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2022-03-04
Le sanzioni si ritorcono contro di noi: Stellantis sospende la produzione
Ansa
I contraccolpi delle sanzioni cominciano a farsi sentire non solo sui prezzi e forniture di gas, petrolio e materie prime. Ma anche sull’operatività delle industrie e quindi sull’occupazione, già alle prese con il caro bollette e i problemi legati alla logistica. «Visto il perdurare della crisi per l’approvvigionamento dei semiconduttori», Stellantis ha comunicato «la sospensione dell’attività lavorativa fino alle ore 6 del 14 marzo prossimo nello stabilimento di Melfi, in provincia di Potenza». Lo hanno fatto sapere ieri i sindacati al termine di un incontro presso il sito produttivo lucano tra la direzione aziendale e l’Rsa della fabbrica da dove esce circa la metà di tutte le auto che il colosso nato dalle nozze tra Psa ed Fca produce in Italia annualmente. Nel corso della settimana ci sono stati fermi produttivi di due giorni pure a Cassino e anche sulla linea della 500e a Mirafiori si sono fermati tre turni di lavoro.
Anche Michelin ha fermato alcune attività negli impianti in Europa per difficoltà logistiche mentre Pirelli «allo stato attuale» non prevede di fermare la produzione «in nessuno stabilimento». Nel settore delle quattro ruote continua intanto la stretta verso la Russia. Volkswagen ha deciso di fermare la produzione nei siti di Kaluga e Nizhny Novgorod e di bloccare le esportazioni verso il Paese «fino a ulteriore comunicazione». Tutti i dipendenti coinvolti riceveranno comunque benefit, pagati da Volkswagen. Anche la giapponese Toyota ha annunciato la sospensione «fino a nuovo ordine» della sua produzione in Russia, a partire da oggi, e anche delle sue importazioni nel Paese, attribuendo la decisione a «interruzioni nella catena di approvvigionamento» legate al conflitto russo-ucraino.
Se l’auto rischia di finire in panne, le fonderie temono di rimanere a corto di ghisa. Per Fabio Zanardi, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane (parliamo di un settore di oltre 1.000 imprese con 30.000 addetti), «le criticità riguardano principalmente l’approvvigionamento delle catene di fornitura, la logistica e l’energia» considerando che Russia e Ucraina sono ai vertici mondiali nella produzione di commodity determinanti per tutto il manifatturiero italiano, quali ghisa, alluminio, rame, nickel. Le stesse Fonderie Zanardi, in provincia di Verona, stanno affrontando un’altra escalation dei costi energetici tanto da essere costrette a sospendere immediatamente le attività fusorie e di trattamento, procedendo quindi allo spegnimento dei forni almeno per una settimana. Restano in difficoltà anche le acciaierie delle Ferriere Nord del gruppo Pittini. Un altro blocco, da ieri, ha interessato gli stabilimenti di Osoppo (Udine), Verona e Potenza. A seguire si fermerà anche la produzione dei laminatoi in tutti gli stabilimenti.
Sullo sfondo, restano i rischi per le forniture di gas: nel giorno in cui dal valico di Tarvisio (Udine) il gas proveniente dalla Russia è defluito regolarmente, con 82 milioni di metri cubi sui 300 di fabbisogno giornaliero, in Germania si è registrato uno stop. Dopo un drastico calo nelle ultime ore, i flussi dal gasdotto Yamal-Europa che dalla Russia attraversa la Polonia e arriva in Germania si sono azzerati, secondo la tedesca Gascade che lo gestisce. Yamal è uno dei tre gasdotti utilizzati dalla russa Gazprom che ieri ha annunciato di aver prenotato una capacità di transito aggiuntiva. Resta da capire se verrà utilizzata o meno. Intanto il ministro dell’Energia ucraino ha chiesto agli alleati europei di fermare gli avquisti di gas con la Russia. L’Italia ha già iniziato a smarcarsi da Mosca, che secondo i dati Snam nei primi due mesi dell’anno è stata sorpassata dall’Algeria. In gennaio sono giunti dal Paese nordafricano 1,92 miliardi di metri cubi e 1,6 dalla Russia. Sono cinque i valichi italiani che connettono la rete nazionale agli altri Paesi: Passo Gries (Verbania), collegato con il Nord Europa, Tarvisio (Udine) per il gas russo, Melendugno (Lecce) per quello proveniente dall'Azerbaijan, Melendugno (Trapani), per l’Algeria e Gela (Caltanissetta), collegata alla Libia. L’Italia poi è prima per stoccaggi di gas in nell’Unione europea: con un totale di 74,1724 Twh immagazzina il 23,4% dell’attuale capacità europea. Le scorte dell’Ue in questo momento sono al 28,64% del totale e quelle italiane sono al 37,51%, più che in Germania (28,16%) e in Francia (21,64%).
