Persone sequestrate, navi bloccate: torna a circolare il virus della paura

Dunque funziona così: c’è un turista inglese che va a zonzo per Milano, fotografa il Duomo, fa un salto al Cenacolo, magari gironzola fra piazza della Scala e via Montenapoleone.
E poi quando a sera torna nel B&b che lo ospita trova la polizia sanitaria che lo interroga: «Lei per caso il 25 aprile era sul volo Sant’Elena-Johannesburg?». Immaginiamo l’imbarazzo del poveretto: «Sì, che c’è di male?». Chissà cosa gli sarà passato nella testa. «Forse in Italia è reato non aver partecipato al corteo dell’Anpi per la festa della Liberazione?», si sarà chiesto. «Nel caso me ne scuso». Ma la polizia sanitaria non ha voglia di scherzare: «Lei il 25 aprile era sul volo Sant’Elena-Johannesburg in cui c’era una contagiata dell’Hantavirus. Dunque ci deve seguire». Così l’hanno prelevato, caricato in ambulanza e rinchiuso all’ospedale Sacco. «Non si muoverà di qui per cinque settimane». In pratica è prigioniero politico delle Bs, Brigate Sanitarie. Non sarà rilasciato prima della cinquecentesima apparizione di Matteo Bassetti nei talk show.
Si badi bene: il turista inglese non risulta infettato dall’Hantavirus. Né presenta sintomi. Non presenta sintomi nemmeno il suo compagno: pure lui ha rischiato grosso, ma poi le Brigate Sanitarie hanno pensato bene di rilasciarlo, senza cauzione. Aveva preso un altro aereo. Pericolo scampato. Ma è così che funziona: una specie di lotteria dei voli, il superenalotto del jet. Se esce il numero giusto sei salvo. Se esce quello sbagliato sei fottuto. A bordo c’era un hanta-untore? Addio. Non importa quanto sia grande l’aereo, dove eri seduto, quanto è durato il volo e soprattutto non conta se sei positivo o no ai test: ti prendono e ti rinchiudono. E noi già immaginiamo, come in un film dell’orrore, quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane se le Brigate Sanitarie si scateneranno allo stesso modo in tutta Italia. Avvicineranno un turista inglese mentre entra agli Uffizi di Firenze: «Scusi, lei era su quell’aereo?», e lo sequestreranno. Poi avvicineranno un turista francese mentre sale sulla gondola di Venezia: «Scusi, lei era su quell’aereo?», e lo sequestreranno. L’Hantavirus diventerà la nuova sindrome di Stendhal, in pratica: davanti a una cosa bella vieni rapito. Solo che a rapire non è la bellezza, ma i guardiani della salute. E per 42 giorni non te ne liberi…
Eppure tutti dicono che non stiamo rischiando come ai tempi del Covid. «Non corriamo grandi pericoli», garantisce il ministero della Salute. «Non corriamo grandi pericoli», ripetono gli esperti internazionali. «Non corriamo grandi pericoli», s’accodano le virostar di casa nostra ritornate in auge catodica come ai bei tempi del lockdown. Ma se non corriamo grandi pericoli che senso ha prelevare uno che sta fotografando la Madonnina, senza sintomi, senza virus, e rinchiuderlo in ospedale come se fosse un appestato? A parole dicono tutti di non volere creare allarmismi, ma in realtà è chiaro che è proprio quello che vogliono fare. Ci sguazzano negli allarmismi. E non solo in Italia: a Bordeaux, in Francia, è stata messa in quarantena una nave con 1.700 persone a bordo perché un novantenne ha avuto una gastroenterite ed è morto. Escluso Hantavirus, escluso Norovirus (qualsiasi cosa sia), escluse epidemie pericolose: le autorità hanno confermato che si tratta soltanto di un piccolo focolaio di gastroenterite, un banale cagotto insomma. Però ci sono 1.700 persone sequestrate. Per un novantenne con il cagotto. E poi dicono niente allarmismi?
Avanti di questo passo, niente allarmismi dopo niente allarmismi, non so dove potremo arrivare. E così torno a vedere davanti ai miei occhi pericolosi film dell’orrore. C’è un ottantacinquenne che starnutisce sull’autobus? Metteranno in quarantena tutti i passeggeri. C’è un ottantaduenne che tossisce al bar? Metteranno in quarantena tutti i clienti. State attenti: se salite in ascensore con qualcuno che ha la congiuntivite, potrebbero presto obbligarvi a cinque settimane di isolamento, al buio e bendati, così imparate. E, ovviamente, prima di salire a bordo di un aereo fatevi dare la cartella clinica di tutti gli altri passeggeri, altrimenti c’è il rischio che quando atterrate vi prelevino direttamente al gate per portarvi all’ospedale. Reparto sani, non contagiati in attesa di giudizio. Con la voce di Burioni nelle orecchie 24 ore su 24.
Ma c’è poco da scherzare. La situazione è seria. Perché il virus è davvero pericoloso. Non il virus che ci hanno attaccato i topi dell’Argentina: quello a quanto dicono tutti è conosciuto e si può controllare. Il virus pericoloso è quello della paura. Perché come ha detto il grande scienziato Robert Malone, uno degli inventori del mRna e poi coscienza critica ai tempi del Covid, «storicamente i governi e le istituzioni hanno sempre compreso l’utilità politica della paura. La paura giustifica i poteri di emergenza. La paura accelera i finanziamenti. La paura aumenta il consumo dei media. La paura crea coesione sociale attorno a comportamenti conformistici». E la dimostrazione sta nel fatto che proprio in queste ore la Commissione europea ha adottato una «iniziativa contro le minacce sanitarie globali», cinque linee guida che mirano per l’appunto a dare più poteri di controllo (la chiamano «architettura più efficace e meno frammentaria») e a limitare le libertà personali (la chiamano «aumentare gli strumenti di prevenzione»). L’inglese sequestrato mentre fa il turista a Milano e la nave bloccata per un cagotto, dunque, potrebbero essere solo un assaggio di quel che ci aspetta. E non so voi, ma a me l’assaggio già basta per farmi venire mal di pancia. Non è che mi metteranno in quarantena per questo?






