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2025-01-01
Investimenti, il 2025 sarà l'anno degli Etf
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Dove investire nel 2025? Fioccano in queste settimane le previsioni sull'anno nuovo in un altro anno che ha visto la Borsa americana sopravanzare come performance tutte le altre piazze, trainata soprattutto dalla tecnologia. Ricordiamo che lo scorso anno, di questi tempi, il «consenso» formato dal parere medio delle principali case di investimento era quello di una salita del 3,5% dell'indice S&P 500 (siamo attualmente invece a + 33,5%), di un «riscatto» per un'Europa troppo a buon mercato e di una grande attenzione ai mercati nel caso di una rielezione di Donald Trump.
«Il nostro approccio, come consulenti finanziari indipendenti», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf, «è quello di cercare di non usare la pancia o di basarsi su idee preconcette o dogmatiche (anche se provengono dai guru o dalle case di investimento più in voga), poiché il controllo dei fatti ci dice che questo è spesso l'approccio più rischioso, poiché ci si potrebbe innamorare di idee magari sballate e perdere contatto con la realtà. Ci sono risparmiatori e anche gestori professionisti che, più vedono le loro tesi sconfessate dai mercati, più aumentano l'esposizione a titoli, fondi o Etf perdenti», spiega Gaziano. «Se si vuole adottare un approccio passivo, molti Etf sono ben diversificati e mostrano costi nettamente inferiori ai fondi e rendimenti nettamente migliori nel tempo, mentre un approccio più dinamico richiede un approccio sistematico basato su regole possibilmente pianificate ex ante».
Il 2024 ha segnato un altro anno boom per gli Etf, con gli asset gestiti nei fondi negoziati in borsa globali che hanno raggiunto i 15.000 miliardi di dollari, accompagnati da un massiccio spostamento degli investimenti dai fondi comuni tradizionali. In Francia, secondo l'Autorità dei Mercati Finanziari, il numero di investitori che hanno effettuato almeno una transazione su un Etf è quadruplicato in cinque anni, e i più grandi fan degli Etf sono i giovani sotto i 35 anni. Negli ultimi dieci anni, le masse gestite degli Etf in Europa sono cresciute del 409%, arrivando a 1.944 miliardi di euro (dati Bloomberg al 30 settembre 2024). Una cifra che, secondo le stime di EY realizzate a marzo 2024, potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo i 4.166 miliardi di euro. Una ricerca di Bank of America ha mostrato che gli investitori statunitensi hanno risparmiato circa 250 miliardi di dollari dal 1993 scegliendo i fondi negoziati in borsa, gli Etf appunto, anziché i fondi comuni di investimento.
Anche nel nostro Paese gli Etf stanno comunque sempre più prendendo piede (ne sono quotati poco meno di 2.000) e, secondo Simone Rosti, responsabile per l'Italia e Sud Europa di Vanguard (la società che ha inventato gli Etf ed è fra le leader mondiali del settore), gli Etf pesano già oggi per il 20-25% del portafoglio degli italiani, una percentuale destinata a crescere. Si attende a breve termine di arrivare al 30-40%, ma a medio-lungo termine anche tra il 50-70%: «Basti pensare a dove investono gli investitori istituzionali e professionali gran parte del loro portafoglio. Gli istituzionali sono stati i primi ad adottarli e non si sono mai pentiti».
Per il 2025, Bank of America prevede un panorama economico globale caratterizzato da una crescita più robusta e una stabilizzazione dell’inflazione, seppure negli ultimi giorni la Fed ha frenato gli entusiasmi, innestando una correzione dei prezzi delle azioni. Nell'ipotesi di un quadro di stabilità crescente, gli strategist di Bank of America vedono implicazioni positive per gli investimenti in azioni e alcuni segmenti obbligazionari, suggerendo strategie più dinamiche e diversificate rispetto al tradizionale modello 60% azioni e 40% obbligazioni.
Le azioni vengono considerate ancora (e nonostante i rialzi, ma ricordandosi della volatilità) l’asset class con il maggiore potenziale di rendimento per il 2025, con rendimenti compresi tra l’8% e il 14%, trainati da una crescita più ampia degli utili, un aumento della produttività e politiche pro-business che l'amministrazione Trump dovrebbe portare avanti. Fra i settori, particolare attenzione viene data ai settori legati alla difesa tecnologica e alle infrastrutture industriali negli Stati Uniti. Opportunità poi nel gas naturale per il breve termine e nell’energia nucleare per una visione a lungo termine, mentre sui mercati internazionali si evidenziano opportunità in mercati come il Giappone, che beneficia di riforme strutturali, e l’India, che offre titoli azionari di alta qualità con un potenziale di crescita costante.