Dal fronte della finanza, si muovono anche le Generali: la compagnia triestina, il terzo assicuratore più grande d’Europa, chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh, di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%, e la controllata Europ assistance, che opera nel Paese, chiuderà la propria attività. «Per quanto riguarda gli investimenti finanziari e il business assicurativo, Generali sta valutando costantemente la propria marginale esposizione sul mercato russo ed è conforme al rispetto di tutte le sanzioni che potrebbero essere applicate», si legge in una nota. Restano invece per ora in Russia i suoi due azionisti di peso come Francesco Gaetano Caltagirone con Cementir e Leonardo Del Vecchio con Luxottica.
Allo scenario già cupo, si aggiungono le vendite che sono tornate sulle Borse europee dopo la pausa di mercoledì. A Piazza Affari il Ftse mib ha perso il 2,3% facendo segnare il nuovo minimo dal marzo 2021. Parigi ha ceduto l'1,8%, Londra il 2,5%, Madrid il 3,6% e Francoforte il 2,09%. Intanto, le agenzie Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia il cui debito ora rientra tra gli investimenti speculativi, con giudizi a livello «junk». Spazzatura.
In Sardegna i primi licenziamenti
Dopo gli effetti negativi della guerra russo ucraina su gas e materie prime, ora iniziano a vedersi i primi problemi anche per l’occupazione italiana. In Costa Smeralda, infatti, sono molte le imprese immobiliari in capo a imprenditori russi che gestiscono residenze di pregio da affittare per le vacanze a facoltosi vacanzieri di Mosca e dintorni. Il problema è che le diverse ville presenti in Gallura venivano da sempre date in gestione da questi gruppi immobiliare a piccole società sarde che fornivano lavoro a muratori, elettricisti, governanti, sorveglianti o anche a professionisti del mondo del turismo. Ora che però il flusso di cassa in arrivo da Mosca si è interrotto, sono iniziati a fioccare i primi licenziamenti.
L’allarme è stato lanciato da Cisl Gallura in seguito a quanto già fatto notare dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda. Come ha spiegato all’agenzia Agi il segretario territoriale della Cisl, Mirko Idili, si tratta di «una situazione in divenire ma già alcuni manutentori e operai edili sono stati sollevati dall’incarico già da oggi (ieri, ndr) e qualcuno da lunedì prossimo». Secondo il sindacalista che cita l’Osservatorio Sardegna turismo, nel Nord Est dell’isola, più precisamente nella zona tra Olbia e Tempio Pausania, arrivavano ogni anno 40.000 russi, alcuni molto facoltosi, che davano lavoro, secondo la Cisl, a centinaia tra manutentori, colf, addetti alla vigilanza, cuochi, autisti e giardinieri. Come se non bastasse, il conflitto è arrivato dopo la pandemia, evento che aveva già messo a dura prova il turismo sardo. Così nel 2020, secondo Idili, c’è stato un calo dell’occupazione del 60% rispetto al 2019 e ora la preoccupazione è che il 2022 si presenti ancora più nefasto degli anni precedenti con tutti i turisti russi in ritirata.
Secondo Assoturismo, infatti, l’escalation militare in Ucraina priverà alberghi e strutture ricettive di qualcosa come 175.000 pernottamenti, con una perdita corrispondente a quasi 20 milioni di euro di fatturato.
Oltre alla Costa Smeralda, il timore è che gli stessi problemi si presentino ora in altre località ambite dai turisti russi come Portofino, Capri, Forte dei Marmi o Sabaudia. Sarebbero diversi, infatti, i russi che si stanno organizzando per gestire i propri possedimenti in Italia. In particolar modo, i molti yacht in capo agli oligarchi che prima facevano tappa nel Golfo del Tigullio, in Costiera Amalfitana e sulle coste toscane, ora faranno tappa verso il Montenegro o le Maldive, dove le sanzioni dell’Ue non hanno effetto.
