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2024-07-28
La Russia sta perdendo la guerra al terrorismo nel Sahel
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Le ambasciate russe in Mali e Niger hanno rilasciato nei scorsi giorni una serie di avvisi: si sconsiglia fermamente ai cittadini russi di recarsi in questi Paesi africani per motivi di sicurezza. Questa informazione è stata comunicata anche tramite nota ufficiale. «Vi ricordiamo che a causa della difficile situazione di sicurezza e dell’alto livello di minaccia terroristica, l’intero territorio del Mali e del Niger non è raccomandato per la visita. L’Ambasciata mette in guardia i cittadini russi che vivono e soggiornano in Mali e Niger di viaggiare fuori Bamako e Niamey, uscendo di casa nelle ore buie della giornata. Come notato, una situazione estremamente pericolosa si è sviluppata nell’area dei confini di Mali, Niger e Burkina Faso, nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tilaberi (Niger), dove l’attività militante è più alta. Il viaggio in questa zona è severamente sconsigliato a causa dell'alta probabilità di attacchi terroristici, rapine e rapimenti», ha sottolineato l'ambasciata. Le regioni sud-occidentali del Niger, situate vicino al confine con il Mali e il Burkina Faso, sono ormai da diversi anni una zona di crescente attività da parte di gruppi estremisti e terroristici. Il 22 luglio, almeno 15 soldati dell'esercito del Niger sono stati uccisi nel sud-ovest del Paese durante uno scontro con gruppi terroristici nella regione di Tilaberi, sulla strada Bankilare-Tera, alla periferia del villaggio di Foneko.
La situazione della sicurezza rimane estremamente precaria in alcune aree del Sahel, specialmente nella regione tri-frontaliera Liptako-Gourma che coinvolge Burkina Faso, Mali e Niger. Questi tre Paesi, governati da giunte militari salite al potere tramite colpi di Stato, hanno istituito l'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) nel settembre 2023. Nel novembre 2023, Burkina Faso e Niger hanno lasciato il Gruppo dei Cinque per il Sahel Joint Force (FC-G5S), formato nel 2017 insieme a Ciad, Mali e Mauritania per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata; il Mali si era ritirato dal G5 Sahel nel giugno 2022. I tre paesi dell'AES hanno poi annunciato il 7 marzo la creazione di una nuova forza congiunta per combattere i gruppi terroristici.
Il 28 gennaio, i Paesi dell'AES hanno dichiarato la loro intenzione di ritirarsi dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Questa decisione rispecchiava il deterioramento dei rapporti tra i tre Paesi e l'Ecowas negli ultimi anni, dato che il blocco regionale cercava di fare pressione sulle autorità militari per ristabilire l'ordine costituzionale. Al vertice dell'Ecowas del 24 febbraio, i leader dell'Africa occidentale hanno revocato le sanzioni economiche imposte al Niger dopo il colpo di stato del luglio 2023 e hanno allentato le sanzioni al Mali, affermando che avrebbero cercato di convincere i tre paesi a restare nell'organizzazione. Nel frattempo, la Russia ha continuato a intensificare la sua cooperazione militare con gli stati dell'AES. Circa 100 membri dell'Africa Corps, successore della compagnia di sicurezza privata russo Wagner Group, sono stati dispiegati in Burkina Faso il 24 gennaio. Dopo che il Niger ha richiesto alle forze statunitensi di lasciare il paese il 16 marzo, le forze russe sono arrivate a Niamey il 10 aprile.
