Da oggi le imprese saranno obbligate ad assicurarsi dal meteo estremo

Più costi per le imprese a causa dello Stato che è inadempiente. Non riuscendo a svolgere il suo compito di messa in sicurezza del territorio proteggendolo dalle calamità naturali, impone alle attività produttive di pensarci per proprio conto. Ecco quindi l’obbligo, in vigore da oggi, per le medie imprese con organico tra i 50 e i 250 dipendenti (escluse quelle agricole) di stipulare una polizza contro i danni provocati dalle catastrofi naturali ai beni utili ad esercitare la propria attività. Per le grandi aziende, la scadenza era già scattata il 31 marzo scorso mentre le piccole, quelle con meno di 50 occupati, e le micro con meno di 10 addetti, hanno tempo entro il 1° gennaio 2026. Per pesca e dell’acquacoltura il termine scade il 31 dicembre.
La possibilità di fare i furbetti è a proprio rischio e pericolo. Per chi è inadempiente non è prevista una multa, ma se pizzicato avrà comunque dei problemi rilevanti.
Vediamo il dettaglio. La polizza catastrofale arriva con la legge di bilancio 2024 che ha voluto mettere un punto alle spese importanti sostenute dallo Stato per frane, alluvioni, terremoti, inondazione ed esondazioni, intestando alle imprese l’onere di avere una copertura assicurativa. Il nostro Paese è sempre più flagellato da rovesci meteo estremi che impongono allo Stato interventi di risarcimento importanti che vanno a gravare sul bilancio pubblico.
Quasi il 95% dei Comuni italiani è a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera.
L’Ania (l’associazione delle imprese assicurative) ha stimato una penetrazione assicurativa media per sisma e alluvione del 20% per le medie imprese e di circa il 60% per le grandi. Il Cineas, Consorzio universitario fondato dal Politecnico di Milano, ha calcolato che il costo per lo Stato è di circa 3,5 miliardi l’anno. Basta pensare che le alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana del 2023 hanno provocato perdite per 800 milioni di euro. Questo perché il territorio non viene messo in sicurezza con interventi preventivi ma tutto è lasciato al caso.
Ora spetta alle aziende cautelarsi dai disastri ambientali. La polizza catastrofale tutela una vasta gamma di beni dell’attività come terreni, fabbricati e relative parti impiantistiche e strutturali, macchinari e impianti produttivi, attrezzature industriali e commerciali. Esclusi, invece, magazzino e simili (merci e prodotti): chi li vuole assicurare deve chiedere un’estensione della polizza.
L’obbligo di sottoscrizione non comprende gli eventi atmosferici quali grandine, trombe d’aria e mareggiate, che richiedono garanzie accessorie specifiche. Per i terremoti serve invece la dichiarazione di stato di calamità.
Secondo un’analisi condotta dall’istituto mUp research, le più esposte sono le piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 90% delle aziende attive in Italia, circa 4,5 milioni. A settembre 2024, l’istituto di ricerca ha calcolato che più di 278.000 imprese avevano riportato danni per calamità nei 12 mesi precedenti: a livello di perdite economiche, l’ammanco stimato è pari a 3 miliardi di euro, non sempre colmati dagli aiuti statali.
La norma prevede limiti all’indennizzo. Le polizze possono prevedere uno «scoperto o franchigia» con un tetto massimo del 15% del danno e limiti di indennizzo variabili a seconda della somma assicurata: per le coperture fino a 1 milione di euro resta valido il limite massimo del 15% di scoperto. Per la fascia da 1 milione a 30 milioni di euro, è garantito un indennizzo minimo pari al 70% della somma assicurata mentre per coperture oltre i 30 milioni di euro, o per le grandi imprese, il valore dei massimali o il limite di indennizzo è lasciato alla negoziazione delle parti.
Naturalmente coprirsi dai danni comporta un onere per l’impresa. Questo è il vero punto debole poiché spesso le piccole realtà, strette dalla crisi, sono alle prese con bilanci poco capienti.
Andrea Ghizzoni, managing director assicurazioni di Facile.it, spiega che il costo dell’assicurazione dipende da una serie di fattori. «Incide la rischiosità del territorio dove sono gli immobili dell’azienda e la vulnerabilità dei beni assicurati». Il manager pone tra le variabili che influenzano l’onere della polizza anche «le caratteristiche costruttive dell’immobile, il tipo di attività svolta dall’impresa, la collocazione all’interno dell’edificio e il capitale investito». Un esempio? Secondo Facile.it, ipotizzando un ristorante del valore di 300.000 euro con un’attrezzatura da 100.000 euro, sarà possibile sottoscrivere una polizza più bassa a Milano, pari a 343,50 euro mentre sarà più a cara a Roma e a Palermo, rispettivamente pari a 401 e 469 euro.
Chi non si adegua alla normativa non incorre in sanzioni ma perde contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche. Inoltre rischia di vedersi negato il credito dalle banche che possono ritenere troppo rischiosa la posizione dell’azienda.
Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato che «le imprese hanno la garanzia, nel caso di un evento catastrofale, di essere rimborsate in pochi giorni».





