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2024-08-31
La pagella di Kamala alla prima in tv. Errori e occhi bassi. Voto: insufficiente
Kamala Harris (Getty Images)
Ci hanno raccontato per settimane di quanto fosse fantastica la candidatura di Kamala Harris. Peccato che, in quanto a trasparenza, la diretta interessata non sia esattamente il massimo. A riprova di ciò, sta l’intervista che ha rilasciato, l’altro ieri, alla Cnn. Sì, perché non solo ha atteso quasi 40 giorni prima di sottoporsi, da candidata, a un’intervista giornalistica. Ma si è anche fatta accompagnare dal suo vice, Tim Walz. Come se non bastasse, il colloquio televisivo era registrato ed è durato in tutto meno di mezz’ora. Senza infine dimenticare che la vicepresidente si è scelta un network non propriamente noto per essere benevolo nei confronti del suo avversario, Donald Trump. Eppure, nonostante tutti questi accorgimenti, non si può dire che, alla fine dei giochi, la Harris sia uscita granché bene dalla sua performance davanti alle telecamere.
Innanzitutto, ha confermato la fumosità della sua proposta programmatica. Quando la giornalista Dana Bash le ha chiesto che cosa avrebbe intenzione di fare il primo giorno da presidente, la candidata dem si è lanciata in una serie di giri di parole. «Una delle mie massime priorità è fare il possibile per sostenere e rafforzare la classe media. Quando guardo alle aspirazioni, agli obiettivi, alle ambizioni del popolo americano, penso che le persone siano pronte per una nuova strada da seguire in un modo che generazioni di americani hanno alimentato con la speranza e l'ottimismo» ha detto. Evidentemente non soddisfatta, la Bash ha insistito, chiedendo all’interlocutrice di essere più precisa sulle sue proposte. Al che la Harris ha replicato di voler aiutare le famiglie, parlando anche di «edilizia abitativa a prezzi accessibili».
Tutto molto interessante, se non fosse che la candidata dem è quasi da quattro anni vicepresidente degli Stati Uniti. E infatti la Bash l’ha incalzata su questo punto. «Lei è vicepresidente da tre anni e mezzo. Perché non ha ancora attuato le misure di cui parla ora?» ha chiesto. La Harris ha risposto, sostenendo che l’economia doveva prima riprendersi e rivendicando di aver portato l’inflazione sotto il 3%. In realtà, è stata proprio la Bidenomics, a cui la vicepresidente ha sempre dato il proprio sostegno, a contribuire all’impennata dell’inflazione che, nel giugno 2022, raggiunse negli Usa quota 9,1%: il record in quarant’anni. Dall’altra parte, il suo calo negli scorsi mesi è stato dovuto non alla Casa Bianca ma alla politica monetaria della Fed.
Un secondo fronte di difficoltà è emerso quando la Bash ha chiesto conto alla candidata dem delle sue giravolte politiche, a partire dal fracking: nel 2019, la Harris voleva proibire questa controversa pratica di estrazione del gas, mentre, poche settimane fa, ha reso noto di non sostenere più tale divieto. «Lei vuole ancora vietare il fracking?», ha chiesto la giornalista. «No, e l'ho chiarito sul palco del dibattito nel 2020, che non avrei vietato il fracking», ha replicato. In realtà, nel dibattito del 2020, la Harris disse: «Joe Biden non porrà fine al fracking». Non si espose quindi in prima persona. Colta sul vivo, l’altro ieri la Harris ha comunque tenuto a precisare: «I miei valori non sono cambiati». Sarà, ma nel 2019 diceva: «Non c’è dubbio che sono a favore del divieto del fracking». Non solo. Un tempo, bollò le politiche di Trump a sostegno del muro con il Messico come «antiamericane». Adesso invece, secondo Axios, sarebbe pronta a finanziare l’opera. Un terzo nodo, nel corso dell’intervista, ha poi riguardato la crisi di Gaza. «Dobbiamo raggiungere un accordo che riguardi la liberazione degli ostaggi», ha dichiarato la Harris, per poi aggiungere: «Facciamo in modo che il cessate il fuoco venga fatto». Peccato che l’amministrazione di cui fa attualmente parte stia da mesi cercando di negoziare invano un’intesa in tal senso.