Il punto è che questi giganti del mare danno lavoro a tecnici, skipper, cuochi, marinai e chi più ne ha, più ne metta. Tutti professionisti che ora potrebbero essere assunti fuori dall’Italia, dove la manodopera costa decisamente meno.
Come per la Costa Smeralda, dunque, ora si teme che tutte le grandi ville e proprietà sparse sul territorio italiano, fino all’anno scorso disponibili su svariati siti immobiliari rigorosamente in cirillico, ora finiscano per essere vuote e quindi senza personale. Un esempio è il Monastero di Torre Paola, sul litorale laziale, di proprietà di un anonimo magnate russo e prima intestato alla Reverenda camera apostolica che lo aveva trasformato in un albergo aperto a tutti. La proprietà, da quando è in mani russe, veniva utilizzata per paradisiache e costose vacanze appannaggio di oligarchi che ora potrebbero non venire più, preferendo mete meno complicate viste le sanzioni Ue.
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Si fermano pure fonderie e acciaierie per i costi dell’energia. In Italia il gas continua ad arrivare con regolarità, ma in Germania sono stati azzerati i flussi dell’impianto Yamal. Gazprom però ha prenotato capacità in più.In Sardegna i primi licenziamenti. Gli oligarchi lasciano a casa il personale che si occupava delle ville: la Costa Smeralda accoglie ogni anni 40.000 russi. Mega yacht in fuga verso Paesi extra europei. Lo speciale comprende due articoli. I contraccolpi delle sanzioni cominciano a farsi sentire non solo sui prezzi e forniture di gas, petrolio e materie prime. Ma anche sull’operatività delle industrie e quindi sull’occupazione, già alle prese con il caro bollette e i problemi legati alla logistica. «Visto il perdurare della crisi per l’approvvigionamento dei semiconduttori», Stellantis ha comunicato «la sospensione dell’attività lavorativa fino alle ore 6 del 14 marzo prossimo nello stabilimento di Melfi, in provincia di Potenza». Lo hanno fatto sapere ieri i sindacati al termine di un incontro presso il sito produttivo lucano tra la direzione aziendale e l’Rsa della fabbrica da dove esce circa la metà di tutte le auto che il colosso nato dalle nozze tra Psa ed Fca produce in Italia annualmente. Nel corso della settimana ci sono stati fermi produttivi di due giorni pure a Cassino e anche sulla linea della 500e a Mirafiori si sono fermati tre turni di lavoro. Anche Michelin ha fermato alcune attività negli impianti in Europa per difficoltà logistiche mentre Pirelli «allo stato attuale» non prevede di fermare la produzione «in nessuno stabilimento». Nel settore delle quattro ruote continua intanto la stretta verso la Russia. Volkswagen ha deciso di fermare la produzione nei siti di Kaluga e Nizhny Novgorod e di bloccare le esportazioni verso il Paese «fino a ulteriore comunicazione». Tutti i dipendenti coinvolti riceveranno comunque benefit, pagati da Volkswagen. Anche la giapponese Toyota ha annunciato la sospensione «fino a nuovo ordine» della sua produzione in Russia, a partire da oggi, e anche delle sue importazioni nel Paese, attribuendo la decisione a «interruzioni nella catena di approvvigionamento» legate al conflitto russo-ucraino. Se l’auto rischia di finire in panne, le fonderie temono di rimanere a corto di ghisa. Per Fabio Zanardi, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane (parliamo di un settore di oltre 1.000 imprese con 30.000 addetti), «le criticità riguardano principalmente l’approvvigionamento delle catene di fornitura, la logistica e l’energia» considerando che Russia e Ucraina sono ai vertici mondiali nella produzione di commodity determinanti per tutto il manifatturiero italiano, quali ghisa, alluminio, rame, nickel. Le stesse Fonderie Zanardi, in provincia di Verona, stanno affrontando un’altra escalation dei costi energetici tanto da essere costrette a sospendere immediatamente le attività fusorie e di trattamento, procedendo quindi