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2019-03-29
Il diritto di difendersi è legge
Ansa
Esulta il vicepremier Matteo Salvini dopo l'approvazione in Senato della legge sulla legittima difesa: «Oggi è un giorno bellissimo non per la Lega ma per gli italiani. Non si distribuiscono armi, non si legittima il Far West, ma si sta con i cittadini perbene». Spiega, sorridendo per la soddisfazione, che «dopo anni di chiacchiere è stato sancito il sacrosanto diritto alla legittima difesa per chi viene aggredito a casa sua, nel suo bar, nel suo ristorante». Festeggia assieme agli altri esponenti del Carroccio, che per l'occasione indossano magliette blu con la scritta «La difesa è sempre legittima»: «Da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è un mestiere ancora più difficile e pericoloso», dice il ministro dell'Interno, «quindi ovviamente punteremo su polizia, telecamere e forze dell'ordine, ma se entri in casa mia di notte armato e mascherato, io ho il diritto di difendermi prima che tu metta le mani addosso a me o ai miei figli».
E sulle polemiche taglia corto: «Non c'è nessuna perplessità per chi ha letto il testo, c'è solo la scelta dello Stato di stare con vittime e aggrediti».
In pratica vengono allargate le maglie del principio di proporzionalità tra offesa e difesa, anche se tale principio rimane: restano comunque le indagini e si deve dimostrare che la difesa è stata legittima. Tuttavia, si restringe la discrezionalità del giudice. Ma vediamo nei particolari come funziona la nuova legge e in quali punti differisce dalla vecchia.
L'articolo 1 va a modificare l'articolo 52 del Codice penale: prevede che sia «sempre» legittima la difesa di chi «compie» un atto per respingere l'intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Naturalmente resta il processo, ma i magistrati avranno minore potere. È quindi possibile utilizzare «un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo» per la difesa legittima della «propria o altrui incolumità» o dei «beni propri o altrui». Viene inoltre introdotto un ulteriore cambiamento, in base al quale è da considerarsi in stato di legittima difesa colui che «legittimamente presente all'interno del proprio o dell'altrui domicilio (da intendersi anche come luogo di lavoro ndr), agisca al fine di respingere l'intrusione posta in essere dal malintenzionato di turno con violenza o minaccia». Affinché scatti la legittima difesa è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un'arma e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.
La legge interviene poi sull'articolo 55 del Codice penale relativamente alla disciplina dell'eccesso colposo, escludendo la punibilità di chi, trovandosi «in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento», derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità. In altre parole finora era prevista una proporzionalità tra offesa e difesa, punendo l'eccesso colposo di legittima difesa. Ora scompare nel caso che chi reagisca sia «in stato di grave turbamento» derivante dal pericolo. Una norma di natura psicologica, che riguarda uno spettro di situazioni molto ampio.
Modificato anche l'articolo 624 bis del Codice penale: chi si è reso responsabile di un furto in appartamento potrà ottenere la sospensione condizionale della pena soltanto in caso di risarcimento integrale del danno alla persona.
Inoltre sono inasprite le pene per violazione di domicilio e furto in appartamento. La violazione di domicilio, che era punita con una pena da 6 mesi a 3 anni diventa «da 1 a 5 anni». Ma se e la violazione è aggravata, perché «il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone o se il colpevole è palesemente armato», la pena, che era da 1 a 5 anni, diventa da 2 a 6 anni. Quanto al furto in abitazione e scippo, si arriva fino a un massimo di 6 e 7 anni di prigione. Infine, per la rapina, il minimo passa da 4 a 5 anni. Per la rapina aggravata si sale da un minimo di 5 a 6 anni e per la pluriaggravata da 6 a 7 anni.
Chi si è difeso legittimamente non sarà responsabile civilmente. La riforma fa sì che l'autore del fatto, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato «a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto in sede civile». Nei casi di eccesso colposo, inoltre, al danneggiato è riconosciuto il diritto a un'indennità, calcolata dal giudice tenendo conto «della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato».
La riforma della legittima difesa estende le norme sul gratuito patrocinio (criteri e modalità di liquidazione dei compensi e delle spese per la difesa) a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta l'archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo. È comunque «fatto salvo il diritto dello Stato di chiedere le spese anticipate, qualora a seguito di riapertura delle indagini o revoca del proscioglimento, la persona sia poi condannata in via definitiva».
L'ultimo articolo del provvedimento interviene sul Codice di procedura penale affinché «nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose». Quindi la nuova legge accorcia anche i tempi dei processi.
