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2018-08-12
La spugna del Pd sui reati può aiutare Verdini, Bossi e il vescovo di Massa
Ansa
Il cosiddetto decreto legislativo «salva parenti» varato al tramonto del governo Gentiloni ha reso obbligatoria la denuncia per i reati come la truffa e l'appropriazione indebita aggravata, la stessa che viene contestata ai fratelli del cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini. Ma in realtà la norma influenzerà anche molti altri processi. Infatti ha reso necessaria la querela di parte per alcuni reati contro la persona (minaccia aggravata; violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale; falsificazione di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche o informatiche; violazione, sottrazione, soppressione e rivelazione di corrispondenza) e contro il patrimonio (truffa, frode informatica e appropriazione indebita, appunto). Una manovra che l'esecutivo allora in scadenza giustificò con la necessità di snellire i carichi nei tribunali, ma che rischia di compromettere inchieste e processi in corso, se le parti lese non eserciteranno, nei modi previsti dalla legge, il diritto di querela. Se, insomma, le vittime non firmeranno esposti contro chi le ha raggirate (al netto dei casi in cui si continua a procedere d'ufficio quando sussistono aggravanti specifiche come le minacce con armi, ma non sono questi i casi).
La lista dei casi a rischio improcedibilità è lunga. Cominciamo dal processo che ha visto condannati a Milano l'ex leader della Lega Nord Umberto Bossi (2 anni e 3 mesi), il figlio Renzo (1 anno e 6 mesi) e l'ex tesoriere Francesco Belsito (2 anni e 6 mesi) per la truffa ai danni dello Stato da oltre 3 milioni di euro. Soldi che sarebbero stati usati, in parte, per spese personali della famiglia Bossi tra cui la famigerata laurea albanese per il Trota.
Per una opaca operazione immobiliare da mezzo milione di euro sono indagati a Palermo per truffa il consigliere regionale siciliano Riccardo Savona (Fi) insieme alla moglie Cristina Maria Bertazzo. Sempre in Sicilia è sotto inchiesta l'unico leghista dell'Assemblea regionale, Antonino Rizzotto, detto Tony, per appropriazione indebita aggravata ai danni dei dipendenti dell'Isfordd, l'istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali.
A Massa Carrara truffa e appropriazione indebita aggravata sono contestate al vescovo Giovanni Santucci per una vicenda legata a don Luca Morini, il famigerato «don euro», che rastrellava elemosine e donazioni e le spendeva in incontri gay con escort e cene e viaggi di lusso. C'è poi il procedimento sui due accordi transattivi per la costruzione della Metro C di Roma: 25 indagati, tra cui l'ex sindaco Gianni Alemanno (truffa). Sempre a Roma c'è il fascicolo per truffa che vede coinvolti 24 indagati dell'operazione «Labirinto», in cui troviamo anche l'ex parlamentare Antonio Marotta e l'ex sottosegretario all'Istruzione nel governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, per un vorticoso giro di soldi e beni immobili. Anche in questo caso, se nessuno denuncia, i magistrati non potranno perseguire i reati di truffa e appropriazione indebita aggravata.
L'ex presidente della Regione Valle d'Aosta Augusto Rollandin e l'ex assessore al Bilancio Mauro Baccega sono sotto inchiesta, invece, per una presunta truffa nell'ambito dei finanziamenti al Casinò di Saint-Vincent; inchiesta che un anno fa aveva portato a indagare l'ex assessore al Bilancio Ego Perron e gli amministratori della casa da gioco Luca Frigerio (dal 2008 al 2015) e Lorenzo Sommo (dal 2015 al 2017).
