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2020-06-18
Truffa migranti, indagini sulla Caritas
Padre Antonio Zanotti (Facebook)
«Prima viene la giustizia, poi viene la carità». Era una delle frasi scolpite nella pietra da don Bepo Vavassori, che a Bergamo viene considerato più di un santo, il padre e la madre di migliaia di trovatelli, colui che in un giorno del 1927 decise che «ogni bambino deve avere l'abbraccio di una mamma». A tutte le età. Su un terreno allora di periferia fondò la Città dei ragazzi, poi diventata Patronato San Vincenzo. Il luogo che allargava le braccia generose per accogliere malati, profughi, disabili, persone allo sbando, ex carcerati. L'orgoglio del cattolicesimo orobico. Il porto dove 93 anni dopo la carità viene esercitata senza derogare mai. Ma dove la Procura sostiene che il concetto di giustizia (nel senso di legalità) si sarebbe appannato.
L'inchiesta che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato sta scuotendo nel profondo Bergamo. Sotto scacco è il sistema di accoglienza, uno dei più efficienti d'Italia. Tre arrestati, 38 indagati, 80 persone coinvolte; avvisi di garanzia al Patronato, alla Caritas diocesana, alla cooperativa Ruah, pilastri del sociale sul territorio. Per molti l'accusa è associazione a delinquere per truffa, riciclaggio, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, turbativa d'asta. Un terremoto che percorre la città governata da Giorgio Gori, dove le sigle coinvolte non solo si affiancano al welfare del Comune, ma in alcuni casi lo sostituiscono.
Le indagini partono nel 2017 da un fatto di cronaca nera: un'educatrice della cooperativa sociale Rinnovamento di Fontanella subisce violenza sessuale da parte di un ospite della Sierra Leone. Il periodo è micidiale, gli sbarchi in Italia decuplicano e il governo a trazione Pd inaugura la micidiale strategia dell'accoglienza diffusa sponsorizzata da Luciana Lamorgese, allora prefetto di Milano e oggi ministro dell'Interno. In Bergamasca arrivano migliaia di profughi, i rimborsi sono ingenti, i prefetti chiedono di distribuire i migranti anche nei paesi più piccoli. I decreti Sicurezza, arrivati nel 2019 a rallentare i flussi e a disciplinare gli ingressi (ma anche ad abbattere il business) oggi sono a rischio per la forte spinta della sinistra di governo.
Indagando sul caso Fontanella, i carabinieri intercettano, sequestrano documenti e scoperchiano botole. La prima porta all'arresto di una vecchia conoscenza, il sedicente frate cappuccino Zanotti, 73 anni, colui che si definisce «un imprenditore più che un prete». Viene accusato di violenza sessuale da un ospite della casa, ora il pm Fabrizio Gaverini e gli investigatori sono convinti che lui e i suoi collaboratori Anna Maria Preceruti e Giovanni Trezzi abbiano usato i centri accoglienza come «una macchina per fare soldi».
L'inchiesta si allarga e porta alla luce ipotesi di reato anche per l'ex numero uno della Caritas di Bergamo, don Claudio Visconti, ritenuto dalla Procura promotore della presunta associazione dal 2017 al 2018. Secondo gli investigatori, il sistema consisteva nel comunicare alla prefettura la presenza di ospiti inesistenti, date di uscita diverse da quelle reali, la presenza di persone che in realtà alloggiavano altrove. Alcune firme sarebbero state contraffatte, alcune fatture sarebbero false. Tutto per moltiplicare i 35 euro. Nel settembre di due anni fa don Visconti, personaggio noto in tutta la Lombardia (è stato anche referente regionale Educazione e mondialità), lascia a sorpresa la sua creatura per Bruxelles, dove esercita come responsabile della pastorale italiana. Al suo posto viene nominato don Roberto Trussardi, oggi coinvolto per turbativa d'asta. Secondo l'accusa don Visconti, attraverso le associazioni Diakonia e Ruah, avrebbe ottenuto illecitamente 50.000 euro.
Sono iscritti al registro degli indagati anche il direttore di Ruah, Bruno Goisis, il responsabile della cooperativa Pugno Aperto, Omar Piazza. Il filone arriva fin dentro gli uffici del Comune di Bergamo, con il coinvolgimento di Elena Lazzari, funzionaria dell'assessorato ai Servizi sociali. Il Patronato San Vincenzo, fiore all'occhiello della comunità bergamasca, è toccato dalle indagini con l'accusa di sfruttamento del lavoro. Coinvolto anche il parroco don Massimo Maffioletti. C'è perfino un filone istituzionale: tre viceprefetti sono indagati per abuso d'ufficio. Un terremoto.
