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2023-10-30
Il lato oscuro di Halloween
(iStock)
«Dolcetto o scherzetto?». Nell’immaginario comune la festa di Halloween è tutta qui: in un innocuo dilemma tra lo zucchero e la burla, caramelle e risate. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici e, per quanto la festa sia anzitutto eredità di quella celtica di Samhain, vi sono buoni motivi per starne alla larga. Anzitutto perché è qualcosa di estraneo alla nostra cultura, com’ebbe a denunciare anche un esponente della Chiesa non tacciabile di oscurantismo e di simpatie conservatrici come il cardinal Carlo Maria Martini, che a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween – da lui apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica. «Halloween», ammonì Martini, «è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve esser continuata».
Quel che accade nella notte del 31 ottobre è inoltre spesso accompagnato da un’aura sinistra, se non macabra. È così da decenni. Si pensi alla storia delle caramelle avvelenate che verrebbero servite da alcuni malintenzionati ai bambini. Il 28 ottobre 1970, richiamando due episodi però non confermati, il New York Times sollevò la possibilità che, con la scusa del «dolcetto o scherzetto?», qualcuno potesse avvelenare appunto i piccoli; Judy Klemesrud, autrice del pezzo, vagheggiò perfino d’una «lama di rasoio» messa in qualche «mela». Fatto sta che il 31 ottobre 1974, a Houston, un bambino morì sul serio avvelenato: suo padre aveva messo del cianuro in un dolciume.
Su The Conversation, W. Scott Poole, docente di storia, ha scritto che, al di là di qualche caso isolato, gli avvelenamenti con le caramelle sono però una leggenda metropolitana; il che è senza dubbio una buona notizia. Peccato i lati poco piacevoli di Halloween non si fermino qui, dato che sono le cronache a riferire come nella «notte delle streghe» tendano a verificarsi episodi mortali con frequenza notevole.
Per cominciare con l’Italia, nel 2007 la notte di Halloween, a Perugia, fu brutalmente uccisa Meredith Kercher. Era diretto in una discoteca sempre di Perugia e sempre la «notte delle streghe», nel 2011, un autobus finito in una scarpata con circa 50 giovani a bordo. Il 31 ottobre 2017 a New York un attacco terroristico compiuto dal sedicente Stato islamico si è concluso con 8 morti e 16 feriti. Nel 2019, sempre nella stessa fatidica notte, una bimba di 7 anni è rimasta gravemente ferita, a Chicago, da una pallottola vagante mentre faceva «dolcetto o scherzetto?»; è andata peggio a chi era a una festa ad Orinda, in California, dove dopo una sparatoria 4 persone sono rimaste uccise e numerose sono rimaste ferite. Lo scorso anno, una festa di Halloween nel quartiere di Itaewon, a Seul, si è conclusa con una calca soffocante che ha ucciso oltre 150 persone.
Ma questi, si potrebbe obiettare, sono singoli episodi che non provano nulla. Eppure chi si è preso la briga di esaminare i dati ha scoperto che sì, la notte di Halloween è davvero più pericolosa delle altre, risultando sinistramente legata alla morte. Uno studio uscito nel 2019 sulla rivista Jama Pediatrics, con cui si sono consultati i dati della National highway traffic safety administration - per un totale di oltre 1,5 milioni di incidenti stradali, avvenuti tra il 1975 e il 2016 -, ha concluso come il rischio di morte per i pedoni la notte di Halloween sia il 43% più alto. Molti di questi incidenti mortali hanno per vittime bambini, come sottolineato da Christopher Ingraham sul Washington Post. In effetti, quando gli autori dello studio, guidati da John A. Staples dell'Università della British Columbia, hanno esaminato le morti stradali per età, hanno scoperto come la notte di Halloween i pedoni di età compresa tra i quattro e gli otto anni scontino una probabilità 10 volte più elevata d’esser uccisi, rispetto ad altre sere del periodo; un dato che aggrava quello – d’una probabilità di morte 4 volte superiore – già osservato tra il 1975 e il 1996. Sarà perché in quella notte i piccoli escono più numerosi e più a lungo sulle strade? Possibile.
