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2020-11-27
Il governo tiene chiusa la Lombardia. Fontana: «Ignorati i nostri sacrifici»
Roberto Speranza (Ansa)
Cambio di colori per alcune Regioni già nel fine settimana, o nei primissimi giorni di dicembre. Era questa la nuova classificazione quasi annunciata, dopo il miglioramento dei dati in Piemonte e Lombardia che sarebbero dovute passare in fascia arancione, mentre peggiorano in Sicilia, Puglia e Basilicata che si vedono in zona rossa, aspetta la conferma del Cts dopo il consueto monitoraggio, oggi all'esame della Cabina di regia. L'altra ipotesi, confermata, era che fosse necessario il nuovo dpcm per una diversa colorazione dell'Italia: a due sole tinte o monocolore. Dietro al dilemma cromatico si nasconde una preoccupazione più seria, ovvero l'attendibilità di tutti i 21 indicatori, con valori di soglia e di allerta, nel delineare l'andamento del coronavirus. Oltre all'Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, in particolar modo si vogliono ricontrollare il numero di nuovi casi di infezione confermata e il tasso dei posti letti occupati sia nelle terapie intensive, sia nei reparti di area medica per pazienti Covid.
In Piemonte «il contachilometri del contagio ha rallentato molto», ha dichiarato il governatore Alberto Cirio. Ieri i nuovi positivi sono stati 2.751, di cui 1.148 asintomatici, pari al 42% del totale e ancora alti i decessi: 72. Ad alimentare le speranze di lasciare la zona rossa c'è il calo dei ricoveri: 4.992 persone in reparto (- 103 rispetto al giorno precedente). Invariato il numero dei pazienti in terapia intensiva, 403, mentre aumentano ancora i guariti (+ 2.194). Meno ricoveri anche in Lombardia, calati di 118 unità per un totale di 7.996 pazienti nei reparti Covid e di 8 nelle terapie intensive dove ci sono 934 persone con insufficienze respiratorie, però in un solo giorno sono morte altre 207 persone. Da oggi «potremo chiedere di entrare nella zona arancione, anche perché i dati (di ieri, ndr) addirittura ci accrediterebbero in zona gialla, ma io non voglio precorrere i tempi», aveva dichiarato il presidente lombardo Attilio Fontana. Il governatore aveva aggiunto: «Noi da un punto di vista tecnico sono quindici giorni che saremmo entrati in zona arancione, però il dpcm pretende che una volta che si cambi classe, si debbano confermare i dati per almeno due settimane». L'assessore al Welfare, Giulio Gallera, ha sottolineato che «lo sforzo dei lombardi ha dato risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti». Quanto ai tempi per cambiare colorazione, ha fatto sapere che «ci stiamo confrontando con il governo, non so se partiremo il lunedì o già il sabato». Durante la serata di ieri, il governatore Fontana ha fatto però sapere dell'ennesimo schiaffone governativo alla Regione: «Nonostante la mia opposizione, il governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa. Restare in zona rossa significa non fotografare la realtà dei fatti e non considerare i grandi sacrifici dei lombardi».