L'oro resta considerato una protezione contro i rischi valutari e l’inflazione, supportato dall’aumento della domanda da parte delle banche centrali e dalla diversificazione dei portafogli, mentre l’intelligenza artificiale sta emergendo come un catalizzatore di cambiamenti in vari settori, incluso quello minerario, dove le tecnologie avanzate basate su IA potrebbero rivoluzionare la scoperta di depositi minerari, migliorando i margini e riducendo i rischi.
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Il 2024 ha segnato un altro anno boom per gli Etf, con gli asset gestiti nei fondi negoziati in borsa globali che hanno raggiunto i 15.000 miliardi di dollari, accompagnati da un massiccio spostamento degli investimenti dai fondi comuni tradizionali. Negli ultimi dieci anni, le masse gestite degli Etf in Europa sono cresciute del 409%, arrivando a 1.944 miliardi di euro. Una cifra che, secondo le stime di EY realizzate a marzo 2024, potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo i 4.166 miliardi di euro.Dove investire nel 2025? Fioccano in queste settimane le previsioni sull'anno nuovo in un altro anno che ha visto la Borsa americana sopravanzare come performance tutte le altre piazze, trainata soprattutto dalla tecnologia. Ricordiamo che lo scorso anno, di questi tempi, il «consenso» formato dal parere medio delle principali case di investimento era quello di una salita del 3,5% dell'indice S&P 500 (siamo attualmente invece a + 33,5%), di un «riscatto» per un'Europa troppo a buon mercato e di una grande attenzione ai mercati nel caso di una rielezione di Donald Trump.«Il nostro approccio, come consulenti finanziari indipendenti», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf, «è quello di cercare di non usare la pancia o di basarsi su idee preconcette o dogmatiche (anche se provengono dai guru o dalle case di investimento più in voga), poiché il controllo dei fatti ci dice che questo è spesso l'approccio più rischioso, poiché ci si potrebbe innamorare di idee magari sballate e perdere contatto con la realtà. Ci sono risparmiatori e anche gestori professionisti che, più vedono le loro tesi sconfessate dai mercati, più aumentano l'esposizione a titoli, fondi o Etf perdenti», spiega Gaziano. «Se si vuole adottare un approccio passivo, molti Etf sono ben diversificati e mostrano costi nettamente inferiori ai fondi e rendimenti nettamente migliori nel tempo, mentre un approccio più dinamico richiede un approccio sistematico basato su regole possibilmente pianificate ex ante».Il 2024 ha segnato un altro anno boom per gli Etf, con gli asset gestiti nei fondi negoziati in borsa globali che hanno raggiunto i 15.000 miliardi di dollari, accompagnati da un massiccio spostamento degli investimenti dai fondi comuni tradizionali. In Francia, secondo l'Autorità dei Mercati Finanziari, il numero di investitori che hanno effettuato almeno una transazione su un Etf è quadruplicato in cinque anni, e i più grandi fan degli Etf sono i giovani sotto i 35 anni. Negli ultimi dieci anni, le masse gestite degli Etf in Europa sono cresciute del 409%, arrivando a 1.944 miliardi di euro (dati Bloomberg al 30 settembre 2024). Una cifra che, secondo le stime di EY realizzate a marzo 2024, potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo i 4.166 miliardi di euro. Una ricerca di Bank of America ha mostrato che gli investitori statunitensi hanno risparmiato circa 250 miliardi di dollari dal 1993 scegliendo i fondi negoziati in borsa, gli Etf appunto, anziché i fondi comuni di investimento.Anche nel nostro Paese gli Etf stanno comunque sempre più prendendo piede (ne sono quotati poco meno di 2.000) e, secondo Simone Rosti, responsabile per l'Italia e Sud Europa di Vanguard (la società che ha inventato gli Etf ed è fra le leader mondiali del