allo spegnimento dei forni almeno per una settimana. Restano in difficoltà anche le acciaierie delle Ferriere Nord del gruppo Pittini. Un altro blocco, da ieri, ha interessato gli stabilimenti di Osoppo (Udine), Verona e Potenza. A seguire si fermerà anche la produzione dei laminatoi in tutti gli stabilimenti. Sullo sfondo, restano i rischi per le forniture di gas: nel giorno in cui dal valico di Tarvisio (Udine) il gas proveniente dalla Russia è defluito regolarmente, con 82 milioni di metri cubi sui 300 di fabbisogno giornaliero, in Germania si è registrato uno stop. Dopo un drastico calo nelle ultime ore, i flussi dal gasdotto Yamal-Europa che dalla Russia attraversa la Polonia e arriva in Germania si sono azzerati, secondo la tedesca Gascade che lo gestisce. Yamal è uno dei tre gasdotti utilizzati dalla russa Gazprom che ieri ha annunciato di aver prenotato una capacità di transito aggiuntiva. Resta da capire se verrà utilizzata o meno. Intanto il ministro dell’Energia ucraino ha chiesto agli alleati europei di fermare gli avquisti di gas con la Russia. L’Italia ha già iniziato a smarcarsi da Mosca, che secondo i dati Snam nei primi due mesi dell’anno è stata sorpassata dall’Algeria. In gennaio sono giunti dal Paese nordafricano 1,92 miliardi di metri cubi e 1,6 dalla Russia. Sono cinque i valichi italiani che connettono la rete nazionale agli altri Paesi: Passo Gries (Verbania), collegato con il Nord Europa, Tarvisio (Udine) per il gas russo, Melendugno (Lecce) per quello proveniente dall'Azerbaijan, Melendugno (Trapani), per l’Algeria e Gela (Caltanissetta), collegata alla Libia. L’Italia poi è prima per stoccaggi di gas in nell’Unione europea: con un totale di 74,1724 Twh immagazzina il 23,4% dell’attuale capacità europea. Le scorte dell’Ue in questo momento sono al 28,64% del totale e quelle italiane sono al 37,51%, più che in Germania (28,16%) e in Francia (21,64%). Dal fronte della finanza, si muovono anche le Generali: la compagnia triestina, il terzo assicuratore più grande d’Europa, chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh, di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%, e la controllata Europ assistance, che opera nel Paese, chiuderà la propria attività. «Per quanto riguarda gli investimenti finanziari e il business assicurativo, Generali sta valutando costantemente la propria marginale esposizione sul mercato russo ed è conforme al rispetto di tutte le sanzioni che potrebbero essere applicate», si legge in una nota. Restano invece per ora in Russia i suoi due azionisti di peso come Francesco Gaetano Caltagirone con Cementir e Leonardo Del Vecchio con Luxottica.Allo scenario già cupo, si aggiungono le vendite che sono tornate sulle Borse europee dopo la pausa di mercoledì. A Piazza Affari il Ftse mib ha perso il 2,3% facendo segnare il nuovo minimo dal marzo 2021. Parigi ha ceduto l'1,8%, Londra il 2,5%, Madrid il 3,6% e Francoforte il 2,09%. Intanto, le agenzie Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia il cui debito ora rientra tra gli investimenti speculativi, con giudizi a livello «junk». 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Il problema è che le diverse ville presenti in Gallura venivano da sempre date in gestione da questi gruppi immobiliare a piccole società sarde che fornivano lavoro a muratori, elettricisti, governanti, sorveglianti o anche a professionisti del mondo del turismo. Ora che però il flusso di cassa in arrivo da Mosca si è interrotto, sono iniziati a fioccare i primi licenziamenti. L’allarme è stato lanciato da Cisl Gallura in seguito a quanto già fatto notare dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda. Come ha spiegato all’agenzia Agi il segretario territoriale della Cisl, Mirko Idili, si tratta di «una situazione in divenire ma già alcuni manutentori e operai edili sono stati sollevati dall’incarico già da oggi (ieri, ndr) e qualcuno da lunedì