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2026-01-10
Trattori in protesta ma il Mercosur passa. Il ricorso polacco rimanda tutto al 2027
Protesta degli agricoltori con i trattori davanti al Pirellone Regione Lombardia contro la Ue (Ansa)
La «baronessa» ha forzato la mano per renderlo operativo provvisoriamente in modo da poter andare il 12 o al massimo il 14 gennaio in Paraguay a firmare. Per lei è un successo personale: può tacitare i malumori dell’industria che ha massacrato con il Green deal e può far finta che l’Europa stia battendo Donald Trump nel giardino di casa degli Usa e dove la Cina sta facendo il bello e il cattivo tempo. Ma il rischio politico è altissimo. Deve averlo messo in conto anche Giorgia Meloni che ha convertito la posizione italiana dal no del 15 dicembre al sì di ieri peraltro determinante. Da Palazzo Chigi ha detto: «Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio, ma anche per deregolamentare. Il sì all’accordo lo abbiamo dato alla luce delle garanzie ottenute per i nostri agricoltori». Sono l’aver limato al 5% per tre mesi il ribasso dei prezzi che fa scattare il blocco dell’import, una quasi reciprocità sui fitofarmaci, un modesto aumento dei controlli doganali, 6,3 miliardi per le emergenze e una mitigazione per 45 miliardi dei tagli sulla futura Pac. Non è tutto ma è molto, almeno a giudizio del ministro agricolo Francesco Lollobrigida e del capo degli eurodeputati di FdI Carlo Fidanza. Ma il prezzo politico è alto. La Lega ha già dichiarato che voterà – a Roma come a Bruxelles – contro il Mercosur. Ursula von der Leyen l’accordo se lo può spendere, ma è da vedere se lo possa praticare. In tutta Europa gli agricoltori stanno paralizzando i Paesi e il 20 gennaio arriveranno a decine di migliaia con altrettanti trattori carichi di letame ad assediare Bruxelles. Ieri Milano era «invasa» da centinaia di trattori «convocati» da Riscatto Agricolo e Coapi e Gian Marco Centinaio – vicepresidente del Senato - accompagnato da Silvia Sardone - vicesegretaria della Lega ed eurodeputata - ha portato la solidarietà agli agricoltori e ha scandito: «Ero contrario al Mercosur da ministro dell’Agricoltura e sono oggi ancora più contrario». Gli agricoltori hanno bloccato le strade e riversato migliaia di litri di latte davanti al Pirellone. Nulla a confronto di ciò che succede in Francia, in Spagna, in Belgio, in Grecia, in Polonia, in Ungheria dove i contadini stanno paralizzando i Paesi. In Francia Jordan Bardella ha costretto Emmanuel Macron al no e ha già annunciato due mozioni di sfiducia contro la Von der Leyen. Le possibilità che passino ci sono. Infine c’è la complessità dell’iter. Strada facendo le garanzie promesse potrebbero attenuarsi e dunque in sede parlamentare – è l’Eurocamera che deve ratificare – potrebbero esserci delle sorprese. Così il Mercosur resta un «accordo in attesa di giudizio». Ed in crisi il consenso verso l’Europa. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini lo ha detto chiaro: «Della Von der Leyen non ci fidiamo; c’è un miglioramento delle clausole di salvaguardia grazie al governo italiano, ma quelle di reciprocità sono insufficienti: l’accordo non ci soddisfa». Luigi Scordamaglia (Filiera Italia): «Ci sono gravi lacune: dalla tutela inadeguata alle indicazioni geografiche, alla mancata reciprocità». Cristiano Fini di Cia-agricoltori: «Sulla reciprocità ci sono solo promesse, la qualità del made in Italy non si baratta».
Sarebbe utile sapere se i contadini dell’Amazonia o della Pampa lasceranno «almeno il 4% della superfice non coltivata per salvaguardare l’ambiente» o se hanno «un protocollo del benessere animale» o «tengono le siepi incolte per consentire la nidificazione dei migratori». Questo sono regole imposte dall’Ue ai nostri agricoltori. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana vini, però è soddisfatto. Ci sono sconti del 27% dei dazi sui vini. Al netto di considerare che il Brasile continuerà a fare il suo Prosecco e che un Chianti (tanto per dirne una) arriverà in Argentina non più a 25 dollari a bottiglia, ma a 18, un Malbec argentino però verrà da noi a 6 dollari. Ma la narrazione dell’eurocrazia è che il Mercosur costituisce una zona di libero scambio con oltre 700 milioni di consumatori. Un miracolo formato Ursula von der Leyen.
