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2019-03-29
Il diritto di difendersi è legge
Ansa
Esulta il vicepremier Matteo Salvini dopo l'approvazione in Senato della legge sulla legittima difesa: «Oggi è un giorno bellissimo non per la Lega ma per gli italiani. Non si distribuiscono armi, non si legittima il Far West, ma si sta con i cittadini perbene». Spiega, sorridendo per la soddisfazione, che «dopo anni di chiacchiere è stato sancito il sacrosanto diritto alla legittima difesa per chi viene aggredito a casa sua, nel suo bar, nel suo ristorante». Festeggia assieme agli altri esponenti del Carroccio, che per l'occasione indossano magliette blu con la scritta «La difesa è sempre legittima»: «Da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è un mestiere ancora più difficile e pericoloso», dice il ministro dell'Interno, «quindi ovviamente punteremo su polizia, telecamere e forze dell'ordine, ma se entri in casa mia di notte armato e mascherato, io ho il diritto di difendermi prima che tu metta le mani addosso a me o ai miei figli».
E sulle polemiche taglia corto: «Non c'è nessuna perplessità per chi ha letto il testo, c'è solo la scelta dello Stato di stare con vittime e aggrediti».
In pratica vengono allargate le maglie del principio di proporzionalità tra offesa e difesa, anche se tale principio rimane: restano comunque le indagini e si deve dimostrare che la difesa è stata legittima. Tuttavia, si restringe la discrezionalità del giudice. Ma vediamo nei particolari come funziona la nuova legge e in quali punti differisce dalla vecchia.
L'articolo 1 va a modificare l'articolo 52 del Codice penale: prevede che sia «sempre» legittima la difesa di chi «compie» un atto per respingere l'intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Naturalmente resta il processo, ma i magistrati avranno minore potere. È quindi possibile utilizzare «un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo» per la difesa legittima della «propria o altrui incolumità» o dei «beni propri o altrui». Viene inoltre introdotto un ulteriore cambiamento, in base al quale è da considerarsi in stato di legittima difesa colui che «legittimamente presente all'interno del proprio o dell'altrui domicilio (da intendersi anche come luogo di lavoro ndr), agisca al fine di respingere l'intrusione posta in essere dal malintenzionato di turno con violenza o minaccia». Affinché scatti la legittima difesa è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un'arma e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.
La legge interviene poi sull'articolo 55 del Codice penale relativamente alla disciplina dell'eccesso colposo, escludendo la punibilità di chi, trovandosi «in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento», derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità. In altre parole finora era prevista una proporzionalità tra offesa e difesa, punendo l'eccesso colposo di legittima difesa. Ora scompare nel caso che chi reagisca sia «in stato di grave turbamento» derivante dal pericolo. Una norma di natura psicologica, che riguarda uno spettro di situazioni molto ampio.
Modificato anche l'articolo 624 bis del Codice penale: chi si è reso responsabile di un furto in appartamento potrà ottenere la sospensione condizionale della pena soltanto in caso di risarcimento integrale del danno alla persona.
Inoltre sono inasprite le pene per violazione di domicilio e furto in appartamento. La violazione di domicilio, che era punita con una pena da 6 mesi a 3 anni diventa «da 1 a 5 anni». Ma se e la violazione è aggravata, perché «il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone o se il colpevole è palesemente armato», la pena, che era da 1 a 5 anni, diventa da 2 a 6 anni. Quanto al furto in abitazione e scippo, si arriva fino a un massimo di 6 e 7 anni di prigione. Infine, per la rapina, il minimo passa da 4 a 5 anni. Per la rapina aggravata si sale da un minimo di 5 a 6 anni e per la pluriaggravata da 6 a 7 anni.
Chi si è difeso legittimamente non sarà responsabile civilmente. La riforma fa sì che l'autore del fatto, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato «a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto in sede civile». Nei casi di eccesso colposo, inoltre, al danneggiato è riconosciuto il diritto a un'indennità, calcolata dal giudice tenendo conto «della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato».
La riforma della legittima difesa estende le norme sul gratuito patrocinio (criteri e modalità di liquidazione dei compensi e delle spese per la difesa) a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta l'archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo. È comunque «fatto salvo il diritto dello Stato di chiedere le spese anticipate, qualora a seguito di riapertura delle indagini o revoca del proscioglimento, la persona sia poi condannata in via definitiva».
L'ultimo articolo del provvedimento interviene sul Codice di procedura penale affinché «nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose». Quindi la nuova legge accorcia anche i tempi dei processi.
Ci sono tanti «pistoleri» pure nel Pd
La legittima difesa è ufficialmente legge dopo l'approvazione di ieri al Senato con 201 voti a favore, 38 contrari e sei astenuti. «È stata approvata a larga maggioranza, tranne dal Pd che voterebbe contro a qualsiasi cosa pur di andare contro la Lega», ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Onore al merito per tutti gli altri, Forza Italia e Fratelli d'Italia».
In aula, tuttavia, si è notata l'assenza dei ministri 5 stelle, compreso il titolare della Giustizia, Alfonso Bonafede. «Io bado alla sostanza», rassicura Salvini, «chi c'era e chi non c'era non mi interessa molto». Un altro dato su cui riflettere a proposito della tenuta del governo proviene dai tabulati della votazione, in cui è stato registrato un «buco» di ben 15 voti rispetto a quelli disponibili tra i banchi del Movimento. Di questi, nove sono legati ad assenze «giustificate», come ad esempio quelle dei ministri Barbara Lezzi e Danilo Toninelli, mentre sei si riferiscono ai dissidenti espliciti: oltre a Paola Nugnes ed Elena Fattori, anche Barbara Floridia, Virginia La Mura, Michela Montevecchi e Matteo Mantero. Quest'ultimo, lo confermano fonti parlamentari, era fisicamente presente in aula, ma al momento del voto avrebbe tenuto la sua tessera sollevata per risultare assente.
