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2019-09-15
La sinistra ride di Bibbiano. Però grazie all’inchiesta i bimbi tornano dai genitori
Ansa
Dovrebbero amare i poveri e difendere gli oppressi. I sinistri, invece, per le «classi subalterne» mostrano solo disprezzo. Lo prova l'ultima trovata satirica del fumettista e regista Gipi su Bibbiano, presentata a Propaganda live, il programma di La7 condotto da Diego Bianchi, alias Zoro. Si tratta di uno stomachevole cortometraggio satirico, The battle of Bibbiano. Un filmato che, dietro la foglia di fico della stigmatizzazione di chi speculerebbe per scopi elettorali sul caso dei presunti affidi illeciti, finisce per dileggiare chi denuncia le storture di tutto un sistema di potere rosso, nonché le famiglie e i bambini che hanno tanto patito. Tutto questo, nei giorni in cui un provvedimento del tribunale di Reggio Emilia sancisce un importante precedente.
Un atto ufficiale, con in calce la firma del giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi, sgretola, almeno sul piano giudiziario, il «sistema Bibbiano». Il gip ha disposto l'archiviazione nei confronti di due genitori «sfiduciati» dai servizi sociali della Val d'Enza: gli abusi contestati non ci furono. Il caso era finito nell'inchiesta Angeli e demoni; il padre e la madre del minorenne (che oggi ha 9 anni ed è in affidamento a un'altra famiglia) erano stati indagati per corruzione di minorenni, il reato commesso da chi compie atti sessuali in presenza di un minore di 14 anni. Il 30 aprile 2015 intervengono i servizi sociali e successivamente il tribunale dei minori di Bologna dispone l'affidamento del bambino agli stessi servizi, salvo poi, nel febbraio 2016, collocarlo in un'altra famiglia. Passano ben due anni e il sostituto procuratore Stefania Pigozzi deposita una richiesta di archiviazione sul presunto abuso sessuale commesso dal padre e - stando alle presunte rivelazioni fatte dal bambino agli affidatari - coperto dalla complicità della madre. L'ordinanza del gip Ramponi è chiara. Dagli atti si evince che nella relazione dell'assistente sociale Francesco Monopoli - datata 14 maggio 2018 - e trasmessa con lettera della responsabile dei servizi Federica Anghinolfi (legata a doppio filo al guru di Hansel e Gretel, Claudio Foti), si sosteneva che il bambino gli avesse confidato di aver subito abusi dal padre. In un'altra relazione, quella della collega Sara Gibertini, datata 26 agosto 2017, si spiegava che il bambino aveva riferito agli affidatari che la madre compiva atti sessuali davanti a lui. Per il caso sono stati indagati, a vario titolo per falsità ideologica, violenza privata, frode processuale, falsa perizia, molte delle figure professionali coinvolte nell'indagine: Anghinolfi, Gibertini, Monopoli e la psicoterapeuta di Torino Nadia Bolognini (compagna di Foti), accusata tra l'altro di essersi travestita da lupo cattivo davanti al piccolo associandolo l'animale alla figura del papà.
Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Monopoli avrebbe focalizzato l'attenzione sul procedimento penale del padre per ottenere che il bambino, ascoltato in fase di incidente probatorio, rendesse dichiarazioni su quegli atti di violenza, così da usarle nell'udienza fissata davanti al gip reggiano, a seguito dell'opposizione da parte dei servizi sociali alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Non solo. Monopoli avrebbe contattato un giudice onorario convincendolo che il quadro dei presunti abusi subiti dal bambino fosse pesantissimo, tralasciando però di riferire che la pm reggiana aveva chiesto l'archiviazione. E, ancora, avrebbe contattato un altro giudice onorario convincendolo di quanto stesse bene il ragazzino dopo l'allontanamento dalla famiglia di origine. Lunedì scorso si è svolta l'udienza sui reati contestati ai genitori, reati per i quali il sostituto procuratore Salvi ha ottenuto l'archiviazione. Intanto il tribunale dei minorenni ha disposto una consulenza tecnica per valutare la loro capacità genitoriale nell'ottica di un possibile ritorno in famiglia del bimbo. Dopo tutto il male subito, un figlio potrebbe finalmente fare ritorno dai suoi genitori.
