{{ subpage.title }}

«In Nagorno Karabakh l'Armenia viola il diritto internazionale»

«In Nagorno Karabakh l'Armenia viola il diritto internazionale»
Ansa

Ci scrive l'ambasciatore dell'Azerbaijan in Italia Mammad Ahmadzada

Spettabile Direttore, scriviamo in riferimento all'articolo a firma di Ignazio Mangrano «Le elezioni nel Nagorno Karabakh come garanzia per la pace e la sicurezza nella regione» pubblicato nel vostro giornale lo scorso 9 maggio 2020.Purtroppo dobbiamo evidenziare come l'impostazione generale dell'articolo, in particolare l'approccio alle così dette "elezioni" in Nagorno Karabakh, territorio dell'Azerbaigian sotto l'occupazione militare da parte dell'esercito dell'Armenia, così come alle radici del conflitto e alla situazione attuale, rischi di sostenere le rivendicazioni territoriali dell'Armenia contro l'Azerbaigian e gli sforzi della prima per mantenere lo status quo ed imporre il fait-accompli nei territori occupati, per consolidare le consequenze dell'aggressione militare.

Il Nagorno Karabakh è la parte montuosa del Karabakh, una terra storica dell'Azerbaigian. Dai tempi antichi fino all'occupazione dell'Impero zarista, all'inizio del 1800, questa regione era parte di diversi stati azerbaigiani, da ultimo il khanato del Karabakh. Il Trattato di Kurakchay del 1805 stabilì il passaggio del khanato del Karabakh all'Impero russo. Al Trattato di Turkmanchay del 1828, come conseguenza delle guerra tra Russia e Iran, seguì un massiccio trasferimento di armeni nei territori azerbaigiani, in particolare in Karabakh, con un notevole aumento nel corso della prima guerra mondiale. Nel 1978 fu eretto un monumento in Karabakh, a riprova del 150mo anniversario dell'arrivo degli armeni nella zona, deliberatamente distrutto dagli stessi armeni a seguito del conflitto. Il 28 maggio 1918 fu proclamata la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian e l'Assemblea Nazionale Armena del Nagorno Karabakh ha riconosciuto ufficialmente l'autorità dell'Azerbaigian. Il 28 aprile 1920 la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian venne occupata dall'armata rossa e fu creata la Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. Il 5 luglio 1921 il Bureau Caucasico del Comitato Centrale del Partito Bolscevico decise di mantenere il Nagorno Karabakh all'interno della RSS dell'Azerbaigian, non di "trasferirlo" o "assoggettarlo" alla normativa azerbaigiana, contrariamente da quanto tipicamente affermato da fonti armene.

Il 7 luglio 1923, il Comitato Esecutivo Centrale della Rss dell'Azerbaigian emanò un Decreto "Sulla formazione della Provincia Autonoma del Nagorno Karabakh" (Nkao). I confini amministrativi della Provincia vennero definiti in modo che gli armeni ne rappresentassero la maggioranza. Possiamo dire che le radici del conflitto sono dunque nel trasferimento degli armeni nei territori azerbaigiani, oltre che nella decisione di creare una provincia autonoma nella parte montuosa della regione del Karabakh dell'Azerbaigian. Dalla fine degli ottanta del XX secolo l'Armenia ha avanzato le sue rivendicazioni territoriali contro l'Azerbaigian, aspirando all'annessione della regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh, insieme con la deportazione di 250 mila azerbaigiani dalle loro terre storiche in Armenia. A questo ha fatto seguito l'aggressione militare da parte dell'Armenia contro l'Azerbaigian, che ha portato all'occupazione militare del 20% dei territori dell'Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti - il 100% della popolazione di questi ultimi era azerbaigiana, e ha avuto come conseguenza una pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani nei territori occupati - con più di 1 milione di rifugiati e profughi interni, e la distruzione di tutti i monumenti storici azerbaigiani presenti nel territorio.

L'Armenia ha violato gravemente il diritto internazionale umanitario e commesso numerosi crimini di guerra, tra cui il genocidio di Khojaly, l'evento più drammatico del conflitto, che ha visto l'uccisione di 613 civili azerbaigiani, per mano dell'esercito dell'Armenia, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992. I documenti di numerosi organismi internazionali, incluse risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu 822, 853, 874 e 884 del 1993 confermano la regione del Nagorno-Karabakh come parte integrale dell'Azerbaigian, riaffermano il rispetto per la sovranità, l'integrità territoriale e l'inviolabilità dei confini internazionalmente riconosciuti della Repubblica dell'Azerbaigian, condannano l'occupazione dei territori azerbaigiani e chiedono il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze armate dell'Armenia da tutti i territori occupati dell'Azerbaigian, che sono stati ripetutamente e costantemente ignorati da parte dell'Armenia. La creazione da parte dell'Armenia nei territori occupati dell'Azerbaigian di un regime fantoccio, la così detta "repubblica del Nagorno Karabakh" o "repubblica dell'Artsakh", in definitiva nient'altro che il prodotto dell'aggressione militare e della discriminazione razziale e che non è riconosciuto da nessuno stato al mondo, inclusa la stessa Armenia, ha l'obiettivo di mascherare le conseguenze della sua aggressione, mantenere lo status quo e imporre il fait-accompli nei territori occupati. Lo svolgimento di così dette "elezioni" nei territori occupati dell'Azerbaigian rappresenta un ennesimo tentativo dell'Armenia di raggiungere questo obiettivo. Le ultime così dette "elezioni", come tutte le altre, sono state considerate illegali, quindi condannate e respinte da parte della comunità internazionale: tra i vari stati, inclusa l'Italia, compaiono anche numerosi organismi internazionali.