Sta di fatto che, anche là dove non ci scappa il morto, nella «notte delle streghe» ci sono comunque rilevazioni preoccupanti; si pensi a quelle delle forze dell’ordine in Canada in occasione della settimana di Halloween 2008, che hanno registrato - rispetto alla precedente – aumenti del 20% di reati violenti, del’11% di violazioni delle proprietà e del 53% del consumo di stupefacenti. Secondo il criminologo James Alan Fox, già preside della Northeastern University di Boston, «il conteggio dei crimini violenti serali del 31 ottobre» è addirittura «circa il 50% più alto rispetto a qualsiasi altra data dell’anno, e circa il doppio della media giornaliera». Nessuna esagerazione: a Los Angeles nel 2014, quando Halloween cadeva di venerdì, rispetto al solito i crimini sono saliti del 56%.
Sarà anche per questo che un’indagine pubblicata nel 2020 sulla rivista Public Health, pur non registrando l’aumento d’episodi mortali, ha comunque rilevato un maggiore rischio, ad Halloween, d’incidenti, cadute e lesioni, specie tra i giovani maschi. Le cattive notizie non finiscono qui. Un lavoro su Social Science & Medicine, richiamato il simbolismo negativo della «notte delle streghe», ha registrato come essa sia associata a meno nascite, parti cesarei inclusi. Insomma, che la serata del «dolcetto o scherzetto?» sia sinistra pare confermato.
Il punto è che pare essere pure sulfurea. Lo dicono con sorprendente convergenza tante testimonianze di ex satanisti. Si pensi ai racconti di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di «Michela», ex satanista ora suora consacrata che nel suo libro - Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno (2007) - ha scritto: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva».
Anche il celebre esorcista padre Gabriele Amorth definiva «Halloween» come «una trappola del demonio, che le prova tutte». Amorth forse esagerava? Difficile. Anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato che nella sua «esperienza come quella di altri esorcisti» ha visto «come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica».
In effetti, su quest’ultimo aspetto i dati riportati sono chiari. «È ormai ben noto», ha aggiunto sempre padre Bamonte, «che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti». Insomma, padre Amorth non esagerava; proprio come non esageravano «Michela» e quanti denunciano i pericoli d’una notte, comunque la si pensi, più violenta e rischiosa delle altre, specie in un mondo, per dirla con Chesterton, in cui non credendo più a Dio ormai si crede a tutto. Diavolo compreso.
«Le sette sfruttano questa ricorrenza per adescare adepti»
Esorcista e consigliere nell’Associazione internazionale esorcisti, nonché animatore generale del Servizio Anti Sette - che assiste le vittime delle sette e i loro familiari - dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal servo di Dio don Oreste Benzi, don Aldo Buonaiuto è la persona giusta per farsi un’idea sulle insidie spirituali dietro l’apparentemente gioiosa festa di Halloween. Tanto più che sul tema è autore di varie pubblicazioni, tra cui Halloween, Lo scherzetto del diavolo (Sempre) e Gli artigiani del diavolo (Rubbettino), con la prefazione del Segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin.
Don Bonaiuto, quali sono i pericoli di Halloween per i giovani?
«Molti ritengono che i suoi festeggiamenti siano in collegamento con le due ricorrenze di Ognissanti e della commemorazione dei nostri cari Defunti, l’1 e 2 novembre, allo stesso modo in cui il carnevale introduce la Quaresima. In realtà, analizzando l’impostazione attuale del fenomeno “Halloween”, non esiste in esso nulla di religioso o spirituale. Solo il mondo dell’occultismo lo celebra con i propri rituali come grande momento propiziatorio e - a loro dire - di forti energie malefiche. Se un significato pseudo-religioso c’è, in Halloween, è quindi solo in negativo. In questi ultimi decenni il mondo dell’esoterismo ha trasformato questo avvenimento in un rituale collettivo altamente propagandistico, interessando e coinvolgendo i bambini e i giovani. La domanda originaria si è trasformata in: “dolcetto o scherzetto?” ma se ripercorriamo la sua storia e le sue leggende, partendo dalla superstizione celtica, possiamo scoprire che la domanda non era quella odierna, e neanche quella della traduzione letterale “trucco o divertimento?”. Al fine di ingraziarsi la notte di Samahin, il tempo delle tenebre, druidi passavano di casa in casa a chiedere l’offerta con la domanda “maledizione o sacrificio?”»