Ora la Lega, che in passato ha denunciato più volte l'invasione dei richiedenti asilo, chiede alla prefettura la revoca immediata in via cautelativa dei contratti e degli appalti in essere con la cooperativa guidata da padre Zanotti. La onlus Diakonia, braccio operativo della Caritas, auspica che l'indagine dimostri che «l'agire è stato svolto con trasparenza e in risposta collaborativa alle istituzioni per il bene dei migranti e della società bergamasca che si è trovata a rispondere a questa urgenza». Il ritorno alla normalità della Bergamo stremata dal virus doveva essere diverso.
La coop contro i decreti Sicurezza
Nubi dense sulla cooperativa Ruah il cui presidente, Bruno Goisis, risulta indagato. Attiva nel sociale dal 1991, questa istituzione della Bergamasca si occupa principalmente di accoglienza ai migranti attraverso centri e formazione interculturale. È una vera potenza sul territorio, la scorsa primavera lamentava come «a seguito dei tagli ministeriali a saltare fossero soprattutto i corsi di lingua italiana all'interno dei centri, le attività di sensibilizzazione, minando così l'opera di integrazione». Il calo dell'attività, spiegava, era causato da meno arrivi di stranieri «ma anche da una forte riduzione economica della quota giornaliera prevista nel rinnovo del bando di gara della Prefettura».
Nel 2017 gestiva circa 1.600 richiedenti asilo e dichiarava più di 9 milioni di euro di fatturato, con un utile di 284.000 euro. Nell'ottobre di quell'anno, la Ruah intraprese un'azione civile contro i Comuni di centrodestra di Ardesio, Capizzone, Chiuduno, Pontida e Torre Boldone perché a suo avviso «le ordinanze “anti profughi" violavano il principio di parità di trattamento e non discriminazione». Chiedeva un risarcimento di 90.000 euro, 18.000 euro per ciascun sindaco firmatario dell'ordinanza che prevedeva sanzioni per coloro che accolgono richiedenti asilo nei loro immobili, senza comunicarlo. A sostenere l'iniziativa della cooperativa c'era Asgi, l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione, che del risarcimento si prendeva 8.000 euro, il resto rimaneva alla Ruah.
Attivissima nel difendere le istanze degli stranieri, l'Asgi non nasconde che il suo «servizio antidiscriminazione è in parte sostenuto» dalla Sigrid Rausing trust (Srt), una delle tante organizzazioni finanziate da George Soros. Il magnate ungherese, attraverso la sua fondazione Open society, mantiene diverse realtà che si occupano di favorire l'accoglienza dei migranti, della difesa dei rifugiati e della promozione dei diritti delle minoranze. Tra queste, appunto, la Sigrid Rausing trust che battaglia contro le torture ma anche in difesa dei diritti Lgbt.
A fine gennaio 2018, il rapporto Lungo la rotta del Brennero presentato a Verona sulla situazione dei migranti, nasceva dalla collaborazione tra il gruppo di attivisti volontari Antenne migranti, l'Asgi e la Fondazione Alexander Langer con il palese sostegno di Open society foundations. Era sempre l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione a sostenere due anni fa che gli stranieri a bordo della nave Diciotti non potevano andare in Albania contro il loro volere «perché Tirana non è parte dell'Unione europea e il suo sistema di protezione internazionale non è conforme al sistema comune europeo di asilo».
L'Asgi, presente in Italia con diverse sezioni territoriali attive dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria, nel 2017 presentò anche i ricorsi di 24 donne immigrate escluse dall'Inps dal bonus bebè. Originarie di Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d'Avorio e Nigeria ma residenti nella Bergamasca, rivendicavano il diritto all'assegno di natalità e al loro fianco si schierò anche la Cgil di Bergamo. Ottennero gli 800 euro, poche settimane dopo anche il Tribunale di Milano diede ragione ad altre immigrate, sempre assistite da Asgi ma questa volta assieme ad Avvocati per niente (Apn) e Fondazione Piccini. «Tradotto in numeri», scrisse Il Sole 24 Ore, «si trattava di 24.500 mamme straniere», che risultarono avvantaggiate dalle sentenze contro l'Inps.
