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2023-10-30
Il lato oscuro di Halloween
(iStock)
«Dolcetto o scherzetto?». Nell’immaginario comune la festa di Halloween è tutta qui: in un innocuo dilemma tra lo zucchero e la burla, caramelle e risate. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici e, per quanto la festa sia anzitutto eredità di quella celtica di Samhain, vi sono buoni motivi per starne alla larga. Anzitutto perché è qualcosa di estraneo alla nostra cultura, com’ebbe a denunciare anche un esponente della Chiesa non tacciabile di oscurantismo e di simpatie conservatrici come il cardinal Carlo Maria Martini, che a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween – da lui apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica. «Halloween», ammonì Martini, «è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve esser continuata».
Quel che accade nella notte del 31 ottobre è inoltre spesso accompagnato da un’aura sinistra, se non macabra. È così da decenni. Si pensi alla storia delle caramelle avvelenate che verrebbero servite da alcuni malintenzionati ai bambini. Il 28 ottobre 1970, richiamando due episodi però non confermati, il New York Times sollevò la possibilità che, con la scusa del «dolcetto o scherzetto?», qualcuno potesse avvelenare appunto i piccoli; Judy Klemesrud, autrice del pezzo, vagheggiò perfino d’una «lama di rasoio» messa in qualche «mela». Fatto sta che il 31 ottobre 1974, a Houston, un bambino morì sul serio avvelenato: suo padre aveva messo del cianuro in un dolciume.
Su The Conversation, W. Scott Poole, docente di storia, ha scritto che, al di là di qualche caso isolato, gli avvelenamenti con le caramelle sono però una leggenda metropolitana; il che è senza dubbio una buona notizia. Peccato i lati poco piacevoli di Halloween non si fermino qui, dato che sono le cronache a riferire come nella «notte delle streghe» tendano a verificarsi episodi mortali con frequenza notevole.
Per cominciare con l’Italia, nel 2007 la notte di Halloween, a Perugia, fu brutalmente uccisa Meredith Kercher. Era diretto in una discoteca sempre di Perugia e sempre la «notte delle streghe», nel 2011, un autobus finito in una scarpata con circa 50 giovani a bordo. Il 31 ottobre 2017 a New York un attacco terroristico compiuto dal sedicente Stato islamico si è concluso con 8 morti e 16 feriti. Nel 2019, sempre nella stessa fatidica notte, una bimba di 7 anni è rimasta gravemente ferita, a Chicago, da una pallottola vagante mentre faceva «dolcetto o scherzetto?»; è andata peggio a chi era a una festa ad Orinda, in California, dove dopo una sparatoria 4 persone sono rimaste uccise e numerose sono rimaste ferite. Lo scorso anno, una festa di Halloween nel quartiere di Itaewon, a Seul, si è conclusa con una calca soffocante che ha ucciso oltre 150 persone.
Ma questi, si potrebbe obiettare, sono singoli episodi che non provano nulla. Eppure chi si è preso la briga di esaminare i dati ha scoperto che sì, la notte di Halloween è davvero più pericolosa delle altre, risultando sinistramente legata alla morte. Uno studio uscito nel 2019 sulla rivista Jama Pediatrics, con cui si sono consultati i dati della National highway traffic safety administration - per un totale di oltre 1,5 milioni di incidenti stradali, avvenuti tra il 1975 e il 2016 -, ha concluso come il rischio di morte per i pedoni la notte di Halloween sia il 43% più alto. Molti di questi incidenti mortali hanno per vittime bambini, come sottolineato da Christopher Ingraham sul Washington Post. In effetti, quando gli autori dello studio, guidati da John A. Staples dell'Università della British Columbia, hanno esaminato le morti stradali per età, hanno scoperto come la notte di Halloween i pedoni di età compresa tra i quattro e gli otto anni scontino una probabilità 10 volte più elevata d’esser uccisi, rispetto ad altre sere del periodo; un dato che aggrava quello – d’una probabilità di morte 4 volte superiore – già osservato tra il 1975 e il 1996. Sarà perché in quella notte i piccoli escono più numerosi e più a lungo sulle strade? Possibile.
Sta di fatto che, anche là dove non ci scappa il morto, nella «notte delle streghe» ci sono comunque rilevazioni preoccupanti; si pensi a quelle delle forze dell’ordine in Canada in occasione della settimana di Halloween 2008, che hanno registrato - rispetto alla precedente – aumenti del 20% di reati violenti, del’11% di violazioni delle proprietà e del 53% del consumo di stupefacenti. Secondo il criminologo James Alan Fox, già preside della Northeastern University di Boston, «il conteggio dei crimini violenti serali del 31 ottobre» è addirittura «circa il 50% più alto rispetto a qualsiasi altra data dell’anno, e circa il doppio della media giornaliera». Nessuna esagerazione: a Los Angeles nel 2014, quando Halloween cadeva di venerdì, rispetto al solito i crimini sono saliti del 56%.
Sarà anche per questo che un’indagine pubblicata nel 2020 sulla rivista Public Health, pur non registrando l’aumento d’episodi mortali, ha comunque rilevato un maggiore rischio, ad Halloween, d’incidenti, cadute e lesioni, specie tra i giovani maschi. Le cattive notizie non finiscono qui. Un lavoro su Social Science & Medicine, richiamato il simbolismo negativo della «notte delle streghe», ha registrato come essa sia associata a meno nascite, parti cesarei inclusi. Insomma, che la serata del «dolcetto o scherzetto?» sia sinistra pare confermato.
Il punto è che pare essere pure sulfurea. Lo dicono con sorprendente convergenza tante testimonianze di ex satanisti. Si pensi ai racconti di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di «Michela», ex satanista ora suora consacrata che nel suo libro - Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno (2007) - ha scritto: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva».
