{{ subpage.title }}

True

La Camera convoca il capo dell’Inps. Domani farà i nomi dei disonorevoli

La Camera convoca il capo dell’Inps. Domani farà i nomi dei disonorevoli
  • Il numero uno dell'ente passerà la vigilia di Ferragosto in commissione Lavoro. A spiegare come è nato lo scandalo. Ma la Lega non aspetta: sospesi i deputati Andrea Dara e Elena Murelli. Linea dura anche a livello locale.
  • Dal contributo per i monopattini a quello per le babysitter, al governo non importa nulla del reddito del richiedente. Unica eccezione il sussidio per le vacanze estive.

Lo speciale contiene due articoli.

Continua a leggereRiduci

Le Fiamme gialle del Comando Provinciale di Napoli hanno smascherato 8 medici privi di autorizzazioni, che pubblicizzavano sui social le loro prestazioni in ambulatori fatiscenti. Alcuni percepivano il reddito di cittadinanza.

Continua a leggereRiduci
Con la riforma mai più Mani pulite e pm che fanno lo scaricabarile
Imagoeconomica
Il pool di Milano portò in cella troppi innocenti a causa degli intrecci tra Procura e ufficio del gip. Un sistema che permette alle toghe dell’accusa di deresponsabilizzarsi. Separando le carriere, tutto ciò non si ripeterà.

Molti dei lettori di questo giornale ricordano l’epopea giudiziaria di Mani pulite, ma non tutti ricordano che il pool di pubblici ministeri (tre esattamente) aveva un unico gip di riferimento, ossia che, tra le decine di giudici per le indagini preliminari che erano in servizio a Milano, le richieste di quel pool, comprese quelle di misure cautelari, andavano tutte sempre e soltanto a un medesimo gip. E non era un caso. Era un sistema di rapporti tra Procura e giudice delle indagini preliminari appositamente predisposto per consentire alla prima di vedersi accolte, se non tutte, almeno la maggior parte delle sue richieste. Il tempo ha dimostrato che moltissimi tra gli indagati, dapprima sottoposti a misura cautelare, sono stati poi assolti. Quanti di costoro avrebbero evitato il carcere se il gip fosse stato un altro, se anziché essere sempre il medesimo, ci fosse stata una normale e logica turnazione?

Continua a leggereRiduci
Il ruolo della nipote di Prodi, la collezionista di poltrone
Maria Chiara Prodi (Ansa)
È al vertice dell’organismo che si occupa dei residenti nei Paesi stranieri. E anche della «Maison de l’Italie» a Parigi. Che dovrebbe promuovere la cultura, ma fa politica.

C’è un altro tavolo presieduto da Maria Chiara Prodi. Si trova in un’elegante residenza universitaria nel cuore di Parigi e ripropone le fattezze degli storici e nobili edifici italiani. È la «Maison de L’Italie», di cui la Prodi è direttore dal 1° marzo 2022. Una carica che si aggiunge a quella di segretario generale del Cgie, di presidente delle Acli Francia nonché di vicepresidente del Fai, Federazione delle Acli internazionali. Posizione che potrebbe porla in una situazione di conflitto d’interesse. La Fondazione Maison de l’Italie, con sede nella Cité Universitaire di Parigi, svolge funzioni di accoglienza e promozione culturale in coordinamento con l’ambasciata d’Italia a Parigi ed è finanziata dal ministero degli Esteri. Direttore compreso. Di qui l’interrogativo: qualora il Cgie dovesse entrare in conflitto con quello che per la Prodi è di fatto il proprio datore di lavoro, da che parte si porrà?

Continua a leggereRiduci
Il Consiglio generale dei nostri connazionali fuori confine è ormai un feudo di Pd, patronati e sindacati. E finanzia con soldi pubblici iniziative pro immigrazione.

Quant’è bella la comunità degli italiani all’estero. Specialmente se va a votare. E in un’unica direzione, a quanto pare. La campagna per il No al referendum sulla giustizia che diversi patronati portano avanti da settimane, con soldi pubblici, sembra cosa «normale». Soprattutto oltre i confini nazionali dove dal 2006, anno del primo voto all’estero, domina il centrosinistra. Niente di cui stupirsi visto che uno dei principali organismi di rappresentanza, il Consiglio generale degli italiani all’estero, è caratterizzato da precise affinità elettive. Quelle che accomunano buona parte dei suoi 63 membri provenienti soprattutto da Pd, patronati e sindacati. Di questi, almeno 13 sono previsti da statuto, in rappresentanza di sigle sindacali, da Cisal a Cgil, Cisl e Uil. E poi ci sono le associazioni nazionali dell’emigrazione, da Acli, a Unaie, da Uim alla fondazione Migrantes della Cei. Sigle che però si ritrovano anche nei curriculum di buona parte degli altri componenti, portando gli appartenenti a gruppi di interessi a un buon 80% del totale.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy