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2021-05-16
La Juve batte l’Inter in una tonnara e resta aggrappata alla Champions
(Jonathan Moscrop/Getty Images)
Forse non è un caso che Juventus-Inter, derby d'Italia infuocato come tutti gli incontri di cartello, si sia giocato il 15 maggio, data di nascita dello scrittore russo Bulgakov, quello che scrisse Il maestro e Margherita, raccontando le gesta del diavolo mentre crea scompiglio sulla Terra. Nell'incontro tra bianconeri e nerazzurri in molti si attendevano il colpo di scena sulfureo. La compagine di Andrea Pirlo doveva vincere a ogni costo per restare aggrappata all'ultimo treno della Champions League e dare senso a una stagione a rischio deragliamento. I nerazzurri, con lo scudetto già in tasca, non vedevano l'ora di mettere la tremarella agli arcinemici di sempre, con Antonio Conte pronto a digrignare il dente avvelenato nei confronti dell'ex squadra del cuore. Nel mezzo, il plauso per la brigata atalantina di Gianpiero Gasperini. Tarantolata, micidiale, senza sovrastrutture e obblighi di blasone, ne ha rifilati quattro al Genoa (3-4 il risultato a Marassi), centrando la qualificazione alla massima competizione europea per il terzo anno consecutivo e cullando il sogno di mettere in bacheca la Coppa Italia, in vista della finale di mercoledì prossimo proprio contro la Vecchia Signora. La Juve è chiamata invece a sfoderare il fascino irresistibile degli ultimi nove anni per concretizzare l'impresa seduttiva: il 3-2 finale ne compatta gli orizzonti per la conquista del quarto posto e la autorizza a sperare nel miracolo sportivo inaspettato. Mister Pirlo conferma le anticipazioni della vigilia: Chiellini al centro della difesa assieme a De Ligt, a centrocampo Bentancur affianca Rabiot, Arthur si accomoda in panchina, fasce affidate a Cuadrado e Chiesa, in avanti CR7 e Kulusevski, con Morata e Dybala pronti a entrare a partita in corso. Dal canto suo, Conte ripropone i titolari della cavalcata di stagione: De Vrij torna in difesa, a centrocampo Brozovic, Barella ed Eriksen, con Hakimi e Darmian sulle fasce, la coppia di arieti Lukaku e Lautaro Martinez incaricata di dar fuoco alle polveri offensive.
L'occasione per l'Inter era ghiotta. Alla luce del 2-0 dell'andata, avrebbe potuto vincere due partite contro la Juventus in Serie A. Non accadeva dalla stagione 2003/04, quando in panchina sedeva Alberto Zaccheroni. Anche per queste premesse, il nervosismo nei primi minuti era lampante. Ammonizione per Kulusevski al 13°, brutta entrata su Hakimi, giallo per Bentancur per fallo tattico su Lautaro, contatto rabbioso in area interista tra Darmian e Chiellini. L'arbitro Calvarese viene richiamato dal Var e decreta il rigore per i bianconeri, con ammonizione per Darmian. Cristiano Ronaldo si incarica del penalty, tira senza la consueta sicurezza, il portiere Handanovic intuisce, respinge, ma il portoghese non fa sconti e ribadisce in rete al secondo tentativo. Vantaggio Juve. Ma le pungolate nerborute non si arrestano. In un capovolgimento di fronte, in piena area della Juventus, De Ligt rifila un pestone a Lautaro Martinez. Siamo al trentaquattresimo. Intervento del Var che sancisce l'ennesimo tiro dal dischetto. Se ne prende carico lo specialista Lukaku, e affidare un rigore a lui è più sicuro che infilare un lingotto d'oro a Fort Knox. Szczesny spiazzato e pareggio per la compagine di Conte. Tre i minuti di recupero prima del fischio dell'intervallo, e la Juventus ritrova quel carattere che sembrava smarrito da diverse giornate. Kulusevski si inventa un cross, il pallone rimpalla