- In inverno è importante usare un abbigliamento adeguato, ma i capi in lana sono ormai una rarità. Ottenuta dal manto degli animali, esiste dalla preistoria ed è l’unica fibra naturale e anallergica.
- Non è sufficiente che i vestiti che portiamo ci facciano sentire tepore, è fondamentale che abbiano anche un forte potere traspirante, che gli permetta di rilasciare l’umidità.
Lo speciale contiene due articoli.
Siamo in pieno inverno e anche nel pieno di un’ondata di freddo abbastanza importante, nonché nel pieno dei saldi. Avrete certamente notato, se siete entrati in qualche negozio dei marchi multinazionali più famosi, che è rarissimo, e in alcuni è impossibile, trovare anche un solo capo in 100% lana.
Mentre invece trionfano le fibre sintetiche, strapompate per il fatto che molte sono pubblicizzate come fibre sintetiche da riciclo, quindi «ecologiche». Per alcuni, il vero ecologismo sarebbe non proporre continuamente nuove produzioni poi invitando a comprare, comprare, comprare e comprare anche tramite app, email e pubblicità personalizzate su Internet h24, consumando ulteriore energia. In effetti, non si può non notare come sia contraddittorio che proprio chi titilla sul risparmio, il non spreco e il riciclo poi iperproduca merce di cui iperstimola l’acquisto attraverso canali anch’essi impattanti sul consumo elettrico.
Non a caso, questo tipo di negozi si chiama fast fashion, cioè moda veloce che tradotto vuol dire continue collezioni di abiti di qualità non eccelsa a prezzo basso. Solo che mentre una volta tutti, o quasi, usavano il concetto di fast food in chiave negativa, oggi il fast fashion non viene pressoché accusato di niente e, anzi, grazie al maglione di poliestere riciclato che per alcuni è un ulteriore abbattimento di costo produttivo spacciato per impegno etico, quindi puro greenwashing, viene anche raccontato, dall’attuale green bombing, anch’esso operato da multinazionali per le quali il green è solo un grande e cinico affare, come negozio buono. E magari l’allevatore di pecore è accusato di inquinare e sfruttare. Sapete da cosa nasce il poliestere riciclato? Anche dal riciclo delle bottiglie di plastica. Bene, benissimo, meglio riciclate che galleggianti in mare, ma resta che un maglione di poliestere è un maglione di plastica. E molti lanciano anche allarmi sull’inquinamento ambientale di microparticelle plastiche che si opera quando si lava un maglione, un cappotto, un cappello in poliestere o altre fibre sintetiche. A prescindere che sia riciclato o appena prodotto, il tessuto di poliestere presenta delle caratteristiche diverse dal tessuto elettivo per l’inverno, cioè la lana. E poi c’è l’acrilico: è la stessa cosa del poliestere? Conosciamoli meglio.
La lana è una fibra naturale la cui presenza è già testimoniata nella preistoria, si ottiene dal vello cioè dal manto peloso di alcuni animali, come gli ovini. Oppure, dalle pecore: la famosa lana merinos deriva dalla pecora omonima, selezionata in Spagna tra XV e XVIII secolo e oggi allevata in altre varie parti del mondo. Ancora, dalle capre, la lana cashemere, per esempio, si ottiene dal sottopelo di capre che vivono per lo più sugli altopiani del Kashmir, regione dell’India settentrionale, della Mongolia, del nord della Cina, dell’Iran e dell’Afghanistan.