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L'indagine che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato scuote il sistema orobico dell'accoglienza. Firme e fatture false per moltiplicare i 35 euro di sussidio pubblico.Indagata nell'inchiesta bergamasca anche la Ruah, che lamentava il calo d'attività Ha fatto anche causa ai Comuni tramite un'associazione giuridica sostenuta da George Soros.Lo speciale contiene due articoli«Prima viene la giustizia, poi viene la carità». Era una delle frasi scolpite nella pietra da don Bepo Vavassori, che a Bergamo viene considerato più di un santo, il padre e la madre di migliaia di trovatelli, colui che in un giorno del 1927 decise che «ogni bambino deve avere l'abbraccio di una mamma». A tutte le età. Su un terreno allora di periferia fondò la Città dei ragazzi, poi diventata Patronato San Vincenzo. Il luogo che allargava le braccia generose per accogliere malati, profughi, disabili, persone allo sbando, ex carcerati. L'orgoglio del cattolicesimo orobico. Il porto dove 93 anni dopo la carità viene esercitata senza derogare mai. Ma dove la Procura sostiene che il concetto di giustizia (nel senso di legalità) si sarebbe appannato.L'inchiesta che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato sta scuotendo nel profondo Bergamo. Sotto scacco è il sistema di accoglienza, uno dei più efficienti d'Italia. Tre arrestati, 38 indagati, 80 persone coinvolte; avvisi di garanzia al Patronato, alla Caritas diocesana, alla cooperativa Ruah, pilastri del sociale sul territorio. Per molti l'accusa è associazione a delinquere per truffa, riciclaggio, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, turbativa d'asta. Un terremoto che percorre la città governata da Giorgio Gori, dove le sigle coinvolte non solo si affiancano al welfare del Comune, ma in alcuni casi lo sostituiscono.Le indagini partono nel 2017 da un fatto di cronaca nera: un'educatrice della cooperativa sociale Rinnovamento di Fontanella subisce violenza sessuale da parte di un ospite della Sierra Leone. Il periodo è micidiale, gli sbarchi in Italia decuplicano e il governo a trazione Pd inaugura la micidiale strategia dell'accoglienza diffusa sponsorizzata da Luciana Lamorgese, allora prefetto di Milano e oggi ministro dell'Interno. In Bergamasca arrivano migliaia di profughi, i rimborsi sono ingenti, i prefetti chiedono di distribuire i migranti anche nei paesi più piccoli. I decreti Sicurezza, arrivati nel 2019 a rallentare i flussi e a disciplinare gli ingressi (ma anche ad abbattere il business) oggi sono a rischio per la forte spinta della sinistra di governo. Indagando sul caso Fontanella, i carabinieri intercettano, sequestrano documenti e scoperchiano botole. La prima porta all'arresto di una vecchia conoscenza, il sedicente frate cappuccino Zanotti, 73 anni, colui che si definisce «un imprenditore più che un prete». Viene accusato di violenza sessuale da un ospite della casa, ora il pm Fabrizio Gaverini e gli investigatori sono convinti che lui e i suoi collaboratori Anna Maria Preceruti e Giovanni Trezzi abbiano usato i centri accoglienza come «una macchina per fare soldi». L'inchiesta si allarga e porta alla luce ipotesi di reato anche per l'ex numero uno della Caritas di Bergamo, don Claudio Visconti, ritenuto dalla Procura promotore della presunta associazione dal 2017 al 2018. Secondo gli investigatori, il sistema consisteva nel comunicare alla prefettura la presenza di ospiti inesistenti, date di uscita diverse da quelle reali, la presenza di persone che in realtà alloggiavano altrove. Alcune firme sarebbero state contraffatte, alcune fatture sarebbero false. Tutto per moltiplicare i 35 euro. Nel settembre di due anni fa don Visconti, personaggio noto in tutta la Lombardia (è stato anche referente regionale Educazione e mondialità), lascia a sorpresa la sua creatura per Bruxelles, dove esercita come responsabile della pastorale italiana. Al suo posto viene nominato don Roberto Trussardi, oggi coinvolto per turbativa d'asta. Secondo l'accusa don Visconti, attraverso le associazioni Diakonia e Ruah, avrebbe ottenuto illecitamente 50.000 euro. Sono iscritti al registro degli indagati anche il direttore di Ruah, Bruno Goisis, il responsabile della cooperativa Pugno Aperto, Omar Piazza. Il filone arriva fin dentro gli uffici del Comune di Bergamo, con il coinvolgimento di Elena Lazzari, funzionaria dell'assessorato ai Servizi sociali. Il Patronato San Vincenzo, fiore all'occhiello della comunità bergamasca, è toccato dalle indagini con l'accusa di sfruttamento del