sul difensore De Vrij, Cuadrado si avventa rapace e segna il gol del 2-1 con rimpallo sfortunato su Eriksen. Nel secondo tempo, i neocampioni d'Italia tentano di mischiare le carte inserendo Ivan Perisic, votato all'attacco e al guizzo dell'invenzione repentina, al posto di Matteo Darmian. Ma sono ancora i nervi tesi a farla da padrone. Rodrigo Bentancur interviene in maniera irregolare su Lukaku e si becca il secondo cartellino giallo. Le proteste dalla panchina fioccano, inizalmente Calvarese non pareva intenzionato a sanzionare l'intervento, poi cambia idea. Siamo al minuto 55, la Juventus è in dieci e Pirlo decide di coprirsi inserendo McKennie al posto della punta Kulusevski. Inizia un assedio interista destinato a far breccia. Eriksen scalda le mani al numero uno bianconero con una punizione insidiosa, De Ligt chiude in spaccata su cross di Perisic, Lautaro sfiora il gol da cineteca in rovesciata. Esce CR7, al suo posto spazio per Alvaro Morata. Il campione portoghese accetta il cambio senza battere ciglio. Ha speso parecchie energie e la benzina pare contata. Si approda agli ultimi dieci minuti, il neo entrato Vecino mette alla prova i riflessi di Szczesny, poi Barella crossa in area, la palla colpisce Chiellini ed entra in porta. Sulle prime Calvarese ravvisa una punizione a favore della Juventus, ma dopo un consulto col Var assegna la rete all'Inter. Il pareggio sembra gettare l'ombra orrorifica definitiva sulle speranze sabaude. Ma al minuto 86 accade quello che i tifosi bianconeri sperano. Contatto tra Perisic e Cuadrado in area nerazzurra, un altro rigore. Con CR7 sostituito, il tiratore designato è proprio Cuadrado. La conclusione è una sassata che gela Handanovic: 3-2 e tre punti che potrebbero cambiare il destino di mister Andrea Pirlo. Nessuno ha giocato con il freno a mano tirato. Non a caso, nel finale, il direttore di gara ha estratto altri cartellini. Doppio giallo a Brozovic, la prima volta per proteste, la seconda per un fallo tattico, ammonizione per l'eroe di serata, Cuadrado, dopo un'entrata su Barella. Il triplice fischio conclusivo arriva dopo 94 minuti di intensità senza quartiere e somiglia a un campanello d'allarme per Milan e Napoli, rivali della Juventus nel contendersi i due posti restanti per la prossima Champions League. I rossoneri di Stefano Pioli sono chiamati a ripetere la convincente prova di settimana scorsa contro il Torino misurandosi con il Cagliari, il Napoli di Gattuso farà visita alla Fiorentina, già salva e priva di ulteriori stimoli. Chi si aspettava un finale di stagione sulfureo è accontentato.
Zlatan non ce la fa: niente Europei
Zlatan non ce la fa. La notizia è arrivata da Stoccolma ieri in mattinata: sul palcoscenico dell'Europeo di questa estate, fra tante stelle non splenderà quella di Ibrahimovic. La lesione al ginocchio sinistro è troppo rognosa per poter ricostruire in tempo una condizione adeguata. La federazione del Paese scandinavo, dopo aver annunciato in pompa magna, appena qualche settimana fa, il rientro fra i ranghi del più forte giocatore svedese di ogni tempo (che era uscito non senza polemiche dal giro della nazionale), ha dovuto prendere atto della dura realtà: «Oggi Ibrahimovic ha informato il ct Janne Andersson che il suo infortunio gli impedirà di partecipare ai prossimi Europei di quest'estate. Zlatan, speriamo di rivederti presto in campo». La stessa cosa che sperano i tifosi del Milan, già rassegnati a fare a meno del fuoriclasse per le ultime partite del campionato, decisive per centrare l'obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League.