Anche il celebre esorcista padre Gabriele Amorth definiva «Halloween» come «una trappola del demonio, che le prova tutte». Amorth forse esagerava? Difficile. Anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato che nella sua «esperienza come quella di altri esorcisti» ha visto «come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica».
In effetti, su quest’ultimo aspetto i dati riportati sono chiari. «È ormai ben noto», ha aggiunto sempre padre Bamonte, «che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti». Insomma, padre Amorth non esagerava; proprio come non esageravano «Michela» e quanti denunciano i pericoli d’una notte, comunque la si pensi, più violenta e rischiosa delle altre, specie in un mondo, per dirla con Chesterton, in cui non credendo più a Dio ormai si crede a tutto. Diavolo compreso.
«Le sette sfruttano questa ricorrenza per adescare adepti»
Esorcista e consigliere nell’Associazione internazionale esorcisti, nonché animatore generale del Servizio Anti Sette - che assiste le vittime delle sette e i loro familiari - dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal servo di Dio don Oreste Benzi, don Aldo Buonaiuto è la persona giusta per farsi un’idea sulle insidie spirituali dietro l’apparentemente gioiosa festa di Halloween. Tanto più che sul tema è autore di varie pubblicazioni, tra cui Halloween, Lo scherzetto del diavolo (Sempre) e Gli artigiani del diavolo (Rubbettino), con la prefazione del Segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin.
Don Bonaiuto, quali sono i pericoli di Halloween per i giovani?
«Molti ritengono che i suoi festeggiamenti siano in collegamento con le due ricorrenze di Ognissanti e della commemorazione dei nostri cari Defunti, l’1 e 2 novembre, allo stesso modo in cui il carnevale introduce la Quaresima. In realtà, analizzando l’impostazione attuale del fenomeno “Halloween”, non esiste in esso nulla di religioso o spirituale. Solo il mondo dell’occultismo lo celebra con i propri rituali come grande momento propiziatorio e - a loro dire - di forti energie malefiche. Se un significato pseudo-religioso c’è, in Halloween, è quindi solo in negativo. In questi ultimi decenni il mondo dell’esoterismo ha trasformato questo avvenimento in un rituale collettivo altamente propagandistico, interessando e coinvolgendo i bambini e i giovani. La domanda originaria si è trasformata in: “dolcetto o scherzetto?” ma se ripercorriamo la sua storia e le sue leggende, partendo dalla superstizione celtica, possiamo scoprire che la domanda non era quella odierna, e neanche quella della traduzione letterale “trucco o divertimento?”. Al fine di ingraziarsi la notte di Samahin, il tempo delle tenebre, druidi passavano di casa in casa a chiedere l’offerta con la domanda “maledizione o sacrificio?”»
Lei ha scritto di una «malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto». Che alleanza è?
«È un’alleanza che non si realizza sempre apertamente, ma in modo subdolo e nascosto sotto una coltre illusoria e fantastica di festa, di divertimento ingenuo e di allegra mascherata. Cosa c’è, sembra suggerirci, di più innocente di qualcosa organizzato per la gioia dei bimbi? Questo evento invece per alcuni non è affatto innocente. È indubbio che Halloween sia diventato sempre più un business partendo già da molti anni negli Stati Uniti diventando tra le più importanti e proficue ricorrenze commerciali. Sarebbe però un errore attribuire il successo di pubblico al solo aspetto ludico commerciale, poiché sotto l’apparenza consumistica si può celare ben altro, purtroppo! Il retroscena di questa “festa” è inquietante».
Perché?
«Il retaggio culturale è antico, affonda le radici nel tempo dei druidi, la casta sacerdotale dei Celti, popolazione indo-europea, di religione pagana. Nella notte di Samhain, il 31 ottobre celebravano il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, e quindi, la sconfitta del dio della luce. Credevano che, in quella notte, le anime dei defunti tornassero in vita per partecipare ai rituali orgiastici e banchettare con i viventi, mascherati nell’occasione con le pelli degli animali appositamente uccisi per la cerimonia. Oggi invece Halloween vuole rendere simpatico il mondo delle tenebre, in modi diversi introduce i giovani all'occulto, allo spiritismo, alla stregoneria, quando non al satanismo, li abitua al “buio” fisico e morale in forma di gioco. Li addestra ad una “cultura di morte”».
Come Servizio Anti Sette, avete da anni un numero verde nazionale (800228866) collegato con la Polizia di Stato per aiutare le vittime delle sette, appunto. Avete avuto casi di giovani che, affascinati dall’occulto in questo periodo dell’anno, si sono avvicinati al mondo delle sette?
«Sì, purtroppo ne abbiamo avuti diversi perché il periodo di Halloween, che inizia dalla fine di settembre, è un’occasione per adescare nuovi adepti. Per i satanisti, per gli adoratori del Male, Halloween è la festa più importante, il Capodanno, il compleanno di Lucifero. Nella notte del 31 ottobre, mentre ingenui ragazzi si incontrano per divertirsi innocentemente quanto allegramente in un gioco sociale, gli occultisti compiono riti sacrileghi, profanano cimiteri, compiono messe nere, usano droghe»
Con la pandemia è cresciuto l’isolamento dei giovani con la permanenza su Internet. Ciò può aver aumentato l’adescamento verso ambienti settari?
«Sicuramente sì, perché la pandemia ha spinto il mondo settario a relazionarsi sempre più, e a volte in modo esclusivo, e quindi senza neanche conoscersi, attraverso il web. Alcune vittime delle sette sono state, e vengono, distrutte da questi circuiti dove l’adepto è spinto ad eseguire ordini e ogni sorta di comandi senza incredibilmente mai conoscere nella realtà i soggetti proponenti».