Il Burkina Faso è l'epicentro della violenza jihadista nella regione. Circa metà del territorio è fuori controllo delle autorità e oltre due milioni di persone sono sfollate. L'anno scorso, oltre 8.000 persone sono state uccise nei combattimenti, il doppio rispetto al 2022, secondo il gruppo di monitoraggio Armed Conflict Location & Event Data Project con sede negli Stati Uniti. L'11 giugno, militanti hanno attaccato una base militare nella città di Mansila, uccidendo oltre 100 soldati e catturandone altri. Un affiliato di al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ha rivendicato l'attacco. Un giorno dopo, sono emerse voci di un tentativo di ammutinamento dopo il lancio di un razzo che ha colpito il parcheggio della TV di Stato Radiotélévision Burkinabé nella capitale, Ouagadougou. Successivamente, tra 80 e 120 soldati maliani e russi sono arrivati in Burkina Faso da Gao, Mali. I resoconti suggeriscono che potrebbero essere stati schierati per proteggere il presidente di transizione, il Capitano Ibrahim Traoré, da un possibile tentativo di colpo di Stato. In precedenza, il 25 maggio, i partecipanti a un forum nazionale, boicottato dalla maggior parte dei partiti politici, hanno firmato una carta che estende la transizione del Burkina Faso di altri cinque anni, a partire dal 2 luglio 2024. Il 25 gennaio, le autorità maliane hanno annunciato «la cessazione immediata dell'Accordo del 2015 per la pace e la riconciliazione in Mali e al suo posto, hanno istituito un dialogo inter-maliano per la pace e la riconciliazione nazionale». Questo dialogo, boicottato da gran parte dell'opposizione, si è concluso il 10 maggio, raccomandando di estendere la transizione del Mali di altri tre anni, fino al 2027. Sul fronte della sicurezza, ha suggerito di considerare colloqui con gruppi armati islamisti e di impegnarsi con tutti i movimenti armati maliani. Nel frattempo, le autorità hanno ulteriormente represso le critiche interne, includendo un divieto di partiti e attività politiche ad aprile, seguito da un divieto di copertura mediatica delle attività politiche. Benin e Niger sono in conflitto da quando la Cedeao ha revocato le sanzioni al Niger. In rappresaglia per aver sostenuto la chiusura delle frontiere, il Niger ha rifiutato di aprire le sue frontiere con il Benin, privando il paese delle entrate di transito. Il Benin è uno dei numerosi paesi costieri, insieme a Togo e Costa d'Avorio, che sono stati attaccati da gruppi jihadisti basati nel Sahel nella loro regione di confine settentrionale con il Burkina Faso. Il 4 giugno, militanti hanno ucciso sette soldati beninesi nel Parco nazionale di Pendjari.
In risposta alla minaccia terroristica per i paesi costieri, i capi di Stato della Cedeao al vertice del 24 febbraio hanno espresso l'aspirazione di rendere pienamente operativa l'Iniziativa di Accra e la sua task force congiunta multinazionale, ribadendo l'intenzione di schierare la Forza di pronto intervento della Cedeao. Nonostante la presenza dei russi che hanno piu’ volte promesso di debellare il fenomeno, l'attività dei gruppi jihadisti armati dell’Isis e di al Qaeda in guerra tra loro, è in aumento nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tillaberi (Niger), dove operano anche gruppi armati associati ai ribelli azawadiani, in conflitto soprattutto con il governo militare del Mali. Organizzazioni come Jama'at Nusrat al-Islam wal Muslimeen (JNIM), Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Stato Islamico nella Provincia dell'Africa Occidentale (ISWAP) che documenta giornalmente ogni sua attività (sgozzamenti, decapitazioni e ogni altro orrore), come altre hanno sfruttato in maniera perfetta il caos politico nel Sahel, utilizzando i Paesi della regione come basi per lanciare attacchi indiscriminati contro le forze governative e i civili che ora nemmeno i russi arrivati a furor di popolo con tanto di sventolio di bandiere, sono in grado di difendere tanto che ora vengono anche attaccati. Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e dell’Africa Corps (ex Wagner) sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim.
Di fatto la presenza dei russi nel Sahel che stanno facendo incetta di risorse naturali, non è altro che che un grande inganno orchestrato grazie alla potentissima macchina della della “dezinformacija” che nel Sahel ha avuto un ruolo significativo e che è stata progettata per destabilizzare i governi locali e influenzare anche qui l’opinione pubblica a favore dei gruppi ribelli o delle giunte militari. Ad esempio, in Mali e Burkina Faso, fake news e teorie del complotto hanno accusato la Francia di collusione con gruppi jihadisti, alimentando proteste contro il governo francese. I troll russi, attraverso social media e piattaforme online, hanno propagato ideologie anti-occidentali, rafforzando le divisioni interne e aumentando il sostegno per i cambiamenti di regime. Queste operazioni spesso coinvolgono la collaborazione con gruppi locali e utilizzano narrazioni che riflettono le tensioni regionali. In Niger, le campagne di disinformazione hanno minato la leadership del presidente Mohamed Bazoum, facilitando il colpo di Stato militare. In Mali e Repubblica Centrafricana, la presenza del gruppo mercenario russo ha giocato un ruolo cruciale, fornendo supporto militare ai regimi golpisti e partecipando attivamente alla disinformazione. Il gruppo mercenario russo ha aiutato a sostituire l’influenza francese con quella russa, presentando quest’ultima come “emancipatore” dall’influenza neocoloniale occidentale e proponendola come partner principale per la sicurezza e lo sviluppo economico. Questo approccio ha avuto successo, specialmente tra le popolazioni giovani e disilluse dalla mancanza di progressi sotto i governi sostenuti dall’Occidente.