Ci sono tanti «pistoleri» pure nel Pd
La legittima difesa è ufficialmente legge dopo l'approvazione di ieri al Senato con 201 voti a favore, 38 contrari e sei astenuti. «È stata approvata a larga maggioranza, tranne dal Pd che voterebbe contro a qualsiasi cosa pur di andare contro la Lega», ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Onore al merito per tutti gli altri, Forza Italia e Fratelli d'Italia».
In aula, tuttavia, si è notata l'assenza dei ministri 5 stelle, compreso il titolare della Giustizia, Alfonso Bonafede. «Io bado alla sostanza», rassicura Salvini, «chi c'era e chi non c'era non mi interessa molto». Un altro dato su cui riflettere a proposito della tenuta del governo proviene dai tabulati della votazione, in cui è stato registrato un «buco» di ben 15 voti rispetto a quelli disponibili tra i banchi del Movimento. Di questi, nove sono legati ad assenze «giustificate», come ad esempio quelle dei ministri Barbara Lezzi e Danilo Toninelli, mentre sei si riferiscono ai dissidenti espliciti: oltre a Paola Nugnes ed Elena Fattori, anche Barbara Floridia, Virginia La Mura, Michela Montevecchi e Matteo Mantero. Quest'ultimo, lo confermano fonti parlamentari, era fisicamente presente in aula, ma al momento del voto avrebbe tenuto la sua tessera sollevata per risultare assente.
La nuova legge ha invece messo d'accordo tutti, o quasi, nel centrodestra: «Questa è una vittoria di Forza Italia, la maggioranza al Senato non esiste più: sono stati solo 142 i sì di Lega e 5 stelle. La riforma è stata approvata solo grazie ai nostri voti», ha dichiarato la capogruppo azzurra Anna Maria Bernini, alla quale si è aggiunta la voce del deputato forzista Marco Marin, che ha detto che i gialloblù «hanno dovuto fare un compromesso al ribasso, e nonostante questo si siano dovuti turare il naso per votare a favore sì».
Dalle file di Fratelli d'Italia, voto compatto a favore del provvedimento, ma qualche puntualizzazione sul contenuto della norma: «Non è ciò che era stato promesso, né ciò che viene predicato nelle piazze e in tv», ha rimproverato Isabella Rauti. «Chi sarà costretto a difendersi e chi sarà vittima di un'aggressione avrà evidentemente più tutele, e soprattutto saranno risparmiati alle vittime anni di calvario giudiziario, di spese legali e di risarcimenti agli aggressori, ma resta inevitabile l'apertura di un'inchiesta giudiziaria a carico di chi si difende in casa propria», ha concluso.
E il Pd? Per il Partito democratico questa «è una legge che cancella uno dei fondamenti della legislazione, quello della proporzionalità tra offesa e difesa. È una aberrazione, senza considerare che interviene su una questione marginale, poche decine di casi all'anno». Sulla stessa linea anche il nuovo segretario Nicola Zingaretti: «È un atto irresponsabile. L'anno scorso ci sono stati solo dieci casi di valutazione di abuso di legittima difesa in un Paese di 60 milioni di abitanti», ha commentato, «Evidentemente anche questo bisogno è inventato, forse per fare un favore a qualche potente lobby che pensa ai propri business ma non a difendere i cittadini».
Un clima tetro quello che si respira nel centrosinistra, forse ispirato dalle parole del regista horror Dario Argento, che prevede «più violenza, più spari, più morti e più sangue nelle case degli italiani». Tornando ai numeri di Palazzo Madama, se è vero che il Pd ieri ha rappresentato l'unica opposizione al provvedimento, non sono passate inosservate le assenze: su 52 senatori totali, in aula ce n'erano solo 34. Sia Matteo Renzi sia il capogruppo Andrea Marcucci, seppur giustificati, hanno disertato, e altri 16 senatori non si sono presentati al voto (fra cui Alessandro Alfieri, Caterina Biti, Francesco Bonifazi, Tommaso Cerno, Tommaso Nannicini, Giovanni Pittella, Tatiana Rojc, Anna Rossomando, Daniele Sbrollini, Giacomino Taricco).
Astenuto infine l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, che ora fa parte del gruppo delle Autonomie.
Toghe subito all’attacco: «Legge incostituzionale»
«Gravi profili di incostituzionalità» e «pericolosità» oltre che «inutilità». Appena arrivata l'approvazione del Senato alla riforma della legge sulla legittima difesa figlia della Lega, ma condivisa nel contratto del governo gialloblù (che recita testualmente: «Si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa), arriva in coro il parere negativo di avvocati e magistrati.
Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, ha ribadito quanto già detto nei mesi scorsi durante la discussione del provvedimento: «La nuova legge sulla legittima difesa non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino a oggi; al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sé grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti. Per non parlare dei numerosi dubbi di incostituzionalità che la nuova legge comporta», ha aggiunto Minisci. Secondo il numero uno del sindacato dei magistrati «è bene ribadire che, in ogni caso, in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa, anche con questa nuova legge, un procedimento penale dovrà essere sempre aperto e le indagini andranno comunque fatte, a garanzia dei cittadini, questo va detto con chiarezza da parte di tutti, altrimenti si danno messaggi sbagliati portatori di gravi rischi e si rende un cattivo servizio alla collettività. È poi pericolosa per la convinzione che si possa reagire sempre e comunque, una sorta di garanzia di impunità, cosa che certamente non è».
E se per il super soddisfatto leader della Lega «non si legittima il Far West ma si sta con i cittadini perbene», molti avvocati penalisti italiani non hanno dubbi: questa legge «porterà le persone a credere di non essere perseguite in caso di ferimento o uccisione dei ladri. E dunque, questo comporterà un aumento preoccupante degli episodi».
«È una legge inutile e pericolosa e interviene su un'emergenza virtuale, inesistente, visto che i casi di legittima difesa in casa sono due all'anno e si tratta di assoluzioni», ha rincarato Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali che insiste proprio sul concetto di inutile: «Una norma inutile perché qualunque avverbio inserito in una norma non può evitare la valutazione discrezionale di un giudice su un omicidio avvenuto in casa. Ed è pericolosa perché diffonde la convinzione nella gente che si possa agire in condizioni di impunità in casa. Non è così».
Stop alle pensioni ai terroristi scappati all’estero
C'è anche lo stop alla pensione per i latitanti e gli evasi nel decretone Reddito di cittadinanza e quota 100, approvato in Senato e ora pronto per diventare legge. Ad aprire il vaso di Pandora sulla questione delle pensioni pagate dagli italiani ai condannati per reati di terrorismo fuggiti all'estero è stata la copertina di Panorama sugli emolumenti che l'Inps ha versato per anni (e avrebbe continuato a versare) al latitante Giorgio Pietrostefani, ma ora, grazie a un emendamento inserito nel testo definitivo, la battaglia della Verità ha ottenuto il risultato sperato: porre fine all'assurdità di uno Stato costretto a mantenere a vita chi, dopo aver commesso gravi reati, si sottrae alla pena che dovrebbe scontare nel nostro Paese, fuggendo all'estero.
A presentare l'emendamento sono stati Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, con i colleghi William De Vecchis, Nadia Pizzol e Simone Bossi e il testo sancisce, in sostanza, che ai latitanti per una serie di gravi reati venga «sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipata, erogati dagli enti di previdenza obbligatoria», comprese, oltre all'Inps, eventuali altre casse previdenziali. I reati per i quali la pensione verrà sospesa sono l'associazione terroristica (punita con la reclusione da 7 a 15 anni), l'attentato terroristico (da 6 a 20 anni), il sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (da 25 a 30 anni), l'associazione mafiosa (da 7 a 12 anni), il voto di scambio politico mafioso (da 6 a 12 anni) e la strage (punita con l'ergastolo). Certo, anche per evitare ricorsi e diatribe giudiziarie, la sospensione della pensione non avrà effetto retroattivo e, dunque, lo Stato non potrà ritirare quanto versato, ma quantomeno da ora in poi non saremo noi a dover pagare.
Il testo prevede anche una clausola ulteriore: se il latitante pensionato dovesse arrendersi e consegnarsi alla giustizia, la sospensione del suo assegno potrà essere revocata dall'autorità giudiziaria, senza che questo permetta comunque al condannato di rientrare in possesso degli importi che non gli sono stati versati durante il periodo di fermo.