prossimo». Secondo il sindacalista che cita l’Osservatorio Sardegna turismo, nel Nord Est dell’isola, più precisamente nella zona tra Olbia e Tempio Pausania, arrivavano ogni anno 40.000 russi, alcuni molto facoltosi, che davano lavoro, secondo la Cisl, a centinaia tra manutentori, colf, addetti alla vigilanza, cuochi, autisti e giardinieri. Come se non bastasse, il conflitto è arrivato dopo la pandemia, evento che aveva già messo a dura prova il turismo sardo. Così nel 2020, secondo Idili, c’è stato un calo dell’occupazione del 60% rispetto al 2019 e ora la preoccupazione è che il 2022 si presenti ancora più nefasto degli anni precedenti con tutti i turisti russi in ritirata. Secondo Assoturismo, infatti, l’escalation militare in Ucraina priverà alberghi e strutture ricettive di qualcosa come 175.000 pernottamenti, con una perdita corrispondente a quasi 20 milioni di euro di fatturato. Oltre alla Costa Smeralda, il timore è che gli stessi problemi si presentino ora in altre località ambite dai turisti russi come Portofino, Capri, Forte dei Marmi o Sabaudia. Sarebbero diversi, infatti, i russi che si stanno organizzando per gestire i propri possedimenti in Italia. In particolar modo, i molti yacht in capo agli oligarchi che prima facevano tappa nel Golfo del Tigullio, in Costiera Amalfitana e sulle coste toscane, ora faranno tappa verso il Montenegro o le Maldive, dove le sanzioni dell’Ue non hanno effetto. Il punto è che questi giganti del mare danno lavoro a tecnici, skipper, cuochi, marinai e chi più ne ha, più ne metta. Tutti professionisti che ora potrebbero essere assunti fuori dall’Italia, dove la manodopera costa decisamente meno. Come per la Costa Smeralda, dunque, ora si teme che tutte le grandi ville e proprietà sparse sul territorio italiano, fino all’anno scorso disponibili su svariati siti immobiliari rigorosamente in cirillico, ora finiscano per essere vuote e quindi senza personale. Un esempio è il Monastero di Torre Paola, sul litorale laziale, di proprietà di un anonimo magnate russo e prima intestato alla Reverenda camera apostolica che lo aveva trasformato in un albergo aperto a tutti. La proprietà, da quando è in mani russe, veniva utilizzata per paradisiache e costose vacanze appannaggio di oligarchi che ora potrebbero non venire più, preferendo mete meno complicate viste le sanzioni Ue.
Ansa
La colpa è di quel trattato Mercosur che la Von der Leyen ha voluto a ogni costo per mostrare i muscoli a Donald Trump e fare gli interessi della Germania. Se ieri la protesta ha assunto i toni di una «lotta per la sopravvivenza» degli agricoltori sacrificati dalla Commissione sull’altare delle ambizioni di potenza dell’Ue, oggi il Parlamento potrebbe farla diventare un’aperta sconfessione dell’operato della baronessa. Ieri i deputati le hanno dato sostegno, congelando l’accordo commerciale tra Usa e Ue dopo le minacce americane di nuove tariffe doganali contro i Paesi che hanno dato sostegno alla Groenlandia, ma oggi potrebbero buttare a mare il Mercosur approvando l’invio del testo del trattato alla Corte di giustizia europea per verificare se quell’accordo è compatibile con le leggi istitutive dell’Ue.
Impaurita dalla possibilità che questo avvenga prima di partire per Davos, con una mossa del tutto irrituale, ma la baronessa ha ormai abituato a comportamenti molto disinvolti, ha convocato i capi dei raggruppamenti della sua maggioranza e ha ammonito: «Se salta il Mercosur, scordiamoci dell’Europa come protagonista globale». Che la posta in gioco sia altissima lo conferma il fatto che ieri a Davos, mentre i cittadini europei le gridavano «Vai a casa», ha ribadito: «L’accordo col Mercosur invia un messaggio forte al mondo, stiamo scegliendo il commercio equo rispetto ai dazi, la partnership rispetto all’isolamento, la sostenibilità rispetto allo sfruttamento. Il vecchio ordine non tornerà: l’Europa decisa e unita saprà rispondere».