Sembra restino rosse anche Calabria e Val d'Aosta, e che scivolino in quella fascia Sicilia, Puglia e Basilicata. «Il colore della Sicilia? Non è un tema che mi appassiona», ha risposto il governatore, Nello Musumeci, lasciando capire che le restrizioni future dipendevano dalla Conferenza Stato -Regioni di ieri e dalla riunione odierna della Cabina di regia. In Basilicata il 25 novembre c'è stato un record di positivi, 380 su 2.585 tamponi effettuati e l'indice di contagio (1,46) è risultato il più alto in Italia. Per questo la Regione teme prossime restrizioni. Le teme anche la Puglia, con 1.436 nuovi casi positivi su 9.612 tamponi registrati e 52 decessi, 31 dei quali nella sola provincia di Foggia. Impennata anche dei ricoveri (+95) per un totale di 1.788. «Raddoppieremo le terapie intensive», ha annunciato il governatore, Michele Emiliano, durante la prima seduta del Consiglio regionale pugliese. «Raddoppieremo i posti letto. Siamo già arrivati a tre volte. Il nostro piano arriva a quattro e speriamo che basti, perché nessuno ci dice qual è il giorno del picco. Questa cosa va detta, e va detta qui. Quando noi proponemmo, all'inizio dell'estate, di fare tre grandi strutture di terapia intensiva, una a Nord, una al Centro e una a Sud della Puglia, il ministero ci disse: “No, rafforzate le strutture degli ospedali che già avete"». Esclusa la possibilità di riaprire ospedali dimessi «perché se tu converti gli ospedali e non hai il personale, è inutile convertirli», ha concluso Emiliano, che ha definito quella in Puglia «un'ondata dodici volte, a oggi, più alta di quella di marzo e aprile per numero di contagiati e per problematiche sanitarie annesse». Situazione non tranquilla in Veneto, che ha registrato quasi 4.000 nuovi casi in 24 ore e altri 72 decessi. La pressione aumenta sugli ospedali, da due giorni in fascia rossa dopo aver superato i 2.500 degenti nei reparti di malattie infettive e pneumologia. Giovedì i pazienti in area non critica erano 2.529, in terapia intensiva se ne contavano 323.
«Il contagio cresce per gli assembramenti. Non voglio gestire la diffusione a suon di ordinanze», ha dichiarato il governatore Luca Zaia nella consueta diretta Facebook. Ieri Lombardia, Veneto, Campania, Piemonte e Lazio sono state le Regioni con più casi giornalieri, secondo il bollettino che ha segnalato in Italia 29.003 nuovi casi e 822 morti, ma meno malati contemporaneamente nei reparti Covid ordinari (-275) e in rianimazione (-2). Aumenta il numero delle persone guarite e dimesse (+24.031) per un totale di 661.180.
Boccia delira: «Gesù? Nasca prima»
Sarà la «curva pandemica» a dire se quest'anno al cenone saremo con suocera e cognati o se, per la prima volta nella storia, dovremo limitarci «gli affetti più stretti» e organizzare una cena più intima. L'attuale dpcm scadrà il prossimo 3 dicembre ma il governo Conte è all'opera sulle nuove misure anche se, come ha anticipato il ministro della salute Roberto Speranza, «continueremo con il principio della proporzionalità delle misure restrittive». In attesa del rituale annuncio in tv del premier, stando alle anticipazioni, sarebbe infatti confermato il divieto di organizzare feste nei luoghi pubblici e privati, si raccomanderà di trascorrere i giorni di festa «con gli affetti più stretti», e prevedere un numero massimo di persone, da 6 a 8, alla stessa tavola, proteggendo comunque gli anziani e chi è più fragile per alcune patologie con l'uso della mascherina e il distanziamento. Un suggerimento, ma chissà se suonerà il campanello Babbo Natale-poliziotto per verificare e multare chi non rispetterà i numeri. Inoltre Speranza & Co. spingono per vietare lo spostamento anche tra quelle Regioni che entreranno nella fascia gialla di rischio perché, secondo il ministro degli affari regionali Francesco Boccia, «Gli ospedali sono ancora in affanno, non si può sostenere una terza ondata a gennaio facendo circolare milioni di persone». Unica eccezione potrebbe essere il ricongiungimento dei parenti di primo grado, genitori e figli, ma anche coniugi e partner conviventi e consentito il ritorno al domicilio anche per anziani soli che vivono in un'altra regione. Comunque il rigorista ministro della Salute l'ha ripetuto più volte: «Bisogna ridurre il più possibile le relazioni con le altre persone quando queste non sono indispensabili e bisogna restare a casa ogni volta che è possibile». Questo impedirebbe anche di raggiungere le seconde case dove gli italiani amano trascorrere le vacanze natalizie.
