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L’America che si fa boa strozza la Cina (e noi)

L’America che si fa boa strozza la Cina (e noi)
Donald Trump (Ansa)
Il blocco navale aumenta la pressione sull’Iran però logora Usa e alleati. Che devono tornare a cooperare.

Geopolitica economica. L’America ha modificato la strategia di condizionamento dell’Iran da quella del falco (pressione via distruzioni) a una del boa constrictor (soffocamento) via blocco navale delle partenze e arrivi nei porti iraniani e caccia con sequestro delle residue navi (commerciali) nemiche in mare aperto.

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I miliardari di Cina, Hong Kong, Corea del Sud incentivano i cittadini ad avere più figli con donazioni, sussidi, orari flessibili e alloggi esentasse. Hanno capito che l’inverno demografico impoverisce tutti. E in Italia?

Quando lo Stato non ce la fa più, entra in scena il capitale privato. È successo con le autostrade, con le telecomunicazioni, con qualche ospedale. Ora tocca perfino ai bambini. La denatalità, che per anni è stata affrontata da governi armati di bonus una tantum, depliant ministeriali e slogan sulla famiglia, passa di mano: ci pensano i miliardari.

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A “La Borsa e la vita” avevamo annunciato il mini rally delle Borse a inizio aprile. Ora i mercati sono sui massimi, così come i debiti, mentre l’inflazione rialza la testa. E se alzano i tassi? Occhio al Giappone, il temporale può partire da lì.

Nonostante gli sforzi per recuperare il nero, ammanchi fiscali e incentivi edilizi hanno reso impossibile stare dentro il Patto di stabilità. I conti si reggono su pensionati e dipendenti. Che non possono sfuggire dall’erario.

Siamo costretti a sforare il Patto di stabilità per l’alta evasione e l’incapacità di recuperare le imposte non versate, oltre all’eredità dei bonus edilizi e soprattutto del 110%, lasciati dai precedenti governi.

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Liti sui soldi, dogmi contabili. Il problema dell’Europa non era Orbán: è l’Europa
Ansa

Le divisioni sulla crisi energetica provano che l’Unione rimane un comitato d’affari, che si aggrappa a zerovirgola e nemici esterni perché non ha legittimità democratica.

Morto un Orbán se n’è fatto quasi un altro, ma questo promette di non disturbare il manovratore europeo, fintantoché il manovratore europeo non disturberà lui. Così, adesso che Budapest ha messo via la mannaia dei veti, adesso che alle riunioni dei capi di governo, come ha scritto il polacco Donald Tusk, non ci sono più i russi a origliare per interposti ungheresi, l’Europa può finalmente guardarsi allo specchio. Per scoprire che il suo problema non era Orbán, bensì l’Europa stessa.

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