A Napoli sono alle prese con avvocati e interrogatori gli ex vertici della Camera di Commercio che, truccando le carte, facevano passare viaggi in giro negli Usa per importanti progetti di sviluppo territoriale. A Reggio Calabria è finita davanti al gup la presidente dell'associazione antimafia «Riferimenti», Adriana Musella, accusata di aver utilizzato per scopri privati i fondi erogati per iniziative a favore della legalità. La Procura di Macerata ha invece iscritto nel registro degli indagati l'ex deputato ed ex sindaco, Giuseppe Sposetti, il figlio Emanuele e Cinzia Bianchini per la costruzione di un parcheggio alle spalle della stazione che avrebbe portato alla sparizione di 500.000 euro investiti dalla famiglia Guzzini di Recanati.
A Milano i pm sono al lavoro sull'incartamento relativo alle false comunicazioni sociali e appropriazione indebita sui conti del Sole 24 Ore. A essere coinvolti, tra gli altri, sono nomi di spicco nel quotidiano controllato da Confindustria, tra cui l'ex direttore Roberto Napoletano, l'ex presidente del gruppo, già numero uno della Fondazione Fiera Milano, Benito Benedini, e Donatella Treu, ex amministratore delegato e direttore generale dell'editrice.
Il decreto sulla procedibilità a querela di parte avrà effetti anche sui procedimenti che sono arrivati a sentenza. È il caso del verdetto d'appello a carico di Denis Verdini, condannato in secondo grado a sei anni e dieci mesi di carcere (due dei quali ascrivibili all'appropriazione indebita) per il crac del Credito cooperativo fiorentino.
Gli affari immobiliari dei Conticini a Cascais
Ai fratelli Conticini devono piacere le case reali. Infatti Andrea, indagato per riciclaggio in un'inchiesta della Procura di Firenze, ha sposato Matilde (nome nobile per definizione, dalla contessa di Canossa alle regine inglesi) Renzi, diventando membro della casata di Rignano sull'Arno, quella dell'ex sovrano Matteo I. Il consanguineo Alessandro Conticini ha invece spostato i suoi affari in Portogallo, e precisamente a Cascais, nel distretto di Lisbona, poco distante dall'hotel 5 stelle Grande Real Villa Italia, che prima di diventare un resort è stata il rifugio dorato dell'esilio dei Savoia in fuga dall'Italia liberata. Per la Procura toscana Alessandro e Luca (gemello di Andrea) Conticini avrebbero utilizzato fondi delle organizzazioni umanitarie per realizzare affari poco limpidi: nel settembre 2015 hanno sottoscritto un prestito obbligazionario da 798.000 euro emesso dalla società «Red friar private equity limited Guernsey» e hanno effettuato «un investimento immobiliare per euro 1.965.445», tra il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017, in Portogallo.
Per gli inquirenti, i fratelli si sarebbero appropriati di 6,6 milioni di dollari di donazioni destinati ai bambini denutriti dell'Africa e avrebbero effettuato «attività economiche, finanziarie, imprenditoriali e speculative» per schermare la provenienza delittuosa del denaro (autoriciclaggio).
Le tracce dei Conticini in Portogallo, soprattutto in queste assolate giornate d'agosto, sono poche, ma dai contorni nitidi. Il nome che emerge in terra lusitana è quello di Alessandro. Il giovanotto è il perno dell'inchiesta. È lui che ha lavorato per l'Unicef in Africa con tre società, e in particolare con la Play therapy e su Internet si trovano ancora alcuni suoi report e i riferimenti alle sue attività nel Continente nero, come quando ebbe l'idea di salvare i bambini denutriti, con bombe caloriche come la pasta di arachidi.
In Portogallo è indicato come gestore di una società immobiliare, la Cosmikocean sa, una specie di ditta in accomandita semplice che si può aprire con pochi euro. Da Internet apprendiamo che è stata creata nel gennaio 2017 e appare ancora attiva, con un capitale sociale di 50.000 euro. Tra le attività, oltre alla compravendita di immobili, anche la loro costruzione, e l'affitto di alloggi per turisti e non.
L'indirizzo è quello di una stradina del sobborgo di Areia, non distante dalle meravigliose spiagge del Forte da Cresmina, di Praia da Agua doce o di Praia Grande do Guincho. Questo arenile è uno dei più amati dai surfisti e fa parte di un parco nazionale di non grandi dimensioni, ma che sembra un pezzo di deserto africano ai confini dell'Europa.