Che consigli darebbe a dei genitori i cui figli si accingono a festeggiare Halloween truccandosi da streghe o vampiri?
«Mi piace ricordare e rispondere con le parole del Servo di Dio don Oreste Benzi. Nel 2007 scriveva: “Esortate i vostri figli dicendo loro: vuoi giocare e divertirti con i demoni e gli spiriti del male o invece scegli di gioire e far festa con i Santi che sono gli amici simpatici e meravigliosi di Gesù?”».
Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti»
Halloween non piace neppure a papa Francesco. Lo si può dire con certezza alla luce di quanto affermato nel 2019 dal pontefice argentino, che all’Angelus disse: «In questi giorni, in cui, purtroppo, circolano anche messaggi di cultura negativa sulla morte e sui morti». Un riferimento chiarissimo. Del resto i cattolici, anziché uscire la notte del 31 ottobre travestiti da mostri oppure da cadaveri, il giorno successivo hanno un appuntamento assai importante: quello di Ognissanti, la festa di tutti i Santi appunto; una solennità la cui origine - a differenza di quella d’importazione, costruita attorno a «dolcetto o scherzetto?» - affonda nella notte dei tempi. Pare infatti abbia le sue radici nel martirio di Policarno di Smirne, morto nell’anno 155.
Nel suo La liturgia della Chiesa (Jaca Book), Michael Kunzler specifica come la festa di tutti i Santi sia stata all’inizio «promossa dalla Chiesa orientale» per poi essere «accolta a Roma quando il papa Bonifacio IV ebbe dall’ambasciatore Foca il Panteon di Agrippa, che consacrò a tutti i martiri e alla Vergine […] la festa di Ognissanti passò quindi nell’ambiente della corte di Carlo Magno».
Fu allora che il monaco sassone maestro di Carlo Magno, Alcuino di York – al quale dobbiamo, fra le altre cose, l’introduzione nel Canone della messa del Memento dei morti –, traslò la data originaria della festa di Ognissanti, fissata allora al 13 maggio, al 1° novembre. Tale spostamento fu manifestamente finalizzato alla cristianizzazione della festa celtica di Samhain anche se, come abbiamo ricordato poc’anzi, non c’è dubbio che la cultura celtica fosse avviata al tramonto ben prima dell’avvento del cristianesimo, come dimostra il declino, già in tarda antichità, della lingua celtica, che oggi sopravvive in contesti – soprattutto se rapportati al passato – decisamente marginali.
Ad ogni modo l’intuizione di Alcuino di York venne ripresa, su richiesta di papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV, che la festività di Ognissanti resa obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, nel corso dei secoli successivi, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui rileva è che quella di Ognissanti è una festa antica, rilevante e che merita quindi di essere osservata dai credenti e non confusa con altre festività.
Anche perché, come dice il nome stesso – e come ebbe a sottolineare nel 2006 papa Ratzinger – in occasione di tale solennità «la liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo». «In tale moltitudine», aggiunse ancora il pontefice tedesco, «non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio». Altro che «dolcetto o scherzetto?».
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La festa, estranea alla nostra tradizione, ha risvolti inquietanti: il numero di incidenti mortali e crimini supera quello degli altri giorni dell’anno.«Le sette sfruttano questa ricorrenza per adescare adepti». L’esorcista don Aldo Bonaiuto: «Per i satanisti questi sono giorni determinanti. E con la pandemia i giovani sono diventati più manipolabili».Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti». L’alternativa cattolica a mostri e cadaveri è la solennità di Ognissanti, che risale al 155.Lo speciale comprende tre articoli.«Dolcetto o scherzetto?». Nell’immaginario comune la festa di Halloween è tutta qui: in un innocuo dilemma tra lo zucchero e la burla, caramelle e risate. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici e, per quanto la festa sia anzitutto eredità di quella celtica di Samhain, vi sono buoni motivi per starne alla larga. Anzitutto perché è qualcosa di estraneo alla nostra cultura, com’ebbe a denunciare anche un esponente della Chiesa non tacciabile di oscurantismo e di simpatie conservatrici come il cardinal Carlo Maria Martini, che a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween – da lui apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica. «Halloween», ammonì Martini, «è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve esser continuata».Quel che accade nella notte del 31 ottobre è inoltre spesso accompagnato da un’aura sinistra, se non macabra. È così da decenni. Si pensi alla storia delle caramelle avvelenate che verrebbero servite da alcuni malintenzionati ai bambini. Il 28 ottobre 1970, richiamando due episodi però non confermati, il New York Times sollevò la possibilità che, con la scusa del «dolcetto o scherzetto?», qualcuno potesse avvelenare appunto i piccoli; Judy Klemesrud, autrice del pezzo, vagheggiò perfino d’una «lama di rasoio» messa in qualche «mela». Fatto sta che il 31 ottobre 1974, a Houston, un bambino morì sul serio avvelenato: suo padre aveva messo del cianuro in un dolciume. Su The Conversation, W. Scott Poole, docente di storia, ha scritto che, al di là di qualche caso isolato, gli avvelenamenti con le caramelle sono però una leggenda metropolitana; il che è senza dubbio una buona notizia. Peccato i lati poco piacevoli di Halloween non si fermino qui, dato che sono le cronache a riferire come nella «notte delle streghe» tendano a verificarsi episodi mortali con frequenza notevole.Per cominciare con l’Italia, nel 2007 la notte di Halloween, a Perugia, fu brutalmente uccisa Meredith Kercher. Era diretto in una discoteca sempre di Perugia e sempre la «notte delle streghe», nel 2011, un autobus finito in una scarpata con circa 50 giovani a bordo. Il 31 ottobre 2017 a New York un attacco terroristico compiuto dal sedicente Stato islamico si è concluso con 8 morti e 16 feriti. Nel 2019, sempre nella stessa fatidica notte, una bimba di 7 anni è rimasta gravemente