Lei ha scritto di una «malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto». Che alleanza è?
«È un’alleanza che non si realizza sempre apertamente, ma in modo subdolo e nascosto sotto una coltre illusoria e fantastica di festa, di divertimento ingenuo e di allegra mascherata. Cosa c’è, sembra suggerirci, di più innocente di qualcosa organizzato per la gioia dei bimbi? Questo evento invece per alcuni non è affatto innocente. È indubbio che Halloween sia diventato sempre più un business partendo già da molti anni negli Stati Uniti diventando tra le più importanti e proficue ricorrenze commerciali. Sarebbe però un errore attribuire il successo di pubblico al solo aspetto ludico commerciale, poiché sotto l’apparenza consumistica si può celare ben altro, purtroppo! Il retroscena di questa “festa” è inquietante».
Perché?
«Il retaggio culturale è antico, affonda le radici nel tempo dei druidi, la casta sacerdotale dei Celti, popolazione indo-europea, di religione pagana. Nella notte di Samhain, il 31 ottobre celebravano il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, e quindi, la sconfitta del dio della luce. Credevano che, in quella notte, le anime dei defunti tornassero in vita per partecipare ai rituali orgiastici e banchettare con i viventi, mascherati nell’occasione con le pelli degli animali appositamente uccisi per la cerimonia. Oggi invece Halloween vuole rendere simpatico il mondo delle tenebre, in modi diversi introduce i giovani all'occulto, allo spiritismo, alla stregoneria, quando non al satanismo, li abitua al “buio” fisico e morale in forma di gioco. Li addestra ad una “cultura di morte”».
Come Servizio Anti Sette, avete da anni un numero verde nazionale (800228866) collegato con la Polizia di Stato per aiutare le vittime delle sette, appunto. Avete avuto casi di giovani che, affascinati dall’occulto in questo periodo dell’anno, si sono avvicinati al mondo delle sette?
«Sì, purtroppo ne abbiamo avuti diversi perché il periodo di Halloween, che inizia dalla fine di settembre, è un’occasione per adescare nuovi adepti. Per i satanisti, per gli adoratori del Male, Halloween è la festa più importante, il Capodanno, il compleanno di Lucifero. Nella notte del 31 ottobre, mentre ingenui ragazzi si incontrano per divertirsi innocentemente quanto allegramente in un gioco sociale, gli occultisti compiono riti sacrileghi, profanano cimiteri, compiono messe nere, usano droghe»
Con la pandemia è cresciuto l’isolamento dei giovani con la permanenza su Internet. Ciò può aver aumentato l’adescamento verso ambienti settari?
«Sicuramente sì, perché la pandemia ha spinto il mondo settario a relazionarsi sempre più, e a volte in modo esclusivo, e quindi senza neanche conoscersi, attraverso il web. Alcune vittime delle sette sono state, e vengono, distrutte da questi circuiti dove l’adepto è spinto ad eseguire ordini e ogni sorta di comandi senza incredibilmente mai conoscere nella realtà i soggetti proponenti».
Che consigli darebbe a dei genitori i cui figli si accingono a festeggiare Halloween truccandosi da streghe o vampiri?
«Mi piace ricordare e rispondere con le parole del Servo di Dio don Oreste Benzi. Nel 2007 scriveva: “Esortate i vostri figli dicendo loro: vuoi giocare e divertirti con i demoni e gli spiriti del male o invece scegli di gioire e far festa con i Santi che sono gli amici simpatici e meravigliosi di Gesù?”».
Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti»
Halloween non piace neppure a papa Francesco. Lo si può dire con certezza alla luce di quanto affermato nel 2019 dal pontefice argentino, che all’Angelus disse: «In questi giorni, in cui, purtroppo, circolano anche messaggi di cultura negativa sulla morte e sui morti». Un riferimento chiarissimo. Del resto i cattolici, anziché uscire la notte del 31 ottobre travestiti da mostri oppure da cadaveri, il giorno successivo hanno un appuntamento assai importante: quello di Ognissanti, la festa di tutti i Santi appunto; una solennità la cui origine - a differenza di quella d’importazione, costruita attorno a «dolcetto o scherzetto?» - affonda nella notte dei tempi. Pare infatti abbia le sue radici nel martirio di Policarno di Smirne, morto nell’anno 155.