Ai bordi di quest'area selvaggia ville, piscine e anche un centro di equitazione e un campeggio. Nella traversa Sao Carlos, dove ha sede la Cosmikocean, risulta domiciliato pure il consolato del Nicaragua. Nella viuzza non mancano le dimore di pregio: tra queste una color mattone dalle forme cubiche e altre dall'aspetto più classico. Allo stesso indirizzo della Cosmikocean si trova anche un'altra società immobiliare, la Peaceful galaxy sa. Evidentemente in zona gli affari con il mattone vanno per la maggiore. Anche perché da quando il governo portoghese ha concesso la carta oro (una specie di green card) ai cittadini extracomunitari che investono almeno mezzo milione di euro in Portogallo i prezzi sono schizzati alle stelle e pagare un immobile con assegni a sei zeri è una prassi in zone esclusive come Cascais, la Beverly hills del distretto di Lisbona.
Il bollettino del Consiglio comunale della capitale lusitana ci informa che a giugno 2018, quando i pm avrebbero voluto interrogare i Conticini (che non si sono presentati in Procura), la Cosmikocean è diventata una Ltd, una specie di Srl, in grado di effettuare operazioni più importanti. Il che farebbe pensare a un allargamento degli affari e del portafoglio clienti dell'immobiliare. La sede della Ltd è in un'altra zona e si trova a circa cinque chilometri dalla traversa del sobborgo di Areia.
L'indirizzo preciso è Rua de Santa Marta 66, e il quartiere è quello di Cobre. La strada appare ancora più elegante della precedente, punteggiata com'è di dimore signorili e giardini lussureggianti.
Tra i gestori della Cosmikocean su Internet è citato anche A.R., lombardo. Su Facebook condivide diversi contatti con i Conticini, per esempio l'amicizia di Valérie Quéré, francese trapiantata a Cascais, che con Alessandro Conticini ha realizzato uno studio sulla «stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri.
Federico Bagattini, l'avvocato dei Conticini (e di Tiziano Renzi e di altri esponenti del Giglio magico), non ha voluto affrontare la questione del Portogallo: «Sto partendo per qualche giorno di vacanza. Se ne riparla a settembre», ha esclamato con tono scherzoso, dribblando il cronista. Prima o poi qualcuno, se non ai giornalisti, dovrà spiegare almeno ai magistrati a che cosa servano le proprietà portoghesi e le società immobiliari. Per realizzare progetti per i bambini africani? L'Unicef e la Fondazione Pulitzer che hanno affidato 10 milioni di euro a Conticini ne sanno qualcosa? Da New York, ancora nessuna risposta.
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Il decreto Gentiloni, che ha esteso l'obbligo di querela per procedere, rischia di impattare su diversi processi. Dal crac del Credito fiorentino, alle spese dell'ex leader lumbard, fino ai legami del prelato con «don euro».La pista dei milioni che i fratelli del cognato di Matteo Renzi avrebbero sottratto ai bimbi africani porta fuori Lisbona. Nella Beverly Hills portoghese Andrea Conticini risulta gestore di un'immobiliare. A giugno la società ha cambiato forma, forse per allargare il giro di affari.Lo speciale contiene due articoli.Il cosiddetto decreto legislativo «salva parenti» varato al tramonto del governo Gentiloni ha reso obbligatoria la denuncia per i reati come la truffa e l'appropriazione indebita aggravata, la stessa che viene contestata ai fratelli del cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini. Ma in realtà la norma influenzerà anche molti altri processi. Infatti ha reso necessaria la querela di parte per alcuni reati contro la persona (minaccia aggravata; violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale; falsificazione di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche o informatiche; violazione, sottrazione, soppressione e rivelazione di corrispondenza) e contro il patrimonio (truffa, frode informatica e appropriazione indebita, appunto). Una manovra che l'esecutivo allora in scadenza giustificò con la necessità di snellire i carichi nei tribunali, ma che rischia di compromettere inchieste e processi in corso, se