decretone» per Genova, con l'affido diretto della ricostruzione a Fincantieri, quotata in Borsa, ma controllata per il 71% dalla solita Cassa depositi e prestiti. L'annuncio l'ha dato ieri alla Camera Danilo Toninelli, anticipando che ci sono «segnali positivi» dai primi colloqui con Bruxelles. Per il governo di Giuseppe Conte si tratta di derogare platealmente al Codice degli appalti, se non altro per dare un altro schiaffone ad Atlantia e alla famiglia Benetton che vorrebbero essere della partita. E se non sarà semaforo verde per l'affidamento diretto, da Palazzo Chigi si aspettano quantomeno il via libera a una procedura ristretta con la chiamata di due, massimo tre soggetti. Insomma, una cosa veloce.Il ministro delle Infrastrutture ha scoperto le carte in un'audizione alla commissione Ambiente di Montecitorio, ribadendo che Autostrade resta fuori dalla partita della ricostruzione, da cui, anche come immagine, avrebbe sicuri benefici. «Nei prossimi giorni», ha spiegato, «nel Consiglio dei ministri di venerdì, il governo approverà un decreto legge in cui ci saranno importantissime misure per Genova e per i genovesi. L'obiettivo è far ripartire una delle città più importanti del nostro Paese».Venerdì dovrebbe essere dunque approvato un decreto, il cui punto nodale sarà l'affidamento diretto della ricostruzione del ponte Morandi a Fincantieri, guidata dal settantaquattrenne Giuseppe Bono, che scade nel 2019 ma a questo punto ha in tasca, come minimo, la riconferma ai vertici della cantieristica di Stato, dove si è installato nel lontano 2002. In Borsa, Fincantieri ha chiuso piatta (+0,14% sulla vigilia), segno che la maxicommessa è al momento giudicata dal mercato qualcosa di simile al non profit. Sul fronte Atlantia, Piazza Affari ha fatto spallucce e il titolo ha recuperato l'1,36%, forse aiutato anche dalle parole di Giovanni Tria. Il ministro dell'Economia, interrogato dai giornalisti dopo l'audizione del collega Toninelli, se l'è cavata alla Andreotti: «Ho già il problema della nota di aggiornamento al Def e della legge di Bilancio. Aspetto per vedere che succede». Ma certo, intanto, ieri in Parlamento è stata prospettata una sorta di punizione esemplare per Autostrade. E Toninelli l'ha motivata con chiarezza: «Partiremo dalle regole attuali del codice e sulla base dell'eccezionalità potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l'appalto per la ricostruzione del ponte». Anche perché, ha aggiunto il ministro, «il crollo del ponte Morandi non è dovuto a tragica casualità, ma a una mancata manutenzione che spettava ad Autostrade per l'Italia». E questa punizione esemplare spazza via anche i progetti di Giovanni Toti, governatore ligure assai attivo sulla vicenda nonostante le sue competenze di legge limitate, insieme all'architetto e senatore a vita Renzo Piano. Agli occhi dei 5 stelle, i due sarebbero un po' il ventre molle delle istituzioni di fronte ad Autostrade e al suo ad, Giovanni Castellucci, ansiosi di rientrare in gioco. Ma Fincantieri, in ogni caso, rischia di dover lavorare chiedendo il «permesso» ad Autostrade, titolare della concessione. E non è un problema da poco. Mentre Toninelli parlava, il governo stava iniziando a trattare a Bruxelles sulla deroga alla gara europea, spingendo molto sul fatto che la tragedia della vigilia di Ferragosto è paragonabile a un'alluvione o a un terremoto, e che Fincantieri è statale. Ieri sera, fonti dell'esecutivo davano per «cautamente positivo» l'esito delle prime discussioni con la Commissione Ue, anche se non escludevano l'arrivo di una controproposta «ragionevole», come una gara a invito di «due o tre massimo general contractor». Già che c'era, anche per rovinare la serata agli altri oligopolisti del casello come il gruppo Gavio, il ministro delle Infrastrutture ha anche minacciato novità sulle concessioni: «Intendo dare un segnale di svolta ben preciso: d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nelle manutenzioni, a cominciare da ponti e gallerie». Non solo, ma in attesa delle nuove regole, nei prossimi giorni il ministero convocherà tutti i concessionari, che dovranno presentarsi ognuno con un piano ben preciso di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e con la previsione dettagliata delle risorse dedicate. Nella sua audizione alla Camera, il ministro di Cremona ha infine calato la pietra tombale su Fs-Anas, «che non staranno più insieme». «Stiamo studiando», ha spiegato Toninelli, «se procedere con una scissione che possa essere fatta internamente alla holding Fs o per decreto. Anas ha un obiettivo d'impresa che non è compatibile con Fs». Insomma, va bene non privatizzare più Ferrovie, come già aveva deciso il centrosinistra dopo i sogni di gloria di Matteo Renzi, ma non si vede perché affossarla con l'Anas. Francesco Bonazzi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lo-schiaffo-di-toninelli-ai-benetton-sul-ponte-affido-diretto-a-fincantieri-2604053666.