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2020-06-18
Truffa migranti, indagini sulla Caritas
Padre Antonio Zanotti (Facebook)
«Prima viene la giustizia, poi viene la carità». Era una delle frasi scolpite nella pietra da don Bepo Vavassori, che a Bergamo viene considerato più di un santo, il padre e la madre di migliaia di trovatelli, colui che in un giorno del 1927 decise che «ogni bambino deve avere l'abbraccio di una mamma». A tutte le età. Su un terreno allora di periferia fondò la Città dei ragazzi, poi diventata Patronato San Vincenzo. Il luogo che allargava le braccia generose per accogliere malati, profughi, disabili, persone allo sbando, ex carcerati. L'orgoglio del cattolicesimo orobico. Il porto dove 93 anni dopo la carità viene esercitata senza derogare mai. Ma dove la Procura sostiene che il concetto di giustizia (nel senso di legalità) si sarebbe appannato.
L'inchiesta che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato sta scuotendo nel profondo Bergamo. Sotto scacco è il sistema di accoglienza, uno dei più efficienti d'Italia. Tre arrestati, 38 indagati, 80 persone coinvolte; avvisi di garanzia al Patronato, alla Caritas diocesana, alla cooperativa Ruah, pilastri del sociale sul territorio. Per molti l'accusa è associazione a delinquere per truffa, riciclaggio, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, turbativa d'asta. Un terremoto che percorre la città governata da Giorgio Gori, dove le sigle coinvolte non solo si affiancano al welfare del Comune, ma in alcuni casi lo sostituiscono.
Le indagini partono nel 2017 da un fatto di cronaca nera: un'educatrice della cooperativa sociale Rinnovamento di Fontanella subisce violenza sessuale da parte di un ospite della Sierra Leone. Il periodo è micidiale, gli sbarchi in Italia decuplicano e il governo a trazione Pd inaugura la micidiale strategia dell'accoglienza diffusa sponsorizzata da Luciana Lamorgese, allora prefetto di Milano e oggi ministro dell'Interno. In Bergamasca arrivano migliaia di profughi, i rimborsi sono ingenti, i prefetti chiedono di distribuire i migranti anche nei paesi più piccoli. I decreti Sicurezza, arrivati nel 2019 a rallentare i flussi e a disciplinare gli ingressi (ma anche ad abbattere il business) oggi sono a rischio per la forte spinta della sinistra di governo.
Indagando sul caso Fontanella, i carabinieri intercettano, sequestrano documenti e scoperchiano botole. La prima porta all'arresto di una vecchia conoscenza, il sedicente frate cappuccino Zanotti, 73 anni, colui che si definisce «un imprenditore più che un prete». Viene accusato di violenza sessuale da un ospite della casa, ora il pm Fabrizio Gaverini e gli investigatori sono convinti che lui e i suoi collaboratori Anna Maria Preceruti e Giovanni Trezzi abbiano usato i centri accoglienza come «una macchina per fare soldi».
L'inchiesta si allarga e porta alla luce ipotesi di reato anche per l'ex numero uno della Caritas di Bergamo, don Claudio Visconti, ritenuto dalla Procura promotore della presunta associazione dal 2017 al 2018. Secondo gli investigatori, il sistema consisteva nel comunicare alla prefettura la presenza di ospiti inesistenti, date di uscita diverse da quelle reali, la presenza di persone che in realtà alloggiavano altrove. Alcune firme sarebbero state contraffatte, alcune fatture sarebbero false. Tutto per moltiplicare i 35 euro. Nel settembre di due anni fa don Visconti, personaggio noto in tutta la Lombardia (è stato anche referente regionale Educazione e mondialità), lascia a sorpresa la sua creatura per Bruxelles, dove esercita come responsabile della pastorale italiana. Al suo posto viene nominato don Roberto Trussardi, oggi coinvolto per turbativa d'asta. Secondo l'accusa don Visconti, attraverso le associazioni Diakonia e Ruah, avrebbe ottenuto illecitamente 50.000 euro.