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Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e della Wagner sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim.Le ambasciate russe in Mali e Niger hanno rilasciato nei scorsi giorni una serie di avvisi: si sconsiglia fermamente ai cittadini russi di recarsi in questi Paesi africani per motivi di sicurezza. Questa informazione è stata comunicata anche tramite nota ufficiale. «Vi ricordiamo che a causa della difficile situazione di sicurezza e dell’alto livello di minaccia terroristica, l’intero territorio del Mali e del Niger non è raccomandato per la visita. L’Ambasciata mette in guardia i cittadini russi che vivono e soggiornano in Mali e Niger di viaggiare fuori Bamako e Niamey, uscendo di casa nelle ore buie della giornata. Come notato, una situazione estremamente pericolosa si è sviluppata nell’area dei confini di Mali, Niger e Burkina Faso, nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tilaberi (Niger), dove l’attività militante è più alta. Il viaggio in questa zona è severamente sconsigliato a causa dell'alta probabilità di attacchi terroristici, rapine e rapimenti», ha sottolineato l'ambasciata. Le regioni sud-occidentali del Niger, situate vicino al confine con il Mali e il Burkina Faso, sono ormai da diversi anni una zona di crescente attività da parte di gruppi estremisti e terroristici. Il 22 luglio, almeno 15 soldati dell'esercito del Niger sono stati uccisi nel sud-ovest del Paese durante uno scontro con gruppi terroristici nella regione di Tilaberi, sulla strada Bankilare-Tera, alla periferia del villaggio di Foneko. La situazione della sicurezza rimane estremamente precaria in alcune aree del Sahel, specialmente nella regione tri-frontaliera Liptako-Gourma che coinvolge Burkina Faso, Mali e Niger. Questi tre Paesi, governati da giunte militari salite al potere tramite colpi di Stato, hanno istituito l'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) nel settembre 2023. Nel novembre 2023, Burkina Faso e Niger hanno lasciato il Gruppo dei Cinque per il Sahel Joint Force (FC-G5S), formato nel 2017 insieme a Ciad, Mali e Mauritania per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata; il Mali si era ritirato dal G5 Sahel nel giugno 2022. I tre paesi dell'AES hanno poi annunciato il 7 marzo la creazione di una nuova forza congiunta per combattere i gruppi terroristici.Il 28 gennaio, i Paesi dell'AES hanno dichiarato la loro intenzione di ritirarsi dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Questa decisione rispecchiava il deterioramento dei rapporti tra i tre Paesi e l'Ecowas negli ultimi anni, dato che il blocco regionale cercava di fare pressione sulle autorità militari per ristabilire l'ordine costituzionale. Al vertice dell'Ecowas del 24 febbraio, i leader dell'Africa occidentale hanno revocato le sanzioni economiche imposte al Niger dopo il colpo di stato del luglio 2023 e hanno allentato le sanzioni al Mali, affermando che avrebbero cercato di convincere i tre paesi a restare nell'organizzazione. Nel frattempo, la Russia ha continuato a intensificare la sua cooperazione militare con gli stati dell'AES. Circa 100 membri dell'Africa Corps, successore della compagnia di sicurezza privata russo Wagner Group, sono stati dispiegati in Burkina Faso il 24 gennaio. Dopo che il Niger ha richiesto alle forze statunitensi di lasciare il paese il 16 marzo, le forze russe sono arrivate a Niamey il 10 aprile. Il Burkina Faso è l'epicentro della violenza jihadista nella regione. Circa metà del territorio è fuori controllo delle autorità e oltre due milioni di persone sono sfollate. L'anno scorso, oltre 8.000 persone sono state uccise nei combattimenti, il doppio rispetto al 2022, secondo il gruppo di monitoraggio Armed Conflict Location & Event Data Project con sede negli Stati Uniti. L'11 giugno, militanti hanno attaccato una base militare nella città di Mansila, uccidendo oltre 100 soldati e catturandone altri. Un affiliato di al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ha rivendicato l'attacco. Un giorno dopo, sono emerse voci di un tentativo di ammutinamento dopo il lancio di un razzo che ha colpito il parcheggio della TV di Stato Radiotélévision Burkinabé nella capitale, Ouagadougou. Successivamente, tra 80 e 120 soldati maliani e russi sono arrivati in Burkina Faso da Gao, Mali. I resoconti suggeriscono che potrebbero essere stati schierati per proteggere il presidente di transizione, il Capitano Ibrahim Traoré, da un possibile tentativo di colpo di Stato. In precedenza, il 25 maggio, i partecipanti a un forum nazionale, boicottato dalla maggior parte dei partiti politici, hanno