Prodi sempre più stufo della Schlein chiama a raccolta i cattolici dem

C’è una parte importante del cattolicesimo democratico italiano che mostra sempre più segni di inquietudine rispetto al futuro politico del Paese.
In particolare, questo mondo ritiene che il cosiddetto «bipolarismo selvaggio» non possa essere la regola aurea del sistema politico italiano, e che per superarlo sia necessario affermare una vera e credibile «politica di centro», cui necessariamente serve un soggetto politico corrispondente.
Non avendo mai amato i partiti personali o del capo e non essendo affascinati dal «leaderismo», coloro che si ritengono eredi dalla miglior tradizione cattolico-popolare del nostro Paese, immaginano un luogo, o se si preferisce un contenitore politico, che sia autenticamente democratico, plurale, e riformista. Non un «centro» che sappia lucrare rendite di posizione giocando sugli equilibri politici, ma un soggetto politico dinamico, innovativo e moderno. Del resto, mano a mano che si consolida la leadership della Schlein dentro il Pd, diversi esponenti cattolici osservano che nel campo cosiddetto progressista la sinistra italiana nelle sue multiformi espressioni sta consolidandosi sempre di più e quindi un’area di centro democratica e riformista sarebbe del tutto fuori luogo e fuori spazio in quel campo politico. In questo contesto, quindi, i cattolici popolari vorrebbero contribuire ad aprire una nuova stagione politica in Italia, partendo da due presupposti: il primo è che questa cultura politica, con i suoi esponenti e i suoi dirigenti più rappresentativi, ha giocato un ruolo decisivo nei momenti più importanti della storia democratica italiana, e crede che il «centro politico» nel nostro Paese si identifichi prevalentemente con questo filone di pensiero. Il secondo elemento attiene direttamente al ruolo e alla funzione della cultura politica cattolica popolare e sociale, ed è la presa d’atto che, senza un sussulto di dignità e una nuova assunzione di responsabilità questa cultura rischia di decadere in un ruolo di puro gregariato e di marginalità nello scacchiere politico italiano. I cattolici popolari e sociali non vogliono ridursi ad essere «i cattolici indipendenti di sinistra» all’interno dei vari partiti di riferimento.
Queste considerazioni sono probabilmente alla base e stanno spingendo a muoversi la galassia del centro che guarda a sinistra, anche in vista delle prossime scadenze elettorali.
La data da evidenziare in rosso è quella del prossimo 16 maggio, quando all’Auditorium Antonianum di Roma, a due passi da San Giovanni in Laterano, si ritroverà gran parte del mondo cattolico democratico ex popolare, che dopo le convinte esperienze della Margherita e dell’Ulivo, ha proseguito, chi con entusiasmo e chi meno, aderendo al Pd, che tuttavia alcuni, oggi, cominciano a ritenere un luogo «scomodo». Il titolo dell’iniziativa è «Costruire Comunità» ed è il seguito ideale dell’appuntamento di un anno fa a Milano, a cui poi sono seguite altre iniziative. Ci sono però due elementi che rendono questo incontro più significativo rispetto ai tanti che si susseguono da mesi: il primo è il parterre delle organizzazioni che la promuovono. L’iniziativa nasce da Paolo Ciani, deputato eletto nelle liste del Pd sotto la sigla di Demos, realtà vicina alla Comunità di Sant’Egidio, e da Graziano Delrio, deputato del Pd, che di recente ha creato l’associazione Comunità democratica. Inoltre compaiono alcune realtà civiche territoriali di area cattolica: Basilicata Comune, la lista creata da Angelo Chiorazzo per le elezioni regionali; Campo Base, lista che ha eletto quattro consiglieri provinciali a Trento; e infine Per, associazione campana fondata nel 2020 da Nicola Campanile, già responsabile regionale dell’Azione Cattolica, uno dei principali animatori della cosiddetta Rete Trieste, network nato dopo la 50esima Settimana sociale della Chiesa italiana, a cui aderiscono mille amministratori locali di ogni parte d’Italia. Campanile, che alle elezioni regionali si era presentato da solo, è tra i promotori della Rete Civica Solidale nazionale, esperienza che raduna movimenti politici e civici di ispirazione cristiana e sociale. In sintesi, è un raduno che prova a chiamare a raccolta quel mondo cattolico - fatto di associazioni, movimenti, esperienze di liste territoriali - che ora fatica a trovare un riferimento. L’obiettivo è di riunire queste realtà che gravitano nel mondo dell’associazionismo cattolico. La domanda è: per andare dove? E, altro dettaglio non da poco, con chi.
La risposta a queste due domande la può dare la seconda differenza rispetto alle altre iniziative, e cioè la presenza confermata di Romano Prodi. Da tempo si dice che il Professore non abbia più rapporti splendidi con la segretaria del Pd. Dopo aver contribuito significativamente alla sua elezione, Prodi ha visto piano piano scemare la sua influenza: Elly non lo chiama più tre volte la settimana per chiedere consigli e la strada che il Pd sta prendendo, insieme ad altri soggetti, lo preoccupa perché lo porrebbero in una condizione marginale. Inoltre è consapevole che tutta questa attenzione verso la sindaca di Genova va verso la creazione di un «centro» che non corrisponde affatto alle tradizioni cattoliche popolari, ma alle mire di potere di Renzi e soci. Prodi è consapevole che con Schlein e Conte probabilmente non si vince e con la Salis lui stesso perderebbe una parte rilevante della sua influenza. Da qui il tentativo di dare una fisionomia più organizzata a un’area di centro cattolico-popolare, anche con un proprio candidato, che possa fortemente entrare in partita e condizionarne gli sviluppi. Ci riuscirà? Avrà il tempo necessario per questa impresa? Difficile dirlo, ma chi conosce bene il Professore, anche se ha sulle spalle 87 primavere, sa che tenterà fino all’ultimo.