L'ultimo comma dell'emendamento, infine, stabilisce che tutte le risorse non pagate dallo Stato grazie al provvedimento antilatitanti siano riassegnate al Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, oltre che agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Il caso di scuola è proprio quello di Pietrostefani, condannato definitivamente nel 2000 come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi insieme a Ovidio Bompressi (graziato dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e ad Adriano Sofri, tutti leader del disciolto movimento Lotta continua, e che, da tempo, percepiva una pensione da 1.500 euro al mese, alla stregua di qualsiasi altro pensionato che abbia deciso di passare all'estero la terza età. Come Panorama aveva denunciato, all'Inps risulta che, in Italia, Pietrostefani abbia versato contributi per quasi 297.400 euro in nove anni, tra il 1983 e il 1992, a cui vanno aggiunti altri 600 euro di retribuzioni percepite per due mesi e mezzo di lavoro tra il 1976 e il 1977. Per un totale di 298.000 euro. Considerando che il 33% circa va in contributi, Pietrostefani ha pagato quasi 100.000 euro in Italia, quasi del tutto già restituiti. L'Inps infatti ne versati 41.000, 21.740 nel 2017, 17.700 nel 2018 e 1.565 con l'assegno di gennaio di quest'anno. A conti fatti, nei prossimi 36 mesi Pietrostefani avrebbe esaurito il suo credito e, se la nuova norma non fosse diventata legge, saremmo stati noi a pagargli la pensione. E questo nonostante la fuga dall'Italia gli stia evitando il carcere, con una pena che dovrebbe scadere nel 2033.
Ma Pietrostefani non è l'unico ad aver beneficiato del vuoto legislativo. Anche l'ex avanguardista nazionale Mario Pellegrini, originario di Papozze (Rovigo), ha ricevuto per lungo tempo una pensione da artigiano da poco meno di 800 euro al mese. Pellegrini venne arrestato nel 2002 a San Isidro, in Argentina, e gli fu notificata una condanna definitiva a 12 anni e 6 mesi di reclusione (che deve ancora scontare) per concorso nel sequestro del banchiere Luigi Mariano, compiuto nel 1975 in cambio di un riscatto da 280 milioni di lire.
In tutto, come ha dimostrato l'inchiesta di Panorama, sono una trentina gli ex terroristi che hanno una pena da scontare ma vivono serenamente all'estero. Da oggi, quantomeno, senza pensione.
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Passa in Senato la riforma voluta da Matteo Salvini: «Non creiamo il Far West, ma stiamo con i cittadini perbene». Niente più condanne per eccesso colposo per chi agisce in stato di grave turbamento dovuto al pericolo.Ci sono tanti «pistoleri» pure nel Pd. Disertano ben 18 senatori, fra cui big come Renzi, Bonifazi e il capogruppo Marcucci. Monti si astiene. Assenti, come annunciato, i ministri del Movimento 5 stelle .Toghe subito all'attacco: «Legge incostituzionale». L'Anm: «Pericolosi automatismi e meno spazi ai magistrati». Contrari anche gli avvocati penalisti: «Inutile e pericolosa».Stop alle pensioni ai terroristi scappati all'estero. Sì all'emendamento. Caso nato dopo lo scoop di Panorama sull'assegno a Pietrostefani, mandante dell'omicidio Calabresi.Lo speciale comprende quattro articoli.Esulta il vicepremier Matteo Salvini dopo l'approvazione in Senato della legge sulla legittima difesa: «Oggi è un giorno bellissimo non per la Lega ma per gli italiani. Non si distribuiscono armi, non si legittima il Far West, ma si sta con i cittadini perbene». Spiega, sorridendo per la soddisfazione, che «dopo anni di chiacchiere è stato sancito il sacrosanto diritto alla legittima difesa per chi viene aggredito a casa sua, nel suo bar, nel suo ristorante». Festeggia assieme agli altri esponenti del Carroccio, che per l'occasione indossano magliette blu con la scritta «La difesa è sempre legittima»: «Da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è un mestiere ancora più difficile e pericoloso», dice il ministro dell'Interno, «quindi ovviamente punteremo su polizia, telecamere e forze dell'ordine, ma se entri in casa mia di notte armato e mascherato, io ho il diritto di difendermi prima che tu metta le mani addosso a me o ai miei figli». E sulle polemiche taglia corto: «Non c'è nessuna perplessità per chi ha letto il testo, c'è solo la scelta dello Stato di stare con vittime e aggrediti».In pratica vengono allargate le maglie del principio di proporzionalità tra offesa e difesa, anche se tale principio rimane: restano comunque le indagini e si deve dimostrare che la difesa è stata legittima. Tuttavia, si restringe la discrezionalità del giudice. Ma vediamo nei particolari come funziona la nuova legge e in quali punti differisce dalla vecchia. L'articolo 1 va a modificare l'articolo 52 del Codice penale: prevede che sia «sempre» legittima la difesa di chi «compie» un atto per respingere