
L'assessore Davide Caparini: «L'Istituto ha corretto i dati. Possiamo evitare la querela».Alla fine la Lombardia aveva ragione e l'Inps ha ammesso l'errore. Le domande decretate dalla Regione non sarebbero 37, come sostenuto in un report dell'istituto guidato da Pasquale Tridico, ma oltre 48.000, come risultava dal sito del Pirellone.A confermarlo alla Verità è stato ieri l'assessore al Bilancio, finanza e semplificazione della Regione Lombardia, Davide Caparini: «Non procederemo più per vie legali perché i numeri sono stati corretti», ha detto ieri, «i dati dell'Inps sono stati modificati, segno che le nostre critiche erano giuste e hanno sortito l'effetto desiderato». In effetti, ieri in serata l'Inps ha inviato una nota spiegando che «sono 48.894 le domande cassa integrazione in deroga presentate dalla Regione Lombardia fino al 4 maggio, contenute in 127 decreti», si legge. «I decreti, contenenti le domande, sono pervenuti all'Inps fra il 15 aprile e il 3 maggio: il 15 aprile è arrivato il primo decreto della Regione, contenente 51 domande; dal 21 al 29 aprile sono giunti ulteriori 53 decreti, per 15.329 domande; tra il 30 aprile e il 3 maggio sono stati presentati all'istituto altri 74 decreti, con 33.565 domande». Due giorni fa la Regione si era detta pronta a una querela verso l'Inps perché l'istituto di Tridico sarebbe stato colpevole di diffondere notizie false. «Ormai da settimane assistiamo a un quotidiano scaricabarile da parte dell'Inps sulle Regioni, per giustificare i mancati pagamenti della cassa integrazione che il governo aveva assicurato sarebbero avvenuti entro fine aprile. L'ultima evidenza della confusione che regna all'Inps e che genera la diffusione di vere e proprie fake news è mostrata dal report giornaliero appena pubblicato», spiegava una nota della regione Lombardia. «Non si capisce come mai», continuava la nota che criticava i numeri diffusi dall'Inps, «solo in corrispondenza della Regione Lombardia ci siano due righe con numeri di pratica diversi: in una, risultano decretate da Regione appena 37 domande di cui autorizzate 33; nell'altra, 19.807 di cui autorizzate 6.484. Mentre i decreti trasmessi dagli uffici regionali sono 48.209 come risulta dal sito di Regione Lombardia dove sono pubblicati i dati assieme agli stessi decreti».«La cassa integrazione in deroga ha subito rallentamenti a causa dei passaggi che ha per perfezionarsi. Passaggi che, oltre ad aziende e Inps, coinvolgono le Regioni», ha detto ieri il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, nel corso della trasmissione Mi Manda Rai3. «Chi non avesse ancora presentato o potuto presentare la domanda per i 600 euro è ancora in tempo per farlo», ha aggiunto Tridico riferendosi al bonus destinato ai liberi professionisti sottolineando di fare «attenzione perché molte domande non evase presentano errori di compilazione da parte dell'utente».Va detto, del resto, che i rapporti tra l'Inps e le Regioni non sono mai stati facili. Giusto di recente alcune Regioni avevano segnalato problemi di collegamento tra la piattaforma informatica su cui, da novembre 2019, i centri per l'impiego inseriscono le segnalazioni per la revoca e la decurtazione del reddito di cittadinanza, e che dovrebbe essere utilizzata anche per segnalazioni legate alla Naspi e all'indennità mensile di disoccupazione.Il problema è tale che al momento, vista anche l'emergenza Covid-19, per queste Regioni non sarebbe prevedibile una tempistica di soluzione del problema tecnico dello scambio dei dati.
Il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana (Imagoeconomica)
Se il punto è la propaganda, ogni leader è sospetto. Il precedente dell’inviato Rai, Marc Innaro, che più volte ha rivelato di avere proposto un’intervista a Lavrov. Risposta dei vertici dell’azienda: «Non diamo loro voce».
«Domandare è lecito, rispondere è cortesia». Il motto gozzaniano delle nostre nonne torna d’attualità nella querelle fra Corriere della Sera e Sergej Lavrov riguardo all’intervista con domande preconfezionate, poi cancellata dalla direzione che si è rifiutata di pubblicarla dopo aver letto «il testo sterminato, pieno di accuse e tesi propagandistiche». Motivazione legittima e singolare, perché è difficile immaginare che il ministro degli Esteri russo potesse rivelare: è tutta colpa nostra, L’Europa non aveva scelta, Le sanzioni sono una giusta punizione. Troppa grazia.
Volodymyr Zelensky (Ansa). Nel riquadro il bagno con sanitari in oro in una delle case dei corrotti smascherati a Kiev
La Tangentopoli ucraina era prevedibile: abbiamo finanziato uno dei Paesi più corrotti del mondo fingendo che fosse un modello di democrazia. E continuiamo a proteggere il presidente come se non c’entrasse nulla.
Chissà quanto saranno contenti i soldati ucraini, che ogni giorno rischiano la morte in una trincea di Pokrovsk, o gli abitanti di Kharkiv, rimasti nei giorni scorsi senza elettricità a causa dei bombardamenti russi, di sapere che una banda di affaristi vicina a Volodymyr Zelensky incassava tangenti milionarie mentre loro rischiavano la pelle. Chissà quanto saranno felici gli italiani, ma anche i francesi, i tedeschi, gli spagnoli e tutti gli altri consumatori europei che da tre anni e mezzo pagano bollette d’oro, di sapere che gli uomini del presidente ucraino hanno rubato a mani basse, facendosi pagare mazzette per decine di milioni, imponendo una «cresta» del 10-15 per cento sulle forniture energetiche.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov (Ansa)
Nei giorni scorsi, Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha accusato il Corriere della Sera di non aver pubblicato un’intervista a lui concessa. Secondo Mosca, il quotidiano avrebbe rifiutato le risposte che il ministro aveva fornito alle domande inviate dal giornale. Il Corriere, da parte sua, ha replicato che il testo ricevuto era lungo e ricco di affermazioni propagandistiche, e che le richieste di condurre un’intervista vera e propria, con possibilità di confronto sui punti da approfondire, erano state respinte dal ministero.
Pubblichiamo qui di seguito la versione integrale dell’intervista, tradotta in italiano, senza alcun endorsement del contenuto e senza finalità di propaganda. Lo facciamo perché chiedere un’intervista a un interlocutore scomodo e poi non diffonderne le parole solo perché sgradite solleva un tema di trasparenza: riteniamo che i lettori abbiano il diritto di conoscere anche voci controverse, per farsi una propria opinione.
Renato Mazzoncini, ad di A2a (Imagoeconomica)
L’ad Mazzoncini aggiorna il Piano Strategico 2035: investimenti per 23 miliardi, 16 per la transizione e 7 per l'economia circolare.