ferita, a Chicago, da una pallottola vagante mentre faceva «dolcetto o scherzetto?»; è andata peggio a chi era a una festa ad Orinda, in California, dove dopo una sparatoria 4 persone sono rimaste uccise e numerose sono rimaste ferite. Lo scorso anno, una festa di Halloween nel quartiere di Itaewon, a Seul, si è conclusa con una calca soffocante che ha ucciso oltre 150 persone. Ma questi, si potrebbe obiettare, sono singoli episodi che non provano nulla. Eppure chi si è preso la briga di esaminare i dati ha scoperto che sì, la notte di Halloween è davvero più pericolosa delle altre, risultando sinistramente legata alla morte. Uno studio uscito nel 2019 sulla rivista Jama Pediatrics, con cui si sono consultati i dati della National highway traffic safety administration - per un totale di oltre 1,5 milioni di incidenti stradali, avvenuti tra il 1975 e il 2016 -, ha concluso come il rischio di morte per i pedoni la notte di Halloween sia il 43% più alto. Molti di questi incidenti mortali hanno per vittime bambini, come sottolineato da Christopher Ingraham sul Washington Post. In effetti, quando gli autori dello studio, guidati da John A. Staples dell'Università della British Columbia, hanno esaminato le morti stradali per età, hanno scoperto come la notte di Halloween i pedoni di età compresa tra i quattro e gli otto anni scontino una probabilità 10 volte più elevata d’esser uccisi, rispetto ad altre sere del periodo; un dato che aggrava quello – d’una probabilità di morte 4 volte superiore – già osservato tra il 1975 e il 1996. Sarà perché in quella notte i piccoli escono più numerosi e più a lungo sulle strade? Possibile. Sta di fatto che, anche là dove non ci scappa il morto, nella «notte delle streghe» ci sono comunque rilevazioni preoccupanti; si pensi a quelle delle forze dell’ordine in Canada in occasione della settimana di Halloween 2008, che hanno registrato - rispetto alla precedente – aumenti del 20% di reati violenti, del’11% di violazioni delle proprietà e del 53% del consumo di stupefacenti. Secondo il criminologo James Alan Fox, già preside della Northeastern University di Boston, «il conteggio dei crimini violenti serali del 31 ottobre» è addirittura «circa il 50% più alto rispetto a qualsiasi altra data dell’anno, e circa il doppio della media giornaliera». Nessuna esagerazione: a Los Angeles nel 2014, quando Halloween cadeva di venerdì, rispetto al solito i crimini sono saliti del 56%.Sarà anche per questo che un’indagine pubblicata nel 2020 sulla rivista Public Health, pur non registrando l’aumento d’episodi mortali, ha comunque rilevato un maggiore rischio, ad Halloween, d’incidenti, cadute e lesioni, specie tra i giovani maschi. Le cattive notizie non finiscono qui. Un lavoro su Social Science & Medicine, richiamato il simbolismo negativo della «notte delle streghe», ha registrato come essa sia associata a meno nascite, parti cesarei inclusi. Insomma, che la serata del «dolcetto o scherzetto?» sia sinistra pare confermato. Il punto è che pare essere pure sulfurea. Lo dicono con sorprendente convergenza tante testimonianze di ex satanisti. Si pensi ai racconti di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di «Michela», ex satanista ora suora consacrata che nel suo libro - Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno (2007) - ha scritto: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva».Anche il celebre esorcista padre Gabriele Amorth definiva «Halloween» come «una trappola del demonio, che le prova tutte». Amorth forse esagerava? Difficile. Anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato che nella sua «esperienza come quella di altri esorcisti» ha visto «come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica». In effetti, su quest’ultimo aspetto i dati riportati sono chiari. «È ormai ben noto», ha aggiunto sempre padre Bamonte, «che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti». Insomma, padre Amorth non esagerava; proprio come non esageravano «Michela» e quanti denunciano i pericoli d’una notte, comunque la si pensi, più violenta e rischiosa delle altre, specie in un mondo, per dirla con Chesterton, in cui non credendo più a Dio ormai si crede a tutto. 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Tanto più che sul tema è autore di varie pubblicazioni, tra cui Halloween, Lo scherzetto del diavolo (Sempre) e Gli artigiani del diavolo (Rubbettino), con la prefazione del Segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin. Don Bonaiuto, quali sono i pericoli di Halloween per i giovani? «Molti ritengono che i suoi festeggiamenti siano in collegamento con le due ricorrenze di Ognissanti e della commemorazione dei nostri cari Defunti, l’1 e 2 novembre, allo stesso modo in cui il carnevale introduce la Quaresima. In realtà, analizzando l’impostazione attuale del fenomeno “Halloween”, non esiste in esso nulla di religioso o spirituale. Solo il mondo dell’occultismo lo celebra con i propri rituali come grande momento propiziatorio e - a loro dire - di forti energie malefiche. Se un significato pseudo-religioso c’è, in Halloween, è quindi solo in negativo. In questi ultimi decenni il mondo dell’esoterismo ha trasformato questo avvenimento in un rituale collettivo altamente propagandistico, interessando e coinvolgendo i bambini e i giovani. La domanda originaria si è trasformata in: “dolcetto o scherzetto?” ma se ripercorriamo la sua storia e le sue leggende, partendo dalla superstizione celtica, possiamo scoprire che la domanda non era quella odierna, e neanche quella della traduzione letterale “trucco o divertimento?”