le parti lese non eserciteranno, nei modi previsti dalla legge, il diritto di querela. Se, insomma, le vittime non firmeranno esposti contro chi le ha raggirate (al netto dei casi in cui si continua a procedere d'ufficio quando sussistono aggravanti specifiche come le minacce con armi, ma non sono questi i casi).La lista dei casi a rischio improcedibilità è lunga. Cominciamo dal processo che ha visto condannati a Milano l'ex leader della Lega Nord Umberto Bossi (2 anni e 3 mesi), il figlio Renzo (1 anno e 6 mesi) e l'ex tesoriere Francesco Belsito (2 anni e 6 mesi) per la truffa ai danni dello Stato da oltre 3 milioni di euro. Soldi che sarebbero stati usati, in parte, per spese personali della famiglia Bossi tra cui la famigerata laurea albanese per il Trota. Per una opaca operazione immobiliare da mezzo milione di euro sono indagati a Palermo per truffa il consigliere regionale siciliano Riccardo Savona (Fi) insieme alla moglie Cristina Maria Bertazzo. Sempre in Sicilia è sotto inchiesta l'unico leghista dell'Assemblea regionale, Antonino Rizzotto, detto Tony, per appropriazione indebita aggravata ai danni dei dipendenti dell'Isfordd, l'istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali.A Massa Carrara truffa e appropriazione indebita aggravata sono contestate al vescovo Giovanni Santucci per una vicenda legata a don Luca Morini, il famigerato «don euro», che rastrellava elemosine e donazioni e le spendeva in incontri gay con escort e cene e viaggi di lusso. C'è poi il procedimento sui due accordi transattivi per la costruzione della Metro C di Roma: 25 indagati, tra cui l'ex sindaco Gianni Alemanno (truffa). Sempre a Roma c'è il fascicolo per truffa che vede coinvolti 24 indagati dell'operazione «Labirinto», in cui troviamo anche l'ex parlamentare Antonio Marotta e l'ex sottosegretario all'Istruzione nel governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, per un vorticoso giro di soldi e beni immobili. Anche in questo caso, se nessuno denuncia, i magistrati non potranno perseguire i reati di truffa e appropriazione indebita aggravata.L'ex presidente della Regione Valle d'Aosta Augusto Rollandin e l'ex assessore al Bilancio Mauro Baccega sono sotto inchiesta, invece, per una presunta truffa nell'ambito dei finanziamenti al Casinò di Saint-Vincent; inchiesta che un anno fa aveva portato a indagare l'ex assessore al Bilancio Ego Perron e gli amministratori della casa da gioco Luca Frigerio (dal 2008 al 2015) e Lorenzo Sommo (dal 2015 al 2017).A Napoli sono alle prese con avvocati e interrogatori gli ex vertici della Camera di Commercio che, truccando le carte, facevano passare viaggi in giro negli Usa per importanti progetti di sviluppo territoriale. A Reggio Calabria è finita davanti al gup la presidente dell'associazione antimafia «Riferimenti», Adriana Musella, accusata di aver utilizzato per scopri privati i fondi erogati per iniziative a favore della legalità. La Procura di Macerata ha invece iscritto nel registro degli indagati l'ex deputato ed ex sindaco, Giuseppe Sposetti, il figlio Emanuele e Cinzia Bianchini per la costruzione di un parcheggio alle spalle della stazione che avrebbe portato alla sparizione di 500.000 euro investiti dalla famiglia Guzzini di Recanati.A Milano i pm sono al lavoro sull'incartamento relativo alle false comunicazioni sociali e appropriazione indebita sui conti del Sole 24 Ore. A essere coinvolti, tra gli altri, sono nomi di spicco nel quotidiano controllato da Confindustria, tra cui l'ex direttore Roberto Napoletano, l'ex presidente del gruppo, già numero uno della Fondazione Fiera Milano, Benito Benedini, e Donatella Treu, ex amministratore delegato e direttore generale dell'editrice.Il decreto sulla procedibilità a querela di parte avrà effetti anche sui procedimenti che sono arrivati a sentenza. È il caso del verdetto d'appello a carico di Denis Verdini, condannato in secondo grado a sei anni e dieci mesi di carcere (due dei quali ascrivibili all'appropriazione indebita) per il crac del Credito cooperativo fiorentino.