Insomma, dall’intervista alla Cnn sono emerse tutte le debolezze della candidata dem: la propensione al camaleontismo e alla fumosità, oltre agli scarsi risultati concreti conseguiti nel corso della sua attività come vicepresidente. È quindi difficile che questa performance televisiva possa aiutare la Harris a prolungare una luna di miele ormai sempre più agli sgoccioli. Vari sondaggi hanno sottolineato che il preconizzato «effetto Convention» o non c’è stato o è risultato inferiore al previsto. Negli Stati chiave si conferma inoltre fondamentalmente una serie di testa a testa con Trump. Senza infine trascurare che il modello di previsione statistica del sondaggista Nate Silver è tornato a dare il candidato repubblicano come lievemente favorito. La Harris avrebbe avuto bisogno di una performance televisiva audace per rilanciarsi: andare a farsi intervistare da sola, senza rete e magari – perché no? – in un network a lei ostile. Così non è stato. La vicepresidente si è dimostrata una candidata molto preimpostata e a disagio davanti alle domande scomode. Ha sprecato un’occasione. E adesso recuperare, per lei, potrebbe rivelarsi particolarmente difficile.
Il capo della Fed sta con la Harris
L’inflazione scende in tutto il mondo. In qualche caso anche più di quanto atteso. A luglio l’indice dei prezzi Pce degli Stati Uniti, l'indicatore preferito dalla Fed per misurare l’andamento dei prezzi è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente, in linea con le aspettative.
Su base annua c’è stato un aumento del 2,6%, al di sotto del consenso del 2,7%. Vuol dire che l’inflazione sta scendendo molto lentamente e resta, comunque, superiore all’obiettivo del 2% che resta il punto di riferimento della banca centrale Usa.
A questo punto è partito il solito gioco. La Fed taglierà i tassi a partire da settembre? E quanto sarà profonda l’incisione? Dalla lettura degli ultimi dati l’economia Usa gode di buona salute anche con il costo del denaro al top degli ultimi vent’anni.
Il Pil Usa, infatti, battendo le aspettative è cresciuto, con l’iltima revisione del 3%. Vuol dire che la Banca centrale Usa deve essere molto prudente nell’adeguamento al ribasso del costo del denaro per evitare una nuova fiammata dei prezzi. A fronte di una domanda che rimane gagliarda perchè rendere più facile l’accesso al credito con il rischio di riaccendere la fiamma dei prezzi?
Parlando al simposio annuale della Fed a Jackson Hole la scorsa settimana, il presidente Jerome Powell ha riconosciuto i recenti progressi sull'inflazione e ha affermato che «è giunto il momento per la politica di adeguarsi».
I mercati hanno interpretato questo dato come una garanzia per una riduzione del costo del denaro alla riunione prevista alla metà del mese prossimo. Tuttavia, a differenza di quanto accade in Europa i prezzi scendono più lentamente del previsto alimentati da una domanda interna brillante.