. Al fine di ingraziarsi la notte di Samahin, il tempo delle tenebre, druidi passavano di casa in casa a chiedere l’offerta con la domanda “maledizione o sacrificio?”» Lei ha scritto di una «malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto». Che alleanza è? «È un’alleanza che non si realizza sempre apertamente, ma in modo subdolo e nascosto sotto una coltre illusoria e fantastica di festa, di divertimento ingenuo e di allegra mascherata. Cosa c’è, sembra suggerirci, di più innocente di qualcosa organizzato per la gioia dei bimbi? Questo evento invece per alcuni non è affatto innocente. È indubbio che Halloween sia diventato sempre più un business partendo già da molti anni negli Stati Uniti diventando tra le più importanti e proficue ricorrenze commerciali. Sarebbe però un errore attribuire il successo di pubblico al solo aspetto ludico commerciale, poiché sotto l’apparenza consumistica si può celare ben altro, purtroppo! Il retroscena di questa “festa” è inquietante». Perché? «Il retaggio culturale è antico, affonda le radici nel tempo dei druidi, la casta sacerdotale dei Celti, popolazione indo-europea, di religione pagana. Nella notte di Samhain, il 31 ottobre celebravano il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, e quindi, la sconfitta del dio della luce. Credevano che, in quella notte, le anime dei defunti tornassero in vita per partecipare ai rituali orgiastici e banchettare con i viventi, mascherati nell’occasione con le pelli degli animali appositamente uccisi per la cerimonia. Oggi invece Halloween vuole rendere simpatico il mondo delle tenebre, in modi diversi introduce i giovani all'occulto, allo spiritismo, alla stregoneria, quando non al satanismo, li abitua al “buio” fisico e morale in forma di gioco. Li addestra ad una “cultura di morte”». Come Servizio Anti Sette, avete da anni un numero verde nazionale (800228866) collegato con la Polizia di Stato per aiutare le vittime delle sette, appunto. Avete avuto casi di giovani che, affascinati dall’occulto in questo periodo dell’anno, si sono avvicinati al mondo delle sette? «Sì, purtroppo ne abbiamo avuti diversi perché il periodo di Halloween, che inizia dalla fine di settembre, è un’occasione per adescare nuovi adepti. Per i satanisti, per gli adoratori del Male, Halloween è la festa più importante, il Capodanno, il compleanno di Lucifero. Nella notte del 31 ottobre, mentre ingenui ragazzi si incontrano per divertirsi innocentemente quanto allegramente in un gioco sociale, gli occultisti compiono riti sacrileghi, profanano cimiteri, compiono messe nere, usano droghe» Con la pandemia è cresciuto l’isolamento dei giovani con la permanenza su Internet. Ciò può aver aumentato l’adescamento verso ambienti settari? «Sicuramente sì, perché la pandemia ha spinto il mondo settario a relazionarsi sempre più, e a volte in modo esclusivo, e quindi senza neanche conoscersi, attraverso il web. Alcune vittime delle sette sono state, e vengono, distrutte da questi circuiti dove l’adepto è spinto ad eseguire ordini e ogni sorta di comandi senza incredibilmente mai conoscere nella realtà i soggetti proponenti». Che consigli darebbe a dei genitori i cui figli si accingono a festeggiare Halloween truccandosi da streghe o vampiri? «Mi piace ricordare e rispondere con le parole del Servo di Dio don Oreste Benzi. Nel 2007 scriveva: “Esortate i vostri figli dicendo loro: vuoi giocare e divertirti con i demoni e gli spiriti del male o invece scegli di gioire e far festa con i Santi che sono gli amici simpatici e meravigliosi di Gesù?”». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-lato-oscuro-di-halloween-2666095206.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="anche-francesco-ha-condannato-la-cultura-negativa-sui-morti" data-post-id="2666095206" data-published-at="1698622637" data-use-pagination="False"> Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti» Halloween non piace neppure a papa Francesco. Lo si può dire con certezza alla luce di quanto affermato nel 2019 dal pontefice argentino, che all’Angelus disse: «In questi giorni, in cui, purtroppo, circolano anche messaggi di cultura negativa sulla morte e sui morti». Un riferimento chiarissimo. Del resto i cattolici, anziché uscire la notte del 31 ottobre travestiti da mostri oppure da cadaveri, il giorno successivo hanno un appuntamento assai importante: quello di Ognissanti, la festa di tutti i Santi appunto; una solennità la cui origine - a differenza di quella d’importazione, costruita attorno a «dolcetto o scherzetto?» - affonda nella notte dei tempi. Pare infatti abbia le sue radici nel martirio di Policarno di Smirne, morto nell’anno 155. Nel suo La liturgia della Chiesa (Jaca Book), Michael Kunzler specifica come la festa di tutti i Santi sia stata all’inizio «promossa dalla Chiesa orientale» per poi essere «accolta a Roma quando il papa Bonifacio IV ebbe dall’ambasciatore Foca il Panteon di Agrippa, che consacrò a tutti i martiri e alla Vergine […] la festa di Ognissanti passò quindi nell’ambiente della corte di Carlo Magno». Fu allora che il monaco sassone maestro di Carlo Magno, Alcuino di York – al quale dobbiamo, fra le altre cose, l’introduzione nel Canone della messa del Memento dei morti –, traslò la data originaria della festa di Ognissanti, fissata allora al 13 maggio, al 1° novembre. Tale spostamento fu manifestamente finalizzato alla cristianizzazione della festa celtica di Samhain anche se, come abbiamo ricordato poc’anzi, non c’è dubbio che la cultura celtica fosse avviata al tramonto ben prima dell’avvento del cristianesimo, come dimostra il declino, già in tarda antichità, della lingua celtica, che oggi sopravvive in contesti – soprattutto se rapportati al passato – decisamente marginali. Ad ogni modo l’intuizione di Alcuino di York venne ripresa, su richiesta di papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV, che la festività di Ognissanti resa obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, nel corso dei secoli successivi, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui rileva è che quella di Ognissanti è una festa antica, rilevante e che merita quindi di essere osservata dai credenti e non confusa con altre festività. Anche perché, come dice il nome stesso – e come ebbe a sottolineare nel 2006 papa Ratzinger – in occasione di tale solennità «la liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo». «In tale moltitudine», aggiunse ancora il pontefice tedesco, «non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio». Altro che «dolcetto o scherzetto?».