L'Azerbaigian sostiene negoziazioni sostanziali e orientate ai risultati per risolvere il conflitto, riferendosi sia alla legge suprema del nostro stato che al diritto internazionale. La soluzione graduale del conflitto - ovvero un'eliminazione graduale delle sue conseguenze, in cui la fase iniziale è la liberazione dei territori occupati intorno al Nagorno-Karabakh, il ritorno degli azerbaigiani espulsi da questi territori alle proprie case e l'apertura delle comunicazioni tra l'Azerbaigian e l'Armenia - per molti anni è stato oggetto di discussione e si riflette chiaramente nelle dichiarazioni dei co-presidenti del Gruppo del Minsk dell'Ocse. Si suppone quindi di garantire le condizioni per una vita congiunta di entrambe le comunità della regione del Nagorno-Karabakh per qualche tempo, tenendo conto nelle fasi successive dello status della regione nel quadro dell'integrità territoriale dell'Azerbaigian. L'Armenia, paese occupante, tenta di giustificare la sua aggressione militare usando questioni di sicurezza e il principio di autodeterminazione dei popoli.

È impossibile parlare di sicurezza senza eliminare il fattore di occupazione e senza ripristinare i diritti fondamentali di rifugiati e profughi azerbaigiani. La presenza delle forze armate dell'Armenia nei territori occupati è la principale fonte di minaccia alla sicurezza e il maggiore ostacolo alla soluzione del conflitto. Il diritto di autodeterminazione si riferisce ad un popolo ed il popolo armeno già ha esercitato questo diritto creando lo stato dell'Armenia. Prima del conflitto, nel Nagorno Karabakh risiedeva una popolazione costituita da abitanti di origine armena ed azerbaigiana, ma l'esercito dell'Armenia ha espulso totalmente gli azerbaigiani dalla regione. Solo dopo il ritorno degli azerbaigiani in questa area, si potrebbe considerare un'autonomia per la regione, sempre all'interno dell'integrità territoriale dell'Azerbaigian. Scopo di questa nostra è portare la Verità ai lettori, come insito nel nome stesso vostro quotidiano, che molto apprezziamo, e restiamo a completa disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti, disponibili anche ad un eventuale incontro conoscitivo.

Puglia, a rischio 350 milioni di euro di fondi del Pnrr investiti per la sanità
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
Decaro reclama dai medici di base i compensi integrativi versati negli ultimi dieci anni, per circa 70.000 euro a testa.

Ancora non ha prestato giuramento e già si trova tra le mani una vera patata bollente, Antonio Decaro, neoeletto governatore della Puglia. Da un lato il tacito patto di mutuo soccorso con l’amica Emilia-Romagna, difficile da rompere; dall’altro, la necessità di non perdere la faccia sui 350 milioni di fondi Pnrr che la «sua» Regione si è aggiudicata per tentare di ricostruire un sistema sanitario a pezzi. La vicenda è quella dei 23 milioni di euro di compensi, versati negli ultimi dieci anni sulla base di un Accordo collettivo nazionale tuttora in essere, e ora chiesti indietro ai medici di base della Puglia dalla Regione, guidata fino allo scorso novembre da Michele Emiliano.

Continua a leggereRiduci
Sul fine vita la Consulta si è fatta autogol
iStock
La Corte costituzionale ribadisce l’esistenza di un diritto al suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento dell’Ssn. Allo stesso tempo, però, dichiara nulla la normativa con cui la Regione Toscana aveva cercato di darvi attuazione.

*Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 204/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul ricorso proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale toscana n. 16/2025 in materia di fine vita, ha, tra l’altro, confermato un principio già espresso nella precedente sentenza n. 132/2025: quello, cioè, secondo cui la persona che si trovi nelle condizioni stabilite dalla stessa Corte Costituzionale nella fondamentale sentenza n. 242/2019 (e alla quale possa, quindi, essere prestato aiuto al suicidio senza che chi lo presta incorra nel reato di cui all’articolo 580 del codice penale) avrebbe il «diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego».

Continua a leggereRiduci
«Io sono notizia» e la fine del confine tra pubblico e privato
«Io sono notizia» (Netflix)

La docuserie Netflix Io sono notizia ripercorre, attraverso la figura di Fabrizio Corona, un passaggio cruciale della storia recente italiana: dagli anni Novanta all’affermazione di un sistema mediatico in cui gossip, potere e vita privata hanno progressivamente cancellato ogni confine.

Continua a leggereRiduci
La star di Hollywood vuota il sacco. «Celebrità di destra nella lista nera»
Rob Schneider (Getty Images)
L’attore Rob Schneider denuncia il «marciume» del mondo dello spettacolo progressista: «Chi ha idee conservatrici viene boicottato. Quando ho detto come la pensavo è stata la fine della mia carriera».

Small circle. Il circolino a Hollywood con vista su Rodeo Drive, faccenda antica. È piccolo nella definizione ma grande chilometri quadrati nell’espansione ipocrita, che parte dal socialismo liberal delle ville con piscina descritte da Sydney Pollack e Frank Perry nel geniale Un uomo a nudo (1968) e arriva al woke conclamato di questi anni, con il decalogo dei parametri inclusivi per concorrere all’Oscar. Fra i quali non dev’essere compreso il termine «conservatore», equiparato a una bestemmia perché sinonimo di suprematismo bianco. La più recente fotografia della realtà è stata scattata dal comico, attore e regista Rob Schneider, che due giorni fa in un podcast della Fox ha denunciato l’esistenza di «una lista nera delle celebrità conservatrici», ha specificato che «parlare pubblicamente delle convinzioni politiche di destra equivale a non lavorare» e ha concluso che tutto ciò definisce «il marciume dell’anima di Hollywood».

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy