La Merkel paga il prezzo dei migranti
Ansa

Se il nostro presidente del Consiglio è stato fregato al vertice europeo, perché il governo tedesco vacilla proprio sulla gestione dei flussi? In realtà il veto italiano ha cambiato l’agenda Ue e spezzato il giocattolo d’oro delle Ong.

Lo hanno descritto come un povero fessacchiotto, che avendo vinto la nomina a presidente del Consiglio alla lotteria della politica è passato all’improvviso e senza merito dalle aule universitarie a quelle parlamentari. Stordito dallo stupore e travolto dall’entusiasmo di poter stringere le mani di Angela Merkel e di Emmanuel Macron, Giuseppe Conte non si sarebbe neppure accorto di essere stato infinocchiato nel recente vertice europeo dedicato ai migranti. I commenti si sono sprecati. Il premier ha firmato senza accorgersi di aver infilato il collo dell’Italia nel cappio. L’accordo, invece di essere un passo avanti, è due passi indietro. Ci hanno preso in giro e ora ci chiederanno pure di pagare il conto. Sul famoso incontro di domenica scorsa si è insomma letto di tutto e ovviamente tutto in negativo, perché nessuno era nemmeno lontanamente disposto a credere che un professorino di diritto abituato alle buone maniere potesse battere i pugni a Bruxelles. Così è passato il concetto che il capo del governo italiano, dopo 13 ore di negoziato, si sia arreso alla furbizia di una vecchia volpona come Angela Merkel e alle trappole di una giovane faina come Emmanuel Macron.

Poi, però, ecco che la cancelliera di ferro torna in patria e si scopre improvvisamente di latta, perché il suo ministro dell’Interno, un tipo che dice le stesse cose di Matteo Salvini, ma siccome le dice in tedesco è ritenuto accettabile dalla buona società dei giornali, non ci sta e dice che non si è raggiunto un accordo per rispedire i clandestini oltrefrontiera. Horst Seehofer, omologo teutonico del capo leghista, sventola le dimissioni e minaccia di far dimettere la stessa Merkel, levandole l’appoggio del suo partito, la potente Csu bavarese, che pur facendo parte dei popolari ha posizioni simili a quelle del Carroccio. E allora la domanda viene naturale, e riguarda ciò che hanno scritto nei giorni scorsi alcuni valenti colleghi della carta stampata. Ma se Conte è uno sprovveduto che non ha capito niente di quanto è successo e ha messo la firma sotto la condanna a morte dell’Italia, perché Seehofer, invece di gioire, s’incazza? Ma se la nostra, dell’Italia, è stata una resa, anzi una presa per i fondelli da parte di Francia e Germania, perché i tedeschi non esultano, ma si lamentano fino al punto da volerla far pagare ad Angela Merkel buttandola giù dal trono?

A questo interrogativo i soloni del giornalismo e della politica replicano che Seehofer è in campagna elettorale, perché a ottobre si vota in Baviera e lui non vuole perdere. A Monaco e dintorni andrebbe alla grande il movimento nazionalista di destra Alternative fürDeutschland, che è contro i migranti, dunque gli italiani non si devono rallegrare se il ministro dell’Interno di Berlino fa le scarpe alla Merkel, perché lui è peggio della signora. Ovviamente noi non sappiamo chi sia meglio fra i due, né se ci sia da augurarsi la caduta della cancelliera di ferro per vederla rimpiazzata da un ministro d’acciaio. Semplicemente ci limitiamo a una considerazione: ma se Giuseppe Conte avesse digerito senza fare obiezioni la linea della Merkel, ovvero un inasprimento delle regole di Dublino, se avesse detto sì alle richieste di Berlino di riprendersi i clandestini passati per l’Italia, e non avesse eccepito alcunché di fronte alle richieste di creare centri per migranti a casa nostra, sarebbe andata meglio? Questi maestrini dalla penna rossa avrebbero forse scritto che il presidente del Consiglio aveva avuto successo a Bruxelles perché si era allineato a Francia e Germania? Ovviamente no, gli stessi che poi hanno sparato contro di lui, in tal caso l’avrebbero spellato vivo.

La realtà è che Conte ha posto il veto su un’intesa che non era certo a noi favorevole, facendo passare in secondo piano, e dunque rendendolo accettato di fatto, il blocco dei porti alle navi delle Ong. I tassisti di profughi dalla scorsa settimana sono praticamente spariti dal Mediterraneo. Malta, che prima faceva affari con loro, ha sequestrato le loro navi, proibendo il rifornimento di carburante e viveri alle altre. Alcune di queste imbarcazioni sono ferme a Marsiglia, altre in Spagna, ma il sistema messo in campo per trasformare il nostro Paese in un immenso campo profughi è di fatto scomparso.

Si può pensare che Giuseppe Conte sia un gagà sprovveduto, capace solo di fare eleganti baciamano e di inchinarsi con stile, rispondendo in un buon inglese alle domande dei giornalisti stranieri. Ognuno in questo Paese può dire e scrivere ciò che gli pare, sciocchezze comprese. Al momento noi ci sentiamo solo di dire che a Palazzo Chigi non c’è un manichino e che a Berlino, da ieri, al posto di un tamburino di ferro forse c’è una tamburina di latta.

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