settore), gli Etf pesano già oggi per il 20-25% del portafoglio degli italiani, una percentuale destinata a crescere. Si attende a breve termine di arrivare al 30-40%, ma a medio-lungo termine anche tra il 50-70%: «Basti pensare a dove investono gli investitori istituzionali e professionali gran parte del loro portafoglio. Gli istituzionali sono stati i primi ad adottarli e non si sono mai pentiti».Per il 2025, Bank of America prevede un panorama economico globale caratterizzato da una crescita più robusta e una stabilizzazione dell’inflazione, seppure negli ultimi giorni la Fed ha frenato gli entusiasmi, innestando una correzione dei prezzi delle azioni. Nell'ipotesi di un quadro di stabilità crescente, gli strategist di Bank of America vedono implicazioni positive per gli investimenti in azioni e alcuni segmenti obbligazionari, suggerendo strategie più dinamiche e diversificate rispetto al tradizionale modello 60% azioni e 40% obbligazioni.Le azioni vengono considerate ancora (e nonostante i rialzi, ma ricordandosi della volatilità) l’asset class con il maggiore potenziale di rendimento per il 2025, con rendimenti compresi tra l’8% e il 14%, trainati da una crescita più ampia degli utili, un aumento della produttività e politiche pro-business che l'amministrazione Trump dovrebbe portare avanti. Fra i settori, particolare attenzione viene data ai settori legati alla difesa tecnologica e alle infrastrutture industriali negli Stati Uniti. Opportunità poi nel gas naturale per il breve termine e nell’energia nucleare per una visione a lungo termine, mentre sui mercati internazionali si evidenziano opportunità in mercati come il Giappone, che beneficia di riforme strutturali, e l’India, che offre titoli azionari di alta qualità con un potenziale di crescita costante.L'oro resta considerato una protezione contro i rischi valutari e l’inflazione, supportato dall’aumento della domanda da parte delle banche centrali e dalla diversificazione dei portafogli, mentre l’intelligenza artificiale sta emergendo come un catalizzatore di cambiamenti in vari settori, incluso quello minerario, dove le tecnologie avanzate basate su IA potrebbero rivoluzionare la scoperta di depositi minerari, migliorando i margini e riducendo i rischi.
La caserma Tenente Francesco Lillo della Guardia di Finanza di Pavia (Ansa)
È il passaggio, nelle contestazioni lette ad Andrea Sempio, unico indagato per il delitto di Chiara Poggi, durante l’interrogatorio del 6 maggio scorso, che segna il punto di rottura definitivo della nuova inchiesta sul giallo di Garlasco e il cambio radicale della prospettiva investigativa. Nella stessa contestazione i magistrati sostengono che dall’indagine «sono emersi nuovi elementi che destituiscono di qualsiasi fondamento il «movente pornografico» in capo ad Alberto Stasi e per contro forniscono solidi elementi sul tentativo dell’approccio sessuale di Sempio». E subito dopo: «L’emersione delle responsabilità di Sempio si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità di Stasi». La Procura scrive anche che «l’attività investigativa svolta nel presente procedimento ha fatto venire alla luce circostanze ed elementi fattuali del tutto nuovi rispetto alle indagini dell’epoca e rispetto ai procedimenti successivi», quelli poi finiti in archivio. E vengono sottolineate le «evidenti omissioni» negli atti della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia, ovvero la «Squadretta» che lavorava con l’ex procuratore Mario Venditti. Ma c’è un giorno preciso in cui il destino giudiziario dei due deve essersi praticamente intrecciato. E coincide con la convocazione per l’interrogatorio. Sempio non si presenta. Stasi sì. Quando il verbale di Stasi è ormai chiuso e manca soltanto la rilettura del verbale, la notizia dell’assenza di Sempio arriva anche lì.