Di fronte a tanta sofferenza ingiusta, però, c'è una sinistra che non solo dimostra di sentirsi con la coscienza perfettamente pulita, ma addirittura prova a ridicolizzare chi osa denunciare che, da Bibbiano fino al Forteto, esiste un filo rosso di contiguità tra sistemi di potere rossi, assistenti sociali e cooperative. Il che fa di questa questione un'emergenza politica. Nel filmetto di Gipi s'inscena la parodia di una guerra, in cui sgangherati soldati nemici si «sparano» accuse infantili dal sapore di speculazione politica sulla pelle dei più piccoli. Tutta l'inchiesta che ha scoperchiato le presunte irregolarità dei servizi sociali della Val d'Enza ridotta a a una boutade.
E sarebbero questi, quelli di sinistra? Quelli che, nel maldestro tentativo di assolvere la classe dirigente e gli amministratori locali del Pd, se ne fregano dei torti subiti dai genitori e dei loro figli sottratti? Avranno dimenticato che i Foti e le Anghinolfi, per portare avanti la loro crociata contro la famiglia tradizionale, prendevano di mira persone con difficoltà economiche o con storie di esclusione. Proprio il genere di emarginati che la sinistra dovrebbe avere a cuore e difendere dagli sfruttatori. Una schiera di «oppressi» che magari avevano la colpa di essere nati in Val d'Enza e non sbarcati a Lampedusa. Forse Gipi e Zoro si credono spiritosi. Ma dinanzi a certi affronti al dolore e alla miseria, chi è che ha il coraggio di ridere?
San Marino vuole la legge sull’aborto. Ma un Paese senza figli non ha futuro
In un comunicato la Usl (Unione sammarinese dei Lavoratori) afferma: «Un Paese senza bambini è un Paese senza futuro, con le connaturali conseguenze e ricadute in termini di forza lavoro, versamento contributi, posti di lavoro, ecc.; senza dimenticare il fatto che un “Paese vecchio" anagraficamente lo è anche nella capacità di reggere il passo con quelli più giovani e innovativi». E la televisione di San Marino, nel suo notiziario, ci ricorda che «negli ultimi tre anni le nascite sono calate del 20%. Numeri preoccupanti per una piccola realtà come la nostra. Ma come invertire questa tendenza?».
Di fronte a queste considerazioni, di estremo realismo e buon senso, ci si chiede che cosa significhi insistere su una legge che, al di là di generiche affermazioni, intende introdurre nel nostro ordinamento l'interruzione volontaria della gravidanza, l'aborto, per intenderci, come diritto indiscutibile delle donne. E, a parte l'evidente dimenticanza di un fattore fondamentale in questo processo, la responsabilità dell'uomo nel concepimento, ci chiediamo se questa proposta sia nell'ordine del bene comune o nella logica di quella affermazione dei diritti di una sola parte che diventa, per sua natura, cancellazione dell'evidente diritto del concepito.
E non si dica che, nel conflitto dei diritti, si intende privilegiare solo il diritto del concepito, dimenticando quelli della madre (e, aggiungiamo, del padre), perché se una donna per fare valere i suoi diritti ha tante possibilità, dal sostegno economico e psicologico fino alla possibilità di dare in adozione il figlio non accettato, per il concepito, l'unico modo di vedere riconosciuti quelli che sono i suoi diritti è quello di non essere ucciso e quindi di poter nascere.
Riteniamo che compito della politica sia un'azione che salvaguardi il bene della collettività, e che sappia leggere quelli che, un tempo, erano chiamati «segni dei tempi», e così mettere in atto tutte quelle misure che consentano a una società di permanere e di crescere, sia attraverso risorse economiche che interventi educativi, per non dovere poi rimpiangere quell'inverno demografico che renderebbe San Marino un sito archeologico, al pare delle civiltà scomparse. Forse siamo ancora in tempo per prevenire questo disastro.
Abbiamo forse bisogno della saggezza di Claude Lévi-Strauss, etnologo famoso, che, ripensando alla propria esperienza di studio e di impegno, così si esprime: «Ho cominciato a riflettere in un momento in cui la nostra cultura aggrediva le altre culture, di cui perciò mi sono fatto testimone e difensore. Adesso ho l'impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia sulla difensiva di fronte alle minacce esterne e in particolare di fronte alla minaccia islamica. Di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura». Abbiamo bisogno di queste posizioni di realismo. Soprattutto riconoscendo che la dimenticanza di alcuni fattori fondamentali genera situazioni che alla fine si ritorcono contro di noi.