lavoro. Coinvolto anche il parroco don Massimo Maffioletti. C'è perfino un filone istituzionale: tre viceprefetti sono indagati per abuso d'ufficio. Un terremoto.Ora la Lega, che in passato ha denunciato più volte l'invasione dei richiedenti asilo, chiede alla prefettura la revoca immediata in via cautelativa dei contratti e degli appalti in essere con la cooperativa guidata da padre Zanotti. La onlus Diakonia, braccio operativo della Caritas, auspica che l'indagine dimostri che «l'agire è stato svolto con trasparenza e in risposta collaborativa alle istituzioni per il bene dei migranti e della società bergamasca che si è trovata a rispondere a questa urgenza». Il ritorno alla normalità della Bergamo stremata dal virus doveva essere diverso. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/linchiesta-che-terremota-bergamo-coinvolge-anche-una-onlus-caritas-2646193563.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-coop-contro-i-decreti-sicurezza" data-post-id="2646193563" data-published-at="1592418290" data-use-pagination="False"> La coop contro i decreti Sicurezza Nubi dense sulla cooperativa Ruah il cui presidente, Bruno Goisis, risulta indagato. Attiva nel sociale dal 1991, questa istituzione della Bergamasca si occupa principalmente di accoglienza ai migranti attraverso centri e formazione interculturale. È una vera potenza sul territorio, la scorsa primavera lamentava come «a seguito dei tagli ministeriali a saltare fossero soprattutto i corsi di lingua italiana all'interno dei centri, le attività di sensibilizzazione, minando così l'opera di integrazione». Il calo dell'attività, spiegava, era causato da meno arrivi di stranieri «ma anche da una forte riduzione economica della quota giornaliera prevista nel rinnovo del bando di gara della Prefettura». Nel 2017 gestiva circa 1.600 richiedenti asilo e dichiarava più di 9 milioni di euro di fatturato, con un utile di 284.000 euro. Nell'ottobre di quell'anno, la Ruah intraprese un'azione civile contro i Comuni di centrodestra di Ardesio, Capizzone, Chiuduno, Pontida e Torre Boldone perché a suo avviso «le ordinanze “anti profughi" violavano il principio di parità di trattamento e non discriminazione». Chiedeva un risarcimento di 90.000 euro, 18.000 euro per ciascun sindaco firmatario dell'ordinanza che prevedeva sanzioni per coloro che accolgono richiedenti asilo nei loro immobili, senza comunicarlo. A sostenere l'iniziativa della cooperativa c'era Asgi, l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione, che del risarcimento si prendeva 8.000 euro, il resto rimaneva alla Ruah. Attivissima nel difendere le istanze degli stranieri, l'Asgi non nasconde che il suo «servizio antidiscriminazione è in parte sostenuto» dalla Sigrid Rausing trust (Srt), una delle tante organizzazioni finanziate da George Soros. Il magnate ungherese, attraverso la sua fondazione Open society, mantiene diverse realtà che si occupano di favorire l'accoglienza dei migranti, della difesa dei rifugiati e della promozione dei diritti delle minoranze. Tra queste, appunto, la Sigrid Rausing trust che battaglia contro le torture ma anche in difesa dei diritti Lgbt. A fine gennaio 2018, il rapporto Lungo la rotta del Brennero presentato a Verona sulla situazione dei migranti, nasceva dalla collaborazione tra il gruppo di attivisti volontari Antenne migranti, l'Asgi e la Fondazione Alexander Langer con il palese sostegno di Open society foundations. Era sempre l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione a sostenere due anni fa che gli stranieri a bordo della nave Diciotti non potevano andare in Albania contro il loro volere «perché Tirana non è parte dell'Unione europea e il suo sistema di protezione internazionale non è conforme al sistema comune europeo di asilo». L'Asgi, presente in Italia con diverse sezioni territoriali attive dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria, nel 2017 presentò anche i ricorsi di 24 donne immigrate escluse dall'Inps dal bonus bebè. Originarie di Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d'Avorio e Nigeria ma residenti nella Bergamasca, rivendicavano il diritto all'assegno di natalità e al loro fianco si schierò anche la Cgil di Bergamo. Ottennero gli 800 euro, poche settimane dopo anche il Tribunale di Milano diede ragione ad altre immigrate, sempre assistite da Asgi ma questa volta assieme ad Avvocati per niente (Apn) e Fondazione Piccini. «Tradotto in numeri», scrisse Il Sole 24 Ore, «si trattava di 24.500 mamme straniere», che risultarono avvantaggiate dalle sentenze contro l'Inps.