l'intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Naturalmente resta il processo, ma i magistrati avranno minore potere. È quindi possibile utilizzare «un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo» per la difesa legittima della «propria o altrui incolumità» o dei «beni propri o altrui». Viene inoltre introdotto un ulteriore cambiamento, in base al quale è da considerarsi in stato di legittima difesa colui che «legittimamente presente all'interno del proprio o dell'altrui domicilio (da intendersi anche come luogo di lavoro ndr), agisca al fine di respingere l'intrusione posta in essere dal malintenzionato di turno con violenza o minaccia». Affinché scatti la legittima difesa è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un'arma e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.La legge interviene poi sull'articolo 55 del Codice penale relativamente alla disciplina dell'eccesso colposo, escludendo la punibilità di chi, trovandosi «in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento», derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità. In altre parole finora era prevista una proporzionalità tra offesa e difesa, punendo l'eccesso colposo di legittima difesa. Ora scompare nel caso che chi reagisca sia «in stato di grave turbamento» derivante dal pericolo. Una norma di natura psicologica, che riguarda uno spettro di situazioni molto ampio.Modificato anche l'articolo 624 bis del Codice penale: chi si è reso responsabile di un furto in appartamento potrà ottenere la sospensione condizionale della pena soltanto in caso di risarcimento integrale del danno alla persona. Inoltre sono inasprite le pene per violazione di domicilio e furto in appartamento. La violazione di domicilio, che era punita con una pena da 6 mesi a 3 anni diventa «da 1 a 5 anni». Ma se e la violazione è aggravata, perché «il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone o se il colpevole è palesemente armato», la pena, che era da 1 a 5 anni, diventa da 2 a 6 anni. Quanto al furto in abitazione e scippo, si arriva fino a un massimo di 6 e 7 anni di prigione. Infine, per la rapina, il minimo passa da 4 a 5 anni. Per la rapina aggravata si sale da un minimo di 5 a 6 anni e per la pluriaggravata da 6 a 7 anni. Chi si è difeso legittimamente non sarà responsabile civilmente. La riforma fa sì che l'autore del fatto, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato «a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto in sede civile». Nei casi di eccesso colposo, inoltre, al danneggiato è riconosciuto il diritto a un'indennità, calcolata dal giudice tenendo conto «della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato». La riforma della legittima difesa estende le norme sul gratuito patrocinio (criteri e modalità di liquidazione dei compensi e delle spese per la difesa) a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta l'archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo. È comunque «fatto salvo il diritto dello Stato di chiedere le spese anticipate, qualora a seguito di riapertura delle indagini o revoca del proscioglimento, la persona sia poi condannata in via definitiva».L'ultimo articolo del provvedimento interviene sul Codice di procedura penale affinché «nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose». 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In aula, tuttavia, si è notata l'assenza dei ministri 5 stelle, compreso il titolare della Giustizia, Alfonso Bonafede. «Io bado alla sostanza», rassicura Salvini, «chi c'era e chi non c'era non mi interessa molto». Un altro dato su cui riflettere a proposito della tenuta del governo proviene dai tabulati della votazione, in cui è stato registrato un «buco» di ben 15 voti rispetto a quelli disponibili tra i banchi del Movimento. Di questi, nove sono legati ad assenze «giustificate», come ad esempio quelle dei ministri Barbara Lezzi e Danilo Toninelli, mentre sei si riferiscono ai dissidenti espliciti: oltre a Paola Nugnes ed Elena Fattori, anche Barbara Floridia, Virginia La Mura, Michela Montevecchi e Matteo Mantero. Quest'ultimo, lo confermano fonti parlamentari, era fisicamente presente in aula, ma al momento del voto avrebbe tenuto la sua tessera sollevata per risultare assente. La nuova legge ha invece messo d'accordo tutti, o quasi, nel centrodestra: «Questa è una vittoria di Forza Italia, la maggioranza al Senato non esiste più: sono stati solo 142 i sì di Lega e 5 stelle. La riforma è stata approvata solo grazie ai nostri voti», ha dichiarato la capogruppo azzurra Anna Maria Bernini, alla quale si è aggiunta la voce del deputato forzista Marco Marin, che ha detto che i gialloblù «hanno dovuto fare un compromesso al ribasso, e nonostante questo si siano dovuti turare il naso per votare a favore sì». Dalle file di Fratelli d'Italia, voto