Improbabile che questo livello di inflazione, seppur superiore al target del 2%, impedisca ai responsabili politici della Fed di approvare l’attesa sforbiciata dei tassi dai massimi di oltre due decenni, ma potrebbe influire sul numero degli interventi quest’anno, soprattutto dopo che, come abbiamo visto, il Pil del secondo trimestre è stato rivisto leggermente al rialzo. In queste condizioni il rischio di recessione si sta allontanando. Già si parla di atterraggio morbido e qualcuno comincia a sostenere che l’economia continuerà a volare. E allora perchè tagliare i tassi? D’altronde non sarebbe nemmeno la prima volta che la Fed cambia idea. Alla fine dello scorso anno aveva lasciato intendere che il 2024 sarebbe stato punteggiato da almeno auattro riduzioni dei tassi. Uno ogni trimestre. Fino a questo momento, però, non si e visto nulla n’ le prospettive indicano l’urgenza di intervenire. Fed in questo momento sembra un indiretto appoggio a Kamala. Far arrivare l’economia Usa in forma brillante all’appuntamento con le urne sarebbe un bel propellente nel motore della candidata democratica. La conferma che l’amministrazione Biden, di cui lei era parte integrante fa bene alla Corporation Usa.
A questo bisogna aggiungere un fatto personale: i rapporti fra Powell e Trump non sono mai stati particolarmente cordiali. Non a caso Donald, durante il sui mandato avrebbe voluto sostituirlo. Poi le pressioni interne ed esterne lo avevano coinvinto diversamente. Tuttavia è difficile pensare che l’attuale capo della Fed conservi la poltrona nel caso di vittoria del candidato repubblicano.
Christine Lagarde si trova in una situazione molto diversa rispetto al suo collega Usa. La ripresa economica in Europa è asfittica l’inflazione scende più del previsto vista la debolezza della domanda. Ad agosto, comunica Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo nell’area dell’euro è calato al 2,2%. Un risultato in netta flessione rispetto al 2,6% di luglio. Tutto pronto, si spera per tagliare i tassi in modo consistente
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Nel tentativo di spostarsi al centro rinnega molte delle vecchie convinzioni: dal muro con il Messico alla tutela dell’ambiente.La banca centrale Usa si dice pronta a tagliare i tassi anche se adesso sarebbe prematuro visto che il Pil sale e l’inflazione resta alta. Un palese favore alla dem.Lo speciale contiene due articoli.Ci hanno raccontato per settimane di quanto fosse fantastica la candidatura di Kamala Harris. Peccato che, in quanto a trasparenza, la diretta interessata non sia esattamente il massimo. A riprova di ciò, sta l’intervista che ha rilasciato, l’altro ieri, alla Cnn. Sì, perché non solo ha atteso quasi 40 giorni prima di sottoporsi, da candidata, a un’intervista giornalistica. Ma si è anche fatta accompagnare dal suo vice, Tim Walz. Come se non bastasse, il colloquio televisivo era registrato ed è durato in tutto meno di mezz’ora. Senza infine dimenticare che la vicepresidente si è scelta un network non propriamente noto per essere benevolo nei confronti del suo avversario, Donald Trump. Eppure, nonostante tutti questi accorgimenti, non si può dire che, alla fine dei giochi, la Harris sia uscita granché bene dalla sua performance davanti alle telecamere. Innanzitutto, ha confermato la fumosità della sua proposta programmatica. Quando la giornalista Dana Bash le ha chiesto che cosa avrebbe intenzione di fare il primo giorno da presidente, la candidata dem si è lanciata in una serie di giri di parole. «Una delle mie massime priorità è fare il possibile per sostenere e rafforzare la classe media. Quando guardo alle aspirazioni, agli obiettivi, alle ambizioni del popolo americano, penso che le persone siano pronte per una nuova strada da seguire in un modo che generazioni di americani hanno alimentato con la speranza e l'ottimismo» ha detto. Evidentemente non soddisfatta, la Bash ha insistito, chiedendo all’interlocutrice di essere più precisa sulle sue proposte. Al che la Harris ha replicato di voler aiutare le famiglie, parlando anche