Non è solo il ginocchio del bomber ad aver fatto crac, ma anche le certezze del circolo rossonero. Giusto qualche settimana fa c'era stata la fumata bianca sul rinnovo del contratto di Ibra per un'altra stagione. Mino Raiola, agente del calciatore, ha strappato 7 milioni di ingaggio per un atleta che in ottobre taglierà il traguardo dei 40 anni. Sono riemersi gli spettri di febbraio, quando il centravanti era ancora infortunato e si era assentato da Milano per prendere parte al festival di Sanremo, suscitando più di qualche perplessità sulla sua condotta fra gli addetti ai lavori. Fra le tante bizzarrie di quella bizzarra settimana, non si può dimenticare il passaggio in motocicletta scroccato a uno sconosciuto per sgusciare via da un ingorgo in autostrada e presentarsi per tempo all'Ariston accanto ad Amadeus. Dall'altra parte ci sono 15 reti in campionato e una innata attitudine da leader, che hanno issato il Milan in zone di classifica che gli competono ma che da anni risultavano inavvicinabili. Con Ibrahimovic in rosa la squadra di Pioli ha performato egregiamente, benedetta dai gol di Zlatan ma soprattutto galvanizzata dalla sua presenza in spogliatoio. La stella scandinava con la propria luce ha illuminato e fatto sbocciare definitivamente talenti a metà del guado come Kessié e Calhanoglu, ha incanalato energie dirompenti come quelle di Theo Hernandez, spinto oltre i propri limiti gregari di sostanza come Davide Calabria e stimolato la crescita di campioncini come Hauge e Brahim Diaz. Tutta gente che, nel momento del bisogno, ha risposto presente e contribuito al successo. Dall'altra parte però c'è l'età che avanza, un fisico coltivato con professionalità maniacale ma ormai vecchio 40 primavere. Da una parte Ibrahimovic si risparmierà le fatiche di una competizione top da disputare in piena estate, in virtù di questo infortunio, e dopo le sei settimane di stop preventivate dallo staff medico potrà concentrarsi sul rientro con l'obiettivo di essere in bolla per agosto, quando riparitrà la Serie A.
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Finisce 3-2 a Torino dopo una lotta senza esclusione di colpi e una girandola di decisioni arbitrali contestate. Un espulso a testa, un rigore per l'Inter e due per i padroni di casa, che grazie a Juan Cuadrado vedono l'Europa.La federazione della Svezia annuncia il forfait di Zlatan Ibrahimovic per l'infortunio al ginocchio. E il Milan si interroga sulla tenuta del quarantenne per l'anno prossimo.Lo speciale contiene due articoli. Forse non è un caso che Juventus-Inter, derby d'Italia infuocato come tutti gli incontri di cartello, si sia giocato il 15 maggio, data di nascita dello scrittore russo Bulgakov, quello che scrisse Il maestro e Margherita, raccontando le gesta del diavolo mentre crea scompiglio sulla Terra. Nell'incontro tra bianconeri e nerazzurri in molti si attendevano il colpo di scena sulfureo. La compagine di Andrea Pirlo doveva vincere a ogni costo per restare aggrappata all'ultimo treno della Champions League e dare senso a una stagione a rischio deragliamento. I nerazzurri, con lo scudetto già in tasca, non vedevano l'ora di mettere la tremarella agli arcinemici di sempre, con Antonio Conte pronto a digrignare il dente avvelenato nei confronti dell'ex squadra del cuore. Nel mezzo, il plauso per la brigata atalantina di Gianpiero Gasperini. Tarantolata, micidiale, senza sovrastrutture e obblighi di blasone, ne ha rifilati quattro al Genoa (3-4 il risultato a Marassi), centrando la qualificazione alla massima competizione europea per il terzo anno consecutivo e cullando il sogno di mettere in bacheca la Coppa Italia, in vista della finale di mercoledì prossimo proprio contro la Vecchia Signora. La Juve è chiamata invece a sfoderare il fascino irresistibile degli ultimi nove anni per concretizzare l'impresa seduttiva: il 3-2 finale ne compatta gli orizzonti per la conquista del quarto posto e la autorizza a sperare nel miracolo sportivo inaspettato. Mister Pirlo conferma le anticipazioni della vigilia: Chiellini al centro della difesa assieme a De Ligt, a centrocampo Bentancur affianca Rabiot, Arthur si accomoda in panchina, fasce affidate a Cuadrado e Chiesa, in avanti CR7 e Kulusevski, con Morata e Dybala pronti a entrare a partita in corso. Dal canto suo, Conte ripropone i titolari della cavalcata di stagione: De Vrij torna in difesa, a centrocampo Brozovic, Barella ed Eriksen, con Hakimi e Darmian sulle fasce, la coppia di arieti Lukaku e Lautaro Martinez incaricata di dar fuoco alle polveri offensive. L'occasione per l'Inter era ghiotta. Alla luce del 2-0 dell'andata, avrebbe potuto vincere due partite contro la Juventus in Serie A. Non accadeva dalla stagione 2003/04, quando in panchina sedeva Alberto Zaccheroni. Anche per queste premesse, il nervosismo nei primi minuti era lampante. Ammonizione per Kulusevski al 13°, brutta entrata su Hakimi, giallo per Bentancur per fallo tattico su Lautaro, contatto rabbioso in area interista tra Darmian e Chiellini. L'arbitro Calvarese viene richiamato dal Var e decreta il rigore per i bianconeri, con ammonizione per Darmian. Cristiano Ronaldo si incarica del penalty, tira senza la consueta sicurezza, il portiere Handanovic intuisce, respinge, ma il portoghese non fa sconti e ribadisce in rete al secondo tentativo. Vantaggio Juve. Ma le pungolate nerborute non si arrestano. In un capovolgimento di fronte, in piena area della Juventus, De Ligt rifila un pestone a Lautaro Martinez. Siamo al trentaquattresimo. Intervento del Var che sancisce l'ennesimo tiro dal dischetto. Se ne prende carico lo specialista Lukaku, e affidare un rigore a lui è più sicuro che infilare un lingotto d'oro a Fort Knox. Szczesny spiazzato e pareggio per la compagine di Conte. Tre i minuti di recupero prima del fischio dell'intervallo, e la Juventus ritrova quel carattere che sembrava smarrito da diverse giornate. Kulusevski si inventa un cross, il pallone rimpalla sul difensore De Vrij, Cuadrado si avventa rapace e segna il gol del 2-1 con rimpallo sfortunato su Eriksen. Nel secondo tempo, i neocampioni d'Italia tentano di mischiare le carte inserendo Ivan Perisic, votato all'attacco e al guizzo dell'invenzione repentina, al posto di Matteo Darmian. Ma sono ancora i nervi tesi a farla da padrone. Rodrigo Bentancur interviene in maniera irregolare su Lukaku e si becca il secondo cartellino giallo. Le proteste dalla panchina fioccano, inizalmente Calvarese non pareva intenzionato a sanzionare l'intervento, poi cambia idea. Siamo al minuto 55, la Juventus è in dieci e Pirlo decide di coprirsi inserendo McKennie al posto della punta Kulusevski. Inizia un assedio interista destinato a far breccia. Eriksen scalda le mani al numero uno bianconero con una punizione insidiosa, De Ligt chiude in spaccata su cross di Perisic, Lautaro sfiora il gol da cineteca in rovesciata. Esce CR7, al suo posto spazio per Alvaro Morata. Il campione portoghese accetta il cambio senza battere ciglio. Ha speso parecchie energie e la benzina pare contata. Si approda agli ultimi dieci minuti, il neo entrato Vecino mette alla prova i riflessi di Szczesny, poi Barella crossa in area, la palla colpisce Chiellini ed entra in porta. Sulle prime Calvarese ravvisa una punizione a favore della Juventus, ma dopo un consulto col Var assegna la rete all'Inter. Il pareggio sembra gettare l'ombra orrorifica definitiva sulle speranze sabaude. Ma al minuto 86 accade quello che i tifosi bianconeri sperano. Contatto tra Perisic e Cuadrado in area nerazzurra, un altro rigore. Con CR7 sostituito, il tiratore designato è proprio Cuadrado. La conclusione è una sassata che gela Handanovic: 3-2 e tre punti che potrebbero cambiare il destino di mister Andrea Pirlo. Nessuno ha giocato con il freno a mano tirato. Non a caso, nel finale, il direttore di gara ha estratto altri cartellini. Doppio giallo a Brozovic, la prima volta per proteste, la seconda per un fallo tattico, ammonizione per l'eroe di serata, Cuadrado, dopo un'entrata su Barella. Il triplice fischio conclusivo arriva dopo 94 minuti di intensità senza quartiere e somiglia a un campanello d'allarme per Milan e Napoli, rivali della Juventus nel contendersi i due posti restanti per la prossima Champions League. I rossoneri di Stefano Pioli sono chiamati a ripetere la convincente prova di settimana scorsa contro il Torino misurandosi con il Cagliari, il Napoli di Gattuso farà visita alla Fiorentina, già salva e priva di ulteriori stimoli. Chi si aspettava un finale di stagione sulfureo è accontentato.