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-spugna-del-pd-sui-reati-puo-aiutare-verdini-bossi-e-il-vescovo-di-massa-2594887544.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-affari-immobiliari-dei-conticini-a-cascais" data-post-id="2594887544" data-published-at="1780296020" data-use-pagination="False"> Gli affari immobiliari dei Conticini a Cascais Ai fratelli Conticini devono piacere le case reali. Infatti Andrea, indagato per riciclaggio in un'inchiesta della Procura di Firenze, ha sposato Matilde (nome nobile per definizione, dalla contessa di Canossa alle regine inglesi) Renzi, diventando membro della casata di Rignano sull'Arno, quella dell'ex sovrano Matteo I. Il consanguineo Alessandro Conticini ha invece spostato i suoi affari in Portogallo, e precisamente a Cascais, nel distretto di Lisbona, poco distante dall'hotel 5 stelle Grande Real Villa Italia, che prima di diventare un resort è stata il rifugio dorato dell'esilio dei Savoia in fuga dall'Italia liberata. Per la Procura toscana Alessandro e Luca (gemello di Andrea) Conticini avrebbero utilizzato fondi delle organizzazioni umanitarie per realizzare affari poco limpidi: nel settembre 2015 hanno sottoscritto un prestito obbligazionario da 798.000 euro emesso dalla società «Red friar private equity limited Guernsey» e hanno effettuato «un investimento immobiliare per euro 1.965.445», tra il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017, in Portogallo. Per gli inquirenti, i fratelli si sarebbero appropriati di 6,6 milioni di dollari di donazioni destinati ai bambini denutriti dell'Africa e avrebbero effettuato «attività economiche, finanziarie, imprenditoriali e speculative» per schermare la provenienza delittuosa del denaro (autoriciclaggio). Le tracce dei Conticini in Portogallo, soprattutto in queste assolate giornate d'agosto, sono poche, ma dai contorni nitidi. Il nome che emerge in terra lusitana è quello di Alessandro. Il giovanotto è il perno dell'inchiesta. È lui che ha lavorato per l'Unicef in Africa con tre società, e in particolare con la Play therapy e su Internet si trovano ancora alcuni suoi report e i riferimenti alle sue attività nel Continente nero, come quando ebbe l'idea di salvare i bambini denutriti, con bombe caloriche come la pasta di arachidi. In Portogallo è indicato come gestore di una società immobiliare, la Cosmikocean sa, una specie di ditta in accomandita semplice che si può aprire con pochi euro. Da Internet apprendiamo che è stata creata nel gennaio 2017 e appare ancora attiva, con un capitale sociale di 50.000 euro. Tra le attività, oltre alla compravendita di immobili, anche la loro costruzione, e l'affitto di alloggi per turisti e non. L'indirizzo è quello di una stradina del sobborgo di Areia, non distante dalle meravigliose spiagge del Forte da Cresmina, di Praia da Agua doce o di Praia Grande do Guincho. Questo arenile è uno dei più amati dai surfisti e fa parte di un parco nazionale di non grandi dimensioni, ma che sembra un pezzo di deserto africano ai confini dell'Europa. Ai bordi di quest'area selvaggia ville, piscine e anche un centro di equitazione e un campeggio. Nella traversa Sao Carlos, dove ha sede la Cosmikocean, risulta domiciliato pure il consolato del Nicaragua. Nella viuzza non mancano le dimore di pregio: tra queste una color mattone dalle forme cubiche e altre dall'aspetto più classico. Allo stesso indirizzo della Cosmikocean si trova anche un'altra società immobiliare, la Peaceful galaxy sa. Evidentemente in zona gli affari con il mattone vanno per la maggiore. Anche perché da quando il governo portoghese ha concesso la carta oro (una specie di green card) ai cittadini extracomunitari che investono almeno mezzo milione di euro in Portogallo i prezzi sono schizzati alle stelle e pagare un immobile con assegni a sei zeri è una prassi in zone esclusive come Cascais, la Beverly hills del distretto di Lisbona. Il bollettino del Consiglio comunale della capitale lusitana ci informa che a giugno 2018, quando i pm avrebbero voluto interrogare i Conticini (che non