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2024-07-28
La Russia sta perdendo la guerra al terrorismo nel Sahel
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Le ambasciate russe in Mali e Niger hanno rilasciato nei scorsi giorni una serie di avvisi: si sconsiglia fermamente ai cittadini russi di recarsi in questi Paesi africani per motivi di sicurezza. Questa informazione è stata comunicata anche tramite nota ufficiale. «Vi ricordiamo che a causa della difficile situazione di sicurezza e dell’alto livello di minaccia terroristica, l’intero territorio del Mali e del Niger non è raccomandato per la visita. L’Ambasciata mette in guardia i cittadini russi che vivono e soggiornano in Mali e Niger di viaggiare fuori Bamako e Niamey, uscendo di casa nelle ore buie della giornata. Come notato, una situazione estremamente pericolosa si è sviluppata nell’area dei confini di Mali, Niger e Burkina Faso, nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tilaberi (Niger), dove l’attività militante è più alta. Il viaggio in questa zona è severamente sconsigliato a causa dell'alta probabilità di attacchi terroristici, rapine e rapimenti», ha sottolineato l'ambasciata. Le regioni sud-occidentali del Niger, situate vicino al confine con il Mali e il Burkina Faso, sono ormai da diversi anni una zona di crescente attività da parte di gruppi estremisti e terroristici. Il 22 luglio, almeno 15 soldati dell'esercito del Niger sono stati uccisi nel sud-ovest del Paese durante uno scontro con gruppi terroristici nella regione di Tilaberi, sulla strada Bankilare-Tera, alla periferia del villaggio di Foneko.
La situazione della sicurezza rimane estremamente precaria in alcune aree del Sahel, specialmente nella regione tri-frontaliera Liptako-Gourma che coinvolge Burkina Faso, Mali e Niger. Questi tre Paesi, governati da giunte militari salite al potere tramite colpi di Stato, hanno istituito l'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) nel settembre 2023. Nel novembre 2023, Burkina Faso e Niger hanno lasciato il Gruppo dei Cinque per il Sahel Joint Force (FC-G5S), formato nel 2017 insieme a Ciad, Mali e Mauritania per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata; il Mali si era ritirato dal G5 Sahel nel giugno 2022. I tre paesi dell'AES hanno poi annunciato il 7 marzo la creazione di una nuova forza congiunta per combattere i gruppi terroristici.
Il 28 gennaio, i Paesi dell'AES hanno dichiarato la loro intenzione di ritirarsi dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Questa decisione rispecchiava il deterioramento dei rapporti tra i tre Paesi e l'Ecowas negli ultimi anni, dato che il blocco regionale cercava di fare pressione sulle autorità militari per ristabilire l'ordine costituzionale. Al vertice dell'Ecowas del 24 febbraio, i leader dell'Africa occidentale hanno revocato le sanzioni economiche imposte al Niger dopo il colpo di stato del luglio 2023 e hanno allentato le sanzioni al Mali, affermando che avrebbero cercato di convincere i tre paesi a restare nell'organizzazione. Nel frattempo, la Russia ha continuato a intensificare la sua cooperazione militare con gli stati dell'AES. Circa 100 membri dell'Africa Corps, successore della compagnia di sicurezza privata russo Wagner Group, sono stati dispiegati in Burkina Faso il 24 gennaio. Dopo che il Niger ha richiesto alle forze statunitensi di lasciare il paese il 16 marzo, le forze russe sono arrivate a Niamey il 10 aprile.