Sono iscritti al registro degli indagati anche il direttore di Ruah, Bruno Goisis, il responsabile della cooperativa Pugno Aperto, Omar Piazza. Il filone arriva fin dentro gli uffici del Comune di Bergamo, con il coinvolgimento di Elena Lazzari, funzionaria dell'assessorato ai Servizi sociali. Il Patronato San Vincenzo, fiore all'occhiello della comunità bergamasca, è toccato dalle indagini con l'accusa di sfruttamento del lavoro. Coinvolto anche il parroco don Massimo Maffioletti. C'è perfino un filone istituzionale: tre viceprefetti sono indagati per abuso d'ufficio. Un terremoto.
Ora la Lega, che in passato ha denunciato più volte l'invasione dei richiedenti asilo, chiede alla prefettura la revoca immediata in via cautelativa dei contratti e degli appalti in essere con la cooperativa guidata da padre Zanotti. La onlus Diakonia, braccio operativo della Caritas, auspica che l'indagine dimostri che «l'agire è stato svolto con trasparenza e in risposta collaborativa alle istituzioni per il bene dei migranti e della società bergamasca che si è trovata a rispondere a questa urgenza». Il ritorno alla normalità della Bergamo stremata dal virus doveva essere diverso.
La coop contro i decreti Sicurezza
Nubi dense sulla cooperativa Ruah il cui presidente, Bruno Goisis, risulta indagato. Attiva nel sociale dal 1991, questa istituzione della Bergamasca si occupa principalmente di accoglienza ai migranti attraverso centri e formazione interculturale. È una vera potenza sul territorio, la scorsa primavera lamentava come «a seguito dei tagli ministeriali a saltare fossero soprattutto i corsi di lingua italiana all'interno dei centri, le attività di sensibilizzazione, minando così l'opera di integrazione». Il calo dell'attività, spiegava, era causato da meno arrivi di stranieri «ma anche da una forte riduzione economica della quota giornaliera prevista nel rinnovo del bando di gara della Prefettura».
Nel 2017 gestiva circa 1.600 richiedenti asilo e dichiarava più di 9 milioni di euro di fatturato, con un utile di 284.000 euro. Nell'ottobre di quell'anno, la Ruah intraprese un'azione civile contro i Comuni di centrodestra di Ardesio, Capizzone, Chiuduno, Pontida e Torre Boldone perché a suo avviso «le ordinanze “anti profughi" violavano il principio di parità di trattamento e non discriminazione». Chiedeva un risarcimento di 90.000 euro, 18.000 euro per ciascun sindaco firmatario dell'ordinanza che prevedeva sanzioni per coloro che accolgono richiedenti asilo nei loro immobili, senza comunicarlo. A sostenere l'iniziativa della cooperativa c'era Asgi, l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione, che del risarcimento si prendeva 8.000 euro, il resto rimaneva alla Ruah.
Attivissima nel difendere le istanze degli stranieri, l'Asgi non nasconde che il suo «servizio antidiscriminazione è in parte sostenuto» dalla Sigrid Rausing trust (Srt), una delle tante organizzazioni finanziate da George Soros. Il magnate ungherese, attraverso la sua fondazione Open society, mantiene diverse realtà che si occupano di favorire l'accoglienza dei migranti, della difesa dei rifugiati e della promozione dei diritti delle minoranze. Tra queste, appunto, la Sigrid Rausing trust che battaglia contro le torture ma anche in difesa dei diritti Lgbt.
A fine gennaio 2018, il rapporto Lungo la rotta del Brennero presentato a Verona sulla situazione dei migranti, nasceva dalla collaborazione tra il gruppo di attivisti volontari Antenne migranti, l'Asgi e la Fondazione Alexander Langer con il palese sostegno di Open society foundations. Era sempre l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione a sostenere due anni fa che gli stranieri a bordo della nave Diciotti non potevano andare in Albania contro il loro volere «perché Tirana non è parte dell'Unione europea e il suo sistema di protezione internazionale non è conforme al sistema comune europeo di asilo».
