• I concorsi non ancora banditi. E in ogni caso i 6.500 euro a puntata pagati dalla Rai a Carlo Cottarelli non andranno ai giovani bisognosi, ma ai ricercatori dell’Osservatorio diretto dal prof.
  • Parla l’ex commissario alla spending review, ospite fisso in tv da Fabio Fazio e fondatore del centro ricerche alla Cattolica: «Non conosco la contabilità nei dettagli. Nuovi contratti? Due o tre. E io aspetto la cattedra straordinaria per chiara fama».

Lo speciale comprende due articoli.

C’è un velo di mistero intorno all’Osservatorio dei conti pubblici italiani, fondato da Carlo Cottarelli nel 2017 in joint venture con l’Università Cattolica di Milano: lui osserva il bilancio dello Stato, ma nessuno osserva lui. La Verità ha perciò voluto guardare da vicino la «creatura» di Cottarelli, anche in considerazione delle polemiche originatesi a seguito della sua partecipazione alla trasmissione Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio. Dalla nostra inchiesta intorno all’Osservatorio emergono ancora diversi punti da chiarire, complice l’alone di riservatezza che circonda questa struttura, che dà l’impressione di essere solo «appoggiata» alla Cattolica, forse perché allestita (stando a quanto ci ha riferito Cottarelli) direttamente da lui e dal rettore, più che costituire parte integrante dell’attività di ricerca dell’ateneo.

Basti solo pensare che mentre l’ufficio del premier mancato si trova nell’area della direzione amministrativa dell’Università, la vera e propria sede dove i ricercatori svolgono la propria attività è a circa dieci minuti a piedi dalla sede centrale: è, come ironicamente lamenta con noi Cottarelli («siamo stati trattati un po’ male»), un seminterrato in via San Vittore 43. Ci siamo recati personalmente a dare uno sguardo all’ufficio di Mister Forbici: lungo il corridoio al primo piano di un’ ala dell’ateneo ci si imbatte in una porta con un citofono. Nell’anticamera, uno spazio molto grande ma arredato praticamente solo da una grande scrivania (ricorda un po’ la sala del megadirettore galattico che riceve Ugo Fantozzi quando, diventato un rivoluzionario comunista, scaglia un sasso contro le vetrate della ditta). Alla destra per chi entra si trova la stanza di Cottarelli, il quale, molto cortesemente, gliene diamo atto, ci aveva invitati a raggiungerlo direttamente lì proprio oggi. Quanto all’aula in cui lavorano i ricercatori, lo spirito è spartano: bisogna scendere in una specie di spazio parcheggio del palazzone di via San Vittore, dove sono ubicati anche altri due centri studi della Cattolica. Fuori la porta della stanza, dove quando arriviamo noi è ora di pranzo e i ragazzi stanno dividendo una pizza, una targa segnala: Osservatorio Cpi. Parola d’ordine, austerità.

Ma veniamo a un paio di aspetti fumosi che riguardano l’ente di Cottarelli. Il primo concerne la destinazione del compenso percepito dall’economista per le sue ospitate a mamma Rai. Più di una settimana fa, La Verità è stata tra le prime testate a rivelare il cachet di Mister Forbici, 6.500 euro a puntata, precisando anche che tale somma sarebbe stata destinata all’Osservatorio Cpi da lui diretto. Il giorno stesso della pubblicazione del nostro articolo, la società Officina srl (appaltante della trasmissione e controllata per metà da Fazio) ha specificato che «la presenza per il professor Cottarelli è senza benefici economici» e che «l’intero compenso è destinato a borse di studio». Bene, direte voi, storia finita. E invece no.

Per prima cosa, è bene chiarire che i fondi non verranno destinati a studenti bisognosi (come qualcuno potrebbe pensare), bensì per finanziare gli stipendi dei ricercatori dell’Osservatorio. I quali, com’è giusto, devono essere retribuiti, ma non sono universitari indigenti cui lo Stato garantisce il «diritto allo studio», come forse qualcuno immagina quando sente la formula «borsa di studio». Secondo dettaglio, se vogliamo ancora più importante: queste famose borse ancora non esistono. Come ci ha spiegato l’Ufficio stampa della Cattolica e come ha confermato nella sua intervista lo stesso Cottarelli, infatti, i concorsi devono essere ancora banditi. L’iter si trova in una fase primordiale, perché se è vero che «gli organi accademici e direttivi hanno approvato la richiesta di bandi», d’altro canto per il «completamento del processo occorrono diversi mesi». Tant’è che anche l’economista cremonese non ci ha saputo dire precisamente quante se ne riusciranno a istituire. Dunque, nessuna fake news, come avevano insinuato molti fan sfegatati di quello che fantasticano possa diventare il leader del partito degli esperti (un esperimento strampalato che lo stesso Cottarelli, nel suo colloquio con noi, liquida come «senza senso»). Semmai, tante domande ancora prive di risposta, visto che per adesso le borse di concreto hanno ben poco.