firmato una carta che estende la transizione del Burkina Faso di altri cinque anni, a partire dal 2 luglio 2024. Il 25 gennaio, le autorità maliane hanno annunciato «la cessazione immediata dell'Accordo del 2015 per la pace e la riconciliazione in Mali e al suo posto, hanno istituito un dialogo inter-maliano per la pace e la riconciliazione nazionale». Questo dialogo, boicottato da gran parte dell'opposizione, si è concluso il 10 maggio, raccomandando di estendere la transizione del Mali di altri tre anni, fino al 2027. Sul fronte della sicurezza, ha suggerito di considerare colloqui con gruppi armati islamisti e di impegnarsi con tutti i movimenti armati maliani. Nel frattempo, le autorità hanno ulteriormente represso le critiche interne, includendo un divieto di partiti e attività politiche ad aprile, seguito da un divieto di copertura mediatica delle attività politiche. Benin e Niger sono in conflitto da quando la Cedeao ha revocato le sanzioni al Niger. In rappresaglia per aver sostenuto la chiusura delle frontiere, il Niger ha rifiutato di aprire le sue frontiere con il Benin, privando il paese delle entrate di transito. Il Benin è uno dei numerosi paesi costieri, insieme a Togo e Costa d'Avorio, che sono stati attaccati da gruppi jihadisti basati nel Sahel nella loro regione di confine settentrionale con il Burkina Faso. Il 4 giugno, militanti hanno ucciso sette soldati beninesi nel Parco nazionale di Pendjari. In risposta alla minaccia terroristica per i paesi costieri, i capi di Stato della Cedeao al vertice del 24 febbraio hanno espresso l'aspirazione di rendere pienamente operativa l'Iniziativa di Accra e la sua task force congiunta multinazionale, ribadendo l'intenzione di schierare la Forza di pronto intervento della Cedeao. Nonostante la presenza dei russi che hanno piu’ volte promesso di debellare il fenomeno, l'attività dei gruppi jihadisti armati dell’Isis e di al Qaeda in guerra tra loro, è in aumento nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tillaberi (Niger), dove operano anche gruppi armati associati ai ribelli azawadiani, in conflitto soprattutto con il governo militare del Mali. Organizzazioni come Jama'at Nusrat al-Islam wal Muslimeen (JNIM), Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Stato Islamico nella Provincia dell'Africa Occidentale (ISWAP) che documenta giornalmente ogni sua attività (sgozzamenti, decapitazioni e ogni altro orrore), come altre hanno sfruttato in maniera perfetta il caos politico nel Sahel, utilizzando i Paesi della regione come basi per lanciare attacchi indiscriminati contro le forze governative e i civili che ora nemmeno i russi arrivati a furor di popolo con tanto di sventolio di bandiere, sono in grado di difendere tanto che ora vengono anche attaccati. Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e dell’Africa Corps (ex Wagner) sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim. Di fatto la presenza dei russi nel Sahel che stanno facendo incetta di risorse naturali, non è altro che che un grande inganno orchestrato grazie alla potentissima macchina della della “dezinformacija” che nel Sahel ha avuto un ruolo significativo e che è stata progettata per destabilizzare i governi locali e influenzare anche qui l’opinione pubblica a favore dei gruppi ribelli o delle giunte militari. Ad esempio, in Mali e Burkina Faso, fake news e teorie del complotto hanno accusato la Francia di collusione con gruppi jihadisti, alimentando proteste contro il governo francese. I troll russi, attraverso social media e piattaforme online, hanno propagato ideologie anti-occidentali, rafforzando le divisioni interne e aumentando il sostegno per i cambiamenti di regime. Queste operazioni spesso coinvolgono la collaborazione con gruppi locali e utilizzano narrazioni che riflettono le tensioni regionali. In Niger, le campagne di disinformazione hanno minato la leadership del presidente Mohamed Bazoum, facilitando il colpo di Stato militare. In Mali e Repubblica Centrafricana, la presenza del gruppo mercenario russo ha giocato un ruolo cruciale, fornendo supporto militare ai regimi golpisti e partecipando attivamente alla disinformazione. Il gruppo mercenario russo ha aiutato a sostituire l’influenza francese con quella russa, presentando quest’ultima come “emancipatore” dall’influenza neocoloniale occidentale e proponendola come partner principale per la sicurezza e lo sviluppo economico. Questo approccio ha avuto successo, specialmente tra le popolazioni giovani e disilluse dalla mancanza di progressi sotto i governi sostenuti dall’Occidente.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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