L'amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa (Ansa)
Le parole di ieri dell’amministratore delegato Antonio Filosa, subentrato lo scorso maggio al dimissionario Carlos Tavares, lo riconoscono con chiarezza: «I nostri risultati riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all’interno di una gamma completa di tecnologie: elettrica, ibrida e a combustione interna».
La correzione di rotta sull’elettrico e la decisione di cambiare strategia hanno comportato un onere straordinario di 25,4 miliardi. Stellantis ha chiuso il 2025 con 153,3 miliardi di euro di ricavi, in calo del 2% rispetto all’anno prima, ma, ha detto Filosa, «nella seconda metà dell’anno abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso, grazie ai risultati iniziali delle azioni intraprese per migliorare la qualità, alla solida esecuzione dei lanci della nostra nuova ondata di prodotti e al ritorno alla crescita del fatturato». Parole che hanno sospinto in Borsa il titolo, che ha chiuso a 6,778 euro, in rialzo del 4,24% (da inizio anno il titolo ha perso il 30%, negli ultimi 12 mesi il 50%).
Intanto però il gruppo ha deciso che non ci saranno né dividendi per gli azionisti né bonus per i lavoratori, eccezion fatta per i dipendenti in Sudamerica, Nord Africa e Medio Oriente. «Questo conferma che, laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio», ha commentato la Fiom, che vede in questa decisione una conferma della «chiara volontà» di Exor, azionista di riferimento di Stellantis, di «disimpegno delle attività industriali in Italia». In una nota unitaria, Fiom, Fim, Uilm e sigle sindacali minori hanno chiesto a Stellantis di «puntare con decisione sui modelli ibridi e di allocarli in tutte le fabbriche italiane», mentre hanno invitato l’Unione europea ad «adottare i principi di neutralità tecnologica e di libertà di scelta dei consumatori, nonché abolire immediatamente il famigerato sistema delle multe».
Per i lavoratori italiani il mancato bonus, che negli scorsi anni ammontava in media a circa 2.000 euro, rappresenta un danno notevole, considerando anche che più di un dipendente su due si trova in cassa integrazione o con un contratto di solidarietà. Con in sovrappiù la beffa di aver visto premiato un anno fa Tavares, il grande sostenitore della scommessa sull’elettrico, con una buonuscita di 12 milioni di euro, che il manager portoghese ha intascato nel 2025. Ieri lo stabilimento di Pomigliano si è fermato per uno sciopero e altri scioperi sono annunciati per oggi.
Se la linea sull’elettrico è stata bruscamente rettificata dalla nuova dirigenza di Stellantis, rimane invece confermato l’approccio orientato alla stretta collaborazione con il partner cinese Leapmotor. «Quella con Leapmotor», ha sottolineato ieri Filosa, «è una partnership forte dal punto di vista commerciale, grazie alla quale abbiamo aumentato la nostra copertura del mercato ma anche una partnership tecnica che ci porta a livelli superiori in materia di elettrificazione». Una collaborazione, ha aggiunto l’amministratore delegato, che «verrà migliorata sul piano tecnologico». Molti hanno letto in queste parole una conferma alle indiscrezioni secondo cui Stellantis sarebbe intenzionata a utilizzare la tecnologia di Leapmotor per i motori elettrici dei propri marchi europei.
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Imagoeconomica
È l’ennesimo atto di un percorso a ostacoli, in cui a cominciare dai sequestri ordinati dai giudici nel 2012, sono andati in fumo, secondo stime, circa 40 miliardi di euro, in larga parte come mancato Pil e mancato export, ai quali vanno aggiunti 1,5 miliardi tra risorse versate da Invitalia in Acciaierie d’Italia e assorbite dalla cig e 4 miliardi che ArcelorMittal sostiene di aver investito nel gruppo.