La nuova legge ha invece messo d'accordo tutti, o quasi, nel centrodestra: «Questa è una vittoria di Forza Italia, la maggioranza al Senato non esiste più: sono stati solo 142 i sì di Lega e 5 stelle. La riforma è stata approvata solo grazie ai nostri voti», ha dichiarato la capogruppo azzurra Anna Maria Bernini, alla quale si è aggiunta la voce del deputato forzista Marco Marin, che ha detto che i gialloblù «hanno dovuto fare un compromesso al ribasso, e nonostante questo si siano dovuti turare il naso per votare a favore sì».
Dalle file di Fratelli d'Italia, voto compatto a favore del provvedimento, ma qualche puntualizzazione sul contenuto della norma: «Non è ciò che era stato promesso, né ciò che viene predicato nelle piazze e in tv», ha rimproverato Isabella Rauti. «Chi sarà costretto a difendersi e chi sarà vittima di un'aggressione avrà evidentemente più tutele, e soprattutto saranno risparmiati alle vittime anni di calvario giudiziario, di spese legali e di risarcimenti agli aggressori, ma resta inevitabile l'apertura di un'inchiesta giudiziaria a carico di chi si difende in casa propria», ha concluso.
E il Pd? Per il Partito democratico questa «è una legge che cancella uno dei fondamenti della legislazione, quello della proporzionalità tra offesa e difesa. È una aberrazione, senza considerare che interviene su una questione marginale, poche decine di casi all'anno». Sulla stessa linea anche il nuovo segretario Nicola Zingaretti: «È un atto irresponsabile. L'anno scorso ci sono stati solo dieci casi di valutazione di abuso di legittima difesa in un Paese di 60 milioni di abitanti», ha commentato, «Evidentemente anche questo bisogno è inventato, forse per fare un favore a qualche potente lobby che pensa ai propri business ma non a difendere i cittadini».
Un clima tetro quello che si respira nel centrosinistra, forse ispirato dalle parole del regista horror Dario Argento, che prevede «più violenza, più spari, più morti e più sangue nelle case degli italiani». Tornando ai numeri di Palazzo Madama, se è vero che il Pd ieri ha rappresentato l'unica opposizione al provvedimento, non sono passate inosservate le assenze: su 52 senatori totali, in aula ce n'erano solo 34. Sia Matteo Renzi sia il capogruppo Andrea Marcucci, seppur giustificati, hanno disertato, e altri 16 senatori non si sono presentati al voto (fra cui Alessandro Alfieri, Caterina Biti, Francesco Bonifazi, Tommaso Cerno, Tommaso Nannicini, Giovanni Pittella, Tatiana Rojc, Anna Rossomando, Daniele Sbrollini, Giacomino Taricco).
Astenuto infine l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, che ora fa parte del gruppo delle Autonomie.
Toghe subito all’attacco: «Legge incostituzionale»
«Gravi profili di incostituzionalità» e «pericolosità» oltre che «inutilità». Appena arrivata l'approvazione del Senato alla riforma della legge sulla legittima difesa figlia della Lega, ma condivisa nel contratto del governo gialloblù (che recita testualmente: «Si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa), arriva in coro il parere negativo di avvocati e magistrati.
Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, ha ribadito quanto già detto nei mesi scorsi durante la discussione del provvedimento: «La nuova legge sulla legittima difesa non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino a oggi; al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sé grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti. Per non parlare dei numerosi dubbi di incostituzionalità che la nuova legge comporta», ha aggiunto Minisci. Secondo il numero uno del sindacato dei magistrati «è bene ribadire che, in ogni caso, in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa, anche con questa nuova legge, un procedimento penale dovrà essere sempre aperto e le indagini andranno comunque fatte, a garanzia dei cittadini, questo va detto con chiarezza da parte di tutti, altrimenti si danno messaggi sbagliati portatori di gravi rischi e si rende un cattivo servizio alla collettività. È poi pericolosa per la convinzione che si possa reagire sempre e comunque, una sorta di garanzia di impunità, cosa che certamente non è».
E se per il super soddisfatto leader della Lega «non si legittima il Far West ma si sta con i cittadini perbene», molti avvocati penalisti italiani non hanno dubbi: questa legge «porterà le persone a credere di non essere perseguite in caso di ferimento o uccisione dei ladri. E dunque, questo comporterà un aumento preoccupante degli episodi».
«È una legge inutile e pericolosa e interviene su un'emergenza virtuale, inesistente, visto che i casi di legittima difesa in casa sono due all'anno e si tratta di assoluzioni», ha rincarato Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali che insiste proprio sul concetto di inutile: «Una norma inutile perché qualunque avverbio inserito in una norma non può evitare la valutazione discrezionale di un giudice su un omicidio avvenuto in casa. Ed è pericolosa perché diffonde la convinzione nella gente che si possa agire in condizioni di impunità in casa. Non è così».
Stop alle pensioni ai terroristi scappati all’estero
C'è anche lo stop alla pensione per i latitanti e gli evasi nel decretone Reddito di cittadinanza e quota 100, approvato in Senato e ora pronto per diventare legge. Ad aprire il vaso di Pandora sulla questione delle pensioni pagate dagli italiani ai condannati per reati di terrorismo fuggiti all'estero è stata la copertina di Panorama sugli emolumenti che l'Inps ha versato per anni (e avrebbe continuato a versare) al latitante Giorgio Pietrostefani, ma ora, grazie a un emendamento inserito nel testo definitivo, la battaglia della Verità ha ottenuto il risultato sperato: porre fine all'assurdità di uno Stato costretto a mantenere a vita chi, dopo aver commesso gravi reati, si sottrae alla pena che dovrebbe scontare nel nostro Paese, fuggendo all'estero.