Angelo Bonelli (Ansa)
Tuttavia, che cosa avverrebbe per Pil e bollette se a Palazzo Chigi invece di Giorgia Meloni ci fosse un esponente del campo largo? È una domanda che mi sono posto ieri, dopo che Avs, Pd e 5 stelle hanno votato contro il piano per l’apertura di centrali nucleari. Angelo Bonelli dei Verdi ha definito quella di giovedì una «pagina nera della democrazia», perché si sarebbe fatta «carta straccia della volontà degli italiani». Chiara Braga, capogruppo alla Camera del Partito democratico, ha invece detto che il sì al nucleare «è un bluff», perché per costruire i nuovi impianti serviranno 15 o 20 anni. Premesso che se ogni volta si rinvia, per garantirci un’energia a basso prezzo forse di anni ce ne vorranno anche 50, si dà il caso che per la realizzazione ne bastino meno di 10 e dunque nel 2035 le prime centrali potrebbero entrare in funzione. Tuttavia, da una sinistra che ambisce a governare, e dunque a far crescere il Pil e ad abbassare il prezzo delle bollette, io mi aspetterei che se dice no al nucleare, poi dica sì a qualche cos’altro. Ovvero, che scartata una fonte energetica, poi ne abbia un’altra da proporre. E invece no. Mentre respinge in blocco anche solo l’idea di creare energia dalla fissione, quando arriva l’ora delle decisioni il campo largo respinge anche l’idea di parchi eolici o solari. Là dove amministrano, i compagni sono pronti a fare le barricate se vedono anche l’ombra di un mulino collegato alla rete elettrica e allo stesso tempo respingono qualsiasi idea di distese fotovoltaiche. Cioè, si lamentano se la bolletta rincara e denunciano le difficoltà riscontrate dalle imprese che esportano, ma dicono no a tutto ciò che potrebbe consentire di abbassare il prezzo dell’energia elettrica e di conseguenza anche di ridurre i costi per essere più competitivi. Ecco il paradosso della sinistra di lotta e di governo: non vuole il nucleare, anzi minaccia un nuovo referendum per impedire l’installazione anche di un solo reattore, ma poi è in prima fila quando si tratta di lamentarsi se il prodotto interno langue e la luce costa cara.
Da chi fa politica non ci si aspetta che sappia immaginare il futuro, ma quanto meno che non lo ostacoli. E invece no, i compagni sono da sempre contro un futuro che non sia il loro: che si tratti di autostrade, di linee ferroviarie, di tv a colori o semplicemente di centrali nucleari, ogni volta si oppongono. Non indicano un’alternativa, si limitano a sabotare quella degli altri con generici e inconcludenti discorsi.
I reattori non vanno bene? E come dovremmo produrre l’energia che ci serve per far funzionare le aziende e le nostre case? Le centrali a carbone non si possono fare perché inquinano, di quelle idroelettriche dopo il disastro del Vajont neppure parlarne, il gas è una fonte fossile e dunque è meglio evitare, le pale eoliche e i pannelli solari rovinano l’ambiente. Dunque? Che facciamo? Come teniamo accesa l’Italia? Le risposte a questo punto si fanno vaghe. Si parla genericamente di rinnovabili, ma senza entrare nel dettaglio di dove farle e tanto meno delle dimensioni di un campo fotovoltaico o di una distesa di torri eoliche. La realtà è che la sinistra accusa il centrodestra sia per il caro bollette che per la lenta crescita, ma è la responsabile sia dell’uno che dell’altra. Che cosa sarebbe accaduto in Italia se negli ultimi 40 anni non si fosse opposta al nucleare? Che avremmo bollette più basse e che il costo dell’energia non limiterebbe le esportazioni e non farebbe fuggire le aziende. A questo proposito, Bonelli e compagni replicano agitando lo spauracchio della fuga di materiale radioattivo. Ma il Giappone, dove pure si registrò un incidente alla centrale di Fukushima a causa di uno tsunami, di centrali ne sta progettando 19 e non si è certo fatto spaventare da un Bonelli con gli occhi a mandorla.
La verità è che se questa sinistra andasse al governo l’Italia sarebbe spacciata. Pensate solo alle parole del governatore della Banca d’Italia, che l’altro giorno ha parlato della grande sfida dell’Intelligenza artificiale e della necessità di investire in una IA italiana. E come faremo funzionare i cervelloni necessari ad alimentare i grandi data center? Con le pale eoliche, ammesso e non concesso che i compagni ne consentissero l’installazione? Oppure con i pannelli sul tetto? Un singolo polo di calcolo avanzato richiede più di un Gigawatt di potenza, ovvero l’equivalente della potenza necessaria ad alimentare 850.000 case. Ma senza nucleare, senza gas, senza carbone e senza neppure le pale eoliche, perché la governatrice della Sardegna è contraria, l’Italia non potrebbe alimentare i suoi data center e gli italiani pagherebbero la bolletta più cara del mondo. E addio crescita del Pil.
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L’esplosione causata da un drone marino ucraino a Costanza, in Romania (Ansa)
Ci sono droni buoni e droni cattivi. Ieri, alla Romania, è toccato quello buono: un drone navale ucraino. È stato scoperto in mattinata nel porto civile di Costanza, vicino alla sede dell’Agenzia per il salvataggio della vita umana in mare e si è «autodistrutto» - tipo i gadget di James Bond - intorno alle 10.30 ora locale, le 9.30 italiane. Al momento dell’esplosione, l’area nei pressi della banchina 78 era stata già isolata dal Sri, il servizio d’intelligence interno, dalla Guardia costiera e dal ministero della Difesa. Come ha spiegato il presidente rumeno, Nicusor Dan, c’erano infatti «informazioni che il drone sarebbe esploso».