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-juve-batte-linter-in-una-tonnara-e-resta-aggrappata-alla-champions-2653000603.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="zlatan-non-ce-la-fa-niente-europei" data-post-id="2653000603" data-published-at="1621106078" data-use-pagination="False"> Zlatan non ce la fa: niente Europei Zlatan non ce la fa. La notizia è arrivata da Stoccolma ieri in mattinata: sul palcoscenico dell'Europeo di questa estate, fra tante stelle non splenderà quella di Ibrahimovic. La lesione al ginocchio sinistro è troppo rognosa per poter ricostruire in tempo una condizione adeguata. La federazione del Paese scandinavo, dopo aver annunciato in pompa magna, appena qualche settimana fa, il rientro fra i ranghi del più forte giocatore svedese di ogni tempo (che era uscito non senza polemiche dal giro della nazionale), ha dovuto prendere atto della dura realtà: «Oggi Ibrahimovic ha informato il ct Janne Andersson che il suo infortunio gli impedirà di partecipare ai prossimi Europei di quest'estate. Zlatan, speriamo di rivederti presto in campo». La stessa cosa che sperano i tifosi del Milan, già rassegnati a fare a meno del fuoriclasse per le ultime partite del campionato, decisive per centrare l'obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League. Non è solo il ginocchio del bomber ad aver fatto crac, ma anche le certezze del circolo rossonero. Giusto qualche settimana fa c'era stata la fumata bianca sul rinnovo del contratto di Ibra per un'altra stagione. Mino Raiola, agente del calciatore, ha strappato 7 milioni di ingaggio per un atleta che in ottobre taglierà il traguardo dei 40 anni. Sono riemersi gli spettri di febbraio, quando il centravanti era ancora infortunato e si era assentato da Milano per prendere parte al festival di Sanremo, suscitando più di qualche perplessità sulla sua condotta fra gli addetti ai lavori. Fra le tante bizzarrie di quella bizzarra settimana, non si può dimenticare il passaggio in motocicletta scroccato a uno sconosciuto per sgusciare via da un ingorgo in autostrada e presentarsi per tempo all'Ariston accanto ad Amadeus. Dall'altra parte ci sono 15 reti in campionato e una innata attitudine da leader, che hanno issato il Milan in zone di classifica che gli competono ma che da anni risultavano inavvicinabili. Con Ibrahimovic in rosa la squadra di Pioli ha performato egregiamente, benedetta dai gol di Zlatan ma soprattutto galvanizzata dalla sua presenza in spogliatoio. La stella scandinava con la propria luce ha illuminato e fatto sbocciare definitivamente talenti a metà del guado come Kessié e Calhanoglu, ha incanalato energie dirompenti come quelle di Theo Hernandez, spinto oltre i propri limiti gregari di sostanza come Davide Calabria e stimolato la crescita di campioncini come Hauge e Brahim Diaz. Tutta gente che, nel momento del bisogno, ha risposto presente e contribuito al successo. Dall'altra parte però c'è l'età che avanza, un fisico coltivato con professionalità maniacale ma ormai vecchio 40 primavere. Da una parte Ibrahimovic si risparmierà le fatiche di una competizione top da disputare in piena estate, in virtù di questo infortunio, e dopo le sei settimane di stop preventivate dallo staff medico potrà concentrarsi sul rientro con l'obiettivo di essere in bolla per agosto, quando riparitrà la Serie A.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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