si sono presentati in Procura), la Cosmikocean è diventata una Ltd, una specie di Srl, in grado di effettuare operazioni più importanti. Il che farebbe pensare a un allargamento degli affari e del portafoglio clienti dell'immobiliare. La sede della Ltd è in un'altra zona e si trova a circa cinque chilometri dalla traversa del sobborgo di Areia. L'indirizzo preciso è Rua de Santa Marta 66, e il quartiere è quello di Cobre. La strada appare ancora più elegante della precedente, punteggiata com'è di dimore signorili e giardini lussureggianti. Tra i gestori della Cosmikocean su Internet è citato anche A.R., lombardo. Su Facebook condivide diversi contatti con i Conticini, per esempio l'amicizia di Valérie Quéré, francese trapiantata a Cascais, che con Alessandro Conticini ha realizzato uno studio sulla «stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri. Federico Bagattini, l'avvocato dei Conticini (e di Tiziano Renzi e di altri esponenti del Giglio magico), non ha voluto affrontare la questione del Portogallo: «Sto partendo per qualche giorno di vacanza. Se ne riparla a settembre», ha esclamato con tono scherzoso, dribblando il cronista. Prima o poi qualcuno, se non ai giornalisti, dovrà spiegare almeno ai magistrati a che cosa servano le proprietà portoghesi e le società immobiliari. Per realizzare progetti per i bambini africani? L'Unicef e la Fondazione Pulitzer che hanno affidato 10 milioni di euro a Conticini ne sanno qualcosa? Da New York, ancora nessuna risposta.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 1° giugno con Carlo Cambi
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Ancora una volta la Francia paga la «colpa» dei campioni. Al fischio finale di Psg-Arsenal, con la squadra parigina che ha conquistato la sua seconda e consecutiva Champions, in 15 città si è scatenata la guerriglia urbana. Gli scontri più violenti si sono avuti a Parigi con un bilancio terrificante: un morto e uno in fin di vita, altri 219 feriti di cui almeno 8 gravissimi, secondo il bilancio del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha affermato: «Sono stati eseguiti 457 arresti, le persone fermate sono 780. La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Ma qualche individuo, e non si tratta di tifosi del Psg, ma di gente che neppure guarda le partite, è uscito per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo».
Ci sono molti feriti anche tra gli uomini delle Gendarmerie: un bilancio parla di 8, un altro di oltre 200. È la seconda volta che accade. Lo scorso anno, quando il Psg superò l’Inter, ci furono le stesse scene di violenza: oltre 200 feriti e gli arrestati furono poco meno di 500. È evidente che chi vuole scatenare i disordini attende le manifestazioni di massa spontanee come i festeggiamenti dei tifosi per mettere a ferro e fuoco le città. Come è del tutto evidente che a fomentare e a dare braccia a questi disordini sono i «cattivi ragazzi» delle banlieue. La strategia è infiltrarsi nel tifo: i luoghi in cui sono scoppiati i disordini sono il Parco dei Principi, dove migliaia di persone si erano radunate per assistere alla finale del Psg contro i Gunners che si è disputata a Budapest, e gli Champs-Élysées, dove sabato sera si sono date appuntamento per festeggiare non meno di 20.000 persone. S’è detto che il disagio delle banlieue nasce dalla mancata integrazione: una cosa è sicura, questi sono dediti alla disintegrazione. Almeno un centinaio di auto è stato distrutto, negozi assaltati, cassonetti dati alle fiamme. Tutta la cintura parigina è stata interessata dai tafferugli con centinaia di cariche della polizia. Sono state organizzate finte partite di calcio sulla tangenziale Nord di Parigi per bloccare il traffico. Scontri si sono avuti a Barbès, Strasbourg-Saint-Denis e Porte Maillot. Ci sono stati blocchi stradali nei quartieri periferici, sono saltate le corse degli autobus e sono state chiuse alcune stazioni della metropolitana. Solo a metà della notte, tra sabato e domenica, la polizia è riuscita a riprendere il controllo della situazione.
