Il leader separato dal suo popolo. Ai democratici il regalo più grande
  • Sospesi tutti i comizi nei prossimi giorni, è a rischio anche il dibattito tv del 15 ottobre. Una campagna solo virtuale sarebbe un assist per Joe Biden. Intanto i repubblicani non hanno un piano B per un nuovo ticket.
  • In condizioni più serie la consigliera che li ha contagiati. Il vice prende il suo posto in una video chiamata con i governatori. La Casa Bianca: «Lavora al telefono».

Lo speciale contiene due articoli

La notizia della positività di Donald Trump al coronavirus ha aggiunto nuova incertezza a una situazione politica – quella americana – già di per sé abbastanza ingarbugliata. Secondo quanto riferito dal suo medico, al momento il presidente risulterebbe in condizioni relativamente buone e sarebbe pronto a proseguire i suoi impegni dalla Casa Bianca. Tuttavia alcuni impatti sulla campagna elettorale hanno già avuto luogo, a partire dalla cancellazione di un comizio che si sarebbe dovuto tenere in Florida venerdì. Stessa sorte dovrebbe toccare a un evento di oggi in Wisconsin e a uno di lunedì in Arizona. In tutto questo, il candidato democratico, Joe Biden, si è sottoposto ieri al tampone, che ha dato esito negativo. Il timore è che potesse essere stato contagiato da Trump martedì, in occasione del primo duello televisivo tra i due.

E proprio il destino dei prossimi confronti tv resta al momento appeso a un filo. Teoricamente i candidati dovrebbero partecipare ad altri due dibattiti, il 15 ottobre a Miami e il 22 ottobre a Nashville: due eventi che risultano adesso fortemente a rischio. Posto che Biden continui comunque ad essere un soggetto vulnerabile sul fronte sanitario, Trump potrebbe magari anche riprendersi entro metà mese, ma non è granché probabile che ciò accada. Senza poi dimenticare che, già prima della sua infezione, circolavano ipotesi secondo cui l’ex vicepresidente volesse rifiutarsi di partecipare ai nuovi confronti, se non fossero state prima introdotte regole più stringenti sulla durata degli interventi.

Non è al momento chiaro quali saranno gli impatti politici di questa «sorpresa di ottobre». Molto dipenderà probabilmente da come si evolverà la salute del presidente. Qualora le sue condizioni peggiorassero, ciò potrebbe costituire un problema anche sul fronte politico: gli elettori americani prestano infatti tradizionalmente molta attenzione alla salute dei candidati presidenziali. Nel caso invece le condizioni di Trump restassero relativamente buone e il presidente avesse la possibilità di continuare a condurre la campagna elettorale tramite mezzi telematici, non è escludibile che questa situazione possa per lui trasformarsi in un’opportunità, consentendogli magari un’empatia maggiore anche verso frange elettorali indecise o a lui storicamente ostili. Biden stesso – ha notato Nbc News – rischierebbe di passare per cinico, se lo attaccasse adesso sul fronte del Covid. Il problema per Trump consiste semmai nel non poter essere fisicamente presente a comizi ed eventi nelle prossime settimane. «Trump è un presidente ad alta energia con una personalità gigantesca. Senza il suo personaggio, alla campagna manca la sua fonte di energia», ha sostenuto acutamente il fundraiser repubblicano, Dan Eberhart. Tra l’altro, secondo il giornalista di Fox News Chris Wallace, il presidente rischia di dover sospendere la campagna per almeno 10 giorni.

Inoltre, al di là delle dinamiche elettorali, si registrano incognite anche sul fronte del governo. Dovessero peggiorare le sue condizioni, Trump potrebbe ricorrere al XXV Emendamento, trasferendo temporaneamente i propri poteri al vicepresidente, Mike Pence. Una situazione avvenuta altre tre volte negli ultimi 40 anni: un caso con Ronald Reagan e due con George W. Bush (sempre per interventi chirurgici programmati). Qualora invece Trump fosse impossibilitato a svolgere le proprie funzioni sine die, Pence assumerebbe direttamente il ruolo di capo dello Stato. Per quanto l’attuale vicepresidente abbia confermato di essere risultato negativo al test condotto nella mattinata di ieri, va tuttavia ricordato che, sulla carta, la seconda figura nella linea di successione presidenziale sia quella dello speaker della Camera: carica al momento detenuta dalla democratica anti trumpiana di ferro Nancy Pelosi. Quest’ultima ha riferito ieri di non essere stata al momento contattata dalla Casa Bianca su una eventuale successione, rendendo tuttavia noto di aver fatto un tampone per cautela.

Tra l’altro, qualora Trump fosse impossibilitato a proseguire la sua attività, si verificherebbero problemi anche nel ticket repubblicano. In base a quanto prescritto dallo statuto dell’elefantino, nel caso in cui uno dei componenti del tandem muoia o si ritiri, il comitato nazionale del partito può o riempire direttamente il posto vacante oppure riconvocare la convention nazionale. Un’opzione, quest’ultima che, a un mese esatto dalle presidenziali, appare fortemente improbabile. Così come improbabile risulta al momento l’eventualità che il Congresso riesca a trovare un accordo per posticipare la data delle presidenziali.

Attenzione: non è comunque la prima volta che un presidente in carica si ammala o rischia la propria vita. Nel 1981 Reagan subì un attentato che avrebbe potuto condurlo alla morte, mentre George Washington e Woodrow Wilson sono caduti gravemente malati mentre svolgevano le proprie funzioni. Deceduti invece in carica per problemi di salute sono stati William Harrison, Zachary Taylor, Warren Harding e Franklin D. Roosevelt.

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