Ora il pronunciamento del Tribunale di Milano, genera forti preoccupazioni anche per il negoziato in corso per la vendita al fondo Flacks, nonché sulle sorti del prestito ponte autorizzato di recente dalla Commissione europea fino a un massimo di 390 milioni.
La decisione della magistratura già ha provocato la dura e immediata reazione di due parlamentari di Fratelli d’Italia, il deputato Silvio Giovine e il senatore Matteo Gelmetti. «Questa sentenza», ha dichiarato Giovine, «mette a rischio l’industria italiana che non potrà più approvvigionarsi dagli stabilimenti Ilva e fa saltare anche il piano straordinario di manutenzione». E Gelmetti dice che «sono a rischio ben 25.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti».
Ma vediamo esattamente di cosa si tratta. Dopo la richiesta di residenti del comune di Taranto, il Tribunale civile di Milano ha ordinato, come si diceva, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo, con una decisione nella quale si parla di «rischi attuali e di pregiudizi alla salute». Il decreto allo sato non è esecutivo e lo diventerà solo se non verrà impugnato. Più precisamente il Tribunale di Milano ha disapplicato parzialmente il provvedimento che autorizza l’attività produttiva dello stabilimento, cioè l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2025. »La disapplicazione dell’Aia», scrivono i giudici, «è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni»: in sostanza dovranno essere adottate misure che modifichino in modo sostanziale alcun condizioni produttive ritenute dannose per la salute. Il decreto spiega il Tribunale, è stato emesso non solo a tutela dei ricorrenti, ma anche dei residenti a Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo stabilimento, «in applicazione di quanto previsto dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 25 giugno 2024 a cui era stata rimessa la questione».
L’ordine di sospensione dell’attività produttiva cesserà di avere effetto quando la società siderurgica avrà adempiuto agli interventi indicati dal Tribunale di Milano. L’azienda avrebbe così sei mesi di tempo per scongiurare il rischio di blocco dell’impianto. È chiaro che a questo punto emergono una serie di interrogativi e di problemi. Da un lato i tempi concessi per gli interventi necessari ad evitare la chiusura, dall’altro soprattutto l’impatto della sentenza sul negoziato con il fondo Flacks. Secondo fonti vicine al dossier, citate dall’Agi, si teme che l’investitore possa defilarsi ritenendo il nuovo quadro mutato rispetto a quello sul quale si stava trattando. «Se la vendita dovesse eventualmente saltare e l’investitore dovesse manifestare il suo disimpegno perché il contesto complessivo è cambiato, non c’è nemmeno più la condizione per il prestito autorizzato dalla Ue, che è stato concesso a fronte di una trattativa con un potenziale acquirente» osservano sempre le fonti citate dall’Agi. Inoltre, si afferma, la richiesta di riscrittura di alcune prescrizioni Aia da parte del Tribunale di Milano, ha sicuramente un impatto di maggiori costi economici che adesso andrà valutato con molta attenzione, pone limiti più severi alla produzione di acciaio, ma soprattutto cambia le regole con una gara per la vendita in corso e che è stata lanciata ai primi di agosto proprio sulla base dell’Aia autorizzata dal Mase (ministero dell’Ambiente), i cui elementi erano noti.
Intanto i sindacati sono sul piede di guerra. Il ministero del Lavoro li ha convocati per discutere la proroga della cassa integrazione straordinaria richiesta da Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, misura che riguarda 4.450 lavoratori di cui 3.800 nello stabilimento di Taranto a partire dal 1 marzo 2026 per una durata di 12 mesi. Ma i sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, hanno chiesto di essere convocati dal governo per conoscere lo stato della discussione sul futuro di Taranto e sul destino complessivo dei 20.000 dipendenti del gruppo. Lamentano di non avere avuto risposta a questa richiesta e hanno deciso di auto convocarsi a Roma, a Palazzo Chigi, il 9 marzo. Per Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, «non c’è tempo da perdere: non basta discutere soltanto di ammortizzatori sociali».