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="interrogatori-venti-dirigenti-indagati-attesi-in-procura-a-partire-da-venerdi" data-post-id="2604053666" data-published-at="1776539884" data-use-pagination="False"> Interrogatori: venti dirigenti indagati attesi in Procura a partire da venerdì Inizieranno venerdì gli interrogatori degli indagati per il crollo del ponte Morandi di Genova. Sono venti in tutto, tra vertici di Autostrade per l'Italia, dirigenti del ministero delle Infrastrutture, dipendenti di Spea engineering e dirigenti del provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d'Aosta, ai quali si aggiunge la stessa società Autostrade. I primi a essere interrogati, a quanto risulta alla Verità, saranno gli ingegneri Giuseppe Sisca, Mario Servetto e Antonio Brencich, che facevano parte del comitato tecnico del provveditorato che esaminò il progetto di retrofitting del ponte (Brencich in una prima fase fu anche inserito nella commissione d'inchiesta sul crollo del ministero, ma si è dimesso pochi giorni dopo); sarà interrogato anche il provveditore, Roberto Ferrazza (pure lui ex membro della commissione ministeriale), e il collega Salvatore Buonaccorso, relatori anche loro del progetto. Gli altri indagati inizieranno a sfilare in Procura dalla prossima settimana, quando sarà il turno, tra gli altri, dell'ad di Autostrade, Giovanni Castellucci. Gli inquirenti però stanno ascoltando anche persone informate sui fatti. Domani dovrebbe essere il turno di Antonino Galatà, non indagato, ad di Spea engineering, controllata dal gruppo Atlantia-Autostrade, che ha realizzato il progetto per il ponte e aveva il compito di realizzare dossier trimestrali sulla sicurezza. Attraverso dei blitz messi a segno in tutta Italia, gli uomini del primo gruppo della Guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno acquisito le copie delle memorie dei cellulari di 15 persone, tra top manager, dirigenti e impiegati di Autostrade e Spea, oltre a diversi documenti. In queste memorie ci sono molte conversazioni in chat, alcune delle quali risalenti alle settimane precedenti il crollo dello scorso 14 agosto, altre immediatamente successive alla tragedia. I pm, guidati dal procuratore di Genova, Francesco Cozzi, hanno intenzione di contestare alcune frasi specifiche agli indagati anche per cercare di contestualizzarle. Nelle prime carte depositate dalla Procura, nelle mani della Verità, c'è anche una comunicazione del comandante della Capitaneria di porto, Nicola Carlone, che lancia un allarme sull'inquinamento e l'operatività dello scalo. A causa dell'interruzione della linea ferroviaria interessata dal crollo, scrive Carlone, «è aumentato notevolmente il traffico di cisterne su ruota, e concretizzando un'indesiderabile maggiore presenza in porto di camion con prodotti infiammabili», che si trovano a «convivere con molteplici traffici collaterali, primo tra tutti quello di autovetture di passeggeri». Non solo: «L'alternativa del traffico a mezzo autobotti stradali», aggiunge Carlone, «compensa parzialmente la richiesta di combustibili a basso tenore di zolfo, necessari alle navi traghetto roro-passeggeri, in servizio di linea anche su destinazioni internazionali. Dette navi devono quindi rifornirsi di combustibili ad alto tenore di zolfo, normalmente destinati solo alle navi mercantili». La Procura, intanto, sta esaminando un nuovo video fornito da Ansaldo Energia. La telecamera ha ripreso il momento del crollo del ponte, immerse però in una «nuvola bianca». Carlo Tarallo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lo-schiaffo-di-toninelli-ai-benetton-sul-ponte-affido-diretto-a-fincantieri-2604053666.