Avevo appena finito di scrivere queste note quando ho trovato questo scritto di Gandhi: «Un giovane mi ha mandato una lettera, che possiamo riportare qui solo nella sostanza. Eccola: “Sono sposato. Ero partito per l'estero. Avevo un amico nel quale sia io sia i miei genitori riponevamo la massima fiducia. Durante la mia assenza sedusse mia moglie, che ora è rimasta incinta di lui. Mio padre insiste perché la ragazza ricorra all'aborto; altrimenti, dice, la famiglia sarebbe disonorata. A me sembra ingiusto far così. La povera donna è rosa dal rimorso. Non si cura di mangiare né di bere, e piange sempre. Vuol avere la gentilezza di dirmi qual è il mio dovere in questo caso?". Ho pubblicato, questa lettera con grande esitazione. Come tutti sanno, casi simili non sono affatto rari nella società. Perciò una circoscritta discussione pubblica della questione non mi pare fuori luogo. Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto sarebbe un crimine. Innumerevoli mariti sono colpevoli dello stesso fallo di questa povera donna, ma nessuno mai li accusa. La società non solo li scusa, ma non li censura nemmeno. Per di più, poi, la donna non può nascondere la sua vergogna, mentre l'uomo può benissimo tener celato il suo peccato. La donna in questione merita pietà. Sarebbe sacro dovere del marito allevare il bimbo con tutto l'amore e la tenerezza di cui è capace e rifiutare di seguire i consigli del padre. Se debba continuare a vivere con sua moglie, è una questione delicata. Le circostanze possono giustificare la separazione. In tal caso dovrebbe essere tenuto a provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e aiutarla a condurre una vita pura. Né vedrei alcunché di sbagliato se egli ne accettasse il pentimento, purché sincero e genuino. Anzi, dico di più, posso concepire una situazione in cui sarebbe sacro dovere del marito riprendere con sé la moglie traviata che ha completamente espiato e riscattato il suo errore». (Gandhi, Antiche come le montagne, pagina 122).
Norberto Bobbio, Gandhi e altre persone non cattoliche ci donano un giudizio chiaro sulla tragedia dell'aborto. Sapremo farne tesoro?
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Un piccolo strappato senza motivo alla famiglia tre anni fa ottiene finalmente giustizia. Intanto al silenzio su «Angeli e demoni» si aggiungono gli sberleffi catodici di Zoro & C. San Marino vuole la legge sull'aborto. Ma un Paese senza figli non ha futuro. In nome dei diritti della donna si pensa di introdurre una norma che mette a rischio il nostro bene più prezioso: la vita. Prima di fare pazzie, meglio ricordare la lezione di Gandhi. Lo speciale comprende due articoli. Dovrebbero amare i poveri e difendere gli oppressi. I sinistri, invece, per le «classi subalterne» mostrano solo disprezzo. Lo prova l'ultima trovata satirica del fumettista e regista Gipi su Bibbiano, presentata a Propaganda live, il programma di La7 condotto da Diego Bianchi, alias Zoro. Si tratta di uno stomachevole cortometraggio satirico, The battle of Bibbiano. Un filmato che, dietro la foglia di fico della stigmatizzazione di chi speculerebbe per scopi elettorali sul caso dei presunti affidi illeciti, finisce per dileggiare chi denuncia le storture di tutto un sistema di potere rosso, nonché le famiglie e i bambini che hanno tanto patito. Tutto questo, nei giorni in cui un provvedimento del tribunale di Reggio Emilia sancisce un importante precedente. Un atto ufficiale, con in calce la firma del giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi, sgretola, almeno sul piano giudiziario, il «sistema Bibbiano». Il gip ha disposto l'archiviazione nei confronti di due genitori «sfiduciati» dai servizi sociali della Val d'Enza: gli abusi contestati non ci furono. Il caso era finito nell'inchiesta Angeli e demoni; il padre e la madre del minorenne (che oggi ha 9 anni ed è in affidamento a un'altra famiglia) erano stati indagati per corruzione di minorenni, il reato commesso da chi compie atti sessuali in presenza di un minore di 14 anni. Il 30 aprile 2015 intervengono i servizi sociali e successivamente il tribunale dei minori di Bologna dispone l'affidamento del bambino agli stessi servizi, salvo poi, nel febbraio 2016, collocarlo in un'altra famiglia. Passano ben due anni e il sostituto procuratore Stefania Pigozzi deposita una richiesta di archiviazione sul presunto abuso sessuale commesso dal padre e - stando alle presunte rivelazioni fatte dal bambino agli affidatari - coperto dalla complicità della madre. L'ordinanza del gip Ramponi è chiara. Dagli atti si evince che nella relazione dell'assistente sociale Francesco Monopoli - datata 14 maggio 2018 - e trasmessa con lettera