Il Burkina Faso è l'epicentro della violenza jihadista nella regione. Circa metà del territorio è fuori controllo delle autorità e oltre due milioni di persone sono sfollate. L'anno scorso, oltre 8.000 persone sono state uccise nei combattimenti, il doppio rispetto al 2022, secondo il gruppo di monitoraggio Armed Conflict Location & Event Data Project con sede negli Stati Uniti. L'11 giugno, militanti hanno attaccato una base militare nella città di Mansila, uccidendo oltre 100 soldati e catturandone altri. Un affiliato di al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ha rivendicato l'attacco. Un giorno dopo, sono emerse voci di un tentativo di ammutinamento dopo il lancio di un razzo che ha colpito il parcheggio della TV di Stato Radiotélévision Burkinabé nella capitale, Ouagadougou. Successivamente, tra 80 e 120 soldati maliani e russi sono arrivati in Burkina Faso da Gao, Mali. I resoconti suggeriscono che potrebbero essere stati schierati per proteggere il presidente di transizione, il Capitano Ibrahim Traoré, da un possibile tentativo di colpo di Stato. In precedenza, il 25 maggio, i partecipanti a un forum nazionale, boicottato dalla maggior parte dei partiti politici, hanno firmato una carta che estende la transizione del Burkina Faso di altri cinque anni, a partire dal 2 luglio 2024. Il 25 gennaio, le autorità maliane hanno annunciato «la cessazione immediata dell'Accordo del 2015 per la pace e la riconciliazione in Mali e al suo posto, hanno istituito un dialogo inter-maliano per la pace e la riconciliazione nazionale». Questo dialogo, boicottato da gran parte dell'opposizione, si è concluso il 10 maggio, raccomandando di estendere la transizione del Mali di altri tre anni, fino al 2027. Sul fronte della sicurezza, ha suggerito di considerare colloqui con gruppi armati islamisti e di impegnarsi con tutti i movimenti armati maliani. Nel frattempo, le autorità hanno ulteriormente represso le critiche interne, includendo un divieto di partiti e attività politiche ad aprile, seguito da un divieto di copertura mediatica delle attività politiche. Benin e Niger sono in conflitto da quando la Cedeao ha revocato le sanzioni al Niger. In rappresaglia per aver sostenuto la chiusura delle frontiere, il Niger ha rifiutato di aprire le sue frontiere con il Benin, privando il paese delle entrate di transito. Il Benin è uno dei numerosi paesi costieri, insieme a Togo e Costa d'Avorio, che sono stati attaccati da gruppi jihadisti basati nel Sahel nella loro regione di confine settentrionale con il Burkina Faso. Il 4 giugno, militanti hanno ucciso sette soldati beninesi nel Parco nazionale di Pendjari.
In risposta alla minaccia terroristica per i paesi costieri, i capi di Stato della Cedeao al vertice del 24 febbraio hanno espresso l'aspirazione di rendere pienamente operativa l'Iniziativa di Accra e la sua task force congiunta multinazionale, ribadendo l'intenzione di schierare la Forza di pronto intervento della Cedeao. Nonostante la presenza dei russi che hanno piu’ volte promesso di debellare il fenomeno, l'attività dei gruppi jihadisti armati dell’Isis e di al Qaeda in guerra tra loro, è in aumento nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tillaberi (Niger), dove operano anche gruppi armati associati ai ribelli azawadiani, in conflitto soprattutto con il governo militare del Mali. Organizzazioni come Jama'at Nusrat al-Islam wal Muslimeen (JNIM), Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Stato Islamico nella Provincia dell'Africa Occidentale (ISWAP) che documenta giornalmente ogni sua attività (sgozzamenti, decapitazioni e ogni altro orrore), come altre hanno sfruttato in maniera perfetta il caos politico nel Sahel, utilizzando i Paesi della regione come basi per lanciare attacchi indiscriminati contro le forze governative e i civili che ora nemmeno i russi arrivati a furor di popolo con tanto di sventolio di bandiere, sono in grado di difendere tanto che ora vengono anche attaccati. Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e dell’Africa Corps (ex Wagner) sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim.