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="calcinacci-giu-dal-viadotto-della-a24" data-post-id="2604053666" data-published-at="1776539884" data-use-pagination="False"> Calcinacci giù dal viadotto della A24 I tecnici li definiscono «microdistacchi». Ma il ferro, visibile dopo la caduta del calcestruzzo, appare già molto ossidato. Le strade italiane continuano a cadere a pezzi: questa volta l'epicentro è la A24 Roma-Teramo (Strada dei Parchi a gestione Toto), colpita in modo duro dai terremoti, ma anche dalla scarsa manutenzione ordinaria, pur a fronte di un aumento costante dei pedaggi. Il tratto è quello che attraversa l'Aquila. Il viadotto autostradale interessato è il San Giacomo. I calcinacci, invece, sono finiti sul manto stradale di via Gabriele Rossetti, zona periferica non lontana dallo stadio Fattori. Non ci sono stati feriti. Ma la preoccupazione dei residenti, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, si è amplificata a grande velocità. Sul posto sono intervenute anche pattuglie della polizia stradale e della polizia municipale, per garantire l'ordine pubblico. E la strada è stata chiusa. Cinque unità dei vigili del fuoco sono entrate in azione con un'autoscala per rimuovere da una superficie di 200 metri le parti di copriferro che ancora non si sono staccate, ma che stavano per cedere. Il viadotto autostradale, invece, è rimasto percorribile. I tecnici della società conciessionaria, dopo il primo sopralluogo di ieri mattina, ritengono di non aver rilevato danni strutturali. Strada dei parchi, sul suo sito, ricorda che sul viadotto da pochi mesi sono terminati i lavori di messa in sicurezza urgente degli appoggi, dopo i terremoti che hanno colpito L'Aquila dal 2009 a oggi. Si tratta di una prima tornata di interventi che la concessionaria ha realizzato su tutti i 197 viadotti di A24 e A25. Sulla seconda parte del progetto di messa in sicurezza straordinaria, invece, «rimane aperto il nodo all'autorizzazione al completamento», precisano dalla concessionaria. Dopo gli interventi sugli appoggi che, secondo Strada dei parchi, ora sono più sicuri, grazie agli interventi «antiscalinamento», che in sostanza non sono altro che il ripristino dei ritegni sismici originari. Ora bisognerebbe intervenire anche sui piloni e sugli impalcati, soprattutto per risolvere il problema del decorticamento del calcestruzzo, ossia dei distacchi provocati dal tempo e soprattutto dall'uso di sale durante i mesi invernali. Ma a causa delle beghe messe sul tavolo del ministero dalla concessionaria (ma anche da una buona fetta di parlamentari del Partito democratico) è tutto fermo. I vigili del fuoco, che hanno rilevato un degrado strutturale del calcestruzzo che copre i ferri, tra l'altro ossidati, in atto nella parte di sotto del viadotto, hanno segnalato già ieri mattina la situazione alla prefettura e al Comune dell'Aquila. Secondo i vigili del fuoco, tocca ora alla concessionaria effettuare controlli statici con strumenti ad hoc anche sul viadotto. Da Roma fanno sapere che il governo sta valutando un provvedimento normativo per poter finanziare la prosecuzione degli interventi di adeguamento, aggirando l'ostacolo del contenzioso. Ad annunciarlo è stato proprio il ministro Danilo Toninelli, ascoltato ieri alla Camera. Il ministro pentastellato ha spiegato che gli interventi di adeguamento sono ormai «urgenti e improcrastinabili». Da parte ci sarebbe un tesoretto da 192 milioni di euro. Ma bisognerà procedere a una verifica sulle modalità di revisione del rapporto concessorio con Strada dei parchi. «In considerazione delle differenti posizioni manifestate dalla società», spiega il ministro, «si prevede un allungamento dei tempi per l'aggiornamento del piano finanziario». Fabio Amendolara
Forze dell'Unifil nel Sud del Libano (Getty Images)
A renderlo noto è stato il presidente francese, Emmanuel Macron: «Il sergente capo Florian Montorio del 17° reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel Sud del Libano durante un attacco contro l’Unifil. Tre dei suoi fratelli d’arme sono feriti e sono stati evacuati». Nel pomeriggio, Parigi ha poi rivelato che due caschi blu sono in gravi condizioni. Secondo il capo dell’Eliseo «tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah», e per questo «la Francia chiede che le autorità libanesi arrestino immediatamente i responsabili e si assumano le proprie responsabilità».