A presentare l'emendamento sono stati Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, con i colleghi William De Vecchis, Nadia Pizzol e Simone Bossi e il testo sancisce, in sostanza, che ai latitanti per una serie di gravi reati venga «sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipata, erogati dagli enti di previdenza obbligatoria», comprese, oltre all'Inps, eventuali altre casse previdenziali. I reati per i quali la pensione verrà sospesa sono l'associazione terroristica (punita con la reclusione da 7 a 15 anni), l'attentato terroristico (da 6 a 20 anni), il sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (da 25 a 30 anni), l'associazione mafiosa (da 7 a 12 anni), il voto di scambio politico mafioso (da 6 a 12 anni) e la strage (punita con l'ergastolo). Certo, anche per evitare ricorsi e diatribe giudiziarie, la sospensione della pensione non avrà effetto retroattivo e, dunque, lo Stato non potrà ritirare quanto versato, ma quantomeno da ora in poi non saremo noi a dover pagare.
Il testo prevede anche una clausola ulteriore: se il latitante pensionato dovesse arrendersi e consegnarsi alla giustizia, la sospensione del suo assegno potrà essere revocata dall'autorità giudiziaria, senza che questo permetta comunque al condannato di rientrare in possesso degli importi che non gli sono stati versati durante il periodo di fermo.
L'ultimo comma dell'emendamento, infine, stabilisce che tutte le risorse non pagate dallo Stato grazie al provvedimento antilatitanti siano riassegnate al Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, oltre che agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Il caso di scuola è proprio quello di Pietrostefani, condannato definitivamente nel 2000 come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi insieme a Ovidio Bompressi (graziato dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e ad Adriano Sofri, tutti leader del disciolto movimento Lotta continua, e che, da tempo, percepiva una pensione da 1.500 euro al mese, alla stregua di qualsiasi altro pensionato che abbia deciso di passare all'estero la terza età. Come Panorama aveva denunciato, all'Inps risulta che, in Italia, Pietrostefani abbia versato contributi per quasi 297.400 euro in nove anni, tra il 1983 e il 1992, a cui vanno aggiunti altri 600 euro di retribuzioni percepite per due mesi e mezzo di lavoro tra il 1976 e il 1977. Per un totale di 298.000 euro. Considerando che il 33% circa va in contributi, Pietrostefani ha pagato quasi 100.000 euro in Italia, quasi del tutto già restituiti. L'Inps infatti ne versati 41.000, 21.740 nel 2017, 17.700 nel 2018 e 1.565 con l'assegno di gennaio di quest'anno. A conti fatti, nei prossimi 36 mesi Pietrostefani avrebbe esaurito il suo credito e, se la nuova norma non fosse diventata legge, saremmo stati noi a pagargli la pensione. E questo nonostante la fuga dall'Italia gli stia evitando il carcere, con una pena che dovrebbe scadere nel 2033.
Ma Pietrostefani non è l'unico ad aver beneficiato del vuoto legislativo. Anche l'ex avanguardista nazionale Mario Pellegrini, originario di Papozze (Rovigo), ha ricevuto per lungo tempo una pensione da artigiano da poco meno di 800 euro al mese. Pellegrini venne arrestato nel 2002 a San Isidro, in Argentina, e gli fu notificata una condanna definitiva a 12 anni e 6 mesi di reclusione (che deve ancora scontare) per concorso nel sequestro del banchiere Luigi Mariano, compiuto nel 1975 in cambio di un riscatto da 280 milioni di lire.
In tutto, come ha dimostrato l'inchiesta di Panorama, sono una trentina gli ex terroristi che hanno una pena da scontare ma vivono serenamente all'estero. Da oggi, quantomeno, senza pensione.
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Passa in Senato la riforma voluta da Matteo Salvini: «Non creiamo il Far West, ma stiamo con i cittadini perbene». Niente più condanne per eccesso colposo per chi agisce in stato di grave turbamento dovuto al pericolo.Ci sono tanti «pistoleri» pure nel Pd. Disertano ben 18 senatori, fra cui big come Renzi, Bonifazi e il capogruppo Marcucci. Monti si astiene. Assenti, come annunciato, i ministri del Movimento 5 stelle .Toghe subito all'attacco: «Legge incostituzionale». L'Anm: «Pericolosi automatismi e meno spazi ai magistrati». Contrari anche gli avvocati penalisti: «Inutile e pericolosa».Stop alle pensioni ai terroristi scappati all'estero. Sì all'emendamento. Caso nato dopo lo scoop di Panorama sull'assegno a Pietrostefani, mandante dell'omicidio Calabresi.Lo speciale comprende quattro articoli.Esulta il vicepremier Matteo Salvini dopo l'approvazione in Senato della legge sulla legittima difesa: «Oggi è un giorno bellissimo non per la Lega ma per gli italiani. Non si distribuiscono armi, non si legittima il Far West, ma si sta con i cittadini perbene». Spiega, sorridendo per la soddisfazione, che «dopo anni di chiacchiere è stato sancito il sacrosanto diritto alla legittima difesa per chi viene aggredito a casa sua, nel suo bar, nel suo ristorante». Festeggia assieme agli altri esponenti del Carroccio, che per l'occasione indossano magliette blu con la scritta «La difesa è sempre legittima»: «Da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è un mestiere ancora più difficile e pericoloso», dice il ministro dell'Interno, «quindi ovviamente punteremo su polizia, telecamere e forze dell'ordine, ma se entri in casa mia di notte armato e mascherato, io ho il diritto di difendermi prima che tu metta le mani addosso a me o ai miei figli». E sulle polemiche taglia corto: «Non c'è nessuna perplessità per chi ha letto il testo, c'è solo la scelta dello Stato di stare con vittime e aggrediti».In pratica vengono allargate le maglie del principio di proporzionalità tra offesa e difesa, anche se tale principio rimane: restano comunque le indagini e si deve dimostrare che la difesa è stata legittima. Tuttavia, si restringe la discrezionalità del giudice. Ma vediamo nei particolari come funziona la nuova legge e in quali punti differisce dalla vecchia. L'articolo 1 va a modificare l'articolo 52 del Codice penale: prevede che sia «sempre» legittima la difesa di chi «compie» un atto per respingere