E per rafforzare il concetto pare sia intenzione del governo obbligare chi andrà all'estero per le vacanze natalizie ad osservare al ritorno una quarantena obbligatoria di due settimane. Ieri sera, a Palazzo Chigi si è parlato anche, ma senza decidere, del prolungamento degli orari di apertura dei negozi in modo da consentire lo scaglionamento limitando il rischio di contagio. Tra le ipotesi quella di chiudere i negozi alle ore 22 e lasciare aperti i centri commerciali nel fine settimana che saranno soltanto 2 utili per fare shopping. Continua ad essere esclusa la riapertura di bar e ristoranti dopo le ore 18 come si era ipotizzato la scorsa settimana, quando il governo aveva promesso ai governatori di poter concedere alcuni allentamenti sui locali pubblici. Una marcia indietro per paura dei contagi che fa escludere anche le aperture a pranzo nelle zone arancioni.
Il coprifuoco, secondo i rumors, scatterebbe alle 23. A Natale e Capodanno si potrà andare oltre le 24. Se questi orari varranno anche per la vigilia, allora sarà risolto il nodo della Messa di Mezzanotte che altrimenti dovrà essere anticipata o accompagnata da deroga. Ma non ci sarebbe problema secondo il ministro piddino Boccia perché «Gesù Bambino può nascere due ore prima». Tutte decisioni che, tanto per cambiare, il governo prenderà probabilmente a ridosso del prossimo dpcm e dunque a ridosso del 3 dicembre, quando sarà più chiara la situazione dei contagi e la tenuta delle strutture sanitarie. E chissà che dopo la messa non sposti pure il Natale.
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Nonostante la frenata dell'epidemia, la Regione resta in zona rossa fino al 3 dicembre insieme al Piemonte Puglia, Basilicata e Sicilia potrebbero entrare nella fascia più a rischio. Atteso per oggi il rapporto dell'IssIpotesi restrizioni per il Natale: negozi aperti fino alle 22, tetto di otto persone a tavola e coprifuoco posticipato. E per il ministro la messa di mezzanotte «si può anticipare»Lo speciale contiene tre articoliCambio di colori per alcune Regioni già nel fine settimana, o nei primissimi giorni di dicembre. Era questa la nuova classificazione quasi annunciata, dopo il miglioramento dei dati in Piemonte e Lombardia che sarebbero dovute passare in fascia arancione, mentre peggiorano in Sicilia, Puglia e Basilicata che si vedono in zona rossa, aspetta la conferma del Cts dopo il consueto monitoraggio, oggi all'esame della Cabina di regia. L'altra ipotesi, confermata, era che fosse necessario il nuovo dpcm per una diversa colorazione dell'Italia: a due sole tinte o monocolore. Dietro al dilemma cromatico si nasconde una preoccupazione più seria, ovvero l'attendibilità di tutti i 21 indicatori, con valori di soglia e di allerta, nel delineare l'andamento del coronavirus. Oltre all'Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, in particolar modo si vogliono ricontrollare il numero di nuovi casi di infezione confermata e il tasso dei posti letti occupati sia nelle terapie intensive, sia nei reparti di area medica per pazienti Covid. In Piemonte «il contachilometri del contagio ha rallentato molto», ha dichiarato il governatore Alberto Cirio. Ieri i nuovi positivi sono stati 2.751, di cui 1.148 asintomatici, pari al 42% del totale e ancora alti i decessi: 72. Ad alimentare le speranze di lasciare la zona rossa c'è il calo dei ricoveri: 4.992 persone in reparto (- 103 rispetto al giorno precedente). Invariato il numero dei pazienti in terapia intensiva, 403, mentre aumentano ancora i guariti (+ 2.194). Meno ricoveri anche in Lombardia, calati di 118 unità per un totale di 7.996 pazienti nei reparti Covid e di 8 nelle terapie intensive dove ci sono 934 persone con insufficienze respiratorie, però in un solo giorno sono morte altre 207 persone. Da