
L'intento di Luigi Di Maio è nobile: difendere il lavoro dei giovani dallo sfruttamento. Ma imporre le serrate sarà un regalo per i big del commercio on line, Amazon in testa. Una volpe come Oscar Farinetti lo ha capito: lui però teme per gli incassi, non per i lavoratori.So che Oscar Farinetti non è mosso dalla volontà di difendere il prossimo ma da interessi di bottega: la sua, vale dire Eataly. Quando dice che la chiusura domenicale dei negozi avrebbe conseguenze apocalittiche gli vengono le lacrime agli occhi, ma non per i giovani che sarebbe costretto a lasciare a casa, bensì per gli affari festivi cui sarebbe costretto a rinunciare se davvero passasse la misura grillina di santificare la domenica con la chiusura delle serrande. Pur consapevole dunque che a rilasciare le dichiarazioni non è il cervello di Oscar ma il registratore di cassa che è in lui, non posso non essere parzialmente d'accordo con il patron del supermercato di lusso e in disaccordo con Luigi Di Maio che del provvedimento di chiusura è il proponente. Il ministro del Lavoro credo che si sia fatto venire la brillante idea del riposo settimanale del centro commerciale dando retta al grido di dolore di alcuni giovani condannati a faticare la domenica. A loro probabilmente si sarà unito qualche commerciante che ha visto il negozio svuotarsi della normale clientela a causa della concorrenza dei Super. Chiudere, limitando le aperture festive, deve essere parso al vicepremier il modo più semplice per rimettere in ordine le cose, dando anche una bastonata alle odiate multinazionali del carrello. Se si chiude, le commesse potranno stare in famiglia, deve essere stato il ragionamento di Luigino. I commercianti potranno dormire sonni tranquilli perché non dovranno fare i conti con le vendite in discesa e i grandi gruppi della distribuzione non speculeranno più sul bisogno degli italiani di fare la spesa e di riempire il vuoto domenicale. Insomma, prendi tre e paghi uno: meglio di un super saldo.In realtà le cose non stanno così, perché il mondo del commercio rischia di essere presto sconvolto da un tale tsunami che sperare di fermarlo abbassando la saracinesca è un po' come cercare di arginare l'alta marea con un castello di sabbia.Cercherò di spiegarmi. L'altra sera, alle 21.30, mentre mi accingevo a sedermi a tavola, mi è squillato il telefono. Il tipo alla cornetta mi ha informato di essere il fattorino di Amazon venuto a consegnarmi un libro che avevo ordinato nel pomeriggio. Neanche il tempo di aprirgli e il giovanotto era già al mio piano con il plico in mano: un secondo (niente firma di consegna, niente pagamenti) e l'extracomunitario era corso via per un'altra consegna. Una scena analoga mi era capitata una settimana prima, ma questa volta al sabato. Una scampanellata e il pacchetto è arrivato a destinazione senza sforzo. La domenica non mi è ancora accaduto di ricevere le consegne, ma immagino che sia affare di settimane o di mesi, giusto il tempo di consentire a Di Maio di mantenere la promessa di chiudere i centri commerciali nei giorni comandati: poi Bezos, il multimiliardario inventore di Amazon, ci riempirà di acquisti domenicali, sfruttando per le consegne la moltitudine di immigrati che ci ha invaso.Io capisco le ragioni del vicepremier e ministro del Lavoro. Con il divieto vuole accontentare i giovani che si sentono sfruttati e i commercianti che temono la concorrenza, ma cercare di fermare le nuove regole del commercio con misure che andavano bene nel secolo scorso rischia di essere addirittura peggio di ciò che si vuole impedire. Già, perché se con il commercio online è possibile scavalcare il negozio, è piuttosto evidente che, chiusi i centri commerciali, si apriranno dei canali di distribuzione che opereranno la domenica. Ora si comprano davanti al computer (ma anche al tablet o allo smartphone) i libri, gli accessori e qualsiasi diavoleria elettronica. Dopo diventerà normale fare la spesa (è già possibile) e fare rifornimento di tutto ciò di cui abbiamo bisogno durante la settimana. Gli acquisti si faranno il sabato o la domenica e in giornata ci saranno le consegne. In pratica avremo ottenuto di chiudere i centri commerciali per aprire i negozi virtuali, i quali non calano la serranda neanche la notte e neppure nei giorni di festa. Ci porteranno il supermercato a casa nostra, stando seduti in salotto.Per dirla tutta quindi, quella di Di Maio mi pare una battaglia contro i mulini a vento. Anzi, contro le multinazionali dell'online. Con un solo risultato: far chiudere un po' di centri commerciali, ottenere la perdita di un certo numero di posti di lavoro e il trasferimento degli acquisti (e degli utili) fuori dai confini nazionali. Alla fine avremo più precari e più soldi per i magnati della Silicon Valley. Ve lo immaginate quanto piangerà per questa apocalisse del commercio il povero Oscar con il suo supermercato delle cose buone dall'Italia? Altro che Fico, qui Farinetti rischia di essere infarinato.
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.