Nel suo La liturgia della Chiesa (Jaca Book), Michael Kunzler specifica come la festa di tutti i Santi sia stata all’inizio «promossa dalla Chiesa orientale» per poi essere «accolta a Roma quando il papa Bonifacio IV ebbe dall’ambasciatore Foca il Panteon di Agrippa, che consacrò a tutti i martiri e alla Vergine […] la festa di Ognissanti passò quindi nell’ambiente della corte di Carlo Magno».
Fu allora che il monaco sassone maestro di Carlo Magno, Alcuino di York – al quale dobbiamo, fra le altre cose, l’introduzione nel Canone della messa del Memento dei morti –, traslò la data originaria della festa di Ognissanti, fissata allora al 13 maggio, al 1° novembre. Tale spostamento fu manifestamente finalizzato alla cristianizzazione della festa celtica di Samhain anche se, come abbiamo ricordato poc’anzi, non c’è dubbio che la cultura celtica fosse avviata al tramonto ben prima dell’avvento del cristianesimo, come dimostra il declino, già in tarda antichità, della lingua celtica, che oggi sopravvive in contesti – soprattutto se rapportati al passato – decisamente marginali.
Ad ogni modo l’intuizione di Alcuino di York venne ripresa, su richiesta di papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV, che la festività di Ognissanti resa obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, nel corso dei secoli successivi, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui rileva è che quella di Ognissanti è una festa antica, rilevante e che merita quindi di essere osservata dai credenti e non confusa con altre festività.
Anche perché, come dice il nome stesso – e come ebbe a sottolineare nel 2006 papa Ratzinger – in occasione di tale solennità «la liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo». «In tale moltitudine», aggiunse ancora il pontefice tedesco, «non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio». Altro che «dolcetto o scherzetto?».
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La festa, estranea alla nostra tradizione, ha risvolti inquietanti: il numero di incidenti mortali e crimini supera quello degli altri giorni dell’anno.«Le sette sfruttano questa ricorrenza per adescare adepti». L’esorcista don Aldo Bonaiuto: «Per i satanisti questi sono giorni determinanti. E con la pandemia i giovani sono diventati più manipolabili».Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti». L’alternativa cattolica a mostri e cadaveri è la solennità di Ognissanti, che risale al 155.Lo speciale comprende tre articoli.«Dolcetto o scherzetto?». Nell’immaginario comune la festa di Halloween è tutta qui: in un innocuo dilemma tra lo zucchero e la burla, caramelle e risate. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici e, per quanto la festa sia anzitutto eredità di quella celtica di Samhain, vi sono buoni motivi per starne alla larga. Anzitutto perché è qualcosa di estraneo alla nostra cultura, com’ebbe a denunciare anche un esponente della Chiesa non tacciabile di oscurantismo e di simpatie conservatrici come il cardinal Carlo Maria Martini, che a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween – da lui apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica. «Halloween», ammonì Martini, «è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve esser continuata».Quel che accade nella notte del 31 ottobre è inoltre spesso accompagnato da un’aura sinistra, se non macabra. È così da decenni. Si pensi alla storia delle caramelle avvelenate che verrebbero servite da alcuni malintenzionati ai bambini. Il 28 ottobre 1970, richiamando due episodi però non confermati, il New York Times sollevò la possibilità che, con la scusa del «dolcetto o scherzetto?», qualcuno potesse avvelenare appunto i piccoli; Judy Klemesrud, autrice del pezzo, vagheggiò perfino d’una «lama di rasoio» messa in qualche «mela». Fatto sta che il 31 ottobre 1974, a Houston, un bambino morì sul serio avvelenato: suo padre aveva messo del cianuro in un dolciume. Su The Conversation, W. Scott Poole, docente di storia, ha scritto che, al di là di qualche caso isolato, gli avvelenamenti con le caramelle sono però una leggenda metropolitana; il che è senza dubbio una buona notizia. Peccato i lati poco piacevoli di Halloween non si fermino qui, dato che sono le cronache a riferire