Ma se Parigi è stata l’epicentro di questa guerra delle banlieue contro la Gendarmerie, altri scontri ci sono stati a Rennes, Strasburgo, Grenoble, Clermont-Ferrand, Tolosa, Nancy e Pau. Bordeaux e Montpellier sono state teatro di una vera rivolta urbana dopo che alcuni infiltrati nei cortei dei tifosi hanno incendiato cassonetti e animato una mini «intifada» contro gli agenti. A Tolosa vetrine infrante, cassonetti bruciati, autobus presi di mira, con le forze dell’ordine che hanno dovuto sparare lacrimogeni per fermare i disordini. Che il clima fosse pessimo è confermato dal fatto che erano stati preventivamente reclutati 22.000 agenti, solo a Parigi erano 8.000. E si è stati col fiato sospeso per tutta la giornata di ieri quando il pullman scoperto con a bordo la squadra del Psg ha percorso le strade della capitale che era blindatissima prima di incontrare il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo e poi recarsi al Parco dei Principi in una cornice di almeno 100.000 supporter.
«Stavolta», ha detto il ministro dell’Interno Nuñez, «non tollereremo alcun eccesso, niente disordini. Continueremo ad esercitare la massima fermezza». E, almeno fino al momento in cui scriviamo, pare avere funzionato. Anche in Francia la notte è lunga.
Il vicepremier Matteo Salvini, che già un anno fa era stato molto critico sugli scontri, ha affidato a X un suo commento: «Parigi dopo la vittoria del Psg in Champions. Guerriglia urbana, molti fermati ovviamente sono di quelle “seconde generazioni” ben integrate e che ci pagheranno le pensioni… Bardella e Le Pen, l’anno prossimo tocca a voi provare a rimediare ai disastri di Macron e dei socialisti». Marine Le Pen ha subito raccolto l’invito e anche lei su X commenta: «Solo in Francia la vittoria di un club di calcio scatena rivolte. Solo in Francia tutti si sentono costretti a chiudersi in casa la sera di una vittoria per evitare di trovarsi di fronte alla violenza». Durissimo Jordan Bardella, che ha parlato «di un’atmosfera di violenza insopportabile in Francia, ci sono delle bande che mettono nel mirino i beni pubblici, i commerci, le forze dell’ordine sempre con lo stesso modo di operare; distruggere, provocare violenza. Ma non si può tacere che di fronte a queste violenze ci sono due tipi di uomini politici: coloro che si preoccupano per ciò che sta diventando la Francia, e quelli che stanno nella bambagia del potere e considerano che tutto va bene». Il riferimento più che esplicito è a tutto lo schieramento non di destra rimasto muto di fronte al sabato di guerriglia. Solo Macron, come riferisce Le Figaro , ricevendo la squadra del Psg ha commentato: «Abbiamo visto delle scene inaccettabili, non voglio che ci abituiamo a Parigi e nelle altre città a questo clima e voglio ringraziare il ministro dell’Interno per l’azione di contrasto». Ma i francesi tra un anno votano e si ricorderanno di quel che è accaduto.