l'intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Naturalmente resta il processo, ma i magistrati avranno minore potere. È quindi possibile utilizzare «un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo» per la difesa legittima della «propria o altrui incolumità» o dei «beni propri o altrui». Viene inoltre introdotto un ulteriore cambiamento, in base al quale è da considerarsi in stato di legittima difesa colui che «legittimamente presente all'interno del proprio o dell'altrui domicilio (da intendersi anche come luogo di lavoro ndr), agisca al fine di respingere l'intrusione posta in essere dal malintenzionato di turno con violenza o minaccia». Affinché scatti la legittima difesa è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un'arma e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.La legge interviene poi sull'articolo 55 del Codice penale relativamente alla disciplina dell'eccesso colposo, escludendo la punibilità di chi, trovandosi «in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento», derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità. In altre parole finora era prevista una proporzionalità tra offesa e difesa, punendo l'eccesso colposo di legittima difesa. Ora scompare nel caso che chi reagisca sia «in stato di grave turbamento» derivante dal pericolo. Una norma di natura psicologica, che riguarda uno spettro di situazioni molto ampio.Modificato anche l'articolo 624 bis del Codice penale: chi si è reso responsabile di un furto in appartamento potrà ottenere la sospensione condizionale della pena soltanto in caso di risarcimento integrale del danno alla persona. Inoltre sono inasprite le pene per violazione di domicilio e furto in appartamento. La violazione di domicilio, che era punita con una pena da 6 mesi a 3 anni diventa «da 1 a 5 anni». Ma se e la violazione è aggravata, perché «il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone o se il colpevole è palesemente armato», la pena, che era da 1 a 5 anni, diventa da 2 a 6 anni. Quanto al furto in abitazione e scippo, si arriva fino a un massimo di 6 e 7 anni di prigione. Infine, per la rapina, il minimo passa da 4 a 5 anni. Per la rapina aggravata si sale da un minimo di 5 a 6 anni e per la pluriaggravata da 6 a 7 anni. Chi si è difeso legittimamente non sarà responsabile civilmente. La riforma fa sì che l'autore del fatto, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato «a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto in sede civile». Nei casi di eccesso colposo, inoltre, al danneggiato è riconosciuto il diritto a un'indennità, calcolata dal giudice tenendo conto «della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato». La riforma della legittima difesa estende le norme sul gratuito patrocinio (criteri e modalità di liquidazione dei compensi e delle spese per la difesa) a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta l'archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo. È comunque «fatto salvo il diritto dello Stato di chiedere le spese anticipate, qualora a seguito di riapertura delle indagini o revoca del proscioglimento, la persona sia poi condannata in via definitiva».L'ultimo articolo del provvedimento interviene sul Codice di procedura penale affinché «nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose». 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In aula, tuttavia, si è notata l'assenza dei ministri 5 stelle, compreso il titolare della Giustizia, Alfonso Bonafede. «Io bado alla sostanza», rassicura Salvini, «chi c'era e chi non c'era non mi interessa molto». Un altro dato su cui riflettere a proposito della tenuta del governo proviene dai tabulati della votazione, in cui è stato registrato un «buco» di ben 15 voti rispetto a quelli disponibili tra i banchi del Movimento. Di questi, nove sono legati ad assenze «giustificate», come ad esempio quelle dei ministri Barbara Lezzi e Danilo Toninelli, mentre sei si riferiscono ai dissidenti espliciti: oltre a Paola Nugnes ed Elena Fattori, anche Barbara Floridia, Virginia La Mura, Michela Montevecchi e Matteo Mantero. Quest'ultimo, lo confermano fonti parlamentari, era fisicamente presente in aula, ma al momento del voto avrebbe tenuto la sua tessera sollevata per risultare assente. La nuova legge ha invece messo d'accordo tutti, o quasi, nel centrodestra: «Questa è una vittoria di Forza Italia, la maggioranza al Senato non esiste più: sono stati solo 142 i sì di Lega e 5 stelle. La riforma è stata approvata solo grazie ai nostri voti», ha dichiarato la capogruppo azzurra Anna Maria Bernini, alla quale si è aggiunta la voce del deputato forzista Marco Marin, che ha detto che i gialloblù «hanno dovuto fare un compromesso al ribasso, e nonostante questo si siano dovuti turare il naso per votare a favore sì». Dalle file di Fratelli d'Italia, voto compatto a favore del provvedimento, ma qualche puntualizzazione sul contenuto della norma: «Non è ciò che era stato promesso, né ciò che viene predicato nelle piazze e in tv», ha rimproverato Isabella Rauti. «Chi sarà costretto a difendersi e chi sarà vittima di un'aggressione avrà evidentemente più tutele, e soprattutto saranno risparmiati alle vittime anni di calvario giudiziario, di spese legali e di risarcimenti agli aggressori, ma resta inevitabile l'apertura di un'inchiesta giudiziaria a carico di chi si difende in casa propria», ha concluso. E il Pd? Per il Partito democratico questa «è una legge che cancella uno dei fondamenti della legislazione, quello della proporzionalità tra offesa e difesa. È una aberrazione, senza considerare che interviene su una questione marginale, poche decine di casi all'anno». Sulla stessa linea anche il nuovo segretario Nicola Zingaretti: «È un atto irresponsabile. L'anno scorso ci sono stati solo dieci casi di valutazione di abuso di legittima difesa in un Paese di 60 milioni di abitanti», ha commentato, «Evidentemente anche questo bisogno è inventato, forse per fare un favore a qualche potente lobby che pensa ai propri business ma non a difendere i cittadini». Un clima tetro quello che si respira nel centrosinistra, forse ispirato dalle parole del regista horror Dario Argento, che prevede «più violenza, più spari, più morti e più sangue nelle case degli italiani». Tornando ai numeri di Palazzo Madama, se è vero che il Pd ieri ha rappresentato l'unica opposizione al provvedimento, non sono passate inosservate le assenze: su 52 senatori totali, in aula ce n'erano solo 34. Sia Matteo Renzi sia il capogruppo Andrea Marcucci, seppur giustificati, hanno disertato, e altri 16 senatori non si sono presentati al voto (fra cui Alessandro Alfieri, Caterina Biti, Francesco Bonifazi, Tommaso Cerno, Tommaso Nannicini, Giovanni Pittella, Tatiana Rojc, Anna Rossomando, Daniele Sbrollini, Giacomino Taricco). Astenuto infine l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, che ora fa parte del gruppo delle Autonomie. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-difesa-adesso-e-sempre-legittima-basta-risarcimenti-ai-delinquenti-2633074200.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="toghe-subito-allattacco-legge-incostituzionale" data-post-id="2633074200" data-published-at="1780733894" data-use-pagination="False"> Toghe subito all’attacco: «Legge incostituzionale» «Gravi profili di incostituzionalità» e «pericolosità» oltre che «inutilità». Appena arrivata l'approvazione del Senato alla riforma della legge sulla legittima difesa figlia della Lega, ma condivisa nel contratto del governo gialloblù (che recita testualmente: «Si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa), arriva in coro il parere negativo di avvocati e magistrati. Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, ha ribadito quanto già detto nei mesi scorsi durante la discussione del provvedimento: «La nuova legge sulla legittima difesa non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino a oggi; al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sé grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti. Per non parlare dei numerosi dubbi di incostituzionalità che la nuova legge comporta», ha aggiunto Minisci. Secondo il numero uno del sindacato dei magistrati «è bene ribadire che, in ogni caso, in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa, anche con questa nuova legge, un procedimento penale dovrà essere sempre aperto e le indagini andranno comunque fatte, a garanzia dei cittadini, questo va detto con chiarezza da parte di tutti, altrimenti si danno messaggi sbagliati portatori di gravi rischi e si rende un cattivo servizio alla collettività. È poi pericolosa per la convinzione che si possa reagire sempre e comunque, una sorta di garanzia di impunità, cosa che certamente non è». E se per il super soddisfatto leader della Lega «non si legittima il Far West ma si sta con i cittadini perbene», molti avvocati penalisti italiani non hanno dubbi: questa legge «porterà le persone a credere di non essere perseguite in caso di ferimento o uccisione dei ladri. E dunque, questo comporterà un aumento preoccupante degli episodi». «È una legge inutile e pericolosa e interviene su un'emergenza virtuale, inesistente, visto che i casi di legittima difesa in casa sono due all'anno e si tratta di assoluzioni», ha rincarato Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali che insiste proprio sul concetto di inutile: «Una norma inutile perché qualunque avverbio inserito in una norma non può evitare la valutazione discrezionale di un giudice su un omicidio avvenuto in casa. Ed è pericolosa perché diffonde la convinzione nella gente che si possa agire in condizioni di impunità in casa. Non è così». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-difesa-adesso-e-sempre-legittima-basta-risarcimenti-ai-delinquenti-2633074200.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stop-alle-pensioni-ai-terroristi-scappati-allestero" data-post-id="2633074200" data-published-at="1780733894" data-use-pagination="False"> Stop alle pensioni ai terroristi scappati all’estero C'è anche lo stop alla pensione per i latitanti e gli evasi nel decretone Reddito di cittadinanza e quota 100, approvato in Senato e ora pronto per diventare legge. Ad aprire il vaso di Pandora sulla questione delle pensioni pagate dagli italiani ai condannati per reati di terrorismo fuggiti all'estero è stata la copertina di Panorama sugli emolumenti che l'Inps ha versato per anni (e avrebbe continuato a versare) al latitante Giorgio Pietrostefani, ma ora, grazie a un emendamento inserito nel testo definitivo, la battaglia della Verità ha ottenuto il risultato sperato: porre fine all'assurdità di uno Stato costretto a mantenere a vita chi, dopo aver commesso gravi reati, si sottrae alla pena che dovrebbe scontare nel nostro Paese, fuggendo all'estero. A presentare l'emendamento sono stati Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, con i colleghi William De Vecchis, Nadia Pizzol e Simone Bossi e il testo sancisce, in sostanza, che ai latitanti per una serie di gravi reati venga «sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipata, erogati dagli enti di previdenza obbligatoria», comprese, oltre all'Inps, eventuali altre casse previdenziali. I reati per i quali la pensione verrà sospesa sono l'associazione terroristica (punita con la reclusione da 7 a 15 anni), l'attentato terroristico (da 6 a 20 anni), il sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (da 25 a 30 anni), l'associazione mafiosa (da 7 a 12 anni), il voto di scambio politico mafioso (da 6 a 12 anni) e la strage (punita con l'ergastolo). Certo, anche per evitare ricorsi e diatribe giudiziarie, la sospensione della pensione non avrà effetto retroattivo e, dunque, lo Stato non potrà ritirare quanto versato, ma quantomeno da ora in poi non saremo noi a dover pagare. Il testo prevede anche una clausola ulteriore: se il latitante pensionato dovesse arrendersi e consegnarsi alla giustizia, la sospensione del suo assegno potrà essere revocata dall'autorità giudiziaria, senza che questo permetta comunque al condannato di rientrare in possesso degli importi che non gli sono stati versati durante il periodo di fermo. L'ultimo comma dell'emendamento, infine, stabilisce che tutte le risorse non pagate dallo Stato grazie al provvedimento antilatitanti siano riassegnate al Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, oltre che agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Il caso di scuola è proprio quello di Pietrostefani, condannato definitivamente nel 2000 come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi insieme a Ovidio Bompressi (graziato dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e ad Adriano Sofri, tutti leader del disciolto movimento Lotta continua, e che, da tempo, percepiva una pensione da 1.500 euro al mese, alla stregua di qualsiasi altro pensionato che abbia deciso di passare all'estero la terza età. Come Panorama aveva denunciato, all'Inps risulta che, in Italia, Pietrostefani abbia versato contributi per quasi 297.400 euro in nove anni, tra il 1983 e il 1992, a cui vanno aggiunti altri 600 euro di retribuzioni percepite per due mesi e mezzo di lavoro tra il 1976 e il 1977. Per un totale di 298.000 euro. Considerando che il 33% circa va in contributi, Pietrostefani ha pagato quasi 100.000 euro in Italia, quasi del tutto già restituiti. L'Inps infatti ne versati 41.000, 21.740 nel 2017, 17.700 nel 2018 e 1.565 con l'assegno di gennaio di quest'anno. A conti fatti, nei prossimi 36 mesi Pietrostefani avrebbe esaurito il suo credito e, se la nuova norma non fosse diventata legge, saremmo stati noi a pagargli la pensione. E questo nonostante la fuga dall'Italia gli stia evitando il carcere, con una pena che dovrebbe scadere nel 2033. Ma Pietrostefani non è l'unico ad aver beneficiato del vuoto legislativo. Anche l'ex avanguardista nazionale Mario Pellegrini, originario di Papozze (Rovigo), ha ricevuto per lungo tempo una pensione da artigiano da poco meno di 800 euro al mese. Pellegrini venne arrestato nel 2002 a San Isidro, in Argentina, e gli fu notificata una condanna definitiva a 12 anni e 6 mesi di reclusione (che deve ancora scontare) per concorso nel sequestro del banchiere Luigi Mariano, compiuto nel 1975 in cambio di un riscatto da 280 milioni di lire. In tutto, come ha dimostrato l'inchiesta di Panorama, sono una trentina gli ex terroristi che hanno una pena da scontare ma vivono serenamente all'estero. Da oggi, quantomeno, senza pensione.
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Il decreto ministeriale sarà in Gazzetta ufficiale oggi, visto che la domenica non sono previste pubblicazioni. A differenza delle prime edizioni che prevedevano una sforbiciata stabilita preventivamente (nell’ultimo round pari a 6 centesimi per la benzina e 10 per il diesel), questa volta il meccanismo è quello delle accise mobili, ovvero legate a doppio filo all’extra-gettito Iva determinato dai ricari. Il ministero dell’Economia verificherà le maggiori entrate Iva del mese precedente per effetto del rincaro dei carburanti, e sfrutterà il saldo attivo di cassa per abbassare le accise. Questa formula è in linea con le indicazioni della Commissione Ue che ha negato la flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio per il taglio delle accise. Il contenimento delle imposte sui carburanti sarebbe possibile perché l’utilizzo dell’extra gettito Iva non fa aumentare il deficit. Quindi è una misura che si autofinanzia. Il meccanismo delle accise mobili verrebbe attivato dopo la prima settimana di ogni mese quando è contabilizzata la cifra del periodo precedente.
Da notare che i recenti cali dei carburanti potrebbero portare un extra-gettito inferiore ai 190 milioni, quantificati in occasione dell’ultimo intervento. Ne consegue che un eventuale nuovo taglio sulla base di un’accisa mobile sarebbe più basso di quello attuale ma con impatto immutato per le tasche dei conducenti, in quanto riparametrato sulla base anche delle oscillazioni del mercato. Il tutto in linea anche con il progressivo esaurimento dello sconto che è comunque nei piani del governo. Tramontata invece l’ipotesi del vaucher per i meno abbienti, circolata nei giorni scorsi, ma che non avrebbe incontrato il favore di tutta la maggioranza con la Lega contraria.
Sempre ieri il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha rilanciato l’idea di colpire gli extraprofitti delle banche. «Andate a vedere la trimestrale di Unicredit e Intesa Sanpaolo», ha esortato il vicepremier. «Le prime due banche italiane chiuderanno quest’anno di difficoltà per la stragrande maggioranza delle famiglie e imprese, con 20 miliardi di utile. La Lega chiederà agli istituti che stanno facendo guadagni e profitti senza precedenti un contributo alla crescita economica del Paese. Sono convinto che il governo e la Lega su questo saranno intransigenti». Non risulta però all’ordine del giorno dell’esecutivo un nuovo intervento sul tema come quello introdotto con l’ultima manovra. Ora il focus è comprendere come tradurre in misure i margini di flessibilità concessi dall’Ue per spendere 14 miliardi (in tre anni) al fine di mitigare gli impatti dei rincari dell’energia. «Aspettiamo di leggere come si possono spendere questi soldi nostri e che tipo di paletti ci sono», ha sottolineato Salvini, dicendo di averne parlato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Tra possibili soluzioni, ci sono quelle di introdurre bonus carburanti e altri tipi di benefit ma attraverso le imprese, che potranno riconoscerli ai dipendenti, con agevolazioni fiscali. L’obiettivo è focalizzare gli interventi sui lavoratori del ceto medio, e anche in quest’ottica sono state finora accantonate ipotesi come quella di un contributo attraverso la «Carta dedicata a te». E comunque le risorse esigue per ora a disposizione avrebbero spinto a non accelerare per evitare interventi di impatto minimo.
«La cosa migliore sarebbe incentivare gli investimenti delle imprese in rinnovabili, subito. Non dateli in giro», suggerisce al governo l’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su come sfruttare la flessibilità.
Lo sconto sulle accise secondo le associazioni dei consumatori è necessario per sostenere le famiglie che in assenza si ritroverebbero con rincari pari a circa 3 euro per un pieno di benzina verde e di 6 per il diesel. Si avrebbe infatti un aumento dei costi alla pompa di circa 6 centesimi al litro per la benzina e di circa 12 centesimi per il diesel.
