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2022-03-04
Le sanzioni si ritorcono contro di noi: Stellantis sospende la produzione
Ansa
I contraccolpi delle sanzioni cominciano a farsi sentire non solo sui prezzi e forniture di gas, petrolio e materie prime. Ma anche sull’operatività delle industrie e quindi sull’occupazione, già alle prese con il caro bollette e i problemi legati alla logistica. «Visto il perdurare della crisi per l’approvvigionamento dei semiconduttori», Stellantis ha comunicato «la sospensione dell’attività lavorativa fino alle ore 6 del 14 marzo prossimo nello stabilimento di Melfi, in provincia di Potenza». Lo hanno fatto sapere ieri i sindacati al termine di un incontro presso il sito produttivo lucano tra la direzione aziendale e l’Rsa della fabbrica da dove esce circa la metà di tutte le auto che il colosso nato dalle nozze tra Psa ed Fca produce in Italia annualmente. Nel corso della settimana ci sono stati fermi produttivi di due giorni pure a Cassino e anche sulla linea della 500e a Mirafiori si sono fermati tre turni di lavoro.
Anche Michelin ha fermato alcune attività negli impianti in Europa per difficoltà logistiche mentre Pirelli «allo stato attuale» non prevede di fermare la produzione «in nessuno stabilimento». Nel settore delle quattro ruote continua intanto la stretta verso la Russia. Volkswagen ha deciso di fermare la produzione nei siti di Kaluga e Nizhny Novgorod e di bloccare le esportazioni verso il Paese «fino a ulteriore comunicazione». Tutti i dipendenti coinvolti riceveranno comunque benefit, pagati da Volkswagen. Anche la giapponese Toyota ha annunciato la sospensione «fino a nuovo ordine» della sua produzione in Russia, a partire da oggi, e anche delle sue importazioni nel Paese, attribuendo la decisione a «interruzioni nella catena di approvvigionamento» legate al conflitto russo-ucraino.
Se l’auto rischia di finire in panne, le fonderie temono di rimanere a corto di ghisa. Per Fabio Zanardi, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane (parliamo di un settore di oltre 1.000 imprese con 30.000 addetti), «le criticità riguardano principalmente l’approvvigionamento delle catene di fornitura, la logistica e l’energia» considerando che Russia e Ucraina sono ai vertici mondiali nella produzione di commodity determinanti per tutto il manifatturiero italiano, quali ghisa, alluminio, rame, nickel. Le stesse Fonderie Zanardi, in provincia di Verona, stanno affrontando un’altra escalation dei costi energetici tanto da essere costrette a sospendere immediatamente le attività fusorie e di trattamento, procedendo quindi allo spegnimento dei forni almeno per una settimana. Restano in difficoltà anche le acciaierie delle Ferriere Nord del gruppo Pittini. Un altro blocco, da ieri, ha interessato gli stabilimenti di Osoppo (Udine), Verona e Potenza. A seguire si fermerà anche la produzione dei laminatoi in tutti gli stabilimenti.
Sullo sfondo, restano i rischi per le forniture di gas: nel giorno in cui dal valico di Tarvisio (Udine) il gas proveniente dalla Russia è defluito regolarmente, con 82 milioni di metri cubi sui 300 di fabbisogno giornaliero, in Germania si è registrato uno stop. Dopo un drastico calo nelle ultime ore, i flussi dal gasdotto Yamal-Europa che dalla Russia attraversa la Polonia e arriva in Germania si sono azzerati, secondo la tedesca Gascade che lo gestisce. Yamal è uno dei tre gasdotti utilizzati dalla russa Gazprom che ieri ha annunciato di aver prenotato una capacità di transito aggiuntiva. Resta da capire se verrà utilizzata o meno. Intanto il ministro dell’Energia ucraino ha chiesto agli alleati europei di fermare gli avquisti di gas con la Russia. L’Italia ha già iniziato a smarcarsi da Mosca, che secondo i dati Snam nei primi due mesi dell’anno è stata sorpassata dall’Algeria. In gennaio sono giunti dal Paese nordafricano 1,92 miliardi di metri cubi e 1,6 dalla Russia. Sono cinque i valichi italiani che connettono la rete nazionale agli altri Paesi: Passo Gries (Verbania), collegato con il Nord Europa, Tarvisio (Udine) per il gas russo, Melendugno (Lecce) per quello proveniente dall'Azerbaijan, Melendugno (Trapani), per l’Algeria e Gela (Caltanissetta), collegata alla Libia. L’Italia poi è prima per stoccaggi di gas in nell’Unione europea: con un totale di 74,1724 Twh immagazzina il 23,4% dell’attuale capacità europea. Le scorte dell’Ue in questo momento sono al 28,64% del totale e quelle italiane sono al 37,51%, più che in Germania (28,16%) e in Francia (21,64%).