oggi «potremo chiedere di entrare nella zona arancione, anche perché i dati (di ieri, ndr) addirittura ci accrediterebbero in zona gialla, ma io non voglio precorrere i tempi», aveva dichiarato il presidente lombardo Attilio Fontana. Il governatore aveva aggiunto: «Noi da un punto di vista tecnico sono quindici giorni che saremmo entrati in zona arancione, però il dpcm pretende che una volta che si cambi classe, si debbano confermare i dati per almeno due settimane». L'assessore al Welfare, Giulio Gallera, ha sottolineato che «lo sforzo dei lombardi ha dato risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti». Quanto ai tempi per cambiare colorazione, ha fatto sapere che «ci stiamo confrontando con il governo, non so se partiremo il lunedì o già il sabato». Durante la serata di ieri, il governatore Fontana ha fatto però sapere dell'ennesimo schiaffone governativo alla Regione: «Nonostante la mia opposizione, il governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa. Restare in zona rossa significa non fotografare la realtà dei fatti e non considerare i grandi sacrifici dei lombardi». Sembra restino rosse anche Calabria e Val d'Aosta, e che scivolino in quella fascia Sicilia, Puglia e Basilicata. «Il colore della Sicilia? Non è un tema che mi appassiona», ha risposto il governatore, Nello Musumeci, lasciando capire che le restrizioni future dipendevano dalla Conferenza Stato -Regioni di ieri e dalla riunione odierna della Cabina di regia. In Basilicata il 25 novembre c'è stato un record di positivi, 380 su 2.585 tamponi effettuati e l'indice di contagio (1,46) è risultato il più alto in Italia. Per questo la Regione teme prossime restrizioni. Le teme anche la Puglia, con 1.436 nuovi casi positivi su 9.612 tamponi registrati e 52 decessi, 31 dei quali nella sola provincia di Foggia. Impennata anche dei ricoveri (+95) per un totale di 1.788. «Raddoppieremo le terapie intensive», ha annunciato il governatore, Michele Emiliano, durante la prima seduta del Consiglio regionale pugliese. «Raddoppieremo i posti letto. Siamo già arrivati a tre volte. Il nostro piano arriva a quattro e speriamo che basti, perché nessuno ci dice qual è il giorno del picco. Questa cosa va detta, e va detta qui. Quando noi proponemmo, all'inizio dell'estate, di fare tre grandi strutture di terapia intensiva, una a Nord, una al Centro e una a Sud della Puglia, il ministero ci disse: “No, rafforzate le strutture degli ospedali che già avete"». Esclusa la possibilità di riaprire ospedali dimessi «perché se tu converti gli ospedali e non hai il personale, è inutile convertirli», ha concluso Emiliano, che ha definito quella in Puglia «un'ondata dodici volte, a oggi, più alta di quella di marzo e aprile per numero di contagiati e per problematiche sanitarie annesse». Situazione non tranquilla in Veneto, che ha registrato quasi 4.000 nuovi casi in 24 ore e altri 72 decessi. La pressione aumenta sugli ospedali, da due giorni in fascia rossa dopo aver superato i 2.500 degenti nei reparti di malattie infettive e pneumologia. Giovedì i pazienti in area non critica erano 2.529, in terapia intensiva se ne contavano 323. «Il contagio cresce per gli assembramenti. Non voglio gestire la diffusione a suon di ordinanze», ha dichiarato il governatore Luca Zaia nella consueta diretta Facebook. Ieri Lombardia, Veneto, Campania, Piemonte e Lazio sono state le Regioni con più casi giornalieri, secondo il bollettino che ha segnalato in Italia 29.003 nuovi casi e 822 morti, ma meno malati contemporaneamente nei reparti Covid ordinari (-275) e in rianimazione (-2). Aumenta il numero delle persone guarite e dimesse (+24.031) per un totale di 661.180. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-governo-tiene-chiusa-la-lombardia-fontana-ignorati-i-nostri-sacrifici-2649054518.