Tajani, dalla platea del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, ha sottolineato che i provvedimenti sulle accise «sono molto costosi e possono durare per uno, due mesi». L’ultimo decreto aveva utilizzato 191,2 milioni, ma allora il gasolio godeva del taglio più generoso da 24,4 centesimi al litro. Ora potrebbero bastare somme più contenute, per mantenere i prezzi sotto o intorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro (giovedì il costo medio del gasolio era a 1,988 euro al litro e a 1,93 euro per la benzina).
«Dobbiamo abbassare i costi per le famiglie e per le imprese», ha detto Tajani e ha rilanciato la proposta di un mercato unico dell’energia.
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Silvio Berlusconi (Ansa)
Ieri, tra i cronisti, circolavano trascrizioni confuse del decreto che lasciavano una sola certezza: le indagini non sono finite. In quelle righe recuperate da un documento quasi illeggibile si evincerebbe che i pm non si sarebbero giocati tutte le cartucce e ci sarebbero ancora piste da battere. Come quella legata a un ex carabiniere del Ros di stanza a Milano che «avrebbe assistito a incontri» e che «potrebbe essere a conoscenza di circostanze che avrebbe appreso» per motivi di servizio sulle figure di Silvio Berlusconi e l’ex comandante del Ros Mario Mori.
Si preannuncia così l’ennesima sarabanda di rivelazioni e suggestioni sul tema delle stragi. Ma questo comporterà altre investigazioni e, di conseguenza, ulteriori costi. Come se quanto speso in trent’anni d’indagini non fosse più che sufficiente. L’insieme degli otto procedimenti aperti e chiusi contro Berlusconi e Dell’Utri, presunti mandanti delle stragi mafiose, hanno comportato costi sicuramente alti per lo Stato. L’ipotesi di una cifra compresa tra i 15 e i 25 milioni di euro è stata indicata «a spanne» alla Verità da un ex procuratore della Repubblica. Il quale ha suddiviso la sua stima in cinque voci.
La prima e più onerosa riguarda le intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Tali captazioni richiedono strumentazioni sofisticate, canoni giornalieri da corrispondere alle società che forniscono i software e i macchinari, migliaia di ore di ascolto e trascrizione da parte della polizia giudiziaria o di periti giurati. Per filoni d’indagine che durano anni, questa voce oscilla facilmente tra i 5 e i 10 milioni di euro complessivi per l’intera serie di inchieste. La seconda voce più alta riguarderebbe il costo del personale (dai 5 ai 7 milioni di euro), ovvero delle ore/lavoro dedicate alle indagini dai magistrati e dalle forze dell’ordine. Otto successive inchieste hanno comportato l’impiego di pool di magistrati, segreterie, sezioni della Direzione investigativa antimafia o reparti speciali, impegnati per mesi o anni esclusivamente nella lettura e stesura di atti o nella redazione di informative.
A questo vanno aggiunte le spese per le trasferte (viaggio, vitto e alloggio) di pm e investigatori per interrogatori, audizioni, riscontri o notifiche, ma anche i costi logistici per lo spostamento in sicurezza dei detenuti o dei testimoni (i procedimenti hanno visto il coinvolgimento di numerosi collaboratori di giustizia dislocati in varie regioni d’Italia). Una stima prudenziale per trent’anni di missioni incrociate tra Toscana, Sicilia, Roma e istituti penitenziari sarebbe tra 1,5 e 3 milioni di euro.
Ci sono, infine, le spese per perizie, consulenze tecniche e traduzioni.
In indagini di questa portata, i magistrati si avvalgono costantemente di esperti per perizie foniche e pulizia di nastri e file registrati dentro e fuori il carcere, ma anche di analisi documentali, storiche e patrimoniali. Ciascuna di queste consulenze comporta parcelle da decine o centinaia di migliaia di euro. Sull’arco di trent’anni, la spesa stimata si aggira tra 1 e 2 milioni di euro.
Nel computo finale rientrano anche spese vive di cancelleria, digitalizzazione degli atti e notifica degli stessi alle parti coinvolte. Parliamo di montagne di documenti e centinaia di migliaia di euro di costi.
Un conto che è stato saldato, a partire dal 1996, dal ministero della Giustizia, vale a dire dai contribuenti italiani. Chissà quanto denaro dovremo sganciare ancora prima di vedere la fine di questa telenovela giudiziaria.
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I coniugi Moretti (Ansa)
I due, in quanto proprietari, devono rispondere dei reati di omicidio colposo, lesioni personali gravissime colpose e incendio colposo nell’inchiesta per la strage nel locale Constellation, andato a fuoco la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove morirono 41 giovani, tra cui 6 italiani, e 115 rimasero feriti. Per la prima volta la coppia è stata sentita insieme con la formula della procedura del confronto, cioè rispondendo nella stessa stanza alle domande che venivano poste. Anche Jacques ha affermato che «è stato molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare» dopo la tragedia.
Presenti in aula la procuratrice generale aggiunta del cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di legali delle parti civili, tra cui anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile, oltre alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti. Gli avvocati hanno contestato la scelta del procedimento che avrebbe dato modo ai due imputati di concordare una versione comune e discapito della spontaneità. E a quel «siamo stati distrutti» di Jessica ha replicato Laetitia Brodar-Sitre, mamma del sedicenne Arthur, morto nel rogo. «Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti. Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine».
Nel corso dell’interrogatorio la procura ha contestato a Jessica Moretti anche il reato di falso documentale. Gli addebiti riguardano una fattura del 2015 relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente, con cui era stato rivestito il soffitto del locale e che non era ignifuga. La fattura, palesemente falsificata, riporta infatti l’Iva in vigore in Francia benché sia stata emessa in Germania. Il documento, falsificato probabilmente per scopi fiscali, riporta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro.
Restano nel mirino degli inquirenti ancora i conti della coppia dopo la segnalazione arrivata dalla Francia alla procura Vallese. Un informatore, in forma anonima, aveva riferito che una carta di credito Revolut era stata inviata a Jessica. La carta non aveva limiti di spesa, cosa che aveva indotto l’informatore a sospettare un possibile collegamento con il riciclaggio di denaro. Un altro dettaglio emerso ieri è sulle bottiglie di champagne con le fontane luminose che avrebbero generato l’incendio. La dipendente Cyanne Panine, poi deceduta, con le fiaccole sulle spalle di un collega è stata indicata come colei che avrebbe inconsapevolmente generato il rogo. Il corteo pirotecnico non sarebbe stato un’iniziativa «spontanea» dei giovani camerieri, ma una pratica dettagliatamente organizzata dalla stessa titolare.
Durante l’interrogatorio sono stati fatti sentire degli audio tratti da una chat di Whatsapp in cui la titolare dà precise istruzioni ai camerieri sulla coreografia: «avrei gradito si facesse» o «potreste farlo». Poi: «Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation». Questi documenti contrastano con la versione sempre sostenuta dagli imprenditori francesi. «Non abbiamo mai obbligato nessuno», ha ribadito la donna. «Era una consuetudine ma quando si svolgeva la sfilata c’erano sempre due camerieri che erano preparati a gestire la situazione», si è difesa la Moretti. Per l’avvocato Romain Jordan quella di ieri è stata «l’ultima occasione che la coppia Moretti aveva per dare risposte alle vittime su tutti i punti che restano oscuri o nebulosi».
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Ansa
Nelle ultime ore dichiarazioni provenienti da Teheran, Washington e dagli organismi internazionali hanno mostrato quanto il percorso verso un accordo resti fragile e pieno di ostacoli. Ad alimentare le polemiche è stata l’agenzia iraniana Fars News, secondo la quale i negoziati tra Iran e Stati Uniti sarebbero stati sospesi. La decisione, secondo la ricostruzione diffusa da Teheran, sarebbe legata a presunti attacchi americani contro navi commerciali nelle vicinanze delle coste meridionali iraniane e al proseguimento delle operazioni militari israeliane in Libano. La versione iraniana è stata però respinta dal Comando centrale degli Stati Uniti. Il Pentagono ha definito false le notizie secondo cui unità iraniane avrebbero aperto il fuoco contro navi da guerra americane nel Golfo di Oman, costringendole a ritirarsi. Washington ha precisato che le proprie forze continuano a operare normalmente nell’area e che non si è verificato alcun incidente di questo tipo. A confermare le difficoltà del negoziato è stato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema Mojtaba Khamenei. In un’intervista alla Cnn ha affermato che un eventuale accordo dipenderà dalla decisione dell’amministrazione Trump di scongelare 24 miliardi di dollari di beni iraniani bloccati all’estero. «I negoziati sono in uno stallo e Trump deve romperlo», ha dichiarato. Rezaei ha inoltre minacciato un allargamento del conflitto qualora gli Stati Uniti dovessero tornare all’opzione militare, sostenendo che l’Iran potrebbe colpire altre basi americane nella regione.
Nel frattempo Washington continua la pressione economica. Il Comando Indo-Pacifico ha annunciato l’intercettazione e l’ispezione della petroliera MT Davina nell’Oceano Indiano, una nave sanzionata dagli Stati Uniti per il trasporto di petrolio iraniano verso la Cina. Inoltre gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro l’Iran e i suoi alleati, prendendo di mira una rete accusata di aver esportato illegalmente verso l’Asia grandi quantità di gas di petrolio liquefatto iraniano per un valore di centinaia di milioni di dollari. Secondo Washington, il sistema si avvaleva di società di copertura negli Emirati Arabi Uniti e in Cina, oltre che della cosiddetta «flotta ombra» iraniana, per eludere le sanzioni e nascondere l’origine del carburante. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha espresso ottimismo sulla possibilità che Stati Uniti e Iran raggiungano un accordo sul programma nucleare, definendolo una cornice utile per affrontare successivamente le questioni più controverse. Intanto a Ginevra gli ambasciatori di Iran, Cina e Russia presso l’Aiea hanno incontrato Grossi per discutere i temi all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio dei governatori dell’agenzia. Dal canto suo, Trump ha dichiarato che «Gli Stati Uniti non hanno bisogno di alcun accordo per ottenere l'uranio arricchito iraniano». Nel frattempo il Libano, bersagliato da altri raid israeliani, è entrato direttamente nella disputa. In un’intervista alla Cnn il presidente Joseph Aoun ha accusato l’Iran di utilizzare il suo Paese come «merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti». Aoun ha sottolineato che le decisioni sulla sicurezza e sulla stabilità del Libano devono restare nelle mani delle istituzioni nazionali, lasciando intendere che il ruolo di Hezbollah continui a rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui Teheran esercita la propria influenza nella regione. Le accuse sono state respinte dai pasdaran.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la polemica tra Azerbaigian e Cnn. Baku ha respinto come «completamente infondate» le indiscrezioni secondo cui Israele avrebbe utilizzato il territorio azero per operazioni di intelligence contro l’Iran durante il recente conflitto. Il governo ha accusato l’emittente americana di aver ignorato la posizione ufficiale del Paese e ha ribadito di non aver mai consentito attività militari straniere dirette contro Stati confinanti. A raffreddare ulteriormente le aspettative di un rapido disgelo è intervenuto anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha escluso qualsiasi possibilità di un incontro tra Donald Trump e Mojtaba Khamenei. Una posizione che conferma come, nonostante gli spiragli evidenziati dall’Aiea, il percorso verso un’intesa resti ancora irto di ostacoli politici, militari ed economici.
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