Dal fronte della finanza, si muovono anche le Generali: la compagnia triestina, il terzo assicuratore più grande d’Europa, chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh, di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%, e la controllata Europ assistance, che opera nel Paese, chiuderà la propria attività. «Per quanto riguarda gli investimenti finanziari e il business assicurativo, Generali sta valutando costantemente la propria marginale esposizione sul mercato russo ed è conforme al rispetto di tutte le sanzioni che potrebbero essere applicate», si legge in una nota. Restano invece per ora in Russia i suoi due azionisti di peso come Francesco Gaetano Caltagirone con Cementir e Leonardo Del Vecchio con Luxottica.
Allo scenario già cupo, si aggiungono le vendite che sono tornate sulle Borse europee dopo la pausa di mercoledì. A Piazza Affari il Ftse mib ha perso il 2,3% facendo segnare il nuovo minimo dal marzo 2021. Parigi ha ceduto l'1,8%, Londra il 2,5%, Madrid il 3,6% e Francoforte il 2,09%. Intanto, le agenzie Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia il cui debito ora rientra tra gli investimenti speculativi, con giudizi a livello «junk». Spazzatura.
In Sardegna i primi licenziamenti
Dopo gli effetti negativi della guerra russo ucraina su gas e materie prime, ora iniziano a vedersi i primi problemi anche per l’occupazione italiana. In Costa Smeralda, infatti, sono molte le imprese immobiliari in capo a imprenditori russi che gestiscono residenze di pregio da affittare per le vacanze a facoltosi vacanzieri di Mosca e dintorni. Il problema è che le diverse ville presenti in Gallura venivano da sempre date in gestione da questi gruppi immobiliare a piccole società sarde che fornivano lavoro a muratori, elettricisti, governanti, sorveglianti o anche a professionisti del mondo del turismo. Ora che però il flusso di cassa in arrivo da Mosca si è interrotto, sono iniziati a fioccare i primi licenziamenti.
L’allarme è stato lanciato da Cisl Gallura in seguito a quanto già fatto notare dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda. Come ha spiegato all’agenzia Agi il segretario territoriale della Cisl, Mirko Idili, si tratta di «una situazione in divenire ma già alcuni manutentori e operai edili sono stati sollevati dall’incarico già da oggi (ieri, ndr) e qualcuno da lunedì prossimo». Secondo il sindacalista che cita l’Osservatorio Sardegna turismo, nel Nord Est dell’isola, più precisamente nella zona tra Olbia e Tempio Pausania, arrivavano ogni anno 40.000 russi, alcuni molto facoltosi, che davano lavoro, secondo la Cisl, a centinaia tra manutentori, colf, addetti alla vigilanza, cuochi, autisti e giardinieri. Come se non bastasse, il conflitto è arrivato dopo la pandemia, evento che aveva già messo a dura prova il turismo sardo. Così nel 2020, secondo Idili, c’è stato un calo dell’occupazione del 60% rispetto al 2019 e ora la preoccupazione è che il 2022 si presenti ancora più nefasto degli anni precedenti con tutti i turisti russi in ritirata.
Secondo Assoturismo, infatti, l’escalation militare in Ucraina priverà alberghi e strutture ricettive di qualcosa come 175.000 pernottamenti, con una perdita corrispondente a quasi 20 milioni di euro di fatturato.