come nella «notte delle streghe» tendano a verificarsi episodi mortali con frequenza notevole.Per cominciare con l’Italia, nel 2007 la notte di Halloween, a Perugia, fu brutalmente uccisa Meredith Kercher. Era diretto in una discoteca sempre di Perugia e sempre la «notte delle streghe», nel 2011, un autobus finito in una scarpata con circa 50 giovani a bordo. Il 31 ottobre 2017 a New York un attacco terroristico compiuto dal sedicente Stato islamico si è concluso con 8 morti e 16 feriti. Nel 2019, sempre nella stessa fatidica notte, una bimba di 7 anni è rimasta gravemente ferita, a Chicago, da una pallottola vagante mentre faceva «dolcetto o scherzetto?»; è andata peggio a chi era a una festa ad Orinda, in California, dove dopo una sparatoria 4 persone sono rimaste uccise e numerose sono rimaste ferite. Lo scorso anno, una festa di Halloween nel quartiere di Itaewon, a Seul, si è conclusa con una calca soffocante che ha ucciso oltre 150 persone. Ma questi, si potrebbe obiettare, sono singoli episodi che non provano nulla. Eppure chi si è preso la briga di esaminare i dati ha scoperto che sì, la notte di Halloween è davvero più pericolosa delle altre, risultando sinistramente legata alla morte. Uno studio uscito nel 2019 sulla rivista Jama Pediatrics, con cui si sono consultati i dati della National highway traffic safety administration - per un totale di oltre 1,5 milioni di incidenti stradali, avvenuti tra il 1975 e il 2016 -, ha concluso come il rischio di morte per i pedoni la notte di Halloween sia il 43% più alto. Molti di questi incidenti mortali hanno per vittime bambini, come sottolineato da Christopher Ingraham sul Washington Post. In effetti, quando gli autori dello studio, guidati da John A. Staples dell'Università della British Columbia, hanno esaminato le morti stradali per età, hanno scoperto come la notte di Halloween i pedoni di età compresa tra i quattro e gli otto anni scontino una probabilità 10 volte più elevata d’esser uccisi, rispetto ad altre sere del periodo; un dato che aggrava quello – d’una probabilità di morte 4 volte superiore – già osservato tra il 1975 e il 1996. Sarà perché in quella notte i piccoli escono più numerosi e più a lungo sulle strade? Possibile. Sta di fatto che, anche là dove non ci scappa il morto, nella «notte delle streghe» ci sono comunque rilevazioni preoccupanti; si pensi a quelle delle forze dell’ordine in Canada in occasione della settimana di Halloween 2008, che hanno registrato - rispetto alla precedente – aumenti del 20% di reati violenti, del’11% di violazioni delle proprietà e del 53% del consumo di stupefacenti. Secondo il criminologo James Alan Fox, già preside della Northeastern University di Boston, «il conteggio dei crimini violenti serali del 31 ottobre» è addirittura «circa il 50% più alto rispetto a qualsiasi altra data dell’anno, e circa il doppio della media giornaliera». Nessuna esagerazione: a Los Angeles nel 2014, quando Halloween cadeva di venerdì, rispetto al solito i crimini sono saliti del 56%.Sarà anche per questo che un’indagine pubblicata nel 2020 sulla rivista Public Health, pur non registrando l’aumento d’episodi mortali, ha comunque rilevato un maggiore rischio, ad Halloween, d’incidenti, cadute e lesioni, specie tra i giovani maschi. Le cattive notizie non finiscono qui. Un lavoro su Social Science & Medicine, richiamato il simbolismo negativo della «notte delle streghe», ha registrato come essa sia associata a meno nascite, parti cesarei inclusi. Insomma, che la serata del «dolcetto o scherzetto?» sia sinistra pare confermato. Il punto è che pare essere pure sulfurea. Lo dicono con sorprendente convergenza tante testimonianze di ex satanisti. Si pensi ai racconti di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di «Michela», ex satanista ora suora consacrata che nel suo libro - Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno (2007) - ha scritto: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva».Anche il celebre esorcista padre Gabriele Amorth definiva «Halloween» come «una trappola del demonio, che le prova tutte». Amorth forse esagerava? Difficile. Anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato che nella sua «esperienza come quella di altri esorcisti» ha visto «come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica». In effetti, su quest’ultimo aspetto i dati riportati sono chiari. «È ormai ben noto», ha aggiunto sempre padre Bamonte, «che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti». Insomma, padre Amorth non esagerava; proprio come non esageravano «Michela» e quanti denunciano i pericoli d’una notte, comunque la si pensi, più violenta e rischiosa delle altre, specie in un mondo, per dirla con Chesterton, in cui non credendo più a Dio ormai si crede a tutto. 