Di fatto la presenza dei russi nel Sahel che stanno facendo incetta di risorse naturali, non è altro che che un grande inganno orchestrato grazie alla potentissima macchina della della “dezinformacija” che nel Sahel ha avuto un ruolo significativo e che è stata progettata per destabilizzare i governi locali e influenzare anche qui l’opinione pubblica a favore dei gruppi ribelli o delle giunte militari. Ad esempio, in Mali e Burkina Faso, fake news e teorie del complotto hanno accusato la Francia di collusione con gruppi jihadisti, alimentando proteste contro il governo francese. I troll russi, attraverso social media e piattaforme online, hanno propagato ideologie anti-occidentali, rafforzando le divisioni interne e aumentando il sostegno per i cambiamenti di regime. Queste operazioni spesso coinvolgono la collaborazione con gruppi locali e utilizzano narrazioni che riflettono le tensioni regionali. In Niger, le campagne di disinformazione hanno minato la leadership del presidente Mohamed Bazoum, facilitando il colpo di Stato militare. In Mali e Repubblica Centrafricana, la presenza del gruppo mercenario russo ha giocato un ruolo cruciale, fornendo supporto militare ai regimi golpisti e partecipando attivamente alla disinformazione. Il gruppo mercenario russo ha aiutato a sostituire l’influenza francese con quella russa, presentando quest’ultima come “emancipatore” dall’influenza neocoloniale occidentale e proponendola come partner principale per la sicurezza e lo sviluppo economico. Questo approccio ha avuto successo, specialmente tra le popolazioni giovani e disilluse dalla mancanza di progressi sotto i governi sostenuti dall’Occidente.
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Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e della Wagner sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim.Le ambasciate russe in Mali e Niger hanno rilasciato nei scorsi giorni una serie di avvisi: si sconsiglia fermamente ai cittadini russi di recarsi in questi Paesi africani per motivi di sicurezza. Questa informazione è stata comunicata anche tramite nota ufficiale. «Vi ricordiamo che a causa della difficile situazione di sicurezza e dell’alto livello di minaccia terroristica, l’intero territorio del Mali e del Niger non è raccomandato per la visita. L’Ambasciata mette in guardia i cittadini russi che vivono e soggiornano in Mali e Niger di viaggiare fuori Bamako e Niamey, uscendo di casa nelle ore buie della giornata. Come notato, una situazione estremamente pericolosa si è sviluppata nell’area dei confini di Mali, Niger e Burkina Faso, nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tilaberi (Niger), dove l’attività militante è più alta. Il viaggio in questa zona è severamente sconsigliato a causa dell'alta probabilità di attacchi terroristici, rapine e rapimenti», ha sottolineato l'ambasciata. Le regioni sud-occidentali del Niger, situate vicino al confine con il Mali e il Burkina Faso, sono ormai da diversi anni una zona di crescente attività da parte di gruppi estremisti e terroristici. Il 22 luglio, almeno 15 soldati dell'esercito del Niger sono stati uccisi nel sud-ovest del Paese durante uno scontro con gruppi terroristici nella regione di Tilaberi, sulla strada Bankilare-Tera, alla periferia del villaggio di Foneko. La situazione della sicurezza rimane estremamente precaria in alcune aree del Sahel, specialmente nella regione tri-frontaliera Liptako-Gourma che coinvolge Burkina Faso, Mali e Niger. Questi tre Paesi, governati da giunte militari salite al potere tramite colpi di Stato, hanno istituito l'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) nel settembre 2023. Nel novembre 2023, Burkina Faso e Niger hanno lasciato il Gruppo dei Cinque per il Sahel Joint Force (FC-G5S), formato nel 2017 insieme a Ciad, Mali e Mauritania