Oltre alla Costa Smeralda, il timore è che gli stessi problemi si presentino ora in altre località ambite dai turisti russi come Portofino, Capri, Forte dei Marmi o Sabaudia. Sarebbero diversi, infatti, i russi che si stanno organizzando per gestire i propri possedimenti in Italia. In particolar modo, i molti yacht in capo agli oligarchi che prima facevano tappa nel Golfo del Tigullio, in Costiera Amalfitana e sulle coste toscane, ora faranno tappa verso il Montenegro o le Maldive, dove le sanzioni dell’Ue non hanno effetto.
Il punto è che questi giganti del mare danno lavoro a tecnici, skipper, cuochi, marinai e chi più ne ha, più ne metta. Tutti professionisti che ora potrebbero essere assunti fuori dall’Italia, dove la manodopera costa decisamente meno.
Come per la Costa Smeralda, dunque, ora si teme che tutte le grandi ville e proprietà sparse sul territorio italiano, fino all’anno scorso disponibili su svariati siti immobiliari rigorosamente in cirillico, ora finiscano per essere vuote e quindi senza personale. Un esempio è il Monastero di Torre Paola, sul litorale laziale, di proprietà di un anonimo magnate russo e prima intestato alla Reverenda camera apostolica che lo aveva trasformato in un albergo aperto a tutti. La proprietà, da quando è in mani russe, veniva utilizzata per paradisiache e costose vacanze appannaggio di oligarchi che ora potrebbero non venire più, preferendo mete meno complicate viste le sanzioni Ue.
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Si fermano pure fonderie e acciaierie per i costi dell’energia. In Italia il gas continua ad arrivare con regolarità, ma in Germania sono stati azzerati i flussi dell’impianto Yamal. Gazprom però ha prenotato capacità in più.In Sardegna i primi licenziamenti. Gli oligarchi lasciano a casa il personale che si occupava delle ville: la Costa Smeralda accoglie ogni anni 40.000 russi. Mega yacht in fuga verso Paesi extra europei. Lo speciale comprende due articoli. I contraccolpi delle sanzioni cominciano a farsi sentire non solo sui prezzi e forniture di gas, petrolio e materie prime. Ma anche sull’operatività delle industrie e quindi sull’occupazione, già alle prese con il caro bollette e i problemi legati alla logistica. «Visto il perdurare della crisi per l’approvvigionamento dei semiconduttori», Stellantis ha comunicato «la sospensione dell’attività lavorativa fino alle ore 6 del 14 marzo prossimo nello stabilimento di Melfi, in provincia di Potenza». Lo hanno fatto sapere ieri i sindacati al termine di un incontro presso il sito produttivo lucano tra la direzione aziendale e l’Rsa della fabbrica da dove esce circa la metà di tutte le auto che il colosso nato dalle nozze tra Psa ed Fca produce in Italia annualmente. Nel corso della settimana ci sono stati fermi produttivi di due giorni pure a Cassino e anche sulla linea della 500e a Mirafiori si sono fermati tre turni di lavoro. Anche Michelin ha fermato alcune attività negli impianti in Europa per difficoltà logistiche mentre Pirelli «allo stato attuale» non prevede di fermare la produzione «in nessuno stabilimento». Nel settore delle quattro ruote continua intanto la stretta verso la Russia. Volkswagen ha deciso di fermare la produzione nei siti di Kaluga e Nizhny Novgorod e di bloccare le esportazioni verso il Paese «fino a ulteriore comunicazione». Tutti i dipendenti coinvolti riceveranno comunque benefit, pagati da Volkswagen. Anche la giapponese Toyota ha annunciato la sospensione «fino a nuovo ordine» della sua produzione in Russia, a partire da oggi, e anche delle sue importazioni nel Paese, attribuendo la decisione a «interruzioni nella catena di approvvigionamento» legate al conflitto russo-ucraino. Se l’auto rischia di