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2022-11-15
La pubblicità della forma. Andy Warhol e la sua arte in mostra a Milano
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Di umili origini, ossessionato per tutta la vita dall’idea di essere brutto, una vocazione artistica precoce che sfociò in un talento di quelli con « T» la maiuscola . Un talento che divenne genialità e rivoluzionò per sempre il mondo dell’arte. A tal punto da creare un genere, da dare la «paternità» a un genere. Perché dire Warhol, Andy Warhol, è come dire pop art, popular art.Quell’arte apparentemente semplice e colorata, ispirata alla società consumistica americana degli anni ’60 e alla rappresentazione in serie degli oggetti comuni, quelli più banali e commerciali: lattine, bottiglie, riviste, lavatrici, televisioni, poster, fumetti. Prodotti di massa, oggetti ordinari e accessibili a tutti elevati al grado di opere d’arte. E in questo Warhol fu maestro.
Se la sua sia stata un’arte critica o un’esaltazione della società iperconsumistica in cui si è trovato a vivere, non è ancora ben chiaro, quello che è certo, è che Warhol – inizialmente stroncato dalla critica - è stato un artista straordinario, rivoluzionario e poliedrico. Grafico, pubblicitario, illustratore, pittore, scultore, regista, persino produttore musicale (della band d'avanguardia The Velvet Underground, di cui faceva parte Lou Reed), attorno a lui si muoveva un mondo in fermento, quello degli artisti e delle superstar che frequentavano la sua factory, il suo studio newyorkese in cui si faceva di tutto, dalle serigrafie ai film. Musica. E anche orge, tante. Alcool e anfetamine. Feste trasgressive. «Non era chiamato la Fabbrica senza motivo. Era qui che la linea di assemblaggio delle serigrafie aveva luogo; e mentre una persona produceva una serigrafia, qualcun altro poteva girare un provino. Ogni giorno si faceva qualcosa di nuovo» ha dichiarato John Cale dei Velvet in un’intervista di qualche tempo fa…
Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, Truman Capote e Mike Jagger, persino Salvador Dali. Tutti gli artisti più trasgressivi e geniali passarono dalla factory e dal suo guru dalla chioma posticcia, il «Raffello della società di massa americana…colui che ha dato classicità alla pop art e profondità all’immagine attraverso la superficialità», come lo ha definito Achille Bonito Oliva, curatore , insieme a Edoardo Falcioni, della mostra milanese Andy Warhol. La pubblicità della forma.
La mostra
Trecento opere (divise in sette aree tematiche e tredici sezioni) che spaziano dagli inizi negli anni Cinquanta all’ultimo decennio degli anni Ottanta catapultano letteralmente il visitatore nel mondo flou e ipercolorato della pop art. Coloratissime le opere. Coloratissime le pareti. Sensazionale la riproduzione della Silver Factory, coperta di stagnola e vernice argentata come l'originale, il divano rosso al centro. A colpire le serigrafie, l’intuizione che ha reso Warhol ricco e famoso, quelle immagini ripetute più e più volte, quasi all’infinito, in modo da farla entrare per sempre nella mente del pubblico, esattamente come fa la pubblicità: le arcinote Lattine Campbell, Flowers, i ritratti in serie delle celebrità dell’epoca, da Marilyn Monroe a Mao Zedong, passando per il Che Guevara e Gianni Agnelli. E poi la serie Ladies & Gentlemen (dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati da Warhol delle superstar) e la sezione che raccoglie le sue ultime opere (Andy Warhol, nato a Pittsburgh nel 1928 da genitori di origine cecoslovacca, muore nel 1987 a New York per una infezione alla cistifellea), quelle che in cui diviene predominante il rapporto col sacro: potrà suonare strano, ma nonostante l’esistenza trasgressiva e sempre sopra le righe, Warhol era un cattolico praticante e lo spirito religioso lo pervase per tutta la vita, un po’ come la sua timidezza.
Accanto a queste opere, quasi tutte uniche, sono parte del percorso espositivo anche disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali (le prime della storia), la BMW Art Car dipinta da Warhol con il video in cui la realizzò e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali.
La mostra-evento alla Fabbrica del Vapore rappresenta un’ occasione davvero unica e imperdibile per godere appieno di un artista trasversale e sempre attuale. E della sua arte coraggiosa, innovativa e traboccante di idee.
