Dal sole di Sorrento a Hollywood. Limoncello, un liquore che sa d’Italia

Il nome del nostro bel liquore giallo come il sole ha una storia articolata. Limoncello è vezzeggiativo per limone e al principio, probabilmente, si usava per definire dei limoni più piccoli di quelli italiani. Era un sinonimo di limoncino, il diminutivo, usato con lo stesso scopo. Per il Dizionario Italiano Sabatini Coletti, le origini della parola risalgono al XIV secolo e il Vocabulario De Las Dos Lenguas Toscana y Castellana di Cristobal Las Casas, stilato nel 1590, la registra. Il termine limoncello inizia a definire il liquore al limone che conosciamo oggi o un suo prototipo già nel XVII secolo. Scrive il medico, e accademico della Crusca, Francesco Redi, nel ditirambo Bacco in Toscana: «Da mia masnada / Lungi sen vada /Ogni bigoncia, /Che d’acqua acconcia /Colma si sta: / L’acqua cedrata / Di Limoncello, / Sia sbandeggiata / Dal nostro ostello: / De’ gelsomini / Non faccio bevande, / Ma tesso ghirlande / Su questi miei crini». Ancora oggi l’espressione «acqua di» in campo merceologico alimentare indica più spesso un liquore che non un infuso non alcolico. Oggi, però, l’acqua di cedro è un liquore di cedro, mentre il limoncello è - per dirla all’antica, una «acqua di limone», ossia un liquore di limoni.
Pare che le prime attestazioni del nome limoncello come liquore siano del secolo scorso. Molti si domandano, poi, se ci sia una differenza tra i liquori di nome limoncino e limoncello. Come in passato, limoncello è sinonimo di limoncino e viceversa. Va detto che alcuni produttori hanno chiamato limoncino il proprio liquore (è un nome commerciale come, per esempio, Kinder Bueno per dire «barretta di wafer ripieno di crema spalmabile alla nocciola e cacao e nocciole intere») e poi specificano sotto al nome limoncino, che riporta accanto il simbolo del marchio registrato, la tipologia: limoncello. Ci sono rari casi in cui il limoncino o il limoncello sono anche addizionati di altri liquori, come la grappa. Ma in linea di massima, insomma, il limoncello è unico in tutti i sensi. Unico in quanto delizioso liquore al limone, unico perché alla fine, a prescindere da come lo si voglia battezzare o declinare, sempre figlio della stessa matrice è.
Il limoncello più noto è sicuramente la bevanda spiritosa con indicazione geografica «Liquore di limone di Sorrento», il cui disciplinare impone l’uso del solo «Limone di Sorrento» che si produce in parte dei territori dei Comuni di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Massa Lubrense, Capri e Anacapri.
Sempre da disciplinare di produzione, deve avere titolo alcolometrico volumico non inferiore a 30% vol., concentrazione di zucchero (totale zuccheri espressi come invertito) non inferiore a 200 g/litro e non superiore a 350 g/litro, rapporto ponderale minimo, garantito e menzionato in etichetta tra gli ingredienti, equivalente ad almeno 250 g di frutto intero di Limone di Sorrento Igp per litro di liquore.
Delle bucce dei limoni di Sorrento si prende il solo flavedo (ovvero la parte gialla, il modo migliore è prenderla con un pelapatate) e si mette in infusione almeno 48 ore. Ci porta a Capri anche il Limoncello di Capri, marchio registrato nel 1988 da Massimo Canale con la ricetta del limoncello della nonna Vincenza Canale, pioniera dell’attività alberghiera e proprietaria dell’ormai celebre pensione Mariantonia, che fu a inizio del XX secolo la prima a diffondere tra i propri ospiti il consumo del limonillo (è il diminutivo di limone in dialetto) da lei stessa preparato. Il limoncello che producono ancora oggi gli eredi di Vincenza viene realizzato con la sua ricetta e limoni di Sorrento Igp.
C’è poi il limoncello... americano! Non si tratta di un caso di furto di nome di prodotto, come è per le imitazioni a stelle e strisce dei nostri formaggi (un esempio su tutti, il parmesan), venduti a clienti statunitensi innamorati del cibo italiano. Qui abbiamo una vicenda commerciale da una parte «comica», dall’altra assai rispettosa dell’origine del limoncello della Costiera Sorrentina. L’attore statunitense Danny De Vito è stato colui che ha fatto conoscere maggiormente il limoncello negli Stati Uniti. Ospite allo show televisivo The View il 29 novembre 2006, l’attore disse che era un po’ brillo perché aveva consumato limoncello con l’amico George Clooney. «Sapevo che erano gli ultimi sette limoncello che mi avrebbero preso!». Poi il 30 aprile 2007 ha annunciato il lancio del suo limoncello, Danny Devito’s Premium Original Limoncello Liqueur, preparato rigorosamente con limoni di Sorrento non trattati.