Particolare è la capra d’Angora, da cui si ricava la lana mohair. Si ottiene poi lana dal vello di camelidi come i cammelli (asiatici e dromedari africani): in questo caso non si tosa ma si raccoglie, perché in primavera il sottopelo del cammello si stacca spontaneamente, poi i raccoglitori di pelo a seguito della carovana lo recuperano e conservano per filarlo. Spesso, si chiama cammello qualunque lana beige ma soltanto quella fatta con pelo di cammello andrebbe chiamata così. Camelidi, dicevamo, come anche lama, alpaca (Ande) e vigogna (Ande peruviane). Minoritariamente, si ottiene lana anche dal vello dello yak e dell’antilope tibetana (shahtoosh), si ottiene poi lana d’angora dal pelo di una particolare razza di coniglio europeo originario della provincia di Ankara in Turchia che in passato si chiamava Angora. Esiste anche una lana ottenuta dal prelevamento del vello dopo la macellazione dell’animale, che si chiama lana di concia. C’è anche la lana rigenerata, ottenuta dagli scarti di produzione delle precedenti.
Come dicevamo, la lana è un materiale molto antico: i reperti più remoti sono quelli relativi a quasi 2000 anni a.C., ma probabilmente la lana era già usata molto prima. Se nell’antichità più remota, però, il pelo veniva strappato a mano dal vello a ciuffi, con gli antichi Romani fanno la loro apparizione le cesoie per tosare. Il vello, infatti, si tosa, cioè se ne taglia il pelo e da questo gesto, che contribuisce al benessere dell’animale perché lo libera di un peso che altrimenti nel tempo diventerebbe eccessivo (e va svolto con rispetto e delicatezza per non ferirlo, ovviamente), parte la produzione della lana. Dopo la tosatura, due volte l’anno in autunno e inverno, si confeziona la lana in balle. Le balle arrivano poi nei lanifici dove si procede a selezionare, lavare, lubrificare (per diminuire l’elettrostaticità, comunque già bassa nella lana rispetto alle fibre sintetiche).
Poi, si fila, con filatura cardata se si tratta di fibre corte, con pettinatura se le fibre sono più lunghe. Poi si arrotola sul rocchetto e poi si tesse per ottenere il tessuto o si lavora in forma di filato.
La fibra di lana è fatta di cheratina, la stessa sostanza che si trova nei nostri capelli, peli e unghie. Anche per questo motivo il corpo umano e la sua pelle la, come dire, riconoscono, come non possono fare con le fibre sintetiche.
Pare non esistere allergia alla lana, quando si hanno reazioni epidermiche di prurito o irritazione si tratta di una questione meccanica di fibra dura oppure di allergia ad acari eventualmente contenuti nella lana. La fibra di lana ha una sezione circolare e all’esterno è ricoperta di squame. La fibra di lana resiste bene a muffe e batteri, ma oltre che dagli acari (che, va detto, possono attaccare tutti gli altri tessuti a parte quelli trattati come antiacaro), può essere attaccata dalle tarme. La lana è una fibra tessile naturale ottenuta da materia prima naturale.
Col tempo e l’industria, si sono affermate le fibre artificiali, tratte da sostanze fibrose già esistenti in natura ma elaborate in maniera chimica, come le fibre ottenute per trasformazione chimica di polimeri organici naturali (come cellulosa, cascina, proteine, alghe) quali rayon viscosa, acetato di cellulosa, cupro o algato. Le fibre artificiali sono abbastanza traspiranti e accumulano meno carica statica di quelle sintetiche.
Le fibre sintetiche sono invece ricavate da sostanze non esistenti in natura e prodotte dalla chimica per sintesi ossia polimerizzazione di monomeri organici quali poliammidi, poliesteri, poliuretani o derivati polivinilici: sono la fibra poliammidica anche detta poliammide o nylon, realizzata e brevettata dalla Du Pont nel secolo scorso, il poliestere, il terital, il pile, il polipropilene.
E l’acrilico che, in pratica, è una resina acrilica filata e poi tessuta. Le resine acriliche (poliacrilati) sono ottenute dalla polimerizzazione di monomeri acrilici, nacquero per uso principalmente edile, poi odontoiatrico e poi approdarono all’uso tessile. In genere, sono meno traspiranti delle fibre naturali e artificiali.
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