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Tanto più che sul tema è autore di varie pubblicazioni, tra cui Halloween, Lo scherzetto del diavolo (Sempre) e Gli artigiani del diavolo (Rubbettino), con la prefazione del Segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin. Don Bonaiuto, quali sono i pericoli di Halloween per i giovani? «Molti ritengono che i suoi festeggiamenti siano in collegamento con le due ricorrenze di Ognissanti e della commemorazione dei nostri cari Defunti, l’1 e 2 novembre, allo stesso modo in cui il carnevale introduce la Quaresima. In realtà, analizzando l’impostazione attuale del fenomeno “Halloween”, non esiste in esso nulla di religioso o spirituale. Solo il mondo dell’occultismo lo celebra con i propri rituali come grande momento propiziatorio e - a loro dire - di forti energie malefiche. Se un significato pseudo-religioso c’è, in Halloween, è quindi solo in negativo. In questi ultimi decenni il mondo dell’esoterismo ha trasformato questo avvenimento in un rituale collettivo altamente propagandistico, interessando e coinvolgendo i bambini e i giovani. La domanda originaria si è trasformata in: “dolcetto o scherzetto?” ma se ripercorriamo la sua storia e le sue leggende, partendo dalla superstizione celtica, possiamo scoprire che la domanda non era quella odierna, e neanche quella della traduzione letterale “trucco o divertimento?”. Al fine di ingraziarsi la notte di Samahin, il tempo delle tenebre, druidi passavano di casa in casa a chiedere l’offerta con la domanda “maledizione o sacrificio?”» Lei ha scritto di una «malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto». Che alleanza è? «È un’alleanza che non si realizza sempre apertamente, ma in modo subdolo e nascosto sotto una coltre illusoria e fantastica di festa, di divertimento ingenuo e di allegra mascherata. Cosa c’è, sembra suggerirci, di più innocente di qualcosa organizzato per la gioia dei bimbi? Questo evento invece per alcuni non è affatto innocente. È indubbio che Halloween sia diventato sempre più un business partendo già da molti anni negli Stati Uniti diventando tra le più importanti e proficue ricorrenze commerciali. Sarebbe però un errore attribuire il successo di pubblico al solo aspetto ludico commerciale, poiché sotto l’apparenza consumistica si può celare ben altro, purtroppo! Il retroscena di questa “festa” è inquietante». Perché? «Il retaggio culturale è antico, affonda le radici nel tempo dei druidi, la casta sacerdotale dei Celti, popolazione indo-europea, di religione pagana. Nella notte di Samhain, il 31 ottobre celebravano il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, e quindi, la sconfitta del dio della luce. Credevano che, in quella notte, le anime dei defunti tornassero in vita per partecipare ai rituali orgiastici e banchettare con i viventi, mascherati nell’occasione con le pelli degli animali appositamente uccisi per la cerimonia. Oggi invece Halloween vuole rendere simpatico il mondo delle tenebre, in modi diversi introduce i giovani all'occulto, allo spiritismo, alla stregoneria, quando non al satanismo, li abitua al “buio” fisico e morale in forma di gioco. Li addestra ad una “cultura di morte”». Come Servizio Anti Sette, avete da anni un numero verde nazionale (800228866) collegato con la Polizia di Stato per aiutare le vittime delle sette, appunto. Avete avuto casi di giovani che, affascinati dall’occulto in questo periodo dell’anno, si sono avvicinati al mondo delle sette? «Sì, purtroppo ne abbiamo avuti diversi perché il periodo di Halloween, che inizia dalla fine di settembre, è un’occasione per adescare nuovi adepti. Per i satanisti, per gli adoratori del Male, Halloween è la festa più importante, il Capodanno, il compleanno di