Imola non è solo autodromo e motori: pure in arte e cucina va a tutta velocità

Imola è un trattino. Non uno qualunque, ma «quel trattino che unisce l’Emilia e la Romagna, collegando come un ponte simbolico storia, tradizioni, specialità e identità delle due terre ed esprimendo forse il meglio dell’una e dell’altra». Così il sindaco Marco Panieri descrive la (sua) città.
Che effettivamente, se all’anagrafe rientra nella provincia di Bologna e gravita, quindi, nell’orbita emiliana - rinomata per alta cultura e cucina certificata, dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico - nell’indole accogliente e nel buon umore contagioso rispecchia il carattere romagnolo.
E poi ci mette del suo, un quid sprintoso e genuino, che carica «quel trattino» di interesse e valore forse inattesi. Perché la città, celebre nel mondo per il suo storico circuito automobilistico, spicca e brilla non solo per pista e motori. Certo, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari - un tracciato tecnico e impegnativo, con curve insidiose e rettilinei da brivido che sfidano i piloti più esperti e sono per gli appassionati sinonimo di adrenalina, leggenda e cavallino rampante - è il biglietto da visita, oltre che palcoscenico di grandi eventi e concerti. Ma non l’unico motivo per scoprire e soprattutto vivere Imola, gioiello che splende in arte e in cucina, per atmosfera genuina e alta qualità della vita.
Con 70.000 abitanti (di cui 130 centenari, dimostrazione in carne e ossa di quanto bene e a lungo si viva a Imola), 50.000 alberi e 15 minuti a piedi per muoversi tra centro storico, autodromo e stazione, la città concentra una serie di luoghi speciali e di specialità.
Il centro storico ricalca l’impianto urbano romano impostato su cardo e decumano e ha in piazza Matteotti il suo salotto a cielo aperto. Ampia e ben tenuta, raccoglie una serie di palazzi d’epoca, tra cui il rinascimentale Palazzo Sersanti e il Palazzo Comunale. In quest’ultimo, visitabile, sfilano sale e saloni seicenteschi, con soffitti alti, pareti affrescate, lampadari di Murano, oltre a un bel calendario di mostre temporanee. Proprio sotto, negli storici locali dell’ex Caffè Bacchilega, si trova l’indirizzo delle dolci tentazioni del rinomato pasticcere Sebastiano Cariddi, che qui ha aperto il suo terzo punto vendita nell’autunno del 2024 e che da allora continua a prendere per la gola abitanti e visitatori (www.sebastianocaridi.it). Impossibile resistere a gelati e piccola pasticceria, un concentrato bello e buono di golosità che rende il locale una tappa d’obbligo. Non da meno, a pochi passi, l’antica Farmacia dell’Ospedale Santa Maria della Scaletta. Sotto i portici di un edificio del XV secolo, conserva un ambiente rimasto al Settecento, con arredi in legno, antichi vasi in maiolica per i medicinali, bilance e pesi dei tempi che furono. Un’autentica meraviglia. Poco oltre Imola sorprende ancora, con un’accoppiata d’eccezione. A formarla, Palazzo Tozzoni - nobiliare casa-museo perfettamente conservata, con un’imponente scalinata, impreziosita da sculture in stucco, che accompagna al piano nobile, ricco di arredi, suppellettili e circa 170 dipinti, testimoni dello stile tardo-barocco bolognese, e custode di una storia d’amore disperata - e la duecentesca Rocca Sforzesca (ora in restauro).
Dal Medioevo al Terzo millennio il passo è breve a Imola. Ecco l’Osservanza, che da ospedale psichiatrico è rinata a nuova vita: con un investimento di oltre 20 milioni di euro sostenuto dal Comune di Imola, dal Consorzio Con.Ami e dai fondi Pnrr, è diventata Parco dell’innovazione, un avveniristico polo culturale aperto a talenti ed eccellenze, tra cui l’Accademia pianistica internazionale, tra le istituzioni musicali più prestigiose al mondo. Un modello di rigenerazione urbana di primo, primissimo livello.
E di primissimo livello è anche la cucina del due stelle Michelin San Domenico (www.sandomenico.it), esclusivo tempio gastronomico capace di trasformare una degustazione in un viaggio nella tradizione italiana. Tra i piatti best seller, l’uovo in raviolo San Domenico, con burro di malga, Parmigiano e tartufo e, ovviamente, i tortellini. Non stellata, ma da sogno l’esperienza conviviale di Callegherie Osteria (www.callegherie.it), dove cucina contemporanea e accoglienza completano il racconto di una città che, in «quel trattino», riesce davvero a tenere insieme mondi diversi, senza mai perdere la propria identità.
Info: www.comune.imola.bo.it; www.imolamusei.it; www.autodromoimola.it.


