Dal voto che si prefigura per oggi questa unità non si vede. Tanto Manfred Weber (Ppe) quanto Iratxe Garcia Perez (Pse) hanno provato a buttarla in politica: il voto di oggi è un voto anti Trump. Ma non è così. I 145 deputati che hanno presentato la mozione vogliono solo sapere se il trattato e i comportamenti della Commissione che ne conseguono sono legali. Lo sottolinea il fatto che l’iniziativa sia partita da Renew, il gruppo a cui fa capo Emmanuel Macron ed è sostenuta «per nazioni» e non per appartenenza politica da austriaci, polacchi, irlandesi e ungheresi. Perciò i numeri dicono che la mozione potrebbe passare. Se così fosse, il Mercosur andrebbe in parcheggio per almeno due anni. Giusto il tempo per trovare le risposte che ieri gli agricoltori hanno chiesto con la loro protesta.
Sono arrivati in massa dalla Francia e dalla Polonia, dal Belgio e dall’Italia con tutte le confederazioni mobilitate. La Coldiretti ha portato migliaia di agricoltori, così ha fatto la Cia, mentre la Confagricoltura, con il suo presidente, guida il «sindacato» europeo. Il leader della Cia, Cristiano Fini, è stato chiarissimo: «Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni», e poi ha offerto delle cifre su cui meditare. Stante l’accordo così com’è, «sono a rischio oltre 40.000 posti di lavoro in Europa» e ci sono alcuni settori come zootecnia, riso, zucchero dove si avrà un’invasione di produzioni sudamericane. Ancora più dura la reazione di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: «La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale». Vincenzo Gesmundo, che di Coldiretti è segretario generale, insiste: «Siamo qui con i nostri agricoltori e a fianco degli agricoltori francesi della Fnsa per chiedere di fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori».
A proposito di francesi, sarà il caso che qualcuno avverta Emmanuel Macron che dei minacciati superdazi americani su Champagne e vini d’Oltralpe i contadini francesi non accusano Donald Trump, ma il presidente francese incapace di trattare così com’è - secondo loro -incapace di fermare l’epidemia che sta decimando le mandrie. Quel «Von der Leyen go home» ha il sapore del vecchio maggio francese: ce n’est qu’un debut.. Perché i contadini restano mobilitati a Strasburgo - domani si vota la mozione di sfiducia alla baronessa proposta da Jordan Bardella con il gruppo dei Patriots e, sul fronte italiano, c’è una riedizione dell’intesa giallo-verde con Lega e Cinque stelle che l’appoggiano (insieme ad Avs) mentre Fdi, Fi e Pd sono intenzionati a «salvare» la Commissione. Fin quando non tramonta il Mercosur.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'europarlamentare della Lega durante un'intervista a margine della sessione Plenaria di Strasburgo.
Gianmarco Tamberi, ambassador di Eleventy. A destra, Marco Baldassari
Qual è la filosofia della nuova collezione?
«È una collezione che nasce da un bisogno profondo: quello di rallentare. Negli ultimi anni siamo stati travolti da ritmi frenetici, da una velocità continua imposta dal sistema moda e dalle campagne vendita. Tutto corre troppo. Questa collezione è un invito a un viaggio interiore, a una riconnessione con la natura, per ritrovare un equilibrio che oggi è fondamentale. Da qui nasce l’idea di un nuovo guardaroba ispirato alla natura, pensato per vivere il tempo all’aria aperta, per ascoltare il silenzio, ma allo stesso tempo perfettamente adattabile alla vita urbana. È la trasversalità che da sempre caratterizza Eleventy: capi che funzionano dalla mattina alla sera, in contesti diversi».
Questa ricerca di equilibrio si riflette anche nelle scelte cromatiche?
«Assolutamente sì. Abbiamo sentito il bisogno di “scurire” la palette. È stata una scelta consapevole: uscire dalla nostra zona di comfort. Per anni Eleventy è stato identificato con colori chiari, luminosi. Fino a cinque o sei anni fa eravamo tra i pochissimi a vendere il bianco d’inverno, il panna, i grigi chiari. Oggi però quell’area di gusto è diventata affollatissima: dal fast fashion ai grandi brand. Abbiamo sentito che era il momento di cambiare pelle, di tornare a essere speciali come lo siamo stati in passato».
Da qui la scelta di tonalità più profonde e sofisticate.
«Esatto. Ci siamo ispirati ancora una volta alla natura: il castagno, i marroni intensi, i grigi più scuri, i blu con declinazioni più particolari. Il bianco non scompare - resta sempre un passe-partout - ma diventa un accento, non più il centro del racconto».