della responsabile dei servizi Federica Anghinolfi (legata a doppio filo al guru di Hansel e Gretel, Claudio Foti), si sosteneva che il bambino gli avesse confidato di aver subito abusi dal padre. In un'altra relazione, quella della collega Sara Gibertini, datata 26 agosto 2017, si spiegava che il bambino aveva riferito agli affidatari che la madre compiva atti sessuali davanti a lui. Per il caso sono stati indagati, a vario titolo per falsità ideologica, violenza privata, frode processuale, falsa perizia, molte delle figure professionali coinvolte nell'indagine: Anghinolfi, Gibertini, Monopoli e la psicoterapeuta di Torino Nadia Bolognini (compagna di Foti), accusata tra l'altro di essersi travestita da lupo cattivo davanti al piccolo associandolo l'animale alla figura del papà. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Monopoli avrebbe focalizzato l'attenzione sul procedimento penale del padre per ottenere che il bambino, ascoltato in fase di incidente probatorio, rendesse dichiarazioni su quegli atti di violenza, così da usarle nell'udienza fissata davanti al gip reggiano, a seguito dell'opposizione da parte dei servizi sociali alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Non solo. Monopoli avrebbe contattato un giudice onorario convincendolo che il quadro dei presunti abusi subiti dal bambino fosse pesantissimo, tralasciando però di riferire che la pm reggiana aveva chiesto l'archiviazione. E, ancora, avrebbe contattato un altro giudice onorario convincendolo di quanto stesse bene il ragazzino dopo l'allontanamento dalla famiglia di origine. Lunedì scorso si è svolta l'udienza sui reati contestati ai genitori, reati per i quali il sostituto procuratore Salvi ha ottenuto l'archiviazione. Intanto il tribunale dei minorenni ha disposto una consulenza tecnica per valutare la loro capacità genitoriale nell'ottica di un possibile ritorno in famiglia del bimbo. Dopo tutto il male subito, un figlio potrebbe finalmente fare ritorno dai suoi genitori. Di fronte a tanta sofferenza ingiusta, però, c'è una sinistra che non solo dimostra di sentirsi con la coscienza perfettamente pulita, ma addirittura prova a ridicolizzare chi osa denunciare che, da Bibbiano fino al Forteto, esiste un filo rosso di contiguità tra sistemi di potere rossi, assistenti sociali e cooperative. Il che fa di questa questione un'emergenza politica. Nel filmetto di Gipi s'inscena la parodia di una guerra, in cui sgangherati soldati nemici si «sparano» accuse infantili dal sapore di speculazione politica sulla pelle dei più piccoli. Tutta l'inchiesta che ha scoperchiato le presunte irregolarità dei servizi sociali della Val d'Enza ridotta a a una boutade. E sarebbero questi, quelli di sinistra? Quelli che, nel maldestro tentativo di assolvere la classe dirigente e gli amministratori locali del Pd, se ne fregano dei torti subiti dai genitori e dei loro figli sottratti? Avranno dimenticato che i Foti e le Anghinolfi, per portare avanti la loro crociata contro la famiglia tradizionale, prendevano di mira persone con difficoltà economiche o con storie di esclusione. Proprio il genere di emarginati che la sinistra dovrebbe avere a cuore e difendere dagli sfruttatori. Una schiera di «oppressi» che magari avevano la colpa di essere nati in Val d'Enza e non sbarcati a Lampedusa. Forse Gipi e Zoro si credono spiritosi. Ma dinanzi a certi affronti al dolore e alla miseria, chi è che ha il coraggio di ridere? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sinistra-ride-di-bibbiano-pero-grazie-allinchiesta-i-bimbi-tornano-dai-genitori-2640358452.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="san-marino-vuole-la-legge-sullaborto-ma-un-paese-senza-figli-non-ha-futuro" data-post-id="2640358452" data-published-at="1774468162" data-use-pagination="False"> San Marino vuole la legge sull’aborto. Ma un Paese senza figli non ha futuro In un comunicato la Usl (Unione sammarinese dei Lavoratori) afferma: «Un Paese senza bambini è un Paese senza futuro, con le connaturali conseguenze e ricadute in termini di forza lavoro, versamento contributi, posti di lavoro, ecc.; senza dimenticare il fatto che un “Paese vecchio" anagraficamente lo è anche nella capacità di reggere il passo con quelli più giovani e innovativi». E la televisione di San Marino, nel suo notiziario, ci ricorda che «negli ultimi tre anni le nascite sono calate del 20%. Numeri preoccupanti per una piccola realtà come la nostra. Ma come invertire questa tendenza?». Di fronte a queste considerazioni, di estremo realismo e buon senso, ci si chiede che cosa significhi insistere su una legge che, al di là di generiche affermazioni, intende introdurre nel nostro ordinamento