L’annotazione che accompagna il verbale descrive perfino un gesto di Stasi: «Due occhiate, la prima all’avvocato Antonio De Rensis e la seconda alla collega Giada Bocellari», con le quali «invita» i due «a guardare la telecamera, verosimilmente al fine di ricordare loro che la registrazione è ancora attiva». È De Rensis in quel momento a spiegare che «hanno battuto la notizia gli organi di stampa, non è un’indiscrezione…». E arriva la frase secca: «Totale mancanza di rispetto». Stasi la pronuncia a bassa voce, ma abbastanza forte da restare impressa nella registrazione. Solo pochi istanti prima l’interrogatorio era andato dritto sul punto focale dell’inchiesta: i video intimi tra Chiara e Alberto. La domanda è precisa: Chiara gli aveva mai detto che il fratello Marco fosse a conoscenza dell’esistenza di quei video? La risposta arriva esitante, frammentata: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no! Tendo ad escluderlo… ecco». La Procura ipotizza che Marco conoscesse l’esistenza di quei file e che Sempio possa essere riuscito a copiarli dal computer di casa Poggi o a sottrarli da una pen drive. Marco Poggi, invece, nel suo ultimo verbale ha dichiarato: «Non mi so dare una spiegazione. L’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa». Del video era a conoscenza anche una delle cugine di Chiara, Stefania Cappa. Ma c’è un altro dato che emerge con forza dagli interrogatori: secondo Stasi, Chiara non gli parlò mai di Sempio. Né di avance. Né delle tre telefonate effettuate tra il 7 e l’8 agosto 2007 (che oggi vengono considerate un indizio importante). Quando il procuratore Fabio Napoleone gli chiede se Chiara gli avesse mai riferito di quei contatti, la risposta è netta: «No… non me l’ha riferito… non l’ha fatto». E poi una riflessione più lunga, quasi un tentativo di dare un senso a quel silenzio: «Non saprei dare un motivo... del perché non me l’ha detto, però sicuramente non me l’ha detto». Poi il procuratore cambia prospettiva e gli chiede direttamente se Chiara gli avesse mai parlato di Sempio. La risposta è ancora più secca: «No, no. Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle sit non sapevo neanche esistesse». Il riferimento è alle informazioni testimoniali raccolte all’epoca dalla Procura di Vigevano. E proprio lì emerge un dettaglio rimasto negli anni uno dei più controversi dell’intera vicenda: lo scontrino del parcheggio. «Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito, la questione dello scontrino», afferma Stasi, «mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno». Nel 2017, però, fu sufficiente a scagionare Sempio.
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Figlio di immigrati della Lucania, Rocco Anthony Petrone fu direttore di lancio e dell’intero programma spaziale
Andrea Sempio e Chiara Poggi (Ansa)
Ogni giorno infatti veniamo a conoscenza di fatti che inducono a chiederci se davvero quella sull’omicidio di una ragazza di appena 26 anni fu un’inchiesta condotta male, con scarsa professionalità degli inquirenti, o piuttosto si sia tratto di qualche cosa di più grave, ovvero di un vero e proprio depistaggio per salvare un colpevole. Come abbiamo appreso dal caso Tortora in poi, si può finire dietro le sbarre per la trascuratezza di chi ha il compito di indagare. Si può essere arrestati per uno scambio di persona, come avvenne con Daniele Barillà, un piccolo imprenditore che ebbe la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, cosa che gli costò sette anni di prigione da innocente. Si può essere trascinati in manette dentro un’auto della polizia perché nessuno si è premurato di controllare un numero di telefono, oppure perché si è fatta una chiamata dal cellulare sbagliato. Tutto ciò attiene agli errori giudiziari o se preferite agli orrori della nostra giustizia. Ma il caso Garlasco è diverso. Nella vicenda che ha portato alla condanna di Alberto Stasi e all’archiviazione delle accuse contro Andrea Sempio c’è qualche cosa che va oltre la negligenza degli inquirenti e apre la strada all’idea che per interessi estranei all’inchiesta, forse per denaro, si volesse salvare il commesso di un negozio di computer.
L’inchiesta ancora aperta contro l’ex procuratore di Pavia, del resto, suppone la corruzione e accusa il padre di Sempio di aver pagato decine di migliaia di euro. Ovviamente le accuse devono essere provate e convalidate da una sentenza definitiva. Tuttavia, nelle carte ci sono infinite stranezze che inducono a sospettare che qualche cosa di anomalo sia avvenuto. Per esempio i contatti tra Sempio e gli uomini della polizia giudiziaria, così inusuali e prolungati. Oppure gli interrogatori degli amici di Marco Poggi, il fratello della vittima. Tutti effettuati alla stessa ora dagli stessi ufficiali di polizia giudiziaria, quasi che invece di singoli fossero collettivi. Oppure i verbali che riportano la testimonianza dello stesso Sempio, ma non le interruzioni e soprattutto l’intervento di un’ambulanza in soccorso del commesso, il quale, di fronte alle domande degli inquirenti, si sarebbe sentito male, ma gli investigatori avrebbero taciuto del malessere ai pm. Tutti errori, tutte dimenticanze casuali? Sarà, ma gli stessi magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati chi aveva il compito di investigare. E quando mai si è visto che l’ex procuratore e una squadra di agenti di polizia giudiziaria finissero accusati di aver nascosto degli indizi o, peggio, di essersi fatti corrompere dalle persone su cui dovevano indagare?