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="boccia-delira-gesu-nasca-prima" data-post-id="2649054518" data-published-at="1606422211" data-use-pagination="False"> Boccia delira: «Gesù? Nasca prima» Sarà la «curva pandemica» a dire se quest'anno al cenone saremo con suocera e cognati o se, per la prima volta nella storia, dovremo limitarci «gli affetti più stretti» e organizzare una cena più intima. L'attuale dpcm scadrà il prossimo 3 dicembre ma il governo Conte è all'opera sulle nuove misure anche se, come ha anticipato il ministro della salute Roberto Speranza, «continueremo con il principio della proporzionalità delle misure restrittive». In attesa del rituale annuncio in tv del premier, stando alle anticipazioni, sarebbe infatti confermato il divieto di organizzare feste nei luoghi pubblici e privati, si raccomanderà di trascorrere i giorni di festa «con gli affetti più stretti», e prevedere un numero massimo di persone, da 6 a 8, alla stessa tavola, proteggendo comunque gli anziani e chi è più fragile per alcune patologie con l'uso della mascherina e il distanziamento. Un suggerimento, ma chissà se suonerà il campanello Babbo Natale-poliziotto per verificare e multare chi non rispetterà i numeri. Inoltre Speranza & Co. spingono per vietare lo spostamento anche tra quelle Regioni che entreranno nella fascia gialla di rischio perché, secondo il ministro degli affari regionali Francesco Boccia, «Gli ospedali sono ancora in affanno, non si può sostenere una terza ondata a gennaio facendo circolare milioni di persone». Unica eccezione potrebbe essere il ricongiungimento dei parenti di primo grado, genitori e figli, ma anche coniugi e partner conviventi e consentito il ritorno al domicilio anche per anziani soli che vivono in un'altra regione. Comunque il rigorista ministro della Salute l'ha ripetuto più volte: «Bisogna ridurre il più possibile le relazioni con le altre persone quando queste non sono indispensabili e bisogna restare a casa ogni volta che è possibile». Questo impedirebbe anche di raggiungere le seconde case dove gli italiani amano trascorrere le vacanze natalizie. E per rafforzare il concetto pare sia intenzione del governo obbligare chi andrà all'estero per le vacanze natalizie ad osservare al ritorno una quarantena obbligatoria di due settimane. Ieri sera, a Palazzo Chigi si è parlato anche, ma senza decidere, del prolungamento degli orari di apertura dei negozi in modo da consentire lo scaglionamento limitando il rischio di contagio. Tra le ipotesi quella di chiudere i negozi alle ore 22 e lasciare aperti i centri commerciali nel fine settimana che saranno soltanto 2 utili per fare shopping. Continua ad essere esclusa la riapertura di bar e ristoranti dopo le ore 18 come si era ipotizzato la scorsa settimana, quando il governo aveva promesso ai governatori di poter concedere alcuni allentamenti sui locali pubblici. Una marcia indietro per paura dei contagi che fa escludere anche le aperture a pranzo nelle zone arancioni. Il coprifuoco, secondo i rumors, scatterebbe alle 23. A Natale e Capodanno si potrà andare oltre le 24. Se questi orari varranno anche per la vigilia, allora sarà risolto il nodo della Messa di Mezzanotte che altrimenti dovrà essere anticipata o accompagnata da deroga. Ma non ci sarebbe problema secondo il ministro piddino Boccia perché «Gesù Bambino può nascere due ore prima». Tutte decisioni che, tanto per cambiare, il governo prenderà probabilmente a ridosso del prossimo dpcm e dunque a ridosso del 3 dicembre, quando sarà più chiara la situazione dei contagi e la tenuta delle strutture sanitarie. E chissà che dopo la messa non sposti pure il Natale.
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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