per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata; il Mali si era ritirato dal G5 Sahel nel giugno 2022. I tre paesi dell'AES hanno poi annunciato il 7 marzo la creazione di una nuova forza congiunta per combattere i gruppi terroristici.Il 28 gennaio, i Paesi dell'AES hanno dichiarato la loro intenzione di ritirarsi dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Questa decisione rispecchiava il deterioramento dei rapporti tra i tre Paesi e l'Ecowas negli ultimi anni, dato che il blocco regionale cercava di fare pressione sulle autorità militari per ristabilire l'ordine costituzionale. Al vertice dell'Ecowas del 24 febbraio, i leader dell'Africa occidentale hanno revocato le sanzioni economiche imposte al Niger dopo il colpo di stato del luglio 2023 e hanno allentato le sanzioni al Mali, affermando che avrebbero cercato di convincere i tre paesi a restare nell'organizzazione. Nel frattempo, la Russia ha continuato a intensificare la sua cooperazione militare con gli stati dell'AES. Circa 100 membri dell'Africa Corps, successore della compagnia di sicurezza privata russo Wagner Group, sono stati dispiegati in Burkina Faso il 24 gennaio. Dopo che il Niger ha richiesto alle forze statunitensi di lasciare il paese il 16 marzo, le forze russe sono arrivate a Niamey il 10 aprile. Il Burkina Faso è l'epicentro della violenza jihadista nella regione. Circa metà del territorio è fuori controllo delle autorità e oltre due milioni di persone sono sfollate. L'anno scorso, oltre 8.000 persone sono state uccise nei combattimenti, il doppio rispetto al 2022, secondo il gruppo di monitoraggio Armed Conflict Location & Event Data Project con sede negli Stati Uniti. L'11 giugno, militanti hanno attaccato una base militare nella città di Mansila, uccidendo oltre 100 soldati e catturandone altri. Un affiliato di al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ha rivendicato l'attacco. Un giorno dopo, sono emerse voci di un tentativo di ammutinamento dopo il lancio di un razzo che ha colpito il parcheggio della TV di Stato Radiotélévision Burkinabé nella capitale, Ouagadougou. Successivamente, tra 80 e 120 soldati maliani e russi sono arrivati in Burkina Faso da Gao, Mali. I resoconti suggeriscono che potrebbero essere stati schierati per proteggere il presidente di transizione, il Capitano Ibrahim Traoré, da un possibile tentativo di colpo di Stato. In precedenza, il 25 maggio, i partecipanti a un forum nazionale, boicottato dalla maggior parte dei partiti politici, hanno firmato una carta che estende la transizione del Burkina Faso di altri cinque anni, a partire dal 2 luglio 2024. Il 25 gennaio, le autorità maliane hanno annunciato «la cessazione immediata dell'Accordo del 2015 per la pace e la riconciliazione in Mali e al suo posto, hanno istituito un dialogo inter-maliano per la pace e la riconciliazione nazionale». Questo dialogo, boicottato da gran parte dell'opposizione, si è concluso il 10 maggio, raccomandando di estendere la transizione del Mali di altri tre anni, fino al 2027. Sul fronte della sicurezza, ha suggerito di considerare colloqui con gruppi armati islamisti e di impegnarsi con tutti i movimenti armati maliani. Nel frattempo, le autorità hanno ulteriormente represso le critiche interne, includendo un divieto di partiti e attività politiche ad aprile, seguito da un divieto di copertura mediatica delle attività politiche. Benin e Niger sono in conflitto da quando la Cedeao ha revocato le sanzioni al Niger. In rappresaglia per aver sostenuto la chiusura delle frontiere, il Niger ha rifiutato di aprire le sue frontiere con il Benin, privando il paese delle entrate di transito. Il Benin è uno dei numerosi paesi costieri, insieme a Togo e Costa d'Avorio, che sono stati attaccati da gruppi jihadisti basati nel Sahel nella loro regione di confine settentrionale con il Burkina Faso. Il 4 