L'Asgi, presente in Italia con diverse sezioni territoriali attive dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria, nel 2017 presentò anche i ricorsi di 24 donne immigrate escluse dall'Inps dal bonus bebè. Originarie di Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d'Avorio e Nigeria ma residenti nella Bergamasca, rivendicavano il diritto all'assegno di natalità e al loro fianco si schierò anche la Cgil di Bergamo. Ottennero gli 800 euro, poche settimane dopo anche il Tribunale di Milano diede ragione ad altre immigrate, sempre assistite da Asgi ma questa volta assieme ad Avvocati per niente (Apn) e Fondazione Piccini. «Tradotto in numeri», scrisse Il Sole 24 Ore, «si trattava di 24.500 mamme straniere», che risultarono avvantaggiate dalle sentenze contro l'Inps.
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L'indagine che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato scuote il sistema orobico dell'accoglienza. Firme e fatture false per moltiplicare i 35 euro di sussidio pubblico.Indagata nell'inchiesta bergamasca anche la Ruah, che lamentava il calo d'attività Ha fatto anche causa ai Comuni tramite un'associazione giuridica sostenuta da George Soros.Lo speciale contiene due articoli«Prima viene la giustizia, poi viene la carità». Era una delle frasi scolpite nella pietra da don Bepo Vavassori, che a Bergamo viene considerato più di un santo, il padre e la madre di migliaia di trovatelli, colui che in un giorno del 1927 decise che «ogni bambino deve avere l'abbraccio di una mamma». A tutte le età. Su un terreno allora di periferia fondò la Città dei ragazzi, poi diventata Patronato San Vincenzo. Il luogo che allargava le braccia generose per accogliere malati, profughi, disabili, persone allo sbando, ex carcerati. L'orgoglio del cattolicesimo orobico. Il porto dove 93 anni dopo la carità viene esercitata senza derogare mai. Ma dove la Procura sostiene che il concetto di giustizia (nel senso di legalità) si sarebbe appannato.L'inchiesta che ha portato ai domiciliari padre Antonio Zanotti e due suoi collaboratori per truffa ai danni dello Stato sta scuotendo nel profondo Bergamo. Sotto scacco è il sistema di accoglienza, uno dei più efficienti d'Italia. Tre arrestati, 38 indagati, 80 persone coinvolte; avvisi di garanzia al Patronato, alla Caritas diocesana, alla cooperativa Ruah, pilastri del sociale sul territorio. Per molti l'accusa è associazione a delinquere per truffa, riciclaggio, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, turbativa d'asta. Un terremoto che percorre la città governata da Giorgio Gori, dove le sigle coinvolte non solo si affiancano al welfare del Comune, ma in alcuni casi lo sostituiscono.Le indagini partono nel 2017 da un fatto di cronaca nera: un'educatrice della cooperativa sociale Rinnovamento di Fontanella subisce violenza sessuale da parte di un ospite della Sierra Leone. Il periodo è micidiale, gli sbarchi in Italia decuplicano e il governo a trazione Pd inaugura la micidiale strategia dell'accoglienza diffusa sponsorizzata da Luciana Lamorgese, allora prefetto di Milano e oggi ministro dell'Interno. In Bergamasca arrivano migliaia di profughi, i rimborsi sono ingenti, i prefetti chiedono di distribuire i migranti anche nei paesi più piccoli. I decreti Sicurezza, arrivati nel 2019 a rallentare i flussi e a disciplinare gli ingressi (ma anche ad abbattere il business) oggi sono a rischio per la forte spinta della sinistra di governo. Indagando sul caso Fontanella, i carabinieri intercettano, sequestrano documenti e scoperchiano botole. La prima porta all'arresto di una vecchia conoscenza, il sedicente frate cappuccino Zanotti, 73 anni, colui che si definisce «un imprenditore più che un prete». Viene accusato di violenza sessuale da un ospite della casa, ora il pm Fabrizio Gaverini e gli investigatori sono convinti che lui e i suoi collaboratori Anna Maria Preceruti e Giovanni Trezzi abbiano usato