Lo Stato ha un buco da 1.500 miliardi per colpa di evasione e Superbonus
Siamo costretti a sforare il Patto di stabilità per l’alta evasione e l’incapacità di recuperare le imposte non versate, oltre all’eredità dei bonus edilizi e soprattutto del 110%, lasciati dai precedenti governi.
Quel 3,1% del rapporto deficit/pil che impedisce all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione in base alle regole europee si sarebbe potuto correggere già da tempo, se tutti pagassero le tasse. Il governo non sarebbe stato costretto a chiedere a Bruxelles una deroga al Patto di stabilità (ciò che è stato negato) e ci sarebbero più soldi a disposizione per una manovra economica espansiva, ovvero più risorse per i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità, più investimenti in infrastrutture, più fondi per famiglie e imprese.
Le cifre sono impressionanti e fotografano un Paese che si regge perlopiù su pensionati e lavoratori dipendenti, le uniche due categorie che non possono sottrarsi al pagamento delle imposte poiché hanno una ritenuta alla fonte. Dall’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica, su dati dell’Agenzia delle entrate, emerge che, tra evasione e vari bonus edilizi, c’è un buco nel bilancio pubblico pari a 1.500 miliardi di euro. Abbiamo infatti 90 miliardi di Irpef evasa, 1.200 miliardi di imposte non versate che non si riescono a recuperare e 230 miliardi quale eredità dal Superbonus. I crediti inesigibili sono pari quasi a mezzo anno di Pil. Un ammanco, nonostante questo governo sia riuscito a fare passi da gigante nel recupero dell’evasione. Nel 2025, è stato registrato un nuovo record storico nella lotta all’evasione, anche al netto dell’inflazione e in rapporto al Pil. Sono rientrati nelle casse dello Stato circa 36,2 miliardi di euro, 2,8 in più rispetto al 2024. Un risultato che prosegue il trend positivo del 2024 (33,4 miliardi), segnando un aumento di oltre il 43% rispetto al 2022, grazie ad azioni mirate dell’Agenzia delle entrate e nuove norme. Dell’importo recuperato, 29 miliardi erano dovuti allo Stato e 7,2 miliardi incassati dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, erano dovuti ad altri enti (Inps, Inail e altri come Comuni e Regioni). Gran parte del recupero è strutturale, passato dall’1,3 all’1,4% del Pil. Nel 2025, il recupero ordinario è stato di 31,5 miliardi, l’87% del totale, una percentuale in aumento rispetto al biennio precedente, anche se non un massimo storico. Le misure straordinarie (condoni, rottamazioni e altro) hanno contato per meno di 5 miliardi. Prosegue dunque il miglioramento strutturale della capacità di riscossione, dopo un calo nel 2023, quando l’aumento rispetto al 2022 proveniva dai condoni.
Nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2025, le indicazioni relative all’anno 2022 - ultimo per il quale le informazioni rilevanti sono disponibili - confermano la tendenza di medio-lungo periodo a una contrazione del rapporto fra le entrate complessivamente sottratte alla finanza pubblica a causa dell’evasione (il cosiddetto tax gap) e il gettito potenziale. Nel 2022, il gap complessivo (tributario e contributivo) è risultato compreso fra 98,1 e 102,5 miliardi di euro, in dipendenza delle due diverse ipotesi di lavoro adottate nel corso della stima circa il comparto del lavoro dipendente, con un incremento rispetto al 2021, in ambedue i casi considerati, prossimo ai 3,5 miliardi di euro. Con riferimento all’obbligo contributivo, il gap si è attestato nel 2022 in un intervallo compreso fra 8,4 e 11,6 miliardi di euro, in dipendenza delle diverse ipotesi di lavoro adottate nel corso della stima. Rispetto al 2021, l’incremento è compreso fra 0,5 e 0,7 miliardi di euro. Per mancate entrate tributarie, il gap è risultato pari a 89,7-90,9 miliardi. In termini di imposta potenziale, nel 2022, la propensione all’evasione si è attestata al 16,9-17%. Rispetto al 2021 si è quindi registrato un incremento pari a 2,9 miliardi. Nella media del quinquennio 2018-2022, per il quale si dispone di un quadro completo delle valutazioni, il gap complessivo risulta di circa 102,8 miliardi di euro, di cui 90,8 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,9 miliardi di mancate entrate contributive. Nello stesso periodo si osserva una riduzione di circa un quarto dell’evasione, per 5,9 miliardi di euro, quasi interamente dovuta alla riduzione del tax gap relativo alle entrate tributarie (4,7 miliardi). Oltre il 50% di questa riduzione, pari a circa 3,2 miliardi, è dovuta alla riduzione del gap Iva.
I risultati positivi realizzati nel 2025 sono stati ottenuti grazie a una serie di misure come la cessazione delle partite Iva «apri e chiudi», cioè di attività che rimangono aperte solo per brevi periodi, nei quali emettono fatture senza versare l’Iva, e poi chiudono prima che l’Agenzia delle entrate avvii controlli, al contrasto ai crediti d’imposta fittizi legati ai bonus edilizi e al blocco dei falsi crediti di imposta usati in F24. Eppure, nonostante questi provvedimenti e l’uso di tecnologie all’avanguardia, il sommerso resta pesante e a quanto pare, difficile da debellare.