compatto a favore del provvedimento, ma qualche puntualizzazione sul contenuto della norma: «Non è ciò che era stato promesso, né ciò che viene predicato nelle piazze e in tv», ha rimproverato Isabella Rauti. «Chi sarà costretto a difendersi e chi sarà vittima di un'aggressione avrà evidentemente più tutele, e soprattutto saranno risparmiati alle vittime anni di calvario giudiziario, di spese legali e di risarcimenti agli aggressori, ma resta inevitabile l'apertura di un'inchiesta giudiziaria a carico di chi si difende in casa propria», ha concluso. E il Pd? Per il Partito democratico questa «è una legge che cancella uno dei fondamenti della legislazione, quello della proporzionalità tra offesa e difesa. È una aberrazione, senza considerare che interviene su una questione marginale, poche decine di casi all'anno». Sulla stessa linea anche il nuovo segretario Nicola Zingaretti: «È un atto irresponsabile. L'anno scorso ci sono stati solo dieci casi di valutazione di abuso di legittima difesa in un Paese di 60 milioni di abitanti», ha commentato, «Evidentemente anche questo bisogno è inventato, forse per fare un favore a qualche potente lobby che pensa ai propri business ma non a difendere i cittadini». Un clima tetro quello che si respira nel centrosinistra, forse ispirato dalle parole del regista horror Dario Argento, che prevede «più violenza, più spari, più morti e più sangue nelle case degli italiani». Tornando ai numeri di Palazzo Madama, se è vero che il Pd ieri ha rappresentato l'unica opposizione al provvedimento, non sono passate inosservate le assenze: su 52 senatori totali, in aula ce n'erano solo 34. Sia Matteo Renzi sia il capogruppo Andrea Marcucci, seppur giustificati, hanno disertato, e altri 16 senatori non si sono presentati al voto (fra cui Alessandro Alfieri, Caterina Biti, Francesco Bonifazi, Tommaso Cerno, Tommaso Nannicini, Giovanni Pittella, Tatiana Rojc, Anna Rossomando, Daniele Sbrollini, Giacomino Taricco). Astenuto infine l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, che ora fa parte del gruppo delle Autonomie. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-difesa-adesso-e-sempre-legittima-basta-risarcimenti-ai-delinquenti-2633074200.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="toghe-subito-allattacco-legge-incostituzionale" data-post-id="2633074200" data-published-at="1769897734" data-use-pagination="False"> Toghe subito all’attacco: «Legge incostituzionale» «Gravi profili di incostituzionalità» e «pericolosità» oltre che «inutilità». Appena arrivata l'approvazione del Senato alla riforma della legge sulla legittima difesa figlia della Lega, ma condivisa nel contratto del governo gialloblù (che recita testualmente: «Si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa), arriva in coro il parere negativo di avvocati e magistrati. Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, ha ribadito quanto già detto nei mesi scorsi durante la discussione del provvedimento: «La nuova legge sulla legittima difesa non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino a oggi; al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sé grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti. Per non parlare dei numerosi dubbi di incostituzionalità che la nuova legge comporta», ha aggiunto Minisci. Secondo il numero uno del sindacato dei magistrati «è bene ribadire che, in ogni caso, in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa, anche con questa nuova legge, un procedimento penale dovrà essere sempre aperto e le indagini andranno comunque fatte, a garanzia dei cittadini, questo va detto con chiarezza da parte di tutti, altrimenti si danno messaggi sbagliati portatori di gravi rischi e si rende un cattivo servizio alla collettività. È poi pericolosa per la convinzione che si possa reagire sempre e comunque, una sorta di garanzia di impunità, cosa che certamente non è». E se per il super soddisfatto leader della Lega «non si legittima il Far West ma si sta con i cittadini perbene», molti avvocati penalisti italiani non hanno dubbi: questa legge «porterà le persone a credere di non essere perseguite in caso di ferimento o uccisione dei ladri. E dunque, questo comporterà un aumento preoccupante degli episodi». «È una legge inutile e pericolosa e interviene su un'emergenza virtuale, inesistente, visto che i casi di legittima difesa in casa sono due all'anno e si tratta di assoluzioni», ha rincarato Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali che insiste proprio sul concetto di inutile: «Una norma inutile perché qualunque avverbio inserito in una norma non può evitare la valutazione discrezionale di un giudice su un omicidio avvenuto in casa. Ed è pericolosa perché diffonde la convinzione nella gente che si possa agire in condizioni di impunità in casa. Non è così». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-difesa-adesso-e-sempre-legittima-basta-risarcimenti-ai-delinquenti-2633074200.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stop-alle-pensioni-ai-terroristi-scappati-allestero" data-post-id="2633074200" data-published-at="1769897734" data-use-pagination="False"> Stop alle pensioni ai terroristi scappati all’estero C'è anche lo stop alla pensione per i latitanti e gli evasi nel decretone Reddito di cittadinanza e quota 100, approvato in Senato e ora pronto per diventare legge. Ad aprire il vaso di Pandora sulla questione delle pensioni pagate dagli italiani ai condannati per reati di terrorismo fuggiti all'estero è stata la copertina di Panorama sugli emolumenti che l'Inps ha versato per anni (e avrebbe continuato a versare) al latitante Giorgio Pietrostefani, ma ora, grazie a un emendamento inserito nel testo definitivo, la battaglia della Verità ha ottenuto il risultato sperato: porre fine all'assurdità di uno Stato costretto a mantenere a vita chi, dopo aver commesso gravi reati, si sottrae alla pena che dovrebbe scontare nel nostro Paese, fuggendo all'estero. A presentare l'emendamento sono stati Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, con i colleghi William De Vecchis, Nadia Pizzol e Simone Bossi e il testo sancisce, in sostanza, che ai latitanti per una serie di gravi reati venga «sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipata, erogati dagli enti di previdenza obbligatoria», comprese, oltre all'Inps, eventuali altre casse previdenziali. I reati per i quali la pensione verrà sospesa sono l'associazione terroristica (punita con la reclusione da 7 a 15 anni), l'attentato terroristico (da 6 a 20 anni), il sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (da 25 a 30 anni), l'associazione mafiosa (da 7 a 12 anni), il voto di scambio politico mafioso (da 6 a 12 anni) e la strage (punita con l'ergastolo). Certo, anche per evitare ricorsi e diatribe giudiziarie, la sospensione della pensione non avrà effetto retroattivo e, dunque, lo Stato non potrà ritirare quanto versato, ma quantomeno da ora in poi non saremo noi a dover pagare. Il testo prevede anche una clausola ulteriore: se il latitante pensionato dovesse arrendersi e consegnarsi alla giustizia, la sospensione del suo assegno potrà essere revocata dall'autorità giudiziaria, senza che questo permetta comunque al condannato di rientrare in possesso degli importi che non gli sono stati versati durante il periodo di fermo. L'ultimo comma dell'emendamento, infine, stabilisce che tutte le risorse non pagate dallo Stato grazie al provvedimento antilatitanti siano riassegnate al Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, oltre che agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Il caso di scuola è proprio quello di Pietrostefani, condannato definitivamente nel 2000 come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi insieme a Ovidio Bompressi (graziato dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e ad Adriano Sofri, tutti leader del disciolto movimento Lotta continua, e che, da tempo, percepiva una pensione da 1.500 euro al mese, alla stregua di qualsiasi altro pensionato che abbia deciso di passare all'estero la terza età. Come Panorama aveva denunciato, all'Inps risulta che, in Italia, Pietrostefani abbia versato contributi per quasi 297.400 euro in nove anni, tra il 1983 e il 1992, a cui vanno aggiunti altri 600 euro di retribuzioni percepite per due mesi e mezzo di lavoro tra il 1976 e il 1977. Per un totale di 298.000 euro. Considerando che il 33% circa va in contributi, Pietrostefani ha pagato quasi 100.000 euro in Italia, quasi del tutto già restituiti. L'Inps infatti ne versati 41.000, 21.740 nel 2017, 17.700 nel 2018 e 1.565 con l'assegno di gennaio di quest'anno. A conti fatti, nei prossimi 36 mesi Pietrostefani avrebbe esaurito il suo credito e, se la nuova norma non fosse diventata legge, saremmo stati noi a pagargli la pensione. E questo nonostante la fuga dall'Italia gli stia evitando il carcere, con una pena che dovrebbe scadere nel 2033. Ma Pietrostefani non è l'unico ad aver beneficiato del vuoto legislativo. Anche l'ex avanguardista nazionale Mario Pellegrini, originario di Papozze (Rovigo), ha ricevuto per lungo tempo una pensione da artigiano da poco meno di 800 euro al mese. Pellegrini venne arrestato nel 2002 a San Isidro, in Argentina, e gli fu notificata una condanna definitiva a 12 anni e 6 mesi di reclusione (che deve ancora scontare) per concorso nel sequestro del banchiere Luigi Mariano, compiuto nel 1975 in cambio di un riscatto da 280 milioni di lire. In tutto, come ha dimostrato l'inchiesta di Panorama, sono una trentina gli ex terroristi che hanno una pena da scontare ma vivono serenamente all'estero. Da oggi, quantomeno, senza pensione.