Non è del tutto chiaro nemmeno il punto relativo ai finanziamenti. Sebbene l’articolo 9 dello Statuto preveda che l’amministrazione dell’Osservatorio venga affidata agli uffici amministrativi della Cattolica, pare che esso goda di una certa autonomia finanziaria. Lo dimostra l’esistenza di undici finanziatori esterni, coinvolti dallo stesso Cottarelli, nove dei quali fanno parte del Comitato dei finanziatori, ovvero si impegnano da Statuto a versare almeno 15.000 euro l’anno. Parliamo perciò di minimo 135.000 euro l’anno solo dai finanziatori (in realtà, al telefono con noi Cottarelli ha parlato di poco più di 160.000 euro totali per il 2018). Soldi che, secondo quanto ci ha spiegato l’economista, vengono utilizzati per retribuire i cinque collaboratori dell’Osservatorio indicati sul sito e per le spese di viaggio. Ma nonostante l’imperativo del rigore nei conti e nonostante la nostre ripetute richieste, né l’Ufficio stampa dell’ateneo, né lo stesso Osservatorio hanno fornito alla Verità un bilancio dettagliato con le entrate e le uscite. La Cattolica ha solo specificato che fornisce supporto logistico e amministrativo all’Osservatorio. Alcuni finanziatori esterni, contattati via mail o telefonicamente, si sono inoltre rifiutati di fornire informazioni sull’entità del contributo e sulla possibilità di rinnovarlo anche per il 2019. Chiariamo: non avendo personalità giuridica, l’Osservatorio non è obbligato a stilare un bilancio e i finanziatori non sono obbligati a rivelare l’ammontare degli stanziamenti. Ma se il principio è fare le pulci ai conti dello Stato (giustamente), è giusto anche massimizzare i propri standard di trasparenza.

Infine, un’ipotesi «retroscenista» sulle finalità dell’Osservatorio. La sensazione, infatti, è che questo centro di ricerca serva più come garanzia di una costante presa di Cottarelli sul dibattito pubblico, che come ente accademico in grado di produrre contenuti scientificamente rilevanti. Alla voce «Studi e analisi dell’Osservatorio», infatti, dal novembre 2017 al 20 ottobre 2018 si trovano 33 paper piuttosto stringati (se si escludono grafici e figure), dal taglio molto «pop» (ad esempio il famoso commento ai programmi elettorali dei partiti che si erano presentanti alle elezioni del 4 marzo), ma non ci sono articoli pubblicati su riviste scientifiche classificate dal Miur, men che meno su quelle di fascia A. Cottarelli ha chiarito che l’intento in realtà era proprio di svolgere «opera divulgativa». Ma in Cattolica a qualcuno potrebbe non essere andato giù che l’Università sponsorizzasse un centro di ricerca che produce contenuti da talk show. Una fonte interna all’ateneo, ad esempio, alla Verità ha lasciato trapelare una certa perplessità rispetto al peso scientifico dell’attività dell’Osservatorio, facendo intendere che Cottarelli lo stia utilizzando per consacrare quella «chiara fama» che gli garantirebbe una chiamata diretta alla docenza in Cattolica. Magari, aggiungiamo noi, dopo che le ambizioni politiche si sono infrante sullo scoglio del bruciante fallimento di maggio, quando non bastò la mossa di Sergio Mattarella per spalancare a Mister Forbici le porte di un premierato simil montiano.

Questo scenario, in fondo, lo ha avvalorato con la massima onestà proprio Cottarelli, che ha confermato l’offerta di una cattedra come professore straordinario da parte della Cattolica. Alla quale chiederemmo a che gioco stia giocando, visto il profilo ormai distintamente politico di un uomo che, come se qualche mese fa non fosse successo nulla, ci tiene nondimeno ad accreditarsi come un «neutrale».

Antonio Grizzuti
Alessandro Rico


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