Le manovre di Palamara per promuovere Cascini procuratore aggiunto
I messaggini svelano che il magistrato indusse Sergio Colaiocco, candidato della sua stessa corrente, a lasciare la corsa. E fece pressioni anche sul gruppo di Area.

È il 5 ottobre 2017, e nella sala del Consiglio superiore della magistratura si sta celebrando il solenne rituale laico del plenum. All’ordine del giorno c’è anche la nomina di Giuseppe Cascini (Area) a procuratore aggiunto di Roma. Cascini si afferma sui colleghi Nicola Maiorano, Enrico Cieri e Francesco Curcio sia per i parametri di «merito» sia per le «attitudini». A quella tornata concorsuale avrebbe dovuto partecipare pure un altro pm di grande esperienza di Piazzale Clodio, Sergio Colaiocco, pubblico ministero dell’Antiterrorismo a cui oggi è affidata l’indagine sul rapimento della cooperante Silvia Romano. Avrebbe dovuto perché, pur avendo presentato in un primo momento la domanda, il sostituto procuratore alla fine sceglie di ritirarla, come certificato dagli atti di Palazzo dei Marescialli. Non è, però, una decisione facile la sua, e probabilmente nemmeno del tutto autonoma a leggere le chat di Luca Palamara allegate agli atti dell’inchiesta di Perugia in cui è coinvolto per corruzione. Chat da cui emergono i dubbi e il rammarico del candidato di Unicost che deve abbandonare la corsa per ordini di scuderia. I primi contatti interessanti iniziano nell’agosto 2017, quindi a ridosso dell’attività istruttoria del Consiglio superiore. Scrive Colaiocco a Palamara: «Vorrei incontrarti con un po’ di calma per le cose mie e raccontarti alcune cose dell’ufficio». Il 6 settembre, torna alla carica spiegando di aver «parlato con Pignatone» (Giuseppe Pignatone, il procuratore dell’epoca, ndr). A quel tempo, Colaiocco è titolare dell’inchiesta sull’omicidio in Egitto del ricercatore Giulio Regeni, ma l’argomento della discussione citata del messaggino era stato più probabilmente la candidatura a procuratore aggiunto. Per essere maggiormente incisivo, il pm dell’Antiterrorismo aggiunge alla chat Whatsapp una faccina che esprime delusione. Tant’è che, poco dopo, rimarca: «Ho nuovamente rifiutato con decisione profferte MI (Magistratura indipendente, ndr) ma loro insistono che mi vogliono indicare (per il ruolo di aggiunto, ndr)… Io nella sostanza mi rimetto a te… anche se sono perplesso se revocare proprio… datemi 48 ore per farlo con serenità… adesso non me la sento… mi spiace». Palamara gli replica: «Questo è lo scenario che già conoscevo e di cui abbiamo parlato ieri perché serve solo a creare contrapposizione». Colaiocco dimostra di aver capito il gioco: «Io sono fermissimo nel chiedergli di non strumentalizzarmi, ma Galoppo (Claudio Galoppi, consigliere del Csm in quota Mi, ndr) non vuole per ragioni sue indicare Maiorano (altro candidato, ndr)». Il travaglio interiore si risolve il giorno dopo. Sul cellulare di Palamara compare questo messaggio: «Dopo la notte in bianco e dopo aver fatto una pennica ristoratrice sono di nuovo lucido (o quasi)… quando hai un attimo chiamami così mi dici se è meglio che comunque revochi anche se la commissione già c’è stata… se poi vuoi passo da te e parliamo a voce con più calma». L’organo di valutazione in effetti si è espresso quella stessa mattina, e la vittoria di Cascini è stata schiacciante, come lo stesso Palamara si affretta a comunicare in diretta al magistrato di Area in un altro Whatsapp finito nel procedimento («Cascini 4, Colaio 1»).

Il magistrato dell’Antiterrorismo è ormai deciso a rinunciare alla corsa, inconsapevole delle manovre del suo capocorrente a favore del rivale, e il 15 settembre gli riscrive: «Mi puoi chiamare un attimo che ti volevo sentire sulla possibilità di revocare anche ora». Quattro giorni dopo, ribadisce: «Resto in attesa di tue istruzioni». Stavolta l’emoticon è quella di una strizzatina d’occhio.

Che Palamara si sia speso per la promozione dell’esponente di Area lo ha ammesso lo stesso pm indagato nel corso dell’interrogatorio a Perugia, un anno fa, quando agli inquirenti che lo hanno messo sott’inchiesta per corruzione, proprio sulla base di una informativa inviata, tra gli altri, dallo stesso Cascini, ha affermato: «Sono stato una delle persone che più di tutti ha favorito la sua nomina di aggiunto a Roma, che fu una nomina molto controversa e ostacolata». La circostanza emerge anche dai Whatsapp di Palamara. E, in particolare, dalle chiacchierate con Nicola Di Grazia, giudice a Tivoli ed esponente di Movimento per la giustizia-art. 3 (confluito insieme a Magistratura democratica nel cartello progressista di Area). A lui Palamara rinfaccia un atteggiamento scorretto ai danni di Cascini («State perdendo la faccia… A Peppe lo avete ucciso la seconda volta») che già nel 2016 doveva essere promosso aggiunto, e invece gli era stata preferita dalla sua stessa corrente Nunzia D’Elia. Tanto che, di fronte ai ritardi di convocazione della quinta commissione del Csm («La commissione di domani è stata sconvocata e quindi non ci sarà nessun voto», lo avvisa Di Grazia), il pm di Roma perde le staffe e digita: «Fagliela fissare altrimenti lo impalo in plenum… E non scherzo». Il riferimento è con tutta probabilità a Valerio Fracassi, capogruppo di Area al Csm (quindi compagno di corrente di Di Grazia) e a quell’epoca presidente della commissione che decide per gli incarichi direttivi a Palazzo dei Marescialli. L’organo verrà poi convocato in tempo utile per far arrivare Cascini alle primarie di Area per il Csm, fissate per il febbraio 2018, con i galloni di procuratore aggiunto. Se non ci fosse riuscito, il magistrato avrebbe dovuto rinunciare allo scatto di carriera o alla corsa per l’organo di autogoverno. Invece, anche grazie a Palamara, come abbiamo visto, riuscirà a centrare entrambi gli obiettivi.

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