L’appello è stato accolto dal presidente del Libano, Joseph Aoun: dopo aver parlato al telefono con Macron, ha dato «istruzioni alle autorità competenti di indagare immediatamente su questo incidente e di accertare le responsabilità, sottolineando che il Libano non lesinerà gli sforzi nel perseguire i responsabili». Dall’Italia sono intanto arrivate parole di cordoglio. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oltre a «condannare l’uccisione» del soldato francese, ha scritto su X: «A nome del governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza alla Francia, alle sue forze armate e alla famiglia del caduto in missione di pace». Guido Crosetto, invece, al Tg1 ha dichiarato che «fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi», aggiungendo che la missione Unifil «non ha più senso nelle attuali condizioni».
Stando a quanto rivelato dal ministro della Difesa francese, Catherine Vautrin, il casco blu francese «è stato vittima di un’imboscata da parte di un gruppo armato a distanza ravvicinata» nella regione di Deir-Kifa. A rivelare ulteriori dettagli è stata l’Unifil su X: il contingente «stava sgombrando munizioni esplosive lungo una strada nel villaggio di Ghanduriyah per ristabilire i collegamenti con le posizioni isolate» della missione, quando «è stata colpita da fuoco di armi leggere». Come già detto da Macron, anche l’Unifil ha affermato che «la valutazione iniziale indica attori non statali, (presumibilmente Hezbollah)» come responsabili. Dall’altra parte, il gruppo terroristico ha negato il proprio coinvolgimento.
Quello contro la missione Onu non è stato l’unico attacco. Le Idf hanno comunicato di aver eliminato, in due raid, diversi membri di Hezbollah colpevoli di aver «violato gli accordi di cessate il fuoco». Le Forze di difesa israeliane hanno spiegato che «una cellula terroristica ha violato gli accordi di cessate il fuoco e si è avvicinata alle forze in modo da costituire una minaccia immediata, durante le loro attività nel Libano meridionale, a Sud della linea di difesa avanzata». Nell’altro incidente, sempre a Sud della «linea di difesa avanzata», è stato preso di mira un tunnel di Hezbollah dopo che le Idf avrebbero scoperto alcuni terroristi che stavano entrando.
Parallelamente alla situazione di massima tensione sul campo, procedono i preparativi di Beirut per le prime trattative dirette con Tel Aviv. Stando a quanto riferito dall’ufficio presidenziale, Aoun ha condotto insieme al primo ministro, Nawaf Salam, «una valutazione della fase successiva al cessate il fuoco e degli sforzi in corso per consolidarla». Chi boicotta è Hezbollah, secondo cui le trattative sono «un fallimento» e si tratta di «negoziati di sottomissione». Pur sostenendo di essere disponibile a «coordinarsi» con il governo libanese, un alto funzionario della milizia ha puntualizzato: «Non in questo modo che porta alla resa». Quanto a Israele, secondo la Cnn si sta preparando a imporre «la linea gialla»: nell’area sotto il controllo militare israeliano sarà vietato il ritorno dei residenti.
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