La manifestazione contro lo sgombero del centro sociale degenera in guerriglia urbana tra incendi, lanci di pietre e feriti. In rete circola il video del poliziotto isolato e colpito da un gruppo di manifestanti: un’immagine che racconta meglio di ogni parola il livello di violenza raggiunto in città.
Doveva essere una manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. È finita con Torino avvolta dal fumo dei lacrimogeni, cassonetti in fiamme, pietre e bottiglie scagliate contro le forze dell’ordine, un mezzo della polizia incendiato e diversi feriti portati in ospedale. Il corteo nazionale arrivato oggi in città da tutta Italia e dall’estero si è trasformato, nel tardo pomeriggio, in una lunga scena di guerriglia urbana che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare.
La giornata era iniziata con tre concentramenti - a Palazzo Nuovo, Porta Nuova e Porta Susa - poi confluiti in un unico corteo lungo il Po. Gli organizzatori hanno parlato di decine di migliaia di partecipanti. In mezzo a famiglie, studenti e semplici simpatizzanti, però, si sono inserite frange organizzate e a volto coperto che, avvicinandosi alla zona di corso Regina Margherita, dove si trova l’ex sede di Askatasuna, hanno fatto scattare lo scontro. Prima i fuochi d’artificio lanciati contro gli agenti, poi le bombe carta, le pietre, le bottiglie, perfino sedie e cartelli stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. L’aria è diventata irrespirabile, i negozi hanno abbassato le serrande, alcune persone si sono rifugiate nei locali per paura. In strada sono comparse barricate improvvisate con cassonetti e materiali divelti. Un’auto e diversi bidoni sono stati dati alle fiamme. Nel caos, una camionetta della polizia è stata incendiata e solo l’intervento dei vigili del fuoco ha permesso di spegnere il rogo.
Gli scontri sono andati avanti per oltre un’ora, a ondate, tra corso Regina Margherita e l’area del Campus Einaudi. Il bilancio provvisorio parla di sei persone portate in ospedale, nessuna in gravi condizioni, senza distinzione tra manifestanti e forze dell’ordine. Durante i disordini un uomo è rimasto ferito alla testa ed è stato soccorso in ambulanza. Ci sono stati anche i primi fermi. Nel mirino non sono finiti solo gli agenti. Una troupe della Rai è stata aggredita, con attrezzature distrutte e giornalisti costretti ad allontanarsi. Un episodio grave, che aggiunge un ulteriore elemento di allarme a una giornata già segnata da violenze diffuse e organizzate. Quando in serata la tensione è calata, il tratto di corso Regina Margherita appariva devastato: vetri rotti, resti di lacrimogeni, detriti, monopattini distrutti, segnaletica abbattuta, segni evidenti degli incendi. L’immagine di una città messa a soqquadro da chi ha scelto lo scontro invece del confronto.
In mezzo al caos è emersa una delle scene più agghiaccianti della folle giornata di Torino. Una scena testimoniata da un video che mostra un agente isolato, accerchiato da un gruppo di manifestanti e colpito con calci e martellate alla testa. Le immagini, rimbalzate sui social, mostrano una violenza brutale e codarda, esercitata in superiorità numerica contro un uomo a terra. Un episodio che da solo riassume il livello di ferocia raggiunto dagli scontri e che spazza via ogni tentativo di raccontare quanto accaduto come semplice «tensione di piazza».
La reazione delle istituzioni è stata durissima. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di aggressioni «con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta», aggiungendo che «questi non sono dissenso né protesta». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha indicato negli antagonisti «un pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia». Il sindaco Stefano Lo Russo ha definito «raccapriccianti» le scene viste in strada e ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile contro i responsabili. Anche dalle forze politiche di opposizione è arrivata una condanna netta. «Le immagini che giungono da Torino sono inqualificabili», ha dichiarato Elly Schlein, parlando di «violenza inaccettabile». Giuseppe Conte ha scritto che il Movimento 5 stelle «condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni» e ha espresso solidarietà agli agenti e ai giornalisti colpiti.
Al di là delle dichiarazioni, resta il dato di una città ostaggio per ore di gruppi che hanno usato la piazza come terreno di scontro. Protestare è un diritto, devastare, incendiare e aggredire no. Quello che è accaduto a Torino non è stata una manifestazione degenerata per caso, ma una scelta precisa di chi ha cercato lo scontro e ha trasformato una giornata di mobilitazione in un attacco alla sicurezza, alle istituzioni e alla stessa idea di convivenza civile.
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