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Rivolta degli agricoltori in mezz’Europa. Varsavia è pronta a rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue. La Lega: voteremo no.Il Mercosur s’ha da fare e Ursula von der Leyen non si cura di avere contro tutta l’Europa dei campi, di aver spaccato il consiglio: ha soddisfatto chi vende auto, macchinari, chimica e farmaci. Tutto per un risparmio in dazi di 4 miliardi attraverso l’accordo commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay con estensione alla Boliva che aspetta di essere varato da un quarto di secolo. Ieri nel Consiglio dei 27 ambasciatori ha incassato il sì della maggioranza europea. Ha però un blocco di Paesi che le votano contro: Francia, Austria, Ungheria, Irlanda (il Belgio si è astenuto, la Grecia ci sta pensando) e la Polonia che ha già fatto ricorso alla Corte di giustizia europea. Se accolto il Parlamento non voterà l’accordo prima di un anno. La «baronessa» ha forzato la mano per renderlo operativo provvisoriamente in modo da poter andare il 12 o al massimo il 14 gennaio in Paraguay a firmare. Per lei è un successo personale: può tacitare i malumori dell’industria che ha massacrato con il Green deal e può far finta che l’Europa stia battendo Donald Trump nel giardino di casa degli Usa e dove la Cina sta facendo il bello e il cattivo tempo. Ma il rischio politico è altissimo. Deve averlo messo in conto anche Giorgia Meloni che ha convertito la posizione italiana dal no del 15 dicembre al sì di ieri peraltro determinante. Da Palazzo Chigi ha detto: «Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio, ma anche per deregolamentare. Il sì all’accordo lo abbiamo dato alla luce delle garanzie ottenute per i nostri agricoltori». Sono l’aver limato al 5% per tre mesi il ribasso dei prezzi che fa scattare il blocco dell’import, una quasi reciprocità sui fitofarmaci, un modesto aumento dei controlli doganali, 6,3 miliardi per le emergenze e una mitigazione per 45 miliardi dei tagli sulla futura Pac. Non è tutto ma è molto, almeno a giudizio del ministro agricolo Francesco Lollobrigida e del capo degli eurodeputati di FdI Carlo Fidanza. Ma il prezzo politico è alto. La Lega ha già dichiarato che voterà – a Roma come a Bruxelles – contro il Mercosur. Ursula von der Leyen l’accordo se lo può spendere, ma è da vedere se lo possa praticare. In tutta Europa gli agricoltori stanno paralizzando i Paesi e il 20 gennaio arriveranno a decine di migliaia con altrettanti trattori carichi di letame ad assediare Bruxelles. Ieri Milano era «invasa» da centinaia di trattori «convocati» da Riscatto Agricolo e Coapi e Gian Marco Centinaio – vicepresidente del Senato - accompagnato da Silvia Sardone - vicesegretaria della Lega ed eurodeputata - ha portato la solidarietà agli agricoltori e ha scandito: «Ero contrario al Mercosur da ministro dell’Agricoltura e sono oggi ancora più contrario». Gli agricoltori hanno bloccato le strade e riversato migliaia di litri di latte davanti al Pirellone. Nulla a confronto di ciò che succede in Francia, in Spagna, in Belgio, in Grecia, in Polonia, in Ungheria dove i contadini stanno paralizzando i Paesi. In Francia Jordan Bardella ha costretto Emmanuel Macron al no e ha già annunciato due mozioni di sfiducia contro la Von der Leyen. Le possibilità che passino ci sono. Infine c’è la complessità dell’iter. Strada facendo le garanzie promesse potrebbero attenuarsi e dunque in sede parlamentare – è l’Eurocamera che deve ratificare – potrebbero esserci delle sorprese. Così il Mercosur resta un «accordo in attesa di giudizio». Ed in crisi il consenso verso l’Europa. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini lo ha detto chiaro: «Della Von der Leyen non ci fidiamo; c’è un miglioramento delle clausole di salvaguardia grazie al governo italiano, ma quelle di reciprocità sono insufficienti: l’accordo non ci soddisfa». Luigi Scordamaglia (Filiera Italia): «Ci sono gravi lacune: dalla tutela inadeguata alle indicazioni geografiche, alla mancata reciprocità». Cristiano Fini di Cia-agricoltori: «Sulla reciprocità ci sono solo promesse, la qualità del made in Italy non si baratta». Sarebbe utile sapere se i contadini dell’Amazonia o della Pampa lasceranno «almeno il 4% della superfice non coltivata per salvaguardare l’ambiente» o se hanno «un protocollo del benessere animale» o «tengono le siepi incolte per consentire la nidificazione dei migratori». Questo sono regole imposte dall’Ue ai nostri agricoltori. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana vini, però è soddisfatto. Ci sono sconti del 27% dei dazi sui vini. Al netto di considerare che il Brasile continuerà a fare il suo Prosecco e che un Chianti (tanto per dirne una) arriverà in Argentina non più a 25 dollari a bottiglia, ma a 18, un Malbec argentino però verrà da noi a 6 dollari. Ma la narrazione dell’eurocrazia è che il Mercosur costituisce una zona di libero scambio con oltre 700 milioni di consumatori. Un miracolo formato Ursula von der Leyen.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.