giugno, militanti hanno ucciso sette soldati beninesi nel Parco nazionale di Pendjari. In risposta alla minaccia terroristica per i paesi costieri, i capi di Stato della Cedeao al vertice del 24 febbraio hanno espresso l'aspirazione di rendere pienamente operativa l'Iniziativa di Accra e la sua task force congiunta multinazionale, ribadendo l'intenzione di schierare la Forza di pronto intervento della Cedeao. Nonostante la presenza dei russi che hanno piu’ volte promesso di debellare il fenomeno, l'attività dei gruppi jihadisti armati dell’Isis e di al Qaeda in guerra tra loro, è in aumento nelle regioni di Gao, Menaka (Mali) e Tillaberi (Niger), dove operano anche gruppi armati associati ai ribelli azawadiani, in conflitto soprattutto con il governo militare del Mali. Organizzazioni come Jama'at Nusrat al-Islam wal Muslimeen (JNIM), Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Stato Islamico nella Provincia dell'Africa Occidentale (ISWAP) che documenta giornalmente ogni sua attività (sgozzamenti, decapitazioni e ogni altro orrore), come altre hanno sfruttato in maniera perfetta il caos politico nel Sahel, utilizzando i Paesi della regione come basi per lanciare attacchi indiscriminati contro le forze governative e i civili che ora nemmeno i russi arrivati a furor di popolo con tanto di sventolio di bandiere, sono in grado di difendere tanto che ora vengono anche attaccati. Dozzine di soldati delle Forze Armate del Mali e dell’Africa Corps (ex Wagner) sono stati uccisi lo scorso 26 luglio a Tinzaouatine, nel nord del Mali, negli scontri contro i tuareg dell'Azawad. Rapporti locali riferiscono che i soldati maliani e della Wagner rimasti fuggiti nel deserto sono stati uccisi dai militanti del Jnim. Di fatto la presenza dei russi nel Sahel che stanno facendo incetta di risorse naturali, non è altro che che un grande inganno orchestrato grazie alla potentissima macchina della della “dezinformacija” che nel Sahel ha avuto un ruolo significativo e che è stata progettata per destabilizzare i governi locali e influenzare anche qui l’opinione pubblica a favore dei gruppi ribelli o delle giunte militari. Ad esempio, in Mali e Burkina Faso, fake news e teorie del complotto hanno accusato la Francia di collusione con gruppi jihadisti, alimentando proteste contro il governo francese. I troll russi, attraverso social media e piattaforme online, hanno propagato ideologie anti-occidentali, rafforzando le divisioni interne e aumentando il sostegno per i cambiamenti di regime. Queste operazioni spesso coinvolgono la collaborazione con gruppi locali e utilizzano narrazioni che riflettono le tensioni regionali. In Niger, le campagne di disinformazione hanno minato la leadership del presidente Mohamed Bazoum, facilitando il colpo di Stato militare. In Mali e Repubblica Centrafricana, la presenza del gruppo mercenario russo ha giocato un ruolo cruciale, fornendo supporto militare ai regimi golpisti e partecipando attivamente alla disinformazione. Il gruppo mercenario russo ha aiutato a sostituire l’influenza francese con quella russa, presentando quest’ultima come “emancipatore” dall’influenza neocoloniale occidentale e proponendola come partner principale per la sicurezza e lo sviluppo economico. Questo approccio ha avuto successo, specialmente tra le popolazioni giovani e disilluse dalla mancanza di progressi sotto i governi sostenuti dall’Occidente.
Val Pusteria (iStock)
La filosofia di Reinhold Messner, registrata per i visitatori di Messner Haus, rifugio dei cimeli dell’eroico alpinista «cantastorie» ricavato dall’impianto in disuso della cabinovia del Monte Elmo, nelle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, racchiude un messaggio cristallino: l’alta montagna deve rimanere selvaggia per preservare il suo mistero. Il rapporto tra uomo e altezze è insieme psicologico e chimico.