i centri accoglienza come «una macchina per fare soldi». L'inchiesta si allarga e porta alla luce ipotesi di reato anche per l'ex numero uno della Caritas di Bergamo, don Claudio Visconti, ritenuto dalla Procura promotore della presunta associazione dal 2017 al 2018. Secondo gli investigatori, il sistema consisteva nel comunicare alla prefettura la presenza di ospiti inesistenti, date di uscita diverse da quelle reali, la presenza di persone che in realtà alloggiavano altrove. Alcune firme sarebbero state contraffatte, alcune fatture sarebbero false. Tutto per moltiplicare i 35 euro. Nel settembre di due anni fa don Visconti, personaggio noto in tutta la Lombardia (è stato anche referente regionale Educazione e mondialità), lascia a sorpresa la sua creatura per Bruxelles, dove esercita come responsabile della pastorale italiana. Al suo posto viene nominato don Roberto Trussardi, oggi coinvolto per turbativa d'asta. Secondo l'accusa don Visconti, attraverso le associazioni Diakonia e Ruah, avrebbe ottenuto illecitamente 50.000 euro. Sono iscritti al registro degli indagati anche il direttore di Ruah, Bruno Goisis, il responsabile della cooperativa Pugno Aperto, Omar Piazza. Il filone arriva fin dentro gli uffici del Comune di Bergamo, con il coinvolgimento di Elena Lazzari, funzionaria dell'assessorato ai Servizi sociali. Il Patronato San Vincenzo, fiore all'occhiello della comunità bergamasca, è toccato dalle indagini con l'accusa di sfruttamento del lavoro. Coinvolto anche il parroco don Massimo Maffioletti. C'è perfino un filone istituzionale: tre viceprefetti sono indagati per abuso d'ufficio. Un terremoto.Ora la Lega, che in passato ha denunciato più volte l'invasione dei richiedenti asilo, chiede alla prefettura la revoca immediata in via cautelativa dei contratti e degli appalti in essere con la cooperativa guidata da padre Zanotti. La onlus Diakonia, braccio operativo della Caritas, auspica che l'indagine dimostri che «l'agire è stato svolto con trasparenza e in risposta collaborativa alle istituzioni per il bene dei migranti e della società bergamasca che si è trovata a rispondere a questa urgenza». Il ritorno alla normalità della Bergamo stremata dal virus doveva essere diverso. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/linchiesta-che-terremota-bergamo-coinvolge-anche-una-onlus-caritas-2646193563.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-coop-contro-i-decreti-sicurezza" data-post-id="2646193563" data-published-at="1592418290" data-use-pagination="False"> La coop contro i decreti Sicurezza Nubi dense sulla cooperativa Ruah il cui presidente, Bruno Goisis, risulta indagato. Attiva nel sociale dal 1991, questa istituzione della Bergamasca si occupa principalmente di accoglienza ai migranti attraverso centri e formazione interculturale. È una vera potenza sul territorio, la scorsa primavera lamentava come «a seguito dei tagli ministeriali a saltare fossero soprattutto i corsi di lingua italiana all'interno dei centri, le attività di sensibilizzazione, minando così l'opera di integrazione». Il calo dell'attività, spiegava, era causato da meno arrivi di stranieri «ma anche da una forte riduzione economica della quota giornaliera prevista nel rinnovo del bando di gara della Prefettura». Nel 2017 gestiva circa 1.600 richiedenti asilo e dichiarava più di 9 milioni di euro di fatturato, con un utile di 284.000 euro. Nell'ottobre di quell'anno, la Ruah intraprese un'azione civile contro i Comuni di centrodestra di Ardesio, Capizzone, Chiuduno, Pontida e Torre Boldone perché a suo avviso «le ordinanze “anti profughi" violavano il principio di parità di trattamento e non discriminazione». Chiedeva un risarcimento di 90.000 euro, 18.000 euro per ciascun sindaco firmatario dell'ordinanza che prevedeva sanzioni per coloro che accolgono richiedenti asilo nei loro immobili, senza comunicarlo. A sostenere l'iniziativa della cooperativa c'era