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Sul rischio islam pure in Francia l'intellò si desta. Il nostro dorme

Sul rischio islam pure in Francia l'intellò si desta. Il nostro dorme
ANSA

Contrordine, copains. L'islam detesta la democrazia. L'islam vuole l'apartheid. L'islam «si sente umiliato quando non domina». L'islam punta alla separazione e poi alla sottomissione di chi non si converte ad Allah. L'islam rifiuta gli altri. L'islam considera le femmine inferiori per natura. L'islam offende le donne costringendole al velo e sostenendo che soltanto attraverso la segregazione possono emanciparsi. L'islam «appare benigno» ma in realtà sta ingannando tutti. L'islam è una minaccia alla libertà, e non solo alla libertà di pensiero. Tu as compris, mon cher?

Il durissimo documento prende spunto da un ultimo episodio paradossale. Un sindacato di insegnanti francesi ha proposto una serie di stage di formazione contro il «razzismo di Stato», gestiti dai comitati contro l'islamofobia. Con un piccolo dettaglio, però. A questi stage non possono partecipare i «bianchi». Only for islam. No whites. No cristiani. Non è fantastico? Dunque, secondo costoro, il modo migliore per combattere il razzismo sarebbe quello di separare le razze: un po' come se uno per combattere la tendenza alla pinguetudine organizzasse uno stage in pasticceria. Ma al di là dell'assurdità, l'episodio la dice lunga su quanto siano strumentali le accuse di razzismo che vengono rivolte a chi non s'inginocchia rivolto alla Mecca. Il problema, infatti, non è che gli islamici sono discriminati. Il problema è che non riescono ancora a discriminarci. Non del tutto, per lo meno. Ma ci stanno provando. E con l'aiuto del nostro anti razzismo ci riusciranno sicuramente.

In Francia se ne sono accorti. Un po' in ritardo, ma se ne sono accorti. Questo documento è una pietra che difficilmente potrà essere rimossa nella coscienza collettiva nazionale: 100 intellettuali che mettono in guardia dai rischi che la democrazia sta correndo per colpa di una religione incompatibile con la democrazia medesima sono un bel passo in avanti. Anche se verrebbe da chiederci: cari intellettuali, dov'eravate finora? Siete gli stessi che 17 anni fa insultavano Oriana? Siete gli stessi che per tutti questi anni hanno messo in guardia contro le «ondate islamofobiche»? Siete gli stessi che se la prendevano con chi cercava di difendere i valori nazionali? Non pensate che, se siamo arrivati a questo pericolo, è anche colpa vostra che questo pericolo l'avete troppo a lungo sottovalutato?

Certo che, però, in Italia stiamo ancora peggio. Perché mentre in Francia qualcuno comincia ad aprire gli occhi, mentre in Francia qualcuno comincia a vedere in modo chiaro il rischio del totalitarismo islamista, le sue doppiezze, il suo gioco perfido sui nostri sensi di colpa, qualcuno comincia a rendersi conto che non è possibile proclamarsi vittima e, insieme, segregare le donne, considerarsi offesi e, insieme, offendere il resto del mondo, in Italia invece tutto questo è ancora lontano da venire. E nel mainstream benpensante prevalgono le boldrinate accusatorie, i gadlerner lamentosi, le rulejebreal incazzose, il pensiero unico filo imam, quello per cui i cattivi sono quelli che fanno i titoli sui giornali. Non chi si sta preparando a seppellire la nostra civiltà. Non quelli che s'appellano alla democrazia per cercare di instaurare una nuova dittatura. Non quelli che sfruttano la libertà per arrivare alla nostra schiavitù. Non quelli che si riempiono la bocca di integrazione per mirare alla nostra sottomissione. Non quelli che denunciano un falso razzismo per imporre una vera segregazione.

Il sito internet di Micromega ieri ha ripreso l'appello degli intellettuali francesi, chiedendo alla sinistra italiana di sottoscriverlo. Vedremo quanti dei nostri avranno il coraggio di farlo, ammettendo di aver sbagliato tutto, ma proprio tutto, e chiedendo scusa a chi da anni denuncia questo pericolo. Se qualcuno lo farà avremo forse qualche speranza di sopravvivere. Ma temo che non accadrà.

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