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Christine Lagarde (Ansa)
E mentre le famiglie stringono i cordoni della borsa, i conti correnti del comitato esecutivo Bce sorridono. Come emerge dal bilancio dell’istituto nel 2025, lo stipendio di Christine Lagarde è salito a 492.204 euro, in aumento del 5,6% rispetto ai 466.092 euro del 2024. Considerando che l’inflazione è stata solo del 2% la signora presidente, sempre assai rigorosa in fatto di buste paga, si è concessa un bel bonus. Un aumento difficile da spiegare soprattutto considerando che la sua retribuzione è quattro volte più alta di quella del collega Jerome Powell che guida la Fed. Ma perchè questa differenza? C’è anche da dire che l’extra-large di Christine non è un caso isolato. Tutto il consiglio direttivo della banca si è fatto un bel regalo portando a 2,3 milioni di euro il totale dei compensi. Il vice presidente Luis de Guindos si accontenta di 421.908 euro; Piero Cipollone, Frank Elderson, Philip R. Lane e Isabel Schnabel si consolano con 351.576 euro ciascuno. La morale? Quando l’inflazione non morde, si aumenta lo stipendio. Quando morde, si alza la voce. Ma qui entra in gioco un dettaglio che merita un applauso ironico. Il nome di Christine Lagarde compare anche nelle conversazioni via mail di Jeffrey Epstein. Al finanziere pedofilo un mittente oscurato la descrive con grande sintesi e grande lusinga: «Really smart lady».
Sì, proprio così. Non «capace», non «competente», ma «proprio intelligente». E se qualcuno stava pensando a un complimento innocuo, aggiungiamo un contesto. Nelle mail di Peter Mandelson, esponente di punta del Partito laburista britannico finito in galera proprio per via dei su antichi rapporti con Epstein, il nome della Lagarde compare nella cabina di regia, insieme a Trichet e Sarkozy del cosiddetto «massacro della Grecia» del 2010. All’epoca era ministro dell’Economia in Francia. Poi, come direttore generale del Fmi, non ha certo brillato per interventi risolutivi. Eppure, il suo stipendio sale e il mondo guarda, tra ironia e incredulità, come se il tempo e i conti pubblici fossero concetti marginali rispetto al potere e alla reputazione.
Ah la Grecia. Nella sua mail di tanti anni fa Mandelson lo spiega senza mezzi termini: gli eurofans non si occupano per niente delle sofferenze della popolazione. Certi atteggiamenti non sembrano essere cambiati. Le «elite» guardano solo il loro ombelico.
«Avanti tutta», dice Lagarde, con il suo aumento del 5,6% appena approvato. La stabilità, per lei, significa crescita dei conti correnti del comitato esecutivo e continuità del proprio stipendio, mentre le famiglie contano ogni centesimo al supermercato e gli scaffali si svuotano. Un binomio perfetto tra realtà e percezione: l’inflazione «misurata» può scendere, quella «vissuta» resta in aumento.
E i file di Epstein? Non sono solo curiosità, ma un vero sigillo di intelligenza - almeno secondo il criminale che si ammantava di buone intenzioni e ospitava i potenti del mondo. «Really smart lady». Sì, ma mentre il mondo contava euro e debiti, Epstein annotava giudizi personali, che oggi risuonano quasi come una vignetta satirica in versione «noir» sulla politica europea.
Se i file di Epstein aggiungono ironia, le mail di Peter Mandelson aggiungono dramma. Lagarde, insieme a Trichet e Sarkozy, viene citata come regista del disastro greco. Un sipario tragico tra obbligazioni, piani fiscali e mercati pronti a scatenare il panico. Non solo numeri: responsabilità politica, scelte strategiche, effetti sul continente. Il tutto mentre il presidente della Bce aumenta il suo stipendio e sorride davanti alle telecamere, incurante di chi paga le conseguenze.
I cittadini europei vivono la spesa quotidiana come un campo minato: latte, pane, pasta, carne, tutto più caro di ieri. La presidente della Bce spiega che l’inflazione è diminuita, ma la percezione resta alta. È il paradosso della politica monetaria: misurata e vissuta non coincidono mai. E mentre le famiglie sospirano, Lagarde firma il proprio aumento e guarda avanti, con l’aria di chi sa di essere davvero intelligente
Così Christine Lagarde avanza sul palcoscenico europeo: stipendio in crescita, famiglie in difficoltà, Grecia al centro del dramma, file di Epstein e mail di Mandelson a testimoniare un ruolo da protagonista, silenziosa e potente. E il mondo osserva, tra ironia, incredulità e un po’ di sbalordimento: perché nella finanza internazionale, come in una commedia tragica, ci sono eroi, cattivi, spettatori e, naturalmente, «really smart ladies».
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