finire in panne, le fonderie temono di rimanere a corto di ghisa. Per Fabio Zanardi, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane (parliamo di un settore di oltre 1.000 imprese con 30.000 addetti), «le criticità riguardano principalmente l’approvvigionamento delle catene di fornitura, la logistica e l’energia» considerando che Russia e Ucraina sono ai vertici mondiali nella produzione di commodity determinanti per tutto il manifatturiero italiano, quali ghisa, alluminio, rame, nickel. Le stesse Fonderie Zanardi, in provincia di Verona, stanno affrontando un’altra escalation dei costi energetici tanto da essere costrette a sospendere immediatamente le attività fusorie e di trattamento, procedendo quindi allo spegnimento dei forni almeno per una settimana. Restano in difficoltà anche le acciaierie delle Ferriere Nord del gruppo Pittini. Un altro blocco, da ieri, ha interessato gli stabilimenti di Osoppo (Udine), Verona e Potenza. A seguire si fermerà anche la produzione dei laminatoi in tutti gli stabilimenti. Sullo sfondo, restano i rischi per le forniture di gas: nel giorno in cui dal valico di Tarvisio (Udine) il gas proveniente dalla Russia è defluito regolarmente, con 82 milioni di metri cubi sui 300 di fabbisogno giornaliero, in Germania si è registrato uno stop. Dopo un drastico calo nelle ultime ore, i flussi dal gasdotto Yamal-Europa che dalla Russia attraversa la Polonia e arriva in Germania si sono azzerati, secondo la tedesca Gascade che lo gestisce. Yamal è uno dei tre gasdotti utilizzati dalla russa Gazprom che ieri ha annunciato di aver prenotato una capacità di transito aggiuntiva. Resta da capire se verrà utilizzata o meno. Intanto il ministro dell’Energia ucraino ha chiesto agli alleati europei di fermare gli avquisti di gas con la Russia. L’Italia ha già iniziato a smarcarsi da Mosca, che secondo i dati Snam nei primi due mesi dell’anno è stata sorpassata dall’Algeria. In gennaio sono giunti dal Paese nordafricano 1,92 miliardi di metri cubi e 1,6 dalla Russia. Sono cinque i valichi italiani che connettono la rete nazionale agli altri Paesi: Passo Gries (Verbania), collegato con il Nord Europa, Tarvisio (Udine) per il gas russo, Melendugno (Lecce) per quello proveniente dall'Azerbaijan, Melendugno (Trapani), per l’Algeria e Gela (Caltanissetta), collegata alla Libia. L’Italia poi è prima per stoccaggi di gas in nell’Unione europea: con un totale di 74,1724 Twh immagazzina il 23,4% dell’attuale capacità europea. Le scorte dell’Ue in questo momento sono al 28,64% del totale e quelle italiane sono al 37,51%, più che in Germania (28,16%) e in Francia (21,64%). Dal fronte della finanza, si muovono anche le Generali: la compagnia triestina, il terzo assicuratore più grande d’Europa, chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh, di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%, e la controllata Europ assistance, che opera nel Paese, chiuderà la propria attività. «Per quanto riguarda gli investimenti finanziari e il business assicurativo, Generali sta valutando costantemente la propria marginale esposizione sul mercato russo ed è conforme al rispetto di tutte le sanzioni che potrebbero essere applicate», si legge in una nota. Restano invece per ora in Russia i suoi due azionisti di peso come Francesco Gaetano Caltagirone con Cementir e Leonardo Del Vecchio con Luxottica.Allo scenario già cupo, si aggiungono le vendite che sono tornate sulle Borse europee dopo la pausa di mercoledì. A Piazza Affari il Ftse mib ha perso il 2,3% facendo segnare il nuovo minimo dal marzo 2021. Parigi ha ceduto l'1,8%, Londra il 2,5%, Madrid il 3,6% e Francoforte il 2,09%. Intanto, le agenzie Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia il cui debito ora rientra tra gli investimenti speculativi, con giudizi a livello «junk». 