l'interruzione volontaria della gravidanza, l'aborto, per intenderci, come diritto indiscutibile delle donne. E, a parte l'evidente dimenticanza di un fattore fondamentale in questo processo, la responsabilità dell'uomo nel concepimento, ci chiediamo se questa proposta sia nell'ordine del bene comune o nella logica di quella affermazione dei diritti di una sola parte che diventa, per sua natura, cancellazione dell'evidente diritto del concepito. E non si dica che, nel conflitto dei diritti, si intende privilegiare solo il diritto del concepito, dimenticando quelli della madre (e, aggiungiamo, del padre), perché se una donna per fare valere i suoi diritti ha tante possibilità, dal sostegno economico e psicologico fino alla possibilità di dare in adozione il figlio non accettato, per il concepito, l'unico modo di vedere riconosciuti quelli che sono i suoi diritti è quello di non essere ucciso e quindi di poter nascere. Riteniamo che compito della politica sia un'azione che salvaguardi il bene della collettività, e che sappia leggere quelli che, un tempo, erano chiamati «segni dei tempi», e così mettere in atto tutte quelle misure che consentano a una società di permanere e di crescere, sia attraverso risorse economiche che interventi educativi, per non dovere poi rimpiangere quell'inverno demografico che renderebbe San Marino un sito archeologico, al pare delle civiltà scomparse. Forse siamo ancora in tempo per prevenire questo disastro. Abbiamo forse bisogno della saggezza di Claude Lévi-Strauss, etnologo famoso, che, ripensando alla propria esperienza di studio e di impegno, così si esprime: «Ho cominciato a riflettere in un momento in cui la nostra cultura aggrediva le altre culture, di cui perciò mi sono fatto testimone e difensore. Adesso ho l'impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia sulla difensiva di fronte alle minacce esterne e in particolare di fronte alla minaccia islamica. Di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura». Abbiamo bisogno di queste posizioni di realismo. Soprattutto riconoscendo che la dimenticanza di alcuni fattori fondamentali genera situazioni che alla fine si ritorcono contro di noi. Avevo appena finito di scrivere queste note quando ho trovato questo scritto di Gandhi: «Un giovane mi ha mandato una lettera, che possiamo riportare qui solo nella sostanza. Eccola: “Sono sposato. Ero partito per l'estero. Avevo un amico nel quale sia io sia i miei genitori riponevamo la massima fiducia. Durante la mia assenza sedusse mia moglie, che ora è rimasta incinta di lui. Mio padre insiste perché la ragazza ricorra all'aborto; altrimenti, dice, la famiglia sarebbe disonorata. A me sembra ingiusto far così. La povera donna è rosa dal rimorso. Non si cura di mangiare né di bere, e piange sempre. Vuol avere la gentilezza di dirmi qual è il mio dovere in questo caso?". Ho pubblicato, questa lettera con grande esitazione. Come tutti sanno, casi simili non sono affatto rari nella società. Perciò una circoscritta discussione pubblica della questione non mi pare fuori luogo. Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto sarebbe un crimine. Innumerevoli mariti sono colpevoli dello stesso fallo di questa povera donna, ma nessuno mai li accusa. La società non solo li scusa, ma non li censura nemmeno. Per di più, poi, la donna non può nascondere la sua vergogna, mentre l'uomo può benissimo tener celato il suo peccato. La donna in questione merita pietà. Sarebbe sacro dovere del marito allevare il bimbo con tutto l'amore e la tenerezza di cui è capace e rifiutare di seguire i consigli del padre. Se debba continuare a vivere con sua moglie, è una questione delicata. Le circostanze possono giustificare la separazione. In tal caso dovrebbe essere tenuto a provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e aiutarla a condurre una vita pura. Né vedrei alcunché di sbagliato se egli ne accettasse il pentimento, purché sincero e genuino. Anzi, dico di più, posso concepire una situazione in cui sarebbe sacro dovere del marito riprendere con sé la moglie traviata che ha completamente espiato e riscattato il suo errore». (Gandhi, Antiche come le montagne, pagina 122). Norberto Bobbio, Gandhi e altre persone non cattoliche ci donano un giudizio chiaro sulla tragedia dell'aborto. Sapremo farne tesoro?
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Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
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Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
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Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
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