Eventuali altri apparecchi alla deriva, ha aggiunto, «saranno localizzati e non raggiungeranno la costa». Tutto sotto controllo: stavolta - a differenza che una settimana fa, quando un velivolo senza pilota russo, deviato dalle difese ucraine, aveva colpito un edificio a Galati, ferendo due persone - non c’è bisogno di invocare l’articolo 4 del Trattato Nato, sulle minacce all’integrità territoriale e alla sicurezza di uno Stato membro. L’Alleanza, avvisata dell’«incidente», si limita a «monitorare». «Tali situazioni particolarmente gravi», ha concluso Dan, «sono le conseguenze dirette della guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina». In parole povere: è stato Putin.
È la stessa interpretazione di Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. La presidente della Commissione Ue, su X, non ha citato manco per sbaglio Kiev. Ha invece condannato «la guerra della Russia», mandando fuori di testa il solito, colorito Dmitry Medvedev, che su Telegram l’ha insultata chiamandola «carogna» e «scema termonucleare». La guerra, ha osservato nel frattempo l’Alto rappresentante di Bruxelles, «sta sconfinando sempre più spesso all’interno del territorio dell’Unione europea».
Sia chiaro: se Vladimir Putin non avesse avviato la cosiddetta «operazione speciale», nessun drone arriverebbe in Romania e nessuna scheggia piomberebbe sulla Polonia. Dopodiché, il doppio binario rimane una bizzarria da propaganda bellica: se un drone salta in aria, ai fini dell’incolumità di chi si trova nei dintorni, fa poca differenza se sulla fusoliera c’è disegnata una «Z» oppure una bandiera gialloblù. Ed è ovvio che entrambi i belligeranti tentino di respingere quelli diretti contro di loro.
Va detto che la Marina di Volodymyr Zelensky è stata piuttosto solerte nel segnalare che il sommergibile faceva parte del suo arsenale: «Durante lo svolgimento di missioni nella zona operative del Mar Nero», ha comunicato, «uno dei droni della Marina militare ucraina, sotto l’effetto dei mezzi della guerra elettronica del nemico, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste della Romania». La banchina di un porto non è esattamente il «largo». Fatto sta che «le forze navali dell’esercito ucraino hanno fornito le informazioni necessarie alle forze navali rumene al fine di prevenire vittime tra la popolazione civile». Chissà come bisogna classificare i cinque marinai di nazionalità azera, rimasti uccisi nel Mar d’Azov, ieri, in un attacco di droni, probabilmente ucraini pure quelli, condotto contro due navi cargo, che erano salpate dalla Turchia e navigavano verso la Russia. Non è noto se l’episodio abbia a che fare con i raid nell’oblast di Zaporizhzhia, in Crimea e a Mariupol, in cui sono state distrutte cinque navi russe.
Sistemi d’arma pilotati da remoto che vengono disorientati dalle difese elettroniche: capita agli ucraini e capita ai russi, solo che le reazioni diverse. Perciò, non tutti hanno notato che un drone ucraino, schiantatosi su un impianto energetico in Lettonia, ha fatto cadere il governo di Riga. E mentre i media occidentali erano concentrati sulle palazzine di Galati, in Romania, danneggiate dall’apparecchio russo, le autorità di Atene presentavano una protesta ufficiale a Kiev per un altro episodio: un drone ucraino, del tipo Magura, a inizio maggio, era stato rinvenuto da alcuni pescatori in una grotta di Lefkada, nell’ arcipelago delle Ionie.
Fino a pochi giorni fa, il governo ellenico attendeva ancora una risposta dall’Ucraina. Il ministro degli Esteri, Giorgos Gerapetritis, ha avviato contatti diplomatici ad alto livello con la controparte. La questione è stata portata all’attenzione della Kallas, del segretario generale della Nato, Mark Rutte, e del ministro degli Esteri ucraino, a margine del vertice che si è tenuto a Limassol, sull’isola di Cipro, il 28 e 29 maggio scorsi. L’ipotesi più accreditata è che gli operatori ucraini avessero perso il controllo del drone, che potrebbe essere stato lanciato da un mercantile, o addirittura da un base a Misurata, in Libia, che sarebbe nella disponibilità delle forze ucraine. Obiettivo: bersagliare le petroliere fantasma dei russi. «Il diritto all’autodifesa», hanno tuonato i greci, «non può giustificare azioni di questo tipo».
È più o meno il concetto che ha espresso Varsavia, ancora piccata per l’affronto di Zelensky: il presidente ha intitolato un’unità militare per le operazioni speciali agli «eroi dell’Upa», l’esercito insurrezionale filonazista che, negli anni della Seconda guerra mondiale, partecipò allo sterminio di 100.000 civili polacchi. Il ministro della Difesa, Wladyslav Kosiniak-Kamysz, ieri si è appellato a Kiev, affinché annulli la decisione. «Pronuncio queste parole con rispetto, gentilezza e con il senso di comunità che ha unito le nostre nazioni dopo l’aggressione russa», si leggeva nella sua missiva. «Abbiamo aperto i nostri confini, le nostre case, le nostre scuole e i nostri ospedali. Abbiamo fornito aiuti umanitari, militari, logistici e politici». Ma «il genocidio resta genocidio. La memoria delle vittime non può essere oggetto di compromessi politici. L’Upa ha assassinato anche ucraini che hanno salvato polacchi, avvertito i vicini, nascosto famiglie e si sono rifiutati di partecipare all’odio. Loro sono i veri eroi. Gli aiuti all’Ucraina», ha chiuso, «non significano che la Polonia si sia dimenticata della Volinia». Nemmeno a Churchill è tutto permesso.