di «edilizia abitativa a prezzi accessibili». Tutto molto interessante, se non fosse che la candidata dem è quasi da quattro anni vicepresidente degli Stati Uniti. E infatti la Bash l’ha incalzata su questo punto. «Lei è vicepresidente da tre anni e mezzo. Perché non ha ancora attuato le misure di cui parla ora?» ha chiesto. La Harris ha risposto, sostenendo che l’economia doveva prima riprendersi e rivendicando di aver portato l’inflazione sotto il 3%. In realtà, è stata proprio la Bidenomics, a cui la vicepresidente ha sempre dato il proprio sostegno, a contribuire all’impennata dell’inflazione che, nel giugno 2022, raggiunse negli Usa quota 9,1%: il record in quarant’anni. Dall’altra parte, il suo calo negli scorsi mesi è stato dovuto non alla Casa Bianca ma alla politica monetaria della Fed.Un secondo fronte di difficoltà è emerso quando la Bash ha chiesto conto alla candidata dem delle sue giravolte politiche, a partire dal fracking: nel 2019, la Harris voleva proibire questa controversa pratica di estrazione del gas, mentre, poche settimane fa, ha reso noto di non sostenere più tale divieto. «Lei vuole ancora vietare il fracking?», ha chiesto la giornalista. «No, e l'ho chiarito sul palco del dibattito nel 2020, che non avrei vietato il fracking», ha replicato. In realtà, nel dibattito del 2020, la Harris disse: «Joe Biden non porrà fine al fracking». Non si espose quindi in prima persona. Colta sul vivo, l’altro ieri la Harris ha comunque tenuto a precisare: «I miei valori non sono cambiati». Sarà, ma nel 2019 diceva: «Non c’è dubbio che sono a favore del divieto del fracking». Non solo. Un tempo, bollò le politiche di Trump a sostegno del muro con il Messico come «antiamericane». Adesso invece, secondo Axios, sarebbe pronta a finanziare l’opera. Un terzo nodo, nel corso dell’intervista, ha poi riguardato la crisi di Gaza. «Dobbiamo raggiungere un accordo che riguardi la liberazione degli ostaggi», ha dichiarato la Harris, per poi aggiungere: «Facciamo in modo che il cessate il fuoco venga fatto». Peccato che l’amministrazione di cui fa attualmente parte stia da mesi cercando di negoziare invano un’intesa in tal senso.Insomma, dall’intervista alla Cnn sono emerse tutte le debolezze della candidata dem: la propensione al camaleontismo e alla fumosità, oltre agli scarsi risultati concreti conseguiti nel corso della sua attività come vicepresidente. È quindi difficile che questa performance televisiva possa aiutare la Harris a prolungare una luna di miele ormai sempre più agli sgoccioli. Vari sondaggi hanno sottolineato che il preconizzato «effetto Convention» o non c’è stato o è risultato inferiore al previsto. Negli Stati chiave si conferma inoltre fondamentalmente una serie di testa a testa con Trump. Senza infine trascurare che il modello di previsione statistica del sondaggista Nate Silver è tornato a dare il candidato repubblicano come lievemente favorito. La Harris avrebbe avuto bisogno di una performance televisiva audace per rilanciarsi: andare a farsi intervistare da sola, senza rete e magari – perché no? – in un network a lei ostile. Così non è stato. La vicepresidente si è dimostrata una candidata molto preimpostata e a disagio davanti alle domande scomode. Ha sprecato un’occasione. E adesso recuperare, per lei, potrebbe rivelarsi particolarmente difficile.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/kamala-harris-tv-2669105806.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-capo-della-fed-sta-con-la-harris" data-post-id="2669105806" data-published-at="1725049411" data-use-pagination="False"> Il capo della Fed sta con la Harris L’inflazione scende in tutto il mondo. In qualche caso anche più di quanto atteso. A luglio l’indice dei prezzi Pce degli Stati Uniti, l'indicatore preferito dalla Fed per misurare l’andamento dei prezzi è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente, in linea con le aspettative. Su base annua c’è stato un aumento del 2,6%, al di sotto del consenso del 2,7%. Vuol dire che l’inflazione sta scendendo molto lentamente e resta, comunque, superiore