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Dopo 10 anni di assenza, il protagonista assoluto della della pop art Americana torna in mostra a Milano con una grande esposizione allestita (sino al 26 marzo 2023) negli spazi della Fabbrica del Vapore. In un’esplosione di colori, oltre trecento opere raccontano la parabola artistica e umana di uno degli artisti più originali e innovativi della storia dell’arte mondiale.Di umili origini, ossessionato per tutta la vita dall’idea di essere brutto, una vocazione artistica precoce che sfociò in un talento di quelli con « T» la maiuscola . Un talento che divenne genialità e rivoluzionò per sempre il mondo dell’arte. A tal punto da creare un genere, da dare la «paternità» a un genere. Perché dire Warhol, Andy Warhol, è come dire pop art, popular art.Quell’arte apparentemente semplice e colorata, ispirata alla società consumistica americana degli anni ’60 e alla rappresentazione in serie degli oggetti comuni, quelli più banali e commerciali: lattine, bottiglie, riviste, lavatrici, televisioni, poster, fumetti. Prodotti di massa, oggetti ordinari e accessibili a tutti elevati al grado di opere d’arte. E in questo Warhol fu maestro. Se la sua sia stata un’arte critica o un’esaltazione della società iperconsumistica in cui si è trovato a vivere, non è ancora ben chiaro, quello che è certo, è che Warhol – inizialmente stroncato dalla critica - è stato un artista straordinario, rivoluzionario e poliedrico. Grafico, pubblicitario, illustratore, pittore, scultore, regista, persino produttore musicale (della band d'avanguardia The Velvet Underground, di cui faceva parte Lou Reed), attorno a lui si muoveva un mondo in fermento, quello degli artisti e delle superstar che frequentavano la sua factory, il suo studio newyorkese in cui si faceva di tutto, dalle serigrafie ai film. Musica. E anche orge, tante. Alcool e anfetamine. Feste trasgressive. «Non era chiamato la Fabbrica senza motivo. Era qui che la linea di assemblaggio delle serigrafie aveva luogo; e mentre una persona produceva una serigrafia, qualcun altro poteva girare un provino. Ogni giorno si faceva qualcosa di nuovo» ha dichiarato John Cale dei Velvet in un’intervista di qualche tempo fa… Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, Truman Capote e Mike Jagger, persino Salvador Dali. Tutti gli artisti più trasgressivi e geniali passarono dalla factory e dal suo guru dalla chioma posticcia, il «Raffello della società di massa americana…colui che ha dato classicità alla pop art e profondità all’immagine attraverso la superficialità», come lo ha definito Achille Bonito Oliva, curatore , insieme a Edoardo Falcioni, della mostra milanese Andy Warhol. La pubblicità della forma.La mostra Trecento opere (divise in sette aree tematiche e tredici sezioni) che spaziano dagli inizi negli anni Cinquanta all’ultimo decennio degli anni Ottanta catapultano letteralmente il visitatore nel mondo flou e ipercolorato della pop art. Coloratissime le opere. Coloratissime le pareti. Sensazionale la riproduzione della Silver Factory, coperta di stagnola e vernice argentata come l'originale, il divano rosso al centro. A colpire le serigrafie, l’intuizione che ha reso Warhol ricco e famoso, quelle immagini ripetute più e più volte, quasi all’infinito, in modo da farla entrare per sempre nella mente del pubblico, esattamente come fa la pubblicità: le arcinote Lattine Campbell, Flowers, i ritratti in serie delle celebrità dell’epoca, da Marilyn Monroe a Mao Zedong, passando per il Che Guevara e Gianni Agnelli. E poi la serie Ladies & Gentlemen (dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati da Warhol delle superstar) e la sezione che raccoglie le sue ultime opere (Andy Warhol, nato a Pittsburgh nel 1928 da genitori di origine cecoslovacca, muore nel 1987 a New York per una infezione alla cistifellea), quelle che in cui diviene predominante il rapporto col sacro: potrà suonare strano, ma nonostante l’esistenza trasgressiva e sempre sopra le righe, Warhol era un cattolico praticante e lo spirito religioso lo pervase per tutta la vita, un po’ come la sua timidezza.Accanto a queste opere, quasi tutte uniche, sono parte del percorso espositivo anche disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali (le prime della storia), la BMW Art Car dipinta da Warhol con il video in cui la realizzò e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali.La mostra-evento alla Fabbrica del Vapore rappresenta un’ occasione davvero unica e imperdibile per godere appieno di un artista trasversale e sempre attuale. E della sua arte coraggiosa, innovativa e traboccante di idee.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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