Ci sono poi i limoncelli siciliani e in generale i limoncelli di tutta Italia perché ovunque ci sia un italiano con un albero di limone di proprietà, è possibile che costui prepari il proprio limoncello. Farlo in casa non è difficile, seguiamo le istruzioni del sito sorrentoinfo.it. Ingredienti: 8 limoni Igp di Sorrento, 1 litro di alcool alimentare per liquori a 95°, 1 litro di acqua, 700 grammi di zucchero.
Procedimento. Lavate i Limoni Igp di Sorrento sotto acqua corrente e spazzolate accuratamente. Sbucciate i Limoni di Sorrento in modo da utilizzare la sola buccia. Ponete in una brocca 700 cl di alcool. Inserite le bucce di Limone nell’alcool e lasciate riposare per un mese in un luogo buio e asciutto. Dopo il mese di riposo riprendete la brocca con l’alcool che avrà, intanto, acquistato un colore giallo paglierino. Ponete un pentolino sul fuoco con l’acqua e lo zucchero senza portare a ebollizione. Lasciate raffreddare lo sciroppo di zucchero ottenuto, poi versate all’interno della brocca con l’alcool e aggiungete altri 300 cl di alcool. Dopo ulteriori quaranta giorni di riposo in un luogo buio ed asciutto, prendete la brocca, filtrate l’alcool in modo da eliminare le bucce di limone e imbottigliate. Un nostro consiglio: per un limoncello meno alcolico usare 1,1 litri di acqua e non uno.
Si potrebbe pensare che il limoncello sia un liquore fatto col succo del limone, con le bucce intere, ma è preparato con la sola parte gialla, quella più esterna, il flavedo, della buccia che, negli agrumi, lo ricordiamo, è costituita da uno strato più esterno e sottile e uno più interno e spugnoso, l’albedo. L’albedo del limone ha molte proprietà benefiche per la salute, è ricco di bioflavonoidi, vitamine, fibre e pectina e perciò ritroviamo l’albedo, non solo di limone, anche di arancia, nelle marmellate, perché grazie alla sua pectina aiuta ad addensarle. Il suo sapore però è amarognolo e quindi bisogna fare molta attenzione a lasciar fuori l’albedo dalla nostra infusione alcolica e inserirci solo il flavedo, ricco di oli essenziali e aromi che danno al limone il suo profumo e sapore così inebriante e, tramite l’infusione alcolica, passano anche al limoncello.
Non bisogna esagerare nel bere limoncello. La gradazione alcolica è la quantità in grammi di alcol presente in un litro in percentuale: un bicchiere di vino (125 ml) di 12 gradi ha 11,85 grammi di alcol; una lattina di birra da 330 ml di 4,5 gradi ha 11,73 grammi di alcol; un bicchierino da 40 ml di superalcolico di 40 gradi, come è per il limoncello che di solito ha una gradazione tra 30 e 50 gradi, ha 12,64 grammi di alcol. Si esprime la quantità di alcol anche in unità alcoliche: 1 unità di alcol corrisponde a 12 grammi. La quantità alcolica giornaliera moderata corrisponde a 2-3 unità alcoliche (36 grammi) per l’uomo e non oltre le 1-2 unità alcoliche (24 grammi) per la donna (e non più di 1 unità, cioè 12 grammi, nel soggetto anziano). Si tratta di 2/3 bicchieri di vino da 125 ml oppure 2/3 lattine di birra da 330 ml oppure 2/3 bicchierini di superalcolico da 40 ml al giorno. Altro elemento da tenere in considerazione è che nell’organismo l’alcol viene metabolizzato da diversi sistemi enzimatici (specie nel fegato) ed eliminato con le urine, il sudore e con il respiro. L’alcol che si ingerisce viene assorbito dallo stomaco e dall’intestino tenue e poi entra nel sangue. Il suo assorbimento è maggiore e più rapido se ingerito a digiuno, minore e più lento durante o dopo i pasti. Ecco perché il digestivo post pasto come è il limoncello è una concessione alcolica che fa meno danni che consumata a digiuno.
Il più importante effetto del limoncello è quello di aiutare e stimolare la digestione, grazie agli estratti dalla buccia del limone che aiutano in primo luogo a sgrassare la bocca, poi a digerire meglio. Altra nota positiva del limoncello è che il limone, non essendo cotto, mantiene intatta la vitamina C, che sarebbe termolabile e che ha importanti proprietà antiossidanti e stimolanti del sistema immunitario, anche in caso di raffreddamento. Sempre grazie al limone, disseta e rinfresca.
Una curiosità: esiste una bottiglia di limoncello che costa 32 milioni di euro. In cima alla lista stilata da Drinks Business delle bevande alcoliche più costose del 2025 c’è proprio questa bottiglia, prodotta in due soli esemplari dalla distilleria campana Russo, che ha fatto progettare a Stuart Hughes, proprietario del Goldstriker International, le bottiglie di D’Amalfi Limoncello Supreme con 3 diamanti a taglio singolo per un totale di 13 carati incastonati sul collo della bottiglia e, sul corpo, un diamante a taglio singolo da 18,5 carati.