all’obiettivo del 2% che resta il punto di riferimento della banca centrale Usa. A questo punto è partito il solito gioco. La Fed taglierà i tassi a partire da settembre? E quanto sarà profonda l’incisione? Dalla lettura degli ultimi dati l’economia Usa gode di buona salute anche con il costo del denaro al top degli ultimi vent’anni. Il Pil Usa, infatti, battendo le aspettative è cresciuto, con l’iltima revisione del 3%. Vuol dire che la Banca centrale Usa deve essere molto prudente nell’adeguamento al ribasso del costo del denaro per evitare una nuova fiammata dei prezzi. A fronte di una domanda che rimane gagliarda perchè rendere più facile l’accesso al credito con il rischio di riaccendere la fiamma dei prezzi? Parlando al simposio annuale della Fed a Jackson Hole la scorsa settimana, il presidente Jerome Powell ha riconosciuto i recenti progressi sull'inflazione e ha affermato che «è giunto il momento per la politica di adeguarsi». I mercati hanno interpretato questo dato come una garanzia per una riduzione del costo del denaro alla riunione prevista alla metà del mese prossimo. Tuttavia, a differenza di quanto accade in Europa i prezzi scendono più lentamente del previsto alimentati da una domanda interna brillante. Improbabile che questo livello di inflazione, seppur superiore al target del 2%, impedisca ai responsabili politici della Fed di approvare l’attesa sforbiciata dei tassi dai massimi di oltre due decenni, ma potrebbe influire sul numero degli interventi quest’anno, soprattutto dopo che, come abbiamo visto, il Pil del secondo trimestre è stato rivisto leggermente al rialzo. In queste condizioni il rischio di recessione si sta allontanando. Già si parla di atterraggio morbido e qualcuno comincia a sostenere che l’economia continuerà a volare. E allora perchè tagliare i tassi? D’altronde non sarebbe nemmeno la prima volta che la Fed cambia idea. Alla fine dello scorso anno aveva lasciato intendere che il 2024 sarebbe stato punteggiato da almeno auattro riduzioni dei tassi. Uno ogni trimestre. Fino a questo momento, però, non si e visto nulla n’ le prospettive indicano l’urgenza di intervenire. Fed in questo momento sembra un indiretto appoggio a Kamala. Far arrivare l’economia Usa in forma brillante all’appuntamento con le urne sarebbe un bel propellente nel motore della candidata democratica. La conferma che l’amministrazione Biden, di cui lei era parte integrante fa bene alla Corporation Usa. A questo bisogna aggiungere un fatto personale: i rapporti fra Powell e Trump non sono mai stati particolarmente cordiali. Non a caso Donald, durante il sui mandato avrebbe voluto sostituirlo. Poi le pressioni interne ed esterne lo avevano coinvinto diversamente. Tuttavia è difficile pensare che l’attuale capo della Fed conservi la poltrona nel caso di vittoria del candidato repubblicano. Christine Lagarde si trova in una situazione molto diversa rispetto al suo collega Usa. La ripresa economica in Europa è asfittica l’inflazione scende più del previsto vista la debolezza della domanda. Ad agosto, comunica Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo nell’area dell’euro è calato al 2,2%. Un risultato in netta flessione rispetto al 2,6% di luglio. Tutto pronto, si spera per tagliare i tassi in modo consistente
Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.
Bernardo Lodispoto (Imagoecoenomica)
Secondo l’ipotesi investigativa, il presunto corruttore sarebbe un imprenditore della zona, piuttosto conosciuto, nonché quasi omonimo di un altro imprenditore già coinvolto in un’altra indagine che riguarda la Provincia. I due sarebbero legati da un rapporto di parentela. Le Fiamme gialle che hanno eseguito un decreto firmato dai pm della Procura di Trani, Marco Gambardella e Francesco Tosto, che coordinano un fascicolo aperto lo scorso anno e che si fonda su una serie di intercettazioni, cercavano in particolare una cartellina gialla, convinte, probabilmente dal contenuto delle conversazioni captate, che all’interno ci fosse il denaro, ovvero il corrispettivo di una possibile mazzetta.
Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano locale, il contenitore sarebbe effettivamente stato trovato dai finanzieri che hanno effettuato la perquisizione, ma all’interno non ci sarebbero stati i contanti.
Proprio le intercettazioni avrebbero fatto emergere gli indizi di un presunto patto corruttivo che coinvolgerebbe Lodispoto, Marchio Rossi e il consigliere Sgarra, ai quali a vario titolo l’imprenditore si sarebbe rivolto per aggiudicarsi un appalto relativo a una strada sul territorio provinciale. Secondo quanto risulta a La Verità, alcuni degli indagati potrebbero aver presentato ricorso al tribunale del Riesame. E forse gli atti che verranno depositati in quella sede potranno rendere più chiare le singole responsabilità che i pm attribuiscono agli indagati. Lodispoto, che nella vita svolge la professione di avvocato, è alla guida della Provincia Bat dal 26 settembre 2019, con il sostegno anche di una parte del centrodestra, ed è una delle colonne della politica del territorio. Sindaco di Santa Margherita di Savoia per la prima volta dal 1987 al 1990, è stato poi eletto due volte, nel 1994 e nel 1998, consigliere della Provincia di Foggia. Incarico lasciato nel 1999 per andare a ricoprire la carica di assessore provinciale alle Risorse economiche e finanziarie. Nel 2008, racconta il suo curriculum, viene di nuovo eletto consigliere provinciale a Foggia, ruolo che ricopre contestualmente, tra il 2009 e il 2014, nella neonata Provincia Bat. Nel 2018 viene di nuovo eletto sindaco a Santa Margherita di Savoia e poi confermato nel 2023, in entrambi casi sostenuto da una coalizione civica.
Nel 2019, come detto, viene eletto presidente della Provincia Bat. Non senza tensioni, almeno nell’ultimo anno, visto che nel luglio scorso gli esponenti del Pd della giunta provinciale hanno rimesso le deleghe, chiedendo discontinuità su ambiente e rifiuti. Insomma, una carriera politica quasi quarantennale, finora senza inciampi giudiziari. Tanto che la notizia dell’indagine su di lui, filtrata un mese dopo le perquisizioni, ha colto molti di sorpresa. Nel 2020, però, Lodispoto era scivolato su una buccia di banana comunicativa, che aveva scatenato una polemica a livello nazionale.
In un video promozionale sulle iniziative della notte di San Silvestro, si vedeva Lodispoto che, imitando il dialetto siciliano con panama in testa e occhiali da sole specchiati, prometteva di lavorare bene per tutti. Una mossa che, in virtù del fatto che la che manifestazione era prevista in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale ucciso dalla mafia, aveva scatenato le ire dei parlamentari di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato e Fabio Rampelli, che avevano anche presentato un’interrogazione parlamentare. Lodispoto si era difeso sostenendo di essere stato inserito nello spot a sua insaputa, ma la vicenda aveva portato a una polemica tra l’allora governatore della Puglia Michele Emiliano, che accusava i due deputati di Fdi di aver «inventato» un suo «coinvolgimento su una vicenda che non solo non mi riguarda ma di cui tutti ignoravano l’esistenza, me compreso, sino a poche ore fa. Io non ho problemi a dire che con la mafia non si scherza e che quel video non mi piace».
L’ormai ex presidente della Puglia aveva anche annunciato un’azione legale nei confronti di Gemmato e Rampelli: «Ci vediamo in tribunale». I due parlamentari si erano detti stupiti «della mancata reazione a questa vergogna del governatore Emiliano, magistrato in aspettativa che ha combattuto la mafia pugliese nella sua carriera togata forse perché sostenuto nelle elezioni primarie per la presidenza della Regione dallo stesso Lodispoto».
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