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Il problema è che le diverse ville presenti in Gallura venivano da sempre date in gestione da questi gruppi immobiliare a piccole società sarde che fornivano lavoro a muratori, elettricisti, governanti, sorveglianti o anche a professionisti del mondo del turismo. Ora che però il flusso di cassa in arrivo da Mosca si è interrotto, sono iniziati a fioccare i primi licenziamenti. L’allarme è stato lanciato da Cisl Gallura in seguito a quanto già fatto notare dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda. Come ha spiegato all’agenzia Agi il segretario territoriale della Cisl, Mirko Idili, si tratta di «una situazione in divenire ma già alcuni manutentori e operai edili sono stati sollevati dall’incarico già da oggi (ieri, ndr) e qualcuno da lunedì prossimo». Secondo il sindacalista che cita l’Osservatorio Sardegna turismo, nel Nord Est dell’isola, più precisamente nella zona tra Olbia e Tempio Pausania, arrivavano ogni anno 40.000 russi, alcuni molto facoltosi, che davano lavoro, secondo la Cisl, a centinaia tra manutentori, colf, addetti alla vigilanza, cuochi, autisti e giardinieri. Come se non bastasse, il conflitto è arrivato dopo la pandemia, evento che aveva già messo a dura prova il turismo sardo. Così nel 2020, secondo Idili, c’è stato un calo dell’occupazione del 60% rispetto al 2019 e ora la preoccupazione è che il 2022 si presenti ancora più nefasto degli anni precedenti con tutti i turisti russi in ritirata. Secondo Assoturismo, infatti, l’escalation militare in Ucraina priverà alberghi e strutture ricettive di qualcosa come 175.000 pernottamenti, con una perdita corrispondente a quasi 20 milioni di euro di fatturato. Oltre alla Costa Smeralda, il timore è che gli stessi problemi si presentino ora in altre località ambite dai turisti russi come Portofino, Capri, Forte dei Marmi o Sabaudia. Sarebbero diversi, infatti, i russi che si stanno organizzando per gestire i propri possedimenti in Italia. In particolar modo, i molti yacht in capo agli oligarchi che prima facevano tappa nel Golfo del Tigullio, in Costiera Amalfitana e sulle coste toscane, ora faranno tappa verso il Montenegro o le Maldive, dove le sanzioni dell’Ue non hanno effetto. Il punto è che questi giganti del mare danno lavoro a tecnici, skipper, cuochi, marinai e chi più ne ha, più ne metta. Tutti professionisti che ora potrebbero essere assunti fuori dall’Italia, dove la manodopera costa decisamente meno. Come per la Costa Smeralda, dunque, ora si teme che tutte le grandi ville e proprietà sparse sul territorio italiano, fino all’anno scorso disponibili su svariati siti immobiliari rigorosamente in cirillico, ora finiscano per essere vuote e quindi senza personale. Un esempio è il Monastero di Torre Paola, sul litorale laziale, di proprietà di un anonimo magnate russo e prima intestato alla Reverenda camera apostolica che lo aveva trasformato in un albergo aperto a tutti. La proprietà, da quando è in mani russe, veniva utilizzata per paradisiache e costose vacanze appannaggio di oligarchi che ora potrebbero non venire più, preferendo mete meno complicate viste le sanzioni Ue.
Val Pusteria (iStock)
La filosofia di Reinhold Messner, registrata per i visitatori di Messner Haus, rifugio dei cimeli dell’eroico alpinista «cantastorie» ricavato dall’impianto in disuso della cabinovia del Monte Elmo, nelle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, racchiude un messaggio cristallino: l’alta montagna deve rimanere selvaggia per preservare il suo mistero. Il rapporto tra uomo e altezze è insieme psicologico e chimico.