Scalare fonde con la natura a una profondità che «schiarisce la percezione del mondo», condizione che dona la sicurezza tanto cercata da riportare a valle, «nella civiltà». Quella che, in Val Pusteria, costeggia la pista ciclabile che serpeggia da San Candido a Bagni di Moso tra chalet, fattorie, giardini immacolati e campanili sottili. Intorno, con precisa magia, la Meridiana di Sesto - Sextum per gli antichi romani - sintonizza il passaggio del sole agli orologi degli escursionisti sui sentieri della Croda Rossa. Morbida e accessibile, l’area erbosa tra i 1.900 e i 2.200 m è raggiunta dagli impianti di risalita di Moso, frazione con 800 abitanti e una memoria termale asburgica dal 1765. Ne sono testimoni la chiesetta di San Valentino, edificata per i bagnanti, e l’unica sorgente sulfurea dell’Alto Adige, che irrora i percorsi acquatici del Bad Moos Aqua Spa Resort, dove fare il pieno di zolfo, fluoro, magnesio, calcio e sali minerali.
Come Vestali del benessere a lungo termine, le proprietarie Evi Oberhauser e Cristina Floriani potenziano l’eredità geologica saldando il legame tra salute, acqua e montagna. In SPA, il mondo delle saune racchiude il calore della biosauna moderata, della finlandese ad alta temperatura, dell’aromatica Larix e della Lady in cirmolo a 60°, fino al bagno turco e alla cabina con seduta mirata a sciogliere le tensioni vertebrali.
Dagli ambienti che costruiscono continuità tra interno ed esterno trapela l’antica sapienza olistica delle terme alpine. Arredati con artigianato altoatesino e sauna nello chalet-dépendance e nella camera del bagno di fieno dei pascoli circostanti, o con pareti vetrate, chaise-longue e lettini ad acqua a bordo della piscina interna-esterna riscaldata e nelle sale relax, sono tutt’uno con la natura. Ma l’iniziazione alla longevità si sperimenta anche in altri rami della struttura, che «amplifica l’esperienza della vita di montagna con ciò che non si trova più nelle grandi città» - afferma Floriani.
Il genuino menù si prende cura dell’alimentazione, il programma Move & Balance calendarizza attività psicofisiche guidate di yoga, ginnastica dolce, percorso Kneipp, Augfuss e meditazione con campane tibetane nella grotta di acqua solfata. Lo stile tirolese degli architetti Demetz impiega pietra, larice e cirmolo, loden e leder (cuoio nero), per rivestire la hall, la Stube, il luminoso ristorante e le facciate che ricordano i fienili tradizionali, rendendo il comfort accogliente e intimo sia in comune sia in privato. Ai piani alti, l’atmosfera scalda le suite mansardate con caminetto e vasca idromassaggio aperta sul Monte Casella. Fuori, l’infinità delle Dolomiti completa il circolo del benessere, anche spirituale.
Il corridoio verde della Val Fiscalina, 4,5 km che prolungano la Val Pusteria proprio dal Bad Moos, apre l’impegnativo trekking ad anello verso le Tre Cime di Lavaredo tra le pareti Popera, Croda de Toni, Cima Una e Croda Rossa. Dal rifugio Fondovalle, la salita tecnica 102 dai boschi di larici ai pascoli alti dei Rifugi Locatelli, Pian di Cengia e Zsigmondy-Comici conta una progressione di numeri spettacolari: Cima 9, 10, 11, Torre di Toblin e le Tre Cime Grande, Ovest e Piccola. Per chi desidera toccare il massiccio semicerchio dal versante veneto, il tour in elicottero sorvola Cortina, Misurina, i 3.000 m del gruppo del Cristallo, la Marmolada e il canyon Sorapis con il laghetto turchese dalle rive talcate a forma di cuore. Per scalare le vette dei sogni, la Scuola di Alpinismo Tre Cime organizza pacchetti di ferrate e arrampicate o escursioni su misura in ogni disciplina alpina, anche in formato famiglia (www.alpinschule-dreizinnen.com). Info: www.badmoos.it; www.suedtirol.info.
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Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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