Asgi, l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione, che del risarcimento si prendeva 8.000 euro, il resto rimaneva alla Ruah. Attivissima nel difendere le istanze degli stranieri, l'Asgi non nasconde che il suo «servizio antidiscriminazione è in parte sostenuto» dalla Sigrid Rausing trust (Srt), una delle tante organizzazioni finanziate da George Soros. Il magnate ungherese, attraverso la sua fondazione Open society, mantiene diverse realtà che si occupano di favorire l'accoglienza dei migranti, della difesa dei rifugiati e della promozione dei diritti delle minoranze. Tra queste, appunto, la Sigrid Rausing trust che battaglia contro le torture ma anche in difesa dei diritti Lgbt. A fine gennaio 2018, il rapporto Lungo la rotta del Brennero presentato a Verona sulla situazione dei migranti, nasceva dalla collaborazione tra il gruppo di attivisti volontari Antenne migranti, l'Asgi e la Fondazione Alexander Langer con il palese sostegno di Open society foundations. Era sempre l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione a sostenere due anni fa che gli stranieri a bordo della nave Diciotti non potevano andare in Albania contro il loro volere «perché Tirana non è parte dell'Unione europea e il suo sistema di protezione internazionale non è conforme al sistema comune europeo di asilo». L'Asgi, presente in Italia con diverse sezioni territoriali attive dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria, nel 2017 presentò anche i ricorsi di 24 donne immigrate escluse dall'Inps dal bonus bebè. Originarie di Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d'Avorio e Nigeria ma residenti nella Bergamasca, rivendicavano il diritto all'assegno di natalità e al loro fianco si schierò anche la Cgil di Bergamo. Ottennero gli 800 euro, poche settimane dopo anche il Tribunale di Milano diede ragione ad altre immigrate, sempre assistite da Asgi ma questa volta assieme ad Avvocati per niente (Apn) e Fondazione Piccini. «Tradotto in numeri», scrisse Il Sole 24 Ore, «si trattava di 24.500 mamme straniere», che risultarono avvantaggiate dalle sentenze contro l'Inps.
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham (Ansa)
Le poche testate riportanti la notizia hanno scritto che le sue condizioni di salute «non sarebbero preoccupanti. Si tratterebbe, infatti, di una sindrome stagionale». Ma la versione dei media è diversa da quanto riportato ieri su Facebook da Marina Terragni, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha seguito fin dall’inizio la storia dei tre figli minori di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, affidati ai servizi sociali per divergenze sullo stile di vita scelto dai genitori: «Una dei bambini del bosco è ricoverata in ospedale da domenica per crisi respiratoria. La mamma non è con lei», ha riferito Terragni.
Le poche notizie che sono filtrate sull’ultimo episodio della vicenda, che somiglia sempre più a un film dell’orrore, raccontano che nella serata di sabato la bambina si è sentita male e ha avuto problemi di respirazione, di natura clinica (bronchite acuta), probabilmente aggravati anche dall’ansia di vivere lontana dai genitori che l’hanno accudita fin dalla nascita. Gli addetti della casa-famiglia, dove i bambini sono stati collocati dopo essere stati strappati alla famiglia, a novembre dello scorso anno, hanno portato la bambina in ospedale, dove è tuttora ricoverata e dove rimarrà fino a venerdì, per un totale di quasi una settimana di degenza. Hanno quindi provato a chiamare il padre, il cui telefono cellulare è risultato staccato, ma non hanno avvisato la madre dei tre piccoli, Catherine: come se non esistesse. I genitori sono dunque venuti a conoscenza delle condizioni della figlia molte ore dopo l’accaduto, riuscendo a raggiungere l’ospedale e vedere la figlia soltanto il giorno dopo. Inoltre, la visita alla piccola di 7 anni è avvenuta in presenza di un assistente che ha «monitorato» l’incontro.