Questo cambiamento serve anche a riaccendere il desiderio del consumatore?
«Sì, oggi mi sembra un po’ smarrito. Non è solo una questione di prezzi, il prodotto, in generale, si è appiattito. Per questo abbiamo lavorato su nuovi volumi, geometrie e modelli. Reinterpretare giacche, maglie, pantaloni è fondamentale per mantenere un senso di esclusività. Oggi il desiderio nasce solo se il cliente si sente unico».
In collezione compare anche un tessuto rarissimo: la vicuna.
«L’abbiamo inserita in un programma esclusivamente su misura. È uno dei tessuti più preziosi al mondo: l’animale vive a oltre 8.000 metri di altitudine e, dopo la tosatura, impiega due anni e mezzo per rigenerare il pelo. È rarissimo. Proprio per questo lo proponiamo solo in una selezione numerata di capi su misura. Il cliente sceglie il modello e accede a qualcosa di davvero esclusivo».
Quali sono oggi i mercati più forti per Eleventy?
«Gli Usa restano il mercato più solido: c’è un potere di spesa maggiore e una mentalità più orientata al consumo. Il Middle East continua a darci grandi soddisfazioni. Stiamo inoltre vedendo emergere India, Sud Africa, Brasile. La geografia del nostro cliente si sta ampliando, e questo è molto positivo».
Guardando al futuro, dove vede Eleventy?
«Ho sempre pensato Eleventy come un lifestyle, non solo abbigliamento. Da tempo ho nel cassetto l’idea di un hotel Eleventy: un luogo che esprima il nostro universo attraverso arredi, cucina sana, wellness, palestra. Un club dove tutto - dalle uniformi al cibo - racconti l’Italia e i nostri valori».
Quest’anno avete scelto per la prima volta un ambassador: Gianmarco Tamberi. Perché lui?
«Incarna perfettamente i nostri valori. Ci siamo conosciuti, abbiamo parlato e ho riconosciuto in lui la stessa storia: sacrificio, disciplina, costanza. Lui viene dal niente, io vengo dal niente. Entrambi sappiamo cosa significa prendere porte in faccia e rialzarsi. È uno sport individuale, durissimo anche dal punto di vista psicologico. I valori sono gli stessi che servono nel lavoro. Gianmarco rappresenta Eleventy non solo come atleta, ma come uomo: sano, coerente, autentico. Non potevo desiderare di meglio».
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«Steal - La Rapina» (Amazon Prime Video)
Pareva un giorno qualunque, quello alla Lochmill Capital, società d’investimento con delega alla gestione dei fondi pensione privati. Invece, l'ordinarietà della giornata è presto rotta dall'irruzione, negli uffici, di una banda di rapinatori. Chiedono, urlano. Costringono due dipendenti, Zara e l'amico Luke, ad eseguire ogni loro ordine, sottraendo a lavoratori impotenti i risparmi di una vita. Poi, se ne vanno, fuori da quei corridoi. Dietro di loro, solo una miriade di interrogativi. Chi mai lucrerebbe sulle fatiche di persone senza nome né colpa? Chi si addentrerebbe alla Lochmill Capital, correndo il rischio di essere facilmente individuato? Le domande non hanno risposta. Tormentano, però, l'ispettore deputato alle indagini, Rhys, un uomo provato dalle difficoltà del suo privato.
Steal - La Rapina si muove, dunque, su più binari, dando spazio tanto alla dinamica del furto quanto al racconto degli uomini e delle donne che ne sono rimasti coinvolti. L'ispettore capo Rhys, costretto a barcamenarsi tra i doveri e gli ostacoli della professione, mentre gestisce parimenti la propria ludopatia, una situazione economica di indigenza, la paura di perdere ogni cosa. Zara, interpretata da Sophie Turner, ex reginetta de Il Trono di Spade, qui alle prese con un complotto di dimensioni enormi. Luke, che gli eventi, suo malgrado, portano a dover indagare sui piani segreti e interessi contrastanti. Nessuno avrebbe scelto, consapevolmente, la vita improvvisa che gli è toccata in sorte. Ma, nella serie, seguirla e darle spazio è inevitabile, per il sollazzo di ogni amante del genere.
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