Putin prende a sberle Zelensky: «Per ora non ho motivo di vederlo»
È arrivata ieri pomeriggio, dal Forum economico di San Pietroburgo, la risposta verbale del presidente russo Vladimir Putin alla lettera che gli era stata spedita dal «collega» ucraino Volodymir Zelensky, dettosi disponibile a incontrare lo «zar» per chiudere la guerra. Putin ha detto di averle dato «solo una rapida occhiata» e di non veder necessità di un incontro: «Per ora non c’è motivo per un incontro. Prima dobbiamo giungere a una soluzione. Abbiamo bisogno di accordi, non per sei mesi o un anno, ma a lungo termine».
Putin non ha mai nominato Zelensky e lo ha definito «l’autore della lettera». Fra i tratti salienti dell’intervento del presidente russo, la critica al rifiuto ucraino di considerare il presidente Usa Donald Trump come garante di un accordo: «Sono grato a Donald, ma c’è ancora del lavoro da fare». La lettera è stata bocciata da Putin, che la considera un tentativo di Kiev «di fermare la nostra offensiva».
La Russia, logorata assai meno dell’Ucraina, vede confermata la sua posizione di forza notando che Zelensky, con questa lettera, pare mostrare segni di stanchezza per un conflitto che già nei giorni scorsi aveva detto di voler finire entro l’autunno. La richiesta di Kiev, quindi, come viene interpretata a Mosca, può incoraggiare i russi a non cedere e a proseguire la pressione sperando in un prossimo crollo di un avversario esausto. Altri punti chiave rimarcati dal presidente russo sono stati il richiamo alle cause profonde del conflitto, nel chiedere un accordo che duri anni, e il ribadire che la Russia continuerà a combattere «finché saranno raggiunti i nostri obbiettivi». Cioè neutralità dell’Ucraina, che non dovrà entrare nella Nato, e cessione totale delle provincie annesse unilateralmente alla Russia, Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.
Condizioni a cui gli Stati Uniti di Trump non si opporrebbero come mediatori e garanti, diversamente dai Paesi dell’Unione europea, che spalleggiano Kiev. Il presidente russo ha anche accusato «le élite europee» di «provocare un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi». La reazione di Zelensky non s’è fatta attendere: «La parte russa sceglie ancora una volta la guerra, tutti hanno sentito la risposta di oggi. Una risposta debole. Lui (Putin, ndr) semplicemente non vuole porre fine alla guerra. Penso che questa risposta abbia deluso molti nel mondo». Intanto Putin approfittava del Forum per ricordare che il debito pubblico della Russia è più basso di quelli Ue: «Il debito pubblico dell’Eurozona è salito all’81,7% del Pil nel 2025. Le cifre peggiori sono note: Grecia al 146%, Italia al 137%, Francia al 115% e Belgio al 108%. La Russia si attesta al 16,4%. Ma alcuni dei nostri esperti la stimano al 15,8%. In ogni caso, non è paragonabile».
Nei Paesi Ue, la lettera di Zelensky è stata ben accolta ed elevata a bandiera. Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz «non è la prima volta che Zelensky offre al presidente russo colloqui diretti. Da parte europea non manca la volontà di dialogare. Ciò che manca è la disponibilità di Putin». E il presidente francese Emmanuel Macron rigetta una delle condizioni principali dei russi, le cessioni territoriali: «L’offerta che consisteva nel dire che alla Russia doveva esser ceduto tutto il Donbass, è un’offerta mai esistita né per gli ucraini né per gli europei. Un’offerta che oggi non deve più esistere».
Di fatto, l’occupazione del 20% dell’Ucraina da parte delle truppe russe sembra ormai un paletto difficile da scalzare, poiché Mosca recederebbe solo se sconfitta militarmente. Macron ha convocato a Parigi per il 13-14 luglio, in concomitanza con la festa della Bastiglia, la prossima riunione dei paesi volenterosi che armano Kiev. Ma già domani Macron incontrerà a Londra Zelensky, Merz e il premier britannico Keir Starmer nel formato E3. Il premier britannico ieri ha alzato i toni: «Nel giro di quattro anni la Russia potrebbe attaccare la Nato», e ha quindi evocato come «urgente e prioritario» l’obiettivo d’incrementare la spesa militare impegnando il suo governo a pubblicare un nuovo piano decennale d’investimenti per la difesa. L’Europa vorrebbe partecipare alle trattative spronando Kiev a non cedere territorio, ma si fatica a trovare figure di mediatori. Ieri l'ex cancelliere Angela Merkel ha declinato: «Si può negoziare col presidente russo solo se si è dotati di potere politico, che in democrazia è a tempo determinato. Non voglio immischiarmi».
I russi gradirebbero come mediatori gli americani Steve Witkoff e Jared Kushner (genero di Trump) ma per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov una loro visita a Mosca «non è imminente». Russia e Ucraina, se non altro, si parlano sul fronte umanitario. Ieri, al confine fra Russia e Bielorussia, è avvenuto il primo incontro fra la commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova e il suo omologo ucraino Dmitry Lubinets, che hanno concordato un nuovo scambio di prigionieri di 185 militari per parte. Zelensky, frattanto, sta preparando il «disgelo» con l’Ungheria, dopo l’elezione del nuovo premier Péter Magyar, tanto che secondo l’ambasciatore ucraino in Ungheria, Sandor Fegyir, «sono in corso contatti per una visita di Zelensky e per i diritti della minoranza ungherese in Transcarpazia.
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Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.