Lucifero. Nella notte del 31 ottobre, mentre ingenui ragazzi si incontrano per divertirsi innocentemente quanto allegramente in un gioco sociale, gli occultisti compiono riti sacrileghi, profanano cimiteri, compiono messe nere, usano droghe» Con la pandemia è cresciuto l’isolamento dei giovani con la permanenza su Internet. Ciò può aver aumentato l’adescamento verso ambienti settari? «Sicuramente sì, perché la pandemia ha spinto il mondo settario a relazionarsi sempre più, e a volte in modo esclusivo, e quindi senza neanche conoscersi, attraverso il web. Alcune vittime delle sette sono state, e vengono, distrutte da questi circuiti dove l’adepto è spinto ad eseguire ordini e ogni sorta di comandi senza incredibilmente mai conoscere nella realtà i soggetti proponenti». Che consigli darebbe a dei genitori i cui figli si accingono a festeggiare Halloween truccandosi da streghe o vampiri? «Mi piace ricordare e rispondere con le parole del Servo di Dio don Oreste Benzi. Nel 2007 scriveva: “Esortate i vostri figli dicendo loro: vuoi giocare e divertirti con i demoni e gli spiriti del male o invece scegli di gioire e far festa con i Santi che sono gli amici simpatici e meravigliosi di Gesù?”». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-lato-oscuro-di-halloween-2666095206.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="anche-francesco-ha-condannato-la-cultura-negativa-sui-morti" data-post-id="2666095206" data-published-at="1698622637" data-use-pagination="False"> Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti» Halloween non piace neppure a papa Francesco. Lo si può dire con certezza alla luce di quanto affermato nel 2019 dal pontefice argentino, che all’Angelus disse: «In questi giorni, in cui, purtroppo, circolano anche messaggi di cultura negativa sulla morte e sui morti». Un riferimento chiarissimo. Del resto i cattolici, anziché uscire la notte del 31 ottobre travestiti da mostri oppure da cadaveri, il giorno successivo hanno un appuntamento assai importante: quello di Ognissanti, la festa di tutti i Santi appunto; una solennità la cui origine - a differenza di quella d’importazione, costruita attorno a «dolcetto o scherzetto?» - affonda nella notte dei tempi. Pare infatti abbia le sue radici nel martirio di Policarno di Smirne, morto nell’anno 155. Nel suo La liturgia della Chiesa (Jaca Book), Michael Kunzler specifica come la festa di tutti i Santi sia stata all’inizio «promossa dalla Chiesa orientale» per poi essere «accolta a Roma quando il papa Bonifacio IV ebbe dall’ambasciatore Foca il Panteon di Agrippa, che consacrò a tutti i martiri e alla Vergine […] la festa di Ognissanti passò quindi nell’ambiente della corte di Carlo Magno». Fu allora che il monaco sassone maestro di Carlo Magno, Alcuino di York – al quale dobbiamo, fra le altre cose, l’introduzione nel Canone della messa del Memento dei morti –, traslò la data originaria della festa di Ognissanti, fissata allora al 13 maggio, al 1° novembre. Tale spostamento fu manifestamente finalizzato alla cristianizzazione della festa celtica di Samhain anche se, come abbiamo ricordato poc’anzi, non c’è dubbio che la cultura celtica fosse avviata al tramonto ben prima dell’avvento del cristianesimo, come dimostra il declino, già in tarda antichità, della lingua celtica, che oggi sopravvive in contesti – soprattutto se rapportati al passato – decisamente marginali. Ad ogni modo l’intuizione di Alcuino di York venne ripresa, su richiesta di papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV, che la festività di Ognissanti resa obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, nel corso dei secoli successivi, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui rileva è che quella di Ognissanti è una festa antica, rilevante e che merita quindi di essere osservata dai credenti e non confusa con altre festività. Anche perché, come dice il nome stesso – e come ebbe a sottolineare nel 2006 papa Ratzinger – in occasione di tale solennità «la liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo». «In tale moltitudine», aggiunse ancora il pontefice tedesco, «non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio». Altro che «dolcetto o scherzetto?».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».