Scalare fonde con la natura a una profondità che «schiarisce la percezione del mondo», condizione che dona la sicurezza tanto cercata da riportare a valle, «nella civiltà». Quella che, in Val Pusteria, costeggia la pista ciclabile che serpeggia da San Candido a Bagni di Moso tra chalet, fattorie, giardini immacolati e campanili sottili. Intorno, con precisa magia, la Meridiana di Sesto - Sextum per gli antichi romani - sintonizza il passaggio del sole agli orologi degli escursionisti sui sentieri della Croda Rossa. Morbida e accessibile, l’area erbosa tra i 1.900 e i 2.200 m è raggiunta dagli impianti di risalita di Moso, frazione con 800 abitanti e una memoria termale asburgica dal 1765. Ne sono testimoni la chiesetta di San Valentino, edificata per i bagnanti, e l’unica sorgente sulfurea dell’Alto Adige, che irrora i percorsi acquatici del Bad Moos Aqua Spa Resort, dove fare il pieno di zolfo, fluoro, magnesio, calcio e sali minerali.
Come Vestali del benessere a lungo termine, le proprietarie Evi Oberhauser e Cristina Floriani potenziano l’eredità geologica saldando il legame tra salute, acqua e montagna. In SPA, il mondo delle saune racchiude il calore della biosauna moderata, della finlandese ad alta temperatura, dell’aromatica Larix e della Lady in cirmolo a 60°, fino al bagno turco e alla cabina con seduta mirata a sciogliere le tensioni vertebrali.
Dagli ambienti che costruiscono continuità tra interno ed esterno trapela l’antica sapienza olistica delle terme alpine. Arredati con artigianato altoatesino e sauna nello chalet-dépendance e nella camera del bagno di fieno dei pascoli circostanti, o con pareti vetrate, chaise-longue e lettini ad acqua a bordo della piscina interna-esterna riscaldata e nelle sale relax, sono tutt’uno con la natura. Ma l’iniziazione alla longevità si sperimenta anche in altri rami della struttura, che «amplifica l’esperienza della vita di montagna con ciò che non si trova più nelle grandi città» - afferma Floriani.
Il genuino menù si prende cura dell’alimentazione, il programma Move & Balance calendarizza attività psicofisiche guidate di yoga, ginnastica dolce, percorso Kneipp, Augfuss e meditazione con campane tibetane nella grotta di acqua solfata. Lo stile tirolese degli architetti Demetz impiega pietra, larice e cirmolo, loden e leder (cuoio nero), per rivestire la hall, la Stube, il luminoso ristorante e le facciate che ricordano i fienili tradizionali, rendendo il comfort accogliente e intimo sia in comune sia in privato. Ai piani alti, l’atmosfera scalda le suite mansardate con caminetto e vasca idromassaggio aperta sul Monte Casella. Fuori, l’infinità delle Dolomiti completa il circolo del benessere, anche spirituale.
Il corridoio verde della Val Fiscalina, 4,5 km che prolungano la Val Pusteria proprio dal Bad Moos, apre l’impegnativo trekking ad anello verso le Tre Cime di Lavaredo tra le pareti Popera, Croda de Toni, Cima Una e Croda Rossa. Dal rifugio Fondovalle, la salita tecnica 102 dai boschi di larici ai pascoli alti dei Rifugi Locatelli, Pian di Cengia e Zsigmondy-Comici conta una progressione di numeri spettacolari: Cima 9, 10, 11, Torre di Toblin e le Tre Cime Grande, Ovest e Piccola. Per chi desidera toccare il massiccio semicerchio dal versante veneto, il tour in elicottero sorvola Cortina, Misurina, i 3.000 m del gruppo del Cristallo, la Marmolada e il canyon Sorapis con il laghetto turchese dalle rive talcate a forma di cuore. Per scalare le vette dei sogni, la Scuola di Alpinismo Tre Cime organizza pacchetti di ferrate e arrampicate o escursioni su misura in ogni disciplina alpina, anche in formato famiglia (www.alpinschule-dreizinnen.com). Info: www.badmoos.it; www.suedtirol.info.
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Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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Alexander Zverev e Flavio Cobolli dopo la finale del Roland Garros (Getty Images)
«Comunque vada Flavio ha già vinto» si diceva alla vigilia del match. Un italiano diverso da Jannik Sinner a giocarsi la finale di uno Slam era addirittura impensabile soltanto fino a pochi giorni fa. Soprattutto se lo Slam in questione è il Roland Garros e l'ultimo italiano a vincerlo è stato Adriano Panatta nel 1976.
