
Polemiche ed endorsement. Il libro del generale Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, oltre ad essere tra i più venduti nella classifica di Amazon, tiene banco nel dibattito politico. A cominciare dalla decisione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, di chiedere, come da prassi, «la verifica dei fatti. Ieri il ministro è tornato sulla vicenda, twittando: «Se il generale Vannacci avesse scritto un libro sostenendo tesi opposte a quelle che sostiene, io mi sarei comportato esattamente allo stesso modo, da ministro. Chi mi attacca, da una parte o dall’altra, si sarebbe comportato all’opposto. Si, siamo diversi, e molto».
Il segretario del Pd, Elly Schlein, rincara la dose: «La nostra Costituzione non mette tutte le opinioni sullo stesso piano, non garantisce libertà a chi vuole negare diritto di espressione a gruppi di persone». E dopo le parole di Giovanni Donzelli, duramente attaccato da sinistra, diversi esponenti di Fdi hanno difeso il coordinatore. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, ha criticato «l’attacco dei fedeli e degli accoliti vari della Schlein. La tecnica è sempre la stessa, ha radici consolidate ed è scontata: accusare l’avversario politico di ciò che quest’ultimo non ha mai detto e montare una virulenta polemica». Per il vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli, il Pd dimostra di essere «più soviet che democratici ed è questa la strana concezione dei diritti costituzionali su cui qualcuno dovrebbe interrogarsi anziché elevarsi a professore».
Sul caso è intervenuto il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi. «Nella garanzia dei diritti non ci sono gerarchie. Abbiamo visto che è riconosciuto legittimo dai vertici dell’Esercito il matrimonio di due persone dello stesso sesso. È un affare privato ma si consente che l’unione si compia in divisa. Non lo discutiamo ma, parimenti, dev’essere consentito non in divisa, ma in un libro, scrivere le proprie idee, tra l’altro legate a profondi principi cristiani senza patire sanzioni. In caso contrario, come è avvenuto, non si fa altro che confermare le idee e i pensieri che si intende punire». Per lo storico e critico d’arte «ogni posizione e ogni libertà garantita dalla Costituzione non può essere censurata. Il pensiero progressista non può autoritariamente mortificare e spegnere il pensiero conservatore. Dopo il trattamento subito il generale Vannacci potrà ancora scrivere e parlare o dovrà essere umiliato dalla dittatura della minoranza attraverso l’autorità dello Stato? Questo è regime».
Intanto, sui social media, il generale riscuote consenso: in poche ore l’hashtag «#IostoconVannacci» è entrato in tendenza su X (l’ex Twitter), con quasi 14.000 post. Intanto dal generale non arriva alcun passo indietro né pentimento, malgrado le critiche e la destituzione. Infatti, in un’intervista l’ex comandante della Folgore conferma ogni parola scritta nel suo libro. «Io non ho alcun pregiudizio sugli omosessuali. Quello che mi dà fastidio è la sovraesposizione di questo fenomeno. La normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale, ed essere gay vuol dire essere intoccabili, ma soprattutto privilegiati». Per l’Arcigay si tratta di un libro «inquietante» mentre nettamente distante dal generale è il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone: «Si tratta del pensiero di un singolo, che non riflette i valori su cui si fonda il servizio, in patria e all’estero, del personale militare e civile delle forze armate».