L’ultima notizia riguarda un’ex pm che sostenne l’accusa contro Stasi, che una volta lasciata Pavia per Milano, dove ha ricoperto la carica di sostituta procuratrice generale, per i familiari di Chiara Poggi sarebbe stata la persona a cui rivolgersi per cercare di fermare l’inchiesta bis contro Andrea Sempio. In pratica, i genitori della vittima speravano di poter impedire che si tornasse a indagare sul delitto attraverso un intervento dall’alto, cioè della Procura generale di Milano. Un esposto contro i pm di Pavia per fermare l’inchiesta, che secondo i Poggi sarebbe stato suggerito dall’ex pubblico ministero, è il perfetto corollario di una vicenda dove appare chiaro che l’errore giudiziario è l’aspetto minore e meno inquietante.
A Garlasco emerge una commistione di interessi e di pressioni che nulla hanno a che fare con la giustizia. C’è un giallo nel giallo, che va oltre l’assassinio di Chiara, e coinvolge chi aveva il compito di fare le indagini e assicurare alla giustizia il colpevole ma non lo ha fatto. In questo caso, a prescindere da Stasi e Sempio, nulla torna. Io mi auguro che prima o poi si stabilisca in via definitiva chi è il killer della giovane. Ma mi domando anche come evitare che un domani non si ripeta un caso del genere, con magistrati accusati di essersi fatti corrompere e uomini della polizia giudiziaria imputati di aver lavorato per salvare i colpevoli invece di consegnarli alla giustizia.
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Luca Zaia (Imagoeconomica)
Tanto più se questo romanzo è forte come dice lei. «Spaccherà», ha anticipato infatti. Perciò noi non vediamo l’ora di leggerlo: siamo sicuri che il suo romanzo spaccherà davvero tutto. Ma proprio tutto. Forse persino il centrodestra.
Non conosciamo ancora la trama del suo capolavoro, infatti, ma conosciamo le trame, assai meno avvincenti, che si stanno tessendo a Roma. Per esempio, si è parlato della sua partecipazione a quella che i giornali hanno definito la «convention anti Tajani» con il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. Notizia smentita: si sa, certi retroscenisti politici sanno inventare storie più che i grandi romanzieri come lei. Però capirà che il dubbio resta: ce lo siamo chiesti tante volte negli ultimi tempi, mentre lei si esprimeva a favore dell’eutanasia («il fine vita è un diritto»), della legalizzazione della cannabis («non fa male alla salute») e delle politiche gender («scelta di civiltà»): a chi è, caro Zaia, che sta strizzando l’occhio (o anche solo l’Occhiuto)?
Trevigiano di Godega di Sant’Urbano, diplomato alla scuola enologica e poi laureato in agraria a Udine, per molti anni pr nelle discoteche del Veneto, autodefinitosi «pannelliano» e «gandhiano», leghista dai primi anni Novanta, consigliere comunale dal 1993, quindi presidente della provincia di Treviso (1998-2005), vicepresidente del Veneto (2005-2008), ministro dell’agricoltura (2008-2010) e presidente del Veneto (2010-2025), dopo che le è stato negato il terzo mandato ha optato per la carica di presidente del Consiglio regionale. E nel frattempo si tiene le mani libere per scrivere romanzi e non solo. Da qualche tempo lei si dedica a un’altra iniziativa editoriale di successo, un podcast intitolato Il fienile e girato proprio tra le balle. Di fieno, per il momento.
Ovvio: «O di paglia o di fieno, purché il corpo sia pieno», dicevano i nostri vecchi. Ma leggendo la notizia del romanzo «che spacca» ci è venuto un dubbio: non è che lei sta diventando come Veltroni? Ci pensi: scrive saggi ma anche romanzi, è vicino a chi sta con Tajani ma anche a chi fa l’anti Tajani, sostiene la politica del centrodestra ma anche i temi etici del centrosinistra. Se il suo romanzo s’intitolerà «I care» e il protagonista porterà le camicie botton down, allora capiremo che la trasformazione è compiuta. Del resto gli Happy Days ce li ha avuti pure lei. Meno felici altri giorni, quelli del Covid, quando era in prima fila per la campagna vaccinale (o «vaginale» come disse con una delle sue clamorose gaffe). Ricordo che allora citò i versi di un grande poeta del 233 a.C. Eracleonte da Gela.
Un poeta, ovviamente, mai esistito, come il grande centro. Spero che il romanzo non gliel’abbia ispirato lui.
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