Flavio Cobolli ha comunque vinto perché è arrivato a tanto così dal compiere un'impresa che avrebbe scritto un'altra pagina indelebile del tennis azzurro. E se è vero che nello sport arrivarci vicino conta relativamente, è altrettanto vero che sulla terra rossa del Court Philippe-Chatrier il tennista romano ha gettato il cuore oltre l'ostacolo rendendo la vita complicatissima ad Alexander Zverev, numero 3 al mondo con tutto da perdere visto che a 29 anni, dopo 3 finali perse, non era ancora riuscito a vincere uno Slam e per riuscirci ha dovuto faticare non poco. Significative le lacrime del tedesco al momento del secondo match point concretizzato che ha sancito una vittoria inseguita per anni e sempre sfuggita. Una vittoria tanto desiderata quanto sofferta. Merito di un Cobolli a tratti leggendario, rimasto in partita fino all'inizio del quinto set. Poi la partita ha preso la direzione definitiva. Zverev è partito forte nel parziale decisivo, salendo rapidamente 3-0 con due break di vantaggio. Cobolli ha provato a restare agganciato, ma la distanza si è allargata subito e il tedesco ha trovato anche il terzo break nel settimo game, chiudendo di fatto i conti. L’azzurro ha comunque continuato a giocare ogni punto, provando a restare dentro la finale fino all’ultimo scambio.
Il punteggio finale è stato 6-1 4-6 6-4 6-7 (5) 6-1 dopo 4 ore e 16 minuti di gioco. Nel quinto set Cobolli ha avuto anche qualche occasione in risposta, senza però riuscire a concretizzare le palle break. Zverev ha gestito con maggiore solidità i propri turni di servizio, mentre l’italiano ha iniziato a perdere brillantezza negli spostamenti laterali, pagando la fatica di una partita giocata ad altissima intensità.
La finale si era aperta nel segno del tedesco. Primo set a senso unico, con Zverev subito avanti di un break e poi capace di allungare fino al 6-1, approfittando delle difficoltà di Cobolli negli scambi prolungati e al servizio. Il secondo parziale ha invece raccontato un’altra partita: più equilibrio, più lotta, e un Cobolli cresciuto soprattutto nella gestione dei punti importanti. Il break decisivo è arrivato nel settimo game e ha riportato la sfida in parità. Nel terzo set Zverev ha ritrovato ordine nei propri turni di battuta, mentre Cobolli ha avuto due palle break nel quarto game senza sfruttarle. Il tedesco ha poi colpito nel momento chiave, strappando il servizio nel decimo game e portandosi avanti due set a uno. Il quarto parziale è stato il più equilibrato e il più lungo sul piano emotivo. Cobolli ha avuto un primo break di vantaggio, poi è stato ripreso e superato, quindi ha nuovamente ribaltato l’andamento del set fino al 5-3. Zverev ha reagito ancora e si è arrivati al tie-break. Qui l’azzurro ha tenuto meglio la tensione: avanti 6-4, ha chiuso alla seconda occasione utile con un passante di dritto che ha portato il match al quinto set. Nel set decisivo però la partita si è spostata subito verso il tedesco. Zverev ha preso il controllo con un avvio aggressivo e ha sfruttato gli errori di Cobolli nei momenti chiave. L’italiano ha avuto alcune chance in risposta, ma non è riuscito a trasformarle e il divario si è ampliato fino al 6-1 finale.
Al momento del punto decisivo Zverev si è lasciato andare in lacrime, disteso sulla terra rossa del Philippe-Chatrier. Per lui è il primo titolo Slam della carriera, dopo tre finali perse. Cobolli, invece, lascia Parigi con una finale che segna comunque un passaggio importante: il primo grande appuntamento giocato fino in fondo e la sensazione di poter stare stabilmente ad alto livello.
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