Una vicenda sempre più raccapricciante, su cui ha voluto dire la sua anche Alessandra De Febis, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo. «Ho fatto personalmente visita alla bambina lunedì mattina. Il ricovero è stato disposto in via meramente precauzionale, di concerto tra il reparto che ha in cura la minore e la pediatra di riferimento. I genitori sono stati informati tempestivamente (sic!) ed entrambi hanno fatto regolarmente visita alla piccola sia ieri che oggi. La situazione è sotto controllo e, non appena le condizioni lo consentiranno, la bambina sarà dimessa».
Per quanto le parole di De Febis tendano a sminuire la portata degli ultimi avvenimenti, il caso non può non sollevare interrogativi sulla gestione e la tutela dei minori coinvolti. Il Garante abruzzese, appellandosi al «principio di riservatezza», ha sottolineato di essere suo malgrado «costretta» a fornire precisazioni sul ricovero della piccola. «Nel prendere atto con amarezza come continuino a essere posti sotto i riflettori dei minori che meritano la dovuta riservatezza, prevista prima di tutto dall’etica e poi dalla legge», afferma, «sono a sottolineare che il Garante dell’infanzia ha come principale compito quello di garantire la difesa dei diritti dei minori, tra cui c’è certamente il diritto alla riservatezza». Che evidentemente, per De Febis, viene prima del benessere e della serenità dei bambini, che da novembre 2025 non hanno più una famiglia. Non è la prima volta, inoltre, che in nome della riservatezza vengono sottaciute le reali condizioni di salute dei piccoli Trevallion, sottratti ormai da sei mesi ai genitori accusati di avere uno «stile di vita» non conforme agli standard educativi (vivere nei boschi, homeschooling). A fine aprile era infatti già stato diffuso un audio, ripreso anche dalla Verità, che rivelava dettagli agghiaccianti su un fatto avvenuto mesi prima, quando alla mamma dei tre bambini era ancora consentito di vivere presso la casa-famiglia di Vasto dov’erano i figli, da cui è stata poi allontanata. Una notte, uno dei tre bambini aveva cominciato a piangere e urlare, disperato. Le sue grida angoscianti avevano raggiunto la madre, che con dolcezza era riuscita a calmare il bambino. Una madre che oggi è accusata di «incapacità genitoriale».
Le polemiche sul caso, dunque, continuano a rimanere accese. Il caso della famiglia non è più soltanto una vicenda giudiziaria ma uno scontro frontale fra il potere dello Stato e la libertà di scelta educativa delle famiglie. La distruzione della famiglia Trevallion rappresenta un pericoloso precedente che ha messo ufficialmente in discussione il diritto fondamentale di ogni genitore di educare i propri figli al di fuori degli schemi convenzionali. Le istituzioni hanno interpretato la diversità familiare di Nathan e Catherine come «inadeguatezza», trasformando la mancanza di una caldaia o di una certificazione burocratica per l’home schooling in una motivazione sufficiente per distruggere un nucleo familiare. E a farne le spese sono tre bambini innocenti.
La Lega, con un pool di legali, sta seguendo con massima attenzione la vicenda. «C’è grande preoccupazione per lo stato di salute fisico e psicologico dei tre bimbi da mesi strappati all’amore di mamma e papà, con addirittura notizie di un ricovero ospedaliero per uno dei minori», la nota del Carroccio. «La situazione è così grave da non far escludere ogni iniziativa giuridicamente possibile nei confronti di coloro che sono responsabili di un inspiegabile accanimento ai danni di questa famiglia».
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