L’ascia dei magrebini ferisce Trento
Quella di sabato doveva essere una bella serata nel centro di Pergine Valsugana, città di 21.000 abitanti in provincia di Trento. Era stato organizzato tutto nel dettaglio: concerti in piazza, street food e tanti giovani impegnati nel «boulder», l’arrampicata verticale, sui muri dei palazzi storici.
Poi, all’improvviso, il caos in piazza Garibaldi, dove un gruppo di giovani magrebini non ha voluto più saperne dell’atmosfera festaiola. Iniziano a girare per il centro, infastidendo chiunque capiti loro a tiro. Vanno da un kebabbaro e gli mostrano un’ascia, che poi ripongono. Si spostano. Infastidiscono. Sono un branco. Forse sono anche un po’ invidiosi di quella bella festa, che gli altri si stanno godendo mentre loro sono incapaci di farlo. A un certo punto, incontrano dei biker. Scoppia un diverbio. I magrebini estraggono una bottiglia di vetro da un cestino e la mostrano, come a dire: questa ve la possiamo spaccare sulla testa. Non succede nulla, però, almeno per il momento. Il gruppo si allontana, urlando improperi incomprensibili ai più. Poco dopo, però, ritorna. Uno tiene in mano un’ascia. Un altro, invece, una chiave a croce (quella, per capirci, per cambiare le gomme delle auto). Il diverbio tra i magrebini e i biker si riaccende. La lama, fortunatamente non troppo affilata, comincia a girare nell’aria. Un uomo, preoccupato per le proprie figlie, cerca di fare da scudo e viene colpito alla schiena. «C’era parecchio sangue», racconta Daniele Lazzeri, presidente della fondazione Nodo di Gordio che in quel momento si trovava alla festa. «Le forze dell’ordine sono intervenute subito», prosegue Lazzeri, «dicevano all’aggressore di stare fermo e lo hanno tenuto lì per più di un’ora, che lui ha utilizzato per fare un comizio, dicendo “trentini di merda, dovete morire tutti”. La gente, a un certo punto, ha cominciato ad avvicinarsi molto all’aggressore perché non ce la faceva più».
Ciò che colpisce, in questa vicenda, è pure l’arrivo a tutta velocità di una macchina, chiamata da uno dei magrebini, poco dopo il primo diverbio. Il mezzo è arrivato contromano, forse con l’obiettivo di colpire, senza riuscirci, le moto dei biker. E andando vicino, troppo vicino, a un gruppo di bambini che giocava lì vicino.
Per Francesca Gerosa, presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, «poteva essere una strage in una serata affollata. Auspico che si faccia presto chiarezza su quanto accaduto e che per i colpevoli siano riservate pene esemplari, senza attenuanti di alcun tipo. Nessuna giustificazione, nessuna pietà, nessuna tolleranza. Questa è casa nostra, e ci dobbiamo poter vivere serenamente».
Kevin Toller, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Pergine Valsugana, racconta alla Verità: «Una bellissima festa in paese rovinata da un gruppo di nordafricani che prima prende ad accettate un ragazzo, si schianta con la macchina ad altissima velocità entrando in contromano con il rischio di investire i bambini che stavano giocando per poi scagliarsi contro i “trentini di merda”. È un fatto gravissimo che conferma la necessità di una stretta sempre maggiore contro l’immigrazione. Abbiamo rischiato un secondo attentato come a Modena, potremmo contare i morti in questo momento».
Già, perché per alcuni istanti i più hanno temuto il peggio. Vedendo quella macchina sfrecciare contromano e le lame che tagliavano la notte hanno pensato a un attentato. Questa volta non è andata così, grazie a Dio. Ma è comunque un sintomo. Molti terroristi prima di fare il «grande passo» e abbracciare la jihad erano semplici casseurs, teppistelli di periferia. Vuoti, in una società che, secondo loro, non li accettava. E così hanno trovato rifugio nella guerra santa, in un ideale di morte in grado di dare un senso alla loro vita. Piccoli segni che qualcosa nel sistema dell’integrazione non sta funzionando. E di cui sarebbe bene prenderne atto e agire di conseguenza. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
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